Operaia disabile costretta a mansioni “vietate”: ‘cuore infranto’, prima condanna datore lavoro


foto generica di un magazzino – fonte immagine

Operaia disabile costretta a mansioni “vietate”: ‘cuore infranto’, prima condanna datore lavoro

La sentenza della Corte d’appello di Torino non ha precedenti nel nostro Paese e riguarda la “sindrome tako-tsubo”, un infarto acuto da affaticamento. La Alplast Spa di Tigliole d’Asti, produttrice di tappi super tecnologici, aveva assegnato Rosa O. all’assemblaggio: la dipendente doveva sollevare scatoloni che pesavano più di 14 kg ed è crollata. Ora ha ottenuto 16mila euro di risarcimento

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di ALBERTO CUSTODERO

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Una lavoratrice disabile ha rischiato di morire di fatica sollevando pesanti scatoloni di tappi di champagne. Per la prima volta in Italia, un datore di lavoro è stato condannato per avere provocato alla dipendente la “sindrome del cuore infranto”. Si tratta di una forma di infarto acuto da affaticamento scoperta in Giappone vent’anni fa. Questa patologia fa assumere al ventricolo sinistro la forma di un cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako). Di qui il nome “sindrome tako-tsubo”. L’imprenditore condannato dalla Corte d’appello di Torino, sezione lavoro, è Renato Goria, titolare della Alplast Spa di Tigliole d’Asti. L’azienda è tra i leader europei nella produzione di tappi super tecnologici. Non quelli tradizionali di sughero, ma tutta la gamma di chiusure alternative, dalla plastica all’alluminio, al sintetico. Più o meno tre miliardi e mezzo di pezzi l’anno, destinati in particolare all’industria alimentare: acque minerali e soft drink, alcolici e superalcolici, vini e spumanti, olio, aceto, caffè, noccioline. E Nutella Ferrero. Goria è presidente dell’Unione Industriale di Asti.

A rivolgersi al Tribunale del lavoro è stata una dipendente disabile, Rosa O., che svolgeva il lavoro di “assemblatrice” ed è stata difesa dall’avvocato Katiuscia Verlingieri,. La donna era stata “adibita – si legge nella sentenza – nella linea di produzione a mansioni estremamente faticose, dovendo anche sollevare e riporre in alto scatoloni pesantissimi con notevole frequenza”. Sforzi fisici “incompatibili con le sue condizioni di salute e con il suo stato di portatrice di handicap”. Nonostante il medico aziendale, preso atto delle precarie condizioni di salute della lavoratrice, “avesse accertato l’inidoneità alla mansione di addetta presse e macchine di assemblaggio”, Rosa O. fu “adibita alla linea di stampaggio dei tappi di champagne e alla mettidisco Nutella”. “Doveva sollevare scatole che pesavano più di quattordici chili che contenevano tappi di champagne”, ricorda un testimone. A un certo punto la dipendente è crollata ed è finita al pronto soccorso dove le hanno diagnosticato la sindrome “tako-tsubo”.

Secondo il presidente della Corte d’appello Arianna Maffiodo e il consigliere Gloria Pietrini, che hanno firmato la sentenza, “lo stress emozionale acuto fu causato dall’adibizione della lavoratrice a mansioni alle quali, per divieto del medico competente, non poteva essere adibita e dalle quali era stata sollevata”. L’Alplast è stata dunque condannata a pagare a Rosa O. 16mila euro di danni non patrimoniali.

“La sentenza – commenta il professore Marco Bona, specialista in materia di responsabilità civile – è la prima a riconoscere il risarcimento del danno per la sindrome tako-tsubo”. “Dal punto di vista giuridico – aggiunge – è stato riaffermato il principio della responsabilità del datore di lavoro per i danni subiti dal dipendente adibito a mansioni precluse dal medico competente”. (21 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

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One response to “Operaia disabile costretta a mansioni “vietate”: ‘cuore infranto’, prima condanna datore lavoro”

  1. Alessandro Castelli says :

    E FINALMENTE!!! ANZI, IL RISARCIMENTO E’ ANCHE POCO…..

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