Archivio | febbraio 18, 2013

GIANNINO, UN NOME UNA ‘MACCHIETTA’ – Zingales lascia Giannino: “Non mi fido di chi mente sul curriculum” / VIDEO: Pinocchio Giannino

Pinocchio Giannino

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Pubblicato in data 18/feb/2013

Oscar Giannino, dopo l’annunzio delle dimissioni di Zingales ha smentito la sua dichiarazione riguardo il conseguimento di un master alla Chicago Booth, peccato che la realtà gli remi contro.

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ALTRA ‘PERLA’ DI GIANNINO

«vergognatevi voi, non avete ascolktato e ragliate alo specchio cadendo nella trappola di chi fa sempre credere agli italiani che ci si debvba dar ddosso insultandosi» (Oscar Fulvio Giannino)

La trascrizione è testuale in copia e incolla, e lascia ancor più interdetti alla luce degli errori di digitazione del personaggio che raglia accusando di ragliare e col quale non intendiamo proseguire oltre la discussione…LEGGI L’ARTICOLO

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Zingales lascia Giannino: “Non mi fido di chi mente sul curriculum”

L’economista, tra i promotori del movimento “Fermare il declino”, accusa il leader di “Fare” di aver millantato in tv un master alla University of Chicago Booth School of Business, dove insegna. “Non un errore veniale: rompe il rapporto fiduciario tra cittadini e rappresentanti politici”. La replica: “Equivoco, lì ho studiato inglese. Bastava chiederlo”. E Zingales afferma di averglielo chiesto in ginocchio

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ROMA Luigi Zingales, economista e accademico, tra i promotori del movimento “Fermare il declino”, annuncia con un lungo e circostanziato post sul suo profilo Facebook una repentina retromarcia, accompagnata da “profonda disperazione”, rispetto al sostegno alla corsa elettorale di Oscar Giannino. Il cui schieramento, “Fare per fermare il declino”, stando a quanto afferma Zingales, potrebbe essere ironicamente ribattezzato “Fare per ‘truccare’ il declino”. Perché di questo si tratta, giocare barando, o meglio, millantando titoli accademici inesistenti, come accaduto durante il passaggio di Giannino a Repubblica.tv. Accusa che Giannino respinge, parlando di un equivoco. E la polemica monta sui social network, con il caso Zingales che diventa trending topic su Twitter.

VIDEO: Giannino parla del Master a Repubblica.tv

FOTO Il post di Zingales e il curriculum di Giannino

Cosa ha gettato in tanta prostrazione Luigi Zingales? Non un disaccordo sulle proposte, sulle idee o sulle scelte strategiche assunte in campagna elettorale. Semplicemente, Oscar Giannino ha mentito sul suo curriculum, colpa gravissima agli occhi di un movimento che, realizzando “un piccolo miracolo”, era riuscito a selezionare “liste di persone brave e pulite”. “Ma scegliere persone brave non basta – scrive ancora Zingales -. Per cambiare l’Italia c’è bisogno anche di rigore nel metodo: onestà, trasparenza, ed accountability”.

Agli occhi di Zingales, dunque, Giannino ha perso credibilità nel momento in cui, scrive l’economista, “ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un Master alla mia università (la University of Chicago Booth School of Business, ndr) anche se non era vero. Anche la sua biografia presso l’istituto ‘Bruno Leoni’ ora prontamente rimossa riportava credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false”.

Per Zingales, è ancora più grave il modo in cui questo “brutto episodio” è stato gestito. “In una organizzazione che predica meritocrazia, trasparenza, ed onestà – afferma il docente -, la prima reazione avrebbe dovuta essere una spiegazione di Giannino ai dirigenti del partito, seguita da un chiarimento al pubblico. Invece Oscar si è rifiutato, nonostante io glielo abbia chiesto in ginocchio”. “Una bugia in tv può sembrare un errore veniale – sottolinea Zingales – per me non lo è: rompe il apporto fiduciario tra cittadini e rappresentanti politici”.

“Per fortuna Fare non è solo Oscar Giannino – conclude Zingales -. Ci sono decine di migliaia di attivisti fantastici che stanno lavorando sodo per cambiare l’Italia. Il mio cuore è con loro. Fare rimane la proposta politica migliore in questo momento molto difficile. Per questo voterò Fare. Ma, lo farò turandomi il naso”.

Giannino: “Mai preso un master alla Chicago Boolth”. Ieri a Matera, prima che Zingales spiegasse la sua scelta via Facebook, Oscar Giannino aveva già respinto le accuse dell’economista, liquidando anche l’idea di un leader refrattario a dare spiegazioni. “Mi hanno detto – ha commentato Giannino – che in rete c’è una cosa che gira su un mio presunto master alla Chicago Boolth. Vorrei chiarire che su questo c’è un equivoco. Io il master non l’ho preso alla Chicago Boolth. Sono andato a Chicago a studiare l’inglese e così via. Bastava chiederlo e avrei risposto. Lo chiarisco perché in rete c’è una cosa che monta. Luigi Zingales insegna alla Chigaco Boolth, mi è capitato di parlarci ed è uno dei nostri fondatori. Insegna lì. Io sono stato a Chicago da giovane a studiare e non ho preso il master alla Chicago Booth”.

Oggi, la nuova replica di Giannino a Zingales, con uno scritto apparso sul sito di Fare. “La mia risposta a Luigi Zingales è molto semplice. Mai preso un master a Chicago Booth. Ma il punto è un altro. A Luigi, a quattro giorni dalla fine della campagna elettorale, non è bastato. In effetti, da quanto ho detto a Repubblica si capiva il contrario. Quindi, chiarire era necessario in pubblico, sostiene Luigi. Ed è una piccola prova di quello che Fare riserverà all’Italia. Cominciando da me, come – ripeto – è giusto”.

“Sono da decenni giornalista – prosegue il “chiarimento” di Giannino -. Non ho mai usato presunti titoli accademici, che non ho, per carriere che non mi competono. Lavoro da quando sono giovane, sotto gli occhi di tutti. Quanto so l’ho studiato per i fatti miei, vale anche per gli altri titoli che mi vengono attribuiti in Rete. Continuo a farlo ogni giorno, ed è ciò che dato forza a quel che ho fatto scritto e detto sotto gli occhi di tutti. Ora gambe in spalla, e occupiamoci di raggiungere il risultato che è a portata di mano”. (18 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it

DIEDE IL VIA ALL’INCHIESTA DI REPUBBLICA “VACCINATI A MORTE” – È morto il caporale Erasmo Savino: denunciò i vaccini che uccidevano i militari

È morto il caporale Erasmo Savino denunciò i vaccini che uccidevano i militari
Erasmo Savino

È morto il caporale Erasmo Savino
denunciò i vaccini che uccidevano i militari

Si è spento nella mattinata  il militare che aveva deposto davanti alla Commissione “Uranio impoverito” del Senato. La sua storia, dalla quale è partita l’inchiesta di Repubblica.it “Vaccinati a morte”, aveva indirizzato il Parlamento a indagare il rapporto tra le vaccinazioni sbagliate e il crescente numero di malattie nell’esercito

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di VITTORIA IACOVELLA

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ROMA – “Ce la farò perché mi voglio sposare  –  diceva  –  anche se so che è una malattia di cui si muore”. Poi la sua rabbia di lavoratore semplice “mi hanno usato e abbandonato”. Erasmo Savino, 31 anni, caporale maggiore dell’esercito in Kosovo, si è spento questa mattina alle 8.15, dopo quindici anni di servizio, una malattia fulminea, nessun riconoscimento come vittima del dovere, addirittura neanche la semplice liquidazione.

Il cancro era partito da un dito del piede, aveva covato sotto semplici scarponi. Era partito a ventinove anni, da un paese senza lavoro ed era stato mandato a scavare in Kosovo, nella terra avvelenata dall’uranio impoverito, con le difese demolite da una raffica di vaccini troppo ravvicinati quando non si poteva dire di no. Lo stipendio o la salute.

Erasmo aveva deposto davanti alla Commissione “Uranio impoverito” del Senato e dalla sua storia era partita l’inchiesta “Vaccinati a morte” di Repubblica.it. Un’indagine che ha approfondito il legame tra le vaccinazioni fatte male e il crescente numero di malattie che colpiscono i nostri militari.

GUARDA IL VIDEO DELL’INTERVISTA

Nella sua casa di Saviano, in provincia di Nola, il fratello Cosimo di 36 anni risponde al telefono, avvisa i parenti.
Il resto della famiglia è raggomitolato su se stesso. Muta nel suo dolore Giulia, la fidanzata di 29 anni, che aveva lasciato il lavoro per seguirlo nelle cure disperate mentre lo vedeva spegnersi. Aveva riposto il sogno di una bella festa perché Erasmo quando aveva scoperto la malattia stava per sposarla. In un angolo cataste di documenti e di perizie mediche che dimostrano la connessione tra il suo cancro e i vaccini somministrati male.

Il funerale è previsto per domani (martedì) alle 11 nella chiesa dell’Immacolata. Si preparanno ad andare un fiume di parenti, amici, venti-trentenni di un paese in cui un lavoro vale come una vita. Le istituzioni no, quelle non ci saranno. Le stesse che avrebbero dovuto pronunciarsi entro 220 giorni, ma che dopo più di due anni non hanno risposto.

Giorgio Carta, l’avvocato del caporale, ha la voce rotta: “È il giorno più triste della mia professione, Erasmo non è il primo, non sarà l’ultimo. Dobbiamo far sì che i responsabili di questa strage silenziosa rispondano di azioni e di omissioni”. (18 febbraio 2013)

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L’ALTRA INCHIESTA

LINK: Vaccinati a morte/1

Per anni s’è parlato di uranio come causa dei tumori che hanno colpito i militari italiani. Adesso, però, la Commissione d’inchiesta del Senato ha individuato un altro possibile motivo: le vaccinazioni fatte con tempi, modalità e controlli sbagliati

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LINK: Vaccinati a morte/2

Continua la nostra inchiesta e da Antonio Giordano, presidente dello Sbarro Institute di Philadelphia all’infettivologo Giulio Tarro, arrivano conferme: vaccinazioni troppo ravvicinate, anamnesi insufficienti e confezioni multidose possono essere all’origine delle morti o delle gravi malattie dei militari

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Vaccinati a morte/3

Vaccinazioni ai militari italiani
il Parlamento riconosce gli errori

Vaccinazioni ai militari italiani  il Parlamento riconosce gli errori

Pubblichiamo in anteprima la bozza di conclusione della commissione d’inchiesta. Negata responsabilità nei tumori dell’uranio impoverito, ma confermate le preoccupazioni sull’uso dei medicinali. Non punibili gli uomini e le donne in divisa che rifiutino la profilassi
di VITTORIA IACOVELLA

 COMMISSIONE D’INCHIESTA, LA RELAZIONE

LE REAZIONI

I parenti: un primo passo
Ma restano troppi ostacoli

Per il presidente della commissione, il senatore Rosario Giorgio Costa, è stata dimostrata “autonomia e indipendenza verso i poteri forti”. Ma ecco cosa dicono i familiari delle vittime, i soldati malati gli scienziati e Farmindustria

Continua la nostra inchiesta e da Antonio Giordano, presidente dello Sbarro Institute di Philadelphia all’infettivologo Giulio Tarro, arrivano conferme: vaccinazioni troppo ravvicinate, anamnesi insufficienti e confezioni multidose possono essere all’origine delle morti o delle gravi malattie dei militari

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fonte inchieste.repubblica.it

Al Conclave il cardinale Mahony che coprì lo scandalo abusi: negli Usa scoppia la polemica. E in Italia «Famiglia cristiana» solleva il caso

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Negli Stati Uniti il prelato è già stato sollevato da tutti gli incarichi

Al Conclave il cardinale Mahony che coprì lo scandalo abusi: negli Usa scoppia la polemica

Petizione di un gruppo di cattolici Usa contro l’ex arcivescovo
E anche in Italia «Famiglia cristiana» solleva il caso

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Il cardinale Mahony non deve votare in Conclave. È la richiesta di un gruppo di cattolici americani, Catholics United, che hanno lanciato anche una petizione nazionale. Roger Mahony è l’ex arcivescovo di Los Angeles che è stato sollevato da tutti gli incarichi dal suo successore alla diocesi, mons. Josè Gomez, perché riconosciuto colpevole di aver insabbiato 129 casi pedofilia da parte di sacerdoti. Proprio su uno di questi casi, sabato 23 febbraio Mahony dovrà deporre in Tribunale.

LA PROTESTA – «Se un Cardinale è privato del suo ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per il prossimo Santo Padre? Il Cardinal Mahony aggraverebbe ulteriormente lo scandalo e la vergogna per la nostra Chiesa se partecipasse al Conclave» si legge nella petizione che chiede all’alto prelato di restare a casa.

IL SONDAGGIO SU «FAMIGLIA CRISTIANA» – E la questione arriva anche in Italia. Famiglia Cristiana lancia un sondaggio online chiedendo agli utenti di esprimere la loro opinione: Mahony al Conclave sì o no? Oltre che aprire il suo sito con un lungo dossier sulla vicenda, in cui si parla anche della petizione, avviata in Usa.

LA REAZIONE – Mahony ammette sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche ricevute negli ultimi giorni: «Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l’umiliazione subita al momento». E ancora: «Negli ultimi giorni mi sono trovato ad essere umiliato molte volte. Sono stato affrontato in più di un luogo da gente molto infelice. Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e nei confronti della Chiesa», ha scritto il Cardinale.

Redazione Online CorSera

18 febbraio 2013 | 18:43

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fonte corriere.it

B. SPARA SU TUTTI: “Magistrati cancro della democrazia.Grillo ridicolo e inadeguato. Angela Merkel burocrate dell’est”

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Berlusconi: magistrati cancro democrazia. In tv solo con Bersani

L’ex premier torna alla carica contro i giudici e si scaglia contro Grillo: «Ridicolo e inadeguato». Poi attacca Angela Merkel: burocrate dell’est

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ROMA – Il ruolo che sta svolgendo la magistratura «è una patologia, un cancro della nostra democrazia». Silvio Berlusconi intervistato da Rtl torna ad attaccare i giudici. L’ex premier ha ricordato l’avviso di garanzia ricevuto nell’estate del ’94 e che avrebbe «ribaltato il risultato delle urne» dalle quali egli era uscito vincitore. «L’intervento della magistratura si era già palesato – ha proseguito – nel 1992-93, con iniziative verso i partiti democratici che, avevano sì commesso degli errori, ma che dovevano confrontarsi con un Partito comunista che riceveva finanziamenti dall’Unione Sovietica. Partiti che ci hanno assicurato benessere e democrazia». «Poi la magistratura – ha aggiunto il leader del Pdl – ha continuato a svolgere questo ruolo che è una patologia, un cancro della nostra democrazia».

Confronto tv.
Sì a un confronto tv tra i candidati alle elezioni, ma solo tra «gli unici due che hanno possibilità di vincere» e cioè Bersani e Berlusconi, ha ribadito il Cavaliere. «Un confronto tv – ha detto Berlusconi – l’ho sempre accettato con chiunque, tanto è vero che talvolta ho avuto addirittura sei contraddittori. In questo caso però avrebbe senso che vadano solo gli unici due che hanno possibilità di vincere». Berlusconi ha ribadito che a suo avviso «Monti è disperato perchè molto probabilmente non raggiungerà il 10% dei voti e quindi resterà fuori dal Parlamento lui, Casini e Fini». Riguardo della promessa fatta ieri, di ubriacarsi nel caso di un’esclusione dei centristi dal Parlamento, Berlusconi ha precisato: «Nella vita non mi sono mai ubriacato, questa sarebbe la prima ed ultima volta».

Contro Grillo. «Grillo non è andato in tv perché la telecamera, ritraendolo da vicino, avrebbe scoperto la sua intima natura di cattivissimo» ha detto Berlusconi, che si dichiara certo che Grillo non farebbe mai un confronto tv con lui: «Non gli converrebbe, non sa nulla sui conti dello Stato. E’ un fenomeno da baraccone che però sottrae voti ai moderati e fa vincere la sinistra». E ai moderati tolgono i voti anche Monti e i centristi: «Gli eventuali voti – ha spiegato – dati a Monti o Casini sono voti dati alla sinistra, e allora è meglio votare l’originale; oppure sono voti tolti a noi impedendoci la vittoria, ma non credo che avverrà». Berlusconi ha anche ammesso la bravura di Grillo nei comizi: «È un istrione abituato al grande pubblico, è un professionista, con un copione ben preparato».

Nuova tangentopoli.
Non è possibile «nessun paragone» tra l’attuale ondata di arresti e di scandali e Tangentopoli, ha poi affermato il leader Pdl secondo il quale le attuali iniziative della magistratura sono «una cortina fumogena» per coprire la vicenda Mps. «Non si può fare alcun paragone con il 1992-93; allora c’era un sistema di partiti che vivevano dei soldi che ricevevano dalle imprese; ma poi sono arrivati i rimborsi elettorali per cui i partiti non hanno più bisogno di quei soldi». L’attuale ondata di scandali, ha affermato Berlusconi, prende le mosse dalla vicenda Monte Paschi di Siena nella quale «ci sono 3 miliardi di euro che sono finiti nelle tasche di chi non si sa», e nella quale «il Pd c’è dentro fino al collo benché se ne sia tirato fuori».

«Se la Lega dà problemi potremmo far cadere tre Regioni».
Silvio Berlusconi alla platea di Confindustria a Monza ha voluto spiegare che se vincerà le elezioni il suo governo potrà fare molte cose e che se la Lega facesse difficoltà, si potrebbero far cadere le tre Giunte di Veneto, Piemonte e, in caso di vittoria al Pirellone, Lombardia, che hanno un presidente leghista. «Potremmo far cadere le Giunte delle tre Regioni – ha spiegato – se ci fossero difficoltà al governo e quindi credo che avremmo mano libera per prendere tutte le decisioni se avremo alle elezioni il 55% alla Camera e una buona maggioranza anche al Senato».

«Merkel burocrate dell’est». «La signora Merkel è una donna intelligente ma è nata nella Germania dell’est e si è costruita come una burocrate della Germania dell’est che era un’economia centralizzata» ha detto Berlusconi. Parlando della sua opposizione al Fiscal compact, il Cavaliere ha sostenuto che «la profonda cultura della Merkel prevede che l’economia sia organizzata in modo ferreo e pensa che ogni stato debba arrivare con un bilancio annuale con un deficit massimo dello 0,50, che è come imporre a tutti i cittadini europei maschi di avere il 42 di piede e alle donne il 40. Per quanto riguarda la Tobin tax, la Merkel con il suo maggiordomo Sarkozy la presentò al G20 e venne bocciata tra l’ilarità generale».

Lunedì 18 Febbraio 2013 – 10:13
Ultimo aggiornamento: 16:16
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IDEA MALSANA… – Capitan Schettino testimonial del Conero: rivolta di sindaco e associazioni

“Torni sulla nave, cazzo!!”

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Capitan Schettino testimonial del Conero: rivolta di sindaco e associazioni

Insorgono gli operatori: “Sarebbe solo un danno all’immagine, si tratta di una idea buia e malsana”

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Un invito all’ex comandante della Concordia Francesco Schettino a partecipare a un incontro a Numana per un progetto di rilancio dell’immagine della Riviera del Conero nel mondo, scatena le proteste del sindaco e delle associazioni di categoria, che la bollano come un’idea “buia, malsana e fantasiosa”.

Tutto parte da una notizia comparsa sulle pagine locali del Resto del Carlino, secondo cui un operatore turistico numanese, di cui non viene fatto il nome, ha contattato Schettino in virtù del suo rapporto di amicizia con il capitano.

Un’iniziativa isolata, pare di capire, se è vero che nessuno, tra i rappresentanti delle principali associazioni di categoria, ne sapeva qualcosa. “Ho avuto modo – dice Carlo Neumann, presidente dell’Associazione Riviera del Conero – di confrontarmi con altri presidenti di categoria, in particolare con la presidente dell’Associazione albergatori Riviera del Conero Annamaria Ciccarelli e con il presidente del Consorzio turistico Numana Marco Agazzani, che all’unisono smentiscono qualsiasi possibilità di sviluppo della malsana idea di avvalersi di una qualsiasi forma di collaborazione con Schettino. Mi auguro, qualora fosse realmente stata partorita localmente da qualcuno, che ci si sia resi conto del danno d’immagine che arreca al territorio del Conero”.

“Auspichiamo vivamente – incalza Neumann – che questa buia fantasia non abbia fondamento alcuno: una persona divenuta famosa per un evento così negativo sicuramente non deve essere associata a una località che vive di turismo, bella e solare”.

E di effetto “boomerang” parla anche il vicepresidente regionale di Confesercenti, Giancarlo Gioacchini: “Non è sicuramente un fatto positivo per l’immagine della Riviera del Conero. E’ una cosa fuori da ogni logica”.

Un’idea di chi possa aver pensato a Schettino per questo ruolo se non di ‘testimonial’ di esperto di turismo, ce l’ha il sindaco Marzio Carletti (Pd), che sul punto, però parla solo fuori taccuino. Carletti sa che l’operatore e il capitano si conoscono, per il resto ‘no comment’. Ma va giù duro, tenendo a freno la facile ironia, sull’iniziativa: “Apprezzo lo sforzo di fantasia, ma bisogna partorire qualcosa di più interessante. Spero che non ci sia nulla di concreto: la cosa mi vede assolutamente contrario. Al di là di tutte le considerazioni e dell’aspetto giudiziario, Schettino non mi sembra la figura corretta a cui riferirsi per rilanciare l’immagine turistica di Numana. Dunque, un’idea fantasiosa con un vizio d’origine. L’accostamento del nome di Schettino con Numana lo eviterei in ogni modo. Mi auguro che si tratti di un’idea isolata. Qualora poi ci fosse qualcosa di concreto, come amministrazione non vogliamo essere coinvolti”. (17 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it

Ecuador, Correa rieletto presidente: “Avanti con la Revolucion”

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Ecuador, Correa rieletto presidente: “Avanti con la Revolucion”

Il leader socialista, tra gli alleati latinoamericani di Chavez, ha ottenuto tra il 57 per cento dei consensi. L’ex banchiere Lasso, quello tra i sette sfidanti che ha fatto meglio, si è fermato al 23,8 per cento

Ecuador, Correa rieletto presidente: "Avanti con la Revolucion"
Sostenitori di Correa festeggiano la vittoria (ap)

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QUITORafael Correa, uno dei leader “bolivariani” dell’America Latina, è stato rieletto alla presidenza dell’Ecuador con un ampio margine. L’esponente socialista ha raccolto il 56,9 per cento dei consensi contro il 23,8 per cento dell’ex banchiere Guillermo Lasso, quello che tra i sette sfidanti ha fatto meglio.

“Questa è una rivoluzione che non ferma nessuno”, ha commentato Correa poco dopo la diffusione di questi dati. Era così sicuro della vittoria che non ha atteso i risultati ufficiali: visibilmente emozionato, ha festeggiato nella sede della presidenza a Quito insieme alla moglie e ai tre figli, alla presenza di diversi membri del suo governo e dei giornalisti. “Stiamo costruendo la nostra ‘Patria Grande’ latinoamericana. Grazie per la vostra fiducia, siamo qui per servirvi”, ha detto affacciandosi al balcone del palazzo presidenziale e salutando centinaia di simpatizzanti.

Lasso aveva incentrato la sua campagna elettorale “sull’autoritarismo”, gli “scandali per corruzione” e “il controllo sull’economia e i media” da parte del capo dello Stato. Tutte accuse condivise dagli altri oppositori e da tanti osservatori internazionali. Il dato di fatto è però che Correa ha stravinto.

Economista con studi negli Stati Uniti e in Belgio, tra gli alleati latinoamericani del presidente venezuelano Hugo Chavez, Correa appare destinato a diventare il presidente con il mandato ininterrotto più lungo alla guida del Paese. Il leader del partito ‘Alianza Pais’ guida la ‘rivoluzione cittadina’, come lui stesso ha chiamato anni fa il suo programma socialista. E’ al potere dal 2007 ed era stato già rieletto nel 2009: rimarrà al vertice dello Stato per altri quattro anni, per un totale di dieci, in un Paese peraltro con una grande instabilità politica, visto per esempio che tra il 1997 e il 2007 i presidenti sono stati ben sette.

Correa ha capitalizzato alcuni risultati ottenuti negli ultimi anni, quali un miglioramento della sanità, dell’istruzione e delle vie di comunicazione. La sua popolarità è innegabile e trae vantaggio tra l’altro dai milioni di dollari che piovono su Quito grazie agli alti prezzi del petrolio e delle materie prime agricole.

Negli ultimi giorni, il presidente ha fatto sapere di essere pronto ad affrontare le tante sfide ancora aperte, gli investimenti nella nascente industria mineraria, la riduzione della spesa pubblica e la lotta alla disoccupazione. Sono infatti tanti gli ecuadoriani emigrati negli Usa e in Spagna, Italia e altri Paesi europei, alcuni dei quali ormai da tempo stanno rientrando in patria spinti dalla crisi economica. (18 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it

Chavez annuncia su Twitter: “Sono tornato in Venezuela”

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Chavez annuncia su Twitter: “Sono tornato in Venezuela”

Il messaggio sul social network, dove ringrazia anche Fidel Castro e Cuba. L’ultimo tweer risaliva al 1 novembre 2012

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ROMA – Il presidente venezuelano Hugo Chavez annuncia su Twitter il suo rientro in Venezuela dopo l’intervento di dicembre scorso e il ricovero per un cancro a Cuba. “Siamo tornati nella patria venezuelana. Grazie mio Dio! Grazie popolo amato! Qui continueremo le cure”, si legge sul tweet.

FOTO  Il tweet di ChavezLEGGI Eletto per il quarto mandato

VIDEO Prime immagini dopo l’intervento

“Grazie a Fidel, a Raul e a tutta Cuba!! Grazie al Venezuela per tanto amore”, scrive ancora Chavez in tweet successivi: “Sono attaccato a Cristo e confido nei miei medici e infermieri. Hasta la victoria siempre!! Vivremo e vinceremo!!!”. L’ultimo tweet – prima dei tre di oggi con cui ha annunciato il suo ritorno in Venezuela – risaliva al 1 novembre 2012.

Da dicembre scorso il presidente venezuelano era ricoverato all’Avana dove si era sottoposto al terzo intervento in un anno e mezzo per il tumore. Il suo rientro era inizialmente atteso per il 10 gennaio scorso, quando era stato fissato il giuramento per l’insediamento, ma Chavez dovette prolungare la propria permanenza a Cuba a causa delle sue gravi condizioni di salute causate da un tumore all’inguine. (18 febbraio 2013)

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fonte repubblica.it