Ilva, fermato a Londra Fabio Riva. Almeno un mese per l’estradizione

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Ilva, fermato a Londra Fabio Riva
Almeno un mese per l’estradizione

Era ricercato dal novembre scorso. Le accuse contro di lui sono associazione a delinquere, concorso in disastro ambientale e avvelenamento di sostanze

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Latitanza finita. Questa mattina Fabio Riva, vicepresidente dell’omonimo gruppo industriale cui fa capo l’Ilva di Taranto, si è consegnato a Scotland Yard. Per lui, figlio di Emilio e fratello di Nicola, entrambi ai domiciliari da luglio, non sono scattate direttamente le manette ma si trova in libertà vigilata dopo aver pagato una cauzione, come previsto dalla legge. Nei suoi confronti lo scorso 26 novembre il gip Patrizia Todisco aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere e concorso in disastro ambientale ed avvelenamento di sostanze alimentari.

 

LE RICERCHE  

Riva si era sottratto all’arresto inviando una lettera da uno studio legale londinese dichiarandosi a disposizione delle autorità inglesi. Da allora, però, se ne erano perse le tracce, tanto che il 10 dicembre scorso, poi, la magistratura ha spiccato un mandato di cattura europeo. Ci vorrà però almeno un mese prima che Fabio arrivi in Italia, anche se l’udienza iniziale per l’estradizione dovrebbe essere fissata già domani: è presumibile che l’iter possa durare tra i 40 e i 60 giorni.

 

L’INDAGINE  

Per due mesi Riva è risultato irreperibile, mentre sono stati arrestate altre due persone coinvolte nella stessa accusa: l’ex direttore dell’Ilva di Taranto, Luigi Capogrosso, poi tornato agli arresti domiciliari, e l’ex consulente, addetto alle relazioni istituzionali, Girolamo Archinà, che è ancora in carcere e per il quale il Tribunale del riesame ha negato la libertà. L’indagine, chiamata “Ambiente svenduto”, riguarda soprattutto i rapporti intessuti dai dirigenti della società negli anni e la loro attività sia per «ridimensionare problematiche anche gravi in materia ambientale» sia per consentire allo stabilimento «la prosecuzione dell’attività produttiva senza il rispetto, anzi in totale violazione e spregio», delle norme di tutela ambientale.

 

DIRIGENTI NEL MIRINO  

Tra i principali interlocutori dei Riva e, soprattutto, dell’allora “plenipotenziario” Archinà, c’era naturalmente la Regione Puglia. Ed è per questo che, nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza, il gip dedica ampi passaggi alla famiglia di imprenditori in relazione a quel che accade nell’amministrazione locale, che «invece di imporre misure urgenti» all’azienda, per ridurre l’inquinamento, mette in atto una serie di escamotage «per non risultare inoperosa» di fronte all’opinione pubblica. Un’accusa pesantissima all’indirizzo soprattutto di Nichi vendola, che pure non risulterebbe al momento indagato, e alla sua squadra di governo, chiamando in causa anche funzionari e assessori di quella Regione che ha fatto proprio della battaglia ambientale una bandiera.

 

OPERAI A RISCHIO  

Intanto ieri il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante ha incontrato i sindacati metalmeccanici a Roma per discutere della delicata situazione dell’industria siderurgica tarantina. Il futuro dello stabilimento sembra vincolato allo sblocco delle merci sequestrate il 26 novembre. Si tratta di 1,7 milioni di tonnellate di acciaio, valore un miliardo di euro, realizzate nei quattro mesi in gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento erano sotto sequestro senza facoltà d’uso e considerati dai magistrati provento di reato. Il gruppo versa in una situazione critica: «Se i prodotti di Taranto non dovessero essere dissequestrati, c’è purtroppo uno scenario inevitabile: il blocco degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure», ha dichiarato Ferrante. Non è mancato chi, come Maurizio Landini di Fiom-Cgil, davanti a tale scenario ha invocato un intervento deciso da parte dello Stato perché il gruppo Riva appare ormai “inaffidabile”.

 

LE MISURE DEL GOVERNO  

E l’azienda non esclude che il governo possa nuovamente intervenire con un decreto che impone che il ricavato delle merci dissequestrate sia vincolato alla bonifica, ipotesi ventilata ieri anche da Vendola. Se necessario, ha fatto presente Ferrante, «l’Ilva ricorrerà al credito bancario, a tutti gli strumenti possibili, ponendo come garanzia anche quote societarie». La questione è all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi, poi mercoledì il ministro per l’Ambiente Corrado Clini sarà a Taranto per presentare il Garante e il Commissario alle bonifiche.

 

I SINDACATI 

Per la Uilm, che invoca una tregua al braccio di ferro fra governo e magistratura, l’acciaieria si è impegnata a garantire lo stipendio ai 16.000 dipendenti e la continuità produttiva dello stabilimento pugliese. Fim Cisl auspica, invece, un contributo positivo da parte della procura nello sblocco delle merci sequestrate, dal momento che l’Ilva ha garantito applicazione dell’Aia e regolari retribuzioni.

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fonte lastampa.it

 

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