Archivio | febbraio 13, 2013

IL PAPA – Non ne può più (figuriamoci noi) e se ne va. Perché? A quale scopo? Qual’è il messaggio?

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Non ne può più (figuriamoci noi) e se ne va. Perché? A quale scopo? Qual’è il messaggio?

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DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

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Non è certo impresa facile parlare delle dimissioni del papa.

E’ uno di quei casi in cui la dietrologia più spicciola troverà gioco facile, e la gente più strana si sentirà autorizzata a fornire le più fantasiose interpretazioni.

La mia opinione al riguardo, quindi, anche se nasce come frutto di lunghe riflessioni e confronti con diversi amici (della vita reale) che conoscono bene lo svolgimento dell’attività religiosa, politica, finanziaria e sociale all’interno della Chiesa (perché ne fanno parte integrante) vale quanto quella di chiunque altro.

Faccio questa premessa per precisare che non sto fornendo delle notizie, delle informazioni o dei links.

E’ la mia idea personale su questa vicenda, che sintetizzata al massimo, si presenta così: si tratta del primo (non l’unico, ma certamente il primo) clamoroso avvenimento di natura politica e sociale che segna e segnala la svolta planetaria nella vita post-Maya.

E’ un evento epocale.

E come tale va trattato e preso in considerazione, senza minimizzarlo.

Una breve premessa sulla simbologia papense si rende necessaria, per spiegare le importanti funzioni che il papa assolve, dato che non tutti i papi sono uguali, così come non sono tutti uguali i leader politici, i premier di Stato, ecc.

Il Vaticano è una struttura complessa e importante, nel bene e nel male, perché dentro di sé li accoglie entrambi, il bene e il male.

Rappresenta il punto di riferimento religioso più vasto sul pianeta Terra, per centinaia di milioni di esseri umani, che vanta più di duemila anni di tradizione alle spalle; gestisce la più diffusa e gigantesca rete di protezione nel campo dell’assistenza sociale e sanitaria nel territorio a livello globale; è la più potente centrale di produzione, controllo, gestione dell’istruzione nel mondo; e per ciò che riguarda la parte amministrativa rappresenta il più ricco e diffuso consorzio finanziario privato mai esistito nel nostro pianeta: ancora oggi, lo Ior, se vuole e lo decide, con una telefonata spazza via per sempre Goldman Sachs, J.P.Morgan e Merryl Lynch tutte insieme rimanendo indenne.

Proprio perché il Vaticano –come istituzione- rappresenta formalmente la sintesi di tutti questi aspetti incrociati, è inevitabile (quanto ovvio) che contempli al proprio interno delle rappresentanze molto diverse, decisamente oppositive tra di loro. Nei momenti topici della Storia, queste opposizioni vengono catalizzate e diventano apertamente antagoniste. Se il momento topico è anche il punto di incrocio di una crisi sistemica, allora questo antagonismo diventa una vera e propria guerra tra le diverse anime che compongono la struttura del Vaticano.

Noi ci troviamo in uno di quei momenti.

Tanto più essendo l’Italia il paese cattolico più importante del mondo, in quanto centro nevralgico e mediatore di tutte le diverse componenti in gioco.

Papa Ratzinger è prima di tutto un poderoso teologo, un grande intellettuale.

La sua elezione è stata accolta dai gestori della Chiesa come necessaria, per mettere una pezza allo sconvolgimento provocato dal suo predecessore Karol Wojtyla, l’uomo che ha completamente scardinato il Senso della Chiesa Cattolica Romana, l’ha letteralmente strappata via dal suo humus spirituale e credente immettendola in un corridoio mondano, dal punto di vista squisitamente teologico “deturpando le fattezze della Chiesa” e abbassando e riducendo il livello di scambio e confronto a una consorteria di faccendieri diplomatici al servizio di agenti segreti. Papa Giovanni Paolo II era un uomo motivato dall’odio furioso, un odio doppio: quello per il comunismo e quello per i russi, da bravo polacco, Wojtyla è stato un grande guerriero mondano politico, il migliore generale a disposizione della Cia nel combattere la guerra fredda. E per raggiungere il proprio obiettivo ha completamente squilibrato e sbilanciato l’asse di mediazione della Chiesa.

Quando Wojtyla muore, la Chiesa è in ginocchio, a un millimetro dalla sua dissoluzione.

Ormai completamente priva di una qualsivoglia funzione spirituale, è diventato il punto di incontro di consorterie internazionali di loschi affaristi dediti soltanto alla speculazione e alla corruzione. Ma all’interno della Chiesa si scatena una lotta furibonda, tra “spiritualisti” e “mondano-affaristi”, rappresentati entrambi da una parte dal cardinale Bergoglio, incline alle politiche sociali (arcivescovo di Buenos Aires e grande accusatore spirituale e politico dei crimini del generale Videla in Argentina) e dall’altra dal cardinale Bertone, vicino all’opus dei, il punto di riferimento dell’attuale classe politica dirigente italiana. Il conclave sceglie un uomo “terzo” ed eleggono Ratzinger, di cui è stata sottovalutata la vis spirituale. Inizia così il suo pontificato, con il dichiarato intento di abbandonare la strada mondana imposta dal suo predecessore e riportare la Chiesa nel suo ambito di evangelizzazione, di recupero della spiritualità di matrice teologica, a scapito di quella mondano-finanziaria.

E dentro la Chiesa, le due fazioni si scontrano.

Papa Ratzinger interpreta se stesso e il proprio ruolo come l’immagine di un traghettatore, colui che deve salvare la Chiesa prima di tutto come centro spirituale, per poi passare il bastone del comando a un giovane “guerriero spirituale” con il preciso compito di avviare un gigantesco repulisti interno, aprendosi a delle forti innovazioni rivoluzionarie per la Chiesa, anche estreme, come il matrimonio per i preti, la scomunica ufficiale per i pedofili, la denuncia –con adeguata documentazione- dei nefasti grovigli della speculazione finanziaria internazionale. Il discorso del papa il 1 gennaio 2013 segna e segnala la svolta definitiva, quando Ratzinger accusa, denuncia e sconfessa le politiche dell’austerità e del rigore volute in Europa cercando di spingere la Chiesa a un recupero della sua funzione sociale.

Le sue dimissioni, quindi, rappresentano una necessaria accelerazione di un piano preordinato all’atto della sua elezione, in conseguenza della radicalizzazione dello scontro in Europa e il peggioramento della situazione nel continente che può anche far prefigurare il rischio di pericolosi quanto sanguinosi conflitti sociali, a quel punto insanabili.

Da notare, in aggiunta, due elementi, da non sottovalutare:

1). E’ la prima volta che in Italia si svolge una elezione politica senza che il Vaticano possa partecipare “ufficialmente” in maniera attiva; da oggi, infatti, nessun cardinale né vescovo sarà autorizzato a sostenere questo o quel partito, questa o quella linea, essendo loro vacanti.
2). Il riferimento al precedente, avvenuto alla fine del ‘200, con Celestino V, in un momento fondamentale della Storia d’Europa, quando era in corso una lotta furibonda tra i regnanti francesi e quelli spagnoli per il controllo del territorio e delle risorse alimentari e finanziarie dell’epoca. Il 13 dicembre del 1294, viene emessa una bolla papale che recita così:  « Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale. ».

Il riferimento anche linguistico a quella bolla è fin troppo chiaro, a dimostrazione di come (ahinoi) l’attuale vita post-moderna europea non sia poi tanto diversa da quella medioevale. Quando elessero Celestino V il conclave venne sospeso perché arrivò una epidemia di peste che uccise due cardinali del concistoro. L’elezione venne rimandata di un anno e infine venne eletto nel luglio del 1294 un monaco benedettino, Pietro da Morrone, che viveva ritirato dal mondo, dedito alla meditazione e alla preghiera, un individuo al di fuori delle lotte faziose per il potere di Roma. Venne eletto proprio per questo motivo. Celestino V non riesce a soddisfare le esigenze politiche di chi seguiva, all’interno della Chiesa, le esigenze dei re europei per il controllo del territorio in Italia: erano in gioco il possesso della Sicilia, della Sardegna, del Regno di Napoli e della Calabria. E così si dimise dopo aver ammonito i cardinali sul tragico errore nell’aver abbandonato la strada della spiritualità. Così lo racconta il grande storico belga Henri Pirenne nella sua monumentale Storia d’Europa:

“Undici giorni dopo le sue dimissioni infatti, il Conclave, riunito a Napoli in Castel Nuovo, elesse il nuovo papa nella persona del cardinal Benedetto Caetani, laziale di Anagni. Aveva 64 anni circa ed assunse il nome di Bonifacio VIII. Caetani, che aveva aiutato Celestino V nel suo intento di dimettersi, temendo uno scisma da parte dei cardinali filo-francesi a lui contrari mediante la rimessa in trono di Celestino, diede disposizioni affinché l’anziano monaco fosse messo sotto controllo, per evitare un rapimento da parte dei suoi nemici. Celestino, venuto a conoscenza della decisione del nuovo papa grazie ad alcuni tra i suoi fedeli cardinali da lui precedentemente nominati, tentò una fuga verso oriente fuggendo da San Germano per raggiungere la sua cella sul Morrone e poi Vieste sul Gargano, per tentare l’imbarco per la Grecia, ma il 16 maggio 1295  fu catturato presso Santa Maria di Merino da Guglielmo Stendardo II, connestabile del regno di Napoli, figlio del celebre Guglielmo Stendardo, detto “Uomo di Sangue”. Celestino tentò invano ancora una volta di farsi ascoltare dal Caetani chiedendo di lasciarlo partire, ma il Caetani restò fermo sulle sue decisioni al riguardo. Celestino si rese conto dell’inutilità delle sue richieste e mentre veniva portato via sussurrò una frase rivolta al Caetani che sembrò essere un presagio: «Hai ottenuto il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane»  Raggiunto dai soldati, questi lo rinchiusero nella rocca di Fumone, in Ciociaria, castello nei territori dei Caetani e di diretta proprietà del nuovo Papa; qui il vecchio Pietro morì il 19 maggio  1296, fortemente debilitato dalla deportazione coatta e dalla successiva prigionia: la versione ufficiale sostiene che l’anziano uomo sia morto dopo aver recitato, stanchissimo, l’ultima messa. Riguardo la morte si sparsero subito voci e accuse. Anche se la teoria secondo la quale Bonifacio ne avrebbe ordinato l’assassinio fosse priva di fondamento, di fatto il Papa ordinò l’arresto che ne causò la morte. Il cranio di Celestino presenta un “foro” che, secondo alcuni, potrebbe essere la conseguenza di un ascesso di sangue. Due perizie sulla salma datate 1313 e 1888 rilevarono la presenza di un foro corrispondente a quello producibile da un chiodo di dieci centimetri”..

Questa fu la fine di Celestino V, ucciso con un chiodo conficcato in testa mentre pregava. Il suo successore, Bonifacio VIII, chiude l’accordo con Carlo d’Angiò, con il re d’Aragona, che consegnerà definitivamente, in segue alla guerra dei Vespri, le regioni Sicilia, Calabria, Campania, Sardegna e Corsica, ai principi e re di Spagna e Francia, sottraendole al controllo territoriale dei signori locali..

Secondo esperti vaticanensi europei, la Chiesa si prepara ad eleggere un papa più giovane, molto probabilmente sudamericano, e di sicuro schierato contro la finanza speculativa, nell’estremo tentativo di svolgere un ruolo attivo nella politica sociale in tutto l’occidente a favore dei ceti più disagiati: questa è l’opinione corrente più accreditata.

Tutto ciò conferma la visione dell’Europa (e soprattutto dell’Italia) come un luogo dal sapore medioevale, dove lo scontro avviene tra consorterie di signori appoggiate –a seconda degli interessi globali- da questo o quel papa.

Tutto ciò conferma la necessità, per tutti noi, di accelerare il processo di consapevolezza collettiva per la fondazione di uno stato e di un’Europa laica. Con l’auspicio che ci si possa liberare di questa forma di esercizio del potere collettivo, dove a turno, nel nome di Dio, o del comunismo, o del fascismo, o del liberismo, o del libertarismo, a turno, gruppi di individui che si considerano superiori al resto della collettività usano le preoccupazioni generali nate dal disagio comune per decidere del destino delle masse.

Sono contento di questa novità epocale per i credenti, se la prospettiva auspicata dai vaticanensi ottimisti troverà la conferma dei fatti.

Per quanto riguarda noi piccoli animaletti che subiamo le decisioni del vertice senza poter opporre, per necessità storiche, una diversa visione del mondo, mi auguro davvero che questa “scelta epocale” di papa Ratzinger, squisito teologo, serva a tutti noi, per convincerci sempre di più della assoluta necessità di cambiare capitolo della Storia del mondo: mandare a casa tutta l’attuale classe dirigente italiana, corrotta, falsa, disonesta.

Lo fa il papa con i suoi, non possiamo farlo noi con i nostri politicanti?

Questo, a mio avviso, è il messaggio forte da parte sua.

Questo è ciò che mi hanno spiegato alcuni cattolici credenti, soggetti politici attivi, amici personali, che vedono in questo atto di Ratzinger, una generosa modalità di denuncia dell’attuale sistema vigente.

“E’ lo Spirito Santo che dà la sveglia alla Storia: è arrivato il momento di cambiare”, così i teologi e i cattolici più evoluti socialmente impegnati, oggi, leggono gli attuali avvenimenti.

Come dire (tradotto per noi tutti laici) “Forza ragazzi! Abbiamo perfino Iddio dalla nostra parte; possiamo mandarli tutti in pensione”.

Come dicono su un loro sito i cattolici pensanti americani che partecipano a occupy wall street: “Thank you Pope, for the great input!”.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/non-ne-puo-piu-figuriamoci-noi-e-se-ne.html
12.02.2013

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fonte comedonchisciotte.org

Banca Arner, a processo gli ex vertici per gli affari di Berlusconi ad Antigua

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Ville Berlusconi ad Antigua – fonte immagine

Banca Arner, a processo gli ex vertici per gli affari di Berlusconi ad Antigua

Con l’accusa di ostacolo alla Vigilanza, violazione del Testo unico bancario e infedele dichiarazione dei redditi il Gup di Milano, Andrea Salemme, ha rinviato a giudizio la filiale italiana di Banca Arner per responsabilità oggettiva e nove persone fisiche

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MILANO – Rinviati a giudizio gli ex vertici di Banca Arner. Si tratta di Nicola Bravetti, ai tempi dei fatti presidente, l’ex amministratore delegato Davide Jarach e il consigliere Marco Milla. Oltre a loro, andranno a processo l’ex commissario dell’istituto, nominato dalla Banca d’Italia, Alessandro Marcheselli, l’ex sindaco Mauro Bontempelli e Giuseppe Poggioli, Giuseppe Cappanera, Elisa Gamondi e Piegiorgio Rivolta, legati alla Flat point, società impegnata in un progetto immobiliare ad Antigua. Il processo è stato fissato per il 17 aprile davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano.

L’inchiesta faceva perno intorno alla società con sede ad Antigua, Flat point development limited, ma con distaccamento a Torino, impegnata in un colossale progetto immobiliare ai caraibi per il quale sarebbero stati versati, tra il 2005 e il 2009, 34 milioni di euro dagli acquirenti degli immobili. Di questa somma, 20 milioni provenivano, secondo quanto emerso dalle indagini, da conti appartenenti a Silvio Berlusconi, estraneo alla vicenda.

Risulta imputata anche Banca Arner per la legge 231/2001 sulla responsabilità degli enti. Le ipotesi di reato sono infedele dichiarazione dei redditi, ostacolo all’autorità di vigilanza, e la violazione del Tub (testo unico bancario) per quanto riguarda le obbligazioni degli esponenti bancari. L’inchiesta è stata condotta dai pm di Milano Mauro Clerici e Roberto Pellicano.

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(13 febbraio 2013)

Ucraina: Greenpeace, non sottovalutare crollo a Chernobyl

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Chernobyl model – fonte immagine

Ucraina: Greenpeace, non sottovalutare crollo a Chernobyl

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‘Effetto’ Chernobyl… – fonte immagine

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13 Febbraio 2013 – 16:36

(ASCA) – Roma, 13 feb – Greenpeace chiede di non minimizzare l’incidente avvenuto oggi presso la centrale nucleare di Chernobyl, dove parte della copertura dell’edificio turbine e’ crollata per il peso della neve accumulatasi.

”Anche se il livello di radioattivita’ nell’ambiente non ha subito variazioni, il segnale e’ preoccupante”, afferma Giuseppe Onufrio, direttore Esecutivo di Greenpeace Italia.

”Se le lastre iniziano a cedere nella sala turbine, non vi e’ alcuna garanzia che la struttura di protezione costruita nel 1986 non crolli. Il sarcofago costruito a protezione del nucleo della centrale non puo’ reggere ancora a lungo ed e’ questo il motivo per cui si sta costruendo una nuova struttura”.

Secondo l’esponente di Greenpeace, ”nonostante siano trascorsi quasi 30 anni dal disastro di Chernobyl, la centrale resta un pericolo per la vita delle persone.

Rimarra’ un problema per i secoli a venire. La cosa piu’ preoccupante e’ che ognuno dei 400 reattori funzionanti nel mondo e’ una potenziale Chernobyl. Fukushima lo ha dimostrato”.

red-uda/

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fonte asca.it

Polo Nord: nel 2020 il ghiaccio sarà sparito. Trent’anni prima di quanto finora ipotizzato

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Trent’anni prima di quanto finora ipotizzato

Polo Nord: nel 2020 il ghiaccio sarà sparito

La perdita di volume dei ghiacci artici è superiore del 60% al previsto secondo i rilevamenti del satellite CryoSat

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di Giovanni Caprara

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La situazione dei ghiacci in Artico è ben peggiore di quanto finora fosse stato valutato. Lo dicono con chiarezza i dati raccolti ed elaborati dal satelliteCryoSat dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Per la prima volta, infatti, si è misurata oltre a una riduzione nell’estensione della superficie ghiacciata anche una perdita di volume superiore alle stime precedenti. Dal 2008 l’Artico ha perduto 4.300 chilometri cubi di ghiaccio nel periodo autunnale e 1.500 chilometri cubi durante l’inverno. «Grave è il fatto che questa perdita riguardi il ghiaccio antico ed è più alta del 60% rispetto alle stime in precedenza desunte con il programma Piomas», nota Tommaso Parrinello, mission manager del programma in Esa. Questo vuol dire che la causa sia l’aumento della temperatura e le aree più coinvolte sono la Groenlandia, l’arcipelago canadese e il nord-est delle Svalbard.

Il satellite Cryosat Il satellite Cryosat    Il satellite Cryosat    Il satellite Cryosat    Il satellite Cryosat    Il satellite Cryosat

DECLINO – Prima di CryoSat, il satellite IceSat della Nasa aveva effettuato una ricognizione analoga dal 2003 al 2008 osservando il declino in atto. A confermare il danno e soprattutto a valutarne l’annullamento in termini di volume ha provveduto poi il satellite europeo, dotato di un radar in grado di scandagliare sia la superficie sia la base dello strato ghiacciato misurandone di conseguenza lo spessore e arrivando quindi al volume. Che la situazione in Artico fosse seriamente critica lo dicevano le indagini compiute in particolare negli ultimi decenni le quali stabilivano che il riscaldamento climatico al polo Nord era notevolmente superiore a quello del resto del pianeta. «Anzi», precisa Parrinello, «le cifre dicono che negli ultimi 50 anni la temperatura qui è salita di 2,4 gradi centigradi, cioè 1,8 gradi in più rispetto alle latitudini medie».

AMPLIFICAZIONE – Infatti il fenomeno è stato anche battezzato dai ricercatori con il nome Arctic amplification. Inoltre si è visto che ogni anno si perde il 13 per cento dei ghiacci durante la stagione estiva e il 4% in quella invernale. Le precipitazioni non riescono a riequilibrare la situazione perché, appunto, l’aumento della temperatura scioglie i ghiacci più antichi che hanno uno spessore massimo di 5-6 metri. Il loro assottigliamento era stato simulato con il programma Piomas (Pan-Antarctic Ice-Ocean Modelling and Assimilation system), ma ora i rilievi di CryoSat hanno mostrato come il modello fosse troppo conservativo e la condizione reale molto peggiore.

CRYOSAT – L’operazione era iniziata nel 2010 da parte dell’Esa con il lancio del satellite ed estesa a livello internazionale sotto la guida dell’University College di Londra. Vi hanno partecipato numerose importanti centri: dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa alla Wood Hole Oceanographic Institution americana oltre a numerose università e istituti sia statunitensi che europei come il Wegener Institute for Polar and Marine Research. Per raggiungere la necessaria garanzia sui dati, i rilevamenti dal satellite sono stati accompagnati e confrontati con misure dirette al suolo. Il risultato ottenuto aiuta anche a spiegare come si sia arrivati nel settembre scorso a conquistare il triste record della minore estensione dei ghiacci artici limitata a 3,61 milioni di chilometri quadrati.

30 ANNI PRIMA – Da trent’anni i satelliti rilevano la situazione dimostrando pure come negli ultimi sei ci sia stata la maggiore perdita sino a giungere al livello minimo dell’anno scorso. «Il lavoro compiuto», conclude Parrinello, «ci aiuterà a perfezionare il modello Piomas rendendolo più adeguato all’evoluzione vera del fenomeno, ma soprattutto ci aiuterà a stimare meglio ciò che può accadere nel futuro». Le considerazioni degli esperti dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) prevedevano uno scioglimento totale dei ghiacci artici nel 2050. Le indagini ora effettuate da CryoSat indicano prospettive ancora peggiori con un anticipo della sparizione addirittura al 2020.

13 febbraio 2013 | 13:33

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fonte corriere.it