CRISI – Autogrill (gruppo Benetton): il Ricatto Perfetto

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Autogrill, il ricatto perfetto

Il gruppo controllato dai Benetton propone a oltre un centinaio di lavoratori una formula singolare: o ti trasferisci in un’altra sede a mezzo stipendio (circa 500 euro al mese) o ti mando a casa

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di Antonio Sciotto

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“Questa volta dobbiamo essere disposti a tutto: io mi metto pure in mezzo all’autostrada e mi faccio arrestare, se può servire. Dobbiamo fermarli”. A parlare è la lavoratrice di un Autogrill del Chianti, uno dei ristoranti storici del gruppo controllato dai Benetton, dove addirittura gli apprendisti del bancone vengono mandati a fare pratica. Se i settanta licenziamenti decisi l’anno scorso, dopo gli scioperi e gli articoli sui giornali, alla fine sono stati ritirati, a questo giro l’azienda è ripartita in quarta, e sembra davvero fare sul serio. La doccia gelata è arrivata via fax al sindacato, venti pagine fitte di dati sulla crisi della celebre “A con il baffo” e una sola conclusione: dobbiamo licenziare 140 persone, e tutte nelle stazioni autostradali. Ma c’è una svolta “marchionniana” non da poco nella nuova strategia scelta dalla multinazionale del fast food: nella procedura di licenziamento è contenuta l’offerta di uno “scambio”, indirizzata singolarmente a ogni lavoratore, che potrà “scegliere” di conservare il posto. Piccolo particolare: dovrà accettare il trasferimento a un diverso locale, posto entro 50 chilometri di distanza, e soprattutto il passaggio dal full time a un part-time di 20 ore. In pratica, vedersi dimezzata la busta paga, da 1000-1200 euro a 500-600 al mese.

“Già con questi stipendi la nostra vita è impossibile – dice una delegata della Filcams Cgil, al coordinamento straordinario convocato dal sindacato a Roma – Figurarsi se guadagno la metà e se devo pure pagare più benzina. Praticamente dovrò rimetterci, per lavorare”. Le donne rappresentano i due terzi degli oltre 9500 dipendenti italiani di Autogrill: molte di loro sono mamme, con figli a carico, da gestire spesso da sole. “Secondo me è un modo per diffondere la paura ­ aggiunge una lavoratrice dell’area di Roma ­ Ci vogliono abituare, come è accaduto alla Fiat, a rinunciare ai nostri diritti per conservare il lavoro. Poi toccherà ai punti vendita in città e nei centri commerciali, e a fine 2013 scadono un quarto delle concessioni autostradali. Insomma, si preparano il terreno a nuovi esuberi, magari a lasciare l’Italia e a concentrarsi sempre di più all’estero. E noi, con la crisi, che scelta possiamo avere? Molti saranno tentati di firmare”.

La “dichiarazione di disponibilità”, secondo il “Programma volontario di trasferimenti e trasformazione” proposto dall’azienda, dovrà essere postata dal lavoratore, entro il 21 aprile, su un apposito form che già oggi è attivo su Internet. E se non si accetterà di firmare, Autrogrill procederà ai licenziamenti, senza discutere di eventuali e diversi ricollocamenti o l’avvio di ammortizzatori sociali. “O si accetta il piano proposto o sei fuori: questo è l’assurdo che propongono e questo li avvicina molto alle relazioni sindacali che abbiamo visto alla Fiat”, dice Fabrizio Russo, della Filcams nazionale.

Come nel caso di Marchionne, si vuole escludere di fatto il sindacato e mettere ogni singolo lavoratore con le spalle al muro, lasciandolo solo e con il terrore di rimanere senza reddito. E in tempi come questi, si è disposti a firmare tutto. “Ma noi cercheremo di fronteggiarli, con Cisl e Uil, facendo in modo che nessun lavoratore si senta abbandonato davanti a quella pagina web in cui deve dire sì o no. Devono trattare al tavolo con noi, e cercare soluzioni condivise, concordando eventuali trasferimenti o la cassa integrazione”.

Nella procedura “marchionniana”, Autogrill indica perfino un elenco di locali dove “è possibile teoricamente ricollocare” chi accetterà di firmare la dichiarazione di disponibilità: si tratta di altri punti ristoro, esclusivamente autostradali. Il sindacato, al contrario, vuole verificare che si possano ricollocare persone anche nei centri commerciali, in città, stazioni e aeroporti. E in altri marchi del gruppo come Ciao, Spizzico, Burger King. “Autogrill tiene all’immagine, perciò questa volta non ha solo messo sul piatto i licenziamenti, ma ha offerto la disponibilità a ritirarli qualora si accettino le sue condizioni ­ osserva Giorgio Ortolani, della Filcams di Milano ­ Oggi tantissime aziende licenziano. Si vuole dare l’idea che, al contrario, le imprese con una responsabilità sociale solida fanno di tutto per conservare i posti. Ma secondo noi quei tagli non sono giustificati”.

Il sindacato e i lavoratori non contestano il fatto che la crisi abbia colpito i fatturati Autogrill ­ scesi, rispetto al 2011, del 10,4% nel primo semestre 2012 e del 7,8% nel terzo trimestre dell’anno. La colpa è non solo della diminuzione del traffico, sia dei veicoli pesanti che di quelli leggeri, ma anche per la mutata abitudine di acquisto dei clienti: la stessa multinazionale segnala notevoli riduzioni non solo negli scontrini emessi, ma anche sul singolo valore dello scontrino. La gente si ferma sempre meno a rifocillarsi all’Autogrill, e quando lo fa riduce la spesa sia al bar che nei corridoi verso l’uscita dove si vendono alimentari, giocattoli, dischi e riviste. Né hanno funzionato, per ammissione dello stesso gruppo, campagne di rilancio come il “Prezzo amico Ciao”, le “Storie di caffè” o prodotti innovativi come il “Brivido di caffè”, il caffè-gelato da portare in macchina nelle torride giornate estive.

“Il punto – ­ riprende il segretario milanese Ortolani – ­ è che in moltissimi locali si continuano ad attivare rapporti a termine e c’è un costante utilizzo degli straordinari. Faccio un solo esempio: nel periodo gennaio-novembre 2012, nel territorio di Milano sono stati fatti 131 contratti a termine su 1391 tempi inderminati, e oltre 130 mila ore di lavoro straordinario e supplementare. Possibile che non si riescano a ricollocare gli 8 esuberi dichiarati nello stesso territorio? Sono dati che ci ha fornito l’azienda, e che perciò vogliamo verificare area per area prima di andare in trattativa”.

Quindi, insomma, il lavoro ci sarebbe. Ma l’impressione è che Autogrill si voglia liberare dei rapporti più costosi e meno flessibili: quelli di 40 ore, i più anziani. E anche delle figure manageriali, che rappresentano ben un quinto dei licenziati. Insomma, se non ti dimezzi la busta paga, largo ai giovani e (meno pagati) part-time e apprendisti.

Ma banconisti e cassiere non si arrendono. Annunciano scioperi, manifestazioni, nuove iniziative: “Anche qualcosa che finisca alla tv: perché si parla solo dell’Ilva e della Fiat, ma noi non facciamo notizia”, dice la lavoratrice del Chianti. “Va bene che ormai abbiamo il blazer, il giaccone firmato e l’Ipad” ­ conclude un’addetta che compie proprio quest’anno 40 anni di anzianità. “Ma torniamo nei posti di lavoro: a lottare e a farci sentire. Alla ‘lotta dura e senza paura’, come dicevano negli anni in cui per la prima volta ho attivato le macchinette dell’espresso”.

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fonte espresso.repubblica.it

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One response to “CRISI – Autogrill (gruppo Benetton): il Ricatto Perfetto”

  1. pd valdengo says :

    Reblogged this on CIRCOLO PD VALDENGO.

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