NAPOLI – L’allarme del Procuratore Generale «Rifiuti, i veleni dei clan uccidono» / La denuncia: ‘Navi dei rifiuti, tutto silenziato’

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L’allarme del Procuratore Generale
«Rifiuti, i veleni dei clan uccidono»

All’apertura dell’anno giudiziario Martusciello chiede: «Si indaghi sul rapporto fra sversamenti e crescita dei tumori»

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di Viviana Lanza

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NAPOLI – Smaltimento illegale di rifiuti, inquinamento, abusivismo edilizio indagini che alzano il velo sugli avvelenamenti del territorio: «Non ci tranquillizzano le rassicurazioni sulla correlazione tra aggressione all’ambiente e malattie tumorali», tuona il procuratore generale Vittorio Martusciello nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Castelcapuano. L’annuale appuntamento nell’antica sede della giustizia napoletana è l’occasione per un’analisi delle problematiche da affrontare (l’emergenza carceri è una) e dei reati da perseguire, per un confronto sulle criticità e i punti di forza del settore, per una riflessione alla luce della recente inchiesta sui fascicoli manipolati in cui risultano coinvolti cancellieri della Corte d’appello e avvocati e che si addensa come una nube sul soffitto affrescato del Salone dei Busti.

E il procuratore generale Martusciello punta l’attenzione sulla cronica emergenza ambientale che da anni flagella Napoli, la provincia, tutta la regione. Smaltimento dei rifiuti e contraffazione in campo agroalimentare, i business tristemente diffusi in un quadro più ampio di connivenze a vari livelli, che favoriscono una «mutazione genetica» delle organizzazioni camorristiche. «Non più bande armate dedite alla gestione dei traffici di stupefacenti e delle piazze di spaccio, alle estorsioni, all’usura, all’accaparramento degli appalti pubblici, ma strutture finalizzate all’inserimento nel mondo economico, vere e proprie imprese – precisa – gestite da una sorta di borghesia illegale». «Imprese mafiose – aggiunge il procuratore generale – intestate a prestanome di comodo, a vocazione sempre più transnazionale e che si avvalgono di società offshore operanti in paradisi fiscali o nei cosiddetti stati canaglia».

Le inchieste condotte dall’Antimafia hanno svelato la strategia della camorra per posizionarsi sul mercato dell’economia legale come soggetto imprenditoriale, operando con metodi mafiosi grazie a connivenze spinte anche dalla crisi economica. E accanto all’ambiente e al ciclo dei rifiuti, i riflettori restano puntati sull’abusivismo. «Il settore dell’edilizia e il suo indotto (produzione del cemento e commercio di tutti i materiali essenziali per le costruzioni) – sottolinea Antonio Buonajuto, presidente della Corte d’appello – rappresenta uno dei principali interessi della criminalità organizzata. Grazie anche a particolari intrecci con i preposti uffici degli enti locali, l’abusivismo edilizio continua a creare un disordinato sviluppo delle periferie».

Bisogna evitare «amministrazioni inerti o conniventi». Il problema è rilevante sia nei territori ad alto indice di condizionamento camorristico (dove interi complessi residenziali sono risultati sotto il controllo o a beneficio di clan) sia in contesti lontani da tradizioni camorriste dove più diffuso è il ricorso a piccoli abusi per modificare o ampliare strutture esistenti, incuranti tuttavia di vincoli o rischi geologici. E la lotta al fenomeno è un percorso a ostacoli. «A Ischia – ricorda il procuratore generale Martusciello – sono state fatte esplodere due bombe durante una demolizione. Abbiamo riscontrato ostruzionismi e inerzie da parte di amministrazioni locali – aggiunge, spostando il discorso lontano dall’isola e più in generale sulle attività di ripristino della legalità in zone martoriate dall’abusivismo – Ci sono stati Comuni che si sono messi di traverso per ostacolare l’attività dell’autorità giudiziaria. I casi sono stati segnalati al prefetto. Si rischia lo scioglimento dei consigli comunali».

Il fenomeno ha proporzioni ampissime. Nello scorso anno, per violazione di norme in materia di abusivismo edilizio, i carabinieri hanno denunciato 1008 persone e ne hanno arrestate nove. Sul fronte dei sequestri, sigilli a 446 immobili per un valore complessivo di oltre 103 milioni di euro. E per avere un’idea delle proporzioni, l‘82,58% dei sequestri è stato eseguito nella provincia di Napoli.

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fonte ilmattino.it

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La denuncia

‘Navi dei rifiuti, tutto silenziato’

«La relazione del comitato parlamentare non fa emergere gli interessi della criminalità organizzata nello smalitimento illecito. E’ una vergogna e dimostra che non si voleva arrivare alla verità». Parla Angela Napoli, membro della Commissione parlamentare antimafia

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di Riccardo Bocca

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Angela Napoli, membro della Commissione parlamentare antimafia, commenta con parole durissime la relazione finale del Comitato ristretto che si è occupato dei traffici via mare di rifiuti tossico-radioattivi: «Questo testo una vergogna! E’ la palese dimostrazione che non si voleva fare chiarezza e arrivare alla verità. Segnalerò alla mia Commissione che ritengo un simile documento non idoneo al benché minimo accertamento dei fatti. Anzi, aggiungo pure che si sta tentando di silenziare uno scandalo di dimensioni spaventose».

Eppure il titolo del documento promette bene: “Relazione sui possibili interessi della criminalità organizzata sul traffico marittimo”.

«Soltanto che poi, all’interno, questi interessi non emergono assolutamente. Una cosa assurda. Pensare che io stessa, durante un’assemblea interparlamentare dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ho denunciato lo scempio dei rifiuti affondati in mare, e in quell’occasione i rappresentanti delle altre nazioni hanno subito riconosciuto la gravità del problema. In Italia invece si vuole rimuovere tutto, convincere gli italiani che niente è successo e che la salute collettiva non corre pericoli. Che amarezza…».

Un punto interessante, viste le polemiche sorte in passato, è quello che riguarda l’armatore Ignazio Messina. Nella relazione del Comitato, infatti, si scrive che tre navi di questa compagnia (Rosso, Jolly Amaranto e Jolly Rubino) hanno avuto incidenti tra loro simili. Nel senso che «tutte e tre le navi sono state colpite da maltempo in corso di navigazione, tutte e tre hanno subìto gravi avarie all’apparato motore che ne hanno determinato l’ingovernabilità, tutte e tre hanno perso una parte del carico durante il maltempo, e tutte e tre sono state abbandonate dall’equipaggio e assistite dalla stessa compagnia: la società olandese Smit Tak, specializzata nel recupero e messa in sicurezza di relitti “critici”». Poi però il Comitato scrive anche che «non vi sono elementi che possano avvalorare la tesi dell’esistenza di connessioni tra gli eventi descritti, in particolar modo ove tale connessione venga ricercata nella finalità dell’affondamento delle navi per l’illegale smaltimento dei rifiuti». Discorso per sempre chiuso, dunque?
«Niente affatto. E’ evidente che il Comitato ha voluto sostenere il lavoro svolto finora dalla magistratura. Ma -con tutto il rispetto- io non l’ho vista tutta questa bontà del lavoro degli investigatori. Spero solo che emergano, a breve, nuovi indizi e testimonianze che permettano di svolgere ulteriori approfondimenti: sia a livello giudiziario sia a livello politico».

Nel documento si spiega tra l’altro che la nave Cunski (al centro dell’attenzione nazionale nel 2009, quando su segnalazione del pentito Francesco Fonti fu trovata un’imbarcazione sui fondali calabresi di Cetraro) non è stata smantellata in India come riferito dalla Capitaneria di Vibo Valentia, e dunque andrà capito dov’è finita.
«Il che non mi stupisce. Già nell’ottobre 2009, quando l’allora procuratore nazionale antimafia Piero Grasso parlò davanti alla Commissione parlamentare antimafia, posi una serie di domande precise. Chiesi, ad esempio, perché il memoriale di Fonti fosse rimasto chiuso per anni dentro ai cassetti della Direzione nazionale antimafia. Chiesi come fosse riuscito, lo stesso Fonti, a indicare con precisione il punto di affondamento della nave davanti a Cetraro. E chiesi pure, a Grasso, che ruolo avessero avuto i servizi segreti nel groviglio delle navi dei veleni. Per la cronaca, nessuno di questi quesiti ha ricevuto una risposta».

E’ dunque fantascienza, o cronaca del reale, dire che lo scandalo dei traffici internazionali di rifiuti non può essere svelato perché coinvolge alti livelli istituzionali?
«Usiamo le parole giuste: si tratta della classica ragion di Stato. Nel senso che è evidente che sono coinvolti importanti pezzi dello Stato italiano e di altre nazioni. Per non dire del legame con la fine di Ilaria Alpi, e di quello che aveva scoperto prima di essere uccisa in Somalia».

Lo dica con chiarezza: come valuta, nell’insieme, l’atteggiamento della politica italiana riguardo al capitolo delle navi dei veleni?
«I nostri politici tentano, come meglio possono, di coprire con il silenzio la questione. In primo luogo a livello locale, con gli amministratori che vogliono salvaguardare l’immagine, il turismo e la pesca. E in secondo luogo a livello nazionale, dove si approfitta del fatto che in sede locale non si voglia scoperchiare lo scandalo.

Nel frattempo lei, simbolo dell’antimafia non di facciata, e per giunta calabrese doc, è stata esclusa dal Comitato ristretto che ha messo a punto questa relazione finale. Come mai?
«Semplice: già dall’audizione di Grasso del 2009, ho fatto capire che non sarei stata disposta a farmi influenzare, e che avrei fatto il possibile per rivelare i retroscena dei traffici dei rifiuti. Un atteggiamento inconciliabile, mi rendo conto, con il clima generale.

Va riconosciuto, però, che nella relazione compaiono anche spunti interessanti. Per esempio si racconta che nei pressi del fiume calabrese Oliva, vicino a dove spiaggiò la motonave Rosso, è stata prima rilevata una radioattività cinque volte superiore alla norma, e poi questa radioattività è scomparsa… Come bisogna procedere, a suo avviso, d’ora in avanti?
«Mi auguro che nella prossima legislatura siano di nuovo istituite le commissioni antimafia e sul ciclo dei rifiuti. E spero, soprattutto, che non ci si giri dall’altra parte quando si parla di navi dei veleni. Altrimenti il messaggio, per la malavita organizzata, è lampante: continuate pure con queste pratiche immonde».

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fonte espresso.repubblica.it

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