ELEZIONI- Chi ha vinto e chi ha perso / Ainis: ‘Un blocco istituzionale’

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Chi ha vinto e chi ha perso

Inaspettato ‘pareggio’ fra le due maggiori coalizioni: né quella di centrosinistra né quella di centrodestra riusciranno a formare una maggioranza. Ma se per Berlusconi questo è un successo, per Bersani è una sconfitta. Il M5S oltre ogni aspettativa e primo partito alla Camera. Scenari possibili: una nuova grande coalizione’ o un ritorno alle urne entro l’anno

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di Alessandro Gilioli

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Dopo un pomeriggio di incertezze e di dati spesso sballati, le elezioni hanno consegnato un’Italia instabile e sostanzialmente ingovernabile, con pochi scenari possibili: una nuova grande coalizione con i partiti che hanno retto Monti oppure un Parlamento di transizione, che si limiti a eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, a varare in fretta una nuova legge elettorale per tornare alle urne entro l’anno. Molto più difficile, date le premesse, che si riesca a coinvolgere il Movimento Cinque Stelle in qualsivoglia maggioranza.

Ma, anche nell’incertezza di queste ore, è sicuro che oggi ci sono pochi vincitori e molti vinti. Proviamo a vedere quali.

Beppe Grillo
Nessun sondaggio, fino a pochi giorni fa, lo dava oltre il 20 per cento, che già sarebbe stato un dato straordinario per una lista che cinque anni fa non esisteva neppure. Invece oltre un quarto degli elettori ha scelto il suo Movimento, che diventa così il primo singolo ‘partito’ italiano alla Camera. Privo di qualsiasi gerarchia interna – a parte il duo di comando Grillo-Casaleggio – il M5S resta una grandissima incognita per quanto riguarda le sue future mosse nell’agone parlamentare.

Berlusconi
Inutile girarci intorno, il Caimano ha mille vite e lo ha dimostrato anche questa volta. Il suo peggiore incubo – essere ridotto all’opposizione di un governo in mano a Bersani e Vendola – è stato scacciato grazie al pareggio sostanziale che è riuscito a imporre rispetto alla coalizione di centrosinistra. Solo pochi mesi fa il suo gradimento era in picchiata, la campagna elettorale ha fatto i miracoli anche grazie alle promesse sulle tasse e all’incredibile posizionamento anti Casta sul dimezzamento dei parlamentari. A questo punto potrà dire la sua – e proteggere le sue aziende – con un forte gruppo parlamentare, che al Senato può anche essere di maggioranza. E non dovrà nemmeno rimborsare l’Imu, perché non andrà a Palazzo Chigi (né al ministero dell’Economia). Meglio di così, a questo giro, non gli poteva andare.

Bersani
Mezzo Pd oggi si chiede che cosa sarebbe successo se alla primarie avesse vinto Matteo Renzi. Troppo tardi e comunque inutile: oggi i numeri impietosi raccontano di un Pd che viaggia diversi punti sotto il risultato ottenuto da Veltroni cinque anni fa, che non è nemmeno più primo partito alla Camera e soprattutto che non può mettere in piedi nessuna coalizione – nemmeno alleandosi con Monti – per poter governare. Entrambi gli scenari possibili (una grande coalizione con il Pdl o un rapido ritorno alle urne) sono terrorizzanti per un partito che sembrava destinato alla vittoria e ora è di fronte a decisioni scivolosissime, a iniziare dai suoi equilibri interni: difficile che per Pier luigi ci sia un’altra chance.

Monti
Non è ‘salito in politica’, è disceso negli inferi, sperperando in una campagna elettorale in cui si trovava palesemente fuori ruolo tutto il patrimonio di prestigio e di credibilità che aveva accumulato. Il Professore era sicuro che sarebbe stato l’ago della bilancia almeno a Palazzo Madama, invece adesso si ritrova nella più totale irrilevanza. In più, ha cannibalizzato gli alleati Casini e Fini, ridotti al lumicino e rimasti fuori dai giochi dopo decvenni di Palazzo. Il Quirinale, per l’ex rettore della Bocconi che piaceva tanto alle cancellerie europee, diventa un sogno sempre più lontano.

Ingroia
Un flop clamoroso, quello del pm in aspettativa, che non solo non ha attecchito nei movimenti della sinistra (quelli pacifisti o per l’acqua pubblica, ad esempio) ma non è riuscito nemmeno a mettere insieme i voti delle quattro formazioni che lo sostenevano: Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi. Nel disastro Ingroia porta a fondo anche Di Pietro (che non rientra in Parlamento) e i diversi politici che si erano attaccati al suo carro per riciclarsi, come Diliberto, Ferrero, il verde Bonelli e l’ex grillino Favia. Difficile per Ingroia, a questo punto, un futuro in politica, dato anche lo scarsissimo carisma dimostrato in campagna elettorale.

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Il giornale in edicola

fonte espresso.repubblica.it

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Il commento

Ainis: ‘Un blocco istituzionale’

di Fabio Chiusi

«Siamo in un cul-de-sac, ma Napolitano non può sciogliere di nuovo le Camere perché è a fine mandato. Quindi dovrebbe dimettersi per far eleggere un nuovo Presidente che potrebbe indire nuove elezioni. Ma è una situazione inedita e piena di problemi». Parla il costituzionalista

(25 febbraio 2013)

I dati non sono ancora definitivi, ma una cosa è certa: gli scenari dipinti fino a domenica sono andati tutti in frantumi. Altro che centrosinistra in grado di governare da solo. Altro che ‘stampella’ montiana. Ora ciò che sembra assodato, dopo il voto, è che nessuna coalizione o forza politica riesca a ottenere da sola i 158 seggi necessari a ottenere la maggioranza al Senato, e dunque garantire una qualche governabilità al Paese. Cosa resta? La ‘grande coalizione’ o il ritorno alle urne sembrano le due ipotesi che, per necessità, diventano più plausibili. Ma il costituzionalista e docente ordinario all’Università Roma III, Michele Ainis, ricorda all’Espresso che le tre coalizioni che hanno stabilito l’atto di nascita della Terza Repubblica sono tra loro incompatibili. E che l’idea di andare nuovamente a votare, nel breve o brevissimo periodo, è complicata dalla concomitanza della fine del mandato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.E ora, professor Ainis?
Non è possibile, anche se ho sentito Stefano Fassina e altri nel Pd dirlo, che si torni a votare. E non è possibile perché qualcuno dovrebbe ricordarsi che Napolitano non può sciogliere le Camere, perché è in semestre bianco. Le può sciogliere solo quando gli ultimi sei mesi del suo mandato coincidano, in tutto o in parte dice l’articolo 88 della Costituzione, con la fine della legislatura.

Però qui abbiamo una nuova legislatura.
Sì, quindi a sciogliere il Parlamento o anche soltanto il Senato può essere solo il nuovo presidente della Repubblica. E questo è già un dato.

E che cosa significa?
Che se le forze politiche non si mettono d’accordo e non eleggono il presidente del Senato, è un blocco che costituisce una situazione completamente inedita. Forse Napolitano, in una situazione così di ingestibilità, potrebbe dimettersi prima, cercare di favorire una immediata elezione del nuovo presidente della Repubblica. Perché il nuovo presidente della Repubblica avrebbe l’unico potere di sblocco: lo scioglimento.

Però?
Però il nostro paradosso è che ove la situazione dovesse bloccarsi del tutto non avremmo poteri di sblocco. Perché Napolitano non può sciogliere le Camere.

E quindi l’alternativa alle dimissioni anticipate di Napolitano sarebbe trovare una grande coalizione, o una coalizione di qualunque tipo, che arrivi almeno all’elezione del nuovo presidente della Repubblica?
Sono due cose diverse: altro è una coalizione politica per fare un governo, altro è una intesa istituzionale per eleggere i presidenti delle camere e il presidente della Repubblica. Il dato sicuro è il seguente.

Quale?
Che noi siamo passati da un sistema multipolare, durato 45 anni, durante la Prima Repubblica. La Democrazia Cristiana faceva un po’ da calamita, ma aveva accanto socialisti, liberali, comunisti e via dicendo. Poi siamo passati a un sistema bipolare. E sono stati i vent’anni di Seconda Repubblica. Questo è il battesimo della Terza Repubblica dal punto di vista del sistema politico perché adesso siamo entrati in un sistema tripolare. Ci sono tre forze politiche che, punto più punto meno, stanno intorno al 30 percento. E questo è un dato, quale che sia il risultato finale: l’Italia è una mela divisa in tre fette. Nei sistemi tripolari per fare un governo due di questi tre poli devono allearsi contro l’altro: non si scappa, nessuno da solo può farlo.

Ma nello scenario che sta uscendo dalle urne, chi potrebbe coalizzarsi con chi?
I nostri guai dipendono dal fatto che sono forze non coalizzabili, salvo miracoli politici. Difficile immaginare una coalizione Pd-Pdl contro Grillo, e difficile immaginare una coalizione Grillo-Pd o Grillo-Pdl. Quindi il cul-de-sac è politico e istituzionale.

Come se ne esce?
Credo che in prima battuta Napolitano, ammesso vengano eletti i presidenti delle Camere, dovrebbe attribuire l’incarico di presidente del Consiglio al leader della prima forza politica alla Camera. Se fosse Bersani, Bersani. Il quale però poi deve trovare un alleato per fare questa maggioranza.

Dovranno per forza di cose venire a patti per una legislatura brevissima, insomma. Dove si farà almeno la nuova legge elettorale?

Staremo a vedere.

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2 responses to “ELEZIONI- Chi ha vinto e chi ha perso / Ainis: ‘Un blocco istituzionale’”

  1. Fabio77 says :

    Sono certo che il PD sarà del Governo, tuttavia chiunque vinca è necessario che il nuovo governo metta online – con gli Open Data – tutte le carriere scolastiche e universitarie degli italiani, in modo tale che chi è stato bocciato o si è ritirato (o semplicemente ha avuto voti bassi) sia MESSO ALLA GOGNA eternamente, come merita, in modo da finire possibilmente sotto il ponte a chiedere la carità.
    Queste persone vanno messe all’indice eternamente, per il costo sociale della loro condotta.
    Va notato tra l’altro che ciò era fortunatamente contenuto nel decreto sviluppo del Governo Monti, approvato due mesi fa, tanto che il nuovo Esecutivo sarà obblicato a rendere operative queste riforme. Per fortuna.

    LIBERATE I DATI !!!
    LIBERATE I DATI !!!
    LIBERATE I DATI !!!

    Fabio, simpatizzante dell’Open Data Movement.

  2. Alex says :

    @Fabio: mio Dio, che “bella” società paranazista che proponi…
    Prendi i tuoi open data e va’ a quel paese, senza passare dal via

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