Sale parto, confermato lo sciopero del 12: “Non basta la disponibilità del ministro” / Nascite: allarme ministero, 43% parti cesarei sono ingiustificati

Sale parto, confermato lo sciopero del 12: "Non basta la disponibilità del ministro"
Renato Balduzzi, ministro della Salute (ansa)

Sale parto, confermato lo sciopero del 12: “Non basta la disponibilità del ministro”

Le organizzazioni dei ginecologi e degli ostetrici ribadiscono l’esigenza della protesta anche dopo l’incontro con Balduzzi: “Vogliamo l’attenzione dei partiti sul problema delle denunce in campo sanitario, sulla sicurezza dei reparti e sull’obbligo delle polizze assicurative”

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ROMA “Ringraziamo il ministro, ma la protesta va avanti”. Le organizzazioni dei ginecologi e delle ostetriche hanno confermato lo sciopero (che sarebbe il primo in assoluto) delle sale parto, annunciato per il 12 febbraio con il blocco per tutti i parti programmati, al termine dell’incontro avuto oggi con il ministro della Salute, Renato Balduzzi.

“Ringraziamo il ministro per la rapidità della convocazione e per la sua disponibilità ad ascoltare le nostre richieste – spiegano in una nota le associazioni Fesmed, Aogoi, Sigo e i chirurghi dell’Acoi – . Abbiamo ribadito che la nostra protesta è rivolta soprattutto ad attrarre l’attenzione di tutte le forze politiche affinchè si facciano carico di inserire nei rispettivi programmi di governo la problematica del contenzioso medico legale e introdurre i correttivi necessari per raffreddarlo, contenendo così il fenomeno della medicina difensiva, e contemporaneamente affrontare e risolvere i problemi della sicurezza dei punti nascita nell’interesse della salute e del benessere della mamma e del bambino”.

Al momento, dunque, annunciano le associazioni, “la disponibilità del ministro non può essere considerata un elemento sufficiente e risolutivo per poter farci recedere dalla nostra ferma intenzione di proclamare lo sciopero per il 12 febbraio”. La decisione sarà formalizzata lunedì prossimo. Intanto però gli operatori rilevano che in nessuno dei programmi elettorali presentati dai partiti si fa riferimento alla questione delle denunce in campo sanitario, che è uno dei temi centrali della protesta insieme alla messa in sicurezza dei punti nascita e al problema della obbligatorietà da parte delle aziende sanitarie di assicurarsi.

Il ministro, affermano i ginecologi, “ci ha proposto di compiere insieme un percorso di collaborazione finalizzato alla stesura del Decreto attuativo previsto dalla legge Balduzzi, apportando miglioramenti che possano renderlo più incisivo riguardo alle problematiche sollevate. Restiamo ora in attesa – concludono – che alle parole del ministro seguano i fatti e che le forze politiche diano dei segnali di interesse. La protesta continua”.

La protesta fermerà tutti i punti nascita italiani. Quindi, niente parti cesarei programmati e niente induzione di parti programmati, per un totale di circa 1.100 interventi stimati che dovranno essere rinviati o anticipati.
Non solo. Fatte salve le urgenze indifferibili, che saranno comunque garantite, il black out riguarderà anche l’attività dei consultori familiari e di tutti gli ambulatori ostetrici del territorio dove non verranno effettuati esami clinici, visite specialistiche ed ecografie. (18 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

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Nascite: allarme ministero, 43% parti cesarei sono ingiustificati

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(AGI) – Roma, 18 gen. – Il 43% dei parti cesarei in Italia, che nel 2010 hanno rappresentato il 29,31% sul totale dei parti, e’ ingiustificato. E’ quanto emerge da un controllo a campione su 1.117 cartelle cliniche distribuite in 78 strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate. L’indagine e’ stata attivata dal ministero della Salute in seguito a una segnalazione dell’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali sulle informazioni contenute nelle schede di dimissione ospedaliera con procedura di parto cesareo per quanto riguarda le diagnosi di “posizione e presentazione anomala del feto”. In particolare, tale condizione, che e’ fortemente associata al taglio cesareo e a una frequenza nazionale dell’8% circa, risultava in alcune strutture molto rappresentata, raggiungendo spesso valori superiori al 20% e in alcuni casi addirittura superiori al 50%.
BALDUZZI, SPRECO 85 MLN DA QUELLI INGIUSTIFICATI “Se questi dati provvisori fossero confermati al termine dell’indagine si potrebbe dire che il Servizio sanitario nazionale sprecherebbe 80/85 milioni di euro l’anno per degli interventi non giustificati”, ha commentato il ministro della Salute, Renato Balduzzi.

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fonte agi.it

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