Archivio | febbraio 22, 2013

Rivoluzione Civile, Ingroia a Napoli «Monti più pericoloso di Berlusconi»

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Rivoluzione Civile, Ingroia a Napoli
«Monti più pericoloso di Berlusconi»

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NAPOLI – Antonio Ingroia non ha risparmiato energie nell’ultimo giorno di campagna elettorale, nel quale ha incassato l’appoggio del musicista, siciliano doc come lui, Franco Battiato, e ha chiesto i voti della sinistra pi— intransigente indicando nel premier uscente Mario Monti un «nemico» peggiore di Silvio Berlusconi per via della maggior credibilità di cui gode l’ex rettore della Bocconi.

Il leader di Rivoluzione civile – che ha rilasciato parecchie interviste sfruttando ogni spazio – è stato a L’Aquila, in un pellegrinaggio dolente per ricordare che il terremotato capoluogo abruzzese è il simbolo del «disastro» del Paese. Poi in Molise e in Sardegna, a Cagliari, dove ha incontrato Salvatore Usala, il portavoce dei malati di Sla – costretti alla lotta dai tagli del governo tecnico – al quale ha detto che Rc, lista dove ci sono due operai del Sulcis, non li lascerà soli. Infine a Napoli, con il viatico del sindaco arancione Luigi De Magistris. «Monti è politicamente più pericoloso di Berlusconi perché propaganda le stesse cose, ma lo fa con più credibilità», ha detto Ingroia.

Parlando delle minacce, l’ultima arrivata ieri con l’annuncio del tritolo, il candidato di Rc ha assicurato che «il tentativo di imporre un clima del terrore anacronistico non spaventa né piega chi combatte ogni giorno per l’affermazione della legalità». Altre cose che lo preoccupano. «La lettera di Berlusconi sulla restituzione dell’Imu – ad esempio – è più grave della lettera di minacce che mi è stata recapitata». «In quella missiva – ha aggiunto – c’è il reato di voto di scambio, ma anche quello di truffa elettorale perché Berlusconi tende a raggirare gli elettori. Non si tratta delle solite promesse elettorali, ma di una cosa più grave». Ingroia ha poi denunciato che la sua lista è stata censurata soprattutto dalla tv pubblica.

«Per questo – ha spiegato – vogliamo cacciare i partiti dal Cda Rai: perché gestiscono il potere a proprio uso e consumo e hanno falsato l’intera campagna elettorale». Ha insistito nel no ad alleanze con il centrosinistra perché «Bersani ha sostenuto le politiche del governo Monti a braccetto con Berlusconi, e ha scritto una dichiarazione di intenti che dice che vuole fare un accordo di legislatura con il centro di Monti per mantenere lo stesso disastro in eterno». Grillo, infine, fa solo «spettacolo lasciando insoluti i problemi delle persone». Ma ai Cinquestelle il pm in aspettativa lascia la porta aperta per il confronto nel dopo-elezioni. Per sé Ingroia, infine, ha rivendicato il diritto – un domani – a tornare alle inchieste. Anche se non nella sua Palermo.

Venerdì 22 Febbraio 2013 – 23:02
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Bersani chiude la campagna con Moretti e lancia la sfida a Grillo

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Bersani chiude la campagna con Moretti e lancia la sfida a Grillo

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20:36 22 FEB 2013

(AGI) – Roma, 22 feb. – I cancelli di una fabbrica e l’Ambra Jovinelli, l’antica anima laburista e la nuova sfida di governo. Pier Luigi Bersani ha chiuso oggi la campagna a Roma e il cerchio di un mese e mezzo di incontri, dibattiti e interviste andando in un luogo simbolo dell’eccellenza italiana, la Thales Alenia, dopo che aveva scelto come prima tappa del suo tour il Cern di Ginevra. E tornando nel teatro romano in cui il 17 gennaio aveva dato il via alla sfida elettorale. Qui, sul palco, Bersani ha trovato il fustigatore della sinistra Nanni Moretti pronto a sostenerlo. “Sono qui perche’ nonostante lo slogan elettorale ‘smacchiamo il giaguaro’ votero’ partito emocratico”, ha scherzato il regista.

 “Spero che lunedi’ festeggeremo la liberazione di 60 milioni di persone ostaggio dell’interesse di uno che ha cominciato a fare politica per difendere i suoi interessi”. Ma non e’ a Silvio Berlusconi, o almeno non a lui prima di tutti, che il segretario Pd ha indirizzato le ultime stoccate. E’ Beppe Grillo oggi a dominare la scena e verso e’ lui e’ partita la sfida. Agli elettori del Movimento 5 Stelle il segretario del Pd guarda con attenzione da tempo, cosi’ come “non snobba” chi in buona fede ha votato Pdl. “A chi ingrossa le fila di questo messaggio di Grillo, da diverse direzioni, dico che io capisco benissimo chi e’ arrabbiato e siamo arrabbiati anche noi. Non e’ questo il punto. Il punto e’ ma dove vogliamo portarlo questo disagio e questa protesta?”, ha chiesto piu’ volte e con insistenza. Se si va “nella direzione di uno che dice fuori dall’euro, non paghiamo i debiti andiamo in Grecia e oltre non tra sei mesi ma gia’ adesso, domani mattina”, ha avvertito. Ma piu’ ancora sui contenuti e’ sui modi di Grillo e il suo comandare “dal tabernacolo” che Bersani ha messo in guardia.

“C’e’ morta della gente per avere la democrazia, non si puo’ accettare l’uomo solo al comando”, ha chiarito. E poi “a differenza di Grillo che urla, non scappo davanti a una domanda. Lasciamo stare perbacco: son figlio di un meccanico non sono un miliardario”. Miliardario invece e’ Berlusconi e da lui, per Bersani, e’ partito il virus che ha contagiato anche Grillo. Mentre cadeva il Muro di Berlino e l’Europa festeggiava “siamo stati gli unici che invece di vedere rinverdita la politica l’abbiamo vista umiliata e massacrata, li’ si e’ insinuato un virus”, ha ricordato, che ha portato alla “personalizzazione della politica”. Ora tocca al Pd “costruire l’alternativa a questi 20 anni”. E non sara’ facile. “Non e’ che il giorno dopo non e’ scomparso il contagio e gli effetti di Berlusconi e della Lega. Smacchiare e’ un’operazione lunga, non si smacchia in un giorno solo…”, ha scherzato tornando sulla metafora del giaguaro, stapigliata per di piu’ su una spilletta che il leader del Pd ha indossato durante il comizio.

  Nonostante tutto, nonostante una destra “che non va sottovalutata” e una protesta che va compresa, Bersani e’ certo della vittoria. E non solo della sua. E’ fiducioso, lo ha detto, di una riscossa morale del Paese. “Le energie civiche e morali ci sono”, ha assicurato dopo avere ascoltato i lavoratori dell’Alenia, “il berlusconismo le ha stremate, ha puntato sul peggio ma c’e’ anche il meglio e noi punteremo sul meglio”. (AGI) .

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fonte agi.it

ROMA – Grillo si commuove: ‘Un sogno, è fase nuova’ / VIDEO: Grillo Tsunami Tour Roma P.zza San Giovanni

Grillo Tsunami Tour Roma P.zza San Giovanni

Grillo si commuove: ‘Un sogno, è fase nuova’

Il comico chiude lo ‘Tsunami tour’, in una piazza San Giovanni gremita: ‘Siamo 800 mila. I miracoli succedono, siamo prima forza del Paese. Io miliardario, Bersani parassita’

22 febbraio, 22:15

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“E’ tutta la notte che mi esercito per non commuovermi”. Così Beppe Grillo esordisce sul palco a piazza S.Giovanni, tra le urla e i cori della piazza. “Mi aspettavo qualcosa di più…” ironizza il leader di M5S guardando la piazza gremita: “Questo è un sogno”. “Siamo la terza, seconda, prima forza politica del Paese”, proclama.

“E’ iniziata una fase nuova, stiamo in una fase nuova”. Così Grillo esordisce. “Io ho dato fuoco a una miccia, non sono l’artefice”. “E’ finita!”, urla dal palco e la piazza di San Giovanni esulta. “E’ finita – ripete – è finita in una tristezza incredibile. Questi sono tutti dei falliti ma da domani inizia qualcosa di nuovo”. “E’ tutto finito. Sono nel caos. Il presidente della Repubblica se ne va quattro giorni dalla Merkel, il papa è prigioniero dei cardinali a Castel Gandolfo”.

“Gargamella dice che è figlio di un meccanico e che io sono miliardario ma io ho lavorato una vita per guadagnare questi soldi, non sono un parassita come lui”, dichiara Grillo. “I grandi sindacati, i sindacalisti sono responsabili di questo dissesto” del paese proprio “come i partiti”, dice. “Sono indietro di venti anni. In Germania gli operai fanno parte della proprietà aziendale”.

“I miracoli succedono”, urla il comico. Il leader del M5s ricorda i successi inaspettati delle amministrative di Parma e della Regione Siciliana. “Io ho attraversato lo Stretto di Messina e scommettevano sul mio infarto – aggiunge sorridendo – ma quando sono arrivato dall’altra parte ho fatto venti minuti prima del traghetto”.

“Io ho dato interviste a tutte le tv del mondo, da ogni parte sono venuti per vedere questo fenomeno nascente, tutti se ne sono accorti tranne le nostre tv, quelle che inquadrano la nostra piazza quando ormai le nostre manifestazioni sono finite”, sottolinea.

“Tagliamo un miliardo alle nostre missioni del cazzo in Afghanistan. C’é un articolo 11 della Costituzione da rispettare”, dice Grillo. E ancora: “Nei call center ci vadano i figli della Fornero. In Germania giornali e televisioni discutono su 30 ore di lavoro alla settimana”.

Il leader del M5S chiude il comizio di piazza San Giovani a Roma invitando la folla a ‘salutare’ con un “boom” il presidente Napolitano che andrà dalla Merkel. “Al mio tre facciamo tutti boom”, dice ottenendo la risposta della folla in piazza. Grillo ha così voluto rispondere al Capo dello Stato che giorni fa interpellato sul possibile boom del Movimento 5 stelle rispose che l’unico boom che conosceva era quello degli anni ’60.

Sul camper di Beppe Grillo, che arriva fin dietro il palco di piazza San Giovanni, si vede anche Gianroberto Casaleggio. L’arrivo di Grillo viene salutato dal palco come “il ministro dei sogni”. Una piazza San Giovanni piena ha accolto Beppe Grillo per la conclusione dello Tsunami Tour. La folla si estende dai piedi del palco fino alla statua di San Francesco sulla spianata dinanzi alla chiesa di San Giovanni in Laterano mentre gente continua ad affluire anche dalle strade adiacenti.

NO STAMPA ITALIANA, BUFERA SU GRILLO di Teodoro Fulgione – No alla stampa italiana sul palco. Ed é bufera su Beppe Grillo e sul Movimento 5 Stelle per il divieto di ingresso nel cuore dello Tsunami Tour. Un divieto che, a piazza San Giovanni, esclude, inspiegabilmente, solo i cronisti della stampa nazionale e si accompagna all’apertura del retropalco ai cronisti stranieri e a Sky che gestisce il video. In una situazione di emergenza la tv satellitare decide di concedere gratis il suo segnale. La ‘soluzione’ dell’organizzazione grillina indigna i cronisti presenti e lo staff organizzativo non sa spiegare (“decidono a Milano”, è la laconica risposta) anche se è evidente la volontà di non voler la presenza dei media italiani. Ufficialmente viene sottolineato che “può entrare solo chi ha ricevuto risposta positiva alla domanda di accredito online”, ma nella realtà il pass viene consegnato ai cronisti stranieri. Sale la tensione, i giornalisti italiani protestano, interviene anche la polizia, un giornalista viene portato via ed identificato. Ma una volta capito il problema le forze dell’ordine lavorano per calmare gli animi e trovare una soluzione. Infine, dopo quasi tre ore di trattativa, il dietrofront forzato dell’organizzazione e anche gli italiani possono avvicinarsi un po’di più al leader, ma sempre tenuti a debita distanza. Lo stop ai cronisti del Bel Paese aveva sorpreso anche i colleghi stranieri (“da noi non capita”, è il commento di chi riesce ad entrare) e aveva destato quanto meno sorpresa da parte dei giornalisti delle testate italiane che, giunti con diverse ore di anticipo, si erano visti bloccare all’ingresso. Dure le proteste dell’Ordine dei giornalisti ma anche dellàassociazione della Stampa estera e dell’associazione della stampa parlamentare.

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fonte ansa.it

FROSINONE – Casapound irrompe a comizio di Ruotolo. Cinque militanti denunciati

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Casapound irrompe a comizio Ruotolo

Frosinone, cinque militanti denunciati

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20:22 – Alcuni militanti di CasaPound hanno fatto irruzione all’Hotel Cesari di Frosinone durante la chiusura della campagna elettorale del candidato di Rivoluzione Civile alla presidenza della Regione Lazio, Sandro Ruotolo, alla quale stava prendendo parte anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Al termine della protesta cinque militanti, che avevano anche tentato di esporre uno striscione, sono stati bloccati e denunciati dalla Digos.

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fonte tgcom24.mediaset.it

DIRITTI – Redditometro, un giudice lo condanna: lede la privacy. L’Agenzia delle Entrate: faremo appello

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Redditometro, un giudice lo condanna: lede la privacy. Entrate: faremo appello

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ROMA – Il redditometro non può sacrificare la sfera privata del singolo cittadino: lo sostiene una sentenza della sezione di Pozzuoli del tribunale di Napoli che ha accolto il ricorso di un pensionato residente nella cittadina flegrea, assistito dall’avvocato Roberto Buonanno. Il pensionato ha lamentato che, attraverso il monitoraggio delle spese, si possono conoscere anche gli aspetti più privati della vita del singolo cittadino, includendo anche le spese per cure mediche. E il redditometro finirebbe per passare al setaccio anche le spese per soggetti diversi dal contribuente. Ragioni che il giudice Antonio Lepre ha ritenute fondate costituendo così un precedente giurisprudenziale destinata a far discutere. Il giudice – ha confermato stamani l’avv. Buonanno – ha anche ordinato la cancellazione dei dati acquisiti. Lo stesso Buonanno ha evidenziato come «l’azione della pubblica amministrazione debba essere proporzionata ai fini dell’interesse pubblico che essa persegue».

Il dispositivo della sentenza. Il redditometro, scrive il giudice Lepre nel dispositivo «non fa alcuna differenziazione tra “cluster” di “contribuenti” bensì «del tutto autonomamente opera una differenziazione di tipologie familiari suddivise per cinque aree geografiche». Il cittadino verrebbe privato «del diritto ad avere una vita privata» e di essere «quindi libero nelle proprie determinazioni senza dover essere sottoposto all’invadenza del potere esecutivo e senza dover dare spiegazioni dell’utilizzo della propria autonomia e senza dover subire intrusioni anche su aspetti delicatissimi della vita privata». Per il giudice Lepre il redditometro finisce anche per accomunare «situazione territoriali differenti in quanto altro è la grande metropoli altro è il piccolo centro e altro ancora è vivere in questo o quel quartiere». Lepre osserva che all’interno «della medesima Regione e, anzi, della medesima Provincia vi sono fortissime oscillazioni del costo concreto della vita, così come altrettanto forti oscillazioni vi possono essere all’interno di un’area metropolitana». Così i «contribuenti delle zone più disagiate perderanno anche, per così dire, il vantaggio di poter usufruire di un costo della vita inferiore in quanto gli sarà imputato in ogni caso il valore medio Istat delle spese». Soddisfatto l’avvocato Buonanno, difensore del pensionato: «La visibilità totale delle attività e dei comportamenti di tutti i cittadini – osserva il legale – non è il simbolo di una società aperta e liberale».

L’Agenzia delle Entrate farà appello contro la decisione del giudice. «Faremo appello – spiegano fonti delle Entrate – anche perché molte delle spese che lederebbero la riservatezza sono quelle che lo stesso contribuente mette in dichiarazione per ottenere detrazioni».

Venerdì 22 Febbraio 2013 – 13:09
Ultimo aggiornamento: 13:12
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ELEZIONI E PUNTI DI VISTA – Le “20” balle del programma di M5S / Venditori di fumo nel Paese dei furbi

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Le “20” balle del programma di M5S

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DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

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Alla fine ce l’hanno fatta. Avevo quasi scollinato, ero riuscito a passare il 95% della campagna elettorale fregandomene allegramente di Grillo e delle sue facezie da capopopolo da discount e invece, a poche ore dal voto, ecco che mi tocca leggere il delirante programma economico del comico genovese (che spaccava i computer in nome del luddismo antimodernista e ora vive solo grazie alle Rete e che detesta quella stessa tv che fino a qualche anno fa lo vedeva assoluto protagonista, con coté di spot immagino ben pagati per lo yogurt). Prendetevela con il direttore per questo, io non volevo. Dunque, cominciamo.

Primo punto del programma economico, introduzione della class action. La quale, tra l’altro, c’è già, anche se in maniera fumosa e tipicamente italiana. Il problema è che, nonostante chi mi conosce sappia il mio amore per il mondo anglosassone, anche nei paesi che possiamo definire più civili dal punto di vista del diritto questa pratica legale di azione congiunta contro un soggetto ritenuto colpevole di dolo o abuso verso un gruppo di persone, si scontra con limiti tutt’altro che di lana caprina. Invito Grillo a leggersi l’articolo pubblicato il 7 gennaio di quest’anno dal New York Times nel quale si dà conto del fatto che spesso e volentieri le class actions si trasformano in mere battaglia di testimonianza, visto che il regolatore Usa – parliamo della Corte Suprema – sta per porre notevoli limiti alle richieste dei difensori dei rappresentati nelle class actions, soprattutto per quanto riguarda la sede deputata a ospitare il giudizio. Insomma, dire class action è facile, tramutarla in messaggio populista in stile “dagli alla multinazionale” ancora di più.

Secondo, abolizione delle scatole cinesi in Borsa. Come? Vietando alla aziende di aprire holding in Lussemburgo o in altri paradisi fiscali? Dichiariamo guerra alle Cayman? Chi e come può definire, in punta di diritto, il concetto di scatola cinese? Chi sarà predisposto a certificare che la società xy è in realtà una prestanome o una scatola vuota della società xz? Viviamo in un Paese dove la Consob non ha sospeso il titolo Alitalia quando andava sulle montagne russe da mesi, vogliamo guardare in faccia la realtà? Tanto più che nessuna autorità di vigilanza è interessata a una simile questione: si controllano bilanci, eventuali casi di insider trading, posizioni nette corte, aumento delle partecipazioni azionarie entro la soglia che certifica di fatto una scalata ma nemmeno Houdini potrebbe, codici e leggi alla mano, bloccare le cosiddette scatole cinesi. A meno che non si voglia la Corea del Nord.

Terzo, abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate. Perché? Sono di ostacolo all’andamento del titolo o al piano industriale e finanziario dell’azienda? Sono un guaio per gli organi di vigilanza? Permettono atteggiamenti estorsivi? Direi di no e nel caso ci sono gli enti preposti alla vigilanza a controllare quanto di eventualmente non corretto accade. La scelta di Grillo è in puro stile sovietico: siccome l’eccesso di libertà apre spazio all’errore, allora vietiamo per legge la libertà e restringiamo gli ambiti. Grazie, questo Paese ha già dato per un ventennio.

Quarto, introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate. Come? Nominando l’ennesimo organismo rappresentativo che permetta a due piccoli azionisti di sedere in Consiglio? A che pro? A vostro modo di vedere se una banca o un’azienda quotata deve dar vita a un aumento di capitale terrà conto e si farà bloccare dal diritto di veto di tre “signor nessuno”, i quali magari sulla spinta della furia iconoclasta faranno in modo che il titolo che hanno in mano crolli e si ritrovino con carta straccia al posto di azioni? Signori, Gordon Gekko e il suo discorso alla Telder Paper sono un film e comunque, anche in quel caso, Michael Douglas la piazzata poté farla perché si era comprato un cospicuo pacchetto di azioni, non 10mila euro.

Quinto, abolizione della legge Biagi. Meravigliosa intuizione, cui penso seguirà l’abolizione del libero mercato in favore del baratto. La legge Biagi, con tutti i sui limiti assolutamente migliorabili, ha regolarizzato forme di lavoro che prima venivano svolte in nero, combattendo l’uso distorto di alcuni contratti di lavoro, armonizzando contratti di lavoro con le direttive europee e completando le riforme del collocamento e dell’apprendistato. Vogliamo far west del nero, stante che ormai la flessibilità è un obbligo, visto che dobbiamo competere non solo con paesi più avanzati sul piano della mobilità occupazionale come gli Usa, ma anche con giganti come Cina e India che nemmeno sanno cosa siano i diritti dei lavoratori? È così drammatico che si sia voluto normare il contratto co.co.co, trasformandolo in co.co.pro, cambiamento che dati alla mano ha permesso la regolazizzazione a tempo indeterminato di molte posizioni al termine del progetto?

Sesto, impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno. Scusate chi vuole smantellare queste industrie? Chi è quel pazzo? È ovvio, però, che in un mondo economico come quello che immagina Grillo, noi campiamo di utopia mentre le multinazionali estere vengono a fare shopping e, quando hanno finito di mungere, salutano e ringraziano. Non sense totale.

Settimo, vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale. Saremmo l’unico Paese al mondo dove questo avviene, a parte Zimbabwe e Corea del Nord. È ovvio che sarebbe meglio che chi siede nel cda di una banca evitasse, ad esempio, di essere anche nel cda di una fabbrica di auto o di un giornale di interesse nazionale, ma purtroppo non è possibile farlo per legge, per il semplice fatto che i blocchi di potere esistono e non sarà Grillo a cambiarli, guardiamo in faccia la realtà. Altra cosa è normarne la presenza, limitandone il potere di intervento attraverso partecipazioni che escludano il potere di scalata, di diluizione dei pacchetti e, finalmente, l’apertura di una discussione seria sull’istituto del lobbismo, rendendolo trasparente come negli Usa o nel Regno Unito e non ipocritamente non normato, ma presente nelle forme più deteriori in tutti i settori del business, tipo un genero che gode dei favori del giornale del suocero che fa anche palazzi.

Ottavo, introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite. Basterebbe vietare, come nel Regno Unito, l’utilizzo di derivati per gli enti locali, imporre sanzioni pesantissime alle banche che non presentino chiaramente i prospetti di investimento ai clienti e il gioco sarebbe fatto, visto che nessuna banca avrebbe paura di un processo del genere: il cittadino dovrebbe sobbarcarsi anni di attese e spese legali, gli istituti di credito l’ufficio legale – decisamente ben preparato e nutrito – già ce l’hanno e già lo pagano, quindi sai che paura. Multe da parte di una Consob rafforzata nei poteri e negli strumenti, non vuote minacce su eventuali quantificazioni delle perdite che diverrebbero dei sufflè a ogni udienza in tribunale.

Nono, impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati. Cosa significa? Perché? Se pinco pallino della xy ha fatto qualcosa di sbagliato, in base al diritto risponde lui civilmente o penalmente, perché il signor Rossi che è un buon membro del cda della stessa ditta non può ricoprire altra carica? Devono aver finito gli argomenti e questo l’hanno messo dentro dopo un bel televoto sulla Rete.

Decimo, impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (per esempio, Telecom Italia). Giustissimo, però va fatto a livello globale, altrimenti mentre noi facciamo le vergini vestali arrivano da mezzo mondo a comprarci, Telecom e non solo. Con sparate come queste diventiamo una colonia in sei mesi, visto che il mercato prezzerebbe questa discrasia tutta italiana e il valore di capitalizzazione delle aziende più appetibili andrebbe sotto zero: a quel punto, magari, non toccherebbe nemmeno fare i debiti per comprarsi Finmeccanica o chissà che altro.

Undicesimo, introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato. No al pauperismo e ai Robespierre, per carità, la battaglia da fare non è per i tetti agli stipendi, ma per far prevalere il merito, che va pagato e per cacciare a pedate nel sedere gli incapaci e i fannulloni, punto. Se come capo dipartimento di una banca macino utili, devo essere pagato e incentivato, perché sono bravo. Basta con la retorica del banchiere che deve guadagnare come l’operaio, per carità: creiamo più mercato e abbassiamo il cuneo fiscale, di modo che guadagneranno di più sia l’uno – che magari non ne ha bisogno – che l’altro, che invece ne ha sicuramente bisogno e deve veder premiato il suo lavoro (ve lo dice il figlio di un impiegato dell’Enel e di una casalinga).

Dodicesimo, abolizione delle stock option. Perché? Avete mai sentito di una crisi innescata dalle stock options o di aziende fallite per le stock options? Anzi, molte multinazionali e parecchie banche d’affari (quasi tutte), pagano i bonus dei manager in azioni, ma se quell’anno il bilancio va male, magari per colpa di quegli stessi manager, il titolo crolla e le stock options valgono meno, facendo pagare un costo diretto a chi le ottiene. Cosa c’è di distorsivo, scusate? Trovo più interessante limitare gli impieghi delle banche nelle detenzioni di debito sovrano, piuttosto o la divisione netta tra retail e investment, la vera battaglia epocale.

Tredicesimo, abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, Eni, Enel, Mediaset, Ferrovie dello Stato. D’accordo, peccato che si sconti una chiara pregiudiziale giacobina. Scusate ma dove sarebbe monopolista Mediaset? Negli ascolti, forse, visto che mi pare che la Rai non sia proprio una tv senza raccolta pubblicitaria, altrimenti spiegatemi a cosa serve la Sipra, eppure mi chiede anche il canone. Sul resto, va bene: apriamo al mercato. Certo, se la concorrenza alle Fs la fa Montezemolo, però, si passa da un monopolio o un duopolio di disservizi tra soggetti di potere, non un granché come miglioramento…

Quattordicesimo, allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri paesi europei. E qui Grillo fa il suo capolavoro. Lui che metterebbe pannelli solari anche sulla schiena dei gatti per farli saltare, vuole abbassare i costi dell’energia, portandoli a livelli europei: ovvero, ai livelli di chi ha il nucleare come la Francia e fino a oggi la Germania, per non parlare della Svizzera, dove ci sono centrali che se schioppano fanno del male anche a noi. Peccato che nell’attesa del disastro quantomeno improbabile – basti vedere i numeri – gli svizzeri pagano l’energia 3, noi 10. Sui trasporti, poi, siamo alla pantomima: Grillo, l’uomo che rappresenta i No Tav come nessun’altro, vuole abbassare i costi dei trasporti, magari ottimizzando anche il servizio, senza alta velocità o infrastrutture di innovazione? E come? Si va a dorso di mulo? In skateboard?

Quindicesimo, riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato, con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari. Grillo, questo lo dicono tutti da vent’anni, mi piacerebbe sapere quali costi dello Stato e come li si riduce. Per quanto riguarda l’informatizzazione, l’ultimo governo Berlusconi aveva cominciato una sua riforma anche nell’ambito della giustizia: certo se si vuole passare dal cancelliere borbonico alla Sylicon Valley in una legislatura, forse si sta prendendo in giro la gente. Facciamo che una proposta per ridurre il debito attraverso il taglio dei costi la avanzo io: taglio del numero di parlamentari e una spending review seria sul pubblico impiego. Ho lavorato alla Camera dei Deputati e vi assicuro che per un assunto che lavora, cinque bevono il caffé. Idem nei ministeri e nelle varie strutture statali: li-cen-zia-ti! E la Cgil protesi quanto vuole, anche i minatori gallesi hanno detto che non si sarebbero mai arresi alla Thatcher, come è andata a finire lo sappiamo tutti.

Sedicesimo, vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (per esempio, Scaroni all’Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa. Controproposta, vietare la nomina di incapaci. Scaroni è stato ed è un ottimo presidente dell’Eni, lo dimostra la guerra che gli hanno fatto i suoi competitor esteri: io valuto questo. Certo, se nel curriculum ho una condanna per strage è un discorso, ma il dipietrismo a oltranza del buon selvaggio da casellario intonso lo lascio a chi si trastulla con codici e intercettazioni, a capo delle aziende deve andare il migliore per quel ruolo.

Diciassettesimo, favorire le produzioni locali. Nulla di rivoluzionario, ma nemmeno da obiettare. Certo non ci volevano né Krugman, né Von Hayek per elaborare questo punto.

Diciottesimo, sostenere le società no profit. Idem come sopra.

Diciannovesimo, sussidio di disoccupazione garantito. Con quali soldi, visto che pochi punti più in su si parla di tagli dei costi dello Stato e riduzione del debito? Se anche si finanzia questa politica estrema con quanto risparmiato, spiacente ma lo stock di debito resta. Ah già, Grillo dice di non pagarlo o rinegoziarlo a rete il debito o gli interessi sugli stessi: tre giorni di grillini in Parlamento e gli hedge funds ci riducono come lo Zambia.

Ventesimo e ultimo (grazie Signore!), disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (per esempio, distributori di acqua in bottiglia). Un danno sociale i distributori di acqua in bottiglia? Accidenti, alla redazione de Il Sussidiario, in corridoio, c’è un pericoloso danno sociale e nessuno fa nulla?! Capirei l’Ilva, capirei l’Acna di Cengio, ma i distributori di acqua in bottiglia che danno sociale arrecano? Non basta incentivare la raccolta differenziata di plastica (e non solo), serve per forza dichiarare guerra alla San Benedetto o alla Boario (tranquillo Grillo, sono marche a caso, non prendo stecche per pubblicità occulta) per salvare l’Italia?

Cari amici, grazie al cielo questo strazio è finito. Pensate ben,e ma bene davvero se siete stati punti dalla voglia di votare per distruggere tutto. Rischiate di farlo davvero.

Mauro Bottarelli
Fonte: http://www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/2/21/BEPPE-GRILLO-Le-20-balle-del-programma-di-M5S/4/365783/
21.03.2013

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fonte comedonchisciotte.org

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UN COMMENTO SULLE 20 “BALLE” DEL PROGRAMMA DI M5S

DI MINCUO
comedonchisciotte.org

Accolgo la richiesta della Redazione e commento l’articolo di Mauro Bottarelli Le 20 “balle” del programma di M5S ripreso ieri da comedonchisciotte.org.
Devo fare 3 premesse.

1) Il valore del voto a Grillo non è tanto sui contenuti programmatici, quanto sull’essere un tentativo di un cambiamento culturale.
Questo l’ho già illustrato altrove, dicendo anche che un programma in senso stretto più o meno non esiste. Ci sono idee, volontà, sensibilità, concezioni ed esempi di comportamento che però vengono portati all’attenzione del pubblico per la prima volta in una campagna elettorale.

Leggi Tutto…

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Venditori di fumo nel Paese dei furbi

su Il nuovo che è avanzato
Autore: Francesco Cundari
Data: 2013-02-22

Si dice che l’Italia sia «il Paese dei furbi». Ma come si spiega che negli ultimi venti anni tanti italiani si siano affidati prima a un impresario della tv che prometteva persino di sconfiggere il cancro e poi a un comico secondo il quale anche il virus Hiv era «una bufala» messa in circolazione dai media e dalla politica per arricchire le case farmaceutiche?

Forse la ragione è che l’Italia è davvero il Paese dei furbi. E i furbi sono da sempre il bersaglio ideale di tutti i truffatori di questo mondo. Cronache, letteratura, cinema e tv ne offrono ampi esempi. La vittima perfetta è sempre un preciso tipo umano e psicologico: quello che, sentendosi più furbo degli altri, s’illude di potere facilmente fare fesso il prossimo. L’esca che lo porta ad abboccare, la molla che lo spinge in trappola è sempre la stessa. Ad accecarlo è al tempo stesso la fiducia incondizionata nella propria astuzia e la radicale sfiducia nell’intelligenza altrui. È l’idea di essere «il più dritto» in un mondo di «polli». Una visione del mondo che contiene anche una morale, secondo la quale i polli, in quanto polli, meritano di essere spennati. Una peculiare idea di meritocrazia, diffusissima eppure declinabile solo al singolare, perché rigidamente individualista. Se infatti il furbo fosse mai sfiorato dal sospetto di essere in compagnia di altri milioni di furbi come lui, l’incantesimo si spezzerebbe. Quella visione dura e compiaciuta della società come una giungla in cui vige la legge del più forte (o del più furbo) perderebbe in un attimo tutto il suo fascino, nel momento in cui il suo cantore scoprisse di essere, in quella giungla, non già il predatore, ma la preda. Non il furbo, ma il pollo.

Il successo di quel peculiare fenomeno culturale che potremmo chiamare il «liberismo italiano» deve più a questo antichissimo modo di pensare che alle teorie di Milton Friedman. Ed è assai meglio incarnato da Beppe Grillo, con tutta la sua carica anti-statale, anti-politica e anti-sindacale, per non parlare ovviamente di Silvio Berlusconi, santo patrono di tutti i furbi d’Italia, di quanto possa essere rappresentato da severi professori capaci di predicare solo austerità e sacrifici (ma sempre agli altri). In fondo, quella del tecnico e quella del comico, sono due forme diverse ma convergenti di paternalismo, fondate entrambe sulla sfiducia. Entrambe inconciliabili con un sentimento di autentica solidarietà, che significa anzitutto condivisione: dunque né balle per abbindolare i fessi, né prediche per mettere in riga gli scolaretti indisciplinati. L’idea di poter cambiare l’Italia a dispetto degli italiani, e persino mentre se ne lamentano i vizi congeniti, la presunta inferiorità culturale e addirittura antropologica rispetto alle nazioni civili, è sempre stata diffusa tra le nostre classi dirigenti e in questi vent’anni ha tentato anche la sinistra. Ma una simile idea non è solo politicamente suicida, è anche moralmente riprovevole, perché fondata sull’ipocrisia, su una pretesa aristocratica assurda e ingiustificata. Per convincere gli italiani a scommettere su un diverso modo di stare insieme, per cambiare davvero l’Italia, bisogna dimostrare prima di tutto di avere voglia di cambiare insieme a loro.

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fonte unita.it

Antitrust boccia le tariffe Rc auto: «In Italia le più care d’Europa». Consumatori: stop appelli, ora sanzioni

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Antitrust boccia le tariffe Rc auto: «In Italia le più care d’Europa»
Consumatori: stop appelli, ora sanzioni

Secondo il Garante per la concorrenza bisogna riformare il sistema del risarcimento diretto e favorire la mobilità

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ROMA – I premi Rc auto sono in Italia in media più elevati e crescono più velocemente rispetto a quelli dei principali Paesi europei: è quanto emerge da un’indagine Antitrust sul settore. Il premio medio è più del doppio di quelli di Francia e Portogallo, supera quello tedesco dell’80% circa e quello olandese di quasi il 70%.

La crescita dei prezzi per l’assicurazione sul periodo 2006-2010, rileva il Garante per la concorrenza, è stata quasi il doppio di quella della zona Euro e quasi il triplo di quella registrata in Francia. Anche per quanto riguarda la frequenza sinistri e il costo medio dei sinistri, il costo è in Italia tra i più elevati tra i principali Paesi europei: in particolare, la frequenza sinistri è quasi il doppio di quella in Francia e in Olanda e supera di circa il 30% quella in Germania; il costo medio dei sinistri in Italia supera quello della Francia di circa il 13%, quello della Germania di oltre il 20% ed è più del doppio di quello del Portogallo. Tuttavia. il numero delle frodi accertate ai danni delle compagnie in Italia appare quattro volte inferiore a quello accertato dalle compagnie nel Regno Unito e la metà di quello accertato in Francia.

Antitrust: riforma del risarcimento diretto e più mobilità. Riformare il sistema del risarcimento diretto e introdurre nuovi modelli contrattuali finalizzati al controllo dei costi per ridurre i premi. Facilitare la mobilità tra una compagnia e l’altra, introducendo sistemi di confronto semplici e rivedendo il meccanismo delle classi di merito interne. E’ questa la ricetta dell’Antitrust per ridurre il costo delle polizze Rc auto, a chiusura dell’indagine conoscitiva sul settore. Secondo l’Antitrust, l’introduzione del risarcimento diretto nel 2007 non ha portato benefici significativi in termini di concorrenza. L’indagine conferma, infatti, analizzando le polizze reali, aumenti molto forti successivi all’introduzione del risarcimento diretto.

I più penalizzati. I pensionati con vetture di piccola cilindrata, i giovani con ciclomotori e i quarantenni con i motocicli sono le categorie di assicurati per le quali i premi sono cresciuti in gran parte delle province incluse nel campione analizzato. Ad esempio, gli aumenti annui medi delle polizze a livello provinciale sul periodo 2007-2010 hanno raggiunto il 20% all’anno nel caso di un neo-patentato con un’autovettura di piccola cilindrata, il 16% all’anno per un quarantenne con un’autovettura di media cilindrata, il 9-12% all’anno per un pensionato (donna o uomo) con un’autovettura di piccola cilindrata, il 12-14% all’anno per un diciottenne (donna o uomo) con un ciclomotore e superato il 30% annuo per un quarantenne (donna o uomo) che assicura un motociclo.

Le province nelle quali sono stati riscontrati gli aumenti più significativi sono localizzate nella gran parte dei casi nel Centro-Sud Italia; tali province si caratterizzano, infatti, per una crescita dei premi superiore a quella riscontrata nel Nord Italia.

L’Antitrust propone quindi di modificare il sistema del risarcimento diretto introducendo meccanismi che incentivino il controllo dei costi da parte delle compagnie assicurative, per recuperare efficienza e trasferirne i benefici ai consumatori in termini di premi più bassi. Fondamentale prevedere, inoltre, nuovi modelli contrattuali che consentano, a fronte di sconti consistenti da garantire all’assicurato, la riduzione dei costi tramite lo sviluppo del risarcimento in forma specifica o dietro fattura.

Per stimolare la mobilità degli assicurati tra una compagnia e l’altra (ancora bassa e pari a circa il 10%, anche perché cambiando assicurazione il cliente viene inserito in classi interne più svantaggiate rispetto a quella di provenienza), l’Antitrust chiede quindi di sviluppare la figura dell’agente plurimandatario e di favorire lo sviluppo di nuovi ed efficaci strumenti on line utili alla comparazione.

Consumatori: passare dalle indagini alle sanzioni. Passare dalle indagini alle sanzioni. A chiederlo sono Adusbef e Federconsumatori dopo i risultati dell’indagine Antitrust. «Cosa hanno fatto le dormienti Autorità vigilanti, come Isvap-Ivass e la stessa Antitrust, che oltre alle indagini conoscitive avrebbero il potere sanzionatorio, per impedire il sistematico saccheggio a danno degli assicurati? – si chiedono le associazioni – Con tutto il rispetto per l’Antitrust, non c’è più tempo né per gli appelli alla moderazione tariffaria, tantomeno per la documentazione elaborata dagli uffici studi che si tramutano nelle solite indagini conoscitive, è arrivato il momento di sanzionare comportamenti da rapina a danno dei cittadini».

Codacons: con il caro-polizza 4 milioni di auto non assicurate. «La Rc auto è in Italia una vera e propria emergenza, al punto che ormai molti cittadini scelgono di non assicurare la propria autovettura, non potendo permettersi tariffe abnormi»: lo afferma il Codacons, calcolando che sulle strade italiane circolano oggi tra i 3,5 e i 4 milioni di automobili sprovviste di copertura assicurativa. In base alle stime dell’associazione, negli ultimi 18 anni, dal 1994 a fine 2012, il costo di una polizza è aumentato in Italia di oltre il 200% e ulteriori incrementi fino al 6% sono previsti per il 2013.

Venerdì 22 Febbraio 2013 – 15:37
Ultimo aggiornamento: 15:44
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