Archivio | gennaio 26, 2013

E’ MORTO SANREMO, VIVA SANREMO – Azzardo Fazio


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Sanremo, azzardo Fazio

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di Renato Tortarolo

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Genova – Fabio Fazio scommette tutto sulle canzoni. Sarà pure un azzardo, i puristi del Festival nazional-popolare impallidiranno ma per la prima volta, in almeno dieci anni, la musica di Sanremo non è un pasticcio di compromessi. Anzi, il livello di ciò che ascolteremo dal 12 al 16 febbraio all’Ariston è una sorpresa. Ci sono i cantanti da talent show ma non debordano.

L’arroganza giovanilistica da “Amici” e ”X Factor” è fuori gioco. La vecchia guardia, quella tristezza infinita che voleva il cast del Festival fatto con un Cencelli impolverato sino a “Grazie dei fiori”, si è fatta da parte. Volente o nolente. Tornerà nella serata del venerdì, ma con più dignità di quella mistificata in tanti anni di protagonismo démodé. In compenso, non c’è la litania del Paese in crisi che era stata la merce di scambio, un po’ iettatoria, nelle ultime edizioni, per far convivere il fatiscente scambiato per nazional-popolare e il petulante dei talent. No, stavolta si rivoluziona tutto. C’è il grande Lelio Luttazzi, fra gli autori. Daniele Silvestri canta i cortei di studenti e disoccupati, Elio e le Storie Tese affronteranno par condicio e masturbazione, Cristicchi morirà, per finta ovvio, e giocherà a briscola con Pertini in un aldilà che somiglia alle scuole serali. Ma sarà Max Gazzè, con un forte richiamo allo spirituale, a provocare di più, visto che l’omino che bussa alla porta in “Sotto casa” può essere tanto Gesù quanto un testimone di Geova.

Sì, la cura Fazio minaccia di essere più forte della missione che deve assolvere. In gara andranno 14 Big con due canzoni ciascuno. Una giuria, in cui il voto della critica accreditata al Festival varrà il 50%, ne escluderà una, mandando avanti l’altra. Come istigare un ladro a tornare due volte sul posto del delitto. Mirabile.

E in effetti il sistema ha funzionato: «Si sono presentati in 70» dice lo showman-direttore artistico «e ne abbiamo scelti 14. Qualcuno, come Antonella Ruggiero, è rimasto fuori per un pelo. Non dico che sia il cast migliore in assoluto, potevano arrivarci canzoni migliori, ma tutto qui ha un senso». Presto detto: «Le canzoni saranno centrali. Essendo due a testa provocheranno il pubblico e le giurie». In un’arena, i gladiatori si eliminavano l’un l’altro. Un po’ crudele ma regge.

E per far stare in piedi la teoria che «non ci si ripete mai» altro assioma di Fazio, la musica dev’essere davvero di buona qualità. Così è entrato in campo un arbitro severissimo, ma pure una brava persona, competente, come Mauro Pagani, ex Pfm e sodale di Fabrizio De André, che deve aver estenuato tutti i 70 pretendenti a livelli inimmaginabili. Il risultato è sorprendente. E non credete, oggi, a chi si darà arie da snob. Del tipo: bravi sì, ma dov’è la novità o la polemica?

Su 28 canzoni in gara, almeno dieci, dodici sono di grande qualità e quattro, cinque addirittura ottime. Come “Niente” di Malika Ayane, “Dannati forever” e “La canzone monotono” di Elio e le Storie Tese, “Dispari” di Marta sui tubi, e “sai (ci basta un sogno” di Raphael Gualazzi. Non c’è il nazional-popolare? Evviva, perché non rappresenta più nulla nel Paese e soprattutto nel ricambio musicale vero, quello praticato e metabolizzato dai più giovani. Non c’è il neomelodico, quella scemenza in termini estetici per tenere incollato il grande serbatoio di voti dal Sud? Era ora: Maria Nazionale, sconosciuta fuori Napoli, porterà canzoni che riflettono l’inquietudine femminile in dialetto, ma finalmente senza quella petulanza ordinata come dal medico al povero interprete.

Fazio non vuole ripetere nemmeno se stesso: «Scordatevi i miei due Festival, indietro non si torna». Figuriamoci se accetta formule che il Festival lo hanno quasi ammazzato. E i grandi ascolti di Morandi, della Clerici, di Bonolis? Segni di un’Italia drogata dal consenso a casaccio, da un mix di alto e basso inseguito con troppa fretta di portare a casa un risultato. Ma a costi esorbitanti. Ora invece siamo in solenne spending review, parola da accarezzare come rock’n’roll e soul. Vivaddio, si ricomincia dalla polpa e non dalla confezione.


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Sì, Elio e le Storie Tese vi porteranno nel paese incantato di Frank Zappa, il genio californiano che faceva impallidire i benpensanti. Sono addirittura impagabili nel provocare il sospetto che a Sanremo, sotto campagna elettorale, la par condicio diventi oggetto di satira. «Ma io sono tranquillo» dice Fazio «non credo, essendo assenti i politici, che qualcuno salga sul palco a fare il matto». Ci sono, poi, i figli dei talenti, dai Modà a Marco Mengoni, che non vedevano l’ora per smarcarsi da una palude che li avrebbe risucchiati. Bravo Mengoni a cambiare registro, lui che aveva pagato più di tanti colleghi il marchio talent, mentre i Modà rischiano addirittura di vincere il Festival con una virata coraggiosa che somiglia a un manifesto, anzi due, generazionale. Ma state attenti a Simona Molinari e Peter Cincotti in “Dr Jekyll Mr Hide” del grande Lelio Luttazzi contro Malika Ayane: lì si giocherà sull’interpretazione più hot. Mentre per Annalisa e Chiara il consiglio è tenere un low profile davanti a colleghi come Silvestri e Cristicchi che sono irraggiungibili quando parlano alla gente. Ma l’aspetto più curioso, più moderno, è che Fazio e il suo team hanno scelto, forse inconsapevolmente. la stessa formula che ha fatto la fortuna dell’hip hop. Ovvero di quel mondo musicale e poetico nero, Beyoncé e Rihanna ad esempio, che non fa né politica né maneggi ma racconta semplicemente cosa ci portiamo nel cuore. Giorno per giorno. Paure e ambizioni comprese. Non c’è altro motivo, se non quello di respirare il presente, per aver scelto di cambiare tutto. Insomma, buon Festival.

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fonte ilsecoloxix.it

SCANDALOSAMENTE VERO – MPS, la banca del PD che nel 2012 è costata 3,9 miliardi agli italiani, più dei tagli della riforma Fornero

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Nella foto: Pierluigi Bersani e Giuseppe Mussari

MPS, la banca del PD che nel 2012 è costata 3,9 miliardi agli italiani, più dei tagli della riforma Fornero

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DI RED
senzasoste.it

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Capita spesso di leggere dei veri e propri esercizi di comprensione su quale sia il potere su cui, in ultima istanza, poggia il Pd. Se ne parla in termini di geografia del sistema politico, un centrosinistra che tende al centro, oppure di geografia economica. Allora si parla del radicamento territoriale del Pd nelle ex-zone rosse. Oppure, facendo esercizio più sociologico, si parla della permanenza della rappresentanza, da parte del Pd, di residui di classe operaia, di pubblico impiego o di una sua forte rappresentanza nei confronti dei pensionati. In tutti i casi si tratta di simulacro ovvero, di fatto, il Pd è solo un simulacro di rappresentanza di regioni che sta portando verso il declino e di ceti sociali ai quali offre solo un progressivo impoverimento.

Ma allora, ci si domanda, quale è la vera base sociale, produttiva del Pd? Sicuramente la si trova nelle evoluzioni del mondo delle coop in tre principali rami: grandi opere, grande distribuzione e immobiliare (sul rapporto tra Ipercoop e mattone ci sarebbe molto da scrivere. Su Senza Soste ora in edicola c’è un’inchiesta in questo senso). Ma si tratta solo di una parte del radicamento del potere reale del Pd.

Se si comincia a osservare Unipol, il cui titolo ultimamente è in salute, si capisce come da (molto) tempo il principale partito del centrosinistra presidi un altro grande potere delle società postindustriali: il ramo finanziario-assicurativo. Eccoci quindi ad uno storico potere italiano, nel ramo bancario, nel quale il radicamento Pd può vantare una lunga storia. Ci riferiamo al Monte dei Paschi che è controllato direttamente dal Pd senese quindi su una base territoriale con rilievo nazionale. Ora non ha importanza descrivere qui la guerra tra bande che si è aperta nel Pd a Siena con la crisi di Mps, una guerra che nessuno in Toscana riesce a spegnere tale è l’autonomia del partito democratico senese dal resto della regione. Bisogna soprattutto brevemente raccontare come l’Mps, grazie alla acquisizione sbagliata di Antonveneta e ad una lunga serie di operazioni speculative andate a male, da almeno un lustro si trova in cattive acque. Tanto che, nell’autunno del 2012, il governo Monti decreta, su un testo approvato da un relatore Pd ed uno Pdl, un aiuto alla banca senese pari a 3,9 miliardi di euro. Aiuto poi messo in discussione dal Bce ma superiore, dal punto di vista finanziario, ai “risparmi” che la riforma Fornero ha prodotto con i tagli alle pensioni.

Questo per dire in che genere di politiche si è gettato il Pd. Per salvare una propria banca da uno sbilancio epocale, di proporzioni gigantesche, è entrato nel governo Monti legittimando le politiche di trasferimento delle risorse dello stato dalla spesa pubblica agli aiuti ai bilanci delle banche. Monti si è occupato, per dare un’idea sommaria dell’operazione, degli aiuti a banche greche, spagnole, portoghesi (che finiranno, in una partita di giro, alle banche tedesche e francesi) e al Pd è toccato il corposo aiuto a Mps. Aiuto che è servito, tra l’altro, ad evitare che la banca fosse commissariata dallo stato, disintegrando il residuo potere piddino senese e nazionale nei corridoi di Mps. Queste storie hanno sempre la caratteristica di fornire nuovi capitoli. Pochissimi giorni fa, con delle prove fornite dal Fatto Quotidiano, esce la prova inoppugnabile che Mussari, allora presidente di Mps e fino a poche ore fa presidente dell’associazione delle banche italiane (praticamente un ministro), aveva fatto una pesante operazione di cosmesi finanziaria con il bilancio 2009 del Monte dei Paschi. In poche parole aveva acquisito come attivo una serie di pericolosi derivati, contratti con una banca giapponese, che altro non erano che letali bombe ad orologeria nei bilanci della banca senese. E bravi Monti e il Pd, con il concorso del Pdl, che hanno decretato aiuti, e di quali proporzioni, ad una banca che è piena di vere e proprie bombe ad orologeria finanziarie. Tutto questo per sottrarre la banca ad un vero controllo pubblico.

Nel frattempo Mussari, che alcuni blog finanziari definiscono “il peggior presidente dell’Abi di sempre” si è dimesso, dichiarandosi innocente, dall’associazione italiana dei bancari. Resta uno sbilancio di dimensioni ciclopiche in Mps, con risorse considerevoli tolte ai beni pubblici per immetterle in una voragine di debiti privati. Tutto questo, naturalmente, senza che Mps abbia minimamente migliorato la propria offerta finanziaria a imprese, famiglie, singoli, coppie in cerca di mutuo. Si è presa una parte notevole di denaro pubblico per farla sparire nel niente di una voragine di bilancio.

A questo punto chiedersi cosa sia veramente il Pd non fa certamente male. Al di là delle operazioni di creazione di simulacro per attirare elettori resta la sostanza materiale di un potere profondamente immobiliare (Ipercoop non è solo grande distribuzione), legato alle grandi opere (le cooperative edilizie) e speculativo-finanziario (Unipol e Mps). Si tratta di tipici poteri del liberismo odierno nazionale, quello legato al circuito mattone-moneta. Un circuito a cui le attuali politiche dell’eurozona di trasferimento, per quanto convulso ed instabile, delle ricchezze dalla spesa sociale ai bilanci delle banche va benissimo. Ma anche un partito molto diverso non solo dalla propaganda che fornisce di sé ma anche dall’immagine che comunemente si fanno anche i suoi avversari. Eppure basta seguire gli interessi materiali per sapere, in politica e non solo, chi si ha davanti.

Red
Fonte: http://www.senzasoste.it
Link: http://www.senzasoste.it/nazionale/mps-la-banca-del-pd-che-nel-2012-e-costata-3-9-miliardi-agli-italiani-pi-dei-tagli-della-riforma-fornero
23.01.2013

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fonte comedonchisciotte.org

LETTERA APERTA – Chi ci ascolta su Skype?


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Privacy e dubbi

Chi ci ascolta su Skype?

Lettera aperta di un gruppo di associazioni a livello mondiale per chiedere trasparenza sul software per le telefonate in Rete

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di Carola Frediani

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MILANOC’era una volta una favola tech europea. Un piccolo software nato in Estonia, e per una volta non nella Silicon Valley, nel 2003. Un software che nel giro di poco tempo ha rivoluzionato le comunicazioni mondiali, scardinando le rendite di posizione dei vecchi operatori telefonici. E permettendo alle persone di chiamarsi a costo zero o quasi da una parte all’altra del mondo. Ma questo software aveva anche un’altra caratteristica “magica”, almeno agli occhi dell’utente medio: utilizzava una tecnologia proprietaria che criptava le comunicazioni proteggendole da orecchie indiscrete. Parliamo ovviamente di Skype e di un seguito meno favolistico.

 

LA LETTERA – In realtà la storia è proseguita con il più classico happy end hollywoodiano: la start-up travolgente, dopo qualche difficoltà tra cui anche un matrimonio finito male con eBay, è stata acquisita dal colosso Microsoft per 8,5 miliardi di dollari nel 2011. Ma a questo punto sfuma l’alone fiabesco e iniziano i dubbi. Già, perché il cambio di proprietà ha generato incertezza sulla gestione dei dati degli utenti e sulle politiche relative alla privacy degli stessi. Almeno questa è la tesi di un gruppo di associazioni internazionali a tutela dei diritti digitali, attivisti internet, programmatori e giornalisti che giovedì hanno inviato una “lettera aperta” a Skype in cui chiedono di fare chiarezza su una serie di questioni. La domanda di base è: quanto sono davvero sicure le conversazioni e le chat Skype? Sono proprio a prova di intercettazione? Anche da parte degli stessi governi?

I DUBBI – Il dubbio nasce da diverse considerazioni. Innanzitutto dalle dichiarazioni da parte della stessa azienda che in alcuni casi sembrano però in contrasto con i fatti. Nel 2008 Skype asseriva di non essere in grado di intercettare le conversazioni dei propri utenti in virtù della cifratura usata e dell’architettura peer-to-peer. Inoltre specificava di non essere sottoposta alle leggi americane sulle intercettazioni – come il CALEA (Communications Assistance for Law Enforcement Act) che include anche servizi VoIp e comunicazioni internet – perché basata in Europa. Ma nel 2012 l’Fbi dichiarava di aver richiesto di vedere in un caso (e che caso, poiché si trattava di Megaupload) le chat Skype che risalivano fino al 2007, contraddicendo anche la policy ufficiale del provider che parla di 30 giorni come periodi di conservazione di quei dati. Soprattutto, l’acquisizione di Microsoft avrebbe cambiato il quadro normativo (non più europeo ma americano) e, secondo l’accusa di alcuni programmatori, che però non è mai stata confermata, anche quello tecnologico.

IL RAPPORTO – Di fronte a voci contrastanti e al fatto che Skype è di fatto utilizzato da molte persone anche per la sua promessa di sicurezza – a partire da attivisti, dissidenti di regimi autoritari, giornalisti – il gruppo di associazioni ha deciso di chiedere a Skype e a Microsoft maggior chiarezza in materia. In particolare vogliono che venga pubblicato un rapporto periodico sulla trasparenza sul modello di quello di Google, in cui tra le altre cose siano specificati: quali dati sugli utenti sono ceduti da Skype a governi e terze parti, Paese per Paese; il numero di richieste ricevute e quelle soddisfatte, e le motivazioni per cui hanno respinto o meno una richiesta; quali dati utenti sono raccolti e come sono conservati; quali di questi possono essere intercettati da terze parti; e infine, che tipo di sorveglianza rischiano quegli utenti che utilizzano Skype attraverso accordi con altre aziende come la cinese TOM.

IL CENTRO HERMES – «Questa lettera aperta solleva interrogativi che dovremmo rivolgere a tutti i fornitori di servizio online cui affidiamo i nostri dati», commenta al Corriere Claudio Agosti, presidente di Hermes, Centro per la Trasparenza e i Diritti Digitali in Rete, no profit italiana tra i firmatari della lettera aperta internazionale, insieme alla Electronic Frontier Foundation e a Reporter Senza frontiere. «Ma al di là della risposta che riceveremo, dobbiamo ricordare che come utenti abbiamo comunque due armi a disposizione: da un lato si tratta di chiedere a livello legale la portabilità dell’identità digitale, cioè la possibilità di cambiare un servizio online quando si vuole portandosi dietro i propri contatti, senza perdere quindi la propria rete: un po’ come è avvenuto nelle telecomunicazioni, dove un utente può cambiare operatore mantenendo il proprio numero di telefono. Dall’altro si possono adottare software che consentano di proteggere le chiamate e le chat su Skype da eventuali tentativi di raccoglierne i dati». Nel frattempo vedremo cosa risponderanno Microsoft/Skype. Anche perché in fondo un rapporto sulla trasparenza è spesso salutare non solo per gli utenti ma anche per l’azienda che lo pubblica. Come sa bene Google.

25 gennaio 2013 (modifica il 26 gennaio 2013)

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fonte corriere.it

Anonymous dichiara guerra a Usa: ‘presto online documenti segreti’

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Operazione stile Wikileaks

Anonymous dichiara guerra a Usa: ‘presto online documenti segreti’

Una rappresaglia per vendicare la morte di Aaron Swartz, il Robin Hood della rete che si e’ tolto la vita la settimana scorsa, lanciata nelle prime ore di sabato, mandando in tilt il sito della Us Sentencing Commission, l’agenzia federale che fissa le regole, le pratiche e le politiche da seguire nelle corti federali


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New York, 26-01-2013

Anonymous dichiara guerra al governo americano. E minaccia un’operazione stile-Wikileaks, con la quale mettere alla merce’ i segreti di Washington. Una rappresaglia per vendicare la morte di Aaron Swartz, il Robin Hood della rete che si e’ tolto la vita la settimana scorsa, lanciata nelle prime ore di sabato, mandando in tilt il sito della Us Sentencing Commission, l’agenzia federale che fissa le regole, le pratiche e le politiche da seguire nelle corti federali.

Il sito della Ussc.gov e’ risultato inaccessibile per diverse ore: cliccando sulla home page l’unica cosa a cui si poteva accedere era un video di Anonymous, con il quale veniva lanciata l’operazione ‘Last Resort’, un evidente richiamo a una serie televisiva Usa in cui un sommergibile nucleare statunitense si ammutina contro Washington.

“Dopo la morte di Aaron non possiamo piu’ attendere – affermano i militanti di Anonymous in una nota -. E’ il momento di mostrare al Dipartimento di Giustizia il vero significato della parola infiltrarsi”. Anonymous non rivela il contenuto dei documenti imbarazzanti che si dice pronta a pubblicare.

I contenuti sono “vari. Basta sapere che tutti hanno segreti e alcune cose non sono fatte per essere rese pubbliche. A partire da oggi e a intervalli irregolari, sceglieremo un mezzo di comunicazione al quale affidare un parziale contenuto dei file”.

Che Anonymous voglia giocare sul serio e’ subito chiaro con il tilt del sito dell’agenzia per le sentenze, sul quale oltre al video e’ stato pubblicata una dichiarazione sulla morte di Swartz e sulle presunte molestie del governo nei suoi confronti.

Swartz e’ stato trovato morto la scorsa settimana nel suo appartamento di Brooklyn, in quello che sembra un apparente suicidio. Ideatore di rss (uno dei piu’ popolari per la distribuzione di contenuti sul web) e co-fondatore di Reddit, Swartz era sotto inchiesta dal 2010 per aver messo online gratuitamente milioni di documenti a pagamento scaricati dal sito JStor. A quei tempi, Swart si trovava al Massachusetts
Institute of Technology ed era stato preso con le mani nel sacco dalle telecamere interne all’universita’.

La famiglia di Swartz, per il suicidio del figlio ha puntato il dito contro la magistratura e il Mit, che non hanno mollato la presa su Swartz neanche quando il JStor aveva deciso di non costituirsi parte civile.

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fonte rainews24.it

EGITTO – Processo per la strage nello stadio. Port Said: violenti scontri, 30 morti / VIDEO: Deadly riot erupt, army deployed in Egypt over 2012 stampede death sentences

Deadly riot erupt, army deployed in Egypt over 2012 stampede death sentences

RussiaTodayRussiaToday·

Pubblicato in data 26/gen/2013

The Egyptian army has been deployed in Port Said, where a crowd attempted to storm a prison. The deadly assault follows the sentencing of 21 people to death for the riot and stampede in Port Said in which dozens were killed last February – LATEST UPDATES: http://on.rt.com/yuz9iq

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Scontri a Port Said
Scontri a Port Said

Chieste 21 condanne a morte

Processo per la strage nello stadio
Port Said: violenti scontri, 30 morti

Gli scontri sono scoppiati fuori dal carcere di Port Said, dopo che la Corte d’Assise ha pronunciato 21 sentenze di condanne a morte in relazione alla strage nello stadio della città dello scorso primo febbraio. Gruppi di manifestanti, tra cui anche familiari dei condannati, hanno tentato di fare irruzione nel carcere

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Il Cairo, 26-01-2013

Sale a 30 morti il bilancio dei violenti scontri davanti al carcere di Port Said in Egitto questa mattina. Lo scrive l’agenzia Mena. Tra le vittime anche due calciatori: Tamer el Fahla, ex portiere del Masri, la squadra locale di Port Said coinvolta nel massacro contro i supporter del Ahly, e Mohamed el Dezwi, del Marikh. Continua ad aggravarsi dunque il bilancio degli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza: sono oltre 300 i feriti.

Gli scontri sono scoppiati fuori dal carcere di Port Said, dopo che la Corte d’Assise ha pronunciato 21 sentenze di condanne a morte in relazione alla strage nello stadio della città dello scorso primo febbraio. Gruppi di manifestanti, tra cui anche familiari dei condannati, hanno tentato di fare irruzione nel carcere.+

Il Ministro dell’Informazione: basta violenze
Il Consiglio nazionale della Difesa egiziano fa appello perchè si possa “superare questa crisi e lavorare insieme” e condanna le violenze. Lo ha detto il ministro dell’Informazione Salah Abdel Maksud.

La sentenza
Un tribunale egiziano ha condannato a morte 21 persone per gli scontri del primo febbraio 2012 allo stadio di Port Said, che causarono 74 morti. La sentenza sarà trasmessa al Gran Muftì, la massima autorità religiosa del Paese che deve autorizzare le esecuzioni capitali.

I fatti
Lo stadio di Port Said fu teatro di un’autentica battaglia tra i tifosi locali dell’Al-Masry e quelli della squadra cairota dell’Al-Alhy. Nelle successive proteste al Cairo ci furono altri 16 morti.

Secondo molti osservatori gli incidenti furono pianificati dalla polizia o da nostalgici di Hosni Mubarak per vendicarsi degli Ultras dell’Al-Ahly che erano stati in prima linea nella rivoluzione contro il Rais.

Tafferugli davanti al ministero dell’Interno
Sono in corso scontri nei pressi del ministero dell’interno egiziano, dove si sono recati circa cinquecento supporter dell’Ahly per chiedere che vengano giudicati anche i poliziotti imputati nel processo del massacro a Port Said. La polizia ha risposto col lancio di lacrimogeni.

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fonte rainews24.it

Russia, proteste contro la legge anti gay. Rilasciati gli attivisti fermati alla Duma

Russia, proteste contro la legge anti gay. Rilasciati gli attivisti fermati alla Duma
La protesta degli attivisti contro la legge anti gay di fronte alla Duma (ansa)

Russia, proteste contro la legge anti gay
Rilasciati gli attivisti fermati alla Duma

Approvato il divieto di propaganda. Arrestati i manifestanti che protestavano davanti al Parlamento. Ma un sondaggio rivela che i due terzi dei russi sono d’accordo con la decisione dei parlamentari russi. E l’opposizione tace

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MOSCA – Sono stati rilasciati tutti gli attivisti fermati ieri di fronte alla Duma, a Mosca, nel corso di una protesta contro la legge per il bando della propaganda gay approvata in prima lettura da una larga maggioranza. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa Interfax.

FOTO Proteste contro la legge anti gay

La Duma, Camera bassa del Parlamento, ha deciso di dire ‘Sì’ all’entensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in vigore in nove regioni e, fra l’altro, anche a San Pietroburgo. Da ora in poi sarà dunque reato parlare in pubblico dei diritti dei cittadini gay. La definizione, strategicamente un po’ vaga, di “propaganda” darà al giudice la possibilità di punire con pesanti multe (fino a 15mila euro) artisti, attori ma anche comuni cittadini colti ad esprimere un’opinione in pubblico sulla situazione degli omosessuali. Ma soprattutto mettere al bando o vietare preventivamente eventi, manifestazioni, concerti, che possano essere ritenuti a rischio di “propaganda gay”. Vietate manifestazioni in presenza di minori: in pratica, qualunque iniziativa pubblica da parte di omosessuali, da un semplice bacio in strada fino al Gay Pride, rischia di essere soggetta a sanzioni amministrative se nelle vicinanze vi è un minore.

La decisione ha fatto scendere in piazza alcuni attivisti che a Mosca hanno sfidato le truppe speciali che facevano da guardia al Parlamento, provando a baciarsi in pubblico e a gridare qualche slogan. Solo un gruppetto di una trentina di giovanissimi iscritti al semiclandestino movimento Russian Lgbt Network, l’unica cellula di attivisti Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in tutto il paese, che da anni lotta inutilmente per rivendicare spazi e diritti.

Nell’indifferenza dei moscoviti e dei tanti movimenti di contestazione sono stati fermati e rilasciati oggi. Intanto i giornali più allineati hanno diffuso con evidenza i risultati dell’istituto di sondaggi più serio del paese, la Levada Center: quasi il 65 percento dei russi è d’accordo con la decisione del Parlamento. Inoltre i due terzi della popolazione ritiene che l’omosessualità sia una malattia e condivide la recente decisione dell’esercito russo di radiare ogni “sospetto omosessuale” dal servizio militare.

La Russia ha depenalizzato l’omosessualità nel 1993, ma nel paese resta forte un sentimento omofobico.

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APPROFONDIMENTI

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fonte repubblica.it

CUI PRODEST? – Sigarette elettroniche, il Pm Guariniello attacca: vanno vietate nei locali pubblici


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Sigarette elettroniche, il Pm Guariniello attacca: vanno vietate nei locali pubblici

Il famoso Pm ha chiesto infatti al ministero della Salute una stretta sul loro uso alla luce dei dati scientifici: “Perché permetterne l’uso nei locali pubblici?”. Per il Pubblico ministero di Torino, Raffaele Guariniello, le sigarette elettroniche vanno vietate nei locali pubblici alla stregua delle comuni sigarette

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Il famoso Pm ha chiesto infatti al ministero della Salute una stretta sul loro uso alla luce dei dati scientifici. “Perché permetterne l’uso nei locali pubblici?”, ha chiesto il magistrato. “Alla luce delle ultime scoperte e delle indagini tuttora in corso la norma sul divieto di fumo in bar e ristoranti dovrebbe essere estesa anche a questi apparecchi”, ha aggiunto.

E’ attualmente in corso un’inchiesta sulle sigarette elettroniche. Il pm torinese ha infatti fatto sapere di aver aperto nei giorni scorsi un’inchiesta sull’ipotesi di reato di violazione del commercio per il titolare di una ditta di importazione di ricariche per sigarette elettroniche.

Secondo l’accusa, i dispositivi recentemente introdotti per svapare (ossia atomizzare il liquido in forma atomizzata, che ricorda il fumo) non indicano sulla confezione i rischi che ha questo vapore per la salute degli utenti e di chi sta di fianco ad un fumatore di sigarette elettroniche. L’inchiesta è aperta da diverse settimane ed è iniziata col sequestro di circa 50 confezioni di ricariche destinate ai giornalai.  Il sequestro è stato effettuato da una squadra dei NAS, i carabinieri del nucleo antisofisticazione.

Ma il Pm Guariniello non è il solo a sospettare sulla pericolosità delle sigarette elettroniche. Anche l’Iss (Istituto superiore di sanità) ha espresso un parere che non esclude che le sigarette elettroniche possano essere dannose per la salute.

Il parere dell’Iss
L’Istituto superiore di sanità ha concluso lo scorso dicembre de che le sigarette elettroniche contenenti nicotina “presentano potenziali livelli di assunzione di nicotina per i quali non si possono escludere effetti dannosi per la salute umana, in particolare per i consumatori in giovane età”.

La nota dell’ISS fa riferimento a quanto affermato dall’OMS, che ritiene che “sebbene i produttori vendano gli ENDS (Electronic Nicotine Delivery System) come dispositivi efficaci che aiutano a smettere di fumare, ad oggi non esiste evidenza scientifica sufficiente a stabilirne la sicurezza d’uso e l’efficacia come metodo per la disassuefazione da fumo e andrebbero regolamentati come dispositivi medici o prodotti farmaceutici e non come prodotti da tabacco”.

Infine, il Ministero della salute sul suo sito ha dichiarato di star seguendo da vicino l’evoluzione delle conoscenze sulla materia ed ha emanato, nel febbraio 2010, prescrizioni per l’etichettatura di tutti i prodotti, in particolare relativamente alla concentrazione di nicotina, alla presenza dei simboli di tossicità e alla necessita di tenere tali prodotti lontano dai bambini.

PDF: Parere dell’Iss sulla sigaretta elettronica

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fonte gaianews.it