L’Italia perde appeal: in crescita gli stranieri che tornano a casa

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L’Italia perde appeal: in crescita gli stranieri che tornano a casa

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Sono oltre 32mila gli stranieri cancellati dall’anagrafe nel 2011, con un incremento del 15,9% rispetto al 2010. È quello che emerge dagli ultimi dati della Fondazione Leone Moressa. E non solo: secondo gli ultimi dati Istat, infatti, se le cancellazioni dall’anagrafe di cittadini stranieri sono aumentate nel 2011, d’altra parte, le iscrizioni sono diminuite. Tradotto? Sono sempre più numerosi gli stranieri che lasciano il Paese, mentre si appanna il sogno italiano. In chiave sociologica, ciò significa che è in crescita la disillusione, e dunque è più facile andarsene in cerca di mete più promettenti.

Disoccupati stranieri in forte aumento
Sembrano lontani dunque i tempi in cui l’Italia e la stessa Europa erano considerate a tutti gli effetti il sogno di chi aveva grandi aspettative ed era disposto a emigrare ovunque per realizzarle. I motivi di questa inversione di tendenza sono legati alla congiuntura economica che dal 2008 morde l’Italia e il mondo occidentale nel suo insieme, perché nessuno – chi più, come la Spagna, e chi meno come la Francia, solo per fare qualche esempio – ne sembra immune. E i dati sulla disoccupazione mettono in luce le cause del fenomeno: tra il 2008 e il 2011, infatti, il numero di disoccupati stranieri è praticamente raddoppiato, con un incremento di oltre 148mila unità (+ 91,8%), mentre quello degli italiani nelle stesse condizioni è aumentato di 267mila unità. Tra il 2008 e il 2011, il tasso di disoccupazione degli stranieri è cresciuto di 3,6 punti percentuali, passando dall’8,5 al 12,1%, mentre nello stesso periodo il tasso di disoccupazione degli italiani è passato dal 6,6% all’8,0 per cento.

Quando la migrazione continua
Lasciare l’Italia, ma per andare dove? Per gli stranieri disillusi, lasciare il Belpaese non significa sempre la chiusura del ciclo migratorio e il conseguente ritorno in patria, spiega il rapporto della Fondazione Moressa. Spesso questa esperienza prosegue in un altro paese, in grado di garantire quelle opportunità e quelle chance di vita da cui la migrazione prende avvio. È la storia di Abderrahime, di origine algerina, ma con cittadinanza italiana in tasca, e 25 anni di vita in Italia alle spalle. Quest’anno Abderrahime ha deciso di spostarsi, con la sua attività imprenditoriale e con tutta la famiglia al seguito, in Francia: «Lì ci sono più agevolazioni per chi fa impresa – dice senza mezzi termini – qui in Italia rischio il fallimento, con tutte le tasse che ho da pagare».

Fenomeno che riguarda anche i cittadini europei
L’incremento di coloro che lasciano l’Italia dunque riguarda tutte le nazionalità, escluse poche eccezioni per le quali si è registrato un calo delle cancellazioni, come per esempio il Bangladesh (-16,95 per cento). Tuttavia, secondo il rapporto, oltre la metà degli stranieri che lasciano l’Italia per cercare fortuna altrove o al proprio paese di origine sono europei. Se infatti il 17,7% ha origini asiatiche e il 12,2% è africano, le cancellazioni richieste da soggetti provenienti da paesi europei sono state più di 19mila, di cui oltre un terzo rumeno. Tra gli asiatici che lasciano l’Italia, il 30,2% è costituito da cinesi e il 19,1% da indiani. Tra gli americani, invece, sono soprattutto i brasiliani (21,5%) a tentare altre strade fuori dall’Italia.

Nessuna contraddizione per chi torna “a casa”
Ma dietro a questa tendenza, c’è un altro aspetto non di poco conto: sembra che a lasciare l’Italia siano quelle popolazioni provenienti da paesi in via di sviluppo, per cui – si legge nel rapporto – si può ipotizzare una propensione al rientro nel paese di origine oltre che allo spostamento verso altri paesi terzi. Insomma, emigrare rimane il più antico istinto umano di sopravvivenza, che può partire da ogni luogo, così come ad ogni luogo può fare ritorno. L’importante è perseguire l’obiettivo: migliorare le proprie condizioni di vita.

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fonte ilsole24ore.com

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