Archivio | gennaio 30, 2013

NEONAZISMO – Lo Stato d’Israele accoglie gli ebrei neri d’Etiopia solo dopo averli “resi sterili”

QUESTO E’ UN VIDEO DI 2 ANNI FA

Racist birth control? Claims Israel culling Ethiopian Jews


RussiaTodayRussiaToday·

Caricato in data 24/feb/2010

A feminist movement has accused the Israeli government of adopting a racist policy towards the country’s Ethiopian Jews. Activists believe black women are deliberately being given a controversial contraceptive, to bring about a drop in the population – a claim the government denies. Thousands of Ethiopians have immigrated to Israel since the 1980s, but their Jewish heritage has been questioned, while their social status continues to suffer.

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Lo Stato d’Israele accoglie gli ebrei neri d’Etiopia solo dopo averli “resi sterili”

Sono anni che il sospetto si era fatto avanti, prima tra specialisti e sociologi poi, a poco a poco, anche nell’opinione pubblica israeliana. Lo scorso dicembre le accuse di un programma di approfondimento della televisione israeliana IETV (Israel Educational Television), “Vacuum”, avevano destato scandalo

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Ora la notizia è stata confermata da un membro del governo israeliano (anonimo, naturalmente): un numero imprecisato di donne etiopi di religione ebraica, “accolte” nello stato d’Israele secondo la “Legge del ritorno” varata nel 1950, sarebbero state rese sterili con un anticontraccettivo di lunga durata: il Depo-Provera.

È quanto riporta un blog del sito francese Mediapart, che cita l’inchiesta condotta dal quotidiano israeliano Haaretz. Oltre quaranta ebree etiopi avevano raccontato ai giornalisti di “Vacuum” come – mentre attendevano il trasferimento dai “campi di transito” in Etiopia – erano state avvicinate da assistenti sanitari israeliani; questi le avevano poi riunite in quelli che Haaretz definisce “family planning workshops”, dove erano state costrette a farsi iniettare il contraccettivo.

“Ci dissero ‘se non lo fate non potrete andare in Israele e non sarete neppure ammesse nel Joint (L’American Jewish Joint Distribution Committee, un programma internazionale di asssistenza sociale al popolo ebraico, Ndr), non avrete assistenza sanitaria’. Avevamo paura… Non avevamo scelta. Senza di loro e senza il loro aiuto non avremmo potuto lasciare il campo. Quindi accettammo l’iniezione. Solo la loro autorizzazione ci avrebbe permesso di partire”
È la drammatica testimonianza di una donna etiope, Emawayish, che insieme ad altre decine di connazionali ha lasciato il paese di origine nel 2005.
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Il medrossiprogesterone acetato, come riporta Wikipedia, è “un progestinico a lunga durata d’azione che viene utilizzato come contraccettivo orale. È commercializzato in Italia con il nome di Provera/Depo-Provera (Molecola di ricerca Upjhon poi acquista da Pfizer)”; “in alcuni Paesi è utilizzato per effettuare la castrazione chimica degli stupratori“.
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Un semplice contraccettivo quindi? Non esattamente: “il suo uso comporta alterazioni mestruali tali da ritardare, nel caso di cessazione dalla somministrazione, il recupero della fertilità”, sebbene “non esistono studi che confermino attualmente una possibile sterilità da post-trattamento”. Il Depo-Provera, come riporta Le Monde, non viene utilizzato, in genere, che in ultima istanza, solamente nel caso in cui non sia possibile utilizzare altri metodi contraccettivi.
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Il tasso delle nascite, nella comunità etiope d’Israele si è ridotto del 20 percento in 10 anni. Ora sappiamo per quale motivo. Ma perché le autorità israeliane hanno somministrato in massa un medicinale potenzialmente dannoso (essendo un emocoagulante, il Provera può provocare trombi ed embolie, oltre ad accelerare il processo di osteoporosi) a delle donne che intendeva accogliere all’interno della propria comunità?
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Jonathan Cook, del The National, ricorda come negli ultimi anni siano venuti alla luce numerosi episodi di razzismo ai danni della minoranza etiope, il che aiuta a capire il contesto in cui sono state operate le sterilizzazioni di massa.
“Nel 2006 si è finalmente ammesso che, per anni e anni, tutte le loro [degli etiopi, Ndr] donazioni di sangue sono state rifiutate per paura che potessero essere contaminate da chissà quali malattie. Esistono anche denunce continue di ragazzi etiopi respinti da questa o quell’altra scuola, oppure obbligati a frequentare classi separate. A novembre, un’indagine condotta sulle professioni più comuni ha mostrato come il 53% dei datori di lavoro preferisca non assumere gli etiopi”
I cittadini di origine etiope, nello Stato di Israele, sono più di 120mila. L’ebraicità di questi “ebrei neri” è costantemente messa in discussione dalle frange più ortodosse della popolazione. Con il risultato paradossale di assistere a casi del genere, dove la parola “razzismo” non rende l’idea di quanto in là possano spingersi le autorità di un Paese che si reputa “moderno”, “tollerante” e “democratico”.
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E SE LO DICE LUI… – Liste Pdl, Feltri senza freni «Che conato di vomito…»

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Liste Pdl, Feltri senza freni
«Che conato di vomito…»

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«Le liste del Pdl mi fanno venire i conati di vomito, Berlusconi ha ricandidato i soliti, con operazioni incomprensibili come mettere la Polverini nel Lazio che fa perdere i voti per la vicenda Fiorito. Ma non potevano metterla da un’altra parte, magari in Trentino?». Lo dice Vittorio Feltri, editorialista del Giornale, a La Zanzara su Radio 24, che, secondo quanto riportato da una nota della trasmissione.

«La Polverini è un respingente – dice ancora Feltri – perchè quella storia dei soldi ha indignato tutti. Poi certe persone che volevano andare con Monti, vedi la Roccella, sono state ricandidate e premiate». «Non siamo mica nati ieri – continua Feltri alla Zanzara – e sappiamo che ha candidato di nuovo delle mignotte. Sì, mi riferisco alla mignottocrazia, ho visto dei nomi che immediatamente richiamano alla mignottocrazia. È cambiato troppo poco rispetto alle aspettative, la serietà delle persone è importante. Un censimento è difficile e vedendo le liste, volando basso, mi sono saltati agli occhi una decina di nomi, intesi come persone che si adattano a fare qualsiasi cosa, che fanno quegli esercizi che non sono titolo di merito», conclude Feltri.

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fonte unita.it

Grillo e le cinque priorità per la “felicità”. Reddito di cittadinanza e in pensione a 60 anni

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Grillo e le cinque priorità per la “felicità”.
Reddito di cittadinanza e in pensione a 60 anni

Il leader del M5S invita a votare il sondaggio online per scegliere i cinque interventi prioritari per fare dell’Italia uno “stato sociale” tra dieci proposte. Tra le altre misure, il tetto pensionistico a 5mila euro, il ripristino dei soldi tagliati a scuoloe e sanità. “Dove troveremo i soldi? Dai 98 miliardi di elusione fiscale delle slot-machine e tagliando le spese del Quirinale”

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ROMA E’ Messina la prima tappa siciliana dello ‘Tsunami Tour’ di Beppe Grillo. Dopo la città dello Stretto, il comico genovese sarà a Ragusa, Catania, Siracusa, Caltanissetta, Trapani e infine Palermo venerdì prossimo. Intanto, dal suo blog Grillo detta “i punti più importanti per sviluppare lo stato sociale” e invita gli internauti a votare le cinque priorità d’intervento in un sondaggio ad hoc, che si chiuderà domani alle ore 14.

Cinque punti da scegliere tra: 1 Reddito di cittadinanza; 2 Pensione a 60 anni; 3 Settimana lavorativa di 36 ore; 4 Cancellazione legge sugli esodati; 5 Tetto pensionistico massimo di 5.000 Euro lordi mensili; 6 ripristino soldi tagliati alla scuola e alla sanità; 7 abolizione imu sulla prima casa; 8 Impignorabilità della prima casa; 9 Leggi per una maggiore tutela della sicurezza sul lavoro; 10 eliminazione dei fattori di rischio ambientali per la salute (inceneritori, smog, cementificazione, inquinamento).

Risultati provvisori: tetto pensionistico al primo posto. I risultati provvisori vedono al primo posto il tetto pensionistico a 5.000 Euro con il 67,85%. Seguono il ripristino dei soldi tagliati a scuola e sanità (63,53%) ed eliminazione rischi ambiente e salute (61,84%). A sorpresa, l’abolizione dell’Imu e la questione esodati non sono tra le priorità dei circa 6 mila navigatori che, al momento, hanno risposto al sondaggio. La cancellazione della legge sugli esodati ottiene infatti solo il 15,6% delle preferenze, mentre l’abolizione dell’Imu sulla prima casa raggiunge il 45,03%, un dato alto ma non abbastanza da entrare nella top 5 delle priorità. Più dell’Imu è vista come urgente l’impignorabilità della casa (45,54%) così come viene ritenuto più importante il reddito di cittadinanza (53,6%) sia rispetto al ripristino della pensione a 60 anni (43,35%) sia, soprattutto, alla settimana lavorativa di 36 ore (24%). Le leggi per una maggiore sicurezza sul lavoro sono quasi al 18%.

Art.1, diritto alla felicità. “Nessuno deve restare indietro – scrive il leader del Movimento 5 Stelle -. L’Italia deve essere, prima di ogni altra cosa, una comunità. In una comunità tra i valori più importanti vi è il senso di solidarietà. Il cittadino deve essere il centro della politica. La sua stella polare. Va garantita a tutti una vita dignitosa e, se possibile, la felicità. Il primo articolo della nostra Costituzione dovrebbe esprimere il diritto alla felicità”. “Oggi, invece – prosegue Grillo – lavoriamo per pagare le tasse. Il nostro tempo, la nostra vita vengono trasformati in capitoli di spesa delle finanziarie. Ebbene, questi soldi, nostri soldi, devono essere utilizzati cambiando radicalmente le priorità”. Dunque, “salute, scuola, pensioni, protezione sociale, ambiente, recupero del tempo per vivere, queste sono le priorità. Non gli armamenti, le grandi opere pubbliche inutili come la tav o l’expo o la gronda, le missioni di guerra in afghanistan o i finanziamenti a partiti e giornali, alle banche, le pensioni d’oro. Bisogna riavvolgere il nastro, ritornare a un senso di umanità, con una pensione a 60 anni, con la cancellazione della legge sugli esodati, con il ripristino dei soldi sottratti alla scuola e alla sanità”.

“Reddito di cittadinanza per chi perde il lavoro”. Parlando nella centralissima Piazza Cairoli a Messina, Grillo indica quella che secondo lui è una priorità improcrastinabile. “La prima cosa che dobbiamo fare appena entrati in Parlamento è il reddito di cittadinanza per chi perde il lavoro o chi non lo ha. E’ un sistema che c’è in tutta Europa, non lo abbiamo solo noi e la Grecia, così i giovani non saranno più costretti ad accettare qualsiasi lavoro. Non è giusto che chi si laurea e, per esempio, ottiene un master all’estero, debba poi lavorare in un call center a 400 euro al mese. Il lavoro è un’altra cosa. Con il reddito di cittadinanza per tre anni si daranno mille euro al mese, la persona che perde il lavoro avrà il tempo di cercare il lavoro con gli uffici di collocamento dove ci saremo noi con la rete, offriremo due o tre lavori se non accetti perdi il sussidio. La prima cosa da fare è questa, siamo in emergenza, nessuno deve rimanere indietro”.

Riforme con i soldi delle slot machine. “Molti ci chiedono dove troveremo i soldi per applicare le nostre riforme: potremmo prenderli dai 98 miliardi di elusione fiscale delle slot-machine, che sono in concessione ad aziende statali. Novantotto miliardi equivalgono a quattro manovre finanziarie” spiega ancora Grillo a Messina. “Si possono poi tagliare  i costi della presidenza della Repubblica – aggiunge il comico -, che ci costa 240 mln all’anno. Togliamo infine i rimborsi elettorali che sono arrivati a 3 miliardi e mezzo. Noi, in tre anni, non abbiamo preso un euro e abbiamo rifiutato i rimborsi elettorali; lo possono fare anche gli altri”.

“Ponte stretto? Introdurre referendum propositivi”. “Ancora si parla del ponte. Il ponte serve solo a fare dei progetti da 600 milioni e per dare le solite tangenti alla stessa gente. Noi vogliamo introdurre nella Costituzione i referendum propositivi senza quorum, la metà più uno vince, se vince chi vuole il ponte si fa altrimenti niente”. (30 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it

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IL SONDAGGIO  – 30/01/2013 alle ore 19.40
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VELENI – Ingroia replica a Boccassini: “Mi basta sapere cosa pensava di lei Borsellino”

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Ingroia replica a Boccassini: “Mi basta sapere cosa pensava di lei Borsellino”

Il leader di Rivoluzione civile si era paragonato a Falcone, ma per il procuratore aggiunto di Milano “tra i due la distanza si misura in milioni di anni luce”. Il politico: “Alle sue piccinerie siamo abituati da anni. Si vergogni lei e conti fino a tre prima di aprire bocca”. E alla sorella del magistrato di Palermo dice: “Io non l’ho mai usato per prendere voti, lei sì”

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IL PRECEDENTE

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Ilda Boccassini contro Antonio Ingroia: “Lui come Falcone? Come si permette”

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Prosegue a distanza lo scontro tra Antonio Ingroia e Ilda Boccassini che lo aveva attaccato per avere paragonato “la sua piccola figura di magistrato a quella di Giovanni Falcone“. E sulla figura e la conoscenza personale di Paolo Borsellino si infiamma il botta e risposta. Il leader di Rivoluzione Civile infatti non lascia cadere nel vuoto le dichiarazioni del procuratore aggiunto di Milano e si spinge oltre la valutazione professionale. “I suoi personali giudizi su di me non mi interessano e alle sue piccinerie siamo abituati da anni – dice di Boccassini -. Mi basta sapere cosa pensava di me Paolo Borsellino e cosa pensava di lei. Ogni parola in più sarebbe di troppo”.

Una polemica che ha avuto origine dal paragone del candidato col magistrato ucciso nella strage di Capaci (“Le battute e le velate critiche espresse da alcuni magistrati per la mia decisione di candidarmi sono un copione che si ripete. Fu così anche per Giovanni Falcone. Ma a Pietro Grasso nessuno dice nulla: la cosa mi sorprende”) col quale, però, secondo il procuratore di Milano c’è una differenza che “si misura in milioni di anni luce”. “Ho atteso finora una smentita, invano – ha proseguito il leader di Rivoluzione Civile-. Siccome non è arrivata dico che l’unica a doversi vergognare è lei che, ancora in magistratura, prende parte in modo così indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni. La prossima volta pensi e conti fino a tre prima di aprire bocca”.

Il paragone con Falcone, però, ha destato sorpresa anche nella sorella del magistrato, Maria, che a Repubblica ha dichiarato: ”Sono rimasta perplessa quando ho sentito Ingroia paragonarsi a Giovanni”. Pur aggiungendo che “rispetto la storia professionale dell’ex procuratore aggiunto di Palermo“, Maria ha sottolineato: “La storia di mio fratello è stata del tutto diversa. E non permetto a nessuno di parlare di Giovanni per autopromuoversi a livello politico”. Ma, dopo la Boccassini, Ingroia invita allo stesso modo anche “la signora Maria Falcone, con tutto il rispetto per il cognome che porta” a informarsi “prima di parlare”. E si difende dalle accuse: “Io non ho mai usato il nome di Giovanni Falcone per i voti. Lei invece si, quando si candidò per prendere il seggio al Parlamento europeo e non venne neppure eletta”.

Interviene nello scontro anche Pietro Grasso, candidato del Partito democratico e già procuratore nazionale antimafia, che ritiene inopportuno il parallelismo tra Ingroia e Falcone. “Ha fatto cose talmente eclatanti – ha commentato – che oggi paragonarsi a lui mi sembra un fuor d’opera”. Chiamato in causa dalle dichiarazioni del magistrato palermitano, dagli studi di Agorà su Rai Tre il candidato Pd ha osservato: “C’è da considerare ciò che ha subito Giovanni Falcone nella sua vita: ha subito un attentato all’Addaura ed è stato accusato di esserselo procurato da solo; è  stato accusato di aver insabbiato le carte dei processi nel rapporto con la politica; è stato accusato di fare il professionista dell’antimafia; è stato accusato di andare nei palazzi della politica, dove effettivamente è riuscito a fare una legislazione che tutti ci invidiano”. Colpito dalla polemica anche il governatore della Puglia Nichi Vendola secondo cui “la lacerazione di una storia quale quella dell’antimafia, che non è mai una buona notizia. Non è  bene usare l’antimafia come una bandiera di fazione”.

La polemica provoca infine la reazione durissima di Libertà e giustizia: “Questa è una delle campagne elettorali più squallide e miserabili della storia della Repubblica”, afferma il presidente Sandra Bonsanti in un comunicato. “Vorrei che nessuno citasse i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per guadagnar voti per sé o farne perdere ad altri. I due magistrati uccisi nel ’92 insieme alle loro scorte, sono tra i pochissimi “eroi” che tanti giovani oggi riconoscono. Non roviniamo la loro storia”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Ilva, no da gip a richiesta dissequestro merci anche con “lodo” Vendola

http://s1.reutersmedia.net/resources/r/?m=02&d=20130130&t=2&i=699240913&w=450&fh=&fw=&ll=&pl=&r=AMIE90T12SM00

Un”immagine dell”Ilva di Taranto. REUTERS/Yara Nardi

Ilva, no da gip a richiesta dissequestro merci anche con “lodo” Vendola

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BARI (Reuters) – Il giudice per le indagini preliminari di Taranto ha respinto una nuova istanza dell’Ilva per il dissequestro di merci per circa un miliardo di euro allo scopo di garantire gli stipendi dei dipendenti e l’avvio dei lavori di bonifica ambientale dell’impianto siderurgico. Lo riferiscono fonti giudiziarie.

Il 22 gennaio scorso Ilva aveva annunciato di aver presentato una nuova richiesta di sblocco “con l’impegno di destinare le somme ricavate dalla commercializzazione del prodotto sequestrato alle opere di ambientalizzazione previste dall’Aia, alla remunerazione delle maestranze e a quanto altro necessario per la sopravvivenza dell’azienda”.

Era stato il presidente della Puglia Nichi Vendola a suggerire questa ipotesi – subito ribattezzata dalla stampa “lodo Vendola” – in alternativa alla possibilità di un nuovo decreto del governo per sbloccare le merci, sequestrate a fine novembre dalla magistratura nell’ambito di un’inchiesta per corruzione parallela a quella per disastro ambientale. La procura tarantina aveva dato però parere negativo anche a questa ipotesi.

Nei giorni scorsi il presidente della società Bruno Ferrante aveva ipotizzato la messa in cassa integrazione straordinaria di 7000-8000 dipendenti in caso di mancato dissequestro delle merci.

Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte it.reuters.com

Lezioni anche d’estate, scuola in rivolta. E, checché ne dica Monti, in Europa le vacanze non sono più brevi

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Lezioni anche d’estate, scuola in rivolta
In Europa le vacanze non sono più brevi

Anche in Francia e Spagna uno stop di 16 settimane in totale. Continua la polemica, Bersani: istituti aperti tutto il giorno

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di Alessia Camplone

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ROMA – Sarà perché il clima è migliore, ma in Europa sono Italia e Spagna che prediligono le vacanze scolastiche in estate. Tre mesi filati, o quasi. Finora è stato così, ma è bastato un sasso lanciato nello stagno in piena campagna elettorale perché il dibattito si incendiasse, facendo presupporre che le vacanze in Italia siano molto più lunghe che negli altri Paesi, cosa che a ben guardare non è. Il sasso, due giorni fa, è stato un riferimento nella bozza sul mercato del lavoro della lista civica di Monti con un riferimento – sotto forma di ipotesi – alla possibilità di limitare ad un mese le vacanze estive, sia pure su base volontaria.

Con l’intenzione di offrire un servizio ai genitori che lavorano. Lunedì sono stati i sindacati a scendere in campo, un coro di voci contrarie. Nel frattempo si sono scatenati i social network. Si sono perse per strada le ragioni della proposta, che erano anche quelle di offrire attività sportive o di recupero per gli alunni rimasti indietro nella preparazione, e il messaggio che è passato è quella di una riduzione tout-court a un mese delle vacanze estive scolastiche. Twitter è stata intasata di critiche pesanti, e insulti.

I CHIARIMENTI
Sullo stesso social network Monti ha dovuto chiarire: «Ma chi ha mai parlato di taglio delle vacanze?». Con la replica di Pier Luigi Bersani: «Prima di parlare di allungare o accorciare vacanze estive, teniamo le scuole aperte tutto il giorno per attività didattiche» ha scritto anche lui su Twitter. La ricetta del segretario Pd: «Facciamo manutenzione straordinaria delle scuole, così diamo anche un po’ di lavoro». Dal fronte Pdl entra nella polemica Renato Brunetta: «Un solo mese di vacanza per gli studenti? Mi piace, è una delle poche cose giuste dette da Monti negli ultimi 14 mesi».

LA CLASSIFICA
Ma qual è la situazione vacanze dei nostri studenti rispetto ai ragazzi degli altri Paesi d’Europa? All’incirca in Italia gli studenti stanno lontano dai banchi per 16 settimane, come i coetanei francesi e spagnoli, e una settimana in meno dei romeni che sono in assoluto i più vacanzieri del Vecchio continente. Anche in Svezia si trattano bene, con 15 settimane di riposo dallo studio. In questa cinquina di partenza solo Italia e Spagna si concedono 13 settimane di vacanze estive, in risposta al clima che rende arduo l’impegno sui libri. In Francia, invece, staccano due settimane in autunno oltre a fare vacanze a Natale, carnevale e primavera.

Gran Bretagna e Finlandia si accontentano di 13 settimane lontano dai banchi e la Germania abbassa ulteriormente a 12 il periodo di riposo. Nell’estate del nord Europa la vacanza degli studenti dura dalle sei alle 10 settimane, ma in compenso ci sono periodi di riposto sparsi durante il resto dell’anno e non solo a Natale. In Gran Bretagna in particolare, gli studenti possono approfittare di vacanze spot di 4 giorni nel corso dell’anno scolastico. «I genitori non hanno tre mesi di ferie – dice Flavia Capozzi, neuropsichiatra infantile e docente alla Sapienza – quindi è giusto tenere le scuole aperte, ma non con la didattica e le lezioni perché per gli alunni sarebbe faticoso, visto il nostro clima. Organizziamo gli stop durante l’anno».

Mercoledì 30 Gennaio 2013 – 10:51
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ITALIA CHE SCOMPARE – Salvate l’antica Sibari inghiottita dal fiume

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foto aerea di Sibari e il suo parco archeologico – fonte immagine

Salvate l’antica Sibari inghiottita dal fiume

Dai mosaici alle terme, tutto il parco archeologico è stato travolto dalla furia del Crati che ha rotto gli argini. Le pompe idrovore dei vigili del fuoco hanno fatto molto, ma servono altri mezzi. L’appello degli intellettuali. Il sindaco: “Gli angeli del fango sono tanti, è straordinario. Ma non bastano”

Salvate l'antica Sibari inghiottita dal fiume Il parco archeologico sommerso da acqua e fango (ansa)

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di GIUSEPPE BALDESSARRO

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SIBARI I mosaici non ci sono più. Li ha tutti sepolti il fango trascinato dal Crati. L’acqua ha invaso ogni spazio, si è infilata in ogni buco, ha scalato ogni mattone. Il fiume ha rotto gli argini ed è piombato sull’intero parco come una furia. La piena ha sommerso la necropoli, il teatro, i cortili, i pozzi, le terme e le ville romane. Dove c’erano le testimonianze di secoli di storia, sabato 19 affioravano soltanto pochi mozziconi di colonne e qualche muro. Il Parco archeologico di Sibari è stato devastato in una notte. Cinque ettari di scavi (l’intero parco è di 12 ettari) sono stati inghiottiti da un’onda che ha provocato danni incalcolabili, impossibili da quantificare e forse anche irrimediabili.

È sparita Sybaris, antica colonia degli achei, realizzata nel 720 a. C. e distrutta nel 510 a. C. dai crotoniani. È scomparsa Thurii, fondata nel 443 a. C. dai sibariti superstiti che avevano ricostruito la loro antica città. E infine, non c’è più la polis romana di Copia, edificata nel 194 a. C., sullo stesso sito dove erano state alzate le statue di Sybaris e Thurii. Il fiume è riuscito nell’impresa in cui non erano stati capaci gli eserciti. Ha devastato tre città in un colpo solo. C’è riuscito il Crati, ma l’uomo ha fatto la sua parte. I pompieri massacrati da turni di lavoro di 24 ore hanno quasi finito di tirar via l’acqua. E mentre i motori delle pompe continuano a ronzare coprendo le voci, indicano un punto in direzione della foce. In quel punto è venuto giù l’argine. Il fiume si è ingrossato per due giorni di pioggia imponente, è vero. Ma è vero anche che più a monte i nuovi agrumeti hanno formato una barriera che non consente il deflusso delle acque. Com’è altrettanto innegabile che quest’estate nessuno ha fatto manutenzione sulle sponde. A una settimana dall’esondazione le pompe idrovore dei vigili del fuoco e degli uomini del consorzio di bonifica hanno fatto il loro lavoro. Ma non è finita. I primi danni sono già visibili, alcune creste dei muri sono state spazzate via. Ora, però, il vero problema è quell’impasto micidiale di terra ed erba, di limo e arbusti, che se si indurisse diventerebbe fatale per intonaci e mosaici.

Una situazione difficile da affrontare e su cui i tecnici e i responsabili della Soprintendenza ai Beni archeologici della Calabria si stanno interrogando. Dovranno evitare che il fango si asciughi bruscamente e diventi crosta ingestibile, difficile da togliere. Servono professionalità specializzate e risorse, perché l’affitto delle pompe per aspirare il fango costa, e tanto. Per questo la Soprintendenza e il Sindaco di Cassano allo Jonio, Giovanni Papasso, stanno ipotizzando di utilizzare le idrovore per mantenere un filo d’acqua, quindi, di tenere umido il fango. Una scelta temporanea, ma necessaria.

Il sindaco Papasso è disperato: “È uno spettacolo triste. Ed è innegabile la solitudine in cui ci hanno lasciato. Ho chiesto aiuto a tutti, ma qua non si è visto nessuno. È una vergogna”. Racconta una tragedia annunciata: “Già nel 2008 il fiume aveva rotto gli argini, l’acqua non era arrivata all’area archeologica, ma c’era mancato poco. La Regione aveva stanziato quattro milioni di euro per la messa in sicurezza e ad attuare il piano doveva essere la provincia di Cosenza. Poi Catanzaro aveva avocato a sé l’iter e non si è più saputo nulla di quelle risorse”. Nei giorni successivi all’alluvione l’unica mobilitazione partita è stata quella di studiosi, accademici, intellettuali, che hanno lanciato dalle colonne del Quotidiano della Calabria l’appello “Salviamo Sibari” per richiamare l’attenzione sul sito in pericolo. Le adesioni sono state migliaia da tutto il mondo, ma servono interventi concreti.

Papasso si è rivolto al governo attraverso i ministeri competenti, alla Regione ed ha scritto anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendogli di adoperarsi “per risolvere la situazione di emergenza”.

Il telefono del sindaco squilla in continuazione: “Mi chiamano in tanti. Sono volontari, universitari, gruppi e associazioni. È bello quello che sta avvenendo. Ma qua gli angeli del fango non bastano. Qui ci vuole un piano d’intervento preciso, mezzi e specialisti”.  (30 gennaio 2013)

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fonte repubblica.it