Archivio | febbraio 14, 2013

Le tangenti secondo Berlusconi “Non sono reati, basta moralismi”

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Le tangenti secondo Berlusconi
“Non sono reati, basta moralismi”

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14 febbraio 2013

«Io ho fotografato la realtà globale esistente: nel mondo quando si tratta di Eni, Enel e Finmeccanica queste si devono adeguare alle condizioni di quei Paesi e quando si tratta in alcuni Paesi di regime bisogna adattarsi». Lo ha detto Silvio Berlusconi ad Agorà, in merito all’inchiesta su Finmeccanica.

Berlusconi: “Tangenti non sono reato, basta moralismi” VIDEO

«Con questa magistratura che ha dimostrato autolesionismo assoluto ci stiamo facendo fuori dal mondo, è una cosa di masochismo puro», insiste Berlusconi. «Non sono reati, si tratta di pagare una commissione a quel Paese perchè è una condizione di quel Paese. La tangente è un fenomeno che esiste ed è inutile negare questa condizione di necessità se si ha da trattare con qualche regime o paese del terzo mondo. Non sta a noi giudicare, questi sono moralismi assurdi, altrimenti non si fa l’imprenditore a livelli globali. E così Finmeccanica e le altre non staranno più sul mercato», conclude l’ex premier.

«È vero che mi hanno richiamato violentemente indietro perché c’era bisogno di me. Lo ha fatto tutto il movimento, Alfano in testa». Lo ha detto Silvio Berlusconi ad Agorà su Raitre. «Io – ha aggiunto – avevo già scelto la strada di una fondazione per costruire ospedali per bambini nel mondo e dell’università della libertà». «Alfano – ha sottolineato Berlusconi – è il migliore dei nuovi protagonisti di tutta la politica. Io non pianto le radici in tv, sono qui a fare una battaglia, poi penso che sarò sostituito con un ricambio generazionale. Sono sceso in campo come presidente del Pdl, quando avremo vinto le elezioni il capo dello Stato ci chiederà chi secondo noi deve fare il premier e il Pdl indicherà Alfano. Io mi sono impegnato nel prossimo governo Alfano ad assumere il ruolo del ministro dell’Economia e dello Sviluppo ecomico».

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fonte unita.it

Dalla Chiesa, un video riapre il giallo della borsa. Indagini su un ufficiale dei carabinieri che l’avrebbe trafugata

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Caricato in data 07/mar/2007

Spezzone di Tg1 tratto da la trasmissione i Tg della Storia del 4 settembre 1982,riguardante l’omicidio del Generale dei CC Carlo Alberto dalla Chiesa con sua moglie il 3 settembre 1982

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Dalla Chiesa, una foto riapre il giallo della borsa
Indagini su un carabiniere che l’avrebbe trafugata

I magistrati e la Dia hanno ritrovato un video che confermerebbe i sospetti avanzati nelle scorse settimane da una lettera anonima: “Dopo l’omicidio, la borsa del prefetto fu trafugata da un ufficiale dell’Arma”. I pm convocano il figlio di Dalla Chiesa. Repubblica.it mostra in esclusiva l’immagine che ha riaperto l’inchiesta dopo trent’anni

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di SALVO PALAZZOLO

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APPROFONDIMENTI

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Fino a qualche settimana fa, nessuno aveva mai sospettato che la borsa del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fosse stata trafugata dopo il suo omicidio, a Palermo, il 3 settembre 1982. Poi, all’improvviso, una lettera anonima ha messo in allerta i magistrati che indagano sulla trattativa mafia-Stato: “Un ufficiale dei carabinieri ha portato via quella borsa, che conteneva dei documenti”. Questa la rivelazione, tutta da verificare. Le indagani dei magistrati e della Dia di Palermo hanno avuto in questi giorni una svolta improvvisa, che Repubblica.it è in grado di documentare in anteprima: in un video della Rai, che riprende la scena del delitto, la sera del 3 settemntre 1982, è ritratto un ufficiale dell’Arma mentre tiene sottobraccio una borsa molto simile a quella del prefetto ucciso dalla mafia.

GUARDA/ Dalla Chiesa con la sua borsa

La settimana scorsa, il figlio di Dalla Chiesa, Nando, aveva rivelato a Repubblica: “Mio padre non si separava mai da una valigetta di pelle marrone, senza manico. Dopo la sua morte, non l’abbiamo più trovata. Pensavano che fosse andata persa nel trambusto di quei giorni. Evidentemente, non era così”. I pm di Palermo hanno convocato oggi Nando Dalla Chiesa per essere ascoltato come testimone. Dopo trent’anni, il mistero attorno alle carte scomparse del generale Dalla Chiesa è dunque ufficialmente riaperto. Con un capitolo inedito rispetto alle indagini degli anni Ottanta: all’epoca, il pool di Falcone e Borsellino aveva appuntato l’attenzione solo sulla cassaforte dell’abitazione del prefetto, da cui sarebbero spariti altri documenti. (14 febbraio 2013)

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fonte palermo.repubblica.it

Stadio del Cagliari, arrestati Cellino il sindaco e un assessore di Quartu

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Stadio del Cagliari, arrestati Cellino
il sindaco e un assessore di Quartu

Colpo di scena in Sardegna nell’inchiesta sull’adeguamento dell’impianto di Is Arenas dove la squadra sta disputando le gare interne di serie A. Gli ordini di custodia cautelare per il dirigente, il primo cittadino e per l’assessore allo sport notificati all’alba da agenti della forestale. Le accuse: peculato e falso ideologico

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CAGLIARIMassimo Cellino, presidente del Cagliari Calcio, Mauro Contini e Stefano Lilliu, rispettivamente sindaco e assessore allo Sport del comune di Quartu (Cagliari), sono stati arrestati questa mattina. L’inchiesta riguarda i lavori di adeguamento dello stadio di Is Arenas, l’impianto delle gare casalinghe del club sardo.

Le misure cautelari, firmate dal gip di Cagliari, Giampaolo Casula su richiesta del pm Enrico Lussu, titolare dell’inchiesta sullo stadio di Is Arenas, sono state eseguite questa mattina all’alba dal nucleo regionale di polizia giudiziaria del Corpo forestale. I tre dopo l’arresto sono stati portati nella sede del Corpo Forestale, per poi essere trasferiti nel carcere  Buoncammino con le accuse di peculato e falso ideologico. Contini ha accusato un malore ed è stato ricoverato nel reparto di cardiologia dell’ospedale Brotzu di Cagliari.

Il colpo di scena di stamattina è il prosieguo dell’inchiesta che aveva già portato in carcere lo scorso novembre due dirigenti del Comune di Quartu S. Elena, Pierpaolo Gessa e Andrea Masala ed ai domiciliari l’imprenditore Antonio Grussu. I tre sono stati interrogati (Gessa e Masala sono poi finiti ai domiciliari) e sono stati sentiti, nel corso di alcuni mesi, anche tecnici e funzionari comunali.

L’indagine è iniziata in seguito ad alcuni esposti presentati dalle associazioni ambientaliste contro la realizzazione dello stadio su un’area sottoposta a vincolo. Da quel momento gli agenti del Corpo forestale regionale hanno iniziato ad approfondire la vicenda, acquisendo atti e documenti in Comune a Quartu, negli uffici della Regione, e in quelli delle società coinvolte nella realizzazione della struttura sportiva e anche in Prefettura. Da documenti sequestrati, al vaglio della Procura della Repubblica, sarebbero emerse irregolarità, e sarebbe venuta alla luce l’ipotesi di utilizzo di soldi pubblici, da qui i nuovi provvedimenti scattati oggi.

E’ il pericolo di inquinamento probatorio a supportare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Giampaolo Casula per Cellino, Contini e Lilliu: “Una misura meno afflittiva, tenuto conto che gli indagati verrebbero a conoscenza delle intercettazioni telefoniche e ambientali in atto, non sarebbe una adeguata garanzia”, precisa l’ordinanza di 56 pagine. Le accuse restano quelle che avevano portato ai precedenti arresti di novembre, il falso e il tentato peculato, con “la sussistenza – sottolinea il Gip – di gravi indizi di colpevolezza per tutti e tre”. Il giudice fa riferimento anche ai rapporti di antica amicizia fra Cellino e Contini: “Se sono diventato presidente del Cagliari è colpa sua – dice in una intercettazione il patron rossoblù – Mauro è quello che mi ha portato per la prima volta a vedere una partita al Sant’Elia”.
Contini e Cellino avrebbero effettuato pressioni e sollecitazioni sul dirigente del comune di Quartu, Pierpaolo Gessa. “Se non porti a termine questo tipo di lavori – avrebbe detto il presidente del Cagliari a Gessa – io il cu… che vado a cercare non è uno qualsiasi ma quello tuo”. E’ lo stesso dirigente comunale a riferirlo durante un interrogatorio del 5 dicembre scorso, asserendo di aver ricevuto anche telefonate nel cuore della notte da Cellino che lo avrebbe minacciato (“me l’avrebbe fatta pagare personalmente”) se non fossero arrivate le recinzioni previste per lo stadio di Is Arenas.

Cellino ha “spiccate capacità delinquenziali, è capace di qualsiasi genere di sotterfugi pur di raggiungere i propri scopi” ha aggiunto ancora il GIP Giampaolo Casula. Uno spaccato, secondo il giudice, di illegalità diffusa che emergerebbe dalle intercettazioni, una in particolare con Claudio Lotito, presidente della Lazio e consigliere federale di Lega. Nella telefonata Cellino avrebbe infatti spiegato “di aver fatto lo stadio in estate” perchè “in questo modo Questura e Prefettura, rientrando dalle vacanze lo avrebbero trovato già finito”. Sempre col presidente dei biancocelesti, tornando sulla scelta delle modalità di costruzione dell’impianto, il presidente del Cagliari avrebbe chiarito di presentato un progetto con le caratteristiche di “struttura amovibile al solo scopo di non dover chiedere i titoli edilizi”, una “dimostrazione evidente – sottolinea il Gip nell’ordinanza – della totale mancanza del senso di legalità e del rispetto delle istituzioni”.


LA SOLIDARIETA’ DEL CAGLIARI
Il Cagliari è vicino al suo presidente. In una nota pubblicata sul sito del club, “dirigenti, collaboratori, tecnici e calciatori in questi momenti così difficili sono vicini al loro presidente, Massimo Cellino. Fiduciosi nell’operato dalla magistratura, siamo certi che l’inchiesta dimostrerà l’estraneità del presidente ai fatti a lui contestati. Nessuno più di noi può garantire la certezza della correttezza, dell’onestà e delle capacità di Massimo Cellino. in questo momento ci sentiamo di dire solo un’altra cosa: Forza presidente, noi siamo con te”.

“Quando succedono queste cose con le persone che si conoscono è sempre un dispiacere. Spero che tutto si risolva per il meglio, per Cellino, per il Cagliari e per la gente della Sardegna”. Così il tecnico del Milan ed ex rossoblù Massimiliano Allegri, lanciato in serie A proprio dal numero uno dei sardi, sull’arresto del presidente del Cagliari nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio “Is Arenas”.

(14 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it

Carne di cavallo al posto della bovina. Test del Dna anche in Italia

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Carne di cavallo al posto della bovina
Test del Dna anche in Italia

L’Ue ha ordinato 4 mila controlli su hamburger e lasagne surgelati per verificare che cosa contengono. Il nostro Paese è il maggior produttore del continente di carne equina

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L’Europa si mobilita sul caso delle lasagne e degli hamburger etichettati come contenenti carne di manzo ma che avevano invece quella di cavallo, pronta a una raffica di controlli a tappeto: 4 mila test del Dna nel solo mese di marzo sui prodotti trasformati, a base di carne di manzo, in tutti gli stati membri e sui cibi importati nell’Ue. Una raffica di test da incrociare nell’ambito di un’operazione coordinata dalla `Europol´, la polizia europea preposta per contrastare atti criminali.

Saranno effettuati due diversi tipi di test in ciascun paese dell’Ue, nel prossimo mese: 2.500 test (di cui 200 in Italia) sui prodotti trasformati che secondo l’etichetta contengono carne bovina, alla ricerca di eventuali tracce di Dna equino; e 4.000 test nei macelli equini alla ricerca del farmaco Fenilbutazone (un antinfiammatorio dannoso se introdotto nella catena alimentare) nella carne di cavallo commercializzata nell’Ue. Di questi 4.000 test, 2.500 saranno effettuati sulla carne equina prodotta nell’Ue, e 1.500 in quella importata, principalmente da Canada (12.000 tonnellate all’anno), Messico (11.000 tonnellate) e Argentina (8.000 tonnellate).

Il consumo totale di carne equina nell’Ue è di 110.000 tonnellate all’anno. L’Italia è il principale produttore (18.000 tonnellate all’anno), seguita da Polonia (15.000 tonnellate) e Romania (10.000 tonnellate). L’Italia, che è anche uno dei maggiori consumatori (insieme a Belgio e Francia), è il paese in cui verrà condotto il più alto numero di test alla ricerca del Fenilbutazone nella carne equina: 1.020. Il paese al secondo posto per numero di test, 560, è il Belgio, altro grande consumatore, seguito dalla Francia con 430, Polonia con 410 e dalla Romania con 280.

I test sul Dna nei prodotti trasformati a base di carne bovina saranno invece 200 per ognuno dei grandi paesi (Italia, Francia, Regno Unito, Germania) e anche per il Belgio e la Polonia, 190 per la Spagna e poi via via meno per i paesi più piccoli.

La Commissione ha annunciato che pagherà 200 euro per test, e “fino alla metà” del costo di ciascun test; la spesa prevista è di circa 3 milioni di euro. Tutti i test potranno essere estesi per altri due mesi, se fosse necessario a seguito dei risultati del primo mese.

Il piano sarà presentato come raccomandazione della Commissione al Comitato permanente Ue sulla catena alimentare, che si riunisce venerdì a Bruxelles, e in cui siedono e votano gli esperti di tutti governi degli Stati membri. Le proposte della Commissione nel Comitato permanente, di norma, possono essere respinte solo a maggioranza qualificata.

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fonte lastampa.it

IL 14 FEBBRAIO – One billion rising, un flash mob per “sollevarsi” contro la violenza sulle donne

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One billion rising, un flash mob per “sollevarsi” contro la violenza sulle donne

Le adesioni all’iniziativa internazionale che si terrà il 14 febbraio arrivano da ogni parte del mondo. A lanciarla Eve Ensler, autrice de “I monologhi della vagina”. Obiettivo, portare nelle piazze la coreografia “Break the chain” per un ballo collettivo contro gli abusi sulle donne. Vera novità, la partecipazione degli uomini, molti anche famosi che hanno prestato il loro volto per messaggi di sostegno

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di | 13 febbraio 2013

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Un elenco definitivo è impossibile: il numero di associazioni e gruppi che parteciperanno alla campagna One billion rising aumenta di giorno in giorno. Le adesioni all’iniziativa internazionale contro la violenza sulle donne che si terrà il 14 febbraio – il giorno di San Valentino – arrivano da ogni parte del mondo (197 Paesi). “Una donna su tre, durante l’arco della propria vita, viene stuprata o subisce violenza”, recita la presentazione dell’evento che è stato lanciato grazie all’impegno di Eve Ensler, drammaturga e sceneggiatrice, conosciuta per i celebri “Monologhi della vagina” che sono stati messi in scena in diversi teatri europei e americani e che sono stati tradotti in 35 lingue.

Lo slogan della giornata è chiaro: “Un miliardo di donne che subiscono violenza sono un’atrocità. Un miliardo di donne che danzano una rivoluzione”. L’obiettivo del flash mob (riunione di un gruppo di persone in uno spazio pubblico per una durata di tempo breve) è di “sollevarsi” contro la violenza sulle donne ballando a ritmo di musica nelle piazze. Con tanto di coreografia da imparare grazie a un video tutorial.

La danza sarà il mezzo per cercare di diffondere il messaggio che sta alla base dell’iniziativa. One billion rising, infatti, intende essere uno sciopero globale, un appello alle donne e agli uomini per dire “no” alla sottocultura dello stupro, un atto di solidarietà, un rifiuto ad accettare la violenza contro le donne e le ragazze come qualcosa di ineluttabile, un nuovo modo di essere.

Come spiega Ensler nell’ultimo video, questo sarà il primo evento mondiale in cui donne e uomini insieme, di nazioni e classi diverse, si uniranno con la consapevolezza che la violenza contro le donne non è qualcosa di privato ma un’epidemia patriarcale diffusa in tutto il mondo. “Vorrei anche dirvi che il 15 febbraio, il giorno dopo cioè, non sarà tutto finito – spiega Ensler – perché questo è l’inizio di una nuova era visto che abbiamo portato la violenza contro le donne al centro dell’agenda, facendo in modo che non possa più essere marginalizzata. E quando danzeremo vorrei che fosse al di fuori dalle gabbie in cui ci costringe ogni giorno la società sessista in cui viviamo, fuori dalle paura di essere giudicate, violentate, molestate, attaccate”.

One billion raising è un evento a cui sono chiamati a partecipare anche gli uomini. All’iniziativa hanno aderito attori e registi come Robert Redfort, che ha girato un video di sostegno qualche mese fa.

Come per ogni evento di stampo femminista, non mancano le polemiche. E gli attacchi arrivano proprio dall’interno. C’è chi come Carolyn Gage, famosa drammaturga americana e attivista femminista lesbica, assicura che non parteciperà. I motivi sono ben argomentati nel post che ha pubblicato sul suo blog. Gage sostiene che una danza sensuale e gioiosa non può essere la risposta alla violenza quotidiana che subiscono le donne perché in questa violenza non c’è nulla di piacevole o divertente. Secondo Gage, inoltre, nel linguaggio comune, quando si parla di violenza contro le donne, si tende a nascondere l’agente (omettendo cioè che l’azione è compiuta da un uomo), fissando l’attenzione su chi subisce, usando espressioni come vittima di violenza, di stupro, violenza contro le donne, e così via. La campagna “One rising woman” si colloca in questo scenario. “Ho letto il sito – scrive Gage. – Se fossi un marziano arriverei alla conclusione che la violenza contro le donne è una specie di virus che colpisce soltanto le donne e che arriva non si sa bene da dove. Non c’è nulla che lascia capire che a massacrare la metà della popolazione mondiale femminile è proprio l’altra metà, quella maschile”.

Il dibattito è acceso, anche tra le commentatrici dello stesso blog, molte delle quali si dicono d’accordo in linea teorica con le obiezioni della Gage ma in pratica vicine all’iniziativa.

In Italia saranno moltissime le città in cui ci si muoverà a ritmo di musica. Elencarle tutte non è possibile. Per informazioni più dettagliate si può controllare l’elenco sempre in fase di aggiornamento sul sito One billion rising oppure sulla pagina Facebook.

A Milano l’appuntamento è in piazza Duomo avanti a Palazzo Reale alle 18.45. Alle 19 partirà la canzone dell’inno ufficiale “Break the Chain”.

A Bologna si partirà da piazza San Francesco con un corteo danzante che arriverà in piazza Maggiore e terminerà alla Montagnola (le organizzatrici consigliano di portare tamburi, percussioni, sonagli e cavigliere). Dalle 19 alle 21 alla Tenda del parco della Montagnola aperitivo con djset. Il ricavato andrà a favore della Casa delle donne.

A Firenze flash mob alle 15 con pupazzi, performance teatrali e ballo collettivo. Si consiglia di vestirsi in rosso e nero e/o rosa.

A Roma ci saranno diversi eventi. Si comincia alle 14.30 in piazza del Popolo. Poi alle 16 alla scalinata di piazza di Spagna e alle 16.45 al Colosseo sotto l’arco di Costantino. Alle 17 appuntamento al ponte Mazzini e al piazzale della Stazione Tiburtina. Mentre alle 18.30 si balla alla Casa internazionale delle donne.

A Oristano si danzerà con Lorella Zanardo attorno alla statua di Eleonora d’Arborea. Seguirà la narrazione pubblica di Gianluca Medas su Eleonora d’Arborea e sulla Carta de Logu, legislazione d’avanguardia sulla violenza alle donne.

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fonte ilfattoquotidiano.it