Archivio | febbraio 5, 2013

Londra, primo sì del Parlamento a nozze gay. Cameron: “La nostra società sarà più forte”

Londra, primo sì del Parlamento a nozze gay Cameron: "La nostra società sarà più forte"
Manifestazione davanti a Westminster in favore dei matrimoni gay (reuters)

Londra, primo sì del Parlamento a nozze gay
Cameron: “La nostra società sarà più forte”

Con 400 voti favorevoli e 175 contrari, la Camera dei Deputati ha approvato la legge che passa ora alla House of Lords. Il provvedimento avanzato dal governo ha incontrato l’ostracismo di molti deputati tory. La lettera di tre ministri: “Lo sosteniamo non nonostante, ma perché siamo conservatori”

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LONDRAPrimo sì di Londra alle nozze gay. La Camera dei Comuni britannica ha approvato il progetto di legge che autorizza i matrimoni tra persone dello stesso sesso con 400 voti favorevoli e 175 contrari. Ora il provvedimento passa alla Camera alta del Parlamento, the House of Lords, che dovrà pronunciarsi a maggio. Poi tornerà ai Commons per un secondo voto. Un nuovo sì in Europa, quindi, dopo la recente svolta in Francia.

Il matrimonio fra persone dello stesso sesso “è un importante passo avanti” e rende “più forte la nostra società”, ha detto il primo ministro britannico David Cameron, intervenendo alla Camera al dibattito. Laburisti e liberali erano schierati a favore ma molti conservatori si erano schierati contro il progetto. Fra loro sir Roger Gale che ha parlato di tentativo “orwelliano” di cambiare il significato della parola matrimonio.

Il premier, al contrario, ha dato un forte sostegno alla legge: “oggi è un giorno importante. Io credo fortmente nel matrimonio – ha detto Cameron – aiuta le persone ad impegnarsi l’una con l’altra e penso che sia giusto anche per gay potersi sposare”. “Si tratta di parità. Ma anche di rendere più forte la nostra società – ha proseguito – Vi sono forti opinioni dalle due parti della questione. Ma penso sia un importante passo avanti per il nostro Paese”.

La proposta di legge ha però incontrato anche l’approvazione di molti esponenti tory di primo piano, che l’hanno motivata pubblicamente. “Come ha detto David Cameron, noi dobbiamo sostenere i matrimoni gay non nonostante, ma perché siamo conservatori”, hanno scritto, in una lettera pubblicata oggi dal Daily Telegraph, il ministro delle Finanze George Osborne, quello degli Esteri William Hague, e dell’Interno Theresa May, dell’Interno, sottolineando che una “sostanziale maggioranza” dei britannici sostiene il matrimonio gay.

“Il matrimonio si è evoluto nel tempo, noi crediamo che aprirlo alle coppie dello stesso sesso rafforzerà, non indebolirà l’istituzione”, hanno scritto anche i tre importanti esponenti tories in quello che è suonato come un appello ai colleghi di partito più restii.

Se approvata anche dalla Camera alta, la legge permetterà alle coppie delle stesso sesso di sposarsi, sia con rito civile che religioso, dove vi sia un’istituzione religiosa che lo permette, in Inghilterra e nel Galles. (05 febbraio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte repubblica.it

Obama chiede 5 miliardi di danni a Standard & Poor’s

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Obama chiede 5 miliardi di danni a Standard & Poor’s

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Il dipartimento di Giustizia americano ha fatto causa per oltre 5 miliardi di dollari alla società di rating Standard & Poor’s, accusandola di avere ignorato i propri standard nell’assegnare valutazioni troppo positive a bond collegati a mutui che hanno poi scatenato la crisi finanziaria e provocato costi per miliardi di dollari agli investitori.

Come riporta il Wall Street Journal, il procuratore generale di New York Eric Holder ha avviato una causa civile con quella che è la prima azione federale contro un’agenzia di rating collegata alla crisi scoppiata nel 2008. Vari procuratori di altri stati dovrebbero unirsi al procedimento legale.

Immediata la risposta di S&P, secondo cui l’azione del Governo, si legge in una nota, «è del tutto senza fondamenta fattuali o merito legale».
La notizia della causa era circolata nel pomeriggio americano di ieri e l’agenzia di rating aveva poco dopo confermato di attendere l’apertura del procedimento, spiegando di essere accusata di «non avere previsto» il collasso del mercato immobiliare o la crisi finanziaria. Le parti hanno discusso di un possibile patteggiamento per quattro mesi, ma S&P avrebbe fatto resistenza, preoccupata che un accordo potesse affondare la società.

Secondo indiscrezioni, il Governo chiedeva penali per oltre un miliardo di dollari, ovvero la cifra più alta mai pagata per azioni collegate alla crisi, e un’ammissione di colpa che avrebbe facilmente portato con sé ulteriori cause da parte di investitori. In risposta alle accuse, S&P ha detto che «sarebbe sbagliato» dire che le valutazioni «sono state dettate da considerazioni commerciali e non assegnate in buona fede».

Le accuse riguardano Cdo (collateralized debt obligation) emessi nel 2007 e legati a pacchetti di mutui subprime e il Governo sta esaminando in particolare 30 valutazioni assegnate a bond che hanno perso completamente valore subito dopo essere stati venduti agli investitori. La Financial Crisis Inquiry Commission, la commissione di inchiesta sulla crisi, aveva due anni fa stabilito che le agenzie di rating erano «elementi scatenanti chiave della crisi finanziaria».

Durante la causa si cercherà di dimostrare che S&P ha commesso violazioni quando le banche di investimento hanno chiesto di assegnare valutazioni sui bond creati dagli istituti bancari e poi venduti agli investitori, una pratica non scorretta di per sé. Il dipartimento di Giustizia ha chiesto a decine di ex dipendenti di presentare email e documenti risalenti al 2004, chiedendo dettagli sugli scambi intercorsi.

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fonte ilsole24ore.com

CONTRO L’OMOFOBIA NEL CALCIO – Ecco i ‘Pochos’, prima squadra gay di Napoli

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Ecco i ‘Pochos’, prima squadra gay di Napoli

Sono prima di tutto tifosi della squadra azzurra e fan di Lavezzi. Il 23 febbraio faranno il loro esordio in un torneo organizzato a Firenze

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NAPOLISi chiamano Pochos, perchè sono prima di tutto tifosi del Napoli e fan di Lavezzi. Sono la prima squadra gay di Napoli che si presenta oggi alla città in un incontro al quale interverranno anche Alessandro Cecchi Paone, l’ex calciatore del Napoli Gianni Improta, e l’assessore comunale allo Sport Giuseppina Tommasielli. Il 23 febbraio i Pochos faranno il loro esordio in un torneo organizzato a Firenze proprio per celebrare l’arrivo di Napoli nel novero delle città che hanno una squadra gay e che combattono l’omofobia nel mondo del calcio.

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fonte corrieredellosport.it

COSI’ SI ALIMENTA IL LAVORO NERO – Allarme badanti, le famiglie non riescono a pagare l’assicurazione prevista dalla legge Fornero

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Allarme badanti, le famiglie non riescono a pagare l’assicurazione prevista dalla legge Fornero

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Nel 2013 rischia di scoppiare il «caos badanti». Per effetto della riforma Fornero che ha introdotto un nuovo “balzello “per finanziare lil nuovo ammortizzatore, l’assicurazione sociale per l’impiego «gli anziani saranno considerati alla stregua di veri e propri imprenditori e in caso di licenziamento della persona che si prende cura di loro saranno costretti a pagare fino a 1.400 euro in tre anni, ovvero 473 euro all’anno». Lo denuncia lo Spi-Cgil che sottolinea come «tale cifra non andrà direttamente nelle tasche dei lavoratori licenziati ma finirà nelle casse dell’Inps per alimentare l’Aspi», inoltre l’importo dovuto «non tiene inoltre conto delle diverse tipologie di lavoro e resta del tutto invariato sia che la badante licenziata abbia lavorato per poche ore alla settimana sia che abbia lavorato per otto ore al giorno».

Si alimenta il lavoro nero tra le badanti

Secondo il sindacato dei pensionati della Cgil in questo modo «non solo si penalizzano ulteriormente gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie con un pesante aggravio di costi e di burocrazia» , ma si finisce «soprattutto per alimentare il lavoro nero, che nel settore è già una vera e propria piaga toccando la quota dell’80% con oltre 2milioni di lavoratori non in regola». Lo Spi Cgil lancia un appello alle forze politicahe affinchè intervenga per «correggere una norma che rischia di fare davvero molti guai». Nei giorni scorsi un appello analogo era stato lanciato da Assindatcolf, l’associazione dei datori di lavoro domestico aderente a Confedilizia, che aveva sollecitato l’eliminazione o quanto meno la revisione di questo contributo (quantificandolo in 483,80 euro per ogni 12 mesi di anzianità per un massimo di 3 anni) che dallo scorso 1° gennaio scatta «in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, indipendenti dalla volontà del lavoratore».
Assindatcolf considera la normativa una l«imitazione alla facoltà del datore di lavoro domestico di risolvere il rapporto in qualsiasi momento ed un onere economico eccessivo».

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fonte ilsole24ore.com

MALATI DI ‘PINOCCHITE’ – Le sanatorie premiano i furbi. E Berlusconi nel 2008 giurò: «MAI PIU’»

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E Berlusconi nel 2008 giurò: «Mi più»

Le sanatorie premiano i furbi

In 40 anni recuperato un solo anno di evasione

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Tè pizze, birra e caffè: ecco quanto hanno rastrellato annualmente, per ogni italiano, 40 anni di sanatorie. Circa 57 euro pro capite.

Eppure ieri mattina il Cavaliere è tornato a perorare un altro condono tombale. Per correggersi al pomeriggio: tutto un equivoco. E a questo punto resta comunque il dubbio: non aveva giurato che la stagione dei condoni era finita?
Quanto quel dubbio di una ulteriore sanatoria possa pesare sui mercati e sulla nostra reputazione tra gli europei diffidenti verso «la solita Italia», si vedrà. Quanto possa ringalluzzire evasori grandi e piccini, che scalciavano inquieti per la piega che avevano preso gli eventi nei mesi dei dolorosissimi sacrifici, lo diranno i sondaggi.

Certo è che nella galoppata elettorale del Cavaliere, a questo punto, manca solo un ammiccamento, un dico e non dico, agli abusivi dell’edilizia pirata. In favore dei quali, in passato, ha già concesso dopo ripetute e fiere smentite («mai pensato niente del genere») non una ma due sanatorie, nel 1994 e nel 2003, più l’appoggio alla «sanatoria delle sanatorie» siciliana di Totò Cuffaro.

Eppure a un certo Enrico, che gli chiedeva se potesse garantire che non avrebbe mai più fatto condoni, in una chat del 31 marzo 2008 condotta da Pierluigi Battista su Corriere tv (GUARDA), il leader della destra rispose di sì, dando per chiusa «una stagione dei condoni che ci è servita per allargare l’imponibile perché chi ha avuto un condono da quel momento ha dovuto dichiarare qualcosa di più dell’imponibile che aveva denunciato prima. Questa sarà invece una stagione di contrasto forte all’evasione e all’elusione fiscale».
Spiegava infatti, con tono accorato: «Oggi si calcola che ci sia un 17% del Pil che non viene dichiarato. Quindi nelle casse dello Stato entrano sei punti di Pil in meno, 90 miliardi di euro l’anno. Ora, questo non è giusto. È giusto che ai cittadini vengano chieste imposte giuste perché aliquote giuste fanno contribuenti onesti. Quindi procederemo su una duplice via: cercare di abbassare le aliquote ma anche di contrastare l’elusione e l’evasione fiscale facendo introitare nelle nostre casse almeno un punto di Pil all’anno».

Tesi ribadita dal «suo» ministro economico Giulio Tremonti, che dopo aver teorizzato che «in Sud America il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni ma mutando i fattori il prodotto non cambia», ne aveva via via sfornati in quantità per poi giurare: «Non li ho certo fatti volentieri, ma perché costretto dalla dura necessità. I condoni sono una cosa del passato. All’epoca hanno dato un enorme gettito, perché Prodi aveva consentito un’enorme evasione».

Che Romano Prodi contesti la teoria tremontiana è ovvio. Che i condoni abbiano dato un «enorme gettito» è messo in dubbio dalla Cgia di Mestre che ieri, dopo la sortita mattutina di Berlusconi sul «condono tombale» contro il «rullo compressore di Equitalia» a La7, ha diffuso uno studio ustionante. Dove si dice che, sulla base dei numeri forniti dall’Istat e da Fisco Oggi, la rivista dell’Agenzia delle Entrate, dal primo condono del 1973 a quest’anno, vale a dire in quasi quarant’anni, tutti i condoni messi insieme (una sfilza…) hanno permesso di recuperare in tutto, in moneta attuale, 123 miliardi e 68 milioni di euro.
Un incasso che, condono per condono, è quasi sempre stato più basso di quanto i governi si aspettassero. Lo accertò tempo fa la stessa organizzazione mestrina guidata da Giuseppe Bortolussi. Condono valutario del 1976: 4% degli incassi preventivati. Concordato fiscale del 1994: 12,4%. Sulle scritture contabili del 1995: 2,7%. Disfatte neppure paragonabili, però, alle sanatorie del 1989. Per ogni cento lire preventivate ne incassarono 6 e mezzo dal condono sugli immobili, poco più di 3 da quello sulla tassa dei rifiuti, meno di 2 dalla «fiscale forfettaria».

Una catastrofe che dava ragione all’allora opinionista Tremonti che scrisse di un «suicidio fiscale»: «Per la massa enorme degli evasori le probabilità di essere verificati sono minime (lo dicono le Finanze), le conseguenti liti tributarie si possono tirare in lungo senza costo (lo dicono ancora le Finanze) infine i condoni sono cadenzati ogni decennio: ’73, ’82, ’91. Vuol dire che il rapporto fiscale si basa su questa ragione pratica: farla franca, confusi tra milioni di evasori; farla lunga, coltivando con calma la lite; farla fuori, con poche lire di condono».

C’è chi dirà, citando l’ultima sanatoria «tombale» da oltre 20 miliardi di dieci anni fa, che gli ultimi condoni sono andati meglio. Sarà. Ma il Sole 24 Ore nel settembre 2011 riferiva che secondo la Corte dei Conti «i condoni del 2002 valevano, sulla carta, 26 miliardi. Alla fine dello scorso anno ne risultavano incassati solo 20,8» e sarebbero serviti «almeno dodici anni», cioè fino al 2021, «per incassare tutto l’arretrato». Perché? Perché molti furboni che avevano aderito alla sanatoria, «avevano pagato solo la prima rata per usufruire dello scudo giuridico del condono, lasciando un conto in sospeso di 4-5 miliardi».

Fatto sta che l’intera somma recuperata con quarant’anni di condoni che hanno devastato quel po’ che c’era di rispetto per il Fisco e di moralità pubblica corrisponde praticamente, come dicevamo, a 57 euro pro capite l’anno. Vogliamo fare un paragone? Se è vero, come dicono l’Istat e l’Agenzia delle Entrate, che l’evasione fiscale in Italia è stimata su oltre 120 miliardi di euro l’anno, quattro decenni di sanatorie spesso fallimentari e sempre deleterie sotto il profilo dell’educazione civica ci hanno fatto recuperare un solo anno di evasione.
Per carità, occorre assolutamente intervenire per rendere il Fisco più giusto, più rispettoso delle difficoltà delle persone, più corretto nel valutare i tempi con cui lo Stato pretende subito il pagamento dell’Iva e rimanda a dopo il pagamento di ciò che deve alle imprese. Ma per favore, condoni basta. Basta.

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fonte corriere.it

CRISI – Cresce la cassa integrazione: in un anno +61,6%

Le ore di cassa integrazione raddoppiate rispetto a gennaio 2012 Le ore di cassa integrazione raddoppiate rispetto a gennaio 2012

Aziende in crisi, posti di lavoro incerti

Cresce la cassa integrazione: in un anno +61,6%

Leggero aumento della cassa integrazione a gennaio. Rispetto a dicembre, rileva l’Inps, le ore autorizzate crescono del 2,7 per cento con il totale che passa dagli 86,5 milioni agli 88,9 milioni

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Roma, 05-02-2013

Continuano a crescere le richieste di cassa integrazione da parte delle aziende. A gennaio 2013, rileva l’Inps, sono stati autorizzati 88,9 milioni di ore di cassa con un aumento del 2,7% su dicembre e del 61,6% su gennaio 2012.

Aumentano soprattutto cig ordinaria e straordinaria mentre quella in deroga cresce sull’anno ma cala su dicembre (-41,1%). A gennaio sono stati autorizzati 88,9 milioni di ore di cassa a fronte degli 86,5 autorizzati a dicembre (+2,7%) e ai 55 milioni registrati a gennaio 2012 (+61,6%).

Guardando alle diverse tipologie di prestazioni, le ore autorizzate di cassa ordinaria (Cigo, si ottiene nei casi di sospensione o contrazione dell’attivita’ produttiva per eventi temporanei, situazioni temporanee di mercato intemperie stagionali) a gennaio sono state pari a 30,9 milioni con un aumento del 18,5% rispetto a dicembre 2012 e del 52,2% su gennaio 2012. L’incremento è da attribuire soprattutto alle autorizzazioni nel settore industriale, (+53,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno) mentre il settore edile ha registrato un aumento del 44,7%.

Gli interventi straordinari (Cigs, si ottiene per ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione e crisi aziendale) di gennaio 2013 ammontano a 42,2 milioni di ore, con un incremento del 25,5% rispetto a dicembre 2012. Le ore di cassa integrazione straordinaria sono, invece, pressoché raddoppiate rispetto a gennaio 2012 passando da 21,4 milioni a 42,2 milioni (+97%).

Per quanto riguarda gli interventi in deroga (Cigd, si ha una volta esauriti gli interventi ordinari o per lavoratori di aziende non ammesse agli interventi s traordinari), i 15,8milioni di ore autorizzate nel mese di gennaio 2013 segnano un +19,1% su gennaio 2012 (nel mese erano state autorizzate 13,3 milioni di ore). Si registra invece un crollo del 41,1% se si raffrontano i dati con il mese di dicembre 2012 (quando furono autorizzati 26,8 milioni di ore).

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fonte rainews24.it

Corte Conti: “Fisco favorisce recessione. Corruzione sistemica pregiudica economia”

Corte Conti: “Fisco favorisce recessione.
Corruzione sistemica pregiudica economia”

L’allarme di Giampaolino all’inaugurazione dell’anno giudiziario: “Manovra correttive rischiano di avere effetto di ‘avvitamento’.  Bisogna puntare sulla crescita”. Napolitano assente alla cerimonia. Il procuratore generale Nottola: “Condono ha ragioni fondate”

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ROMAGli aumenti del prelievo forzano “una pressione fiscale già fuori linea” e favoriscono “le condizioni per ulteriori effetti recessivi”. L’allarme arriva dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino che, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha sottolineato l’urgenza di ridurre la pressione rfiscale e di “una più equa distribuzione del carico fiscale”. Giampaolino ha anche insistito sulla “necessità di puntare sui fattori in grado di favorire la crescita”, ma soprattutto si è soffermato sul problema della ‘corruzione sistemica’, che oltre al prestigio, all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione, “pregiudica la legittimazione stessa delle pubbliche amministrazioni e l’economia della nazione”. Il procuratore generale della Corte dei Conti, Salvatore Nottola: “Condono fiscale ha motivazioni intuitive e fondate”.

Napolitano assente alla cerimonia. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contrariamente a quanto previsto, non è stato presente all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti. La notizia dell’assenza del capo dello Stato è stata data in apertura dei lavori, da Giampaolino, che l’ha motivata con “un’improvvisa indisposizione” e facendo al presidente “gli auguri per una pronta guarigione”.

Pressione fiscale. “Il rafforzamento e l’implementazione della politica di revisione della spesa e di maggiore efficienza delle strutture amministrative, la rimozione degli ostacoli per un rilancio selettivo degli investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture, la riduzione della pressione fiscale che grava sull’ economia emersa, da finanziare da maggiori proventi ottenuti dalla lotta all’evasione fiscale, l’effettiva realizzazione di un programma mirato di dismissioni del patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico”. Sono questi alcuni degli indirizzi d’intervento strategici ricordati da Giampaolino. Ma è sulla ‘corruzione sistemica’ che il presidente della Corte dei Conti si è soffermato, definendola un fenomeno che lede “prestigio, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione” pregiudicandone anche “la legittimazione stessa”.

Spesa pubblica. “Gli interventi di contenimento della spesa si sono rilevati efficaci nel limitare le dinamiche di breve periodo: la spesa pubblica complessiva, al netto degli interessi sul debito, si è ridotta nell’ultimo triennio di oltre l’1%, a fronte dell’aumento di poco meno del 10% del triennio 2007-2009, ma ciò è avvenuto con effetti non sempre condivisi nella composizione della spesa e con interventi non sempre adeguatamente selettivi”, ha detto ancora il presidente della Corte dei Conti. “L’impostazione – secondo la Corte dei Conti – deve essere ripensata in funzione di un obiettivo di più lungo periodo, che non può non investire la questione della misura complessiva dell’intervento pubblico nell’economia”. “La pur comprovata maggiore efficacia delle misure di contenimento della spesa pubblica – ha proseguito Giampaolino – non ha consentito, in presenza di un profilo di flessione del prodotto, la riduzione dell’incidenza delle spese totali sul Pil, che resta al di sopra dei livelli pre-crisi”.

Percorso ancora lungo. “Il percorso di riequilibrio dei conti pubblici si presenta però ancora lungo e non privo di impegni gravosi. L’asimmetria temporale tra gli effetti restrittivi prodotti dalle ripetute manovre di riduzione del disavanzo e l’impatto positivo sulla crescita degli interventi di sostegno all’economia e delle riforme, genera un equilibrio fragile, con il rischio di una rincorsa incompiuta degli obiettivi di finanza pubblica”, ha detto ancora Giampaolino.

Corruzione. In italia la “corruzione sistemica” pregiudica sia la legittimazione delle pubbliche amministrazioni, sia la stessa economia della nazione, ha sostenuto Giampaolino: “La natura sistemica della corruzione – ha detto il presidente – ha comportato un ingigantimento del bene giuridico offeso e una rarefazione del contenuto di disvalore dei singoli comportamenti di corruzione. In effetti, la corruzione sistemica, oltre al prestigio, all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione, pregiudica, da un lato, la legittimazione stessa delle pubbliche amministrazioni e dall’altro, l’economia della nazione”. Quindi, ha aggiunto che la risposta alla corruzione “non può essere di soli puntuali, limitati, interventi circoscritti, per di più su singole norme del codice penale, ma deve essere articolata ed anch’essa sistemica”.

Crescita. Le manovra correttive di disavanzo rischiano di causare un effetto “avvitamento” dell’economia italiana, avverte Giampaolino. Il pericolo di avvitamento, secondo la magistratura contabile, è connesso “alla composizione, più che alle dimensioni” delle manovre messe in campo. È quindi necessario “puntare in ogni modo su fattori in grado di favorire il recupero di livelli di crescita economica più elevati. Ma con la consapevolezza del lungo tempo necessario per riassorbire il vuoto di prodotto generato dalla crisi”, ha detto ancora Giampaolino.

La sfida del nuovo governo. Il nuovo governo e il Parlamento che usciranno dalle elezioni politiche dovranno affrontare la sfida di “esplorare le azioni in grado di generare una più equilibrata composizione di entrate e spese, una volta superata l’emergenza finanziaria”, ha sostenuto Giampaolino.

Frodi fondi Ue. Le frodi legate alla illecita utilizzazione di fondi comunitari “hanno determinato in Italia, malgrado l’impegno dei Nuclei speciali della Guardia di finanza, la sottrazione al bilancio dell’Unione europea, negli ultimi 10 anni, di oltre 1 miliardo di euro”, ha detto poi il procuratore generale della Corte dei Conti, Salvatore Nottola. Per quanto riguarda, invece, le aziende locali, sono 5.000 gli organismi “costituiti e partecipati dagli enti locali” , il cui indebitamento è valutato “in oltre 34 miliardi di euro”. “La gestione degli enti partecipati – ha precisato Nottola – spesso sfugge al controllo dell’ente” e comunque sullo stesso gravano “le conseguenze dannose di una gestione disavveduta o di comportamenti illeciti, a volte anche delittuosi”.

(05 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it