Archivio | gennaio 18, 2013

Sale parto, confermato lo sciopero del 12: “Non basta la disponibilità del ministro” / Nascite: allarme ministero, 43% parti cesarei sono ingiustificati

Sale parto, confermato lo sciopero del 12: "Non basta la disponibilità del ministro"
Renato Balduzzi, ministro della Salute (ansa)

Sale parto, confermato lo sciopero del 12: “Non basta la disponibilità del ministro”

Le organizzazioni dei ginecologi e degli ostetrici ribadiscono l’esigenza della protesta anche dopo l’incontro con Balduzzi: “Vogliamo l’attenzione dei partiti sul problema delle denunce in campo sanitario, sulla sicurezza dei reparti e sull’obbligo delle polizze assicurative”

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ROMA “Ringraziamo il ministro, ma la protesta va avanti”. Le organizzazioni dei ginecologi e delle ostetriche hanno confermato lo sciopero (che sarebbe il primo in assoluto) delle sale parto, annunciato per il 12 febbraio con il blocco per tutti i parti programmati, al termine dell’incontro avuto oggi con il ministro della Salute, Renato Balduzzi.

“Ringraziamo il ministro per la rapidità della convocazione e per la sua disponibilità ad ascoltare le nostre richieste – spiegano in una nota le associazioni Fesmed, Aogoi, Sigo e i chirurghi dell’Acoi – . Abbiamo ribadito che la nostra protesta è rivolta soprattutto ad attrarre l’attenzione di tutte le forze politiche affinchè si facciano carico di inserire nei rispettivi programmi di governo la problematica del contenzioso medico legale e introdurre i correttivi necessari per raffreddarlo, contenendo così il fenomeno della medicina difensiva, e contemporaneamente affrontare e risolvere i problemi della sicurezza dei punti nascita nell’interesse della salute e del benessere della mamma e del bambino”.

Al momento, dunque, annunciano le associazioni, “la disponibilità del ministro non può essere considerata un elemento sufficiente e risolutivo per poter farci recedere dalla nostra ferma intenzione di proclamare lo sciopero per il 12 febbraio”. La decisione sarà formalizzata lunedì prossimo. Intanto però gli operatori rilevano che in nessuno dei programmi elettorali presentati dai partiti si fa riferimento alla questione delle denunce in campo sanitario, che è uno dei temi centrali della protesta insieme alla messa in sicurezza dei punti nascita e al problema della obbligatorietà da parte delle aziende sanitarie di assicurarsi.

Il ministro, affermano i ginecologi, “ci ha proposto di compiere insieme un percorso di collaborazione finalizzato alla stesura del Decreto attuativo previsto dalla legge Balduzzi, apportando miglioramenti che possano renderlo più incisivo riguardo alle problematiche sollevate. Restiamo ora in attesa – concludono – che alle parole del ministro seguano i fatti e che le forze politiche diano dei segnali di interesse. La protesta continua”.

La protesta fermerà tutti i punti nascita italiani. Quindi, niente parti cesarei programmati e niente induzione di parti programmati, per un totale di circa 1.100 interventi stimati che dovranno essere rinviati o anticipati.
Non solo. Fatte salve le urgenze indifferibili, che saranno comunque garantite, il black out riguarderà anche l’attività dei consultori familiari e di tutti gli ambulatori ostetrici del territorio dove non verranno effettuati esami clinici, visite specialistiche ed ecografie. (18 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

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Nascite: allarme ministero, 43% parti cesarei sono ingiustificati

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(AGI) – Roma, 18 gen. – Il 43% dei parti cesarei in Italia, che nel 2010 hanno rappresentato il 29,31% sul totale dei parti, e’ ingiustificato. E’ quanto emerge da un controllo a campione su 1.117 cartelle cliniche distribuite in 78 strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate. L’indagine e’ stata attivata dal ministero della Salute in seguito a una segnalazione dell’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali sulle informazioni contenute nelle schede di dimissione ospedaliera con procedura di parto cesareo per quanto riguarda le diagnosi di “posizione e presentazione anomala del feto”. In particolare, tale condizione, che e’ fortemente associata al taglio cesareo e a una frequenza nazionale dell’8% circa, risultava in alcune strutture molto rappresentata, raggiungendo spesso valori superiori al 20% e in alcuni casi addirittura superiori al 50%.
BALDUZZI, SPRECO 85 MLN DA QUELLI INGIUSTIFICATI “Se questi dati provvisori fossero confermati al termine dell’indagine si potrebbe dire che il Servizio sanitario nazionale sprecherebbe 80/85 milioni di euro l’anno per degli interventi non giustificati”, ha commentato il ministro della Salute, Renato Balduzzi.

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fonte agi.it

La risata del prefetto Iurato: “All’Aquila finsi commozione”

Siamo senza parole. La Iurato rappresenta quanto di più becero e vile esista in questo martoriato Paese.

mauro

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La risata del prefetto Iurato: “All’Aquila finsi commozione”

Dalle intercettazioni emerge che, parlando con il suo collega Gratteri, ammette ridendo di avere “finto commozione” visitando la Casa dello studente distrutta dal sisma. Gli avvocati: “Fuorviante cogliere frammenti di lunghe conversazioni intercettate: il prefetto in oltre due anni di presenza sul territorio dell’Aquila ha dato prova di grande abnegazione e disponibilità”. L’ex capo della polizia Izzo interdetto dai pubblici uffici

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Poco dopo il suo insediamento nella carica di Prefetto dell’Aquila, città sconvolta dal terremoto, Giovanna Iurato “scoppiava a ridere ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani”. E’ quanto stigmatizzano i pm di Napoli commentando una telefonata del prefetto intercettata.

I magistrati napoletani – titolari dell’inchiesta sugli appalti per la sicurezza nell’ambito della quale Iurato è indagata per turbativa d’asta – fanno riferimento a una telefonata fra la stessa Iurato e il prefetto Francesco Gratteri, intercettata il 28 maggio 2010.

“Commentando la sua prima giornata ufficiale – scrivono i pm – nella città martoriata dal terremoto (definita sarcasticamente da Iurato “una citta’ inesistente, che non c’e”), scoppiava a ridere, ricordando come si era (falsamente) commossa davanti alle macerie e ai bambini rimasti orfani. Una risata non giustificabile dalle circostanze e dagli eventi tragici di quelle ore, che avrebbero imposto al rappresentante del Governo di assumere comportamenti ben diversi e non certo (a proposito di cinismo) legati alla predisposizioni di condotte e strumenti atti a prevenire e/o scongiurare indagini in corso”.

La vicenda è riportata nella richiesta di misure cautelari firmata dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dai pm della Dda Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli.

Le intercettazioni

“Appena metti piede in città, subito con una corona, vai a rendere omaggio ai ragazzi della casa dello studente”. E’ il consiglio che Giovanna Iurato, appena nominata prefetto dell’Aquila, ricevette dal padre.
E’ uno dei passaggi della telefonata intercorsa il 28 maggio 2010 tra Iurato e il prefetto Francesco Gratteri, intercettata nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli sugli appalti per la sicurezza. I pm partenopei esprimono severi giudizi sul tono della telefonata, in cui emergerebbe la falsa commozione del prefetto:

IURATO: Allora senti…sono andata…sono arrivata, subito mio padre, che è quello che mi da i consigli, quelli più mirati…

GRATTERI: Si lo so.

IURATO: …perchè è un uomo di mondo, saggio, dice: “…appena metti piede in città subito con una corona vai a rendere omaggio ai ragazzi della casa dello studente…”.

GRATTERI: Brava

IURATO: Eh allora sono arrivata là, nonostante la mia…cosa che volevo…insomma essere compita (fonetico)…mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai fino a…

GRATTERI: Ti mettesti a piangere…sicuramente!

IURATO: Mi misi a piangere.

GRATTERI: Ovviamente, non avevo dubbi (ride).

IURATO: Ed allora subito…subito…lì i giornali: “le lacrime del Prefetto”.

GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride).

IURATO: Ehhhhhhh (scoppia a ridere) i giornali : “le lacrime del Prefetto”.

GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride).

IURATO: Poi si sono avvicinati i giornalisti: “perchè è venuta qua?”. Perchè voglio cominciare da qui, dove la città si è fermata perchè voglio essere utile a questo territorio. Punto.

GRATTERI: Eh.

IURATO: L’indomani conferenza stampa con tutti i giornalisti.

Gli avvocati

Gli avvocati Claudio Botti e Renato Borzone, difensori del prefetto Iurato, commentano: “Siamo molto stupiti che sia stata emessa la misura nonostante le oltre sei ore di interrogatorio e di puntuali chiarimenti forniti al giudice in quella sede. E siamo certi che, quanto prima, si riuscirà a dimostrare l’assoluta estraneità ai fatti della nostra assistita. E’ sempre fuorviante cogliere frammenti di lunghe conversazioni intercettate: il prefetto in oltre due anni di presenza sul territorio dell’Aquila ha dato prova di grande abnegazione e disponibilità senso del dovere nei confronti di quella realtà e dei suoi cittadini”.

Il prefetto Izzo

E’ stata intanto disposta dal giudice di Napoli l’ordinanza di interdizione dal servizio chiesta nei confronti dell’ex capo della polizia Nicola Izzo e del prefetto Giovanna Maria Iurato dalla Procura di Napoli nell’inchiesta sugli appalti per la sicurezza. I due alti dirigenti sono indagati per turbativa d’asta nel capitolo che riguarda l’appalto per il centro Cen di Capodimonte.

Mercoledì Izzo aveva fatto sapere al giudice che non si sarebbe presentato all’interrogatorio ritenendo l’autorità giudiziaria napoletana non competente per territorio sulla base di quanto affermato dalla Procura generale della Cassazione nel provvedimento di risposta a un’istanza della difesa. La Iurato invece aveva risposto per oltre sette ore alle domande del giudice respingendo tutte le accuse. Izzo è assistito dagli avvocati Bruno La Rosa e Franco Coppi,  che preparano appello contro la misura per riproporre la questione di competenza e sostenere la carenza di indizi ed esigenze cautelari. Prepara ricorso in appello anche l’avvocato Claudio Botti, legale del prefetto Iurato. Le indagini sono condotte dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza e coordinate dai pm Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli con il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo

(18 gennaio 2013)

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fonte napoli.repubblica.it

DEMENTE – Grillo alza il tiro: “voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati”

Demente


fonte etimo.it

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Grillo alza il tiro: “voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati”

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19:29 18 GEN 2013

(AGI) – Brindisi, 18 gen. – “Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati che sono una struttura vecchia come i partiti”. Lo ha detto Beppe Grillo in un comizio a Brindisi.

Soffermandosi poi sull’intervento occidentale in Mali, Grillo parla di “missioni di pace in guerra” e accusa come il vero scopo della guerra non sia la presenza di musulmani ma “la presenza di oro, uranio, manganese”. Grillo non tralascia le questioni di attualita’ piu’ locali come il caso Ilva proponendo di prendere i soldi ai Riva per pagare i danni alla salute e all’ambiente, e di introdurre i dazi sulla produzione cinese. “Noi vogliamo la democrazia – ha aggiunto – non abbiamo idee ne’ di destra ne’ di sinistra ma idee e basta. Adesso andate in giro per tutta la Puglia e spargete il verbo”.

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fonte agi.it

Il Pdl spiava il Procuratore di Parma: nei cassetti trovati gli estratti conto bancari

COMMENTO SATIRICO…
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Il Pdl spiava il Procuratore di Parma: nei cassetti trovati gli estratti conto bancari

Le carte erano a casa di Villani, capogruppo del partito alla Regione Emilia Romagna. Laguardia: “Sono rimasto sorpreso anche io ma su questo non posso indagare sono parte lesa”. Nella costruzione di una vera e propria “macchina del fango” contro i nemici, anche gli avversari politici dell’ex sindaco e del sodale di partito

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di Silvia Bia e Emiliano Liuzzi

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Luigi Giuseppe Villani aveva copie degli estratti conto del procuratore capo di Parma Gerardo Laguardia. È uno dei nuovi elementi emersi dalla perquisizione dell’abitazione del capogruppo Pdl in Regione e vicepresidente di Iren che mercoledì è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato e corruzione nell’ambito dell’inchiesta Public Money, lo scandalo destinato a mutare profondamente gli equilibri di Parma, un tempo la piccola Parigi dell’Emilia Romagna, oggi l’esempio di come sia rimasta tale e quale alla Milano da bere degli anni Ottanta. E’ una Parma che gli uomini del Pdl si sono non solo bevuti, ma l’hanno spolpata fino all’osso, lasciandola con quasi un miliardo di debiti e poche possibilità di risollevarsi entro breve termine.

Gli uomini della Guardia di finanza hanno trovato in uno dei cassetti della scrivania di Villani copie degli estratti conto dei conti correnti privati di Laguardia. A rivelarlo è stato il procuratore stesso: “Sono rimasto sorpreso anche io – ha detto – ma su questo non posso indagare perché sarei parte lesa. Più avanti vedremo di cosa si tratta”.

Perché Villani possedeva quei documenti? A cosa sarebbero serviti? Come ha fatto a procurarseli? A chiarire questi interrogativi dovrebbe essere la Procura di Ancona, che tratta i reati che coinvolgono i magistrati, e gli sviluppi della vicenda potrebbero portare a ipotizzare nuovi reati che e allargare il campo delle indagini.

Di certo, come dimostrano le 145 pagine dell’ordinanza del gip Maria Cristina Sarli, che ha dato il via libera all’arresto del consigliere regionale Pdl, dell’ex sindaco di Parma Pietro Vignali, dell’ex amministratore della partecipata Stt Andrea Costa e dell’editore e imprenditore Angelo Buzzi, Villani e l’ex primo cittadino erano ossessionati dal conoscere i movimenti dei loro “nemici” per scatenare contro di loro una “macchina del fango”. Lo facevano con gli avversari politici: dall’ex sindaco Elvio Ubaldi, che aveva simbolicamente investito del proprio mandato il suo assessore all’Ambiente, sostenendolo nella corsa elettorale, per poi distaccarsi da Vignali, arrivando addirittura a criticare il suo operato in consiglio comunale e a mezzo stampa, fino all’ex alleata politica Maria Teresa Guarnieri, che poi aveva lasciato il centrodestra per fondare un movimento indipendente.

Anche la Procura era nel mirino del Pdl, con attacchi ripetuti attraverso le interrogazioni parlamentari del senatore Filippo Berselli, a cui Villani e Vignali avevano chiesto più volte aiuto per fermare le indagini dopo gli arresti di Green Money, Spot Money e Easy Money che avevano fatto tremare il Comune, arrivano perfino a scomodare l’ex ministro alla Giustizia Angelino Alfano.

 Lo scrive il gip nell’ordinanza: dopo gli arresti del 24 giugno 2011 che avevano coinvolto anche dirigenti comunali e stretti collaboratori del sindaco Vignali, “frenetica e immediata era l’attività dei due volta ad acquisire notizie sulle indagini, ma soprattutto a cercare il sistema di arginarle”.  A inizio luglio Villani chiama Vignali e il sindaco gli chiede di prendere appuntamento con Alfano. In un’altra conversazione il primo cittadino spiega a Villani che avrebbe incontrato Alfano perché “adesso ho scatenato Letta”. È lo stesso Vignali a raccontare al consigliere di aver parlato con la segreteria del sottosegretario Gianni Letta e di avergli riferito di “un problema riguardante Parma di cui doveva parlare con il ministro Alfano”.

Il tentativo di remare contro il lavoro della Procura prosegue anche dopo l’arresto a settembre 2011 dell’allora assessore comunale alle Politiche educative Giovanni Paolo Bernini, membro del Pdl, che poi porterà alle dimissioni Vignali. L’avvenimento provoca una serie di reazioni e la mano del Pdl è sempre tesa verso i vertici nazionali con l’obiettivo di assestare un colpo alla giustizia ducale. Il gip scrive che Villani chiama  Vignali dicendogli che “deve  parlare  con  Berlusconi e che gli deve dire che c’è stato un ulteriore  assalto della magistratura e che per poter tenere la maggioranza è necessario  firmino  un decreto”.

Purtroppo a nulla serve la richiesta di aiuto. A inizio ottobre Vignali non è già più sindaco, ma tenta comunque di mettersi in contatto con la Finanza per avere informazioni sulle indagini e cercare di arginarle. Intanto la strategia continua: Villani con un sms comunica di avere incontrato Berselli che “ha detto di fare una cosa come presidente della Commissione Giustizia”. E puntuali, nei mesi successivi, arrivano le interrogazioni parlamentari di Berselli contro Laguardia e il pm Paola Dal Monte, fino alla richiesta di ispezioni da parte del Csm nella sede della Procura di Parma.

Gli attacchi del Pdl alla magistratura ducale non si fermano nemmeno con l’arresto di uno dei loro più illustri rappresentanti. Dopo lo scandalo Public Money che ha stretto le maglie intorno a Villani, Berselli punta ancora il dito contro Laguardia insieme al coordinamento provinciale del Pdl, esprimendo solidarietà al consigliere regionale. “La particolare tempistica degli arresti, in piena campagna elettorale, alla vigilia della presentazione delle liste per le elezioni politiche, rappresenta l’ennesimo tentativo di condizionare il voto popolare – scrive nella nota il coordinamento – Questa vicenda rafforza in noi la determinazione nel condurre la campagna elettorale a fianco di Silvio Berlusconi per salvare il paese dalle oligarchie e dalla sinistra conservatrice loro alleata”. Il gruppo ducale però questa volta si spacca: non tutti condividono il testo e tre di loro si rifiutano di firmarlo. Tra questi anche Paolo Zoni, l’ex assessore al Commercio di Vignali, che insieme ad Alessandro Corvi, presidente della sezione di Parma della Giovane Italia, l’associazione giovanile del Pdl, e a Maria Cristina Mangiarotti, si sono astenuti dalla mozione.

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fonte ilfattoquotidiano.it

IL FISCO E NOI – Redditometro: 10 domande, 10 risposte


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I consumi saranno misurati con le medie istat

Le dieci domande del Redditometro

Dai lavoratori dipendenti ai pensionati, ecco le regole.
L’Adusbef ricorre al Tar contro il decreto di dicembre

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ROMA – Era prevedibile. Contro il redditometro delle polemiche è arrivato il primo ricorso alla giustizia amministrativa. L’associazione dei consumatori Adusbef ha dato mandato ai propri legali di impugnare «in tutte le opportune sedi», dalle Commissioni tributarie al Tar del Lazio, il decreto ministeriale sul redditometro «affetto da rilevanti vizi di illegittimità, anche di ordine costituzionale, che invece di contribuire alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale, sta ottenendo l’effetto di un ulteriore risentimento dei contribuenti onesti, spesso perseguitati, verso il Fisco e un vero e proprio Stato di polizia fiscale».

Ma qual è l’addebito? Il nuovo redditometro, secondo l’Adusbef, è «in palese violazione degli articoli 3, 24 e 53 della Costituzione e dello Statuto dei diritti del contribuente, poiché pone a carico del cittadino contribuente l’onere della prova, che in qualsiasi civiltà giuridica dovrebbe essere posto in capo all’amministrazione pubblica, la quale dispone di strumenti invasivi e di accesso ai conti correnti bancari e postali, non c’entra nulla con la lotta all’evasione, assomigliando a uno strumento coercitivo teso a terrorizzare i contribuenti onesti piuttosto che gli evasori».

Intanto l’Agenzia delle entrate continua a diffondere indicazioni tranquillizzanti circa l’applicazione dello strumento di accertamento sintetico. In particolare, a proposito dei consumi correnti, il vicedirettore delle Entrate, Marco Di Capua, ha spiegato che saranno misurati con le medie Istat ma se un contribuente non si riconosce nel dato, potrà fornire anche argomentazioni non documentate. «Per esempio – ha detto Di Capua – se una persona non spende per alimentari perché va a mangiare tutti i giorni dalla madre che abita nello stesso pianerottolo potrà portare questa motivazione».

I parametri

Undici tipologie familiari per misurare i redditi medi
Il nuovo redditometro serve al Fisco per identificare eventuali redditi non dichiarati. Il ragionamento che lo guida è: se un contribuente spende una data cifra dovrà avere un reddito adeguato. Saranno proprio le grosse incongruenze a finire nel mirino del Fisco. Lo strumento riguarda qualsiasi contribuente singolo, calato però all’interno di un determinato contesto familiare (11 tipologie) e inquadrato in una determinata area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole).

Le spese

Anagrafe tributaria e cento voci da controllare
Il Fisco cercherà di capire se quello che spendiamo è coerente con il reddito che dichiariamo. Ecco perché ha scelto cento voci da mettere sotto controllo: si tratta di spese, risparmi e investimenti. A ciascuna di queste voci il Fisco attribuirà un valore: in alcuni casi lo assumerà dalle banche dati che compongono l’Anagrafe tributaria (dati certi), per alcune altre, per le quali non ha dati incontrovertibili, assumerà il valore medio delle tabelle dell’Istat, scegliendo quello relativo alla nostra tipologia familiare e territoriale.

La spia

Lo scostamento tollerato? Niente verifiche sotto il 20%
Ma come scatta il meccanismo del nuovo redditometro? Ogni anno il Fisco sceglie le liste dei contribuenti da mettere sotto il proprio controllo e lo fa partendo dalle situazioni in cui ha rilevato palesi incongruenze: ad esempio il pensionato che improvvisamente fa una vacanza di lusso. Al contribuente così individuato verrà applicato lo schema delle 100 voci del redditometro in modo da comporre, attraverso dati certi e dati presunti (le medie Istat), il valore del suo reddito complessivo presunto. Lo scostamento tollerato? Fino al 20%.

Il calcolo

Che tipo di incongruenza comporta l’accertamento
Come abbiamo detto, se tra il reddito complessivo presunto del contribuente e quello che emerge dalla sua dichiarazione dei redditi del periodo considerato, c’è uno scostamento superiore al 20%, il Fisco chiederà al contribuente le necessarie spiegazioni. Ma attenzione: se lo scostamento tra i due dati è da 12 mila euro in giù, il controllo non verrà operato. La franchigia di mille euro al mese serve a correggere le approssimazioni dovute all’applicazione delle medie Istat.

La franchigia

Come si calcola il «bonus» di mille euro al mese
Facciamo un esempio di uno scostamento superiore al 20%. Il contribuente ha dichiarato un reddito di 82 mila euro e il Fisco ne ha accertato uno da 100 mila euro. Ora, il 20% di 82 mila euro è pari a 16.400 euro. Mentre lo scostamento tra 100 mila e 82 mila euro è pari a 18 mila euro. Dunque in questo caso lo scostamento (18 mila euro) è superiore al 20% (16.400 euro) e supera anche la franchigia di 12 mila euro. Il contribuente in questione sarà dunque invitato a spiegare l’incongruenza.

Gli scontrini

Non bisogna conservare tutte le ricevute dal 2009
Non è necessario conservare tutti gli scontrini di ogni spesa fatta. Prima di tutto c’è una serie di spese delle quali il Fisco ha traccia: le utenze domestiche, i beni acquistati per una cifra superiore ai 3.600 euro, i premi assicurativi, ecc. Meglio conservare documentazione di acquisti importanti, come quelli dei beni durevoli, tipo gli elettrodomestici. O le ricevute di spese inconsuete, come vacanze e viaggi. Il Fisco non farà accertamenti su scostamenti dalle medie Istat.

Il bonus

Dividendi e interessi, la mappa delle esenzioni
Esistono redditi che non risultano in dichiarazione che possono consentire al contribuente di spiegare la disponibilità di un maggior reddito rispetto a quello dichiarato. Tra questi, i redditi legalmente esclusi dalla base imponibile poiché tassati in percentuale inferiore al reale realizzo, come i dividendi, o quelli tassati in misura forfettaria, come i redditi fondiari. Oppure le borse di studio, le indennità di accompagnamento, le pensioni sociali.

L’accusa

Chi non dimostra le spese pagherà il 30% della somma
È bene chiarire che il Fisco chiederà al contribuente la spiegazione della maggiore incongruenza da cui è partito l’accertamento. Dunque, rispetto all’esempio fatto; il pensionato dovrà dimostrare come ha fatto a fare la vacanza di lusso. Se ci riuscirà nel contraddittorio cui sarà chiamato, la questione è chiusa. In caso contrario partirà l’accertamento vero e proprio e il contribuente dovrà versare il 30% della maggior somma dovuta al Fisco.

La difesa

Ecco i tre modi consentiti per dare spiegazioni al Fisco
Il contribuente potrà difendersi sostanzialmente in tre modi: 1) dimostrando che il Fisco ha ricostruito in maniera scorretta la spesa: un errore materiale da dimostrare documenti alla mano; 2) che il pagamento è stato fatto da terzi (tramite bonifico, assegno o altro) oppure è una donazione (serve la prova) o che stato fatto tramite mutuo; 3) che l’acquisto è frutto di risparmi su più anni (servono gli estratti conti da cui emerge tale dato).

Il rischio

Gli 007 verificheranno 35 mila contribuenti
L’Agenzia delle entrate ha chiarito che non interpreta il redditometro come uno strumento di accertamento di massa. Quest’anno è previsto che gli accertamenti sintetici siano 35 mila su una platea di contribuenti pari a 40-50 milioni. I redditi su cui potremo, da marzo, essere chiamati a dare spiegazioni sono quelli dal 2009 in poi. Questo perché il decreto che ha dato vita al redditometro fu emenato nel 2010, prima della presentazione delle dichiarazioni.

Antonella Baccaro

18 gennaio 2013 | 14:10

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fonte corriere.it

NATURA – California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano / L’enigma delle pietre mobili nella Death Valley della California

Un fenomeno interessante, ma non unico. Una mia amica, esperta in pietre, anni fa mi parlava di questo strano fenomeno da lei verificato in uno dei suoi tanti viaggi di lavoro in Marocco. Era attendata ai margini di una zona desertica e, sperimentalmente (perché altri le avevano parlato della particolarità di quella zona) aveva collocato una pietra di piccole dimensioni in un angolo della tenda. Ebbene, al mattino si è accorta con meraviglia che la pietra non era più nella sua posizione originale. Anche lei mi ha confermato come, ad occhio nudo, il movimento di tali pietre non sia visibile. Uno dei tanti misteri della Natura. E, come è scritto nel secondo articolo che vi proponiamo, nemmeno lontanamente il più grande.

mauro

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California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano

California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano
Si muoverebbero lasciando una scia nella terra arida del Death Valley National Park, in California. Si tratta delle misteriose pietre che camminano, studiate sin dagli anni ’40 per il loro movimento impercettibile a occhio nudo ma che viene testimoniato dal percorso segnato sulla terra. L’ultimo a catturare l’affascinante viaggio delle rocce è il fotografo Dab Carr che, utilizzando scatti a lunga esposizione ovvero con l’otturatore della macchina fotografica sempre aperto per un lasso di tempo più ampio, sarebbe riuscito a fermare l’avanzata dei sassi
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California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano

. California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano
California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano
California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano
California, nuove immagini mostrano il mistero delle pietre che camminano

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fonte repubblica.it

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…like a rolling stone
L’enigma delle pietre mobili nella Death Valley della California

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Un notevole contributo alle conoscenza naturalistiche popolari nella seconda metà del 20° Secolo è venuto dai documentari prodotti dalla Disney, che ci hanno fatto scoprire molti aspetti della natura segreta del continente nordamericano, dalle regioni fredde del canada ai torridi deserti ai confini con il Messico. Nell’ambito del Nuovo Mondo un particolare fascino promana proprio dai deserti sud-occidentali, i principali dei quali sono il Mojave Desert ed il Sonoran Desert. Il Deserto di Mojave (pronunciato “mo-have” o “mogeiv” secondo che prevalga la pronuncia ispanica o quella anglosassone) interessa gli stati della California e del Nevada; nella parte sud-orientale della California americana il fiume Colorado lo divide dal deserto di Sonora che si estende fino a Phoenix e Tucson in Arizona e a Sud sconfina nel Messico.
In particolare, la nostra attenzione è sempre stata attratta da quella parte del deserto di Mojave dove vi è la più profonda depressione degli Stati Uniti, 86 m sotto il livello del mare: la Death Valley, Valle della Morte, circa 150 km a Nord-Ovest di Las Vegas, uno dei luoghi più inospitali di tutto il pianeta.

Le pietre che camminano

Benché non siano tra i più clamorosi misteri di questo pianeta, le “moving rocks” della Valle della Morte continuano a sfidare ogni spiegazione: sulla Playa asciutta e dura del Racetrack si vedono alcuni radi massi (oggi si fatica a localizzarne più di tre o quattro) e la maggior parte di essi è all’estremità di una traccia che fa pensare che abbia “camminato”, talvolta con andamento grosso modo rettilineo, talvolta circolare, sul letto della depressione. Ma, come se non bastasse, mistero nel mistero, nessuno può dire di aver mai visto queste pietre mentre si muovono!
I Rangers cercano di dissuadere i turisti dall’affrontare il Racetrack, anche perché le “moving rocks” sono poche e si suppone che qualcuno non esiti a rubarle come “souvenir”, visto che si trovano delle tracce che finiscono senza che all’estremità vi sia nulla; inoltre, incursioni di veicoli potrebbero guastare il paesaggio con tracce “spurie” di pneumatici.

Diciamo subito che il Racetrack è quanto mai suggestivo, indipendentemente dalle pietre, come del resto ogni parte del Deserto di Mojave, ma anche vedere di persona questi massi con la loro lunga traccia sul terreno di argilla secca non aiuta assolutamente a comprendere come si possa produrre il fenomeno.
Sembra quasi che si preferisca mantenere il mistero inviolato e, per quanto ne sappiamo, nessuno ha studiato a fondo le pietre che si muovono con adeguata strumentazione scientifica. I Rangers ripetono che non risulta che nessuno abbia mai potuto vedere il movimento delle pietre né misurarlo e, in effetti, non si può neppure essere del tutto certi che le rocce si muovano!
Sull’argomento non è facile trovare documentazione: sappiamo che nel 1969 Robert P. Sharp del California Institute of Technology iniziò uno studio accurato e prese in esame 25 rocce, delle quali periodicamente controllava la posizione. Una di esse aveva lasciato dietro di sé una traccia lunga 64 m. Tuttavia, le condizioni climatiche proibitive e la mancanza di sponsorizzazioni ufficiali all’impresa non hanno portato nessuno ad affrontare queste problematiche con gli unici mezzi che potrebbero dare un contributo determinante alla soluzione del mistero: telecamere fisse e rilevatori satellitari di posizione.

Tutto fa pensare che le pietre effettivamente si muovano ma, come abbiamo detto, non vi è alcuna testimonianza di ciò se non la traccia al suolo. Qualcuno ha detto che le teorie che sono state formulate per spiegare come si producano la traccia al suolo ed il movimento, apparente o reale che sia, sono tante quanti sono i geologi che se ne sono occupati. La teoria prevalente chiama in causa forti piogge (anche se in media sulla Death Valley non ci sono più di 50 mm l’anno di precipitazioni) che renderebbero viscido il fondo della Racetrack Playa; a questo punto forti venti potrebbero essere in grado di spingere le rocce, sia con moto rettilineo costante che con cambiamenti di direzione. Secondo Sharp se si potesse dimostrare che i movimenti delle pietre avvengono soprattutto nei mesi invernali, si potrebbe chiamare in causa uno strato di ghiaccio sulla superficie della Playa, in presenza del quale i forti venti che si incanalano tra i monti Amargosa e Panamint avrebbero buon gioco.
Questa spiegazione non è del tutto ineccepibile ma non chiama in causa ipotesi più fantasiose come terremoti o perturbazioni del campo magnetico. Per dovere di obiettività, bisogna riportare anche il parere dei più scettici: le pietre non si muovono affatto, se non quando qualcuno le trascina, per gioco, per burla, per continuare qualche antico rituale tribale dei nativi, gli indiani Panamint, o per mantenere viva un’importante attrazione turistica.

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“Nel 2012 perduti duemila posti di lavoro al giorno”. I sindacati: i disoccupati arriveranno a 3-3,5 milioni


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“Nel 2012 perduti duemila posti di lavoro al giorno”
I sindacati: i disoccupati arriveranno a 3-3,5 milioni

L’emergenza occupazione

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di Walter Passerini

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Mentre la Banca d’Italia prevede il superamento del 12% di tasso di disoccupazione entro il 2014, i sindacati lanciano un allarme ancora più pesante. A farlo è il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: “Perdiamo 2.000 posti di lavoro al giorno – ha affermato – A giugno quando abbiamo stimato 1.000 posti persi al giorno siamo stati ottimisti. Dopo una rilevazione più attenta, dal 1 gennaio 2012 abbiamo perso 2.000 posti al giorno in media”. La media si riferisce agli ultimi dati Istat disponibili, che parlano di oltre 507mila disoccupati in più nel 2012. Secondo Angeletti, “si arriverà nel 2013 a 3-3,5 milioni di disoccupati. Stiamo distruggendo le basi dell’economia. Se non c’è un cambiamento rapido le prospettive del Paese saranno micidiali”. L’allarme, al di là delle cifre, è chiaramente rivolto ai partiti, impegnati in una campagna elettorale senza esclusione di colpi, che sembra però aver perso di vista i contenuti di fondo e le vere priorità, tra le quali c’è il lavoro. E’ forse giunto il momento di stilare un nuovo piano straordinario tra forze imprenditoriali, sindacali e politiche, a favore di un Patto per l’occupazione, che sarà la prima bomba accesa al tavolo del prossimo governo.

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