Sisma L’Aquila: 4 condanne per il crollo della Casa dello Studente

Casa dello studenteLa Casa dello studente

Sisma L’Aquila

4 condanne per il crollo della Casa dello Studente

Alla lettura del dispositivo commozione ma anche rabbia per una sentenza non ritenuta ‘equa’: “Gli studenti dovevano essere fatti uscire”, ripetono parenti e amici che si aspettavano dieci condanne

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Roma, 16-02-2013

La casa dello studente è crollata non solo per la furia del terremoto, ma soprattutto per la carente progettazione e modalità di realizzazione di una struttura costruita nel ’65 e inoltre “per i carichi verticali aumentati nel corso della ristrutturazione del 2000, peraltro non collaudata dal tecnico dell’azienda per il diritto allo studio dell’Aquila Pietro Sebastiani, intervento che ha compreso anche il montaggio della parete Rei, una struttura anti-incendi, per la quale “le conseguenze del crollo sono state rese ancora piu’ gravi”.

Sono questi gli aspetti salienti alla base delle quattro condanne emesse dal giudice del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco, al termine del processo di primo grado per il crollo della casa dello studente che si è concluso oggi all’Aquila. In sostanza, il giudice dopo tre ore di camera di consiglio, ha confermato il quadro accusatorio e le richieste del Pm Fabio Picuti, che al termine non ha voluto rilasciare commenti limitandosi ad un “sono soddisfatto”. Non ha voluto commentare la sentenza il giudice Grieco. I difensori dei condannati hanno annunciato ricorso in appello che potra’ essere presentato dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza prevista tra 90 giori.

Le condanne
Tre condanne a quattro anni e una a due anni e sei mesi nel processo di I grado per il crollo della Casa dello studente dell’Aquila, avvenuto la notte del 9 aprile 2009in occasione del tragico terremoto che uccise 309 persone. I quattro condannati per il crollo del 2009 della casa dello studente dell’Aquila, Bernardino Pace, Pietro Cen tofanti e Tancredi Rossicone Pietro Sebastiani, sono stati anche interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.

In particolare, accogliendo le richieste del pm Fabio Picuti, il Gup del Tribunale dell’Aquila ha condannato a quattro anni Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000, che, secondo l’accusa, avrebbero ulteriormente indebolito il palazzo, che già presentava vizi costruttivi all’epoca della sua edificazione negli anni ’60. Il gup ha anche deciso quattro assoluzioni perché il fatto non sussiste e due per non luogo a procedere.

Secondo la sentenza di primo grado pronunciata all’Aquila ai parenti delle vittime andrà un risarcimento danni in via provvisionale per circa due milioni di euro. In Aula molti i parenti delle vittime. Alla lettura del dispositivo commozione ma anche rabbia per una sentenza non ritenuta ‘equa’: “Gli studenti dovevano essere fatti uscire”, ripetono parenti e amici che si aspettavano dieci condanne.

Il sindaco Cialente: costruire male conduce a stragi
“E’ stato un processo lungo, attento. Chiaramente chi ha sbagliato a fare i lavori, anche perché il progetto era sbagliato, è giusto che ne risponda alla legge, è giusto che la giustizia faccia il suo corso. L’unica cosa che spero è che questa sentenza possa in parte, e ripeto in parte, se mai possibile, restituire un minimo di serenità alle famiglie dei ragazzi”. Così il sindaco dell’ Aquila, Massimo Cialente, commenta la sentenza di primo grado del processo per il crollo della Casa dello Studente (otto vittime) nel sisma dell’aprile 2009, all’Aquila “Questa sentenza, come probabilmente le altre che seguiranno per altri crolli ingiustificabili, credo abbia un valore più ampio di questa vicenda – ha proseguito -: soprattutto credo possa richiamare la massima attenzione sul fatto che gli interventi sbagliati di costruzione o ristrutturazioni, come in questo caso, portano stragi, come successo all’Aquila, in occasione del sisma, in tanti edifici in cemento armato e come successo per altri crolli in Italia”.

Infine, un pensiero del sindaco (primo cittadino dell’Aquila anche all’epoca del terremoto) per Luca D’Innocenzo, uno dei quattro imputati assolti “perché il fatto non sussiste”. “Sono contento dell’assoluzione di D’Innocenzo della cui estraneità non ho mai dubitato e che in seguito al rinvio a giudizio si dimise da assessore della mia giunta dove stava svolgendo un ottimo lavoro con la delega all’assistenza alla popolazione”.

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fonte rainews24.it

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