MILANO – Welfare, cercasi cuochi a domicilio (volontari) per aiutare gli anziani soli


Adria (Ro), la protesta dei lavoratori della casa di riposo – fonte immagine

PROBLEMI CHE TALI NON SAREBBERO SE SOLO SI VOLESSE RISOLVERLI

Parrebbe una buona soluzione, non fosse che è il solito vecchio trucchetto: se non ci sono i soldi lo facciamo fare al volontario.
Da sempre il volontariato si è occupato dei problemi che lo Stato non è stato in grado (o solo in parte) di risolvere. Ora a Milano si vuole far passare per grande idea ‘luminosa’ la trovata di un assessore che non sa più che pesci pigliare, vista la gravità del problema anziani, mentre la soluzione, paradossalmente, sarebbe di una semplicità disarmante: incentivare, da parte del Comune e i Servizi Sociali, l’assistenza domiciliare. Personale qualificato ve n’è in abbondanza (in gran parte straniero) grazie alla politica della Regione che ha consentito il proliferare di corsi di formazione per personale addetto all’assistenza (anche domiciliare).  Si otterrebbe il duplice scopo di un aumento di posti di lavoro (da una parte) e di un’assistenza qualificata adatta allo scopo. Le risorse dovrebbero essere recuperate attraverso la dismissione di una lunga lista di cosidette ‘Case di Riposo’, la cui gestione ha ormai costi proibitivi e le rette sono altissime, e dove il personale, ormai quasi nella totalità facente parte di cooperative di servizi, viene sfruttato in modo ignobile con turni massacranti e paghe da fame. Cifre, al momento, non ve ne posso fornire, ma sarebbe interessante che qualcuno potesse occuparsene a fondo; si vedrebbe quale montagna di soldi viene fornita regolarmente ai privati (i soliti noti) per la fornitura di questi servizi e si noterebbe anche come una gestione diretta di proprio personale, in coordinamento con le Asl per ciò che riguarda la parte sanitaria, sarebbe di molto più conveniente, oltre che più tutelante per i lavoratori.

Ma, vivaddio, c’è il volontariato. E allora perché prendersi tanti mal di pancia? Forniamo servizi gratis e continuiamo a riempiere le saccocce dei soliti squali della politica e dell’imprenditoria privata.
Amen

mauro

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Welfare, cuochi a domicilio per aiutare gli anziani soli

Welfare, cuochi a domicilio per aiutare gli anziani soli

A Milano sono 40mila le persone anziane che hanno bisogno di aiuto e interventi di sostegno: due terzi degli over 75 non ricevono alcun tipo di servizio. E Palazzo Marino cerca volontari per offrire compagnia

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di ILARIA CARRA

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Sonto tanti gli anziani soli a Milano. Almeno 40mila, tantissimi e ognuno avrebbe bisogno di un aiuto. Un fenomeno, quello della solitudine nei quartieri più di periferia, che l’amministrazione sta tentando di contrastare. La strategia di fondo è quella di lavorare sempre di più per portare un maggior numero di servizi nei quartieri dove oggi mancano, da un supporto agli assistenti sociali a un punto informativo di attività, bandi e servizi offerti dall’amministrazione. E quella che scatta domani è l’ultima misura anti emarginazione: un volontario che si offra di cucinare a casa di un anziano, una sera, e cenare con lui per fargli un po’ di compagnia. Un’occasione per stare vicino alle migliaia di persone sole, avanti con l’età e non autosufficienti: ‘Indovina chi ti porto a cena’ è la nuova iniziativa del Comune che in questa partita farà da mediatore tra la domanda dei volontari ai fornelli e l’offerta (alta) di solitudine in città.

Il reclutamento degli aspiranti chef avverrà online: il Comune pubblicherà sul suo sito un appello con cui sonderà tra i milanesi la disponibilità di regalare una serata del proprio tempo libero. Chiunque aderirà (rispondendo all’indirizzo mail che verrà fornito), verrà associato al nome di una signora o di un signore che vive da solo, non autosufficiente, intercettato dalla rete dei servizi sociali. Il compito del volontario sarà a quel punto di contattare l’anziano, decidere il menu, fare la spesa, raggiungere la casa dell’anziano e cenare in compagnia. Il Comune promette che farà da supervisore nel collegamento tra i due soggetti e, dove potrà, invierà anche qualche “controllore” per verificare, soprattutto, la serietà del volontario e che tutto si svolga senza problemi.

L’idea è venuta all’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, durante una recente visita alle case popolari di via San Dionigi, complice una chiacchiera con una signora sola. Già “adottata” in un certo senso dal condominio dove vive, la signora era comunque pronta ad aprire le porte di casa, anche solo per una sera. ‘Indovina chi ti porta a cena’ – nome che evoca il celebre  film del ’67 con Spencer Tracy che entra in crisi quando la figlia gli annuncia di voler sposare un medico nero – è un piccolo gesto ma dalla potenzialità molto alta. “Stimiamo che siano almeno 40mila gli anziani bisognosi di interventi e di aiuto – racconta Majorino – vogliamo raccordare la domanda e l’offerta. La cucina è un esempio positivo”.

Anche alcuni studenti universitari milanesi ci avevano pensato: i fornelli per combattere la solitudine, la loro chiave. L’amministrazione l’ha fatta sua. Il tema della solitudine è cruciale, a Milano. Un dato su tutti: il 75 per cento degli anziani milanesi non riceve alcun servizio né pubblico né del privato sociale. Una galassia di cittadini che si vuole provare a raggiungere. Nell’ultima settimana, in concomitanza con il forum delle Politiche sociali, sono stati inaugurati quattro spazi di socialità in altrettanti quartieri popolari dove anziani e cittadini possono andare a trascorrere del tempo. Si trovano in via Neera 7, via San Dionigi 42, via Pomposa 2 e via Stamira d’Ancona. In tutto, salgono così a 130 gli spazi messi a disposizione alla città, tra beni confiscati, centri socio-ricreativi e spazi per attività di socialità. Sono in programma, poi, una serie di incontri dei vigili di quartiere nei centri socio-ricreativi della città per affrontare il tema della sicurezza. (20 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

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