Spagna, le tangenti affossano la destra / VIDEO: Abucheos contra la corrupción política en la calle Génova de Madrid

Abucheos contra la corrupción política en la calle Génova de Madrid

Pubblicato in data 01/feb/2013

Concentración en la calle Génova, ante la sede del PP, en contra de la corrupción, y exigiendo la dimisión del gobierno.
¡El presidente es un delincuente!
¿Dónde están nuestros sobres?
Madrid 31-01-2013

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 https://i2.wp.com/www.lettera43.it/upload/images/02_2013/l43-spagna-130201141159_medium.jpg
(© Gettyimages) Le proteste di fronte alla sede del Partito popolare.

Spagna, le tangenti affossano la destra

La corruzione investe il governo di Rajoy. La corona affonda in un giro di fatture gonfiate. E i cittadini perdono le speranze

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di Giovanna Faggionato

A calle Genova 13 sono tornati gli indignados. «Siamo venuti per la busta», gridavano i madrileni la sera del 31 gennaio sotto la sede del Partito popolare travolto dalla Tangentopoli iberica. «Con affetto, Barcenas», recitavano i cartelli con il nome del tesoriere che per 11 anni ha custodito le mazzette e distribuito le prebende al partito di governo. Erano in centinaia a protestare di fronte al quartiere generale del centro destra: cittadini arrabbiati, militanti del partito popolare delusi, sostenitori socialisti desiderosi di prendersi una piccola, tristissima, rivincita.

AMMISSIONI ILLUSTRI. Era successo anche il 13 gennaio allo scoppio dello scandalo. Ma ora che sono arrivate le prove, le prime ammissioni illustri, adesso che anche il premier Mariano Rajoy è stato investito in prima persona e accusato persino di essersi fatto pagare le cravatte con i soldi dei conti in Svizzera, il cuore di Madrid è tornato a traboccare. La strada dei popolari era una vena pulsante di indignazione, di giovani e vecchi, donne e uomini: una massa indistinta di popolo.

CAPITALE CORROTTA. Sono tornati gli indignados, ma ormai hanno solo il sarcasmo da impugnare. Qualcuno canta, ma c’è poco da cantare. Il Partito socialista è morto con la bolla immobiliare. E adesso si scopre che tutti hanno partecipato all’abbuffata. I popolari prima si sono arricchiti a sbafo con le tangenti del boom edilizio e poi, quando la bolla è esplosa, ne hanno tratto vantaggi alle urne.
E nemmeno la monarchia che ha scoperto l’America sopravvive più agli scandali e alla tentazione di ‘rubare’ soldi al fisco e ai propri sudditi. Gli affari sporchi del genero reale Inaki Urdangarin stanno mettendo nei guai l’infanta Cristina e persino re Juan Carlos.
Doveva essere solo una crisi economica quella spagnola, ma la capitale è corrotta e l’intera nazione e le sue istituzioni sembrano infette.

I documenti provano il sistema di corruzione all’interno del Pp

Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy.(© Gettyimages) Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy.

La poltrona del primo ministro Mariano Rajoy traballa. Finora, nonostante la scoperta del conto da 22 milioni di euro alla Dresdner Bank intestato al tesoriere Barcenas e nonostante l’inchiesta Gurtel sulla corruzione del partito avesse già portato in galera alcuni amministratori locali, Rajoy era riuscito a tenere testa alle polemiche. E anche ai popolari più critici, a quelli che chiedevano chiarezza.

VERTICI SOTTO ACCUSA. Ora però il cerchio si sta stringendo. El País ha pubblicato alcuni documenti che proverebbero il sistema di corruzione in vigore all’interno del Pp. E ha snocciolato i nomi dei gran colonnelli, dei quadri del partito coinvolti: ex segretari e vicesegretari, ex ministri degli Interni e anche ministri dell’Economia e direttori del Fondo monetario internazionale.
Sotto accusa, ci sono anche lo stesso Rajoy e il segretario María Dolores de Cospedal. La reazione è stata immediata e scomposta.
Cospedal ha gridato al complotto: «È abbastanza sorprendente che proprio quando è iniziata la ripresa (economica ndr) siano uscite tutte quelle notizie». «Qualcuno tenta di danneggiare il PP, il governo e il presidente», ha dichiarato.

LA STRETTA DI RAJOY. Rajoy intanto ha convocato la cupola del partito per il 2 febbraio. Il premier potrebbe chiedere ai suoi un’operazione trasparenza e la pubblicazione dei redditi personali. Mentre il 3 volerà a Berlino da Angela Merkel, sua storica alleata, a sfruttare la reputazione di rigore della collega.
Ma potrebbe servire a poco. La bolla immobiliare ha travolto il partito di José Luis Zapatero. Ma a nutrirla c’erano anche le politiche degli amministratori popolari.
Che hanno costruito cattedrali nel deserto e, secondo le accuse, incassato un giro di tangenti sulle grandi opere della Spagna del boom. Erano gli anni in cui l’abbandono scolastico era schizzato al 31,2%, perché i giovani all’università preferivano l’edilizia. E in cui le le agenzie immobiliari iberiche hanno accumulato un debito da 320 miliardi. Ora si scopre che quei numeri sono un’eredità condivisa.

E la corona affonda in un giro di fatture gonfiate con soldi pubblici

Gli indignados in Calle Genova di fronte al quartier generale del Pp.(© Gettyimages) Gli indignados in Calle Genova di fronte al quartier generale del Pp.

Non c’è consolazione per i cittadini iberici e non c’è istituzione che si salvi. Mentre il governo di Madrid trema, la corona affonda in un altro scandalo. La magistratura ha messo sotto accusa Carlos García Revenga, il segretario delle principesse Elena e Cristina, coinvolto in un giro di fatture gonfiate con soldi pubblici, messo in piedi dal marito di Cristina, Inaki Urdangarin.
Un affare da 6 milioni di euro: tutti fondi pubblici passati dalle casse di due fondazioni controllate dal genero del re e dall’infanta. E i documenti della procura mettono in difficoltà persino il re, che avrebbe fatto pressioni perché gli affari di Inaki andassero a buon fine.

«BASTA IMPUNITÀ». Così, tra le macerie dello Stato, monta una rassegnazione molto italiana. «La corruzione è in tutti i partiti e in tutti i sindacati, non serve manifestare di fronte alla sede del Pp o del Psoe, manifestiamo di fronte a tutti i comuni di tutta la Spagna, per dire ai politici di ogni schieramento che non sopportiamo più l’arroganza e l’impunità», ha proposto un lettore di El País.
«A questo punto non c’è alcun riferimento onesto, un leader indiscusso, chiaro e trasparente: la Spagna ha una leadership senza leader», gli ha fatto eco un altro. «La Casa reale, la Chiesa, il governo… sono tutti immersi in una palude nauseante di corruzione. Questa è una società depressa. Stiamo attraversando un periodo difficile, ma quello che è grave è che siamo senza speranza, senza illusioni».

Venerdì, 01 Febbraio 2013

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fonte lettera43.it

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