Aereo caduto nel ’92, riaperta l’indagine, uno dei due morti era testimone Ustica / Sandro Marcucci: Uno strano “incidente”

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Sandro Marcucci – fonte

Aereo caduto nel ’92, riaperta l’indagine
uno dei due morti era testimone Ustica

Si tratta dell’ex pilota  militare Sandro Marcucci, perito in seguito all’incidente avvenuto a Campo Cecina.  L’ipotesi della procura di Massa è che a bordo del velivolo ci fosse un ordigno

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La procura di Massa ha riaperto un’inchiesta sull’incidente aereo nel quale morirono, il 2 febbraio 1992 a Campo Cecina, i piloti Alessandro Marcucci e Silvio Lorenzini. Il pm Vito Bertoni indagherà per omicidio contro ignoti.Nello scorso mese di settembre, l’ associazione antimafia ‘Rita Atria’ aveva presentato un corposo esposto per chiedere la riapertura delle indagini contestando la tesi ufficiale secondo la quale i due piloti del velivolo antincendio erano morti in seguito a un incidente.

Alessandro Marcucci era un ex pilota dell’aeronautica militare coinvolto come testimone nell’inchiesta per la strage di Ustica.
Secondo l’associazione antimafia, l’incidente non fu causato da una “condotta di volo azzardata, così come sostennero invece le conclusioni della commissione d’inchiesta tecnica nominata dal ministero dei trasporti, addebitata al pilota Sandro Marcucci”, bensì fu uno “strano incidente, che verosimilmente, potrebbe essere attribuito a un attentato attuato con un ordigno al fosforo posto nel cruscotto del velivolo”. (23 febbraio 2013)

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fonte firenze.repubblica.it

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Sandro Marcucci

Quello Strano Incidente 

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Il 2 Febbraio 1992 Sandro muore in un singolare incidente aereo, mentre era impegnato in una missione di vigilanza antincendio, a bordo di un piper della Transavio al servizio della Regione Toscana. Il velivolo precipitò durante una serie di virate su alcuni fuochi (due ne accerterà la Commissione ed è importante ricordare questo numero) accesi imprudentemente da residenti o villeggianti in zona Campo Cecina località Colareta, sul versante ovest dei monti delle Alpe Apuane alle spalle di Massa e Carrara.

Una giornata limpida e con assenza vento (altra circostanza importante come vedremo perche’ rilevata da vari testimoni e dal rapporto dei Carabinieri, ma incomprensibilmente alterata nella relazione della perizia tecnicoformale), e durante la esecuzione di una manovra di assoluta routine. Con lui cadde anche l’osservatore Silvio Lorenzini, situato sul velivolo nel sedile posteriore avendo lo stesso una configurazione in tandem dei due posti disponibili a bordo. Lorenzini sara’ ritrovato ustionato ma ancora in vita ad alcune decine di metri dall’aeroplano (anche qui potrete valutare il comportamento della Commissione peritale che si e’ ben guardata dal definire correttamente la posizione al suolo del corpo di Silvio rispetto al punto di impatto finale del velivolo, quasi ciò non costituisse un particolare di rilevante importanza ai fini della comprensione della dinamica dell’accaduto). Silvio morira’ trentatre giorni dopo l’incidente, anch’egli in circostanze strane, se non oscure, proprio quando sembrava aver superato una fase delicata del percorso medico di ristabilimento in salute.

Non andrà dimenticato, nel seguire la parte finale di questo capitolo, con la minuziosa analisi dell’incidente e della volgare perizia tecnico formale che ne attribuirà la responsabilità esclusiva a Sandro, che il volo di intervento antincendio non era stato richiesto per la zona in cui poi l’aereo sarebbe precipitato, ma per una zona sul versante opposto della montagna nel territorio della Garfagnana. Solo dopo essersi levati in volo Sandro e Silvio sarebbero stati dirottati sulla zona dove sarebbero caduti. Ma questa circostanza non e’ stata neppure presa in esame (e dunque nemmeno analizzata per la individuazione di chi e perche’ avesse innescato una simile disposizione) dal Magistrato, tale Dott. Puzone.

L’Immagine ci mostra invece come quel Sandro vitale che abbiamo appena visto venisse ridotto dalla azione omicidiaria consumata nei suoi confronti: un tragico tizzone umano consumato dal fuoco, che giace sulla schiena sotto i rottami del suo aeroplano capolvolto. E capiremo piu’ avanti come quella condizione di ribaltamento del velivolo non fosse indifferente per la comprensione della dinamica dell’evento tragico.

E’ questa la foto pubblicata in prima pagina da Il Tirreno che scatenò una mia ulteriore indagine e mi portò a concludere che si fosse trattato di un omicidio, come vedremo in seguito.

Fin d’ora possiamo tuttavia osservare come la foto ci mostri la strana posizione e condizione del cadavere: quello cioe’ di una persona “seduta” e con le gambe ancora piegate in quella posizione “seduta” benche’ nulla, a ben vedere, ne ostacolasse il rilassamento (esse non appoggiano infatti contro alcuna struttura del velivolo) ed il loro rilascio verso una totale distensione. E’ dunque l’immagine del cadavere di un uomo che necessariamente e’ bruciato quando ancora si trovava seduto ai comandi del velivolo, venendo cristallizzato dal fuoco in quella posizione. Ed e’ importante segnalare come quel cadavere completamento arso sia costretto tra i rottami in alluminio del velivolo, che non mostrano pero’ segni di essere stati esposti al fuoco.

E’ una persona a cui mancano entrambi i piedi, sicche’ le gambe appaiono come moncherini arsi (uno dei due piedi sara’ ritrovato solo poco prima della inumazione tra i rottami frettolosamente asportati dal luogo dell’impatto). Mancano anche le mani. Una delle mani sarebbe stata ritrovata solo alcuni mesi dopo l’incidente tra la vegetazione. Di quella mano, ebbe a dire il testimone che la ritrovò, nessuno avrebbe saputo dire quale fine gli fosse stata riservata. Di certo e’ finita in qualche immondezzaio, non essendo stata mai restituita neppure ai familiari per la sua inumazione.

La foto del cadavere di Sandro mostra in realta’, per una comprensibile condizione di prospettiva fotografica, una persona a cui manca apparentemente la sola mano del braccio destro visibile ed il piede della sola gamba destra visibile. E’ inoltre importante vedere come il corpo giaccia in direzione del tutto opposta a quella del relitto cioe’ con il volto ed il corpo rivolti verso la coda dell’aeroplano e non verso il suo muso.

Anche il verbale di primo sopralluogo dei Carabinier tende ad evidenziare questa strana circostanza e quella innaturale posizione “seduta” ed “anomala” (nella direzione “avanti dietro”) del cadavere.

Il corpo e’ raccolto tra i rottami del velivolo ai piedi del tronco di un albero resinoso contro il quale aveva impattato nella fase finale della precipitazione, gia’ capovolto su se stesso, scivolando poi verso terra, con un effetto di scuoiatura e scortecciamento del tronco stesso. E tuttavia quel tronco resinoso appare ancora bianco ed non attaccato da fiamme e fumi tanto da apparire in tutto il biancore del suo nucleo scortecciato.

Dunque quel fuoco che la commissione ritiene ed afferma si sia sviluppato al suolo solo dopo l’impatto finale e che sarebbe stato capace di ardere fino alle ossa il cadavere ai piedi di quell’albero, avrebbe avuto la singolare capacita’ di non aggredire la pianta resinosa, neppure annerendola di fumo, e di non fondere le strutture in alluminio a diretto contatto con il cadavere. Queste prime rilevazioni ci dicono che quanto affermato dalla perizia sull’incidente, e cioé che il velivolo fosse prima precipitato, e solo in seguito fosse esploso l’incendio devastante, era ed è una ipotesi grossolana ed assolutamente infondata.

Avevo intravisto quella foto sulla pagina de IL Tirreno che riportava la notizia ”dell’incidente”. Mi diedi un gran da fare per conoscere il nome del fotografo ed un suo riferimento per ottenere i negativi di quella foto e di altre se ve ne fossero state. Informazioni che riuscii ad ottenere grazie a due redattori del giornale che mi sarebbero stati poi molto vicini nelle battaglie successive per cercare di ottenere verità e giustizia per Sandro: Giuliano Fontani e Gianfranco Borrelli. Quando riuscii a comunicare con il reporter questi accetto’ di darmi tutta la serie fotografica che aveva scattato, precisandomi che la Magistratura non aveva richiesto quelle foto, essendosi certamente affidata ai rilievi fotografici effettuati dai Carabinieri (rilievi che però nel fascicolo non compaiono, almeno per quanto riguarda lo “studio” della scena finale e del cadavere. E altrove nel fascicolo si potrà constatare come la Commissione non abbia avuto, inspiegabilmente, il consenso del Magistrato – che ne rigettava l’istanza di visura – alla visione e valutazione dei rilevamenti fotografici effettuati dai Carabinieri).

Il reporter volle solo in cambio che io gli consentissi di eseguire alcune foto su di me, all’interno della mia libreria, cosa che gli lasciai fare senza alcuna vanità; ma solo per entrare in possesso di quella terribile sequenza fotografica sul cadavere di Sandro. E solo piu’ tardi capii il senso di quel servizio fotografico su di me quando, incontrandolo di nuovo, egli mi avrebbe detto di aver “venduto bene” quel servizio ad alcune testate per gli eventuali “coccodrilli”. Si tratta di quei materiali che vengono acquisiti ed archiviati su persone o fatti dei quali si sia cosi’ pronti a stampare profili e memorie in caso di avvenimenti tragici che coinvolgano i medesimi soggetti.

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fonte ritaatria.it

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