Archivio | gennaio 15, 2013

Mali, Francia pronta a inviare più truppe. Onu: “Già mezzo milione di sfollati”

(Xinhua)  (Xinhua)

Mali, Francia pronta a inviare più truppe. Onu: “Già mezzo milione di sfollati”

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ultimo aggiornamento: 15 gennaio, ore 19:31
Parigi – (Adnkronos/Ign) – Parigi vuole impegnare un totale di 2500 soldati. L’annuncio del presidente Hollande che ha confermato gli attacchi aerei della notte contro Diabaly, la cittadina occupata dai ribelli. Il G8 approva l’intervento. Mali, jihadisti minacciano la Francia: ”Colpiremo il cuore del Paese”

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Parigi, 15 gen. (Adnkronos/Ign) – La Francia e’ pronta ad inviare piu’ truppe in Mali dove i suoi caccia hanno condotto nella notte raid contro una cittadina occupata dagli islamisti legati ad al-Qaeda. “Per il momento abbiamo 750 uomini, ma questo sara’ aumentato”, ha detto infatti il presidente francese Francois Hollande, parlando a margine della sua visita a Dubai.

A fornire cifre più precise è il ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, secondo cui Parigi intende inviare progressivamente un totale di 2500 militari nel paese. Il quotidiano ‘Le Monde’ ha intanto annunciato che un’unita’ di 40 tank francesi ha raggiunto oggi la capitale del Mali, Bamako, proveniente dalla Costa d’Avorio.

Hollande ha confermato gli attacchi aerei nella notte contro Diabaly, la cittadina a 400 chilometri dalla capitale Bamako occupata ieri dai ribelli dopo che erano stati costretti a lasciare la cittadina centrale di Konna. “L’obiettivo e’ di costringerli a ritirarsi”, ha spiegato il presidente francese sottolineando che si esercita la “massima attenzione” per evitare vittime tra la popolazione civile.

Il G8 dal canto suo approva l’intervento francese in Mali. Un comunicato diffuso a Londra dai direttori politici del gruppo degli otto paesi piu’ industrializzati del mondo ha espresso “grave preoccupazione” per la situazione in Mali e le “sue conseguenze regionali”. “In questo contesto – si legge ancora – il G8 accoglie favorevolmente l’azione militare francese richiesta dal presidente del Mali e il sostegno fornito da altri Stati”.

“Tutti i paesi sono solidali e convinti che abbiamo preso la decisione giusta” ha risposto Hollande a chi gli chiedeva se la Francia non fosse stata lasciata sola in Europa nel suo intervento in Mali. “Tutti hanno prodigato sostegno” e molti hanno offerto aiuto materiale. Tra questi Hollande ha citato il Regno Unito, la Danimarca, il Belgio. Il governo belga in particolare ha deciso oggi di inviare due aerei da trasporto Hercules C-130 e due elicotteri di salvataggio a sostegno delle operazioni militari francesi in Mali.

Giovedì, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea si incontreranno a Bruxelles per una riunione straordinaria dedicata alla situazione in Mali. La convocazione e’ stata decisa dall’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, con l’obiettivo di “valutare le possibili azioni Ue a sostegno del Mali, incluso il rapido dispiegamento della missione di addestramento” dell’Unione Europea, che dovrebbe partire tra la seconda meta’ di febbraio e l’inizio di marzo.

Sul Mali l’Europa “non puo’ essere indifferente, dobbiamo agire, non farlo sarebbe un grave errore politico, strategico e umanitario” ha avvertito Catherine Ashton sottolineando che la minaccia rappresentata dall’offensiva verso sud dei terroristi e jihadisti “si estende alla stessa Ue”. “Siamo direttamente toccati dalla situazione li’, i gruppi terroristici con base nel nord del Mali usano questo terrutorio per controllare tutti i tipi di traffici, droga, armi, contrabbando. Hanno preso molti ostaggi, molti di origine europea”. Per questo, “non possiamo essere indifferenti”, ha esortato l’Alto rappresentante, che ha “reso omaggio a quei Paesi, in particolare la Francia, e a quelli dell’Africa occidentale, che sono andati in aiuto del Mali”. “E’ importante – ha sottolineato ancora – che i ribelli capiscano che la comunita’ internazionale e’ unita a sostegno del popolo maliano contro quelli che vorrebbero imporre un regime violento e non democratico”.

Sulle finalità dell’intervento francese, Hollande ha sottolineato che “abbiamo un obiettivo: fare in modo che quando l’intervento sara’ concluso, ci sia una situazione di sicurezza nel Mali, ci siano autorita’ legittime, un processo elettorale e non ci siano piu’ terroristi che minacciano l’integrita’ del paese”. La Francia, ha spiegato, con la sua operazione condotta in attesa dell’arrivo del contingente africano, “sara’ stata l’elemento decisivo ma non permanente “. “Se non ci fossimo prese le nostre responsabilita’, se non avessi deciso l’intervento, a che punto sarebbe il Mali oggi?”

La missione francese in Mali e’ iniziata cinque giorni fa, dietro la richiesta di aiuto del governo di Bamako di fronte all’avanzata verso sud delle forze islamiste che lo scorso anno hanno occupato il nord del paese.

Hollande si e’ detto “fiducioso” del fatto che le forze francesi e maliane riescano a bloccare l’avanzata degli islamisti, mentre sara’ necessaria ancora “una buona settimana” perche’ l’Unione Africana possa schierare il suo contingente.

Intanto l’Onu lancia l’allarme profughi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCRA, ha riferito che circa 144mila persone sono fuggite dal Mali nel corso dell’ultimo anno mentre in altre aree del Paese si contano già 230mila sfollati, come ha spiegato il portavoce Adrian Edwards. La maggior parte dei rifugiati in fuga dagli scontri viene accolto in Mauritania, Niger e Burkina Faso.

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fonte adnkronos.com/IGN

BELLA QUESTA – Perché con un rapporto debito/Pil al 236% il Giappone spende e spande mentre l’Italia va giù a colpi di austerity?

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Perché con un rapporto debito/Pil al 236% il Giappone spende e spande mentre l’Italia va giù a colpi di austerity?

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di con un articolo di

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Il Giappone ha il 236% del debito/Pil e un deficit/Pil al 10%. Numeri che farebbero impallidire Angela Merkel, i trattati di Maastricht, Lisbona e compagnia bella. E cosa fa il premier Shinzo Abe? Ha annunciato poche ore fa un ulteriore piano espasione della spesa pubblica con un primo intervento da 85 miliardi di euro. Insomma, del mantra europeo dell’ austerity dalle parti di Tokyo non c’è neanche l’ombra.

Ma come mai il Giappone – che resta la terza economia del pianeta e può esibire un tasso di disoccupazione del 4,5% contro l’11% europeo – può permettersi di far galoppare la spesa pubblica pur convinvendo da tempo con parametri di indebitamento molto simili a quelli della Grecia? Non solo: lo stesso plurindebitato Giappone può permettersi di finanziare il debito pubblico americano (facendo carry trade, ovvero pagando interessi inferiori all’1% su titoli a 10 anni ai detentori dei titoli nipponici e ricevendo quasi il 2% dal Tesoro Usa) e quello europeo (il Giappone si è detto pronto ad acquistare titoli emessi dal Fondo salva-StatiEsm). Come mai?

Perché rispetto alla Grecia, o a un qualunque Paese dell’Eurozona, ha almeno due cartucce in più da giocare: la possibilità di stampare moneta della Bank of Japan e la protezione del debito pubblico da parte dei cittadini e degli investitori interni che ne detengono la quasi totalità.

Della possibilità di stampare moneta e quindi del ruolo di prestatore di ultima istanza da parte della Bank of Japan (facoltà condivisa, tra le varie, con la Federal Reserve statunitense, la Bank of England e la Banca centrale svizzera) si è più volte parlato. Così come si è parlato del fatto che la Banca centrale europea non contempla questa possibilità, nonostante abbia attuato nel corso del 2012 misure ibride di intervento come lo scudo anti-spread (che agisce sul mercato secondario) o l’attivazione del fondo Esm (che può tecnicamente acquistare titoli di Stato sul mercato primario qualora un Paese chieda esplicitamente aiuto).

Il principale rischio per un Paese dove la rispettiva Banca centrale stampi moneta all’occorrenza per sostenere la crescita (come peraltro la Federal Reserve ha già fatto tre volte dopo il collasso di Lehman Brothers annunciando tre piani di quantitative easing) è di alimentare potenzialmente l’inflazione.

Anche se non è un’equazione scontata. Ad esempio negli Stati Uniti dal 2008, dopo tre piani di allentamento monetario (l’ultimo dei quali prevede che la Fed stampi 40 miliardi di dollari al mese per un periodo indefinito), l’inflazione non è andata oltre il 3,8% del 2008 (favorendo peraltro una ristrutturazione gratuita del mastodontico debito pubblico americano, oltre 16mila miliardi di dollari) dato che i tassi nominali che il governo Usa paga sui titoli a 10 anni sono inferiori al 2%.

Che non sia un’equazione scontata lo dimostra anche quando accade in Giappone, dove da tempo la Banca centrale persegue politiche di allentamento monetario, vive paradossalmente con lo spettro della deflazione (dal 1997 al 2011 i prezzi sono scesi dello 0,08% secondo dati Eurostat).

E veniamo all’altra arma su cui il Giappone plurindebitato può contare rispetto a un Paese dell’area euro: il debito pubblico è detenuto quasi totalmente al suo interno. Questa dinamica offre il fianco a due vantaggi: 1) è tecnicamente inattaccabile dalla speculazione di investitori stranieri; 2) permette ai cittadini di vivere in uno strano, ma potenzialmente armonioso, equilibrio in cui siano loro stessi attraverso i propri risparmi investiti a finanziare la spesa pubblica. Ovviamente, non ci sono solo pro. Tra gli aspetti negativi dell’enorme “debito pubblico interno” del Giappone c’è la minor liquidità rispetto a un debito aperto a una platea più variegata di investitori. E, soprattutto, su questo debito incombe una spada di Damocle: la demografia. La gran parte della ricchezza dei risparmiatori giapponesi investita nel debito interno è in mano a baby boomers, coloro che sono nati tra gli anni ’40 e ’60, molti dei quali sono prossimi alla pensione: momento in cui – come ricorda Zingales – smetteranno di risparmiare e inizieranno a spendere. E, a quel punto, il debito giapponese potrebbe aprisi agli investitori internazionali che, a fronte di un debito pubblico pari al 236% del Pil, potrebbero chiedere un interesse maggiore rispetto allo 0,82% pagato attualmente. Mettendo a repentaglio la sostenibilità del debito.

E questo ragionamento ci porta a quello che sta accadendo adesso in Italia. Lo spread tra BTp e Bund è letteralmente crollato da luglio (quando il governatore della Bce Mario Draghi ha lanciato lo scudo anti-spread) passado da un picco di 538 a un minimo a 236. Secondo le ultime stime degli addetti ai lavori, dallo scorso novembre il flusso degli investitmenti esteri sul debito pubblico – che durante la crisi, stando ai dati Bankitaila, è calato dal picco del giugno 2011 a quota 813 miliardi fino ai 671 di ottobre 2012 – è stato positivo.

Un dato che si sposa con le dichiarazioni di rinnovata fiducia degli investitori stranieri sull’Eurozona e sul debito italiano (fra cui quella di Pimco, il maggior gestore al mondo di fondi obbligazionari, che a novembre ha annunciato di vendere titoli francesi e tedeschi rimpiazzandoli con quelli italiani e spagnoli). I mercati provano ad anticipare la ripresa economica che potrebbe esserci a partire dal 2014 mentre nel frattempo i dati del 2012 sono negativi (oggi l’Ocse ha pubblicato il Pil del terzo trimestre con Italia maglia nera d’Europa a -0,2%)

I fatti indicano (in attesa della conferma con nuovi dati ufficiali di Bankitalia), quindi, che lo spread si sta ridimensionando grazie alla ritrovata fiducia internazionale e a nuovi afflussi di investimenti esteri sul debito pubblico. La storia recente ha però dimostrato che la dipendenza estera del proprio debito è certamente un bene (quando le cose vanno bene) ma non offre paracaduti (come quello di cui oggi beneficia il Giappone) quando le cose vanno male e i grandi investitori scappano. Lasciando altri col cerino acceso.

twitter.com/vitolops

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fonte ilsole24ore.com

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA – Patenti di guida, l’abc con le novità su categorie, i requisiti per ottenerle, le sanzioni e le penalità


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Patenti di guida, l’abc con le novità su categorie, i requisiti per ottenerle, le sanzioni e le penalità

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di

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Nuove categorie di patente, nuovi requisiti per ottenerle, nuove sanzioni. E anche veste grafica un po’ diversa. Quella che parte da sabato prossimo è una rivoluzione silenziosa delle licenze di guida. La detta la Ue, con le sue due ultime direttive (la 2006/126 e la 2009/113), di cui ha fissato l’entrata in vigore appunto il 19 gennaio. Ecco le novità.

Patente A
Patente conseguibile ad almeno 20 anni da chi sia già titolare da almeno due anni di una licenza di guida A2. Consente di guidare tutti i veicoli consentiti con le patenti AM, A1 e A2, più:

motocicli, ossia veicoli a due ruote, senza carrozzetta muniti di un motore con cilindrata superiore a 50 cm³ se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h. (categoria L3e)

motocicli, ossia veicoli a due ruote, con carrozzetta, muniti di un motore con cilindrata superiore a 50 cm³ se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h. (categoria L4e)

Se conseguita a 21 anni, sempre a condizione che il conducente sia già titolare della patente di guida di categoria A2 da almeno due anni, è valida anche a guidare:

motocicli, ossia veicoli a due ruote, senza carrozzetta muniti di un motore con cilindrata superiore a 50 cm³ se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h. (categoria L3e)

motocicli, ossia veicoli a due ruote, con carrozzetta, muniti di un motore con cilindrata superiore a 50 cm³ se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h. (categoria L4e)

tricicli di potenza superiore a 15 kW (categoria L5e)

Infine, può essere conseguita anche direttamente (cioè con accesso diretto, senza precedenti esperienze di guida) a 24 anni e consente di superare i limiti precedente, abilitando a:

motocicli, ossia veicoli a due ruote, senza carrozzetta muniti di un motore con cilindrata superiore a 50 cm³ se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h. (categoria L3e)

motocicli, ossia veicoli a due ruote, con carrozzetta, muniti di un motore con cilindrata superiore a 50 cm³ se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h. (categoria L4e)

tricicli di potenza superiore a 15 kW (categoria L5e)

Patente AM
Nuova categoria che individua la più “semplice” tra le patenti, conseguibile a 14 anni al posto del “patentino” (si veda la voce apposita). Abilita a condurre:

ciclomotori a due ruote con velocità massima di costruzione non superiore a 45 km/h, la cui cilindrata è inferiore o uguale a 50 cm³ se a combustione interna, oppure la cui potenza nominale continua massima è inferiore o uguale a 4 kW per i motori elettrici (categoria L1e)

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fonte ilsole24ore.com

METEO – Nevicate dal Nord fino al Lazio. Allerta della Protezione civile

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Nevicate dal Nord fino al Lazio
Allerta della Protezione civile

Previsti i fiocchi sopra i trecento metri. Acquazzoni in campania, Sardegna e Calabria

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ROMA – Una nuova perturbazione proveniente dal nord Atlantico porterà ancora maltempo sull’Italia. Sulla base delle previsioni, il Dipartimento della Protezione Civile ha dunque emessouna nuova allerta meteo che integra ed estende quelle emesse nei giorni scorsi e che prevede piogge e temporali anche molto intensi su Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Lazio e Sardegna. Previsto, inoltre, il persistere di nevicate intorno ai 300-500 metri, con sconfinamenti a livelli di pianura sulla Lombardia, in successiva estensione ad Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Dalle prime ore di domani, dicono ancora gli esperti, si prevedono nevicate fino a 300-500 metri su Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, con temporanei sconfinamenti a quote più basse su Toscana ed Umbria e nevicate oltre i 500-700 metri su Campania, Basilicata e Calabria. Infine, sono previsti venti forti di burrasca su Campania, Molise, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Il Dipartimento seguirà l’evolversi della situazione in contatto con le prefetture, le Regioni e le strutture locali di protezione civile.

Martedì 15 Gennaio 2013 – 17:41
Ultimo aggiornamento: 17:54
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INCREDIBILE MA VERO – Stoccolma, una ventenne ruba un treno e si schianta a tutta velocità contro un condominio

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Stoccolma, ruba un treno e si schianta a tutta velocità contro un condominio. Arrestata

La «ladra», una ventenne, addetta alle pulizie. Nessun passeggero era a bordo del convoglio. Ferita una donna

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Una ventenne ha rubato l’altra notte un treno viaggiatori e, dopo un breve viaggio, è andata a schiantarsi a tutta velocità contro una palazzina vicino alle rotaie nel quartiere di Saltsjögränd, a Stoccolma (Svezia). Al momento dell’incredibile incidente non c’erano passeggeri a bordo. Una donna è però rimasta intrappolata nelle macerie ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale, riferisce il portale Expressen.

Ruba un treno e si schianta Ruba un treno e si schianta    Ruba un treno e si schianta    Ruba un treno e si schianta    Ruba un treno e si schianta    Ruba un treno e si schianta

A BORDO – Il treno è finito nella cucina del condominio, al primo piano, abitato da tre famiglie. Ora gli inquirenti stanno indagando come la ragazza, a quanto pare un’addetta alle pulizie, sia potuta salire a bordo del treno e a farlo partire, ma soprattutto i motivi che l’hanno spinta a questo gesto. La donna nel frattempo è stata arrestata

Elmar Burchia

15 gennaio 2013 | 17:43

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fonte corriere.it

NAPOLI – Fascicoli dei processi manomessi per soldi: 26 arresti negli uffici giudiziari. Coinvolti avvocati, cancellieri e un ispettore di polizia


|Campania/ Italy|  Camorra   Born:  Early 1800s    Dead:  / ?

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Tre in carcere, 22 ai domiciliari e una misura interdittiva. tabelle per le mazzette

Fascicoli dei processi manomessi per soldi
Napoli, 26 arresti negli uffici giudiziari

Coinvolti avvocati, alcuni cancellieri e un ispettore di polizia
Ne avrebbero beneficiato diversi boss. Ecco il tariffario

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NAPOLI – Terremoto negli uffici giudiziari di Napoli. Avvocati e cancellieri occultavano o manipolavano fascicoli processuali in cambio di mazzette.

GIRO ILLEGALE – Ben ventisei ordinanze cautelari- tre in carcere, 22 ai domiciliari e una misura interdittiva – sono state eseguite su richiesta della Procura di Napoli contro un giro di illegalità scoperto negli uffici giudiziari partenopei. Sarebbero coinvolti quattro avvocati, alcuni cancellieri e un ispettore di polizia.

I NOMI – Sono in tutto 45 le persone indagate. Una serie di perquisizioni sono state effettuate dalla Guardia di Finanza negli studi degli avvocati coinvolti e in alcuni uffici giudiziari. L’inchiesta ha portato in carcere due dipendenti della Corte d’Appello, Mariano Raimondi e Giancarlo Vivolo, ed un faccendiere, Vincenzo Michele Olivo. I quattro avvocati agli arresti domiciliari sono Giancarlo Di Meglio, Fabio La Rotonda, Giorgio Pace e Stefano Zoff. Diversi sono i boss che avrebbero beneficiato della sparizione dei fascicoli o di singoli atti.

RIPRESE VIDEO – Agli atti ci sono intercettazioni e anche riprese video – delle telecamere installate negli uffici della corte d’Appello – che documenterebbero accordi e scambi di denaro tra cancellieri e avvocati coinvolti nell’organizzazione.

VIOLAZIONE SEGRETO ISTRUTTORIO – Nelle ordinanze si ipotizzano, a vario titolo, le accuse di associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari, violazione del segreto istruttorio, occultamento di fascicoli processuali ed accesso abusivo ai sistemi informatici. I reati sarebbero stati commessi in particolare presso la Corte d’appello e il Tribunale di Sorveglianza.

LO SCHEMA – Secondo la Procura, dall’indagine emerge uno schema ricorrente. I funzionari o commessi degli uffici giudiziari, su sollecitazione di avvocati o faccendieri, avrebbero compiuto interventi illeciti su alcuni fascicoli, sottraendo parte degli atti o occultandoli completamente, in cambio di denaro o altre regalie, in modo da condizionare il normale iter giudiziario.

FAVORITI CAMORRISTI – L’organizzazione avrebbe favorito anche imputati o detenuti per reati di camorra. Gli indagati avrebbero fatto sparire fascicoli o singoli atti, in modo da ottenere continui rinvii e approdare o alla scadenza dei termini di custodia cautelare, o alla prescrizione dei reati contestati.

IL CONSULENTE – Dalle intercettazioni, sottolineano gli inquirenti, si evince l’esistenza di una vera e propria organizzazione, definita come «rete corruttiva». La misura interdittiva riguarda anche un consulente tecnico iscritto all’albo della procura e del tribunale: su incarico di un avvocato e dietro pagamento di mazzette avrebbe redatto perizie psichiatriche d’ufficio compiacenti a favore di un indagato gravato da numerosi procedimenti penali.

L’ISPETTORE DI POLIZIA – Ai domiciliari è finito invece un ispettore di polizia del commissariato Vicaria-Mercato, che – in base alle risultanze delle indagini – avrebbe avuto il compito di sostituire le relazioni negative redatte dal commissariato su richiesta del tribunale di sorveglianza con false relazioni positive, al fine di far ottenere ai condannati provvedimenti favorevoli.

LE TABELLE DELLE MAZZETTE Funzionari e dipendenti pubblici corrotti avrebbero stabilito «tabelle» per determinare l’entità delle mazzette da ricevere (leggi), differenziate in base al tipo di manipolazione di fascicoli processuali. Venivano chiesti più soldi, naturalmente, quanto più spinoso o scottante era il fascicolo da inquinare. Visto il sistema collaudato, in alcuni casi sarebbero stati gli stessi dipendenti degli uffici giudiziari a sollecitare le attività illecite, proponendo ad avvocati e faccendieri delle ipotesi «interessanti» per i loro clienti e stabilendo il prezzo per ciascuno dei «favori» proposti.

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fonte corriere.it

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Allarme: i Cinesi si stanno comprando l’Italia!

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Allarme: i Cinesi si stanno comprando l’Italia!

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DI ALDO GIANNULI
aldogiannuli.it

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Nella scorsa settimana, i servizi segreti hanno presentato un rapporto al governo nel quale lanciano un allarme: i cinesi si stanno comprando l’Italia. Hanno messo gli occhi sull’enorme area dismessa della Falck di Sesto San Giovanni, dove pensano addirittura di aprire una filiale della Bank of China; fanno man bassa azionaria nel settore della automazione industriale, della nautica da diporto, delle tecnologie ambientali, ecc. I brevetti sono a rischio, la posizione concorrenziale dell’Italia pure. Infine –suprema infamia!- nell’anno prossimo, sbarcherà in Italia la temibile Dagong, l’agenzia di rating cinese, per valutare la fattibilità degli investimenti in Italia! Orrore! Scusate ma dove è il problema?

Con gli accordi di Marrakesh (1993) abbiamo sancito, in omaggio ai sacri principi liberisti, la libera circolazione dei capitali a livello mondiale senza alcuna barriera protettiva statale. E allora? Dovevate sapere che tutto questo avrebbe comportato anche problemi di sicurezza.

“Ma questi sono cinesi!” E allora, cosa c’è che non va? Il colore giallo? Che differenza farebbe se gli acquirenti fossero americani, francesi, tedeschi? “Ma americani, francesi e tedeschi sono alleati e questi no” A parte il fatto che le agenzie di rating americane (Jp Morgan e Moody’s) o franco-americane (Fitch) non si comportano granché da alleate, queste sono valutazioni di ordine politico che non dovrebbero influenzare le decisioni di mercato. O vi siete dimenticati di quello che ci avere insegnato sulla perfezione del mercato?

“Ma americani, inglesi e francesi si muovono attraverso imprenditori privati, mentre dietro gli investitori cinesi si intravede l’ombra del loro Fondo Sovrano, il braccio armato del governo che userà le acquisizioni non per scopi economici, bensì politici”. Appunto: quando avete fatto festa per l’avvento del libero mercato globale dovevate sapere che avrebbe potuto verificarsi anche un rischio del genere. Peraltro, solo un anno fa pregavamo in ginocchio Wen Jabao di far comprare i titoli di debito pubblico italiani da parte del fondo sovrano cinese. Ed allora? I bond si e le aree dismesse e le industrie no?

Diciamocela francamente: possiamo sospettare che qualcuno stia cercando di fare un favore a qualche amichetto? Mi spiego meglio: l’Italia si sta apprestando ad un piano di dismissioni che va dalle aree demaniali ai gioielli di famiglia come Eni, Alitalia, Finmeccanica ecce cc. Personalmente sono ostile a questo piano per ragioni che ho spiegato altrove, comunque, se asta di beni pubblici ci deve essere, meglio che ci siano più concorrenti possibili e che ci siano quelli che fanno le offerte più alte. I cinesi, oggi, sono indubbiamente i concorrenti più “liquidi” ed è prevedibile che la loro presenza sul mercato faccia salire il valore delle offerte. Dovremmo esserne contenti, vero? Ma questo potrebbe anche dispiacere a chi vuol partecipare all’asta, ma risparmiando.

Ed allora un allarme del genere giunge davvero a proposito. Un Grande ci ha insegnato che “a pensar male si fa peccato, ma ci si indovina”. E noi siamo tanto peccatori!

Aldo Giannuli
Fonte: http://www.aldogiannuli.it
Link: http://www.aldogiannuli.it/2013/01/allarme-cinesi-comprano-italia/#more-2547
15.01.2013

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fonte comedonchisciotte.org

Viminale, bocciati tutti i simboli civetta. Salvi Grillo, Monti e Ingroia. Ricusato logo Lega

Viminale, bocciati tutti i simboli civetta. Salvi Grillo, Monti e Ingroia. Ricusato logo Lega

Viminale, bocciati tutti i simboli civetta.
Salvi Grillo, Monti e Ingroia. Ricusato logo Lega

Il ministero dell’Interno ha ammesso 169 contrassegni su 219: 16 sono stati bocciati, 34 dovranno essere modificati. Il Carroccio, che aveva due nomi nel logo, domani consegnerà al ministero dell’Interno la versione corretta

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ROMA – Su un totale di 219 simboli presentati, 169 sono stati ammessi dal Viminale e 34 sono stati ricusati, ovvero vanno sostituiti entro 48 ore, pena il ricorso in Cassazione. Altri 16 simboli non hanno i requisiti necessari per partecipare alla competizione elettorale per carenza di documentazione. Rimane dunque ancora imbattuto il record dei 304 loghi ammessi nel 1994.

Liste civetta e da cambiare. Il ministero dell’Interno ha deciso di ricusare anche il “simbolo civetta” clone di quello del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che era stato depositato dall’ex grillino Danilo Foti. Allo stesso modo sono da sostituire i doppioni che copiavano quelli del premier uscente Mario Monti (“Monti presidente per l’Europa”), del magistrato Antonio Ingroia (“Rivoluzione Civile”) e della lista Grande Sud. Il Viminale ha poi ricusato il simbolo della Lega Nord, quello con l’immagine di Alberto da Giussano, che aveva al suo interno i nomi di ‘Maroni’ e di ‘TreMonti’ con la ‘M’ maiuscola. La Lega ha annunciato che già domani consegnerà il nuovo logo. Ammessi, invece, i simboli di Lega Lombardo Veneta, Lega Federale del Sud, Lega Padana, Lega per l’Italia, Lega Italia e Lega del Sud, nessuno dei quali fa riferimento al Carroccio.
Da cambiare pure entro due giorni il logo “Liberi da Equitalia” dell’avvocato napoletano Angelo Pisani, lista coalizzata con il Pdl sia alla Camera sia al Senato.

Loghi bocciati. I simboli non ammessi per mancanza dei requisiti necessari sono i seguenti: ‘ValleCamonica Provincia’, ‘Italia societa’ civilè, ‘Democratici di sinistra’, ‘Fronte dell’Uomo qualunque’, ‘Italia Opera’, ‘Italia dei Valori – Lista Di Pietro (Idv)’, ‘Fronte per l’Indipendenza’, ‘Partito dei Comunisti italiani’, ‘Federazione dei Verdi’, ‘Veneto Stato’ (presentato due volte), ‘Rifondazione Comunista-Sinistra Europea’, ‘Partito Italia Nuova’, ‘Come ci hanno ridotto’, ‘Democrazia Europea’ (simbolo presentato due volte).

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APPROFONDIMENTI

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fonte repubblica.it

PASSO D’ADDIO? – Fiat chiede la cassa integrazione per Melfi fino al 2014

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Quasi 2 anni di stop per ristrutturazione

Fiat chiede la cassa integrazione per Melfi fino al 2014

La Fiat ha richiesto per lo stabilimento di Melfi (Potenza) la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale dal prossimo 11 febbraio al 31 dicembre 2014. Lo dichiara la Fiom-Cgil, che esprime “forte preoccupazione perchè ad oggi ancora non si conoscono i dettagli degli investimenti per lo stabilimento”

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Melfi, 15-01-2013

La Fiat ha richiesto per lo stabilimento di Melfi (Potenza) la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale dal prossimo 11 febbraio al 31 dicembre 2014. Lo dichiara la Fiom-Cgil, che esprime “forte preoccupazione perchè ad oggi ancora non si conoscono i dettagli degli investimenti per lo stabilimento”.

Il segretario regionale del sindacato, Emanuele De Nicola, ha sottolineato che la richiesta “arriva dopo gli annunci in pompa magna dei giorni scorsi, alla presenza del Presidente del Consiglio, Mario Monti e del Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo e dei segretari generali di Cisl e Uil”.

La Fiom-Cgil inoltre esprime “forte preoccupazione perchè ad oggi ancora non si conoscono i dettagli degli investimenti per lo stabilimento e i tempi per la realizzazione del nuovo progetto” e chiede “alla Fiat e anche alle istituzioni regionali la massima trasparenza nella gestione della Cigs al fine di garantire la rotazione al lavoro di tutti i lavoratori, per impedire come avvenuto a Pomigliano discriminazioni e perdite salariali a danno dei lavoratori”.

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fonte rainews24.it

SCHIZOFRENIA PARANOIDE – Berlusconi attacca Monti: un mascalzone. Poi lancia Mario Draghi al Quirinale

La schizofrenia paranoide, in campo medico, è una forma di schizofrenia dove si manifesta la paura del soggetto di essere perseguitato. Le persone affette da tale disturbo mentale possono interpretare fatti, comportamenti e comunicazioni come prove di complotti orditi contro di loro; tendendo a difendersi dalle persone che credono ostili, e che presumono coinvolte nei “complotti”. Deliri ed allucinazioni sono frequentemente correlati alle tematiche di persecuzione.

Si distingue dal disturbo paranoide di personalità per la gravità e la qualità dei sintomi, che sono deliri di grado psicotico e includono percezioni irreali, come ricordi di fatti non accaduti e allucinazioni, o comunque sono convinzioni dal contenuto bizzarro e impossibile al punto da pregiudicare l’esame di realtà del soggetto.

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Berlusconi attacca Monti: un mascalzone Poi lancia Mario Draghi al Quirinale

Il Cavaliere: «Il professore sotto choc per i sondaggi. E’ una protesi della sinistra. Fini e Casini per la famiglia? Sì la mettono in lista». Solita tirata contro i pm: «Processate la Boccassini»

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ROMA – Nuovo attacco di Silvio Berlusconi al premier Mario Monti, che ieri ha definito il Cavaliere «pifferaio magico». «E’ sotto chocper i sondaggi che lo indicano come uno dei leaderini del centro, oppure come diceva Flaiano l’insuccesso dà alla testa. Monti è molto diverso da come credevamo e noi ci eravamo cascati», ha detto oggi Berlusconi intervistato a Omnibus su La7, dove ha lanciato poi il nome del presidente della Bce, Mario Draghi per il Quirinale.

«Assolutamente sì. Se ci fosse una maggioranza che lo proponesse io lo voterei», ha detto Berlusconi parlando dell’ipotesi di Draghi alla presidenza della Repubblica. «Non ho mai avuto l’ambizione di fare il presidente della Repubblica», ha aggiunto. «Era di sinistra. Si è comportato in un certo modo con diverse prese di posizioni che io non ho condiviso», ha detto invece l’ex premier riferendosi a Carlo Azeglio Ciampi.

«Il nostro avversario è Bersani», ha spiegato ancora il Cavaliere, ma Monti, che «si presenta sotto le mentite spoglie di indipendenza», secondo Berlusconi, «è una protesi della sinistra» perché ha «rivelato che c’è un patto segreto con Bersani». «Si è rivelato un bluff – ha detto ancora l’ex premier – tutto quel che ha fatto ci ha deluso».

«Chi dice queste cose è un mascalzone, questa è una mascalzonata, perché lo spread è una cosa indipendente. Queste sono affermazioni della sinistra, sono menzogne, non è la realtà», ha poi affermato Berlusconi, alzando visibilmente il tono della voce e ribadendo che «questa è una parte della congiura, perchè si voleva togliere di mezzo un governo per il raggiungimento degli interessi di altri Paesi europei».

«Trovo immorale che Monti abbia deciso di diventare un protagonista della politica approfittando di un titolo al di sopra delle parti. Se avessi saputo che avrebbe approfittato dell’essere premier di un governo tecnico e poi un protagonista della politica, non avrei firmato la lettera di nomina a senatore a vita», ha continuato Berlusconi.

«Tutti i piccoli partiti in Italia sono un grande impiccio per chi deve governare, visto che seguono solo le politiche loro e si identificano con i piccoli leader che li guidano. Il mio invito è quello di non disperdere il voto: se si vuole la sinistra si voti il Pd, se si vogliono i moderati si voti il Pdl», ha affermato ancora l’ex premier.

«Il premier lo fa Angelino Alfano, la Lega è d’accordo», ha poi sostenuto Berlusconi.

«Non sono dei familiari e poi ho candidato le migliori», ha quindi spiegato Berlusconi rispondendo a chi gli chiede delle ragazze candidate nel Pdl. Quanto alla Minetti ha aggiunto: «Fu indicata da Do Verzè. Ha subito una vera e propria aggressione in ragione del suo aspetto fisico».

«Fini e Casini hanno partiti di proprietà. Dato che loro sono sempre vicini alla famiglia hanno introdotto il quoziente familiare nei partiti avendo candidato 4 figli di parlamentati precedenti, il nipote di De Mita, il genero e la cognata di Casini», ha affermato ancora Berlusconi.

«Fini ormai è al massimo del ridicolo. Oggi dice che tutti dovrebbero essergli grato per aver fatto cadere il mio governo e propugna l’impegno con gli elettori di non cambiare casacca. La massima che il successo ha dato alla testa funziona al 100% anche per lui», ha poi sottolineato Berlusconi.

Il redditometro. «Il nostro era diverso da quello che era stato portato avanti dal governo Monti. Ci sono 100 voci che fanno sì che sia uno strumento che spaventa i cittadini», ha affermato ancora Berlusconi. «Monti ha dato la colpa a noi del redditometro, ma non era quello che abbiamo messo noi, è completamente diverso», ha aggiunto. «Ad esempio – spiega – ora c’è l’inversione dell’onere della prova e ci sono tutte quelle voci che spaventano i cittadini, ed è disincentivante dei consumi» con «l’impossibilità di pagare in contanti fino a 999 euro». Per il Cavaliere con la proposta della «sinistra di mettere il limite a 300 euro entreremmo in uno stato di polizia tributaria».

Monti lo accusa di non saper tenere sotto contro lo spread? «È una mascalzonata, come tutte le altre», ha detto ancora Berlusconi, tornando a ribadire che «lo spread non dipende dai governi». «In Europa io ero temuto, non irriso. Io ho imposto Mario Draghi a capo della Bce, l’ho imposto contro Tremonti che era contrario, e contro Sarkozy. Anche Barroso, in accordo con Tony Blair, l’ho messo lì io», ha continuato l’ex premier.

«Dovrebbero andare sotto processo i giudici di Milano che sono mostruose macchine di diffamazione. È uno scandalo vero», ha poi affermato Berlusconi, aggiungendo che la Boccassini «dovrebbe andare sotto processo per aver impiegato» parlando del processo Ruby «risorse dello stato su un’ accusa inesistente». «È un Paese barbaro se uno viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa se va ad una cena. Siamo ad una patologia che dobbiamo sconfiggere», ha affermato ancora Berlusconi.

«In nessun Paese è consentito che uno si faccia pubblicità come pm e poi si candida alle elezioni. Abbiamo anche questa damnatio. È troppo comodo, quello che accade ora è uno scandalo», ha poi affermato Berlusconi a proposito della candidatura dell’ex pm Antonio Ingroia.

«Io non sono un giustizialista sono un campione di garantismo. Nell’ultimo comitato presidenza si è deciso che in caso di condanna definitiva non saranno ricandidati. Per gli altri deciderà il comitato di giuristi a cui abbiamo dato le carte entro la settimana», ha quindi detto il Cavaliere parlando delle candidatrue degliinquisiti.

Martedì 15 Gennaio 2013 – 08:47
Ultimo aggiornamento: 10:09
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