Corte Conti: “Fisco favorisce recessione. Corruzione sistemica pregiudica economia”

Corte Conti: “Fisco favorisce recessione.
Corruzione sistemica pregiudica economia”

L’allarme di Giampaolino all’inaugurazione dell’anno giudiziario: “Manovra correttive rischiano di avere effetto di ‘avvitamento’.  Bisogna puntare sulla crescita”. Napolitano assente alla cerimonia. Il procuratore generale Nottola: “Condono ha ragioni fondate”

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ROMAGli aumenti del prelievo forzano “una pressione fiscale già fuori linea” e favoriscono “le condizioni per ulteriori effetti recessivi”. L’allarme arriva dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino che, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha sottolineato l’urgenza di ridurre la pressione rfiscale e di “una più equa distribuzione del carico fiscale”. Giampaolino ha anche insistito sulla “necessità di puntare sui fattori in grado di favorire la crescita”, ma soprattutto si è soffermato sul problema della ‘corruzione sistemica’, che oltre al prestigio, all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione, “pregiudica la legittimazione stessa delle pubbliche amministrazioni e l’economia della nazione”. Il procuratore generale della Corte dei Conti, Salvatore Nottola: “Condono fiscale ha motivazioni intuitive e fondate”.

Napolitano assente alla cerimonia. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contrariamente a quanto previsto, non è stato presente all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti. La notizia dell’assenza del capo dello Stato è stata data in apertura dei lavori, da Giampaolino, che l’ha motivata con “un’improvvisa indisposizione” e facendo al presidente “gli auguri per una pronta guarigione”.

Pressione fiscale. “Il rafforzamento e l’implementazione della politica di revisione della spesa e di maggiore efficienza delle strutture amministrative, la rimozione degli ostacoli per un rilancio selettivo degli investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture, la riduzione della pressione fiscale che grava sull’ economia emersa, da finanziare da maggiori proventi ottenuti dalla lotta all’evasione fiscale, l’effettiva realizzazione di un programma mirato di dismissioni del patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico”. Sono questi alcuni degli indirizzi d’intervento strategici ricordati da Giampaolino. Ma è sulla ‘corruzione sistemica’ che il presidente della Corte dei Conti si è soffermato, definendola un fenomeno che lede “prestigio, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione” pregiudicandone anche “la legittimazione stessa”.

Spesa pubblica. “Gli interventi di contenimento della spesa si sono rilevati efficaci nel limitare le dinamiche di breve periodo: la spesa pubblica complessiva, al netto degli interessi sul debito, si è ridotta nell’ultimo triennio di oltre l’1%, a fronte dell’aumento di poco meno del 10% del triennio 2007-2009, ma ciò è avvenuto con effetti non sempre condivisi nella composizione della spesa e con interventi non sempre adeguatamente selettivi”, ha detto ancora il presidente della Corte dei Conti. “L’impostazione – secondo la Corte dei Conti – deve essere ripensata in funzione di un obiettivo di più lungo periodo, che non può non investire la questione della misura complessiva dell’intervento pubblico nell’economia”. “La pur comprovata maggiore efficacia delle misure di contenimento della spesa pubblica – ha proseguito Giampaolino – non ha consentito, in presenza di un profilo di flessione del prodotto, la riduzione dell’incidenza delle spese totali sul Pil, che resta al di sopra dei livelli pre-crisi”.

Percorso ancora lungo. “Il percorso di riequilibrio dei conti pubblici si presenta però ancora lungo e non privo di impegni gravosi. L’asimmetria temporale tra gli effetti restrittivi prodotti dalle ripetute manovre di riduzione del disavanzo e l’impatto positivo sulla crescita degli interventi di sostegno all’economia e delle riforme, genera un equilibrio fragile, con il rischio di una rincorsa incompiuta degli obiettivi di finanza pubblica”, ha detto ancora Giampaolino.

Corruzione. In italia la “corruzione sistemica” pregiudica sia la legittimazione delle pubbliche amministrazioni, sia la stessa economia della nazione, ha sostenuto Giampaolino: “La natura sistemica della corruzione – ha detto il presidente – ha comportato un ingigantimento del bene giuridico offeso e una rarefazione del contenuto di disvalore dei singoli comportamenti di corruzione. In effetti, la corruzione sistemica, oltre al prestigio, all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione, pregiudica, da un lato, la legittimazione stessa delle pubbliche amministrazioni e dall’altro, l’economia della nazione”. Quindi, ha aggiunto che la risposta alla corruzione “non può essere di soli puntuali, limitati, interventi circoscritti, per di più su singole norme del codice penale, ma deve essere articolata ed anch’essa sistemica”.

Crescita. Le manovra correttive di disavanzo rischiano di causare un effetto “avvitamento” dell’economia italiana, avverte Giampaolino. Il pericolo di avvitamento, secondo la magistratura contabile, è connesso “alla composizione, più che alle dimensioni” delle manovre messe in campo. È quindi necessario “puntare in ogni modo su fattori in grado di favorire il recupero di livelli di crescita economica più elevati. Ma con la consapevolezza del lungo tempo necessario per riassorbire il vuoto di prodotto generato dalla crisi”, ha detto ancora Giampaolino.

La sfida del nuovo governo. Il nuovo governo e il Parlamento che usciranno dalle elezioni politiche dovranno affrontare la sfida di “esplorare le azioni in grado di generare una più equilibrata composizione di entrate e spese, una volta superata l’emergenza finanziaria”, ha sostenuto Giampaolino.

Frodi fondi Ue. Le frodi legate alla illecita utilizzazione di fondi comunitari “hanno determinato in Italia, malgrado l’impegno dei Nuclei speciali della Guardia di finanza, la sottrazione al bilancio dell’Unione europea, negli ultimi 10 anni, di oltre 1 miliardo di euro”, ha detto poi il procuratore generale della Corte dei Conti, Salvatore Nottola. Per quanto riguarda, invece, le aziende locali, sono 5.000 gli organismi “costituiti e partecipati dagli enti locali” , il cui indebitamento è valutato “in oltre 34 miliardi di euro”. “La gestione degli enti partecipati – ha precisato Nottola – spesso sfugge al controllo dell’ente” e comunque sullo stesso gravano “le conseguenze dannose di una gestione disavveduta o di comportamenti illeciti, a volte anche delittuosi”.

(05 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it

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