Archivio | febbraio 4, 2013

MALAGIUSTIZIA – L’udienza è rinviata perché il giudice è in ferie: 42enne minaccia suicidio

Le rinviano la causa si arrampica sul cornicione
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L’udienza è rinviata perché il giudice è in ferie: 42enne minaccia suicidio

La donna aspetta la fine del processo da sette anni. È salita su un cornicione minacciando di togliersi la vita: «Sono stanca»

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BARI – Stanca di aspettare da oltre sette anni che l’Inail le riconosca l’invalidità causata da un incidente sul lavoro e dopo l’ennesimo rinvio dell’udienza sulla questione, questa volta perché il giudice è in ferie, una donna di 42 anni ha minacciato di suicidarsi lanciandosi da un cornicione al quarto piano del Palagiustizia di piazza De Nicola a Bari.

Sono intervenute due squadre dei vigili del Fuoco, i carabinieri della compagnia Bari Centro, agenti di Polizia Municipale e personale del 118, che hanno convinto la donna, Caterina Rotoli, di Polignano a Mare, a desistere dal suo intento e l’hanno soccorsa. Rotoli ha subito un incidente sul lavoro nel gennaio del 2006 e da allora aspetta che l’Inail le riconosca l’invalidità.

Oggi, quando ha saputo che l’udienza era stata rinviata di nuovo, questa volta per le ferie del giudice, è salita sul cornicione e ha minacciato di uccidersi. «Sono stanca. Quello che ti passa per la mente – ha detto poco dopo – non si può descrivere». Sette anni fa, quando era in servizio come ausiliaria nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Monopoli, è rimasta schiacciata da un carrello di 10 quintali che le ha provocato trauma cranico, disidratazione del disco, danni alla spina dorsale e una frattura al braccio, oltre ad aver tenuto il busto ingessato per mesi.

Finita la riabilitazione è tornata a lavoro, trasferita al poliambulatorio di Polignano, dove attualmente lavora. I tre mesi che la donna ha trascorso in terapia intensiva hanno costretto il marito, autista soccorritore, a lasciare il lavoro (è ancora disoccupato) per accudire i tre figli, oggi di 12, 15 e 20 anni. La vicenda giudiziaria per il riconoscimento della causa di servizio, in corso davanti alla sezione Lavoro del Tribunale Civile di Bari, è ormai alle battute finali, dopo decine di rinvii e anni di attesa.

Oggi si sarebbe dovuta celebrare l’ultima udienza ma, poichè il giudice è in ferie, il processo è stato rinviato a novembre. Dopo il tentativo di suicidio della donna, il presidente del Tribunale, Vito Savino, ha voluto incontrarla, assicurandole che avrebbero trovato una data più vicina, fissata poi per il prossimo 11 febbraio.

lunedì 4 febbraio 2013 – 15:03   Ultimo aggiornamento: 16:04
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CRISI E DIRITTO ALLA FELICITA’ – Se la sinistra facesse il suo mestiere…

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Ecco la proposta choc del Pd

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di | 4 febbraio 2013

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Se la sinistra facesse il suo mestiere immaginerebbe di riscaldare i cuori e la testa dei propri elettori, dare un senso profondo alla scelta  di chiudere il capitolo del berlusconismo senza più rispondere alle beffe che il Cavaliere ma avanzando per la propria strada.

Se il Pd facesse il suo mestiere direbbe a noi italiani che la spesa pubblica ha raggiunto un livello stratosferico, circa 800 miliardi di euro, e continua a galoppare, anno dopo anno. E non c’è tassa, sovrattassa, Imu o altra patrimoniale che riuscirà mai  a tenergli testa. L’Italia è una famiglia che spende ogni mese più del triplo di quel che incassa, e cumula debiti e a stento ripaga gli interessi senza riuscire a scalfire il capitale che comunque dovrà restituire.

Se avessimo testa e cuore, se il Pd parlasse a noi con la voce sincera, magari aspra, di un padre di famiglia ci direbbe: ragazzi così non si può andare avanti. Per ridurre la spesa bisogna non solo razionalizzarla, renderla più economica ma avanzare con le forbici. Se Bersani un giorno ci dicesse: non è concepibile che esistano cinque funzioni di governo sovrapposte. l’Europa che legifera, il governo nazionale che produce altre leggi, le Regioni che aumentano burocrazia e produzione legislativa, poi le Province e infine i Comuni. Cinque livelli di governo significa cinque livelli di spesa, a volte parallela, tecnicamente ingovernabile. Se Bersani ci dicesse: ragazzi, dobbiamo tagliare i cinquecentomila bancomat pubblici che ci stanno dissanguando. Sono troppi i ruoli di governo e sottogoverno: in cinquecentomila (cifra stimata per difetto) vivono direttamente di politica esercitando chi più degnamente (e sono in pochi) chi meno (e sono in tanti) funzioni pubbliche.

Scremare, snellire, ridurre i rubinetti di spesa significa ridurre non solo la spesa ma aumentarne l’efficacia, il valore, la qualità. Il vero letamaio, storicamente documentato, sono le regioni, non le province. Luoghi in cui un grumo di interessi innominabili e di personalità di secondo piano hanno scandalosamente disegnato un potere parallelo a quello centrale. Non c’è regione che abbia dato buona prova di sé, e le competenze ad essa affidate sono ora oggetto di una tremenda bancarotta. Se la sanità è nello Stato in cui si trova, a chi si deve? E la gestione delle energie rinnovabili, altro scandalo taciuto? E la gestione del ciclo dei rifiuti? La fiorente industria della munnezza? E la vergogna dei fondi comunitari non utilizzati? Le regioni sono il luogo eletto dello spreco e dello scandalo, è la seconda classe della politica che gestisce senza controllo: abbiamo affidato ai Fiorito la nostra salute, la cura dell’ambiente, la gestione dei servizi alla persona, lo stato delle acque, la tutela del paesaggio.

Se la sinistra facesse il suo mestiere toglierebbe alle regioni ogni forma di spesa, magari distribuendo ai livelli di governo più vicini ai cittadini (province e comuni) competenze, definendo e separando attentamente materie e responsabilità, creando un ufficio, obbligatorio per tutti, del rendiconto, come negli Usa. Accountability si chiama lì. Rendimi conto ogni anno di cosa hai speso, e come, e dove. Ogni anno, e pubblicamente. E se ci fosse una sinistra ci direbbe che non è concepibile che ogni campanile abbia un municipio, un ufficio tecnico, la ragioneria generale. Al di sotto dei cinquemila abitanti l’unione dei comuni sarebbe obbligatoria almeno nell’accorpamento delle funzioni orizzontali (ragioneria, ufficio tecnico e tutti gli altri servizi erogati: mense, raccolta rifiuti, gas e luce, gestione dei siti monumentali, etc). Meno uffici, meno costi, più competenze.

Ridurre le funzioni di governo significherebbe ridurre le poltrone e i bancomat distribuiti oggi nelle mani di chissà chi. Significherebbe alimentare una selezione più virtuosa, far crescere le competenze tagliando i luoghi oscuri e immobili della mediocrità e dello spreco.

La sinistra dovrebbe dirci di non aver paura del futuro e comunicarci – ecco lo choc – che la felicità è l’unica giusta causa della nostra vita e bisogna scriverla nella Costituzione.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Piazza Affari affonda, schizza lo spread. Titoli bancari a picco in tutta Europa

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Piazza Affari affonda, schizza lo spread
Titoli bancari a picco in tutta Europa

Milano la peggiore (-4,5%) insieme a Madrid, Parigi e Francoforte. Il differenziale tra Btp e Bund oltre i 280 punti. Unicredit perde l’8%
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di Luigi Grassia
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MILANO

La Borsa di Milano ha bruciato in quattro e quattr’otto il prematuro ottimismo che l’aveva colta all’inizio dell’anno. Oggi durante le contrattazioni gli indici hanno perso circa il 4% e hanno chiuso il Ftse Mib a -4,50% e l’All Share -4,27%. Risale anche lo spread, il famigerato differenziale di rendimento fra i Btp italiani a dieci anni e i corrispondenti Bund tedeschi:in questa prima seduta settimanale si è impennato fino a 285 punti base. Siamo lontanissimi dalla febbre di un anno fa con lo spread a quasi 600 punti ma l’indicazione è preoccupante.

Che cosa sta succedendo? La caduta di Piazza Affari e lo scatto dello spread hanno qualcosa a che fare con fatti di cronaca come le indagini sull’Mps, i derivati eccetera, un groviglio di problemi che pare sia stato appena scoperchiato e che possa riservare chissà quante sorprese negative. Infatti sul listino milanese sono crollati anche gli altri titoli bancari. Ma Mps e dintorni non basterebbero a spiegare il pessimismo che si è diffuso in tutti i mercati (Madrid -3,77%, Parigi -3,01%, Francoforte -2,49% e Londra -1,59%). Non se ne abbiano i sostenitori di Berlusconi ma a far tornare la paura della crisi del debito pubblico in tutta Europa è anche la rimonta del Pdl nei sondaggi, con il rischio di vittoria di un programma elettorale che farebbe saltare i conti pubblici . Così, a torto o a ragione , la vedono gli operatori internazionali, che si cautelano sbarazzandosi dei titoli italiani.

Il Wall Street Journal nella sua versione online attribuisce il tonfo degli indici milanesi e il balzo dello spread alle indagini giudiziarie sui derivati ma pure all’ex premier Silvio Berlusconi «che sta guadagnando popolarità nei sondaggi pre-elettorali e che ha promesso di abbassare le tasse in caso di elezione, generando molte preoccupazioni sul fatto che questo potrebbe mettere sotto pressione il bilancio del Paese».

Invece dalla Spagna, altro Paese che nel 20122-2012 è stato nell’occhio del ciclone finanziario, arrivano notizia in chiaroscuro. Ci sono voci di instabilità nel governo Rajoy che potrebbero addirittura portare a elezioni anticipate, ma proprio oggi il Fondo monetario internazionale ha riconosciuto «significativi progressi» a Madrid sul fronte del risanamento delle banche in crisi. L’organizzazione internazionale sintetizza dicendo che «le riforme devono proseguire perché i rischi per l’economia spagnola e quindi per il settore finanziario rimangono elevati».

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fonte lastampa.it

LA LETTERA – La studentessa che sfida Monti «Chiuda agenda e apra all’uomo»

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La studentessa che sfida Monti
«Chiuda agenda e apra all’uomo»

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Ha “sfidato” il premier uscente in diretta tv. Ecco qui il testo integrale della lettera aperta redatta dalla studentessa bocconiana Nausica Palazzo e recapitata a Monti direttamente durante la diretta del programma della giornalista Lucia Annunziata, ‘Leader’, in onda su Rai3 ogni venerdì.

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Caro Presidente del Consiglio,

lo scorso novembre, quando assieme al presidente della BCE Mario Draghi, ha inaugurato l’anno accademico dell’Università Bocconi, noi eravamo lì in platea ad ascoltare e a fare tesoro, tra i tanti, di un consiglio inaspettato. «Siate irriverenti!», lei ci disse. Sappia che l’abbiamo presa sul serio e che ce l’abbiamo messa tutta perché crediamo che l’irriverenza sia una formula felice che restituisce dignità ai nostri pensieri, che sia “attività di riappropriazione” che intendiamo intraprendere.

Per andare subito al punto: non abbiamo potuto fare a meno di notare una buona dose di contraddizione in chi si erge a fautore, quasi “santo protettore”, del progressismo e contestualmente si allea con un partito ancorato alla tradizione che più non potrebbe, con un simbolo che esibisce gli antichi fasti dello scudo crociato e che incarna una tradizione partitocratica mal funzionante. Non si può, inoltre, fare a meno di notare come l’Agenda che porta il suo cognome, oltre ad essere ricca di buoni propositi ed intenti programmatici, abbia anche qualche lacuna programmatica: non si fa menzione di temi che, chissà perché, la tradizione, sempre quella, vuole attribuire alla sinistra, come se la dignità dell’uomo fosse una foto fatta di profilo e sempre dallo stesso lato.

Non capiamo, ad esempio, come possa un Presidente del Consiglio in pectore nutrire così poco interesse per la situazione delle carceri, per l’assenza diritti dei cittadini stranieri, per gli amori dello stesso sesso, per l’abbandono delle famiglie italiane che versano in uno stato d’indigenza cronica, e che sono state duramente colpite dalle precedenti manovre. Non capiamo, in particolare, come abbia fatto a dimenticare il necessario sostrato delle sue riforme, ossia l’uomo, che di metafore non ne dovrebbe avere e che invece, scopro, Lei ripetutamente definisce “capitale umano”. Siamo dunque sicuri che questo famigerato risanamento dell’economia possa avvenire soltanto mettendo all’angolo tutte le istanze sociali più innovative, belle, mi passi il termine, coraggiose del ventunesimo secolo?

Il futuro può essere soltanto rimandato nella sua realizzazione, in fondo: c’è un Paese pulsante, in fibrillazione, dietro l’angolo delle sue riforme che rivendica attenzione e converge sull’avanzamento. Non dimentichiamolo.

Dovremmo codificare il diritto di ambire a dell’altro – quando qualcosa non ci sta del tutto bene o non ci sta bene del tutto: misure alternative della pena che prendano il posto delle nostre orripilanti carceri e, perché no, puntino a bypassarlo del tutto almeno per i reati meno gravi, altre forme di cittadinanza che siano in perfetta armonia proprio con il suo concetto di integrazione sovranazionale, altre forme di famiglia, che nulla tolgano alle famiglie esistenti, altre forme di disposizione della propria esistenza, ad esempio norme sul fine vita,  altre forme di tassazione che siano indulgenti con chi ha poco ed intransigenti con chi può, in attuazione del principio di progressività e lontane da derive di terrorismo tributario: ci piacerebbe, ad esempio, che si rendesse conto della profonda ingiustizia dell’attuale livello di tassazione delle transazioni finanziarie.

Crediamo che l’alternativa rispetto a ciò che non piace sia un obiettivo da concretizzare e da pensare alla portata di tutti e crediamo infine anche nella speranza che il dissenso che qui stasera siamo venuti a manifestare possa diventare l’ortodossia di domani.

Buon lavoro!

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fonte unita.it

CLIMA – Freddo, tregua fino a mercoledì. Ma venerdì picco del gelo in Italia

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Freddo, tregua fino a mercoledì
Ma venerdì picco del gelo in Italia

Venerdì gelide correnti artiche torneranno ad affluire sulla Penisola. Il prossimo fine settimana potrebbe essere tra i più freddi degli ultimi mesi

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4 febbraio 2013

Oggi tempo in miglioramento su tutto il Paese, con ampie schiarite e rasserenamenti. Qualche debole pioggia solo in Sicilia. Le temperature minime saranno in calo, ma le massime in generale aumento. Domani il freddo concederà una breve tregua in gran parte del Paese, ma da venerdì gelide correnti artiche torneranno ad affluire sulla Penisola, portando di nuovo freddo intenso. Il prossimo fine settimana potrebbe essere tra i più freddi degli ultimi mesi.

È quanto dicono gli esperti di Epson Meteo, spiegando che tra oggi e domani l`alta pressione tornerà a lambire la nostra Penisola, favorendo un temporaneo miglioramento del tempo con temperature in rialzo. Giovedì però sull`Italia piomberà un nuovo nucleo di aria gelida, preceduto già mercoledì da un nuovo peggioramento del tempo che vedrà il ritorno di altre piogge, venti forti e nevicate a bassa quota.

Questa mattina molte città del Nord si sono svegliate con il termometro al di sotto dello zero. Da segnalare i -4 gradi di Novara, i -3 di Cuneo, -1 a Bergamo, 0 gradi a Milano, -2 a Torino.

Fino a metà mese l’alta pressione dell`Anticiclone delle Azzorre rimarrà confinata sul settore più occidentale dell`Europa consentendo il passaggio di correnti gelide di origine artica che continueranno a scorrere sulla nostra Penisola mantenendo il clima freddo con temperature spesso al di sotto delle medie stagionali.

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fonte unita.it

Svolta in Cina, ok all’elezione dei sindacati. Foxconn promette: “Rappresentanti veri”

Svolta in Cina, ok all'elezione dei sindacati Foxconn promette: "Rappresentanti veri"
(reuters)

Svolta in Cina, ok all’elezione dei sindacati
Foxconn promette: “Rappresentanti veri”

Il gruppo è il primo produttore mondiale di elettronica per conto terzi, tra cui marchi come Apple e Sony. Diventò tristemente celebre per l’ondata di suicidi tra gli operai. Ora l’apertura a rappresentaze dei lavoratori con corsi di formazione da metà febbraio

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GIAMPAOLO VISETTI
inviato di Repubblica

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PECHINOPer la prima volta una grande azienda con sede in Cina consentirà agli operai di eleggere i propri rappresentanti sindacali. Per il mondo del lavoro cinese è una svolta storica. Lo è però anche per il resto del pianeta, perché il gruppo asiatico che si appresta a dire sì al sindacato è la Foxconn, la “fabbrica più grande del mondo”, con oltre 1,2 milioni di dipendenti solo in Cina. La “caduta del muro” anti-sindacale nella seconda economia globale, in allarme per la diminuzione senza precedenti della forza-lavoro, oltre che per piccole e medie imprese nazionali, annuncia enormi cambiamenti anche per le multinazionali, che assieme ai bassi costi produttivi per trent’anni hanno contato sull’assenza di conflittualità sindacale. L’annuncio di prossime elezioni dei rappresentanti dei lavoratori alla Foxconn è stato anticipato informalmente da tre manager del colosso taiwanese, primo produttore mondiale di elettronica per conto terzi, tra cui marchi come Apple, Sony, Nokia, Dell e i brand di maggior successo di telefonia e computer.

Al termine delle ferie previste per il capodanno lunare cinese, verso metà febbraio, all’interno degli stabilimenti Foxconn cominceranno i corsi per spiegare agli operai come e perché potranno eleggere liberamente, e a scrutinio segreto, i propri sindacalisti. Secondo le fonti aziendali, “la carica del presidente e dei venti membri del comitato della federazione dei sindacati del lavoro Foxconn, saranno decise attraverso elezioni ogni cinque anni”. Tra la fine del 2013 e il 2014 scadranno circa 18mila comitati aziendali del gruppo e i loro colleghi, sotto il controllo esterno dell’americana “Fair Labor Association”, saranno chiamati a rinnovarli. Secondo l’azienda del magnate Terry Gou, basato ad Hong Kong, i nuovi delegati “saranno giovani e non proverranno dal management”. In Cina, fino ad oggi, i rappresentanti dei lavoratori sono scelti tra gli stessi proprietari aziendali, tra i manager, oppure tra i funzionari locali del partito comunista. Di fatto, azionisti privati e Stato esercitano sia il ruolo di datori di lavoro, che quello di difensori dei diritti dei dipendenti. Il risultato dell’assenza sostanziale di un sindacato libero, è stato e resta drammatico. Ad essere tutelati, risultano solo gli interessi della proprietà.

La Foxconn, prima di essere riconosciuta come la fucina pressoché unica di telefoni cellulari, pc portatili e tablet, è diventata universalmente famosa tra il 2009 e il 2010. Gli stabilimenti di Shenzhen furono sconvolti da un’ondata di suicidi, con una ventina di giovani operai che a causa di turni di lavoro massacranti e trattamenti umilianti, scelsero di uccidersi gettandosi dai tetti dei capannoni. Altre inchieste hanno portato alla scoperta di un diffuso sfruttamento del lavoro minorile, di stipendi da fame e di un generale clima da caserma, con migliaia di operai impossibilitati per mesi ad uscire dai reparti. Lo scorso autunno, l’ultima rivolta in fabbrica, con l’azienda costretta a chiudere per giorni.

L’indignazione dell’opinione pubblica mondiale, unita a richieste di boicottaggio dei prodotti di Foxconn, tra cui iPhone e iPad, ha costretto i committenti stranieri a rivedere importanti contratti, e cominciare a spostare fuori dalla Cina alcune produzioni e a minacciare l’interruzione dei rapporti di business con il colosso di Terry Gou. Di qui, secondo gli analisti, la mossa disperata Foxconn di aprire al sindacato e di darsi un’immagine di normalità economica imternazionale. Il problema è che la maggioranza degli operai cinesi, da sempre dominati da datori di lavoro e partito, non ha la più pallida idea delle potenzialità sindacali e teme al contrario di essere penalizzata da un’eventuale disponibilità alla rappresentanza.

Secondo Foxcoon, già oggi oltre il 70% dei 188 sindacalisti interni di Shenzhen sarebbe costituito da lavoratori della catena di montaggio. Fonti indipendenti rivelano invece che gli attuali rappresentanti non sono stati scelti in modo democratico, né trasparente, e che oltre la metà è espressione del management. Il presidente del sindacato Foxconn, per fare un esempio, è la signora Chen Peng, ex braccio destro dello stesso Terry Gou. Resta ora da vedere, iniziato l’anno del Serpente d’Acqua, se e come realmente avverranno le prime vere elezioni sindacali della storia cinese. E quali saranno le conseguenze: economiche, per quanto riguarda il costo del lavoro, ma soprattutto politiche, con la nuova leadership comunista già in allarme per un pericoloso precedente elettorale di democrazia applicata.
(04 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it

LA STORIA DI GRAZIELLA – «Vi racconto la mia sclerosi multipla»

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Il «viaggio nella speranza» di una malata

«La mia sclerosi multipla»
Storia di Graziella V.

La diagnosi, lo sconforto, il tentativo con il metodo Zamboni, il benessere, il ritorno dei sintomi, il rapporto con i medici. «Per caso ho fatto gli esami giusti e sono arrivata alla verità»

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di Elena Meli

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MILANO – Una corsa a piedi nudi e controvento, la battaglia sul campo della sclerosi multipla. Definizione poetica, quella data da una malata. Graziella V., 47 anni, di Torino, ha corso per diciotto anni. E adesso è finita in carrozzina. «La mia storia di malattia inizia nel 1995» racconta. Fino ad allora, solo sintomi poco decifrabili, per lei come per i medici. Ultima di cinque figli di una coppia del Sud, emigrata a Torino negli anni Cinquanta, Graziella ha assorbito l’energia della sua terra tramutandola in un dinamismo incontenibile. Dopo la laurea in giurisprudenza, subito trova lavoro come responsabile dell’ufficio legale di una società. Esce con i tanti amici, ama la musica, coltiva la sua passione: fotografare la natura, soprattutto d’autunno.

LA «SENTENZA» – «Un giorno, all’ennesimo strano attacco, in preda alla confusione mentale e a una crisi di panico, sono arrivata in lacrime al Pronto soccorso dell’ospedale Martini, il più vicino a casa mia. Il caso vuole che fosse di turno un neurologo: mi ricovera, mi fa gli esami giusti e arriva alla diagnosi». Nei successivi cinque anni, la malattia di Graziella resta in silenzio, lei si sente solo più stanca e ha un’autonomia più limitata nelle camminate. Più o meno nello stesso periodo, a Ferrara il chirurgo vascolare Paolo Zamboni inizia ad occuparsi della sclerosi multipla, perché è stata diagnosticata alla moglie Elena. Quello che si sa della malattia non gli basta, e non lo convince del tutto. Ma la teoria sulla CCSVI, l’insufficienza cronica venosa cerebrospinale, come con-causa della grave patologia neurologica, è ancora solo un’idea abbozzata nella mente di Zamboni. Nel 2000, quando ormai quella diagnosi di cinque anni prima è quasi dimenticata, la sclerosi torna ad azzannare Graziella. Le possibilità di cura sono totalmente affidate ai farmaci. «Soltanto un mese prima, i medici si erano ricreduti sulla diagnosi di sclerosi multipla, optando, invece, per un episodio isolato di encefalomielite acuta disseminata. A questo punto tornano sui loro passi, e mi propongono come terapia l’interferone: iniezioni sottocute tre volte la settimana. Lo prendo per due anni. I suoi pesanti effetti collaterali a partire dalla febbre cominciano a distruggermi la vita».

SOLO UNA TREGUA – Due anni dopo Graziella rimane incinta. «La gravidanza va benissimo, perché è una specie di “zona franca” nella sclerosi multipla. Molti medici dicono che il sistema immunitario del figlio protegge quello della madre anche nella sclerosi». Purtroppo, un anno dopo il parto, la malattia comincia la “virata” verso la forma peggiore: la secondaria progressiva. Nel 2005 Graziella decide di mettersi in cura in una struttura piemontese “dedicata” alla sclerosi multipla. «Nel nuovo centro attaccano subito a farmi il mitoxantrone, un chemioterapico specifico. Al di là di altri effetti indesiderati, il farmaco mi toglie le mestruazioni e così a 40 anni mi ritrovo già in menopausa, con tutte le conseguenze, anche psicologiche, di questa “perdita”». La progressione della malattia, però, non rallenta. Siamo nel 2008. In dicembre, Paolo Zamboni pubblica online uno studio sui primi 65 malati di sclerosi multipla sottoposti ad angioplastica per insufficienza cronica venosa cerebrospinale. I risultati sono incoraggianti. E si scatena il finimondo. L’anno che segue vede montare in Italia uno “tsunami” di tanti malati che vogliono sottoporsi all’angioplastica – la “liberazione”, così la definiscono -, quasi ribellandosi ai neurologi, scettici verso Zamboni, e alle cure farmacologiche. Anche all’estero ormai si parla parecchio di CCSVI e fioriscono gli studi, dai risultati alterni; nel mondo accademico infuriano le polemiche, ma il “metodo Zamboni” si diffonde senza sosta e il professore tiene corsi per garantire la formazione a colleghi che intendono seguirlo.

SEMPRE PEGGIO – Graziella, intanto, peggiora. Smette di guidare e nei tragitti un po’ lunghi inizia a usare la carrozzina; a casa ce la fa ancora a camminare con il deambulatore. Per fortuna, la sua azienda le dà la possibilità di guadagnarsi lo stipendio con il telelavoro. Da allora farà una vita sempre più da “reclusa”. «Quando sei in queste condizioni non hai voglia di uscire. Non ti piaci. Non è bello passare davanti alle vetrine e vederti in carrozzina, con la pancia. Inoltre, restando in casa, dove c’è poca luce, subentra la carenza cronica di vitamina D, tipica dei malati di SM progressiva». Per lei cominciano a farsi sentire sempre maggiori le difficoltà del vivere quotidiano, ma almeno ha i suoi familiari che la sostengono. La sorella le trova un aiuto. A pagamento, ovvio. «Però è tutto molto difficile, a partire dall’educazione di mio figlio. Perdo autorevolezza perché non ho più la stima di me stessa che avevo un tempo. Non ho più neppure l’autorità. Avessi le gambe buone, quando mio figlio non vuole spegnere la Tv, mi alzerei e gli direi: bello, spegni e fila di là a lavarti! Ora lui cresce nell’anarchia e non ha più rispetto per me». Tra il 2009 e il 2010, la teoria di Zamboni esplode sul web. Tra i malati di sclerosi multipla si creano due vere fazioni, “tradizionalisti” e “zamboniani “, sotto le rispettive insegne delle associazioni Aism e CCSVI per la SM-Onlus. Quest’ultima associazione può contare anche sul “peso” mediatico di Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti, anche lei malata di sclerosi multipla. I pazienti non vogliono aspettare: così proliferano i centri (soprattutto quelli privati) per la diagnosi di CCSVI e per l’intervento; aumentano anche i “viaggi della speranza” all’estero. Nell’ottobre del 2010 il Ministero della Salute decide di intervenire: l’angioplastica – si dice in pratica – è, in sé, un metodo consolidato; in relazione alla sclerosi multipla si raccomanda di seguire la strada degli studi controllati. Netta è, invece, a novembre, la presa di posizione del presidente della Società italiana di neurologia, Giancarlo Comi: gli associati – è il succo del messaggio – si astengano dal collaborare a qualsiasi studio sulla CCSVI.

LA «LIBERAZIONE» – Anche Graziella viene a sapere dell’insufficienza cronica cerebrospinale, tramite Facebook, sulla pagina di uno dei tanti gruppi di pazienti. E decide di tentare. I risultati le appaiono «stra-bi-lian-ti». Invece, la “liberazione” dura solo un mese. Il tempo di affacciarsi all’anno nuovo. Quel 2011 è “infausto” per Graziella e anche per la CCSVI. A marzo, il Consiglio Superiore di Sanità dà un parere molto restrittivo sulla possibilità delle strutture pubbliche di effettuare angioplastiche in pazienti con sclerosi multipla; Regioni e Asl devono tenerne conto. A luglio il Ministero della Salute si allinea: interventi solo nell’ambito di sperimentazioni, autorizzate da Comitati etici. A ottobre vengono resi noti i risultati dello studio italiano CoSMo, che decreta l’inesistenza di un nesso causale tra l’insufficienza cronica cerebrospinale e la sclerosi multipla. Un’altra sperimentazione, però, prende il via sul fronte opposto. È lo studio italiano multicentrico Brave Dreams, per verificare efficacia e sicurezza dell’intervento proposto da Zamboni, la sperimentazione più corposa fatta finora, interamente finanziata dalla Regione Emilia Romagna. Negli ultimi mesi, le richieste di angioplastica per pazienti di sclerosi multipla, nei pochi Centri pubblici che ancora operano dopo le disposizioni del Ministero della Salute e nei Centri privati che hanno continuato ad operare, schizzano alle stelle. Forse, anche trascinate da rinnovate dichiarazioni di Nicoletta Mantovani e da titoli di stampa che la definiscono “guarita” dalla sclerosi grazie al metodo del professore di Ferrara.

LA FORZA DI LOTTARE – Negli ultimi dodici mesi, invece, Graziella sta confrontandosi con il brusco e doloroso ritorno alla situazione pre-intervento. «Nella mia cartella clinica, al l’ospedale dove oggi sono in cura, il neurologo, scrivendo dei miglioramenti che ho oggettivamente ottenuto con l’intervento, ha scritto: “il paziente riferisce soggettivamente…”. E quando mi si sono richiuse le vene, ho percepito in alcuni medici un sottile compiacimento, come se mi dicessero: “Hai visto?”. Ma io non torno indietro, voglio fare un altro intervento. Aspetterò la primavera. Una nuova primavera».

CONFLITTI D’INTERESSE
Diego Centonze dichiara di aver ricevuto onorari come relatore a congressi e di aver partecipato ad advisory board per Novartis, Teva Pharm.ind Ltd, Sanofi- Aventis, Merck-Serono, Bayer-Schering, Biogen-Dompè. Roberto Furlan dichiara di avere ricevuto compensi come conferenziere negli ultimi cinque anni da Teva, Biogen, Merck-Serono, Novartis, Bayer-Schering. Ignazia Cucci e Celeste Covino dichiarano di svolgere la loro attività a titolo di volontariato e di non percepire alcun compenso da pazienti, medici o cliniche/ospedali, né finanziamenti da case farmaceutiche in relazione alla CCSVI e alla Sclerosi Multipla. Roberta Amadeo dichiara di non avere conflitti di interesse.

4 febbraio 2013 | 11:02

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Guarda
Inchiesta a cura di R. Corcella, E. Meli, D. Natali, C. D’Amico

LA TEORIA

Il professor Zamboni:
«Vi spiego la mia idea»

Il chirurgo ripercorre la storia della sua intuizione su un legame tra problema vascolare e sclerosi multipla

«Mi chiedevo se anomalie venose non potessero avere un “concorso di colpa”. Mi sentivo ospite in una stanza ignota, ma ero entusiasta della scoperta»Guarda: l’ipotesi

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fonte corriere.it