PROGRAMMI A CONFRONTO – Lavoro, le (tante) ricette dei partiti. Unica nota comune: l’occupazione

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Il Paese dei Partiti Viventi – fonte immagine

Lavoro, le (tante) ricette dei partiti
Unica nota comune: l’occupazione

Le proposte dei partiti sul tema più importante della campagna elettorale

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di Roberto Bagnoli

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ROMA – Tutti vogliono rivedere la riforma previdenziale firmata dal ministro del Welfare Elsa Fornero e tutti sono per una sforbiciata alle «pensioni d’oro». Così come sul lavoro la linea prevalente è una decisa detassazione per aumentare il potere d’acquisto dei salari e una grande attenzione ai giovani. E anche un certo quanto diffuso interesse per sostenere le imprese che investono in ricerca e innovazione. Lo si ritrova pure in Rivoluzione Civile e nel Movimento 5 Stelle. Ma poi, ovviamente, le proposte economiche per rilanciare la crescita del Paese e introdurre maggiore equità sociale sono molto differenti. Con Grillo e Ingroia che tornano a chiedere l’abolizione della legge Biagi mentre il Pdl vuole il recupero di quello Statuto dei lavori immaginato dal giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse e che non ha mai visto pienamente la luce. Nei programmi ancora in via di definizione dei quattro partiti principali che indicano il candidato premier, prevalgono i riferimenti generali e le linee di intervento ma raramente si entra nei particolari. Il più dettagliato per ora sembra il programma del Pdl dove, alle voci welfare-lavoro-imprese, sono elencati una trentina di punti, alcuni estremamente precisi, altri volutamente generici. Come il tetto alle «pensioni d’oro»: si ipotizza chiaramente ma non si quantifica il tetto cosa che, a onor del vero, fa solo Grillo, chiedendo lo stop agli assegni oltre i 5 mila euro netti al mese. Per il resto, si può cogliere una tendenza del Pd a convergere su alcune tesi illustrate dalla Cgil, mentre sono più marcate le «dichiarazioni» e i contenuti del Pdl in appoggio alle agende di Confindustria e di Rete Imprese Italia. Il Pd è il partito che più di tutti mette al centro della sua analisi il problema del lavoro, ma è anche quello che non si avventura troppo nei dettagli del suo pacchetto di riforme, forse spinto dalla necessità di avere le mani più libere possibili per negoziare intese con i suoi probabili quanto diversi futuri alleati nei «movimenti» guidati da Nichi Vendola e Mario Monti. Un altro elemento che si trova, anche se con diverse formule, in tutte e quattro le agende è l’introduzione di un sussidio che garantisca chi perde il lavoro. La grande emergenza della disoccupazione è al primo posto per tutti.

Il Partito democratico
Nodo esodati, fondi attraverso la legge di Stabilità
Il Partito Democratico punta a rivedere la riforma Fornero sia per le pensioni che per il mercato del lavoro. Nel primo caso mette al centro il problema irrisolto degli esodati, nel secondo quello del precariato e dei giovani. Il programma del partito di Bersani prevede una soluzione per tutti gli esodati trovando le risorse tramite il fondo previsto dalla legge di Stabilità, alimentato dai residui che dovrebbero crearsi dallo stanziamento di 9,3 miliardi di euro per i primi 140 mila salvaguardati e da quelli provenienti dal blocco delle rivalutazioni annuali delle pensioni erogate, il cui tetto dovrebbe essere elevato dagli attuali 1.500 euro netti al mese a 3 mila. Sul lavoro i democrats propongono una generica detassazione delle retribuzioni, partendo dalle più basse, finanziata con un’imposta sui grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Altro passo è quello di «spezzare la spirale perversa tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti». E usare il fisco per favorire l’occupazione femminile. Sulla riforma previdenziale del governo Monti, il Pd crede necessario introdurre il principio di gradualità che renda più morbida l’abolizione delle pensioni di anzianità e il salto a 70 anni, che adesso è facoltativo.

Il Pdl
No agli assegni «d’oro» e ritorno alla legge Biagi
Tetto alle pensioni d’oro ( senza indicarlo) e totale detassazione dell’apprendistato per quattro anni. Sono queste le due proposte principali e più chiare del programma su Welfare e lavoro del Popolo delle libertà. Anche il Pdl crede che la riforma Fornero vada aggiustata sia per risolvere per sempre il problema degli esodati sia per rendere più flessibile e più vantaggioso per l’impresa l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.
In particolare il programma prevede delle politiche fiscali ad hoc per incentivare il ricorso alle pensioni integrative. Nell’ambito del lavoro, oltre a chiedere una maggiore trasparenza ai sindacati su iscrizioni e bilanci, il Pdl punta sullo sviluppo del telelavoro, la partecipazione agli utili da parte dei lavoratori, la revisione dei premi Inail con particolare riferimento alle Pmi e agli artigiani applicando il criterio bonus-malus.
Sul fronte del lavoro ci sono anche precisi riferimenti a un ritorno alla Legge Biagi e al suo Statuto dei Lavori, allo sviluppo della contrattazione aziendale e territoriale, con una maggiore detassazione del salario di produttività. Il Pdl è quello che più si è speso per plaudire alle agende economiche illustrate dalla Confindustria e da Rete Imprese Italia.

I Cinque Stelle
Mega pensioni con tetto e reddito di cittadinanza
Il movimento Cinque Stelle, lanciato dal comico Beppe Grillo, propone di introdurre per le pensioni il tetto massimo di 5 mila euro netti al mese. E un colpo di spugna sulla legge Biagi. Secondo i calcoli di Grillo, le «pensioni d’oro» sarebbero oltre 100 mila e la loro abolizione frutterebbe un risparmio annuale di 7 miliardi di euro.
Nel merito del lavoro, il neonato movimento propone l’abolizione del valore legale del titolo di studio, l’introduzione di un sussidio di disoccupazione garantito e un tetto per gli stipendi dei manager delle aziende quotate in Borsa e di quelle controllate dallo Stato. Così come prevede l’abolizione delle stock option e l’allineamento immediato di tutto il sistema tariffario (energia, telefonia, trasporti) alla media europea.
Nei suoi ultimi interventi Grillo ha detto di voler garantire un «lavoro pieno e breve per tutti», quantificato in 1.300 ore all’anno e un «reddito di cittadinanza che garantisca ai più giovani tre anni di sopravvivenza». Poi ha specificato meglio l’idea del «sussidio di disoccupazione» spiegando che lo vorrebbe «per due anni e sul modello della Danimarca».

Rivoluzione civile
No al cumulo e ripristino del «vecchio» articolo 18
Anche Rivoluzione civile, guidata dall’ex magistrato Antonio Ingroia, chiede un tetto massimo per le pensioni d’oro (ma non lo indica) e il ripristino del divieto di cumulo abolito dal governo Berlusconi nel 2008.
Sul lavoro il programma di Ingroia è radicale: vuole la totale abrogazione della riforma Fornero e, in particolare, prevede il ripristino dell’articolo 18 com’era prima delle modifiche introdotte dal governo Monti. Inoltre vuole una legge sulla rappresentanza e la democrazia sui luoghi di lavoro. «Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo — si legge nel programma su Internet — e su politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia».
Inoltre Rivoluzione civile propone anche di introdurre un reddito minimo per i disoccupati e un recupero del valore delle retribuzioni, agendo sulla restituzione del fiscal drag e sulla detassazione delle tredicesime. Grande importanza viene data alla difesa della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Tra le piccole e medie aziende si punta a premiare quelle che investono in ricerca e a valorizzare le eccellenze.

3 febbraio 2013 | 10:41

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fonte corriere.it

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