CHE ORRENDO INDIVIDUO – Monti: “Riforma del lavoro, ostacolati da Cgil”. E la Ue mette l’Italia in mora sui diritti sindacali

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Monti: “Riforma del lavoro, ostacolati da Cgil”
E la Ue mette l’Italia in mora sui diritti sindacali

Da Davos, nuove bordate del Professore alle forze della “vecchia politica” che ne hanno frenato l’azione: il sindacato della Camusso che ha impedito a Fornero di fare di più, l’ostruzione del Pdl nella lotta a corruzione e conflitto d’interesse. La Commissione Ue dà all’Italia due mesi perché anche i precari siano considerati nel calcolo dei rappresentanti sindacali

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ROMA Mario Monti, candidato premier di “Scelta Civica”, rinnova il suo attacco alle forze della “vecchia politica” che hanno, a suo dire, ostacolato la sua azione riformatrice del governo tecnico. Questa volta, l’attacco frontale del Professore è portato contro la Cgil. Intervenendo al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Monti ha affermato che sulla riforma del lavoro c’è ancora molto da fare, perché nonostante l’operato del ministro Elsa Fornero “non siamo andati abbastanzi lontani” a causa della Cgil, che “è considerevolmente resistente al cambiamento”. Ma l’Europa non si limita ad ascoltare la campana del premier. Ed ecco la Commissione europea procedere al secondo passo nella procedura di infrazione contro l’Italia per la mancata applicazione della direttiva Ue sulla rappresentanza sindacale per i contratti di lavoro a tempo determinato: dare all’Italia due mesi di tempo per adeguare le norme sulla rappresentanza sindacale.

Monti a Davos: “Tutta colpa di un sindacato”. A Davos, durante una tavola rotonda con altri
primi ministri, a Monti viene chiesto cosa farebbe contro la disoccupazione in Italia, soprattutto quella giovanile. Il Professore risponde: “Due cose. La prima, misure specifiche per i giovani. E nonostante le difficoltà di bilancio, già abbiamo iniziato ad aiutare fiscalmente le imprese che assumono i giovani, ma molto può essere ancora fatto in una prospettiva di cinque anni, ora che abbiamo una situazione di finanza pubblica molto più solida”.

Il secondo ingrediente della ricetta Monti è la riforma del lavoro “che abbiamo varato”. “Non è andata avanti abbastanza per colpa di un sindacato che ha resistito decisamente al cambiamento e non ha firmato accordo che gli altri (Cisl e Uil, ndr) avevano firmato” ha spiegato il candidato premier centrista durante il panel del forum economico svizzero, con un implicito riferimento alla Cgil. “Va cambiata questa cultura” ha aggiunto il premier dimissionario.

Secondo Monti, uno dei temi cruciali della campagna elettorale “è quale configurazione politica è più in linea con il bisogno di riforme”. “L’idea che promuoverei se fossi nella posizione di farlo – ha quindi spiegato il Professore -, è in sostanza di unire le forze pro-riforme che sono disperse nei vari schieramenti, così da avere più energia dietro le riforme”. Quindi, se da un lato Monti ha attaccato la Cgil, dall’altro ricorda come in Italia “il partito di destra (il Pdl, ndr) ha resistito sulle leggi anti corruzione o sul conflitto di interessi: abbiamo fatto qualcosa, ma dobbiamo unire le forze riformiste per fare di più e dare nuova vita all’economia italina. I primi beneficiari sarebbere giovani e disoccupati”.

Rappresentanza e contratti a termine, Italia messa in mora. Nella procedura di infrazione aperta a carico dell’Italia per la mancata applicazione della direttiva Ue sulla rappresentanza sindacale per i contratti di lavoro a tempo determinato, l’esecutivo di Bruxelles ha inviato un “avviso motivato” che dà a Roma due mesi per comunicare le misure adottate per la trasposizione integrale della legge europea del 1999. La direttiva prevede che i lavoratori con contratto a termine siano presi in considerazione per il calcolo dei rappresentanti sindacali. Le norme italiane prevedono che si tenga conto solo dei contratti con durata superiore a nove mesi.

Secondo una nota della Commissione “ciò implica che i lavoratori con contratti di durata inferiore non sono presi in considerazione nel calcolo necessario a determinare se un’impresa è sufficientemente grande per dover avere organi di rappresentanza sindacale”. “Se l’Italia non rispetterà i due mesi concessi “la Commissione potrebbe decidere di deferire il nostro Paese davanti alla Corte di Giustizia Ue”. (24 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

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