Ecco dove e come Vendola potrebbe aprire a Monti

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Ecco dove e come Vendola potrebbe aprire a Monti

Compromesso sì o no? E di che tipo? Dopo le dichiarazioni a Sky, gli attacchi di Di Pietro e Maroni, ecco le precisazioni del leader di Sel. Che su una possibile intesa dice…

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Compromesso, politico s’intende, è una parola impegnativa. Evoca subito il compromesso storico di berlingueriana memoria. Ancor più se è Nichi Vendola che usa l’espressione a proposito di Mario Monti.

Questa sembra la partita decisiva: la collocazione di Vendola, alleato di Bersani, ma ostile a Monti e all’area centrista. E l’apertura di credito del governatore della Puglia, ala sinistra della coalizione data per vincente alle prossime elezioni politiche, finora non c’era stata. Così il titolo «Con Monti possibile un compromesso» riferito alla trasmissione Il Sorpasso su Sky Tg24 di ieri ha fatto saltare molti sulla sedia. È apparso come una svolta, persino una piroetta o un testa-coda rispetto a quanto detto dallo stesso Vendola dalle pagine della rivista Left, uscita ieri. Frasi del tipo: «Monti e Bersani in una possibile alleanza sono la prefigurazione della politica come palude» o anche «Qualunque riformismo al mondo, a cui Monti è davvero estraneo essendo un classico conservatore, non può che partire dall’idea che il welfare è la più grande conquista riformista contemporanea».

Nel nuovo format di interviste su Sky il conduttore Fabio Vitale porta i politici a fare un giro in auto e a prendersi un caffé chiacchierando. E la domanda, una delle prime, è chiara: Casini sostiene che un governo con lei e Monti è pura fantascienza. «Lo penso anch’io», è la prima risposta secca. Poi Vendola ricorda che Monti ha votato Berlusconi nel ’94 e che il Cavaliere voleva coinvolgerlo nel suo governo, poi Monti «ha compiuto una scissione all’interno del polo conservatore», staccandosi dalla destra populista ancora rappresentata da Berlusconi. Ora con questa area conservatrice più europeista «è possibile un compromesso solo per una legislatura costituente, sulle riforme dello Stato».

Vendola è costretto nel pomeriggio a mandare alle agenzie una precisazione, che in realtà è tutta contenuta nell’intervista a Sky, dove di domande su un possibile patto Bersani-Monti e sulle sue reazioni gliene vengono poste più d’una. Ma è già la parola «compromesso» riferita alle riforme, a cominciare dalla modifica del Porcellum, a scatenare una ridda di reazioni polemiche soprattutto dalle file arancioni. Antonio Di Pietro pubblica una lettera a Vendola sul suo blog in cui lo accusa: «Sei pronto a fare un compromesso con chi ha salvaguardato gli evasori, le lobby finanziarie e le banche». L’ex magistrato del pool Mani pulite scrive ancora: «Avevamo fatto un accordo per costringere il Pd a restare nel centrosinistra e per mettere in campo delle politiche realmente alternative al montismo e al berlusconismo. Invece Bersani ha preferito allearsi sottobanco con Monti e tu lo hai seguito su questa via, tradendo i tuoi elettori». Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni di Paolo Ferrero, segretario del Prc. E persino il leghista Bobo Maroni, alleato di lungo corso di Berlusconi, si permette di lanciare un tweet: «Vendola piega la testa all’inciucio con Monti. Grande ammucchiata, no grazie. Motivo in più per vincere in Lombardia».

In realtà a vedere con attenzione l’intervista a Sky una specie di apertura di credito a Monti c’è, ma in un altro punto, quando Vendola parla della necessità di «dare risposte» dopo l’uscita dell’Italia dall’«ubriacatura berlusconiana» che ha lasciato «un Paese regredito e impoverito», che «paga un prezzo elevato anche per la politica recessiva dell’anno in cui ha governato Monti». Aggiunge Vendola: «Se Monti fa autocritica, cioè se intende sottolineare la necessità di correggere alcune delle sue cosiddette controriforme, beh, lo riterrei un fatto positivo». Il leader di Sel continua però a dire che il «suo» governo, cioè quello del centrosinistra costruito intorno al programma dell’alleanza, «se ci sarà», precisa, avrà la caratteristica, anzi la «straordinaria capacità», di essere stabile. E avrà una rotta tracciata in direzione di una maggiore giustizia sociale. Per quanto lo riguarda dovrebbe avere almeno tre punti in agenda: no agli F35 per finanziare la scuola pubblica, l’università e il welfare, aprire le porte alle donne anche nella formazione del governo Vendola vorrebbe una donna anche al Quirinale, senza far nomi e ridare speranze e diritti ai giovani oggi privati di qualsiasi prospettiva e immersi in una dimensione di precarietà a vita. Quanto alla sua collocazione all’interno di questo esecutivo, il presidente della Puglia dice di non nutrire alcuna ambizione personale. «Non è affatto detto che se il centrosinistra vince io entri nel governo, anzi precisa ai miei direi: lasciatemi fare il battitore libero».

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fonte unita.it

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