‘STORIACCE’ D’ITALIA – Tommy, “il cane che prega”: il suo caso finisce in tribunale – VIDEO


teleramanews
Pubblicato in data 21/gen/2013

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Tommy, "il cane che prega" il caso finisce in tribunale
Tommy in chiesa a San Donaci

Tommy, “il cane che prega”
il caso finisce in tribunale

E’ braccio di ferro giudiziario sul destino del meticcio di San Donaci la cui storia è finita sotto i riflettori. Il sindaco l’ha nominato ‘cane di quartiere’ e affidato a un cittadino, ma il figlio della donna che si prendeva cura di lui prima della morte insiste perché sia lui a decidere con chi debba stare. Le associazioni denunciano: “Sequestrato in caserma dai vigili”. Ed è partita la denuncia contro l’amministrazione

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di SONIA GIOIA

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La storia di Tommy, il meticcio che ha commosso l’Italia per avere “pregato” per due lunghi mesi ai piedi dell’altare dove erano stati celebrati i funerali della padrona, diventa un caso giudiziario. Il cane è conteso fra il sindaco di San Donaci Domenico Serio, che tramite atto formale ne ha fatto un cane di quartiere, e il figlio della donna deceduta, Sebastian Mapelli che si è affidato a un avvocato per sporgere formale querela contro l’amministrazione rivendicando il diritto di decidere chi debba adottare il cane. In attesa che venga pronunciata una parola definitiva sul suo destino, Tommy viaggia fra caserme di carabinieri e vigili urbani, mentre gli animalisti gli danno la caccia nel tentativo di sottrarlo a ulteriori trambusti.

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FOTO – L’album di Maria

Conseguenze della celebrità, che di certo sarebbero dispiaciute a Maria Lochi, morta a 57 anni a novembre scorso, dopo avere dedicato la vita intera agli animali. Viveva con una pensione sociale minima, in una casetta alla periferia di San Donaci, la povertà delle risorse non gli impediva di prendersi cura di tutti i randagi che incontrava per strada, coi quali divideva tutto quello che aveva. Il tributo d’amore di Tommy, che tutti i giorni tornava a messa nella chiesa di Santa Maria Assunta, ha fatto il giro del mondo, finendo su testate inglesi e tedesche. Insieme alla celebrità, per Tommy sono arrivati i guai. E naturalmente, la cronaca della contesa si è riversata minuto per minuto su Facebook. Lì il sindaco Domenico Serio ha pubblicato l’annuncio: “A titolo personale, informo che il cane Tommy, da oggi, è un cane di quartiere del comune di San Donaci ed è stato legittimamente affidato ad un nostro concittadino”.

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Pronta la replica di Sebastian, il figlio di Maria Lochi, da giorni intervistato da stampa e tv: “Dov’era il sindaco e dov’era l’amministrazione quando mia madre, da sola, doveva provvedere a tutti i randagi del paese? Mi chiedo da dove spunti fuori questo animalismo dell’ultima ora per cui Tommy e non altri cani, senza storia se non quella del loro abbandono, si conquista il titolo di cane di quartiere. Io ho indicato ai vigili urbani, tramite fax, una persona di mia fiducia che a San Donaci può prendersi cura del cane in maniera adeguata, ma la richiesta è stata totalmente disattesa”.

Nelle stesse ore sul profilo Facebook di Maria Lochi, creato non più di una settimana fa dal figlio, gli animalisti accusano le istituzioni cittadine di aver ‘sequestrato’ il cane; di aver “richiuso Tommy in una stanza all’interno del comando dei vigili urbani”. Il comandante della municipale Vincenzo Elia smentisce le accuse, in un clima di crescente tensione intorno all’animale. “Nessun sequestro – dice seccato – abbiamo seguito le procedure indicate dalla legge regionale insieme al servizio veterinario della Asl di Brindisi. Il cane è sempre stato amato dal paese, ed è quindi al paese che appartiene. A Natale ha dormito in questo ufficio, così come prima che scoppiasse il caso mediatico dormiva in chiesa. Stamattina il veterinario Raffaele De Filippis lo ha visitato come aveva già fatto più volte. Tommy adesso è affidato alle cure di una persona di San Donaci, mentre di giorno se ne va in giro per il paese come è nella sua natura. In ogni momento è a disposizione di chi lo vuol vedere, come ha fatto questa mattina il Wwf”.

L’atmosfera intorno al povero meticcio resta da guerra aperta, l’ultima parola sul suo destino spetta alla magistratura. “Ho invitato il sindaco per iscritto a consegnare il cane ad una persona indicata dal mio cliente, e il sindaco evidentemente non intende raccogliere l’invito”, dichiara l’avvocato Raffaele Missere, incaricato dal figlio di Maria Lochi, “Siamo dunque pronti ad iniziare l’azione giudiziaria”. (23 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

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