Archivio | gennaio 29, 2013

I 10 PUNTI DEL PROGRAMMA – Elezioni: Ingroia, basta fame e guerra nel mondo. Attuare art. 11 Cost.

https://i1.wp.com/www.asca.it/upload/news/20130129/277-0-29774_ingroia-antonio.jpg

Elezioni: Ingroia, basta fame e guerra nel mondo. Attuare art. 11 Cost.

.

(ASCA) – Roma, 29 gen – Lottare contro la miseria e la morte per fame; mettere immediatamente fine alla missione militare in Afghanistan e risarcire le vittime della guerra sostenendo le forze sane della societa’ civile; cancellare i piani di acquisto dei cacciabombardieri F35 e rivedere tutti i programmi di acquisto degli armamenti; costruire la Comunita’ del Mediterraneo che trasformi quest’area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti; costruire una nuova Europa, un’Europa dei cittadini, solidale e nonviolenta; fare pace in Medio Oriente riconoscendo a israeliani e palestinesi il diritto di vivere in pace su quella terra con gli stessi diritti, la stessa dignita’ e la stessa sicurezza; fare pace in Africa; disarmare la finanza; rafforzare l’infrastruttura internazionale dei diritti umani; salvare, democratizzare e rilanciare l’Onu.

Sono questi i dieci punti con cui il movimento Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia si impegna ‘a fare pace col mondo’.

Il programma e’ stato presentato a Roma questa mattina dallo stesso ex pm e da Flavio Lotti, organizzatore della Marcia per la pace Perugia-Assisi e candidato di Rivoluzione Civile alle elezioni politiche 2013.

”La Costituzione e’ la nostra bussola – ha detto Ingroia – e tra gli articoli che rappresentano maggiormente i nostri punti cardinali c’e’ sicuramente l’art. 11 che vogliamo davvero attuare. Noi riteniamo che si siano fatti troppi passi indietro in Italia sul tema della pace nel mondo, e per questo e’ necessatio voltare pagina. Vogliamo ad esempio tagliare le spese militari, gli F35 e finalmente ritirare le truppe dall’Afghanistan”.

”Usciamo da una situazione gravissima”, ha detto Flavio Lotti, che poi ha aggiunto: ”Uno dei segni piu’ evidenti del disastro in cui siamo finiti e’ nella scomparsa dell’Italia dal mondo e la sua perdita di credibilita’ e rilevanza internazionale. La responsabilita’ primaria e’ di Berlusconi, ma anche dei tecnici del governo Monti. Oggi l’Italia e’ fuori dal mondo”. ”Per uscire dalla crisi – ha continuato – dobbiamo riaprire gli occhi sul mondo che sta cambiando rapidamente.

Non ha piu’ senso parlare di politica interna e di politica estera. Abbiamo bisogno di una politica radicalmente nuova, nonviolenta e fondata sui diritti umani”.

”Prima di tutto noi vogliamo introdurre un metodo nuovo.

Dobbiamo imparare ad ‘agire come sistema paese’ – ha sottolineato Lotti – ovvero valorizzare e potenziare il contributo di tutti gli attori presenti nel nostro Paese.

Vogliamo aprire le porte del Parlamento e del governo alla societa’ civile responsabile. Ci impegniamo a creare una sede permanente in cui ci sia ascolto, dialogo e collaborazione sulle quattro grandi questioni del nostro tempo: lotta alla poverta’, prevenzione e risoluzione dei conflitti, diritti umani e democrazia internazionale”.

”L’impegno di Rivoluzione Civile contro l’illegalita’ non conosce confini. La guerra e la poverta’ sono illegali. Sono vietati dal diritto internazionale dei diritti umani e noi – ha concluso Lotti – ci batteremo in ogni sede per ripristinare il rispetto della legalita”’.

Tra gli ulteriori obiettivi presentati dal leader di Rivoluzione Civile c’e’ anche l’aumento dei fondi per la cooperazione internazionale; la progettazione e organizzazione di un Sistema-Italia della cooperazione internazionale approvando una nuova legge; il rilancio del servizio civile nazionale ed europeo aperto a tutti; la promozione dell’educazione alla pace nei programmi scolastici di tutte le scuole; l’impegno affinche’ la Rai fornisca un’informazione che dia conto dei fatti del mondo con l’inserimento di spazi adeguati nei palinsesti; la creazione di istituzioni nazionali per i diritti umani a cominciare dalla Commissione diritti umani e dal Difensore civico nazionale; il rafforzamento della trasparenza e i controlli sul commercio internazionale di armi; l’intensificazione della lotta internazionale contro le mafie; l’approvazione delle due proposte di legge di iniziativa popolare che riconoscono i diritti di cittadinanza delle persone di origine straniera promosse dalla campagna L’Italia sono anch’io; abrogazione della legge Bossi-Fini; chiusura Cpt e infine una nuova legge sull’immigrazione e sull’applicazione del diritto all’asilo.

red/rus

.

fonte asca.it

Omicidio Aldrovandi, 3 anni e 6 mesi per tre dei quattro poliziotti indagati

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130129_federico.jpg

Omicidio Aldrovandi, 3 anni e 6 mesi per tre dei quattro poliziotti indagati

Il giovane rimase ucciso a 18 anni a Ferrara, nel 2005, durante un controllo di polizia

.

BOLOGNA – Carcere per Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri, tre dei quattro poliziotti condannati in via definitiva a tre anni e sei mesi per l’uccisione di Federico Aldrovandi, il 18enne morto nel 2005 a Ferrara in un controllo di polizia.
Lo ha deciso il Tribunale di sorveglianza di Bologna. Il pg Miranda Bambace aveva chiesto il carcere. I difensori avevano chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali, per il periodo di sei mesi, e in subordine i domiciliari. Sei mesi sono il residuo della condanna a tre anni e sei mesi per eccesso colposo nell’omicidio colposo, visto che tre anni sono coperti dall’indulto. Il 26 febbraio si discuterà del quarto poliziotto condannato, Enzo Pontani, rinviato per vizio di notifica.

«Era quello che mi aspettavo, non posso dire di essere felice perché la felicità mi è stata tolta da questi quattro individui il 25 settembre 2005». È il commento del papà di Federico Aldrovandi, Lino, che fa l’ ispettore di polizia municipale nel Ferrarese. «Penso che i giudici abbiano valutato attentamente tutta la vicenda e che abbiamo letto tutte le parole utilizzate da loro colleghi nei vari processi in questi sette anni – aggiunge Lino Aldrovandi – sul mancato pentimento sono assolutamente d’accordo perchè nessuno ha mai rivolto parole di vicinanza a noi come famiglia o per Federico. I giudici hanno adottato una decisione estrema, bocciando i servizi socialmente utili: posso dire che avevo fiducia nei giudici, nelle istituzioni, non avevo personalmente dei dubbi. Credo che sopra a tutto abbiano valutato le grida di aiuto, inascoltate, di Federico di quella lontana mattina di sette anni fa. Dopo questa decisione ora non resta cha attendere e sperare nell’ultima che dovrà venire dalle commissioni disciplinari delle varie questure: mi aspetto il licenziamento, come del resto è stato chiesto da uno dei sindacato di polizia, il Silp-Cgil che ci è sempre stato vicino».

Da parte dei tre agenti condannati per il caso Aldrovandi «non si è dato registrare un atto concreto» che indichi «effettiva comprensione della vicenda delittuosa» e «presa di distanza dalla stessa». Poi, «nessuna manifestazione esplicita e concreta di resipiscenza; non un gesto anche solo simbolico nei confronti della vittima o dei suoi familiari, cui peraltro, il risarcimento è stato pagato solo dallo Stato; non un gesto di riparazione sociale, e tanto meno di ricordo manifesto e di monito rispetto al ripetersi di simili comportamenti da parte di altri». Lo scrive il Tribunale di Sorveglianza di Bologna in un passaggio che ritorna nelle tre ordinanze che respingono le istanze dei difensori di Monica Segatto, Luca Pollastri e Paolo Forlani: «Non riesce il tribunale ad individuare qualsivoglia elemento di meritevolezza atto a sostenere la concessione e poi la corretta fruizione, ai fini rieducativi dei benefici penitenziari, atteso che nessun percorso di rieducazione e recupero può in concreto ipotizzarsi». Rigettate le ipotesi: dall’affidamento, alla detenzione domiciliare fino anche a quella della semilibertà, regime incompatibile con l’attività di poliziotti. Segatto è ora addetta alla squadra di controllo e passaporti e vigilanza portuale alla Polizia di frontiera di Venezia; Pollastri è alla vigilanza alla questura di Vicenza; mentre Forlani, in servizio alla polizia di frontiera di Tarvisio-Udine, è in aspettativa per malattia dal giorno dopo la condanna in Cassazione.

Martedì 29 Gennaio 2013 – 15:14
Ultimo aggiornamento: 18:02
.

PIU’ CHE IGNORANZA STUPIDITA’ – Bergamo, imbrattata la targa della biblioteca intitolata a Peppino Impastato con scritta “Padania.Lega”

https://i2.wp.com/www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20130129_foto_targa_imbrattata.jpg

Bergamo, imbrattata la targa della biblioteca intitolata a Peppino Impastato

.

BERGAMO – In un quartiere di Bergamo hanno imbrattato con le parole “Padania” e “Lega” la targa della biblioteca popolare intitolata a Peppino Impastato. La stessa biblioteca, qualche anno fa, era stata sfrattata da Ponteranica, paese in provincia di Bergamo, dove il sindaco leghista aveva preferito cambiare il nome intitolandola ad un prete locale. L’atto di vandalismo colpisce una figura storica nella lotta alle mafie, assassinato il 9 maggio del 1978.

.

fonte ilmattino.it

Arabia Saudita, muri nei negozi per separare donne e uomini

Arabia Saudita, muri nei negozi per separare donne e uomini
Un negozio di abbigliamento a Riad (foto Afp)

Arabia Saudita, muri nei negozi per separare donne e uomini

La misura varata dal governo per “proteggere” le commesse e le clienti dagli sguardi dei maschi. Da quasi due anni le saudite possono vendere biancheria intima e cosmetici anche nei centri commerciali, ma il contatto con i colleghi è considerato “a rischio”. Le barriere dovranno essere alte almeno 1,60 metri

.

RIADMuri divisori nei negozi per separare donne e uomini. E’ l’ultima misura di segregazione imposta nel regno saudita per “proteggere” commesse e clienti dagli sguardi maschili. La misura verrà applicata nei negozi in cui sono impiegati commessi di sesso diverso. Le barriere dovranno essere alte almeno 1,60 metri. I negozianti hanno 30 giorni di tempo per erigere i “muri” o rischiano di dover pagare delle sanzioni.
La misura, spiega la Reuters, è stata emessa dal ministro del Lavoro Adel Faqih, con l’aiuto di Abdullatif al-Sheikh, capo della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, nota come “Mutawa”, e della polizia religiosa.

Le donne possono lavorare solo in luoghi di sole donne oppure nella vendita di biancheria intima e cosmetici. Questi ultimi due settori di lavoro sono stati approvati nel giugno 2011, quando il governo impose che i commessi (in gran parte uomini di origine asiatica) fossero sostituiti con donne saudite. Un provvedimento che aprì 44mila nuove posizioni di lavoro per donne saudite (il tasso di inoccupazione femminile è del 36%, solo il 7% della popolazione occupata nel privato è composta da donne). Fu una decisione sollecitata dalle stesse saudite che si dicevano a disagio nell’acquistare biancheria intima e cosmetici dagli uomini. Ma l’arrivo di tante donne nei luoghi di lavoro misti – ad esempio i centri commerciali – aveva sollevato problemi diversi, non ultimi molti casi di molestie. La misura adottata per eliminare il problema è, come spesso è capitato nel Paese, drastica e orientata alla segregazione: i muri.

Il cammino di emancipazione delle donne saudite è ancora allo stato embrionale. All’inizio dell’anno alle donne è stato permesso di partecipare al Consiglio consultiva della Shura, e 30 donne ne sono entrate a far parte – anche se per partecipare devono usare ingressi separati. Note ormai le campagne per il diritto di guida (soprattutto grazie alla popolare campagna di disobbedienza civile di Manal al Sharif divenuta popolare sui social network come #womentodrive), mentre il Regno del Golfo è uno dei pochi paesi al mondo che nega il suffragio universale. Le donne devono avere il permesso degli uomini per lavorare, viaggiare o aprire un conto corrente bancario. (29 gennaio 2013)

.

fonte repubblica.it

IL SEGRETARIO UE AFFARI ECONOMICI – Rehn: “Berlusconi bloccò la crescita. Non mantenne gli impegni con l’Ue”

https://i1.wp.com/diblas-udine.blogautore.repubblica.it/files/2011/06/11.06.14-berlusconi-130611reu726.jpg
fonte immagine

Rehn: “Berlusconi bloccò la crescita
Non mantenne gli impegni con l’Ue”

Il commissario Ue agli Affari economici ha parlato al Parlamento europeo chiedendo agli Stati membri di non abbassare la guardia e sttolineando i passi avanti fatti da Italia, Spagna e Grecia. Attacco all’ex premier: “Fece perdere la fiducia nel Paese”

.

MILANOL’Italia come paradigma dell’effetto “fiducia” sui mercati. E ancora l’Italia come caso di scuola per uscire dalla crisi: dal governo Berlusconi che “bloccò la crescita” all’esecutivo Monti capace di “stabilizzare la situazione”. L’analisi arriva dal commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn intervenuto al Parlamento Ue rievocando  le crisi finanziaria e politica di fine 2011 dell’Italia ed evidenziando gli obiettivi di Bruxelles per il 2013.

Berlusconi. “L’Italia aveva preso impegni di consolidamento di bilancio nell’estate 2011 per facilitare l’intervento Bce nel mercato secondario per acquistare titoli di Stato: quando il governo Berlusconi decise di non rispettare più gli impegni assunti il costo del finanziamento per lo Stato è aumentato soffocando la crescita dell’Italia, poi con la formazione del governo monti la situazione si è stabilizzata. Questo è un chiaro esempio di fattore fiducia” che ha prodotto dei risultati positivi in termini di premio sul rischio.

La crisi. “Quest’anno – ha continuato Rehn – sarà un test essenziale per la credibilità” dell’Ue e dell’Eurozona. Un anno fa “c’era seria preoccupazione per l’Italia e la Spagna” e “profonda incertezza sulla Grecia”, mentre le “Cassandre predicevano la fine dell’eurozona”. Oggi la situazione è cambiata ma “nonostante alcuni progressi ci sono ancora sfide” e per questo servono “riforme equilibrate e ambiziose” del mercato del lavoro che “rimuovano gli ostacoli all’occupazione” favorendo anche i “contratti a durata indeterminata” e la “contrattazione collettiva” per il reinserimento dei lavoratori.

Le priorità.  Per il commissiario Ue, i prossimi programmi di riforma nazionali devono essere il “mantenimento del ritmo delle riforme economiche” e il “proseguimento del consolidamento fiscale” a cui “non c’è alternativa”, in quanto un debito al 90-100% del Pil è un “serio ostacolo” alla crescita. Uno dei cardini delle riforme per il 2013 dovrà quindi essere il “ripristino della competitività dell’industria europea sia manifatturiera che dei servizi”. Il Commissario Ue ha ricordato che tra il 2000 e il 2011 sono stati persi 2,5 milioni di posti di lavoro nel manifatturiero tra Francia, Germania, Italia e Spagna. In Francia e Spagna sono stati bruciati 750mila posti, in Italia 370mila e in Germania 570mila.

Riforme.
Per proseguire con il “riequilibrio dell’economia europea” che è ora “in corso”, ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici “dobbiamo mantenere il ritmo delle riforme economiche”. Allo stesso tempo “dobbiamo proseguire con il consolidamento fiscale: un debito al 90-100% del Pil ha un serio e negativo impatto sulla crescita”, ha continuato Rehn, sottolineando che “negli ultimi 4 anni in Europa il debito è salito dal 77% a circa il 90% per quest’anno e il prossimo”. Questo “peso sulla crescita” implica che “non c’è alternativa a un consolidamento intelligente differenziato anche Paese per Paese a seconda dello spazio di manovra fiscale”. Per realizzare le riforme, Rehn ha ricordato l’idea proposta dal rapporto sul futuro dell’Unione economica e monetaria di un “meccanismo di solidarietà” per aiutare e incentivare i paesi a sostenerne i costi insieme agli “impegni vincolanti”.

Unione bancaria.
Inoltre, per Rehn bisogna “completare il lavoro sulla supervisione unica bancaria, con un meccanismo di risoluzione” delle banche dell’Eurozona. “Le finanze pubbliche in Europa stanno migliorando” ma per il commissario finlandese “dobbiamo convincere i mercati sulle prospettive a lungo termine dell’euro”. In questo senso per Rehn è fondamentale “l’iniziativa della Commissione per una ‘vera’ Unione economica e monetaria” e che prevede “nel breve termine proposte concrete sull’Unione Bancaria e sviluppo di un meccanismo decisionale europeo”. (29 gennaio 2013)

.

APPROFONDIMENTI

.

fonte repubblica.it

SUL CASO MPS – Grillo: Bersani si dimetta. Il leader Pd: “Autocrate da strapazzo”

Beppe GrilloBeppe Grillo

Botta e risposta sul tracollo Mps

Grillo: Bersani si dimetta. Il leader Pd: “Autocrate da strapazzo”

Bersani è favorevole a una commissione su Mps: “Non ho nessun problema, ci vorrebbe una verifica parlamentare sui derivati, su questi meccanismi finanziari. Perche’c’è il caso Mps e più generale l’andamento della finanza. Bisogna vedere come vengono tali meccanismi che vanno messi sotto controlli. Lo diciamo da un pezzo”

.

Roma, 29-01-2013

Dimissioni immediate di Bersani da segretario del Pd e istituzione di una commissione d’inchiesta su Mps. E’ quanto invoca Beppe Grillo sul suo blog da dove annuncia la richiesta di una commissione d’inchiesta non appena il M5S arriverà in Parlamento.

Nessuna lezione da un “autocrate da strapazzo” a cui nessuno può chiedere le dimissioni. Rispedisce al mittente le dichiarazioni di Beppe Grillo, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

“Vorrei capire da che pulpito democratico Grillo parla di dimissioni, io ce l’avrei un partito che potrebbe chiedermele. A Grillo chi può chiederle? Ecco, allora lezioni non ne dia, per favore, che da quel lato non ne prendo, da autocrati da strapazzo non ne prendo”, ha ribadito. A chi invece parla di tangenti e di eventuali responsabilità del Pd nella vicenda, Bersani ha ricordato che “chi dice cose fuori dal segno ne risponde”.

Bersani è favorevole a una commissione su Mps: “Non ho nessun problema, ci vorrebbe una verifica parlamentare sui derivati, su questi meccanismi finanziari. Perche’c’è il caso Mps e più generale l’andamento della finanza. Bisogna vedere come vengono tali meccanismi che vanno messi sotto controlli. Lo diciamo da un pezzo”.

.

fonte rainews24.it

Shoah, Napolitano: fascismo regime infame, reagire a revisionismo

Caro Napolitano. anti-ebraismo e anti-sionismo sono due cose molto, ma molto differenti. Si informi.
https://i1.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130129_napolitano.jpg

Shoah, Napolitano: fascismo regime infame, reagire a revisionismo

Il monito del Capo dello Stato per la Giornata della memoria: «Reagire a negazionismo e revisionismo»

.

ROMA – «Il neonazismo riceverà una dura risposta dallo Stato». L’avvertimento, dopo le polemiche nate nei giorni scorsi dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul fascismo, arriva dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, in occasione del discorso tenuto al Quirinale nel corso della cerimonia per la Giornata della Memoria della Shoah. Il presidente della Repubblica esprime anche un giudizio netto sul ventennio di dittatura: in Italia «ormai c’è consapevolezza dell’aberrazione introdotta dal fascismo con l’antisemitismo» e «dell’infamia delle leggi razziali del 1938», dice.

«Propagande aberranti».
«Tenere alta la guardia, vigilare e reagire contro le persistenti e nuove insidie di negazionismo e revisionismo magari canalizzate attraverso la Rete», è il monito lanciato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «In Italia – ha sottolineato Napolitano – propagande aberranti si traducono in diverse città in fatti di violenza e contestazione eversiva da parte di gruppi organizzati», come quelli su cui è intervenuta nei giorni scorsi la Procura di Napoli. Quelle che definisce «mostruosità», come le ventilate «distruzione di un negozio ebreo e aggressione e stupro di una studentessa ebrea», su cui indaga la Procura di Napoli, «anche se solo enunciate, sollecitano la più dura risposta dello Stato e la più forte mobilitazione di energie nelle scuole, nella politica, nell’informazione, a sostegno degli ideali democratici».

«Paccottiglia ideologica».
«C’è da interrogarsi con sgomento sia sul circolare, tra giovani e giovanissimi, di una miserabile paccottiglia ideologica apertamente neonazista – ha detto con forza Napolitano – sia sul fondersi di violenze di diversa matrice, da quella del fanatismo calcistico a quella del razzismo innanzitutto antiebraico». «Mostruosità – ha aggiunto il presidente – che sollecitano la più dura risposta dello Stato e la più forte mobilitazione di energie».

«Rifiuto intransigente dell’antisionismo».
È necessario ribadire il «rifiuto intransigente e totale dell’antisemitismo in ogni suo travestimento ideologico come l’antisionismo», ha poi sottolineato Napolitano. «In gioco – ha aggiunto – non è solo il rispetto della religione e cultura ebraica», ma anche il riconoscimento delle ragioni «della nascita dello Stato di Israele e del suo diritto all’esistenza e alla sicurezza». In proposito il Capo dello Stato ha espresso «solidarietà» con lo Stato di Israele contro ogni «minaccia di distruzione» compresa quella iraniana, ma anche «libertà di giudizio sulle linee di condotta» delle forze politiche che «via via governano Israele».

«Solidarietà a Israele».
«Giudizi critici non possono essere considerati ostili, purché formulati con il rispetto dovuto a ogni governo legittimo di qualsiasi paese amico» e purché «non sfocino in posizioni equivoche» sulla natura e sul futuro dello Stato di Israele, ha aggiunto Napolitano. Il Capo dello Stato – che ha ricordato il presidente israeliano Shimon Peres come «autentico amico che stimo» – ha quindi voluto assicurare «agli amici israeliani» che questi «punti fermi» sono «ormai consolidati nell’opinione e nella consapevolezza politica del Paese» e che non conosceranno «nessun affievolimento nel prossimo futuro: la loro continutà è garantita» anche dalle future maggioranze parlamentari e governi.

Martedì 29 Gennaio 2013 – 12:15
Ultimo aggiornamento: 13:10
.