Archivio | gennaio 2, 2013

MARIO MONTI – Un uomo da marciapiede


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Un uomo da marciapiede

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DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

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Peggio di così… – si dice – già…

Appena un anno or sono un uomo di nome Mario Monti viene nominato senatore a vita: non lo furono Monicelli, Gassman, De André, Bacchelli, Sinopoli, De Filippo, Rubbia, Montanelli, Gigi Riva, Enzo Biagi, Sordi…quali meriti aveva quest’uomo? Non si sa, a parte una mediocre gestione di parecchie aziende, alcuni flop, molto pour parler, la vicinanza con il mondo bancario e la nomina a commissario europeo da parte dell’adesso “nemico” Silvio Berlusconi.

Un grigio Travèt viene nominato prima senatore a vita, poi presidente del consiglio – le minuscole non sono dei refusi – e dà vita al più trasgressivo esperimento politico della Repubblica, dalla sua nascita.

Sono nominati ministri personaggi sconosciuti, con la scusa che erano “professori”: assistiamo oggi alla più misera corsa al seggio da parte delle stesse persone. Non importa con chi: basta esserci, continuare a percepire stipendi da favola, a garantire ai propri figli sicurezza poco “choosy” – come hanno fatto la Fornero e la Cancellieri – a nominare la propria compagna in un posto chiave della CONSIP – l’ente che cura tutti gli acquisti della Pubblica Amministrazione, come ha fatto Grilli – e mille altre miserie di questa gente senza nome e senza onore. Perché?

Poiché l’aveva deciso la BCE alcuni anni or sono: gli Stati non sono più affidabili per la gestione dell’economia, dobbiamo intervenire in prima persona. Esperimento Italia, dopo un esperimento Grecia che – trattandosi di un piccolo Paese – non forniva troppe certezze per l’avvenire.

La cosa ebbe inizio negli ultimi tempi di George W. Bush: non potendo più stampare dollari (anche senza più pubblicare i certificati M3) poiché il valore del dollaro andava erodendosi nei confronti dell’euro, ma anche dello yuan, i think tank statunitensi trovarono il trucco.

S’iniziava a parlare di mercato del petrolio in euro: la molla che ha fatto scattare la fine di Saddam e l’attento “monitoraggio” dell’Iran. Gheddafi meglio morto: non si sa mai.

Vennero stampati i famosi “titoli spazzatura” – storia che conosciamo – basandosi sulla “solidità” del mercato immobiliare USA (!) e sulla certezza che John Smith – conducente di scuolabus e barista a tempo parziale – riuscisse a pagare 200.000 dollari in vent’anni avendo, come paga, il minimo salariale di 6,5 dollari l’ora.

Quindi, li hanno rivenduti a mezzo mondo con sconti “fantasmagorici”: al 50, 30, 20% del titolo originale…basta prendere soldi buoni. In pratica, come fa la n’drangheta per riciclare i soldi della cocaina.

Non contenti, chiesero aiuto all’Europa la quale – fraternamente e generosamente – partecipò al “piano Paulson” fornendo linfa vitale – come Royal Bank of Scotland ed UBS – per poi chiedere aiuto alle finanze pubbliche. Le quali, non hanno altro mezzo per trovare soldi nell’immediato che tassare e tagliare lo stato sociale.

Poi arrivarono i democratici, quelli “buoni”, che rinverdirono i fasti bellici dei Clinton: il marito si limitò alla Jugoslavia, la moglie ha fatto meglio, tutto il Nord Africa. Al prossimo segretario di stato la Siria.

L’ultimo anelito di burattinai nostrani si è consumato di notte, la notte dell’approvazione della “legge di stabilità” (la Finanziaria) con l’incredibile esclusione dei titoli derivati dalla Tobin tax, che metterà a rischio i conti pubblici per una previsione di 1,1 miliardi di euro. Pazienza: taglieranno ancora un po’ la Scuola e la Sanità, tanto per loro ci sono la sanità di Montecitorio e le scuole dei Gesuiti (1).

Il bello è che, per quanto riguarda le pensioni (persone inabili, ecc) la ragioneria dello stato risponde sempre che – anche per questioni come la SLA, gli insegnanti dichiarati inabili, soprannumerari, esodati vari – mettono “a repentaglio la stabilità del bilancio”!

Oggi, tutti i partiti principali di questo circo Barnum si sperticano nell’assicurare “i saldi di bilancio”, ossia che il prossimo governo rispetterà i “numeri” di Monti: solo Berlusconi fa il galletto, ma si dimentica che Tremonti portò il debito pubblico al 120%. Monti, “salvando l’Italia”, l’ha incrementato al 123%: eravamo capaci anche noi di salvare l’Italia distruggendola, ci vuole poco.

Perciò, cari amici del centro e del centro destra, del centro sinistra ovunque voi siate, vendoliani speranzosi, leghisti creduloni e quant’altro, fateci il santo piacere di star zitti. “Rispetterete” l’agenda di Monti, il continuatore di Berlusconi? E allora fotterete noi, non c’è scampo.

Da ultimo, gli italiani non hanno capito una mazza della questione “spread” – che è sì falsa per la sua gestione – ma terribilmente reale nei suoi effetti.

Gli italiani la vedono come un campionato di calcio al contrario: se prima era a 500 ed adesso è a 300, vuol dire che va meglio. Non è vero niente: significa che pagheremo circa il 3,5 al posto del 5,5% sui certificati del debito. Sì è un po’ meglio, ma in anni non lontani – appena 4 anni fa – lo spread era a 24.

Sì, i titoli italiani pagavano lo 0,24% in più dei titoli tedeschi, intorno all’1%: qualcuno mi spiega cosa succederà quando andranno a scadenza centinaia di miliardi di titoli al 5,5%? E quelli che stiamo vendendo al 3,5%? Le Poste pagano, già oggi, il 3,25% (lordo) sui comuni libretti di deposito!

Questa economia non ha futuro, i “Chicago boys” sono la peggior iattura della storia economica mondiale e le prospettate politiche “keynesiane” sono fatte da persone che non hanno mai letto né Marx né John Maynard Keynes.

Come fa uno stato indebitato al limite del collasso ad indebitarsi per sostenere “la crescita”?

Dobbiamo andare verso uno stato socialista ad economia programmata – lo so, per molti è una bestemmia – ma non c’è altra soluzione, anche il rapido esaurimento delle risorse ambientali conforta questa tesi.

Per ora abbiamo Grillo e la neonata formazione di Ingroia: non sarà molto, ma sono gli unici grimaldelli che abbiamo a disposizione.

Caro Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2012/12/un-uomo-da-marciapiede.html
30.12.2012

(1) Vedi: http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2370:a-montecitorio-spese-sanitarie-senza-pudore-&catid=63:altri

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fonte comedonchisciotte.org

I FILM DA NON PERDERE – ‘Il figlio dell’altra’, recensione di Luciana Morelli (Movieplayer.it)

Le fils de l’autre Bande Annonce

FilmsactuFilmsactu

Pubblicato in data 02/gen/2012

Le fils de l’autre Bande Annonce du film de Lorraine Levy avec Emmanuelle Devos et Pascal Elbé
Alors qu’il s’apprête à intégrer l’armée israélienne pour effectuer son service militaire, Joseph découvre qu’il n’est pas le fils biologique de ses parents et qu’il a été interverti par erreur à la naissance avec Yacine, l’enfant d’une famille palestinienne de Cisjordanie…
Le fils de l’autre Bande Annonce du film, au cinéma en 2012.

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Regia di Lorraine Lévy. Con Emmanuelle Devos, Jules Sitruk, Bruno Podalydès, Pascal Elbé, Khalifa Natour.

Genere Drammatico, produzione Francia, 2012. Durata 105 minuti circa. Da giovedì 31 gennaio 2013 al cinema.

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Recensione Il figlio dell’altra (2012)

La vita dell’altro

a cura di pubblicato il 28 novembre 2012
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Un’opera emozionante che affronta temi cruciali tristemente contemporanei cercando le risposte nel cuore della gente comune e affidando le speranze per il futuro alle donne, le uniche in grado di spingere gli uomini ad essere migliori, di capire che quando non c’è un’alternativa possibile l’unica soluzione è tendere la mano verso l’altro


La vita dell'altro

Neonati scambiati alla nascita, famiglie sconvolte, crisi d’identità. Un tema sicuramente già trattato in passato ma mai affrontato nei termini in cui la regista francese di origine ebrea Lorraine Lévy ha scelto di raccontarcelo. I due ragazzi coinvolti non sono semplicemente un musicista che sogna di arruolarsi nell’esercito e uno studente di medicina che vive a Parigi e sogna di aprire un ospedale per salvare le vittime della guerra. Joseph è israeliano e Yacine è palestinese. Nel giorno della loro nascita nel lontano 1991, nel pieno della Guerra del Golfo, l’ospedale di Haifa fu evacuato per motivi di sicurezza ma al rientro nelle stanze l’infermiera riconsegnò alle due mamme il bambino sbagliato. La verità sullo scambio di identità viene fuori durante la visita medica di Joseph per il servizio di leva nell’Aeronautica Militare israeliana, quando i medici scoprono che il suo gruppo sanguigno è incompatibile con quello dei genitori. Dalle indagini risulterà essere figlio biologico di Saïd e Leïla Al Bezaaz, i coniugi palestinesi che a differenza di Orith e Alon, che hanno una bella casa nei sobborghi di Tel Aviv, vivono nei territori occupati della Cisgiordania. Due genitori che dal canto loro hanno cresciuto Yacine, il figlio che ha vissuto fino a quel momento la vita che sarebbe spettata a Joseph. La rivelazione getta nel panico le due famiglie che da quel momento in poi saranno costrette ad interrogarsi sulle rispettive identità, sulle ragioni e sull’effettivo significato del conflitto politico e religioso che continua a dividere i due popoli.
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Khalifa Natour, Areen Omari, Pascal Elbé, Emmanuelle Devos in Le fils de l'autre Di scottante e drammatica attualità, Il figlio dell’altra è un film in cui la regista, ebrea di origini ma atea, né palestinese né israeliana, è riuscita a raccontare una storia così piena di risvolti attraverso un dramma familiare ed umano intenso e toccante dal largo respiro e dallo sguardo aperto verso il futuro. Il tutto senza mai prendere posizione né impartire lezioni, soprattutto senza pretendere di trovare risposte alla questione diverse da quelle dettate dal cuore della gente comune che vive il conflitto in prima persona nella quotidianità, affidando l’unica speranza di una risoluzione alle donne e alle giovani generazioni.
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Le fils de l'autre: Emmanuelle Devos in una scena La sensazione è che la Lévy abbia cercato in tutti i modi di non fare un film politico ma di soffermarsi molto di più sul risvolto umano e familiare della vicenda, non una storia insomma che potesse contribuire ad esacerbare gli animi ma solo unicamente raccontare cosa accade quando israeliani e palestinesi sono costretti a guardarsi negli occhi senza vedere dall’altra parte il nemico. Il film funziona sotto tutti i punti di vista grazie alla regia misurata e ariosa della Lévy e all’ottima prova del cast, un gruppo multietnico di bravi attori, capitanato da una straordinaria Emmanuelle Devos, che riesce a mantenere i toni in equilibrio senza mai esasperare le situazioni o prestare il fianco a facili sentimentalismi. Un ruolo cruciale è giocato dalle numerose suggestive scene girate ai piedi del muro che divide Israele dalla Palestina, scene in cui la tensione si fa palpabile, in cui si susseguono perquisizioni e controlli di sicurezza che generano angoscia e pathos tenendo lo spettatore col fiato sospeso, soprattutto verso il finale, ingabbiato nell’attesa incombente di un evento tragico che spazzi via tutte le premesse concilianti fatte fino a quel momento. Una tensione giustificata dal fatto che sino all’ultimo la regista è stata in dubbio sul finale, rinunciando all’impatto emotivo dell’attentato in favore di una conclusione sospesa che apre con speranza lo sguardo verso l’orizzonte.
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Le fils de l'autre: Areen Omari e Khalifa Natour in una scena Ad essere esplorato con grande delicatezza dal film è l’effetto destabilizzante che travolge le vite di due famiglie che non riescono ad accettare il fatto che il loro figlio biologico, la carne della loro carne e il sangue del loro sangue, sia stato cresciuto oltre le linee nemiche, e che le conseguenze della battaglia che hanno sempre portato avanti con convinzione si siano loro rivoltate contro per colpa di un bizzarro scherzo del destino. Figli cresciuti con ideali e possibilità diverse, uno costretto a diventare uomo prima del previsto mentre l’altro rimasto un po’ bambino perché cresciuto in un ambiente familiare super confortevole, uniti dalla voglia di vivere la vita normale degli uomini liberi. E poi ci sono i due padri, assolutamente incapaci di comunicare tra loro, uomini sopraffatti dalla verità e dal rancore etnico che preferiscono fuggire anziché affrontare il problema.
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Le fils de l'autre: Mehdi Dehbi in una scena Il figlio dell’altra è un’opera emozionante che affronta temi cruciali tristemente contemporanei cercando le risposte nel cuore della gente comune e affidando le speranze per il futuro alle donne, le uniche in grado di spingere gli uomini ad essere migliori, di capire che quando non c’è un’alternativa possibile l’unica soluzione è tendere la mano verso l’altro. Dentro di loro Leila e Orith sanno che i figli che hanno allevato con tanto amore continueranno a essere loro figli e che il figlio cresciuto dall’altra non può essere ignorato solo perché è cresciuto dalla parte sbagliata della barricata. I legami di sangue vanno oltre qualsiasi barriera e decenni di conflitti non potranno mai fermare l’amore di una madre per suo figlio né potranno mai arginare il sogno di libertà di un ragazzo che combatte una guerra non sua
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(SARA’ VERO?) – Serpico, controlli su conti e spese: così il server del fisco trova chi evade


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Serpico, controlli su conti e spese
così il server del fisco trova chi evade

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di Umberto Mancini

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ROMA – Lo hanno chiamato in molti modi: arma letale, grande fratello, bazooka. Ma Serpico, che sta per Servizio per i contribuenti e che si richiama al super poliziotto interpretato da Al Pacino, è ilnome più appropriato. Il maxicervellone dell’Agenzia delle entrate da un milione di miliardi di byte è da oggi il vero incubo degli evasori. I conti correnti non avranno più segreti per lui. Serpico potrà leggere il nostro saldo in banca in pochi istanti, confrontare spese ed entrate, investimenti e depositi. Sapere praticamente tutto. Con una potenza di fuoco mai così elevata. E nessun margine di errore.

Di fatto da mesi sta già catalogando l’Italia di chi non paga le tasse. Per scoprire chi muove milioni di euro magari senza dichiarare un centesimo. A farlo, in automatico, è una immensa batteria di computer che ronza 24 ore su 24. Con l’obiettivo di utilizzare le 24.200 informazioni che transitano dai server ogni secondo per stanare gli italiani che ogni anno sottraggono all’erario non meno di 120-130 miliardi.
Ma come funziona l’acchiappa-evasori? Siamo andati a vedere di persona. Batte sulla Cristoforo Colombo, alla periferia di Roma, il cuore al silicio di Serpico, i suoi muscoli sono in una blindatissima sede della Sogei. Un semplice clic e parte la sfida.

SOFTWARE SOFISTICATISSIMO
Sullo schermo azzurrino, con il logo dell’Agenzia delle entrate, due caselle da riempire: codice fiscale o partita Iva. Basta digitare uno dei due valori e la caccia informatica è avviata. Un altro clic e la ricerca si affina. Prima appaiono le ultime dichiarazioni dei redditi; poi si va avanti, magari per capire come sia possibile che un contribuente dichiari solo 2 mila euro l’anno ma che, contemporaneamente, possegga due camion o magari una barca.

Un’altra pressione sul tasto del computer e le banche dati collegate (dal Catasto al Demanio, dalla Motorizzazione all’Inps, quindi all’Inail fino alle Dogane) riversano le informazioni richieste. Sullo schermo del pc appaiono le auto intestate, le case, i terreni, aerei e barche, le polizze assicurative. La «fotografia» completa e dettagliata di quanto si possiede, di come si vive, di come e quanto si spende. Non basta. In una nuova videata appaiono le utenze (luce, gas, acqua), gli acquisti voluttuari più costosi e significativi. In pratica, tutte le operazioni per cui ci è stato richiesto il codice fiscale. Persino le iscrizioni in palestra, al circolo sportivo o alla scuola d’inglese saranno nel mirino.

L’ultima schermata, quella risolutiva, completa il quadro in ogni minimo dettaglio. E fa luce sui soldi che abbiamo in banca, i movimenti dei conti correnti, tutte le operazioni sopra 1.000 euro. Dallo shopping con la carta di credito agli investimenti effettuati. Con le banche e gli intermediari finanziari, complessivamente circa 12 mila operatori, obbligati a mandare una nota periodica per segnalare saldi e movimenti. Accedere a tutto ciò adesso è già possibile, ma su impulso dell’amministrazione. Tra poco basterà una mail, sempre dell’Agenzia delle entrate, per scovare chi bara. Saranno solo cinque i super funzionari a poter accedere ai dati, di fatto già immagazzinati automaticamente da Serpico. Nessun istituto di credito si potrà opporre.

E anche le società di leasing o di noleggio, spesso utilizzate come schermo per il Fisco, saranno collegate a Serpico. L’identikit dell’evasore avrà subito un nome e un cognome. Basterà infatti fotografare i saldi del conto corrente, i movimenti, e confrontarli con il reddito dichiarato, con il tenore di vita. Il grado di precisione sarà estremo, gli interventi chirurgici come le sanzioni. E’ evidente che l’Agenzia guidata da Attilio Befera imposta gli algoritmi applicativi per concentrare la ricerca sulle categorie a rischio.

ALLERTA AUTOMATICI
Quelle, per essere chiari, con la spia rossa che segnala la disponibilità di beni sproporzionati rispetto al reddito percepito. Insomma, chi possiede una Ferrari e piange miseria non avrà vie di fuga. Così come chi si dichiara nullatenente ma manda i figli alla scuola di lusso o fa super vacanze all’estero.
Il lavoro sporco, l’incrocio di migliaia di dati, lo fanno i server collegati alle banche dati. E quando individuano il sospetto, mandano in automatico un alert informatico alla direzione dell’Agenzia delle entrate e alla sede provinciale del caso individuato. Da qui al recupero delle somme non pagate il passo è breve.

Difficile opporsi di fronte all’evidenza, alla caduta del segreto bancario, alle cifre scritte nero su bianco sul saldo messo a disposizione dall’istituto di credito. Nessuno andrà a ficcare il naso nei conti dei contribuenti corretti, perché le analisi di rischio sono impostate per selezionare solo i presunti evasori a basso tasso d’errore. Una platea che non avrà scampo. Con Serpico il lavoro dei 15 mila ispettori delle Entrate e della Finanza sarà più semplice, mirato ed efficace.

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fonte ilmessaggero.it

CALENDARIO – 2013 tanto per ridere. O per piangere #1

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2013 tanto per ridere. O per piangere #1

Calendario ironico affidato alla creatività di Paola Gaviraghi e alla cattiveria senile di Ennio Remondino. Prima puntata: dicembre 2012 (quel che resta)-gennaio 2013

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di Ennio Remondino

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Una puntata al giorno di questo calendario demenziale (ma non troppo) curato graficamente da Paola Gaviraghi e prodotto dalla penna velenosa di Ennio Remondino (che un tempo si occupava di cose serie). Leggete e commentate: 12 puntate previste

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Dicembre 2012

Certamente il finale 2012 lo ricorderemo per un pezzo. Intanto è stato anno bisestile che ci ha imposto un giorno di sacrifici in più ma regalato un Berlusconi in meno. Non che Agenda Monti -a parte l’immagine personale e internazionale sua e nostra- sia stato poi così lieve nelle conseguenze pratiche per ognuno di noi. Fine delle favole, è venuto a dirci a nome dell’Unione europea. E abbiamo scoperto di essere un paese in bancarotta. Spiacevole e doloroso, soprattutto con l’ultima rata Imu. Poi, come accade nelle favole, la fata Silvio -detta Mago Magò- che s’era allontanata sdegnata, ci ripensa e, per il nostro bene -ovviamente- decide di tornare a salvarci dagli Orchi.

Orco Bersani e diavoletti di contorno Vendola e Cgil, condivisi in Agenda. Il senatore Ichino applaude. Mago Magò esibisce le magie del folletto Brunetto contro le severità dei professori collusi coi bolscevichi: fine dell’Imu e taglio delle tasse, lavoro per i nostri figli, un’Italia nuovamente allegra che sbertuccia la triste Germania bottegaia della Merkel. Mandolini e musiche di Apicella. Il preside Monti, a fine anno lancia a tradimento la sua Agenda formato enciclopedia, fitta di buoni propositi e di difficili impegni. L’Agenda vende più copie del libro di Vespa e colpisce in fronte Mago Magò che s’arrabbia, promette un 2013 di fuoco e occupa militarmente tutte le Tv.

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Gennaio 2013

Per la prima volta nella storia degli Stati membri dell’Ue, l’Italia batte lo spread col numero di partiti candidati alle elezioni politiche del 24 febbraio. 250 punti il differenziale di rendimento tra buoni del tesoro italiani e quelli tedeschi, 267 e ½ i partiti in corsa per qualche seggio in Parlamento. Rendimento assicurato. Redazioni impazzite per sintetizzare le appartenenze delle diverse formazioni. Questioni politico-ideologiche e cromatiche. I rossi duri-e-puri di Ferrero e dintorni sono più a sinistra degli Arancioni di De Magistris-Ingroia? Nel Pd Vendola attacca Agenda Monti mentre Bindi lo sfoglia attentamente. Bersani intanto pettina Matteo Renzi al posto delle bambole.

Al centro è un gran Casini. Montezemolo viene accusato di troppo rosso-Ferrari. Pierferdi di troppo biancofiore. Fini di nero Montecarlo. Monti in fumo di Londra impreca in inglese. A destra è il pigia pigia attorno alle spoglie del fu Pdl, con bassi colpi di mano. La Russa “regala” a Berlusconi come dono di nozze Gasparri. Dono irriciclabile sigillato nelle ex stalle di Arcore dove operava Vittorio Mangano. Sorpresa e attesa per la lista “Ospiti di Porta a Porta” in lite sul simbolo con “Libri di Bruno Vespa”. Sgarbi chiama la sua lista “Improperio”. Santanchè fa la sua mezza lista con Sallusti Graziato. Grillo nuota da Genova a Trieste. Barbara D’Urso è il nuovo direttore del Tg5.

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Pensioni, si chiude un ciclo. Ora cambia tutto, ecco come

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Pensioni, si chiude un ciclo
Ora cambia tutto, ecco come

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La riforma è entrata in vigore, da oggi si va in pensione con un’età maggiore: gli uomini a 66 anni e 3 mesi, le donne a 62 anni e 3 mesi. Si è passati al sistema contributivo ‘puro’, spariscono le pensioni di anzianità e le ‘finestre’. Insomma: parte la nuova previdenza. Lo ha ricordato il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ai microfoni di ‘Start’ su RadioRai1. «L’età pensionabile è agganciata all’aspettativa di vita – ha detto – perché per fortuna si vive di più, quindi si lavorerà di più e si percepirà una pensione per più tempo».

CHIUSO UN CICLO DI 20 ANNI
«La riforma è cominciata vent’anni fa con Amato, poi con Dini e tutti i governi che si sono susseguiti. Di fatto la riforma Monti-Fornero, chiude un ciclo di transizione molto lungo», ha aggiunto Mastrapasqua. A chi gli chiedeva se il sistema sarà sostenibile dalle singole persone ha poi risposto: «Serve la ‘seconda gamba’ della pensione complementare, che in Europa è molto diffusa ma che in Italia stenta ancora a decollare. Su questo tutti (Inps, assicurazioni e banche) devono lavorare».

PUNTARE SUL COMPLEMENTARE
Mastrapasqua ha anche ricordato un dato «allarmante»: nel Vecchio Continente, ha sottolineato, «la media di coloro che hanno la pensione complementare è di circa il 91%, in Italia è il 23%. Un delta troppo ampio sul quale bisogna riflettere per capire quali sono gli errori che sono stati fatti».

CACCIA ALLE PENSIONI DEI DEFUNTI
Quasi 13 milioni di euro recuperati, 615 denunce e 14 arresti. Sono i numeri dell’attività 2012 di contrasto al fenomeno della riscossione di pensioni di persone decedute. Inchieste che, spiega una nota dell’Inps, vengono generalmente avviate dalle strutture dell’Istituto che forniscono alle autorità competenti gli elementi necessari per procedere. L’Inps, si legge ancora nella nota, «ha da tempo avviato operazioni di accertamento dell’esistenza in vita sull’intero territorio nazionale».

RECUPERATI 12,6 MLN PENSIONI INDEBITE
Ai soggetti individuati ha inviato una comunicazione con allegato un bollettino Mav precompilato con l’importo da restituire. La percentuale di coloro che hanno rimborsato il debito in un’unica soluzione o che hanno richiesto una rateizzazione, è pari a circa il 27%: «Su circa 24mila lettere inviate sono stati pagati 4.344 Mav e sono stati inseriti in procedura 571 piani di rateizzazione con un recupero totale pari a circa 6,8 milioni di euro». L’Inps ritiene che «il meccanismo di trasmissione dei decessi sia in sicurezza, grazie anche al rafforzamento della pressione esercitata sui Comuni da parte dell’Istituto». Dal 2009, anno in cui si è consolidato il sistema di trasmissione telematica dei decessi, il tempo medio di trasmissione della certificazione da parte dei Comuni è diminuito di oltre 20 giorni, passando dai 37,5 del 2009 ai 10,1 giorni del 2012.

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fonte unita.it

ANNIVERSARI – ‘Speciale’ Gaber, 10 anni a far finta di essere sani. Dario Fo: “Cantava l’universale”


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Gaber, 10 anni a far finta di essere sani

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Cantava l’universale

di  DARIO FO

Dovessi mettere in fila tutti i ricordi che ho di Giorgio, riempirei questo volume da solo. Perché sono centinaia.

Siamo stati ragazzi insieme, anche se io avevo qualche anno più di lui, e vivevamo in una Milano in cui c’era grande fermento artistico. Musicisti, poeti, scrittori, pittori, architetti: era un continuo incontrarsi, confrontarsi, a volte anche lavorare insieme. Abbiamo pure inciso insieme un 45 giri, io e lui, «Il mio amico Aldo»: e nonostante l’avessimo vissuto come un gioco, per la sua freschezza ed un certo qual piglio surreale è diventato anche abbastanza famoso.

Ma io e Giorgio, soprattutto, ci si sollecitava l’uno con l’altro, ognuno raccontava all’altro quanto aveva in mente. Tant’è vero che io non ho mai perso un suo lavoro e lui credo abbia fatto lo stesso. Quando è stato direttore artistico a Venezia mi ha voluto anche nel cartellone.

Pur essendo diversi, io e lui, artisticamente. Perché anche se Giorgio mi riconosceva di essere stato uno dei suoi maestri, non è che poi in verità io mi ritrovi sino in fondo dentro il suo percorso.

Alcune cose gliele invidiavo: come «Il Grigio», un testo pieno di dimensioni che avrei tanto voluto aver scritto io. Altre cose, invece, gliele contestavo. Abbiamo discusso parecchie volte soprattutto sull’impegno nell’arte. Perché io ero convinto che lui lo penalizzasse con un po’ di amarezza, con la malinconia che a volte scorgevo nei suoi lavori.

Anche se poi non posso scordare che Giorgio è stato pure l’autore de «La libertà». Una canzone sull’importanza di essere presenti nella vita per sceglierne chiaramente il destino, un brano che ritengo fra i più belli dell’intera storia della musica italiana e che è proprio un brano di impegno politico. Ma in senso alto. Educativo, etico.

Personalmente ritengo che Giorgio non abbia mai smesso di essere presente, lo sarà per sempre. Perché i suoi modi artistici non avevano scadenza. Ha sempre scritto, cantato e recitato l’universale. Anche quando partiva dalla cronaca.

Con Luporini scriveva lavori costruiti bene e soprattutto mangiati, masticati, digeriti, sputati e ripresi. Ovvero meditati, sofferti, discussi, faticosi, mai buttati lì con facilità. Come tutte le cose che contano, le sue erano opere vissute.

E mi piacerebbe molto vedere ragazzi di oggi rimettere in scena tutto quello che Giorgio ha fatto, vederli confrontarsi non solo con le sue canzoni, ma anche, e soprattutto, con quel suo teatro tanto sofferto e tanto attuale.

Tratto da
«Gaber, Giorgio, il Signor G. Raccontato da intellettuali, amici, artisti»
Kowalsky, 2008

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‘SPECIALE’ GABER

«C’è un’aria»

Interpretata da Paola Turci | Video

«Benvenuto il luogo dove»

Interpretata da Morgan | Video

«Se io sapessi»

Interpretata da Syria | Video

«Eppure sembra un uomo»

Interpretata da J-Ax | Video

«Non arrossire»

Interpretata da Renzo Arbore | Video

«Un’idea»

Interpretata da Enrico Ruggeri | Video

«Far finta di essere sani»

Interpretata da Gianni Morandi | Video

Nel teatro, la vita

«Anche i respiri avevano un senso» di Gioele Dix

Ascoltando (Gaber) s’impara

«Ci vorrebbe la forza comunicativa che aveva lui» di Paola Cortellesi

Quel mio certo Signor G

«Dal teatro ci ha lanciato eredità decisive» di Neri Marcoré

Io, G, la donna

«Una profondità che deve essere tutelata» di Luciana Littizzetto

Reo confesso

«Faceva apposta, a toccare nervi scoperti» di Claudio Bisio

La censura aguzza l’ingegno

«La situazione non è mica mutata molto» di Maurizio Crozza

Il poeta era lui

«Innanzitutto lui era bravo» di Giobbe Covatta

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fonte corriere.it