Archivio | gennaio 4, 2013

GUARDATELO! – Il Sogno Italiano – The American Dream [FILM COMPLETO ITA]

Il Sogno Italiano – The American Dream [FILM COMPLETO ITA]

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Pubblicato in data 18/nov/2012

http://eccocosavedo.blogspot.it/2012/11/il-sogno-italiano.html
Ecco Cosa Vedo presenta in esclusiva un divertente cartone animato, finalmente doppiato in italiano da Fauno Lami, che spiega in modo chiaro quali sono le vere cause dell’attuale crisi economica e svela come banche e multinazionali sono arrivate a creare il più grande imbroglio mai esistito ai nostri danni.

Il protagonista della storia è Italo, un cittadino come tanti: sereno, inconsapevole e bene integrato nella civiltà consumistica di oggi. Un bel giorno, la sua tranquilla routine viene interrotta. La dura realtà viene a bussargli alla porta di casa e gli presenta il conto: tasse e debiti talmente alti da non permettergli più di vivere. Tutto ciò che credeva sulla politica, sull’economia, sulle banche, sulla moneta, era sbagliato. Come forse anche quello che crediamo noi.

Se non ci decideremo presto ad aprire gli occhi, questo nostro bel sogno rischia di tramutarsi in incubo, come sta già accadendo in moltissimi paesi europei. I nostri capi di governo svenderanno il paese alle banche, privatizzando anche i servizi più essenziali ai cittadini. Per fermare questo meccanismo malato è necessario diffondere la consapevolezza di ciò che sta accadendo, svegliando le persone da questo fragile e ingannevole sogno.

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The American Dream Film Part 1 HD

The American Dream Film Part 2 HD

POLITICA – I professori lasciano Ingroia: “La sua rivoluzione è vecchia”


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I professori lasciano Ingroia: “La sua rivoluzione è vecchia”

Luciano Gallino, Ugo Mattei, Paul Ginsborg. Nelle ultime ore numerosi intellettuali abbandonano l’idea di partecipare attivamente al movimento dell’ex magistrato palermitano. Di base la critica in merito alla “mancanza di discontinuità nella selezione delle candidature”. Quanto ai partiti, Idv e Fds non si scioglieranno ma aderiranno alla piattaforma dell’ex procuratore


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di CARMINE SAVIANO

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Sintetizzando: la rivoluzione non può partire dalla riproposizione di “forme e modalità politiche vecchie”. Ovvero attraverso una selezione delle candidature basata su “accordi tra le segreterie dei partiti”. Una prassi che cancella la volontà di mettere in atto una “reale discontinuità dei contenuti e delle forme democratiche che noi auspicavamo”. La Rivoluzione è quella Civile di Antonio Ingroia. E l’accusa è lanciata da Luciano Gallino, Ugo Mattei, Marco Rovelli e altri aderenti al movimento “Cambiare si può”. Un fronte che accetta – ma contesta – l’esito del referendum online indetto lo scorso 30 dicembre e lanciato per decidere l’adesione alla lista del magistrato palermitano. Una consultazione che ha registrato il 60% di pareri favorevoli.

Di Pietro, il G8 e le Grandi Opere. La lettera dei quindici promotori di Cambiare si può e affidata alle pagine de il Manifesto. Toni duri. Un atto d’accusa in piena regola. Con riferimenti chiari anche alla probabile candidatura di Antonio Di Pietro nelle liste di Rivoluzione Civile: “Come si può avere come capolista un politico che da ministro ha sostenuto e promosso il programma delle Grandi Opere, compreso il Tav e ha difeso l’operato delle forze dell’ordine che hanno compiuto i massacri del G8 di Genova, ostacolando in ogni modo la ricerca della verità anche in Parlamento?”. Infine l’annuncio: “Alcuni di noi, pur non riconoscendosi, voteranno quella lista. Altri faranno scelte elettorali diverse”.

Il passo indietro di Paul Ginsborg. E le critiche non arrivano solo da “Cambiare si può”. Al vetriolo anche le parole pubblicate da Paul Ginsborg sul sito di Alba.  “Abbiamo voluto provare a una lista di cittadinanza politica  –  Cambiare Si Può  –  ma è andata male”. Ancora: “Lascio da parte la strana composizione dell’elettorato del referendum e l’improvvisa e massiccia presenza di Rifondazione Comunista in quello che doveva essere per definizione un appello e una lista non-partitici”. Ginsborg voterà comunque per la lista Ingroia, “ma non mi riconosco più in quel progetto. Alla luce di quest’ultima constatazione mi permetto di fare un solo suggerimento: sarebbe meglio scegliere un nome diverso da Cambiare si può”.

L’opportunità della “Rivoluzione”. Chi prova a calmare le acque è Alberto Lucarelli – assessore al Comune di Napoli e uomo di fiducia del principale sponsor di Ingroia, Luigi De Magistris – con un intervento pubblicato ancora su il Manifesto. Si parte da un riconoscimento degli errori e da un invito ad andare avanti per rafforzare il polo nato in opposizione al neoliberismo dell’Agenda Monti sostenuto da Bersani, Alfano e Casini: “Il processo costituente di Rivoluzione Civile non nasce perfetto ma perfettibile” e le “imperfezioni e le criticità non possono tuttavia far perdere di vista prospettive, scenari e nuovi orizzonti che possono aprirsi”.

Rivoluzionari in movimento. Intanto la campagna elettorale di Antonio Ingroia sta muovendo i suoi primi passi. Si parte dai “Dieci Passi per cambiare l’Italia”, il programma presentato al Teatro Capranica di Roma lo scorso 21 dicembre: laicità dello Stato, nuova politica antimafia che recida i legami tra potere politico e criminalità organizzata, sviluppo sostenibile, democrazia nei luoghi di lavoro. E sono tanti i “rivoluzionari” che chiedono in queste ore un maggior impegno sui territori e di approntare al più presto una macchina organizzativa capace di raccogliere le firme in vista della presentazione della lista alle politiche di febbraio.

I partiti. Sul fronte dei partiti che hanno aderito al progetto, da registrare le posizioni di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione e di Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori. Entrambi i partiti non si scioglieranno, ma aderiranno al contenitore proposto da Ingroia. Per Paolo Ferreo: “Si tratta di unire tutti gli uomini e le donne che intendono battersi per la giustizia sociale e per la democrazia, per la libertà e l’eguaglianza, contro le mafie e il neoliberismo”. Mentre Antonio Di Pietro lancia la sfida alla “tecnocrazia”: “Uniti con Ingroia, porteremo in Parlamento voci diverse rispetto ai tecnici che ci hanno governato”.

La scomunica di Fausto. Infine, dopo l’iniziale entusiasmo arriva anche la scomunica di Fausto Bertinotti. Che sull’Huffington Post critica la prassi adottata da Rivoluzione Civile e la mancanza di una reale discontinuità. Scrive: “La discontinuità è una precondizione per la riuscita dell’impresa. La discontinuità prima, rispetto alla presentazione alle elezioni, è l’assunzione della più rigorosa pratica democratica: una testa un voto, su tutto, dal programma alle candidature. Democrazia e trasparenza. Senza eccezioni. Se si accetta l’eccezione, chi la determina è il sovrano. Il sovrano partitico (oggi, non ieri) è, a sinistra, mortifero. Come quello del leader assoluto”. (04 gennaio 2013)

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TUTTO SU

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fonte repubblica.it

La Mauritania vieta l’uso e la produzione dei sacchetti di plastica

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La Mauritania vieta l’uso e la produzione dei sacchetti di plastica

[ 4 gennaio 2013 ]

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L’Agence mauritanienne d’information (Ami) ha annunciato che secondo un decreto emesso dal governo di Nouakchott «La fabbricazione, la commercializzazione e l’uso dei sacchetti di plastica sono vietati in Mauritania a partire dal primo gennaio 2013».

Anche la Mauritania, uno dei Paesi più poveri del mondo, e in questi giorni alle prese con le infiltrazioni dei movimenti islamisti radicali legati ad Al-Qaïda dans le Maghreb islamique (Amqi), a prima vista non si pensa che dovrebbe occuparsi di un tema come questo che associamo (sbagliando) al consumismo ed al benessere occidentale, ha comunque deciso di intervenire rapidamente con misure drastiche «Per evitare le ripercussioni nefaste della plastica sull’ambiente».

Il decreto prevede per i trasgressori addirittura la prigione fino ad un anno, e multe che arrivano fino ad un milione di ouguiya, più di 2.500 euro: una cifra enorme per la Mauritania, che ha un reddito pro-capite annuo inferiore a questa cifra e dove il 25% della popolazione vive con 1,25 dollari al giorno.

Secondo il ministro dell’Ambiente della Repubblica islamica di Mauritania, Amedi Camara, «I sacchetti di plastica costituiscono un’importante causa di mortalità tra il bestiame e le specie marine perché la quasi totalità dei rifiuti degli imballaggi di plastica non vengono raccolti e si ritrovano nell’ambiente naturale, terreste e marino, dove vengono ingeriti da qualche specie marina e dal bestiame, provocandone la morte».

Camara ha sottolineato che «l’80% dei bovini uccisi nei macelli di Nouakchott portano sacchi di plastica nella loro pancia» ed ha ricordato al suo popolo, fatto in gran parte di piccoli pastori ed allevatori (anche urbani), come recenti statistiche ufficiali abbiano rivelato che  «La plastica rappresenta il 25% delle 56.000 tonnellate di rifiuti prodotti annualmente dalla città di Nouakchott».

Da più di due mesi il governo mauritano ha dunque scelto di avviare, insieme ad organizzazioni non governative, una vasta campagna di sensibilizzazione per l’utilizzo di imballaggi biodebradabili «Solubili nella natura» come soluzione per sostituire la plastica che punteggia la periferia di Nouakchott e le coste ed i magnifici deserti della Mauritania. Riuscirà in questo modo ad arginare il problema?

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fonte greenreport.it

Fatah “riconquista” Gaza. Folla oceanica per primo raduno


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Fatah “riconquista” Gaza
Folla oceanica per primo raduno

Il 54% degli israeliani favorevole alla creazione di uno Stato palestinese, ma pessimista sulle possibilità di un accordo di pace con l’Anp

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Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a Gaza alla prima manifestazione organizzata da Fatah da quando Hamas ha preso il controllo dell’enclave palestinese, nel giugno 2007. Un imponente corteo ha concluso una settimana di celebrazioni per festeggiare il 48mo anniversario dell’inizio della lotta armata contro Israele da parte di Fatah, il partito nazionalista creato nel 1959 da Yasser Arafat. Hamas ha autorizzato i festeggiamenti come segno di riconciliazione nei confronti della fazione rivale, guidata dal presidente dell’Anp, Abu Mazen.

Al posto delle consuete bandiere verdi del Movimento di Resistenza Islamico, nell’intera enclave sono apparse quelle verdi di Fatah e il tricolore dell’Anp oltre a numerosi ritratti di Abu Mazen. Tutta l’attesa è per il discorso che lo stesso leader dell’Anp pronuncerà in giornata dalla Muqatah, il suo quartier generale a Ramallah, in Cisgiordania, e che sarà ritrasmesso a Gaza attraverso decine di maxi-schermi. All’intervento faranno seguito i discorsi di altri oratori di primo piano delle due fazioni.

«Questa folla costituisce un voto a favore dell’Autorità Palestinese, e dimostra che Fatah è ancora in prima linea», ha dichiarato uno dei rappresentanti locali del partito di Abu Mazen, Selim al-Zaraei. «La riuscita della manifestazione è un successo per Fatah, ma anche per Hamas», ha commentato Sami Abu Zouhri, portavoce ufficiale del movimento radicale. «L’atmosfera positiva è un passo sulla via del ripristino dell’unità nazionale».

Lo stallo nei colloqui di pace con il governo israeliano, e la solidariettà venuta ad Hamas anche dalla Cisgiordania, durante l’offensiva dello Stato ebraico in novembre, hanno contribuito a un riavvicinamento tra le due fazioni. Non a caso, dal Cairo fonti diplomatiche riservate hanno preannunciato che, entro due settimane, i mediatori dell’Egitto intendono invitare delegazioni di Hamas e Fatah per nuove trattative. Intanto da un sondaggio è emerso come il 54 per cento degli israeliani siano favorevoli alla creazione di uno Stato palestinese. Prevale però il pessimismo, sulle possibilità di un accordo di pace con l’Anp: il 54 per cento degli interpellati esclude infatti che ci si possa arrivare.

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fonte unita.it

STATO-MAFIA – Trattativa, l’anonimo è un carabiniere: “Le carte di Riina nascoste in caserma”

Trattativa, l'anonimo è un carabiniere:  "Le carte di Riina nascoste in caserma"

Trattativa, l’anonimo è un carabiniere: “Le carte di Riina nascoste in caserma”

L’inchiesta sui pm spiati e sui documenti del boss fatti sparire. La procura chiede i nomi di chi partecipò alla cattura. Le altre verità del protocollo fantasma al vaglio della magistratura. Ingroia: “Sì, avevo la sensazione di essere controllato”

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di SALVO PALAZZOLO

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APPROFONDIMENTI

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PALERMO Da alcune settimane, i magistrati che indagano sulla trattativa fra mafia e Stato hanno riaperto in gran segreto uno dei capitoli più travagliati dell’antimafia, la cattura del capo dei capi Totò Riina. Vent’anni dopo, si fa avanti tutta un’altra storia rispetto alla versione ufficiale sempre ribadita dai vertici del Ros: “Il covo del latitante fu subito perquisito e l’archivio del capomafia venne inizialmente nascosto in una caserma dei carabinieri”, questo scrive l’anonimo ben informato che a fine settembre ha messo in allerta il sostituto procuratore Nino Di Matteo e i suoi colleghi del pool.

In dodici pagine, anticipate ieri da Repubblica, c’è una verità che presto potrebbe riscrivere la storia della trattativa fra le stragi del ’92-’93: poche ore dopo l’arresto di Riina, scattato in una delle piazze più note di Palermo, i carabinieri del Ros avrebbero perquisito la villa covo del boss senza avvertire i magistrati, portando via le carte del capo di Cosa nostra. “Si tratta di carte scabrose”, spiega adesso l’anonimo autore, che dice di essere stato testimone diretto di quei giorni del gennaio ’93: indica una caserma del centro dove sarebbe stato nascosto l’archivio di Riina. E poi traccia addirittura il percorso preciso per arrivare a una stanza in particolare. “Ma lì le carte sono rimaste poco, poi sono state portate via”, aggiunge. Dove, è un mistero.

Una cosa, però, è certa: scorrendo quelle 12 pagine – suddivise in 24 punti – sembra emergere che il misterioso autore dell’anonimo è stato lui stesso un carabiniere, probabilmente un sottufficiale dei reparti territoriali o del Ros, perché indica con precisione nomi, cognomi e addirittura soprannomi dei militari e degli ufficiali che avrebbero partecipato a vario titolo alle indagini per l’arresto di Totò Riina. E adesso i magistrati di Palermo hanno chiesto ai funzionari della Dia di identificare tutti i carabinieri citati. Sono una trentina. Presto, potrebbero essere ascoltati uno dopo l’altro dai magistrati.

Al momento, le 12 pagine sono conservate nel cosiddetto “registro 46” della procura di Palermo, quello che custodisce gli anonimi. Il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che coordina l’inchiesta sulla trattativa, si limita a dire: “Abbiamo delegato accertamenti alla polizia giudiziaria”. Il procuratore Francesco Messineo aggiunge: “Su alcuni fatti, l’anonimo fornisce dettagli inediti. Stiamo cercando i riscontri”. I magistrati non escludono neanche l’ipotesi che dietro l’anonimo ci possano essere più persone, magari ex appartenenti a uno stesso reparto.

Dell’anonimo si occupano pure i magistrati della procura di Caltanissetta, che hanno aperto ufficialmente un’inchiesta dopo avere ricevuto una “comunicazione” dai colleghi palermitani. E non solo per il riferimento all’agenda rossa del giudice Borsellino (“È stata portata via da un carabiniere”), ma anche per le parole inquietanti sui magistrati di Palermo (“Siete spiati da qualcuno che canalizza verso Roma le informazioni che carpiscono sul vostro conto”). Dal Guatemala, l’ex procuratore Antonio Ingroia fa sapere: “In effetti, negli ultimi tempi ho avuto la sensazione netta di essere controllato, proprio per le mie indagini”.

Nella lettera non si parla solo di magistrati spiati, ma anche di “un magistrato della procura” di cui i pm della trattativa “non dovrebbero fidarsi”. È un altro mistero intorno a questa lettera senza firma.

L’anonimo autore poi lancia la sua ultima certezza: “La trattativa con la mafia c’è stata ed è tuttora in corso”. Ecco perché tanta attenzione sui magistrati. Lui, l’uomo del mistero, suggerisce che nel torbido dialogo fra Stato e mafia potrebbero essere coinvolti anche altri politici della prima repubblica, oltre Mancino, Dell’Utri e Mannino. Sono otto i nomi adesso al vaglio della procura.

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fonte repubblica.it

SISMA – Scossa di 4,3 tra Messina e Catania “Nessun danno a persone e cose”

Scossa di 4,3 tra Messina e Catania "Nessun danno a persone e cose"

Scossa di 4,3 tra Messina e Catania
“Nessun danno a persone e cose”

Verifiche della Protezione civile. Il sisma localizzato nel distretto dei Monti Nebrodi alle 8:50. Registrato poco dopo un secondo evento di magnitudo 2.4. Gente in strada e attimi di paura

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Una scossa di terremoto di magnitudo 4.3 è stata registrata dall’Istituto di geofisica e vulcanologia (Ingv) nel distretto Monti Nebrodi, tra Messina e Catania, alle 8.50. Pochi minuti dopo una seconda scossa di magnitudo 2.4. I comuni limitrofi all’epicentro sono quelli del messinese di Cesarò e San Teodoro, e di Maniace (Catania).

La mappa del sisma

Dalle prime verifiche della Protezione civile  “non risultano al momento danni a persone e cose”. Ulteriori verifiche sono in corso anche da parte di squadre dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine. I comuni limitrofi all’epicentro sono quelli del messinese di Cesarò e San Teodoro, e di Maniace (Catania), nel distretto Monti Nebrodi, a una profondità di 10,1 chilometri. Quattro minuti dopo una seconda scossa di magnitudo 2.4, profondità 9,1 chilometri. Alle 9.11 se ne è verificata una terza di magnitudo 2.5, profondità 9.8. Ne sono seguite altre due alle 9.48 e 10.01, entrambe di magnitudo 2.

“A Cesarò, così come nel vicino comune di San Teodoro, la situazione è tranquilla e sotto controllo – ha dichiarato il sindaco di Cesarò, Salvatore Calì – Dopo attimi di panico per la paura del sisma la gente, in paese, si è riversata per strada per poi rientrare negli uffici e nelle proprie abitazioni. Al momento non risultano danni a cose e persone ma per precauzione, personale dell’ufficio tecnico del nostro comune si è attivato per constatare eventuali danni soprattutto nei palazzi di antica costruzione”.

Nella notte due scosse si erano verificate davanti all’Isola di Lipari, la più grande dell’arcipelago delle isole Eolie. I due episodi, segnalati dall’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, si sono registrati alle 2 ed alle 2,05. Il più forte, di magnitudo 2.4, è stato rilevato a 17.5 km di profondità. Già ieri sera, alle 20,06 si era registrata una scossa di magnitudo 2.7 ma a una profondità di 218.9 km.

“L’area colpita dal terremoto è una zona sismica, nella quale terremoti di magnitudo compresa fra 4 e 4,5 non sono certamente una sorpresa – ha osservato il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Stefano Gresta – A partire dal 31 dicembre il terremoto è stata preceduto da scosse percepite a livello strumentale, di magnitudo intorno a 1, ed è stato seguito da alcune repliche di magnitudo inferiore a 3″. Sulla base della carta di pericolosità, ha proseguito Gresta, il terremoto è avvenuto in una zona nella quale “lo scuotimento del suolo previsto è compreso fra 0,15 e 0,175: non altissimo, quindi, ma nemmeno tra i più bassi”. A spiegare la sismicità dell’area colpita dal sisma è, secondo i geologi, il fatto che l’area dei Monti Nebrodi potrebbe essere la zona di contatto tra la placca africana, che spinge verso Nord-Est, e la placca Euro-asiatica. (04 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it