ELEZIONI – Candidati, la galleria horror

Candidati, la galleria horror

Dopo gli ultimi fuochi d’artificio, ieri i partiti hanno depositato le liste. Con tanti bei nomi: da Scilipoti a Renato Farina, da Lombardo ad Antonio Razzi. Senza dimenticare la sventurata Polverini e il resuscitato Diliberto

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di Silvia Cerami

(22 gennaio 2013)

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Cosentino è arrabbiato e un po’, dal suo punto di vista, ha ragione. Che regole sono se chi giudica gli impresentabili detiene il primato dei processi, quelli in corso compresi? Ma Silvio, alla sua sesta ridiscesa, con tre dibattimenti aperti, è al di sopra di tutto, si sa. E poi Denis Verdini, quello che le liste le fa, è indagato per false fatture e per gli appalti del G8.

Così, anche senza ‘Nick’ Cosentino, senza Dell’Utri, senza Scajola e senza Marco Milanese, nel partito degli onesti gli impresentabili si presentano. Roberto Formigoni, un’accusa di corruzione per il denaro in arrivo dalla Fondazione Maugeri e dal consulente-mediatore Pierangelo Daccò, 15 indagati tra giunta e consiglio, è stato costretto a lasciare il Pirellone, ma si candida all’immortalità del Senato. In seconda posizione, dietro al Cavaliere, nelle liste della Lombardia. In Campania 1 ecco ‘Giggino a’purpetta’, Luigi Cesaro, presidente della provincia di Napoli, amico di Cosentino indagato per associazione camorristica e in odor di rapporti con i Casalesi. Salvo grazie ad Angelino. E in deroga di pulizia si candida in Sicilia anche Antonio D’Alì, benché rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

E ancora: in Lombardia 2 al sesto posto Antonio Angelucci alle prese con un dibattimento per tangenti, e al decimo posto Renato Farina, una pena di sei mesi patteggiata per aver favorito il sequestro di Abu Omar; e poi Raffaele Fitto in Puglia, con la recente richiesta di condanna per corruzione da parte della Procura di Bari. E se non sono impresentabili sono responsabili. Antonio Razzi accenderà un nuovo mutuo dopo aver guadagnato la quarta posizione al Senato in Abruzzo, mentre Mimmo Scilipoti potrà tenere conferenze sull’agopuntura del signoraggio dagli scranni di Palazzo Madama, forte del suo sesto posto in Calabria, nonostante il disappunto del governatore Scopelliti.

Ci sono poi i veterani. Francesco Colucci negli anni Ottanta era il capocorrente di Mario Chiesa, ancora prima di Mani Pulite. Da venti anni come questore alla Camera ha in mano i bilanci di Montecitorio come questore della Camera. Un posto non glielo si può negare. E poi Franco Carraro, al quarto posto al Senato in Emilia-Romagna, presidente della FIGC, sindaco di Roma nei primi anni Novanta, già ministro del Turismo nel 1987 con Giovanni Goria. Resiste dopo che si è ‘sfracellata’ anche Renata Polverini, al terzo posto alla Camera, e che ci importa del Laziogate. Nel partito dell’amore non mancano i parenti. Gianfranco Sammarco, detto Gianni, cognato di Cesare Previti, guadagna il sesto posto alla Camera in Lazio, con lui Simonetta Losi, moglie di Danilo Mariani, candidata in Toscana.

Ma la grande preoccupazione del Cavaliere è il Senato. Li’ si è garantito la buona compagnia. Il direttorissimo Minzo, catapultato in seconda posizione in Liguria, finalmente “martire” compreso, potrà trasmettere assoluzioni al posto di prescrizioni libero da mimiche facciali, previo accordo con la giunonica factotum Maria Rosaria Rossi, che lo accompagnerà passo passo con il suo quarto posto nel Lazio. E il cerchio magico in rosa forse sarà presente anche alla Camera con la segretaria del Mattinale Alessia Ardesi. Pur di incontrare Berlusconi si infilò nella macchina di Bonaiuti per accompagnarlo alla prima al teatro dell’Opera di Roma per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Dopo tanta fatica in Lombardia le hanno dato il dodicesimo posto. Un po’ poco dato il curriculum. E infatti pare si sia già lamentata. E dire che Silvio è uomo riconoscente. Bruno Archi, consigliere diplomatico e testimone del processo Ruby, ha il suo posto sicuro in lista in Piemonte.

Le ombre del Pd
Nonostante l’intervento del garante Luigi Berlinguer e gli epurati alla Crisafulli, rimangono in lista Nicodemo Oliverio, ex tesoriere della Margherita che fu, sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta per la cessione di Palazzo Sturzo; il toscano Andrea Rigoni, con una condanna prescritta a otto mesi per abuso d’ufficio; Francantonio Genovese, già sindaco di Messina, nipote dell’ex ministro Dc Nino Gullotti, uomo da 20 mila preferenze che gestisce il carrozzone dei servizi di formazione professionale da 500 milioni l’anno e può vantare un abuso d’ufficio per un affidamento illegittimo e Antonio De Caro, ex capogruppo dem alla regione Puglia, imputato per un concorso in tentato abuso d’ufficio.

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