INFORMAZIONE – “La prima notizia è quella che conta”. Ci credono anche se poi viene smentita


Signs indicating true or false – fonte immagine

“La prima notizia è quella che conta”
Ci credono anche se poi viene smentita

Il peso di questo meccanismo arriva da uno studio americano: se la notizia “piace”, spesso c’è poco da fare. Le rettifiche, le correzioni servono a poco. E scopriamo che un americano su sei è ancora convinto che Obama non sia nato negli Usa, nonostante sia stato dimostrato il contrario

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ROMA Hai voglia a smentire: la prima versione, nonostante sia stata corretta o confutata, resta quella impressa nella mente almeno per chi legge le notizie sul web. Il cosiddetto “Fact checking”, che cerca di smascherare soprattutto su internet bufale e affermazioni false, non funziona sulle persone a cui ‘piace’ la notizia che legge, anche se non veritiera, neanche se è fatto in tempo reale. La dimostrazione di questo meccanismo arriva da uno studio studio della Ohio State University.

I ricercatori, che presenteranno lo studio ad un congresso sul Social Computing a fine febbraio in Texas, hanno diviso 574 adulti, a cui è stato fatto leggere un finto blog politico contenente l’affermazione falsa che le autorità Usa possono avere libero accesso alle cartelle cliniche elettroniche, in tre gruppi. Il primo ha letto sullo schermo del computer la smentita da parte di un gruppo considerato autorevole, il secondo dopo tre minuti e il terzo non ha ricevuto nessuna smentita alla frase.

In seguito è stato chiesto ai partecipanti quanto fosse facile per le autorità spiare le cartelle cliniche, e il gruppo che ha ricevuto la smentita è stato solo leggermente più preciso degli altri nella risposta: “Solo chi ha dichiarato prima del test di essere favorevole alle cartelle elettroniche ha ‘recepito’ la correzione – spiega Kelly Garrett, uno degli autori – mentre i contrari sono rimasti della loro idea. Correggere false convinzioni richiede una vera e propria persuasione, non è sufficiente dare una informazione accurata. Questo spiega perché ad esempio un americano su sei ancora crede che il presidente Obama non sia nato negli Usa nonostante un fact checking più che esaustivo”. (25 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

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