MA AI POLITICI NON INTERESSA – Rapporto sull’Italia delle frane. L’82% dei Comuni in dissesto idrogeologico

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L’ultima alluvione  a Catania – fonte immagine

Rapporto sull’Italia delle frane

Per arginare i danni si spende più di un miliardo e mezzo l’anno. Se si intervenisse per risanare il territorio la sicurezza aumenterebbe e si nascerebbero nuovi posti di lavoro. E’ quanto scrive L’Anbi, associazione nazionale bonifiche e irrigazione. La regione più a rischio è la Campania

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di Nello Trocchia

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Il nubifragio che ha colpito Catania nei giorni scorsi  avrebbe imposto, almeno nelle ultime ore, un confronto sul disastro di un paese che frana. Invece, il vuoto regna in questa campagna elettorale. Non solo il tema è rimasto al palo nei dibattiti ma non compare neanche nei programmi dei partiti. Eppure in Italia sono 6633 i comuni in pericolo per il dissesto idrogeologico, l’82%. Una vulnerabilità che, nel nostro paese, si affronta solo in regime di emergenza e somma urgenza con minori controlli e maggiori costi.

L’Anbi, associazione nazionale bonifiche e irrigazione, ogni anno, aggiorna il piano di intervento per ‘riparare’ il territorio. “C’è bisogno di 2943 interventi, recita il documento sulla sicurezza territoriale, per un importo complessivo di 6 miliardi e 800 milioni di euro”. Il risanamento ambientale avrebbe anche un vantaggio occupazionale con la possibilità di dare lavoro a 7 persone per ogni milione di euro speso, complessivamente a quasi 50 mila unità coniugando occupazione e politiche di contrasto al dissesto idrogeologico.

L’Italia spende, infatti, secondo quanto calcolato da uno studio del consorzio universitario del Politecnico di Milano, oltre 2 miliardi di euro ogni anno per tamponare i danni causati da frane e alluvioni più un miliardo e mezzo per interventi minori. Anche i dati sulle strutture sono preoccupanti, ci sono oltre un milione e 200 mila edifici a rischio frane e alluvioni, di questi 6251 scuole e 547 ospedali.

La regione che rischia di più è la Campania con oltre 1000 scuole e 56 ospedali. Un’emergenza perenne e irrisolta che trova poco spazio anche nei programmi dei partiti. Proprio in Campania, il Pdl promette di riaprire i termini del condono edilizio del 2003 nonostante in Italia il consumo del suolo sia cresciuto, negli ultimi anni, ad una media di 8 metri quadrati al secondo. La regione si trova nella prima fascia per consumo di territorio, dal 7 al 10% secondo le ultime stime dell’Ispra.

Il Pdl, Mara Carfagna in testa, torna sul cavallo di battaglia già usato nella campagna elettorale per le regionali del 2010. Promessa non mantenuta, ma gli azzurri ci riprovano. ” Riaprire i termini del condono edilizio in Campania sarà il primo provvedimento che adotteremo se vinceremo le elezioni” fanno sapere. Fu la giunta Bassolino a bloccare l’applicazione in Campania del condono del 2003. ” Vogliamo – spiegano dal Pdl – che i cittadini campani possano accedervi come hanno potuto fare quelli delle altre regioni”.

In Campania si contano 60 mila strutture abusive per le quali c’è una sentenza di abbattimento, il condono riaccende le speranze e porta voti nella regione del mattone illegale e nel paese che frana.

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fonte espresso.repubblica.it

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