Archivio | dicembre 20, 2012

CRISI – Consumi petroliferi tornati a prima degli anni ’60 e della motorizzazione di massa


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Il gettito fiscale dei prodotti petroliferi ha raggiunto livelli record

Consumi petroliferi tornati a prima degli anni ’60 e della motorizzazione di massa

Il dato dell’Unione petrolifera: nel 2012 sono crollati dell’11,4%. Necessario chiudere almeno 6-7000 impianti

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I consumi petroliferi sono crollati nel 2012 dell’11,4%, a 63 milioni di tonnellate, cioè al minimo dagli anni Sessanta, prima quindi del boom economico e della diffusione di massa dell’automobile. Sono i dati forniti dall’Unione Petrolifera nel preconsuntivo 2012. Il forte calo dei consumi petroliferi nel 2012 si inserisce nella frenata della domanda di energia che ha segnato una flessione stimata del 4,3% portandosi a valori analoghi a quelli di metà anni ’90. per l’Unione petrolifera la fonte che ha pagato di più la crisi in corso è quella petrolifera che ha visto la sua quota nella copertura del fabbisogno energetico complessivo scendere al 36,2%.

ELIMINARE GLI IMPIANTI – In questo scenario è pesante il bilancio per la raffinazione: ad inizio 2012 la capacità di raffinazione installata è stata pari a 103 milioni di tonnellate, con un calo del 5,7%, ai livelli più bassi degli ultimi venti anni; il tasso di utilizzo del 78% scende al 70% se viene rapportato ai consumi e, data la situazione, il prossimo anno la capacità di raffinazione effettivamente disponibile dovrebbe a scendere a circa 90 milioni di tonnellate. D’altro lato il costo medio del greggio importato è stato pari a 646 euro per tonnellata, un livello mai toccato in precedenza, neanche nei picchi del 2008. La situazione italiana si inserisce in un quadro internazionale che mostra un surplus dell’offerta con un eccesso produttivo analogo agli anni ’80. Guardando alla situazione delle compagnie e della distribuzione in Italia, il presidente De Vita ha sottolineato come «la situazione è di sofferenza sia per le società che per i gestori ed esiste obiettivamente un problema di difficoltà». Ma come risolverlo? «Non bisogna tirare – ha precisato – la coperta da un lato e dall’altro, bisogna razionalizzare, chiudere gli impianti eccedenti, eliminarne almeno 6-7mila e creare un sistema che incentivi l’uscita dei gestori».

GETTITO – In compenso però il gettito fiscale sugli olii minerali, ovvero su tutti i prodotti petroliferi, ha sfiorato nel 2012 i 42 miliardi, 3,8 miliardi in più del 2011, pari ad un incremento del 10%. Lo dice sempre l’Unione Petrolifera che sottolinea come il valore sia il più alto mai registrato in Italia. Dei quasi 4 miliardi di aumento, 3,3 miliardi derivano solo dalle accise.

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fonte corriere.it

FOTO – Fine del mondo nel mondo del Web (“please,abbiamo scherzato!”)

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
Campagne ironiche sui social network, il countdown condiviso online, post e riflessioni anti-scaramanzia. Fino ai rifugi extra-lusso di sopravvivenza o super feste in luoghi ”a prova di apocalisse”. Il mondo intero risponde alla diffusa profezia dei Maya. Chi con ironia, chi più seriamente. Persino il sito della Nasa spiega perché la vita continuerà regolarmente anche dopo il 21 dicembre 2012. Da Mosca a New York ecco alcune follie targate 21-12-12

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
La mappa delle numerose località che non dovrebbero essere colpite dalla fine del mondo

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
Su Weibo (Twitter cinese) è stata pubblicata una lettera che un’azienda ha inviato ai suoi dipendenti intitolata “Annuncio vacanze per la fine del mondo”. Nella comunicazione c’è scritto:  “A tutti i dipendenti. In vista del 21 dicembre, e dopo attente considerazioni, l’azienda ha raggiunto la seguente decisione: per l’organizzazione delle vacanze da fine del mondo concede due giorni liberi – dal 20 al 21 dicembre – agli impiegati

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
A Kiev volontari vestiti da Darth Vader distribuiscono kit di sorpavvivenza in piazza  (ansa)

C'è la fine del mondo, abbiamo scherzato
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fonte repubblica.it

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Nostra aggiunta…

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Onu: approvata risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili

Onu approva risoluzione contro mutilazioni genitali
Onu approva risoluzione contro mutilazioni genitali

Presentata dai paesi africani con il sostegno dell’Italia

Onu, risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili

La risoluzione esorta gli Stati membri a condannare la pratica a cui sono state sottoposte 130-140 milioni di giovani donne in tutto il mondo, ma anche a promuovere programmi ad hoc nel settore sociale ed educativo per favorirne l’abbandono

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New York, 20-12-2012

L’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato una risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili. Il testo, il primo dedicato specificamente al tema, è stato presentato dal gruppo dei Paesi africani con il sostegno dell’Italia, ed è stato approvato per consenso. Il documento approvato in sessione plenaria per consenso, senza discussione ed emendamenti al testo, testimonia l’ampio accordo politico che è alla base del dispositivo. La risoluzione esorta gli Stati membri a condannare la pratica a cui sono state sottoposte 130-140 milioni di giovani donne in tutto il mondo, ma anche a promuovere programmi ad hoc nel settore sociale ed educativo per favorirne l’abbandono. “E’ un messaggio di speranza per milioni di bambine e ragazze”, ha spiegato l’ambasciatore Der Kogda, rappresentante permanente del Burkina Faso al Palazzo di Vetro, tra i Paesi promotori.

Applausi e commozione nella sede dei Radicali
Un lungo applauso accompagnato da abbracci e un pò di commozione ha accolto a Roma, nelle sede dei Radicali, la risoluzione delle Nazioni Unite contro le mutilazioni genitali femminili adottata questo pomeriggio a New York. Il sì delle Nazioni Unite alla messa al bando delle mutilazioni genitali femminili è stato seguito in diretta da Torre Argentina alla presenza del vicepresidente del Senato Emma Bonino, di alcuni ambasciatori stranieri a Roma e di diversi attivisti italiani e stranieri ai quali poi si è aggiunto anche Marco Pannella. “In nessun continente sarà più possibile questa flagrante violazione dei diritti umani”, ha evidenziato, commossa, Khady Koita, presidente dell’associazione ‘La Palabre’. “E’ il coronamento di una lotta durata dieci anni, ma c’è ancora molto da fare”, le ha fatto eco dal Cairo Moushira Khattab, ex ministro egiziano per la Famiglia e la Popolazione intervenendo in collegamento alle celebrazioni di Roma.

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fonte rainews24.it

Consorzio rifiuti: 4 denunce a Napoli e Caserta. Gdf: “Evaso il fisco per 103 milioni”


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Consorzio rifiuti: 4 denunce a Napoli e Caserta
Gdf: “Evaso il fisco per 103 milioni”

L’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere. Il Cub pagava i dipendenti ma non versava le ritenute agli enti previdenziali. Denunciate quattro persone per l’evasione da record

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di RAFFAELE  SARDO

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L’evasione del fisco per una somma di circa 103 milioni di euro: è questo il risultato di un accertamento della Procura di Santa Maria Capua Vetere che ha scoperto la clamorosa evasione commessa dal Consorzio Unico di Bacino per la raccolta dei rifiuti delle province di Napoli e Caserta, il quale ha omesso il versamento all’Erario e agli Enti previdenziali ed assistenziali delle ritenute sugli stipendi dei propri dipendenti. In particolare, i finanzieri del nucleo tributario hanno accertato che il Cub, pur avendo provveduto regolarmente ad erogare i pagamenti ai propri dipendenti a tempo indeterminato ed ai vari collaboratori esterni, non le ha, nel tempo, versate nelle casse dello Stato, dell’Inpdap, dell’Inps e dell’Inail.

Quattro le persone denunciate perché ritenute responsabili di questo mancato versamento dei contributi.
Il Consorzio Unico di Bacino, che ha avuto una proroga gestionale nella raccolta dei rifiuti fino al 31 dicembre prossimo, è già in agonia da più di un anno perché si trova di fronte ad una situazione debitoria non indifferente per il mancato pagamento delle quote di adesione da parte dei comuni che vi fanno parte.

Ad attirare l’attenzione della magistratura è stata infatti la nota interna dello scorso anno dalla quale emergeva il forte debito nei confronti dell’erario e degli Istituti previdenziali ed assistenziali. Le fiamme gialle hanno poi proseguito l’indagine per accertare se tale situazione fosse stata superata, cioè se il Consorzio avesse poi proceduto alla liquidazione dei debiti.

Dagli accertamenti è poi emerso che la documentazione dell’ente è frammentaria e tenuta in maniera irregolare, ma nonostante questo l’entità delle somme dovute allo Stato ed ai vari Enti, si è potuta quantificare in oltre 103 milioni di euro. Ai dipendenti sono stati assicurati gli stipendi con grandi difficoltà e solo dopo clamorose proteste. In discussione c’è il passaggio delle competenze alle province, ma la nuova situazione normativa che prevede uno sconvolgimento degli attuali assetti gestionali ha  contribuito a rendere ancora più caotica la situazione che  –  secondo le fiamme gialle di Caserta  –  potrebbe presto portare a nuovi sviluppi giudiziari.

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fonte napoli.repubblica.it

Campania, arrestato il consigliere regionale Massimo Ianniciello (Pdl) «Falso rimborso da 64mila euro»

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Campania, arrestato consigliere regionale
«Falso rimborso da 64mila euro»

Massimo Ianniciello (Pdl) è accusato di truffa aggravata e peculato. Perquisita anche la casa dell’ex capogruppo Martusciello

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NAPOLI – Il consigliere regionale della CampaniaMassimo Ianniciello (Pdl), è stato arrestato dalla Guardia di Finanza per truffa aggravata. Secondo l’accusa, avrebbe percepito illecitamente un rimborso di circa 64mila euro esibendo fatture per operazioni inesistenti.

Massimo Ianniciello, ora ai domiciliari, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm di Napoli Giancarlo Novelli e coordinata dal Procuratore aggiunto Francesco Greco che riguarda l’uso dei fondi pubblici destinati ai gruppi politici del Consiglio regionale della Campania.

Le perquisizioni. La Guardia di finanza ha perquisito l’abitazione del consigliere regionale della Campania Fulvio Martusciello, ex capogruppo del Pdl in Consiglio regionale e attuale consigliere delegato per le attività produttive. Nei confronti di Martusciello – a quanto si è appreso – viene ipotizzato il reato di concorso nella truffa contestata a Massimo Ianniciello, il consigliere regionale del suo partito arrestato in mattinata. In particolare, il coinvolgimento di Martusciello riguarda la sua passata funzione di capogruppo regionale del Pdl e sarebbe in relazione all’obbligo di controllo della regolarità dei rimborsi che vengono erogati dai capigruppo ai singoli consiglieri.

Le perquisizioni riguardano anche il commercialista di Ianniciello, Antonio Pazzona. Oltre che di truffa aggravata ai danni dello Stato, il consigliere arrestato è accusato di peculato. Per ottenere il rimborso Ianniciello ha esibito fatture emesse da un’inesistente società di Bacoli (Napoli) che ha nella sua ragione sociale il commercio all’ingrosso di rottami ed è formalmente amministrata da due cittadini svedesi che sono risultati irreperibili in Italia e domiciliati presso un’agenzia di viaggi. Il rappresentante operativo di questa società – secondo le indagini della Guardia di Finanza – è risultato un pregiudicato che ha precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e ricettazione di assegni rubati.

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fonte ilmessaggero.it

 

Si riaprono i misteri sulle navi dei veleni: sparite le carte di un pentito e c’è pure una morte sospetta

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Relitto della nave trovata nei mari di Cetraro (Ansa)

Si riaprono i misteri sulle navi dei veleni: sparite le carte di un pentito e c’è pure una morte sospetta

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Non sarebbe morto di infarto ma di immunodepressione e immunodeficienza causate da sostanze tossiche presenti nel suo organismo. Sarebbe questa la sconvolgente novità contenuta nella terza perizia ordinata all’Università di Roma dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti, che dopo anni di indagini ha voluto vederci ancor più chiaro sulla morte del capitano Natale De Grazia, che proprio oggi avrebbe compiuto 56 anni.

Il comandante De Grazia morì il 13 dicembre 1995, improvvisamente, a Nocera Inferiore, mentre era in viaggio da Reggio Calabria a La Spezia nell’ambito delle indagini relative al traffico di rifiuti tossici e/o radioattivi: lì avrebbe dovuto raccogliere importanti deposizioni e documenti nautici relativi ad affondamenti sospetti nel Mediterraneo, in particolar modo di fronte alle coste calabresi. Le indagini gli erano state delegate dall’allora capo della Procura di Reggio Francesco Scuderi. Quel giorno in viaggio con lui si trovavano anche il pm Francesco Neri, titolare delle indagini, l’autista e il suo collega Nicolò Moschitta.

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Secondo le prime due perizie il capitano morì dopo aver consumato un pasto in una stazione di servizio sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Il certificato di morte riporta come causa del decesso la generica motivazione “arresto cardio-circolatorio”. Il suo corpo fu sottoposto ad autopsia solo dopo una settimana dal decesso e presso l’ospedale di Reggio Calabria, anziché di Nocera Inferiore dove era deceduto. Agli esami autoptici non è stato concesso di assistere al consulente medico della famiglia che chiese di ripetere gli esami. La seconda autopsia fu assegnata allo stesso perito che condusse la prima e i risultati di questi ulteriori esami, che confermarono ovviamente i dati della prima, furono trasmessi alla famiglia dopo circa dieci anni.

La conferenza stampa annullata
Era questa la novità clamorosa che avrebbe dovuto essere annunciata oggi in conferenza stampa dal presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, Gaetano Pecorella, che però all’ultimo momento l’ha annullata perché, tra le altre cose, non era stata avvertita a Reggio Calabria la vedova di De Grazia, Anna Vespia, che correva così il rischio di apprendere le novità – contenute in una perizia di 5 pagine alla cui stesura si è arrivati dopo circa tre mesi di lavoro – dai media. Ma non sono queste le uniche novità che avrebbero dovuto essere discusse intorno alla morte di quel capitano integerrimo che a partire dal 1994 collaborò attivamente con il pool investigativo della procura di Reggio Calabria, sciolto a distanza di pochi mesi da quel decesso.

Il capitano Natale De Grazia avrebbe trovato nella casa di Giorgio Comerio, faccendiere investigato per smaltimento illecito di scorie radioattive, un’agenda con l’appunto “Lost the ship” (“nave persa”) il 21 settembre 1987, il giorno in cui affondò una nave, la Rigel (a largo di Capo Spartivento, che si trova nel Comune di Brancaleone, Reggio Calabria). Quel giorno, secondo quanto stabilito dall’International maritime organization, affondò solo quella nave. Comerio è l’ingegnere ideatore del progetto Odm (Oceanic disposal management) che – secondo quanto si legge nel sito del Comitato De Grazia – “prevedeva di stipare rifiuti radioattivi in siluri (telemine) da sparare sotto i fondali marini con l’ausilio di navi”. Gli investigatori di Reggio Calabria, tra cui De Grazia, avevano ipotizzato che Comerio avesse trattato, a questo scopo, l’acquisto della motonave Jolly Rosso. Nel corso delle indagini De Grazia ed i suoi collaboratori, maturarono la convinzione che la Jolly Rosso doveva essere affondata al largo del Golfo di S. Eufemia (Catanzaro) per smaltire un carico di rifiuti pericolosi e per lucrare sul premio di assicurazione. Il 14 dicembre 1990, però, la nave si arenò sulla spiaggia di Amantea in località Formiciche e il carico della nave sparito, forse seppellito nell’alveo del fiume Oliva, poco distante dal luogo della spiaggiamento. Dopo una prima archiviazione l’inchiesta è stata riaperta dalla procura di Paola nel 2004 ma per mancanza di prove è stata di nuovo archiviata a maggio 2009 perché l’ipotesi accusatoria non fu supportata. Dunque nessuna prova, tutte le ipotesi cadute (comprese quelle delle telemine) e tutti i protagonisti innocenti, a partire da Comerio.

Tutto si riapre?
Ora il caso delle navi dei veleni è destinato verosimilmente a riaprirsi (dopo le festività natalizie sarà presentato un dossier da parte della Commissione bicamerale) anche perché il battagliero commissario Alessandro Bratti (Pd) non era già convinto prima delle conclusioni della Procura, figuriamoci ora che si trova davanti una nuova perizia. “Alcuni fatti accaduti sono sconcertanti – dichiara al Sole 24 Ore online – e soprattutto dopo le numerosissime audizioni che nel corso di questi anni abbiamo fatto, appare chiaro che non sono mancati depistaggi e sviamenti. Si figuri che i servizi segreti ci hanno consegnato una marea di carte inutili, alcune delle quali semplici ritagli di giornali con sopra la scritta secretato. Una beffa. Ma la cosa che al momento appare più inverosimile è che non coinciderebbero le coordinate degli affondamenti di alcune navi poi ritrovate, come la famosa Catania affondata nel 1917 e rilevata nel 2009, laddove si credeva potesse essere invece ritrovata la Cunsky, una delle cosiddette navi dei veleni”.

Comerio e la morte di fonti
Le indagini verosimilmente potrebbero ricevere nuovo impulso anche perché Bratti è convinto che debba essere ancora fatta luce “sugli interessi che in quegli anni avevano i servizi segreti deviati, ‘ndrangheta e Cosa nostra nell’affondamento e interramento di sostanze radioattive”. Da questo punto di vista a mistero si aggiunge mistero. Comerio, ad esempio, che si è sempre chiamato fuori da torbide vicende, non è stato mai ascoltato da nessuno. “Noi ci abbiamo provato in tutti i modi – spiega al Sole 24 Ore Bratti – ma è per anni è stato impossibile rintracciarlo. E’ spartito dall’Italia e solo pochi giorni fa abbiamo scoperto che è in Tunisia, dove proveremo a raggiungerlo”. Di qui a farlo parlare il passo è lungo, soprattutto perché la legislatura volge al termine.

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fonte ilsole24ore.com

SCIENZA & MEDICINA – Gaslini, “Scoperta rivoluzionaria”: Nuovi farmaci contro l’artrite che colpisce i bambini

Gaslini, "Scoperta rivoluzionaria" Nuovi farmaci contro l'artrite
Lo staff di reumatologia del Gaslini

Gaslini, “Scoperta rivoluzionaria”
Nuovi farmaci contro l’artrite

La più importante rivista scientifica internazionale ha dedicato l’editoriale ai ricercatori dell’ospedale pediatrico che hanno scoperto una molecola contro una tra le forme più severe di artrite che colpisce i bambini

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“Una scoperta rivoluzionaria “. Il New England Journal of Medicine, la più importante rivista scientifica internazionale, ha dedicato l’editoriale alla scoperta dei ricercatori del Gaslini sui due nuovi farmaci per la cura dell’artrite idiopatica giovanile sistemica.

L’efficacia dei farmaci è stata testata per due anni su bambini con età compresa tra due e diciotto anni affetti da artrite idiopatica giovanile sistemica, una tra le forme più severe di artrite, che colpisce un bambino su diecimila. “Sono farmaci destinati a pazienti che, fino a oggi, venivano trattati soprattutto con cortisone”, ha spiegato Alberto Martini, direttore dell’Unità Operativa di Pediatria e Reumatologia. “Rivoluzioneranno il trattamento della malattia e miglioreranno in maniera sostanziale la sua prognosi a lungo termine”.

La ricerca è stata portata avanti da Printo, la più vasta rete internazionale per la sperimentazione di nuove terapie che riunisce cinquanta centri di ricerca in tutto il mondo. Il Gaslini ha partecipato alla ricerca e si è occupato di coordinare i risultati: “Ogni centro inviava al Gaslini i report e i nostri ricercatori analizzavano i risultati in tempo reale”; ha precisato Nicola Ruperto, ricercatore della Pediatria e Reumatologia del Gaslini.

(20 dicembre 2012)

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fonte genova.repubblica.it

DOMANI – Padri separati, la protesta arriva a Montecitorio ‘vestita’ da Babbo Natale


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Padri separati, la protesta arriva a Montecitorio

Da tutta Italia domani fuori dal Parlamento vestita da Babbo Natale

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di Maria Lombardi

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ROMA – Babbo Natale urla accanto a due bambini con gli occhi bendati. È il simbolo della protesta dei papà che non riescono a vedere i propri figli. Domani saranno a Montecitorio, la marcia dei cento genitori soli venuti da tutta Italia, vestiti di rosso con la barba bianca manifesteranno dalle 10 alle 14, faranno gli auguri ai bambini «negati, sottratti o rapiti» e chiederanno che tutto questo non accada più. «Liberateli», sarà scritto in uno striscione. «Presenteremo in parlamento un documento per chiedere che sia inasprita la pena per chi sottrae un minore. Difendiamo il diritto dei figli di avere due genitori e quattro nonni», spiega Giorgio Ceccarelli, presidente dell’associazione figli negati. «Il Natale è un momento drammatico per i padri e le madri che non possono vedere i loro bambini». E’ una festa amara per tanti genitori, anche sempre di più povera.

LA CARITAS
Prima erano solo i padri a rivolgersi alla Caritas perché la separazione li aveva ridotti in miseria. «Adesso c’è un fenomeno nuovo, quello delle madri che sono costrette a chiedere aiuto alle mense perché l’assegno di mantenimento non arriva più», racconta Gian Ettore Gassani, presidente degli avvocati matrimonialisti italiani. «Chi ha uno stipendio medio con la separazione arriva al collasso economico. C’è chi si ritrova a vivere con 200, 300 euro: la miseria a questi livelli può portare al suicidio. Si calcola siano circa 300 l’anno i suicidi dei genitori disperati».

I padri e le madri che mangiano ogni giorno alla Caritas in tre anni sono aumentati del 5 per cento. Sempre di più sono i papà che dormono nei cartoni, accanto ai clochard, la mattina si lavano nei bagni della stazione Termini e poi vanno in ufficio. «Un esercito di disperati sempre più numeroso, vuoi per le decisioni dei giudici, vuoi per l’aggravarsi della crisi economica», l’avvocato Claudio Iovane è il vicepresidente nazionale dell’associazione padri separati.

LA LEGGE
Per i papà in difficoltà ci sono le due case del Comune, una all’Infernetto e l’altra in via Torre di Prato Lungo, «ma non facciamoci illusione – aggiunge l’avvocato – i posti sono pochissimi e assolvono a una funzione limitata nel tempo». Non è solo con l’assistenza che si risolve il problema. «E’ necessaria una rivitazione del quadro normativo per tutelare la dignità dei genitori. La figura del padre non deve essere seconda a quella della madre e invece con l’affido condiviso non è cambiato nulla: un vestito nuovo su un vecchio manichino. La casa continua ad andare al genitore che vive con i figli, quasi sempre la madre. Il padre finisce per strada e continua a pagare il mutuo».

Giovedì 20 Dicembre 2012 – 11:51
Ultimo aggiornamento: 18:17

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fonte ilmessaggero.it

LOMBARDIA – Rimborsi, altri 37 indagati fra Pdl e Lega. Nel nuovo elenco c’è anche Renzo Bossi


Nicole Minetti – fonte immagine

Rimborsi, altri 37 indagati fra Pdl e Lega
Nel nuovo elenco c’è anche Renzo Bossi

Un nuovo elenco di nomi, consiglieri o ex consiglieri regionali di Pdl e Lega, si aggiunge ai 25 già finiti nel mirino della Procura di Milano per la vicenda dei rimborsi. L’ipotesi di reato a loro carico è di peculato

Rimborsi, altri 37 indagati fra Pdl e Lega Nel nuovo elenco c'è anche Renzo Bossi Renzo Bossi

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Ci sono altri 37 indagati per peculato nella inchiesta condotta dalla Procura di Milano sui rimborsi ai consiglieri regionali lombardi. Sono tutti consiglieri o ex consiglieri della Lega e del Pdl in Regione Lombardia. Dopo i 22 inviti a comparire dei giorni scorsi e dopo altri tre indagati dello scorso ottobre (Franco Nicoli Cristiani, Massimo Buscemi e Davide Boni), il numero dei consiglieri sotto inchiesta raggiunge così quota 62.

Nicole Minetti, rimborsi illegali per ‘Mignottocrazia’

Ventidue consiglieri sono del Pdl e 15 della Lega: tra questi c’è anche Renzo Bossi, figlio di Umberto. Per i 37 nuovi indagati nelle prossime ore potrebbero arrivare altrettanti inviti a comparire per interrogatori che dovrebbero svolgersi a gennaio, dopo le vacanze natalizie. Nel mirino i presunti rimborsi illeciti con soldi pubblici a fronte di spese ritenute sospette: soldi che avrebbero ottenuto, a vario titolo, tra il 2008 e il 2012. Gli investigatori stanno analizzando anche le spese dei gruppi dell’opposizione.

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APPROFONDIMENTI

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fonte milano.repubblica.it

Bnl-Unipol,chiesto 1 anno per Silvio Berlusconi per concorso rivelazione segreto d’ufficio


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Bnl-Unipol,chiesto 1 anno per Silvio Berlusconi per concorso rivelazione segreto ufficio

giovedì 20 dicembre 2012 13:23

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MILANO (Reuters) – Il pm di Milano Maurizio Romanelli ha chiesto oggi la condanna ad un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto ufficio per Silvio Berlusconi, nell’ambito del processo per un’intercettazione telefonica pubblicata dal “Giornale” sulla tentata scalata di Unipol a Bnl.

Il pm ha chiesto inoltre 3 anni e 3 mesi per il fratello dell’ex-premier, Paolo Berlusconi, per le accuse di ricettazione e concorso in rivelazione segreto ufficio, mentre ne ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di millantato credito.

L’ex premier, che col fratello ha sempre negato ogni addebito, è imputato per la pubblicazione di un’intercettazione telefonica, non depositata agli atti, tra l’ex-leader dei Ds Piero Fassino e l’allora presidente di Unipol Giovanni Consorte in cui il politico pronunciava la famosa frase “abbiamo una banca”.

– Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte it.reuters.com