Crisi, la Cgia: “Una piccola impresa su due non può pagare gli stipendi”

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Crisi, la Cgia: “Una piccola impresa su due non può pagare gli stipendi”

L’associazione degli artigiani denuncia il boom di protesti e sofferenze nelle aziende italiane: la mancanza di liquidità costringe le imprese a rateizzare le retribuzioni. Aumentano anche i tempi di pagamento, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa

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di | 2 marzo 2013

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Una piccola impresa su due è costretta a rateizzare le retribuzioni ai propri collaboratori, causa mancanza di liquidità. La Cgia di Mestre denuncia la situazione di grande difficoltà delle aziende italiane, alle prese con un vero e proprio boom di protesti e sofferenze. Assegni bancari o postali, cambiali, vaglia o tratte: le imprese, rileva l’analisi dell’ufficio studi dell’associazione, fanno sempre più fatica a onorarli e questo ha causato un aumento molto consistente dei protesti.

Dall’inizio della crisi i titoli di credito che alla scadenza non hanno trovato copertura sono cresciuti del 12,8%, mentre le sofferenze bancarie in capo alle aziende hanno fatto registrare un’impennata decisa: +165%. Alla fine del 2012 l’ammontare complessivo delle insolvenze ha superato i 95 miliardi di euro. Queste tendenze, secondo l’analisi, dimostrano che l’aumento dei protesti bancari ha sicuramente concorso – assieme al calo del fatturato e al blocco dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione – a ‘mandare in rosso’ i conti correnti di molti imprenditori, non consentendo a molti di questi la possibilità di restituire nei tempi concordati i prestiti ottenuti dalle banche.

Ovviamente, fa notare la Cgia, la causa principale di questa situazione è la crisi economica che ormai sprigiona i suoi effetti negativi da ben 5 anni, con conseguenze inimmaginabili fino a qualche tempo fa. “Il disagio economico in cui versano le piccole imprese – afferma il segretario dell’associazione Giuseppe Bortolussi – è noto a tutti, con risvolti molto preoccupanti soprattutto per i dipendenti di queste realtà aziendali che faticano, quando va bene, a ricevere lo stipendio con regolarità”. “Purtroppo, – prosegue Bortolussi – sono aumentate a vista d’occhio le aziende che da qualche mese stanno dilazionando il pagamento degli stipendi a causa della poca liquidità”.

A corollario di questa situazione non va dimenticato che, dall’inizio della crisi, i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali tra le imprese si sono allungati solamente in Italia, mentre in tutti i principali Paesi Ue hanno subito una drastica riduzione. Tra il terzo trimestre 2007 e lo stesso periodo del 2012, l’aumento medio nazionale del numero delle imprese protestate è stato del 12,8%. In termini assoluti, il numero di imprese segnalate ha sfiorato, nel 2012, le 67.000 unità. Le regioni più interessate dalla variazione di crescita sono state l’Umbria (+46,4%), l’Abruzzo (+34%) e la Sardegna (+32,4%). Il Sud appare l’area territoriale più in sofferenza: nelle regioni meridionali, infatti, si registra il maggior numero di imprese protestate (quasi 29mila nel terzo trimestre 2012), con il tasso di crescita più elevato di tale fenomeno (+19,8% nell’ultimo quinquennio).

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fonte ilfattoquotidiano.it

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