Archivio | gennaio 16, 2013

Adro, maestre e bidelle si tassano per pagare la mensa a 15 bambini

ma chi ha votato ‘sto energumeno?
Adro, maestre e bidelle si tassano per pagare la mensa a 15 bambini
Il sindaco Oscar Lancini

Adro, maestre e bidelle si tassano per pagare la mensa a 15 bambini

E’ accaduto nella stessa scuola in cui il sindaco leghista del comune bresciano aveva fatto riprodurre
dappertutto il Sole delle Alpi. La Cgil: “Il primo cittadino aveva dato ordine di escluderli dalla mensa”

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di LUCIA LANDONI

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Le maestre si autotassano per consentire ai loro alunni di usufruire della mensa: la scuola elementare di Adro, in provincia di Brescia, già nota per i simboli del Sole delle Alpi che ne caratterizzavano l’arredamento prima che il tribunale bresciano imponesse al sindaco leghista Oscar Lancini di farli rimuovere, torna alla ribalta delle cronache. Questa volta per un episodio di solidarietà: dato che il primo cittadino ha stabilito che tutti gli studenti del polo scolastico “Gianfranco Miglio” (comprendente asilo, scuola elementare e media) non possano mangiare in mensa nel caso in cui le famiglie non versino la retta di 30 euro mensili, il preside Gianluigi Cadei, due bidelle e le insegnanti dei 15 bambini che verrebbero esclusi dai pasti hanno deciso di pagare di tasca loro.

«Si tratta di un gesto molto significativo, di cui vale senz’altro la pena rimarcare l’importanza – spiega Damiano Galletti, segretario generale della Camera del lavoro di Brescia – Già nel corso dell’anno scolastico 2011-2012 il sindaco Lancini aveva imposto alla dirigenza scolastica l’adozione di questo provvedimento e noi di Cgil, insieme con Caritas, privati cittadini e altre associazioni, avevamo dato il via a una raccolta di fondi per garantire il servizio mensa e trasporto a scuola per tutti i bambini. Poi un imprenditore di Adro si era addirittura fatto carico dei debiti delle famiglie in difficoltà, dando prova di grande umanità e venendo nominato a seguito del gesto Cavaliere della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano».

Quest’anno la situazione non è cambiata e il personale scolastico è intervenuto: «Da settembre è partita questa autotassazione, che proseguirà fino al termine delle lezioni, a giugno – continua Galletti – Chiaramente l’adesione è libera, ma l’intero corpo docente ha approvato l’iniziativa, sostenuta anche dal dirigente scolastico e dal personale ausiliario». (16 gennaio 2013)

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fonte milano.repubblica.it

Ecco il piano Obama: stop alle armi da guerra


Eager to buy: Gun collector and target shooter Roy Shanks paid $2,400 for a Smith and Wesson-made variation of the AR-15 rifle that would have cost about $1,300 a month ago in case Washington passes a weapons ban
https://i2.wp.com/i.dailymail.co.uk/i/pix/2012/12/29/article-2254469-16AD9859000005DC-697_634x422.jpg
Gun frenzy: People crowd the RK Gun Show in the Smokies in Knoxville, Tennessee on Friday, December 28, 2012

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Ecco il piano Obama: stop alle armi da guerra

Le misure contenute nei 23 decreti esecutivi del presidente americano

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Controlli preventivi su tutti coloro che acquistano armi da fuoco; divieto della vendita dei fucili d’assalto e dei caricatori ad alta capacità di munizioni; scuole più sicure; strutture per la cura delle malattie mentali più efficienti: questi i quattro capisaldi del piano presentato dal presidente americano, Barack Obama.

Alcune delle misure sono contenute nei 23 decreti esecutivi firmati dal presidente. Altre, come il bando delle armi semi-automatiche, dovranno essere approvate dal Congresso.

INDAGARE SU CHI COMPRA. Dovranno essere obbligatori per verificare se l’acquirente ha precedenti penali o soffre di disturbi mentali. Sarà creata una banca dati per ‘schedare’ le persone considerate pericolose e permettere un efficace scambio di informazioni.

MAI PIU’ ARMI DA GUERRA SU SCAFFALI. Il Congresso dovrà ripristinare e rendere più stringente il divieto della vendita dei fucili d’assalto, come l’AR-15 usato per la strage di bimbi a Newtown.

BANDO SUPER-CARICATORI E SUPER-PALLOTTOLE. Da mettere al bando anche i super-caricatori ad alta capacità di munizioni, introducendo il limite di massimo 10 pallottole e mettere fuori legge i proiettili più potenti in grado di perforare i giubbotti protettivi della polizia.

PENE PIU’ SEVERE. Giro di vite per chi acquista o si procura, o procura ad altri armi in maniera illegale.

SCUOLE PIU’ SICURE. Niente guardie armate, ma più risorse per assumere più personale, rafforzare i controlli, elaborare piani di emergenza più efficaci.

PIU’ CONTROLLO SU DISTURBI MENTALI. Aumentare le risorse per migliorare i servizi strutture sanitarie che si occupano del trattamento delle persone con disturbi mentali, soprattutto dei più giovani.

FILM E VIDEOGAME NEL MIRINO. Scongelare i fondi per promuovere la ricerca sulle cause e la prevenzione della violenza e approfondire l’impatto che i film e i videogiochi più violenti hanno sull’aumento della criminalità.

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fonte ansa.it

I PERITI – “La morte di Cucchi era prevedibile, i medici non capirono patologia”

I periti: "I medici non capirono patologia La morte di Cucchi era prevedibile" Stefano Cucchi

I periti: “I medici non capirono patologia
La morte di Cucchi era prevedibile”

Il processo sul decesso del ragazzo, avvenuto il 21 ottobre del 2009 nel reparto giudiziario dell’ospedale Pertini a pochi giorni dal suo arresto, è stato aggiornato al 30 gennaio. Il padre: “Ipotecata casa per affrontare le spese giudiziarie”

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“I medici dell’ospedale Sandro Pertini, con condotte colpose o con imperizia o con negligenza, non hanno saputo individuare la patologia da cui era affetto il paziente Stefano Cucchi, di cui ne sottovalutarono le condizioni. L’evento morte era prevedibile”. Questo il parere dei periti (i milanesi Cristina Cattaneo, Mario Grandi, Gaetano Iapichino, Giancarlo Marenzi, Erik Sganzerla, Luigi Barana) incaricati dalla terza corte di assise di Roma di stabilire le cause della morte di Stefano Cucchi, deceduto il 21 ottobre 2009 nel reparto giudiziario dell’ospedale Pertini a pochi giorni dal suo arresto.

I sei hanno testimoniato in aula nel corso del processo che, dopo il controesame delle parti civile e di un avvocato di un imputato, è stato aggiornato al 30 gennaio. Sul banco degli imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti penitenziari, accusati a seconda delle posizioni di favoreggiamento, abbandono d’incapace, abuso d’ufficio, falsità ideologica, lesioni ed abuso di autorità. Secondo i pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, Cucchi fu picchiato nelle celle del tribunale mentre era in attesa della convalida dell’arresto e, poi, abbandonato al suo destino in ospedale. Due eventi che, per gli inquirenti, non hanno un nesso causale con la morte.

Per i periti, la causa del decesso è da identificarsi “in una sindrome da inanizione, ossia una mancanza (o grande carenza) di alimenti e liquidi” e non c’è alcun nesso di causalità tra la morte e la frattura al sacro e con le ecchimosi al capo. Lesioni in relazione alle quali, per i periti, non era necessario un ricovero. I medici del Pertini “non si sono mai resi conto di essere di fronte a un caso di malnutrizione importante, hanno prestato scarsa attenzione anche all’esame obiettivo del paziente e, non trattandolo in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso”.

La malnutrizione di Cucchi, per gli esperti, era già visibile dai risultati degli esami svolti all’ospedale Fatebenefratelli qualche giorno prima. Cucchi “doveva essere trasferito in una struttura di terapia intensiva” dove sarebbe stato “probabilmente ancora possibile recuperare il paziente”. Inoltre, “non avendo consapevolezza della patologia di cui Cucchi era affetto, venne pure a mancare da parte dei sanitari del reparto di medicina protetta del Pertini una adeguata e corretta informazione al paziente sul suo stato di salute e sulla prognosi a breve inevitabilmente infausta nel caso egli avesse persistito nel rifiutare cibi e liquidi”.

La patologia da cui era affetto Cucchi, spiegano i periti, “ha un’evoluzione progressiva che da un certo punto in poi non può più regredire e che va incontro ad una evoluzione infausta”. Quanto alla posizione degli infermieri, gli esperti hanno ribadito che “non si individuano profili di responsabilità professionale che abbiano influito in qualche modo sulla evoluzione della patologia di Cucchi e che quindi ne abbiano in alcun modo condizionato il decesso”. In merito alla cartella clinica, gli esperti milanesi hanno evidenziato come sia stata tenuta in modo “incompleto e superficiale”.

A margine del processo ha parlato Giovanni Cucchi, padre di Stefano: “Abbiamo dovuto ipotecare casa per far fronte alle spese del giudizio, quando dovrebbe essere lo Stato a difenderci. Stefano è solo la punta di un iceberg che evidenzia come sia il sistema che non va. Un sistema che presenta aspetti negativi che non si vogliono far emergere. Speriamo che la morte di Stefano serva almeno a questo, affinché non accadano più fatti del genere”.

Il genitore, poi, riferendosi alla circostanza che non è stato permesso ai consulenti nominati dalla famiglia Cucchi di svolgere il controesame dei periti della Corte d’Assise in sostituzione degli avvocati, ha aggiunto: “Pretendiamo le scuse dai pm e dal ministro della Giustizia. Ho consegnato mio figlio allo Stato sano. E’ stato ucciso e io sono costretto a subire affronti in aula: si impedisce a una famiglia di far esprimere ai propri consulenti, venuti da varie parti d’Italia e da me pagati, domande per raggiungere la verità e non si capisce perché nonostante l’accordo delle parti non ci sia stato concesso. Voglio capire perché e voglio delle scuse, anche perché ritengo necessario un confronto approfondito che solo tra periti è possibile esplicare in modo completo. A tale confronto ritengo che lo Stato non dovrebbe rinunciare per nessun motivo”. (16 gennaio 2013)

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fonte roma.repubblica.it

Rifiuti, la prima rata Tares slitta a luglio, l’aula del Senato approva il decreto


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Rifiuti, la prima rata Tares slitta a luglio, l’aula del Senato approva il decreto

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Più tempo per la prima rata della Tares, che andrà pagata a luglio e non più ad aprile. L’Aula del Senato ha infatti approvato in prima lettura il decreto rifiuti n. 1/2013 modificato da un emendamento che dispone la proproga proposto dal relatore, Antonio d’Alì. Obiettivo dichiarato dello slittamento, permettere al nuovo governo che uscirà dalle elezioni di febbraio di modificare la norma sulla Tares riportandola ad essere una tariffa (costo a fronte di servizio) e non una imposta patrimoniale sotto mentite spoglie, come sottolineato da vari gruppi al momento delle dichiarazione di voto.

La bocciatura iniziale in commissione Bilancio
Sul punto, la proposta iniziale (differimento dell’istituzione della Tares) era stata approvata all’unanimità in commissione Ambiente, ma bocciata dalla commissione Bilancio per problemi di copertura. Il decreto rifiuti è passato con il voto contrario dell’Idv e l’astensione di Radicali e Lega, a favore gli altri gruppi.

Terremoto Emilia, i contributi per la ricostruzione portati al 100%
Il decreto, che passa ora all’esame della Camera, comprende anche una norma che facilita l’accesso ai contributi per la ricostruzione del dopo terremoto in Emilia, e varie proroghe al 31 dicembre 2013 di gestioni commissariali, tra le quali figura anche quella relativa al naufragio della Costa Concordia. In particolare, il decreto approvato da Palazzo Madama prevede l’innalzamento dall’80 al 100% dei contributi per la ricostruzione dopo il terremoto in Emilia. Gli interventi per le popolazioni colpite dal terremoto nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, spiega il capogruppo della Lega Nord in commissione Ambiente, Gianpaolo Vallardi – copriranno integralmente «le spese occorrenti per la riparazione, il ripristino o la ricostruzione degli immobili».

L’emergenza a Roma: individuati i 4 impianti tmb nel Lazio
Intanto sono stati individuati i quattro impianti tmb che riceveranno i rifiuti indifferenziati prodotti a Roma, Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano. Il commissario per l’emergenza Rifiuti a Roma, il prefetto Goffredo Sottile, ha indicato i siti di: Albano Laziale (Roma), Viterbo, Colfelice (Frosinone) e Castelforte (Latina).

Ok emendamento trasversale su contributi post sisma Emilia
Per quanto riguarda il decreto sui rifiuti, la Commissione aveva approvato alla vigilia anche altri emendamenti per l’esame dell’Aula. Tra questi, uno firmato trasversalmente dai senatori emiliani è di “chiarimento’ sui contributi per la ricostruzione post sisma in Emilia: si prevede che la concessione del contributo per la riparazione, il ripristino o la ricostruzione degli immobili di edilizia abitativa, ad uso produttivo e per servizi pubblici e privati e delle infrastrutture, dotazioni territoriali e attrezzature pubbliche, distrutti o danneggiati (previsto dal Dl 74/2012) «può essere determinato in ogni caso in modo tale da coprire integralmente le spese occorrenti per la riparazione, il ripristino o la ricostruzione degli immobili». Si precisa poi che la disposizione «opera nell’ambito delle risorse già stanziate e non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

Dalle apparecchiature elettroniche all’emergenza idrica alle Eolie
Un altro emendamento del relatore toglie la scadenza del febbraio 2013 prevista dal Dlgs 151/05 per i rifiuti da apparecchiature elettroniche. Una proposta di modifica firmata da Bruno Alicata (Pdl) estende la proroga delle gestioni commissariali all’emergenza idrica nelle Eolie. Approvato infine un emendamento del relatore che modifica il riferimento normativo contenuto nel decreto legge relativamente alla applicazione alla regione Campania (dopo la scadenza della proroga) delle norme relative alla organizzazione e gestione dei servizi di raccolta, avvio e smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e la riscossione dei relativi tributi. Invece dell’articolo 19 del Dl 95/2012 si fa riferimento all’articolo 14 del Dl 78/2010; le due norme peraltro, sul punto, sono identiche.

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fonte ilsole24ore.com

UN’ALTRA MICCIA ACCESA. DA CHI? – Algeria, terroristi attaccano sito petrolifero. presi in ostaggio 41 stranieri, due uccisi / VIDEO: Guerre au Sahel J6 : ‘AQMI’ donne l’assaut à la base Sonatrach-BP-Statoil

Guerre au Sahel J6 : ‘AQMI’ donne l’assaut à la base Sonatrach-BP-Statoil

Algeria, terroristi attaccano sito petrolifero
Presi in ostaggio 41 stranieri, due uccisi

Le persone rapite lavoravano a Tiguentourine. Sei i feriti. Fra loro “sette americani, due francesi, dei britannici e dei giapponesi”. Raid rivendicato da Al-Quaeda

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TUNISI – Due morti, sei feriti e quarantuno persone prese in ostaggio sono il bilancio di un attacco condotto oggi da estremisti islamici contro un giacimento petrolifero gestito dalla britannica Bp. L’attacco sembra essere la prima risposta contro gli interessi occidentali dopo l’offensiva francese contro i jihadisti in Mali. Una delle due vittime sarebbe un cittadino britannico. Secondo il sito del quotidiano algerino el Watan, che cita non meglio specificate fonti della sicurezza, nell’attacco di oggi al campo petrolifero della Bn, a Tiguentourine, sono stati presi in ostaggio 41 stranieri, tra cui “sette americani, due francesi, dei britannici e dei giapponesi”. In serata alcuni degli ostaggi sono stati rilasciati dai loro sequestratori, ma secondo le prime informazioni si tratterebbe di lavoratori di nazionalità algerina.

La Bp ha riferito che uomini armati sono al momento ancora presenti nel sito petrolifero che si trova ai confini con la Libia. Il raid è stato rivendicato con una telefonata all’agenzia di stampa France Press da un uomo che ha detto di far parte di un gruppo di Al-Qaeda che è penetrato in Algeria dal Mali, le brigate Khaled Abul Abbas guidate da Mokhtar Belmokhtar, uno dei leader storici dei jihadisti del nord africa, Al-Qaeda nel Maghreb islamico. Il rapimento è stato rivendicato anche dal leader del Movimento per l’unità e la Jihad in Africa occidentale (Mojwa), Omar Oud Hamaha. “Abbiamo preso prigionieri 41 soldati britannici e francesi e li uccideremo uno per uno se gli attacchi dei francesi non termineranno”, ha detto al giornale tedesco die Welt. “Stanno venendo sempre più islamisti da tutta la regione per aiutarci”, ha aggiunto.

Secondo quanto riferito dal portavoce della Katiba di Belmoctar a Sahara Media, il rapimento degli stranieri è una vendetta all’assenso dato dall’Algeria al sorvolo degli aerei francesi diretti in Mali. In serata  alcuni degli ostaggi sono stati rilasciati dai loro sequestratori. Si tratterebbe di lavoratori di nazionalità algerina.

Il gruppo di terroristi che ha compiuto l’attacco al campo petrolifero di Tigantourine aveva tentato, poco prima, di impossessarsi di un autobus sul quale viaggiavano degli stranieri diretti all’aeroporto di In Amenas. Secondo il ministero dell’Interno, fallito il sequestro del bus, i terroristi hanno puntato sul campo petrolifero. Il giacimento di Amenas è gestito da Bp/Statoil in collaborazione con la compagnia compagnia di stato algerina Sonatrach. Presso l’impianto lavorano una ventina di persone, 10 delle quali sono norvegesi.

L’Algeria ha annunciato oggi di aver chiuso i suoi confini con il Mali, dopo l’avanzata dell’esercito francese, ma i 2.000 Chilometri di confine nel deserto sono quasi impossibili da controllare.

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fonte repubblica.it

Lega sotto inchiesta per le quote latte. Maroni “Tutto chiarito”. Il Pd “Ma che chiarito!”


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Lega sotto inchiesta per le quote latte. Maroni “tutto chiarito”

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17:49 16 GEN 2013

(AGI) – Milano, 16 gen. – La Guardia di Finanza ha perquisito fino alla tarda notte di ieri le sedi della Lega Nord di Milano e Torino nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla procura di Milano sulle quote latte. I reati ipotizzati sono bancarotta fraudolenta e corruzione.

La Procura di Milano ipotizza nell’ambito dell’indagine sulle quote latte, che siano state versate tangenti a funzionari pubblici e a politici per interventi legislativi a favore degli agricoltori per ritardare il pagamento sulle quote latte da versare alla Ue. Ieri i finanzieri hanno perquisito le sedi della Lega a Torino e a Milano.

MARONI, LEGA NON C’ENTRA NULLA
“La Lega non c’entra nulla”, l’inchiesta sulle quote latte “riguarda una societa’ che non c’entra niente con la Lega” ha detto Roberto Maroni e a chi gli chiedeva se esclude che vi siano esponenti leghisti coinvolti ha risposto: “Certo che e’ cosi'”. “La procura pensa che ci siano dei documenti di un dipendente di via Bellerio”, ha spiegato Maroni, ma “non e’ stato trovato nulla”.

Da parte del movimento c’e’ stata, ha sottolineato, una “totale collaborazione”. “Non e’ vero che e’ stata opposta alcuna questione di immunita’, come qualcuno ha scritto”, ha continuato aggiungendo che, pero’, in via Bellerio gli esponenti del partito sono rimasti “meravigliati da questa perquisizione”. “Siamo terzi e, quindi, la questione si e’ chiusa”.

COTA, LA LEGA NON C’ENTRA NULLA
“La Lega con questa inchiesta non c’entra nulla. Si e’ svolta un’acquisizione di documenti e di testimonianze presso soggetti terzi all’indagine, presso il luogo di lavoro e l’abitazione privata. L’inchiesta riguarda una societa’ cooperativa privata che non ha alcun rapporto con il movimento” afferma Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte e segretario della Lega Nord Piemont, a proposito delle perquisizioni di oggi da parte della Guardia di Finanza nelle sedi del Carroccio a Milano e Torino.

“Questa societa’ – aggiunge Cota – non ha mai operato sul territorio piemontese. Aggiungo che ero presente nella sede di via Bellerio per una riunione convocata per motivi ben piu’ importanti”.

PD A MARONI, MA QUALE CASO CHIUSO, FARE LUCE SULLA LEGA
Al Pd, pero’, le spiegazioni del segretario della Lega non bastano. “Maroni corre troppo, il caso e’ tutt’altro che chiuso” dice Marco Carra, componente della commissione Agricoltura della Camera candidato in Lombardia 3.

“In tutta questa legislatura – aggiunge Carra – la Lega si e’ caratterizzata per un’azione parlamentare e di governo a vantaggio di quei pochi furbetti delle quote latte che, a danno degli allevatori onesti, hanno fatto di tutto per ritardare il pagamento delle multe”. “Un danno erariale enorme per il nostro paese che si e’ trovato piu’ volte sanzionato in sede comunitaria – prosegue Carra -. L’indagine della procura di Milano e’ dunque sacrosanta e contribuira’ a fare luce sulla condotta del Carroccio. E non e’ casuale che ad essere ascoltati dagli inquirenti siano stati autorevoli esponenti della Lega da Zaia, a Renzo Bossi a Fruscio”. (AGI) .

fonte agi.it