ELEZIONI E PUNTI DI VISTA – Le “20” balle del programma di M5S / Venditori di fumo nel Paese dei furbi

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Le “20” balle del programma di M5S

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DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

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Alla fine ce l’hanno fatta. Avevo quasi scollinato, ero riuscito a passare il 95% della campagna elettorale fregandomene allegramente di Grillo e delle sue facezie da capopopolo da discount e invece, a poche ore dal voto, ecco che mi tocca leggere il delirante programma economico del comico genovese (che spaccava i computer in nome del luddismo antimodernista e ora vive solo grazie alle Rete e che detesta quella stessa tv che fino a qualche anno fa lo vedeva assoluto protagonista, con coté di spot immagino ben pagati per lo yogurt). Prendetevela con il direttore per questo, io non volevo. Dunque, cominciamo.

Primo punto del programma economico, introduzione della class action. La quale, tra l’altro, c’è già, anche se in maniera fumosa e tipicamente italiana. Il problema è che, nonostante chi mi conosce sappia il mio amore per il mondo anglosassone, anche nei paesi che possiamo definire più civili dal punto di vista del diritto questa pratica legale di azione congiunta contro un soggetto ritenuto colpevole di dolo o abuso verso un gruppo di persone, si scontra con limiti tutt’altro che di lana caprina. Invito Grillo a leggersi l’articolo pubblicato il 7 gennaio di quest’anno dal New York Times nel quale si dà conto del fatto che spesso e volentieri le class actions si trasformano in mere battaglia di testimonianza, visto che il regolatore Usa – parliamo della Corte Suprema – sta per porre notevoli limiti alle richieste dei difensori dei rappresentati nelle class actions, soprattutto per quanto riguarda la sede deputata a ospitare il giudizio. Insomma, dire class action è facile, tramutarla in messaggio populista in stile “dagli alla multinazionale” ancora di più.

Secondo, abolizione delle scatole cinesi in Borsa. Come? Vietando alla aziende di aprire holding in Lussemburgo o in altri paradisi fiscali? Dichiariamo guerra alle Cayman? Chi e come può definire, in punta di diritto, il concetto di scatola cinese? Chi sarà predisposto a certificare che la società xy è in realtà una prestanome o una scatola vuota della società xz? Viviamo in un Paese dove la Consob non ha sospeso il titolo Alitalia quando andava sulle montagne russe da mesi, vogliamo guardare in faccia la realtà? Tanto più che nessuna autorità di vigilanza è interessata a una simile questione: si controllano bilanci, eventuali casi di insider trading, posizioni nette corte, aumento delle partecipazioni azionarie entro la soglia che certifica di fatto una scalata ma nemmeno Houdini potrebbe, codici e leggi alla mano, bloccare le cosiddette scatole cinesi. A meno che non si voglia la Corea del Nord.

Terzo, abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate. Perché? Sono di ostacolo all’andamento del titolo o al piano industriale e finanziario dell’azienda? Sono un guaio per gli organi di vigilanza? Permettono atteggiamenti estorsivi? Direi di no e nel caso ci sono gli enti preposti alla vigilanza a controllare quanto di eventualmente non corretto accade. La scelta di Grillo è in puro stile sovietico: siccome l’eccesso di libertà apre spazio all’errore, allora vietiamo per legge la libertà e restringiamo gli ambiti. Grazie, questo Paese ha già dato per un ventennio.

Quarto, introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate. Come? Nominando l’ennesimo organismo rappresentativo che permetta a due piccoli azionisti di sedere in Consiglio? A che pro? A vostro modo di vedere se una banca o un’azienda quotata deve dar vita a un aumento di capitale terrà conto e si farà bloccare dal diritto di veto di tre “signor nessuno”, i quali magari sulla spinta della furia iconoclasta faranno in modo che il titolo che hanno in mano crolli e si ritrovino con carta straccia al posto di azioni? Signori, Gordon Gekko e il suo discorso alla Telder Paper sono un film e comunque, anche in quel caso, Michael Douglas la piazzata poté farla perché si era comprato un cospicuo pacchetto di azioni, non 10mila euro.

Quinto, abolizione della legge Biagi. Meravigliosa intuizione, cui penso seguirà l’abolizione del libero mercato in favore del baratto. La legge Biagi, con tutti i sui limiti assolutamente migliorabili, ha regolarizzato forme di lavoro che prima venivano svolte in nero, combattendo l’uso distorto di alcuni contratti di lavoro, armonizzando contratti di lavoro con le direttive europee e completando le riforme del collocamento e dell’apprendistato. Vogliamo far west del nero, stante che ormai la flessibilità è un obbligo, visto che dobbiamo competere non solo con paesi più avanzati sul piano della mobilità occupazionale come gli Usa, ma anche con giganti come Cina e India che nemmeno sanno cosa siano i diritti dei lavoratori? È così drammatico che si sia voluto normare il contratto co.co.co, trasformandolo in co.co.pro, cambiamento che dati alla mano ha permesso la regolazizzazione a tempo indeterminato di molte posizioni al termine del progetto?

Sesto, impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno. Scusate chi vuole smantellare queste industrie? Chi è quel pazzo? È ovvio, però, che in un mondo economico come quello che immagina Grillo, noi campiamo di utopia mentre le multinazionali estere vengono a fare shopping e, quando hanno finito di mungere, salutano e ringraziano. Non sense totale.

Settimo, vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale. Saremmo l’unico Paese al mondo dove questo avviene, a parte Zimbabwe e Corea del Nord. È ovvio che sarebbe meglio che chi siede nel cda di una banca evitasse, ad esempio, di essere anche nel cda di una fabbrica di auto o di un giornale di interesse nazionale, ma purtroppo non è possibile farlo per legge, per il semplice fatto che i blocchi di potere esistono e non sarà Grillo a cambiarli, guardiamo in faccia la realtà. Altra cosa è normarne la presenza, limitandone il potere di intervento attraverso partecipazioni che escludano il potere di scalata, di diluizione dei pacchetti e, finalmente, l’apertura di una discussione seria sull’istituto del lobbismo, rendendolo trasparente come negli Usa o nel Regno Unito e non ipocritamente non normato, ma presente nelle forme più deteriori in tutti i settori del business, tipo un genero che gode dei favori del giornale del suocero che fa anche palazzi.

Ottavo, introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite. Basterebbe vietare, come nel Regno Unito, l’utilizzo di derivati per gli enti locali, imporre sanzioni pesantissime alle banche che non presentino chiaramente i prospetti di investimento ai clienti e il gioco sarebbe fatto, visto che nessuna banca avrebbe paura di un processo del genere: il cittadino dovrebbe sobbarcarsi anni di attese e spese legali, gli istituti di credito l’ufficio legale – decisamente ben preparato e nutrito – già ce l’hanno e già lo pagano, quindi sai che paura. Multe da parte di una Consob rafforzata nei poteri e negli strumenti, non vuote minacce su eventuali quantificazioni delle perdite che diverrebbero dei sufflè a ogni udienza in tribunale.

Nono, impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati. Cosa significa? Perché? Se pinco pallino della xy ha fatto qualcosa di sbagliato, in base al diritto risponde lui civilmente o penalmente, perché il signor Rossi che è un buon membro del cda della stessa ditta non può ricoprire altra carica? Devono aver finito gli argomenti e questo l’hanno messo dentro dopo un bel televoto sulla Rete.

Decimo, impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (per esempio, Telecom Italia). Giustissimo, però va fatto a livello globale, altrimenti mentre noi facciamo le vergini vestali arrivano da mezzo mondo a comprarci, Telecom e non solo. Con sparate come queste diventiamo una colonia in sei mesi, visto che il mercato prezzerebbe questa discrasia tutta italiana e il valore di capitalizzazione delle aziende più appetibili andrebbe sotto zero: a quel punto, magari, non toccherebbe nemmeno fare i debiti per comprarsi Finmeccanica o chissà che altro.

Undicesimo, introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato. No al pauperismo e ai Robespierre, per carità, la battaglia da fare non è per i tetti agli stipendi, ma per far prevalere il merito, che va pagato e per cacciare a pedate nel sedere gli incapaci e i fannulloni, punto. Se come capo dipartimento di una banca macino utili, devo essere pagato e incentivato, perché sono bravo. Basta con la retorica del banchiere che deve guadagnare come l’operaio, per carità: creiamo più mercato e abbassiamo il cuneo fiscale, di modo che guadagneranno di più sia l’uno – che magari non ne ha bisogno – che l’altro, che invece ne ha sicuramente bisogno e deve veder premiato il suo lavoro (ve lo dice il figlio di un impiegato dell’Enel e di una casalinga).

Dodicesimo, abolizione delle stock option. Perché? Avete mai sentito di una crisi innescata dalle stock options o di aziende fallite per le stock options? Anzi, molte multinazionali e parecchie banche d’affari (quasi tutte), pagano i bonus dei manager in azioni, ma se quell’anno il bilancio va male, magari per colpa di quegli stessi manager, il titolo crolla e le stock options valgono meno, facendo pagare un costo diretto a chi le ottiene. Cosa c’è di distorsivo, scusate? Trovo più interessante limitare gli impieghi delle banche nelle detenzioni di debito sovrano, piuttosto o la divisione netta tra retail e investment, la vera battaglia epocale.

Tredicesimo, abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, Eni, Enel, Mediaset, Ferrovie dello Stato. D’accordo, peccato che si sconti una chiara pregiudiziale giacobina. Scusate ma dove sarebbe monopolista Mediaset? Negli ascolti, forse, visto che mi pare che la Rai non sia proprio una tv senza raccolta pubblicitaria, altrimenti spiegatemi a cosa serve la Sipra, eppure mi chiede anche il canone. Sul resto, va bene: apriamo al mercato. Certo, se la concorrenza alle Fs la fa Montezemolo, però, si passa da un monopolio o un duopolio di disservizi tra soggetti di potere, non un granché come miglioramento…

Quattordicesimo, allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri paesi europei. E qui Grillo fa il suo capolavoro. Lui che metterebbe pannelli solari anche sulla schiena dei gatti per farli saltare, vuole abbassare i costi dell’energia, portandoli a livelli europei: ovvero, ai livelli di chi ha il nucleare come la Francia e fino a oggi la Germania, per non parlare della Svizzera, dove ci sono centrali che se schioppano fanno del male anche a noi. Peccato che nell’attesa del disastro quantomeno improbabile – basti vedere i numeri – gli svizzeri pagano l’energia 3, noi 10. Sui trasporti, poi, siamo alla pantomima: Grillo, l’uomo che rappresenta i No Tav come nessun’altro, vuole abbassare i costi dei trasporti, magari ottimizzando anche il servizio, senza alta velocità o infrastrutture di innovazione? E come? Si va a dorso di mulo? In skateboard?

Quindicesimo, riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato, con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari. Grillo, questo lo dicono tutti da vent’anni, mi piacerebbe sapere quali costi dello Stato e come li si riduce. Per quanto riguarda l’informatizzazione, l’ultimo governo Berlusconi aveva cominciato una sua riforma anche nell’ambito della giustizia: certo se si vuole passare dal cancelliere borbonico alla Sylicon Valley in una legislatura, forse si sta prendendo in giro la gente. Facciamo che una proposta per ridurre il debito attraverso il taglio dei costi la avanzo io: taglio del numero di parlamentari e una spending review seria sul pubblico impiego. Ho lavorato alla Camera dei Deputati e vi assicuro che per un assunto che lavora, cinque bevono il caffé. Idem nei ministeri e nelle varie strutture statali: li-cen-zia-ti! E la Cgil protesi quanto vuole, anche i minatori gallesi hanno detto che non si sarebbero mai arresi alla Thatcher, come è andata a finire lo sappiamo tutti.

Sedicesimo, vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (per esempio, Scaroni all’Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa. Controproposta, vietare la nomina di incapaci. Scaroni è stato ed è un ottimo presidente dell’Eni, lo dimostra la guerra che gli hanno fatto i suoi competitor esteri: io valuto questo. Certo, se nel curriculum ho una condanna per strage è un discorso, ma il dipietrismo a oltranza del buon selvaggio da casellario intonso lo lascio a chi si trastulla con codici e intercettazioni, a capo delle aziende deve andare il migliore per quel ruolo.

Diciassettesimo, favorire le produzioni locali. Nulla di rivoluzionario, ma nemmeno da obiettare. Certo non ci volevano né Krugman, né Von Hayek per elaborare questo punto.

Diciottesimo, sostenere le società no profit. Idem come sopra.

Diciannovesimo, sussidio di disoccupazione garantito. Con quali soldi, visto che pochi punti più in su si parla di tagli dei costi dello Stato e riduzione del debito? Se anche si finanzia questa politica estrema con quanto risparmiato, spiacente ma lo stock di debito resta. Ah già, Grillo dice di non pagarlo o rinegoziarlo a rete il debito o gli interessi sugli stessi: tre giorni di grillini in Parlamento e gli hedge funds ci riducono come lo Zambia.

Ventesimo e ultimo (grazie Signore!), disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (per esempio, distributori di acqua in bottiglia). Un danno sociale i distributori di acqua in bottiglia? Accidenti, alla redazione de Il Sussidiario, in corridoio, c’è un pericoloso danno sociale e nessuno fa nulla?! Capirei l’Ilva, capirei l’Acna di Cengio, ma i distributori di acqua in bottiglia che danno sociale arrecano? Non basta incentivare la raccolta differenziata di plastica (e non solo), serve per forza dichiarare guerra alla San Benedetto o alla Boario (tranquillo Grillo, sono marche a caso, non prendo stecche per pubblicità occulta) per salvare l’Italia?

Cari amici, grazie al cielo questo strazio è finito. Pensate ben,e ma bene davvero se siete stati punti dalla voglia di votare per distruggere tutto. Rischiate di farlo davvero.

Mauro Bottarelli
Fonte: http://www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/2/21/BEPPE-GRILLO-Le-20-balle-del-programma-di-M5S/4/365783/
21.03.2013

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fonte comedonchisciotte.org

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UN COMMENTO SULLE 20 “BALLE” DEL PROGRAMMA DI M5S

DI MINCUO
comedonchisciotte.org

Accolgo la richiesta della Redazione e commento l’articolo di Mauro Bottarelli Le 20 “balle” del programma di M5S ripreso ieri da comedonchisciotte.org.
Devo fare 3 premesse.

1) Il valore del voto a Grillo non è tanto sui contenuti programmatici, quanto sull’essere un tentativo di un cambiamento culturale.
Questo l’ho già illustrato altrove, dicendo anche che un programma in senso stretto più o meno non esiste. Ci sono idee, volontà, sensibilità, concezioni ed esempi di comportamento che però vengono portati all’attenzione del pubblico per la prima volta in una campagna elettorale.

Leggi Tutto…

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Venditori di fumo nel Paese dei furbi

su Il nuovo che è avanzato
Autore: Francesco Cundari
Data: 2013-02-22

Si dice che l’Italia sia «il Paese dei furbi». Ma come si spiega che negli ultimi venti anni tanti italiani si siano affidati prima a un impresario della tv che prometteva persino di sconfiggere il cancro e poi a un comico secondo il quale anche il virus Hiv era «una bufala» messa in circolazione dai media e dalla politica per arricchire le case farmaceutiche?

Forse la ragione è che l’Italia è davvero il Paese dei furbi. E i furbi sono da sempre il bersaglio ideale di tutti i truffatori di questo mondo. Cronache, letteratura, cinema e tv ne offrono ampi esempi. La vittima perfetta è sempre un preciso tipo umano e psicologico: quello che, sentendosi più furbo degli altri, s’illude di potere facilmente fare fesso il prossimo. L’esca che lo porta ad abboccare, la molla che lo spinge in trappola è sempre la stessa. Ad accecarlo è al tempo stesso la fiducia incondizionata nella propria astuzia e la radicale sfiducia nell’intelligenza altrui. È l’idea di essere «il più dritto» in un mondo di «polli». Una visione del mondo che contiene anche una morale, secondo la quale i polli, in quanto polli, meritano di essere spennati. Una peculiare idea di meritocrazia, diffusissima eppure declinabile solo al singolare, perché rigidamente individualista. Se infatti il furbo fosse mai sfiorato dal sospetto di essere in compagnia di altri milioni di furbi come lui, l’incantesimo si spezzerebbe. Quella visione dura e compiaciuta della società come una giungla in cui vige la legge del più forte (o del più furbo) perderebbe in un attimo tutto il suo fascino, nel momento in cui il suo cantore scoprisse di essere, in quella giungla, non già il predatore, ma la preda. Non il furbo, ma il pollo.

Il successo di quel peculiare fenomeno culturale che potremmo chiamare il «liberismo italiano» deve più a questo antichissimo modo di pensare che alle teorie di Milton Friedman. Ed è assai meglio incarnato da Beppe Grillo, con tutta la sua carica anti-statale, anti-politica e anti-sindacale, per non parlare ovviamente di Silvio Berlusconi, santo patrono di tutti i furbi d’Italia, di quanto possa essere rappresentato da severi professori capaci di predicare solo austerità e sacrifici (ma sempre agli altri). In fondo, quella del tecnico e quella del comico, sono due forme diverse ma convergenti di paternalismo, fondate entrambe sulla sfiducia. Entrambe inconciliabili con un sentimento di autentica solidarietà, che significa anzitutto condivisione: dunque né balle per abbindolare i fessi, né prediche per mettere in riga gli scolaretti indisciplinati. L’idea di poter cambiare l’Italia a dispetto degli italiani, e persino mentre se ne lamentano i vizi congeniti, la presunta inferiorità culturale e addirittura antropologica rispetto alle nazioni civili, è sempre stata diffusa tra le nostre classi dirigenti e in questi vent’anni ha tentato anche la sinistra. Ma una simile idea non è solo politicamente suicida, è anche moralmente riprovevole, perché fondata sull’ipocrisia, su una pretesa aristocratica assurda e ingiustificata. Per convincere gli italiani a scommettere su un diverso modo di stare insieme, per cambiare davvero l’Italia, bisogna dimostrare prima di tutto di avere voglia di cambiare insieme a loro.

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fonte unita.it

3 responses to “ELEZIONI E PUNTI DI VISTA – Le “20” balle del programma di M5S / Venditori di fumo nel Paese dei furbi”

  1. Ferruccio Bravi says :

    No, compagnucci birbantelli che per tanti anni avete ripulito teste e tasche, gli Italiani non sono mai stato furbi. Ora lo stanno diventando in grazia delle vostre carognate. Se non rincoglioniscono nei prossimi due giorni avrete finito voi di fare i furbi.Fuori dai bersani!

    Date: Fri, 22 Feb 2013 19:05:47 +0000
    To: silvalentauser@hotmail.it

  2. Luca82 says :

    Mi spiace, ma con la difesa di quell’osceno aborto denominato “Legge Biagi” avete toccato il fondo. Ho letto il vostro sito per 3 anni e mezzo, ma questo è un po’ troppo: grazie davvero per tutto ciò che avete fatto e scritto (meno che per questa VERGOGNA sulla Biagi), ma vi tolgo dai miei preferiti.
    Essere “di sinistra” non significa soltanto dare diritti civili (come quelli relativi al mondo LGBT, pur cosa meritoria), ma anche la difesa del lavoro, e dei diritti sociali connessi ad esso, cosa che la Legge Biagi non fa assolutamente.
    Solo delle persone con dei seri problemi mentali (o in MALAFEDE) possono arrivare a difendere una schifezza simile, schifezza che io ben conosco, dato che ne sono vittima da ormai 6 anni.
    Grazie di tutto, e buona vita.

    • elena says :

      Luca, ovviamente sei liberissimo di pensarla come vuoi sulla “legge Biagi” come su tutto il resto. Quello che non capisco è perché lo dici a Solleviamoci: è vero che l’articolo è stato ripreso qui e non c’è una netta presa di distanza dal contenuto, ma la paternità dello stesso (chiaramente indicata, peraltro) è del signor Bottarelli de “Il Sussidiario”: è a lui che ti dovresti rivolgere, semmai.
      A Solleviamoci puoi imputare al massimo l’aver riportato acriticamente l’articolo, credo. Anche perché io, di appunti, ne avrei pure qualcuno di più… Spero proprio che tu legga questa mia, perché perdere un lettore attento per un’incomprensione mi dispiacerebbe davvero. Buona vita anche a te!🙂
      PS: se per caso non fosse chiaro, anche a me la “legge Biagi” non piace. A cominciare dal nome che le è stato affibiato e che suona tanto come scaricabarile…

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