IL PAPA – Non ne può più (figuriamoci noi) e se ne va. Perché? A quale scopo? Qual’è il messaggio?

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Non ne può più (figuriamoci noi) e se ne va. Perché? A quale scopo? Qual’è il messaggio?

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DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

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Non è certo impresa facile parlare delle dimissioni del papa.

E’ uno di quei casi in cui la dietrologia più spicciola troverà gioco facile, e la gente più strana si sentirà autorizzata a fornire le più fantasiose interpretazioni.

La mia opinione al riguardo, quindi, anche se nasce come frutto di lunghe riflessioni e confronti con diversi amici (della vita reale) che conoscono bene lo svolgimento dell’attività religiosa, politica, finanziaria e sociale all’interno della Chiesa (perché ne fanno parte integrante) vale quanto quella di chiunque altro.

Faccio questa premessa per precisare che non sto fornendo delle notizie, delle informazioni o dei links.

E’ la mia idea personale su questa vicenda, che sintetizzata al massimo, si presenta così: si tratta del primo (non l’unico, ma certamente il primo) clamoroso avvenimento di natura politica e sociale che segna e segnala la svolta planetaria nella vita post-Maya.

E’ un evento epocale.

E come tale va trattato e preso in considerazione, senza minimizzarlo.

Una breve premessa sulla simbologia papense si rende necessaria, per spiegare le importanti funzioni che il papa assolve, dato che non tutti i papi sono uguali, così come non sono tutti uguali i leader politici, i premier di Stato, ecc.

Il Vaticano è una struttura complessa e importante, nel bene e nel male, perché dentro di sé li accoglie entrambi, il bene e il male.

Rappresenta il punto di riferimento religioso più vasto sul pianeta Terra, per centinaia di milioni di esseri umani, che vanta più di duemila anni di tradizione alle spalle; gestisce la più diffusa e gigantesca rete di protezione nel campo dell’assistenza sociale e sanitaria nel territorio a livello globale; è la più potente centrale di produzione, controllo, gestione dell’istruzione nel mondo; e per ciò che riguarda la parte amministrativa rappresenta il più ricco e diffuso consorzio finanziario privato mai esistito nel nostro pianeta: ancora oggi, lo Ior, se vuole e lo decide, con una telefonata spazza via per sempre Goldman Sachs, J.P.Morgan e Merryl Lynch tutte insieme rimanendo indenne.

Proprio perché il Vaticano –come istituzione- rappresenta formalmente la sintesi di tutti questi aspetti incrociati, è inevitabile (quanto ovvio) che contempli al proprio interno delle rappresentanze molto diverse, decisamente oppositive tra di loro. Nei momenti topici della Storia, queste opposizioni vengono catalizzate e diventano apertamente antagoniste. Se il momento topico è anche il punto di incrocio di una crisi sistemica, allora questo antagonismo diventa una vera e propria guerra tra le diverse anime che compongono la struttura del Vaticano.

Noi ci troviamo in uno di quei momenti.

Tanto più essendo l’Italia il paese cattolico più importante del mondo, in quanto centro nevralgico e mediatore di tutte le diverse componenti in gioco.

Papa Ratzinger è prima di tutto un poderoso teologo, un grande intellettuale.

La sua elezione è stata accolta dai gestori della Chiesa come necessaria, per mettere una pezza allo sconvolgimento provocato dal suo predecessore Karol Wojtyla, l’uomo che ha completamente scardinato il Senso della Chiesa Cattolica Romana, l’ha letteralmente strappata via dal suo humus spirituale e credente immettendola in un corridoio mondano, dal punto di vista squisitamente teologico “deturpando le fattezze della Chiesa” e abbassando e riducendo il livello di scambio e confronto a una consorteria di faccendieri diplomatici al servizio di agenti segreti. Papa Giovanni Paolo II era un uomo motivato dall’odio furioso, un odio doppio: quello per il comunismo e quello per i russi, da bravo polacco, Wojtyla è stato un grande guerriero mondano politico, il migliore generale a disposizione della Cia nel combattere la guerra fredda. E per raggiungere il proprio obiettivo ha completamente squilibrato e sbilanciato l’asse di mediazione della Chiesa.

Quando Wojtyla muore, la Chiesa è in ginocchio, a un millimetro dalla sua dissoluzione.

Ormai completamente priva di una qualsivoglia funzione spirituale, è diventato il punto di incontro di consorterie internazionali di loschi affaristi dediti soltanto alla speculazione e alla corruzione. Ma all’interno della Chiesa si scatena una lotta furibonda, tra “spiritualisti” e “mondano-affaristi”, rappresentati entrambi da una parte dal cardinale Bergoglio, incline alle politiche sociali (arcivescovo di Buenos Aires e grande accusatore spirituale e politico dei crimini del generale Videla in Argentina) e dall’altra dal cardinale Bertone, vicino all’opus dei, il punto di riferimento dell’attuale classe politica dirigente italiana. Il conclave sceglie un uomo “terzo” ed eleggono Ratzinger, di cui è stata sottovalutata la vis spirituale. Inizia così il suo pontificato, con il dichiarato intento di abbandonare la strada mondana imposta dal suo predecessore e riportare la Chiesa nel suo ambito di evangelizzazione, di recupero della spiritualità di matrice teologica, a scapito di quella mondano-finanziaria.

E dentro la Chiesa, le due fazioni si scontrano.

Papa Ratzinger interpreta se stesso e il proprio ruolo come l’immagine di un traghettatore, colui che deve salvare la Chiesa prima di tutto come centro spirituale, per poi passare il bastone del comando a un giovane “guerriero spirituale” con il preciso compito di avviare un gigantesco repulisti interno, aprendosi a delle forti innovazioni rivoluzionarie per la Chiesa, anche estreme, come il matrimonio per i preti, la scomunica ufficiale per i pedofili, la denuncia –con adeguata documentazione- dei nefasti grovigli della speculazione finanziaria internazionale. Il discorso del papa il 1 gennaio 2013 segna e segnala la svolta definitiva, quando Ratzinger accusa, denuncia e sconfessa le politiche dell’austerità e del rigore volute in Europa cercando di spingere la Chiesa a un recupero della sua funzione sociale.

Le sue dimissioni, quindi, rappresentano una necessaria accelerazione di un piano preordinato all’atto della sua elezione, in conseguenza della radicalizzazione dello scontro in Europa e il peggioramento della situazione nel continente che può anche far prefigurare il rischio di pericolosi quanto sanguinosi conflitti sociali, a quel punto insanabili.

Da notare, in aggiunta, due elementi, da non sottovalutare:

1). E’ la prima volta che in Italia si svolge una elezione politica senza che il Vaticano possa partecipare “ufficialmente” in maniera attiva; da oggi, infatti, nessun cardinale né vescovo sarà autorizzato a sostenere questo o quel partito, questa o quella linea, essendo loro vacanti.
2). Il riferimento al precedente, avvenuto alla fine del ‘200, con Celestino V, in un momento fondamentale della Storia d’Europa, quando era in corso una lotta furibonda tra i regnanti francesi e quelli spagnoli per il controllo del territorio e delle risorse alimentari e finanziarie dell’epoca. Il 13 dicembre del 1294, viene emessa una bolla papale che recita così:  « Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale. ».

Il riferimento anche linguistico a quella bolla è fin troppo chiaro, a dimostrazione di come (ahinoi) l’attuale vita post-moderna europea non sia poi tanto diversa da quella medioevale. Quando elessero Celestino V il conclave venne sospeso perché arrivò una epidemia di peste che uccise due cardinali del concistoro. L’elezione venne rimandata di un anno e infine venne eletto nel luglio del 1294 un monaco benedettino, Pietro da Morrone, che viveva ritirato dal mondo, dedito alla meditazione e alla preghiera, un individuo al di fuori delle lotte faziose per il potere di Roma. Venne eletto proprio per questo motivo. Celestino V non riesce a soddisfare le esigenze politiche di chi seguiva, all’interno della Chiesa, le esigenze dei re europei per il controllo del territorio in Italia: erano in gioco il possesso della Sicilia, della Sardegna, del Regno di Napoli e della Calabria. E così si dimise dopo aver ammonito i cardinali sul tragico errore nell’aver abbandonato la strada della spiritualità. Così lo racconta il grande storico belga Henri Pirenne nella sua monumentale Storia d’Europa:

“Undici giorni dopo le sue dimissioni infatti, il Conclave, riunito a Napoli in Castel Nuovo, elesse il nuovo papa nella persona del cardinal Benedetto Caetani, laziale di Anagni. Aveva 64 anni circa ed assunse il nome di Bonifacio VIII. Caetani, che aveva aiutato Celestino V nel suo intento di dimettersi, temendo uno scisma da parte dei cardinali filo-francesi a lui contrari mediante la rimessa in trono di Celestino, diede disposizioni affinché l’anziano monaco fosse messo sotto controllo, per evitare un rapimento da parte dei suoi nemici. Celestino, venuto a conoscenza della decisione del nuovo papa grazie ad alcuni tra i suoi fedeli cardinali da lui precedentemente nominati, tentò una fuga verso oriente fuggendo da San Germano per raggiungere la sua cella sul Morrone e poi Vieste sul Gargano, per tentare l’imbarco per la Grecia, ma il 16 maggio 1295  fu catturato presso Santa Maria di Merino da Guglielmo Stendardo II, connestabile del regno di Napoli, figlio del celebre Guglielmo Stendardo, detto “Uomo di Sangue”. Celestino tentò invano ancora una volta di farsi ascoltare dal Caetani chiedendo di lasciarlo partire, ma il Caetani restò fermo sulle sue decisioni al riguardo. Celestino si rese conto dell’inutilità delle sue richieste e mentre veniva portato via sussurrò una frase rivolta al Caetani che sembrò essere un presagio: «Hai ottenuto il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane»  Raggiunto dai soldati, questi lo rinchiusero nella rocca di Fumone, in Ciociaria, castello nei territori dei Caetani e di diretta proprietà del nuovo Papa; qui il vecchio Pietro morì il 19 maggio  1296, fortemente debilitato dalla deportazione coatta e dalla successiva prigionia: la versione ufficiale sostiene che l’anziano uomo sia morto dopo aver recitato, stanchissimo, l’ultima messa. Riguardo la morte si sparsero subito voci e accuse. Anche se la teoria secondo la quale Bonifacio ne avrebbe ordinato l’assassinio fosse priva di fondamento, di fatto il Papa ordinò l’arresto che ne causò la morte. Il cranio di Celestino presenta un “foro” che, secondo alcuni, potrebbe essere la conseguenza di un ascesso di sangue. Due perizie sulla salma datate 1313 e 1888 rilevarono la presenza di un foro corrispondente a quello producibile da un chiodo di dieci centimetri”..

Questa fu la fine di Celestino V, ucciso con un chiodo conficcato in testa mentre pregava. Il suo successore, Bonifacio VIII, chiude l’accordo con Carlo d’Angiò, con il re d’Aragona, che consegnerà definitivamente, in segue alla guerra dei Vespri, le regioni Sicilia, Calabria, Campania, Sardegna e Corsica, ai principi e re di Spagna e Francia, sottraendole al controllo territoriale dei signori locali..

Secondo esperti vaticanensi europei, la Chiesa si prepara ad eleggere un papa più giovane, molto probabilmente sudamericano, e di sicuro schierato contro la finanza speculativa, nell’estremo tentativo di svolgere un ruolo attivo nella politica sociale in tutto l’occidente a favore dei ceti più disagiati: questa è l’opinione corrente più accreditata.

Tutto ciò conferma la visione dell’Europa (e soprattutto dell’Italia) come un luogo dal sapore medioevale, dove lo scontro avviene tra consorterie di signori appoggiate –a seconda degli interessi globali- da questo o quel papa.

Tutto ciò conferma la necessità, per tutti noi, di accelerare il processo di consapevolezza collettiva per la fondazione di uno stato e di un’Europa laica. Con l’auspicio che ci si possa liberare di questa forma di esercizio del potere collettivo, dove a turno, nel nome di Dio, o del comunismo, o del fascismo, o del liberismo, o del libertarismo, a turno, gruppi di individui che si considerano superiori al resto della collettività usano le preoccupazioni generali nate dal disagio comune per decidere del destino delle masse.

Sono contento di questa novità epocale per i credenti, se la prospettiva auspicata dai vaticanensi ottimisti troverà la conferma dei fatti.

Per quanto riguarda noi piccoli animaletti che subiamo le decisioni del vertice senza poter opporre, per necessità storiche, una diversa visione del mondo, mi auguro davvero che questa “scelta epocale” di papa Ratzinger, squisito teologo, serva a tutti noi, per convincerci sempre di più della assoluta necessità di cambiare capitolo della Storia del mondo: mandare a casa tutta l’attuale classe dirigente italiana, corrotta, falsa, disonesta.

Lo fa il papa con i suoi, non possiamo farlo noi con i nostri politicanti?

Questo, a mio avviso, è il messaggio forte da parte sua.

Questo è ciò che mi hanno spiegato alcuni cattolici credenti, soggetti politici attivi, amici personali, che vedono in questo atto di Ratzinger, una generosa modalità di denuncia dell’attuale sistema vigente.

“E’ lo Spirito Santo che dà la sveglia alla Storia: è arrivato il momento di cambiare”, così i teologi e i cattolici più evoluti socialmente impegnati, oggi, leggono gli attuali avvenimenti.

Come dire (tradotto per noi tutti laici) “Forza ragazzi! Abbiamo perfino Iddio dalla nostra parte; possiamo mandarli tutti in pensione”.

Come dicono su un loro sito i cattolici pensanti americani che partecipano a occupy wall street: “Thank you Pope, for the great input!”.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/non-ne-puo-piu-figuriamoci-noi-e-se-ne.html
12.02.2013

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fonte comedonchisciotte.org

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