Archivio | gennaio 5, 2013

Mafia: incendiata l’auto del direttore di Telejato

Pino ManiaciPino Maniaci

Nuova intimidazione a Pino Maniaci

Mafia: incendiata l’auto del direttore di Telejato

Tanti attestati solidarieta’ al direttore dell’emittente televisiva Telejato Pino Maniaci, vittima dell’ennesimo atto intimidatorio. L’Unione dei cronisti italiani chiede “alle forze dell’ordine e alla magistratura di individuare al piu’ presto i responsabili dell’ennesima intimidazione”

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Palermo, 05-01-2013

Nuovo atto intimidatorio contro Pino Maniaci, il direttore di Tele Jato, l’emittente televisiva antimafia di Partinico (Palermo). Ignoti hanno dato alle fiamme la sua auto. Solidarieta’ a Maniaci arriva da Davide Ficarra e Giacomo Minore, rispettivamente segretario provinciale e segretario del circolo di Partinico di Rifondazione Comunista.

“Non ricordiamo piu’ il numero della lunghissima serie di intimidazioni mafiose che ha subito Pino Maniaci – dicono – ed anche questa volta Rifondazione Comunista si schiera al suo fianco, nella battaglia di liberazione di Partinico e della Sicilia dal cancro mafioso”.

“Nel giorno del compleanno di Peppino Impastato – aggiungono – Rifondazione Comunista e’ con Pino e Tele Jato ed invita tutti i siciliani che hanno a cuore la liberazione della loro terra a fare lo stesso. Una classe politica complice e connivente con il sistema politico e imprenditoriale mafioso – concludono – e’ il motivo principale a causa del quale la mafia regna incontrastata nel nostro territorio”.

Tanti attestati solidarieta’ al direttore dell’emittente televisiva Telejato Pino Maniaci, vittima dell’ennesimo atto intimidatorio. L’Unione dei cronisti italiani chiede “alle forze dell’ordine e alla magistratura di individuare al piu’ presto i responsabili dell’ennesima intimidazione”. Per il presidente dell’Unci Sicilia, Leone Zingales “e’ inquietante la circostanza che l’intimidazione arrivi nel giorno dell’anniversario dell’omicidio di Giuseppe Fava e a due giorni dalle manifestazioni a ricordo del cronista Giuseppe Alfano”.

Per il senatore del Pd, Giuseppe Lumia, “gli autori e i mandanti non riusciranno a zittire una voce libera e coraggiosa e sappiano che Maniaci e’ sostenuto dal movimento antimafia”, mentre per il deputato regionale del Pdl, Salvino Caputo, “non bisogna abbassare la guardia”. Solidarieta’ anche da Davide Ficarra e Giacomo Minoresi di Rifondazione comunista e dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia.

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fonte rainews24.it

MISTERI D’ITALIA (insomma…) – Regione Lazio. Polverini spende 14mila euro per 70 tritacarte: per far cosa?

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Zuzzurellona…

Polverini spende 14mila euro per 70 tritacarte: per far cosa?

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Di Marcella Ciarnelli

5 gennaio 2013

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Non si sa mai. Quelli che verranno dopo di noi magari non sono discreti e decidono di andare a mettere il naso in carte e delibere di un passato recente. Per allontanare l’incubo, per non finire di nuovo nel tritacarne mediatico che ha fatto polpette della giunta Polverini, la presidenza della Regione Lazio ha deciso di autorizzare l’acquisto di settanta distruggi documenti. Che nessuna delle stanze della giunta regionale ne resti privo.

Questo lo slogan dell’Operazione tritacarte fatta in tempi e modi che neanche 007. Pur essendo in regime di ordinaria amministrazione la governatrice uscente Renata Polverini ha ritenuto fosse necessario includere nell’ambito dell’attività della presidenza questo urgente acquisto sulla base delle esigenze degli uffici, si legge nella determinazione numero A13230.

Tanto urgente da essere stata approvata il 24 dicembre 2012, il giorno della vigilia di Natale con soli tre giorni di attesa dato che la proposta 27145 porta la data del 21 dicembre. Non è questione di spesa Quando vuole come sa essere veloce la macchina lenta della burocrazia. E reperire subito i fondi dato che i soldi per comprare i settanta tritacarte sono stati subito trovati. Intendiamoci, la somma impegnata è ben diversa da quelle che hanno segnato l’attività degli esponenti regionali in questi anni.

Niente a che vedere con la quantità di euro abbinabili all’immagine dei consiglieri Fiorito, passato alle cronache come Batman, o Maruccio. Qui si tratta di 14.144,90 Iva compresa, «da impegnare sul capitolo di spesa S23901 dell’esercizio 2012, che offre la necessaria disponibilità». Non è quindi questione di cifra, perché che Regione è una Regione che non può permettersi un investimento di questa entità per necessari supporti tecnici.

Ma è la natura del supporto tecnico che sorprende e fa riflettere. E consente il sospetto che tre mesi non sono evidentemente bastati a fare piazza pulita di carte (Imbarazzanti?) con gli strumenti tecnici a disposizione, neanche a farli funzionare al limite delle potenzialità. I commenti alla “determinazione” sono arrivati, ovvia, da quella che è ancora opposizione alla Pisana.

Ha evocato «Tutti gli uomini del Presidente» il capogruppo Pd alla Regione Lazio, Esterino Montino, anche se nessun Robert Redford si aggira da quelle parti per un’operazione che «è l’esempio illuminante del modo di procedere di questa amministrazione». «Iniziano le pulizie di Pasqua dalla Polverini con qualche mese di anticipo» ha commentato Riccardo Agostini, membro della direzione romana del Partito Democratico anche se forze gli uomini della giunta hanno pensato con grande generosità a produrre coriandoli di Carnevale, festa arriva poco prima del voto.

Marco Miccoli, segretario del Pd di Roma, parla di sorprendente delibera «tra il panettone e il torrone» in uno stile «che potremmo definire malfidato e truffaldino». I pezzetti ricomposti Non vorremmo dare un brutta notizia al Genio Guastatori della Regione. Ma poco prima della caduta del muro di Berlino i servizi segreti della Repubblica Democratica tedesca, la tragica Stasi, dettero l’ordine di distruggere in modo sistematico i documenti e i dossier.

Furono messi insieme 16.000 pacchi in cui c’erano 600 milioni di pezzetti di carta frutto del lavoro di tritacarte che ad un certo punto andarono in tilt e furono sostituiti dalle mani degli agenti. Quei pezzi di carta erano troppi per riuscire a distruggerli. Ora sono in un archivio a Norimberga e, con un sistema informatico elaborato nel 2007, possono essere ricomposti. Certo se E-Puzzler fosse attivato sui documenti della Regione Lazio…A scanso di equivoci meglio comprare settanta distruggi documenti.

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fonte unita.it

Turchia: tornano legali libri di Marx, Lenin, Stalin

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Turchia: tornano legali libri di Marx, Lenin, Stalin

Anche di Lenin e Stalin i titoli riabilitati dopo decenni di censura

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Dal ‘Manifesto del partito comunista’ di Marx e Engels, ai libri del poeta turco Nazim Hikmet. Migliaia di volumi che erano stati messi al bando nel corso degli ultimi decenni in Turchia torneranno ad essere legali in virtu’ di una riforma che annulla il divieto. All’inizio di luglio, il Parlamento turco ha adottato una legge che prevede che tutte le decisioni giudiziarie o amministrative adottate prima del 2012 e relative al ”sequestro, divieto o ostacolo alla vendita e alla distribuzione di pubblicazioni, decadranno”’ se non sono confermate da un giudice entro sei mesi. Tale scadenza e’ giunta a termine oggi e nessuna decisione giudiziaria relativa al rinnovo di tale divieto e’ stata segnalata, ha detto il presidente dell’Unione degli editori in Turchia (TYB), Metin Celal Zeynioglu. Saranno cosi’ riabilitati molti autori comunisti tra cui Joseph Stalin e la sua ‘Storia del Partito Comunista bolscevico dell’URSS’ e Lenin con ‘Stato e Rivoluzione’, ma anche un fumetto, un atlante, un saggio su questione curda e un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Turchia. Si calcola che siano almeno 23mila le pubblicazioni interessate dalla riforma.

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fonte ansa.it

FISCO – Lenzuola, pentole e circoli esclusivi. Ecco i parametri del redditometro


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Approfondimenti – Cento voci per valutare dichiarazioni e tenore di vita

Lenzuola, pentole e circoli esclusivi
Ecco i parametri del redditometro

I controlli del Fisco scatteranno a partire dai redditi del 2009

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DI

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ROMA – Adesso il Fisco ha un’arma in più contro gli evasori. Potrà controllare i redditi, dal 2009 (dichiarazioni 2010) in poi, con il nuovo redditometro, lo strumento che attraverso l’analisi di più di cento voci di spesa verifica se c’è compatibilità fra il reddito dichiarato dal contribuente e il suo tenore di vita. Insomma se uno dice che guadagna 20mila euro ma poi ha un’auto di lusso, domestici, manda i figli alle scuole private e fa le vacanze alle Maldive è chiaro che c’è qualcosa che non va. Ma in realtà il nuovo redditometro ha l’ambizione di essere uno strumento ben più sofisticato, capace di stanare anche l’evasore meno appariscente.

Il decreto del ministero dell’Economia che è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale contiene, nell’allegata tabella A, l’elenco dettagliato delle voci di spesa che vanno a formare il redditometro, ma anche una sorta di clausola di salvaguardia all’articolo 1, avvertendo che «resta ferma la facoltà dell’Agenzia delle entrate di utilizzare altresì: elementi di capacità contributiva diversi da quelli riportati nella tabella A». Che comunque abbraccia tutte le principali tipologie di spesa in 11 categorie: alimentari e abbigliamento; mobili ed elettrodomestici; combustibili ed energia; trasporti; comunicazioni telefoniche; casa; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; sanità; investimenti; altri beni e servizi.
In ciascuna di queste categorie ci sono diverse voci. Si scopre così che il Fisco potrà prendere in considerazione non solo la spesa media della famiglia per mangiare, abitare, vestirsi, e i beni posseduti (case, auto, imbarcazioni, eccetera) ma che guarderà anche agli acquisti per biancheria, detersivi, pentole, riparazioni di elettrodomestici. Oppure alla spesa per l’olio per l’auto e per il meccanico. Verranno passati al setaccio anche tutti i canoni, d’affitto e di leasing, e perfino le spese per barbiere, parrucchiere, cura della persona, borse e valige, pasti fuori casa, giornali e riviste, lotto e lotterie, piante e fiori, abbonamenti pay-tv, giochi on line, iscrizione a palestre, piscine e circoli sportivi e ricreativi. Non sfuggiranno all’occhio del fisco neppure le spese per animali domestici, da quelle per la tolettatura a quelle per il veterinario. Ovviamente un peso forte avranno gli investimenti, da quelli in nuove proprietà immobiliari (incremento patrimoniale netto conseguito durante l’anno) a quelli in beni mobili (nuovi veicoli immatricolati) a quelli in titoli, azioni, fondi, buoni postali, oro, e perfino monete e francobolli, senza trascurare quadri e oggetti d’antiquariato.

Ma perché i controlli potranno essere fatti a partire dai redditi 2009 (dichiarazioni 2010)? Perché è già così, spiegano all’Agenzia delle entrate, nel senso che già oggi le verifiche si possono fare sugli ultimi 5 anni (2009-2013). Quindi il nuovo redditometro non è retroattivo, aggiungono, ma potenzia solo le modalità di verifica. Qualche settimana per mettere a punto la macchina e istruire il personale e poi, tra febbraio e marzo, l’Agenzia delle entrate selezionerà le liste dei contribuenti ritenuti a rischio, che verranno sottoposti all’accertamento attraverso il nuovo strumento.
A comporre il redditometro non ci sono solo le 100 voci e passa di spesa, ma anche 55 tipologie di famiglia, nel senso che le 11 categorie di spesa declinate in cinque aree geografiche in cui è stata suddivisa l’Italia (Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole) individueranno appunto che tipo di famiglia si è (tenendo ovviamente conto anche della numerosità), che spesa dovrebbe si avere, sia sulla base di rilievi puntuali (le bollette per le utenze domestiche, per esempio) sia, dove questo non è possibile, utilizzando come riferimento la spesa media per quelle voci e famiglie rilevata dalle statistiche nazionali, e di conseguenza quale reddito minimo è compatibile. Secondo le previsioni dell’Agenzia guidata da Attilio Befera i contribuenti incompatibili potrebbero essere uno su cinque, ma questo non significa che scatterà automaticamente l’accertamento sintetico del reddito e la conseguente richiesta di versare le tasse evase. Ciò infatti avverrà solo quando il redditometro metterà in luce una differenza superiore al 20% tra quanto dichiarato e quanto ricostruito presuntivamente.

In questi casi cominceranno i guai: spetterà al contribuente dimostrare di non aver evaso, spiegando per esempio che le spese apparentemente incompatibili col reddito dichiarato sono giustificate da risparmi accumulati negli anni precedenti oppure da aiuti ricevuti da familiari o anche che le spese che l’Agenzia delle entrate gli attribuisce non sono state sostenute. I contribuenti, intanto, già dal mese di novembre possono fare il redditest sul sito dell’Agenzia, una sorta di simulazione del redditometro applicato al proprio caso, in modo da capire se si è a rischio oppure no.
Befera nei mesi scorsi ha sempre cercato di rassicurare i contribuenti sul fatto che l’amministrazione finanziaria procederà senza soprusi e dialogando col contribuente, ma è chiaro che c’è molta preoccupazione per come concretamente verrà usato il redditometro. Esso infatti accanto a spese effettivamente sostenute e documentate (canoni, bollette, rette scolastiche, mutui, eccetera) valuta anche spese presunte che sulla base di indicatori statistici vengono attribuiti alla famiglia per il solo fatto di rientrare in una certa categoria ed area geografica. Il redditometro, inoltre, accende un faro sulle proprietà e gli investimenti del contribuente. La valutazione avverrà in termini di incremento patrimoniale nell’anno al netto dei disinvestimenti. E finirà per pesare molto. Per fare un esempio, se uno compra una casa l’acquisto peserà per intero al netto del mutuo.

Inoltre, a rilevare saranno non solo le spese del contribuente ma anche quelle dei familiari se questi sono a suo carico. Infine, si legge nel testo del provvedimento, riguardo alle spese sensibili ai fini del redditometro «si considera l’ammontare più elevato tra quello disponibile o risultante dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria e quello determinato considerando la spesa media rilevata dai risultati dell’indagine sui consumi» dell’Istat. Restano fuori dal redditometro solo quegli acquisti che «sono relativi esclusivamente ed effettivamente all’attività di impresa o all’esercizio di arti e professioni». Il nuovo redditometro, che nasce sulle ceneri di quello più semplice del ’92, ha lo scopo, si legge nel decreto pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale e firmato dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, di «adeguare l’accertamento sintetico al contesto socio-economico mutato nel corso dell’ultimo decennio». L’obiettivo è recuperare una parte maggiore di quei 120miliardi di euro di evasione stimata ogni anno. Ma il nuovo strumento debutta in un contesto reso difficile dalla crisi, da un rapporto già problematico tra fisco e contribuenti e da una pressione fiscale che quest’anno arriverà al 45,3% del Pil. Un peso così alto dovuto certamente anche al fatto che molti italiani le tasse non le pagano. E chi le versa lo fa per tutti.

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fonte corriere.it

IN UNA CITTA’ IN EMERGENZA – Foggia, lo scandalo dei premi ai dirigenti: voti da “30 e lode” e quasi un milione di bonus


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Foggia, lo scandalo dei premi ai dirigenti
voti da “30 e lode” e quasi un milione di bonus

Al Comune l’Oivp, l’organismo per la “valutazione delle performance” voluto da Brunetta, ha riconosciuto il massimo del merito ai tecnici della città che ha festeggiato il Natale tra i rifiuti e staziona fissa agli ultimi posti in Italia per qualità della vita. Il dg, dopo le polemiche, congela il pagamento. “Neanche alle elementari tutti i bambini vengono promossi con tutti dieci”

Foggia, lo scandalo dei premi ai dirigenti voti da "30 e lode" e quasi un milione di bonus

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di FULVIO DI GIUSEPPE

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Nadia Comaneci, a confronto, era una dilettante. La ginnasta romena che ha incantato il mondo con il suo “10” oggi impazzirebbe di invidia se conoscesse le performance dei dirigenti del Comune di Foggia. La città che ha festeggiato il Natale invasa dai rifiuti per strada e che staziona nei posti più bassi delle classifiche sulla qualità della vita, vanta però i migliori dirigenti comunali. Almeno a detta dell’Oivp, una sigla con cui a Foggia hanno cominciato ad avere confidenza: Organismo Indipendente di Valutazione delle Performance. Mette i voti ai dirigenti, ma soprattutto li premia con bonus economici. E relativamente agli anni 2010 e 2011, ha attribuito il massimo dei voti a tutti i 16 dirigenti in servizio, che tradotti in cifre fanno 530mila euro a titolo di “retribuzione di posizione e di risultato”. A questi si dovranno aggiungere gli oltre 200mila stanziati per il 2012 da ripartire tra gli attuali 13 dirigenti. Trenta su trenta a ogni dirigente, come il migliore degli studenti universitari. Troppo anche per il nuovo direttore generale del Comune, Mario Pazzaglia (si è insediato una ventina di giorni fa) che ieri ha “congelato” il premio, convocando i tre membri dell’Oivp per riflettere insieme della “condivisione di valori, principi e criteri afferenti la complessa questione della valutazione”.

L’ERRORE (?) DA 200 MILA EURO.  I soldi del premio verranno assegnati, forse. Per ora il direttore ha imposto che il bonus ai dirigenti sia da intendersi con “riserva”. Anche perché nel frattempo, si è scoperto che i dirigenti stessi hanno qualche problema con la matematica e usano la calcolatrice in maniera troppo distratta. Al di là dell’aspetto etico, infatti, il Comune di Foggia rischia di pagare 200mila euro in più  di pagamenti ai dirigenti, per un errore di calcolo. In pratica, secondo le indicazioni ministeriali occorre considerare il valore medio dei dirigenti presenti nel 2010 e confrontarlo con il valore medio dei dirigenti nell’anno di riferimento: la variazione percentuale tra le due consistenze medie di personale determina la misura di variazione da operarsi sul fondo. Può sembrare complesso, in realtà è molto più semplice: in sostanza, essendo diminuito di 3,5 unità il personale, la decurtazione al fondo non doveva essere del 3,5% (valore assoluto) ma del 21% (valore relativo), ovvero  la riduzione da apportare nel fondo retribuzione 2012 deve essere di circa 225mila euro e non di 37mila euro e spiccioli realmente applicati. Un errore (involontario?) che rischia di costare 200 mila euro. Eppure (qui non c’entra l’etica, è un discorso di legge), basterebbe una semplice determina di revoca per correre ai ripari.

LA REAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI. La saga degli “stipendi d’oro” ha chiaramente provocato una sollevazione popolare, che ha investito tutta la città, segnata dall’ultima emergenza rifiuti che sta rientrando (entro metà gennaio verranno riassunti tutti i dipendenti delle ex municipalizzate fallite). Alcune associazioni locali hanno chiesto ai dirigenti di rinunciare al compenso, devolvendolo “al sostegno delle categorie sociali più in difficoltà della nostra città, eventualmente attraverso la mediazione del servizio delle politiche sociali o di organizzazioni di volontariato”.  Ora, c’è da attendere il summit tra amministrazione comunale e membri dell’Oivp. Perché del resto, “neanche alla scuola elementare tutti i bambini vengono promossi con tutti dieci” ha tuonato il presidente del Consiglio comunale di Foggia. A scuola no, al Comune sì.  Piccoli Comaneci crescono. (05 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

VOLER DIMOSTRARE L’INDIMOSTRABILE – La matematica ci riprova: “Ecco perché Dio esiste”

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La matematica ci riprova: “Ecco perché Dio esiste”

Un manoscritto di settanta pagine firmato da Harvey Friedman perfeziona l’opera di Gödel ed entra in lizza per i grandi premi in questo campo. Lo studioso ha lavorato sulla nozione di “consistenza”. Proseguendo un percorso iniziato mille anni fa da Anselmo d’Aosta, con la sua dimostrazione ontologica 

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di PIERGIORGIO ODIFREDDI

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“DIO ESISTE, perché la matematica non è contraddittoria. E il diavolo esiste, perché non possiamo dimostrarlo”, diceva il grande matematico André Weil. Ora un manoscritto di 70 pagine, datato 25 dicembre 2012 e intitolato Una dimostrazione divina della consistenza della matematica, prova una delle ossessioni della storia della logica. Mostra infatti nei dettagli come, partendo dall’ipotesi dell’esistenza di Dio, si può dimostrare che la matematica non è contraddittoria. Forse, dunque, Dio c’è, ma il diavolo no.

L’autore del manoscritto è Harvey Friedman, uno dei logici matematici più famosi, originali e prolifici. Da enfant prodige prese un dottorato in matematica al Massachusetts Institute of Technology all’età di soli diciott’anni. Dopo essere stato immediatamente assunto dall’Università di Stanford, entrò nel Guinness dei Primati come il più giovane professore universitario della storia. In seguito ha insegnato matematica, filosofia e musica, essendo un ottimo pianista. Ed è andato a un soffio dal vincere nel 1986 la medaglia Fields: un onore che, finora, non ha arriso a nessun logico matematico, e che quell’anno andò per uno scherzo del destino al suo quasi omonimo Michael Freedman.

Non si tratta, dunque, di un crackpot, come molti svitati che provano a combinare fra loro teologia e matematica. E non era un crackpot neppure Kurt Gödel, il logico più famoso del Novecento, autore nel 1931 di un teorema sull’impossibilità di dimostrare la consistenza di un sistema matematico all’interno del sistema stesso: teorema che diede appunto a Weil lo spunto per la seconda parte del suo aforisma. E fu lo stesso Gödel a dimostrare nel 1941, e in una forma rimaneggiata nel 1970, un teorema sull’esistenza di Dio, che ha ora dato lo spunto alla dimostrazione di consistenza di Friedman relativa alla prima parte dell’aforisma.

Per capire di cosa stiamo parlando, dobbiamo fare un passo indietro di qualche anno: approssimativamente, un migliaio, e per la precisione, 935. Fu infatti nel 1077 che Anselmo d’Aosta inventò la cosiddetta “dimostrazione ontologica” dell’esistenza di Dio, che nella versione di Cartesio nel Discorso sul metodo, del 1637, si riduce al seguente giochetto. Definiamo Dio come l’essere perfettissimo, alla maniera del Catechismo. Poiché l’esistenza è una perfezione, Dio avrà pure quella. Dunque, esiste.

Nel breve saggio del 1676 Sull’esistenza dell’essere perfettissimo, Leibniz obiettò che Anselmo e Cartesio se l’erano cavata un po’ troppo a buon mercato. Prima di poter dedurre l’esistenza di qualcosa da un ragionamento, infatti, bisogna almeno dimostrare che quel qualcosa è possibile. Nel caso di Dio, definito come essere perfettissimo, bisogna dunque dimostrare che è possibile che qualcuno abbia tutte le perfezioni. E la dimostrazione che Leibniz propose è che, essendo le perfezioni compatibili due a due, allora si possono considerare una dietro l’altra, dimostrando alla fine la compatibilità di tutte.

Quando Gödel vide questa supposta dimostrazione, gli si drizzarono i capelli. In matematica e in logica, infatti, non basta che certe proprietà siano compatibili fra loro due a due, affinché lo siano tutte insieme! Ad esempio, ci sono numeri maggiori di qualunque coppia di interi, ma questo non significa affatto che ci siano numeri maggiori di tutti gli interi.

Gödel decise di vedere se si poteva in qualche modo rimediare all’errore di Leibniz. Sostituì anzitutto le imprecise “perfezioni” di Cartesio con precise “proprietà positive”, definite in analogia con la positività dei numeri, appunto. In particolare, postulò che le proprietà positive avessero le caratteristiche logiche corrispondenti a questi ovvi fatti aritmetici: primo, il prodotto di due numeri positivi è positivo; secondo, lo zero non è un numero positivo; terzo, dato un numero diverso da zero, o lui o il suo opposto sono positivi; e quarto,
un numero maggiore di un numero positivo è anch’esso positivo. Insiemi di proprietà aventi queste caratteristiche sono ben noti in logica e in matematica, e si chiamano “ultrafiltri”.

Gödel definì Dio come un “essere positivissimo”, cioè avente tutte le proprietà positive. E dimostrò facilmente che, nel caso di un universo finito, Dio esiste e ha esattamente tutte e sole le proprietà positive. Il caso di un universo infinito è più complicato, ma Gödel dimostrò che anche in quel caso Dio esiste, purché si
faccia un’ipotesi aggiuntiva: che “essere Dio” sia anch’essa una proprietà positiva.

L’ipotesi è controversa, naturalmente, visto che un seguace della teologia negativa, o un ateo, potrebbero pensare esattamente il contrario. Ma, soprattutto, l’ipotesi aggiuntiva rende banale la dimostrazione, perché equivale a dire che le proprietà positive sono appunto tutte compatibili fra loro: dunque, è solo un modo mascherato di postulare che l’essere perfettissimo esiste.

Fin qui Gödel, di cui si possono trovare l’articolo originale, e una serie di spiegazioni e commenti, nel libretto ‘La prova matematica dell’esistenza di Dio’ curato da Gabriele Lolli e me, pubblicato dalla Bollati Boringhieri nel 2006. Di qui in poi Friedman, che come egli stesso ricorda nell’introduzione del suo lavoro, in quello stesso 2006 partecipò, nel centenario della nascita di Gödel, al grande convegno di Vienna Orizzonti della verità, sponsorizzato tra gli altri dalla Fondazione Templeton: la stessa che assegna ogni anno l’omonimo premio per “il progresso verso la ricerca o la scoperta di realtà spirituali”.

A quel convegno Peter Hajek ed io tenemmo due conferenze sulla dimostrazione di Gödel dell’esistenza di Dio, e Friedman ricorda di «aver trovato particolarmente sorprendente l’uso delle proprietà positive», sia per le implicazioni etiche della parola “positivo”, che per la connessione matematica con gli ultrafiltri. Questi ultimi, infatti, se hanno certe particolari proprietà (ad esempio, se sono “numerabilmente completi”), permettono dimostrazioni di consistenza di sistemi formali anche molto forti, come quelli usati normalmente nella teoria degli insiemi (ad esempio, il sistema ZFC di Zermelo e Fraenkel, con l’assioma di scelta).

Il problema era che l’ultrafiltro usato da Gödel, come si è detto, è banale. Si trattava dunque di trovarne uno che fosse teologicamente rilevante come quello, ma allo stesso tempo matematicamente non banale, in modo da permettere una dimostrazione di consistenza. Il modo per farlo (che è troppo complesso per essere riassunto qui) venne a Friedman al congresso di Heidelberg su Il dialogo tra scienza e religione: passato e futuro dello scorso ottobre, in onore del centenario della nascita di John  Templeton.

Con il suo risultato, egli diventa ora un naturale candidato per il premio Templeton, che è per statuto più ricco del premio Nobel: un milione e centomila sterline! La cosa non cambierà molto il suo conto in banca, visto che suo padre morendo lasciò dieci milioni di dollari a ciascuno dei tre fratelli. Ma poiché Friedman ha tenuto per trentacinque anni una cattedra nell’Ohio, quando poteva averne dovunque, perché gli offriva la possibilità di essere il matematico più pagato d’America, si può forse pensare che la sua ricerca abbia comprensibilmente avuto anche qualche motivazione terrena, oltre ovviamente a quelle celesti. (05 gennaio 2013)

 

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fonte repubblica.it

ESEMPIO DI ARROGANZA DEL POTERE – I treni superveloci in Lombardia battono ogni record: dopo solo quattro mesi il servizio viene sospeso

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Questi sono i danni che fanno i politici che vivono avulsi da ogni realtà che non sia la propria. Oltre ad alimentarsi il portafoglio alimentano l’ego già di per se ipersviluppato con idee di faraonismo fallimentare, il tutto, e sempre, a danno della società, in questo caso rappresentata dalla massa di chi il ‘pendolarismo’ è costretto a farlo per guadagnarsi l’onesta pagnotta quotidiana (e a volte manco quella, e penso agli stagisti che lavorano praticamente gratis), per non parlare degli studenti e altre categorie. Questa è la classe becera dei politici che avrebbero bisogno, oltre che di una sana (e incruenta, per carità) ‘epurazione’ e, di quel che rimane, una ‘rieducazione’ al senso civico del servizio collettivo (se mai l’hanno avuto). Gli Italiani sono stanchi di essere vessati. Ci pensino, fintantochè sono in tempo.

mauro

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I treni superveloci in Lombardia battono ogni record: dopo solo quattro mesi il servizio viene sospeso


Raffaele Cattaneo, l’assessore al quale 8.000 euro al mese erano appena sufficienti a mantenersi, e autore della pensata del ‘pendolino’ di lusso – fonte immagine

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Lanciato lo scorso settembre come il “pendolino” per i pendolari di lusso il Lombardia Express che avrebbe dovuto portare da Varese e Bergamo migliaia di viaggiatori dopo appena quattro mesi viene sospeso e forse soppresso proprio per mancanza di clienti. Sul sito di Trenord si legge solo uno sconsolato comunicato con il quale la società informa “che a partire da lunedì 7 gennaio 2013 e fino a nuovo avviso, il servizio Lombardia Express sarà sospeso”.

Pensato per il pendolarismo dei vip dato il costo maggiorato, sui dodici euro a tratta, rispetto ad una corsa ordinaria il treno permetteva di collegare direttamente le città lombarde in poche decine di minuti e senza soste, ma evidentemente non c’era la domanda necessaria in quanto i treni viaggiavano semivuoti. Il servizio è stato inaugurato il 17 settembre, dall’allora assessore alle Infrastrutture e Mobilità della giunta Formigoni Raffaele Cattaneo (Pdl, in quota Cl) che l’aveva fortemente voluto e che si reputava un grande manager al punto da sostenere ad Ottobre che i “politici bravi devono essere pagati adeguatamente”.

Fu la sua reazione a caldo dopo avere letto il decreto sul taglio alle Ragioni e alle indennità degli assessori e consiglieri sostenuta con le famose e provocatorie parole ” vivo di ciò che fra un mi verrà dimezzato e tra mutuo rette ecc. non so come fare.” Nonostante i biglietti promozionali e i tempi di percorrenza limitati, i viaggiatori non si sono fatti vedere. La media, secondo i dati che Legambiente Lombardia aveva diffuso appena un mese dopo l’entrata in vigore del servizio, era compresa tra i 50 e i 60 passeggeri per corsa (sui quasi 300 posti disponibili). Così mentre veniva garantito in quei quattro mesi un “normale servizio ” ai normali pendolari di Varese e Bergamo, sottoposti a lunghe ed estenuanti attese di treni sovraffollati, spesso freddi e costantemente in ritardo, circolavano convogli praticamente e comodamente vuoti.

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fonte ilsole24ore.com