Archivio | marzo 3, 2013

Bersani a Grillo: decida o tutti a casa. Il leader Pd categorico a ‘Che tempo che fa’

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Bersani a Grillo: decida o tutti a casa. Accordo con Pdl irreale

Il leader Pd categorico a Che tempo che fa: «La prima parola spetta a noi». E sul finanziamento ai partiti: «Se ne può discutere ma non va abolito»

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MILANO – «Non ho intenzione di scambiare sedie e fare patti», dice Pier Luigi Bersani intervistato da Fabio Fazio durante la registrazione del programma Che tempo che fa. Definendo Grillo come uno che «gioca all’uomo mascherato» il leader Pd sottolinea come il capo del M5S «sia voluto venire in Parlamento e adesso deve dire quello che vuole fare». Quanto all’esistenza di incontri con lo stesso Beppe Grillo il segretario del Pd smentisce. Tuttavia, precisa: «So benissimo che c’è comunque un parlarsi tra i nostri e i loro», riferendosi agli eletti in Parlamento.

Le critiche a Grillo.
Al M5S non risparmia critiche: nel Movimento di Grillo «ci sono cose di sinistra e cose che non lo sono affatto. Grillo non vuole che un figlio di immigrati nato qui sia italiano e mi sembra molto tiepido sull’evasione fiscale. Questo non è di sinistra», dice Bersani. Con lui «ci sono punti di dissenso radicale. Chi vuol stare fuori da euro non sa cosa dice». Secondo Bersani, «questa ondata di protesta, di cambiamento, e questa volontà di riforma non corrono solo nel movimento di Grillo, ma è un fatto più generale». Nel movimento 5 Stelle, comunque «c’è un pezzo d’Italia, ci sono proteste generiche, insofferenze, ma c’è anche la volontà di dare un segnale».

Partiti.
Pier Luigi Bersani è favorevole a ridiscutere la legge sul finanziamento pubblico ai partiti, ma si dice convinto che «la politica una qualche forma di sostegno pubblico debba averlo». «Anche fosse per un solo euro non sono disposto a rinunciare», afferma.

Niente accordi con il Pdl.
«Sul piano politico immaginare che io possa fare qualche accordo con quelli che hanno sempre impedito il cambiamento è un’ipotesi dell’irrealtà», aggiunge Bersani. «In Parlamento c’è stata una maggioranza che ha certificato che quella ragazza era nipote di Mubarak, noi non abbiamo mai avuto la possibilità di cambiare alcunchè». «Tocca a noi dire la prima parola su quello che bisogna fare. Abbiamo perso – precisa – per un risultato al di sotto delle aspettative, ma dentro questa sconfitta abbiamo 460 parlamentari, il doppio di quelli del Pdl». Secondo il segretario del Pd, la rabbia e il disagio sociale «hanno messo anche noi nel mucchio. Anche l’appoggio al governo Monti -precisa- ha comportato dei problemi».

«Bisogna cambiare».
«Il Paese resta in una situazione drammatica. Ognuno deve prendersi le sue responsabilità e capire che ciò significa voler cambiare», sostiene. Il segretario elenca poi una serie di punti urgenti che il governo che si presenterà in Parlamento dovrà portare con un programma limitato per chiedere la fiducia: una legge contro la corruzione, una contro il conflitto di interessi, una dedicata ai costi della politica; un’altra dedicata agli interventi sull’economia verde e sull’urgenza sociale. Per il segretario del Pd altri temi centrali sono i diritti civili, i diritti degli omosessuali e la scuola. «Questi punti -aggiunge- che delibereremo in direzione sono gli stessi che avevamo messo in campagna elettorale. Mi rivolgerei a un Parlamento rinnovato. Da che parte verrà il sostegno? Da chi vuole cambiare qualcosa».

Un governo «rinnovato».
Ho in testa un governo largamente rinnovato, con la presenza di giovani, donne e anche presenze esterne dai partiti, assolutamente competenti», spiega quindi Bersani.

Capitolo Renzi.
«Deciderà Renzi che ruolo avrà quando vorrà con la direzione del partito, ma sicuramente un ruolo lo avrà», spiega quindi Bersani. «Non sottovaluto affatto il contributo che poteva dare Renzi, e abbiamo fatto apposta le primarie».

Quirinale.
«Il presidente della Repubblica ha tutto il nostro rispetto e stima. Ha detto che le forze politiche riflettano, e adesso riflettono a voce alta come sto facendo io», è il commento alle parole di ieri di Giorgio Napolitano. Bersani aggiunge: «il Paese resta in una situazione drammatica e ognuno si deve prendere le sue responsabilità, prima di tutto noi». «Dopo un presidente così non è semplicissimo trovare una soluzione ma penso che troveremo una convergenza, perché in ultima analisi i numeri si possono trovare». «Napolitano lo conosco e lo stimo e so anche – aggiunge – che quando dice una cosa la dice seriamente. La scadenza del suo mandato è certamente un problema perché abbiamo capito tutti l’importanza del ruolo del presidente della Repubblica».

Caso De Gregorio.
«È in corso un’indagine che sta verificando se sia vero o no che sono sono stati comprati parlamentari per ribaltare le elezioni. Non sono mica noccioline, stiamo parlando di cose che, se verificate, sono di una gravità cosmica», dice quindi in merito all’inchiesta sul senatore Sergio De Gregorio.

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fonte ilmessaggero.it

BERLUSCONI INELEGGIBILE, FIRMA ANCHE TU! – B., cancro della democrazia

“Berlusconi ineleggibile”, l’adesionedi Rodotà
“L’ho sempre sostenuto, da tempi non sospetti”

Intervistato da Paolo Flores d’Arcais, Stefano Rodotà spiega le ragioni della sua adesione convinta all’appello di MicroMega per l’ineleggibilità di Berlusconi in base alla legge 361 del 1957. Una campagna che sta riscuotendo un clamoroso consenso: in soli due giorni le firme raccolte hanno già superato quota 70mila.


Firma anche tu per cacciare Berlusconi dal Parlamento (facendo applicare
la legge 361 del 1957)
Una legge sul conflitto di interessi, che rende Berlusconi ineleggibile, esiste già. Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli chiedono al nuovo Parlamento che venga finalmente applicata, e Berlusconi non avrà più nessuna immunità di impunità.
LEGGI E FIRMA L’APPELLO | GUARDA LE FIRME
MUCCHETTI Pur condividendo… FLORES D’ARCAIS B. fuori dal Palazzo 
GALLO Il cancro della democrazia GIULIETTI 23 marzo, 100 piazze per la Costituzione e la legalità

 

Grillo: “In Parlamento si pratica la ‘circonvenzione di elettore’”

 

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Magritte – La Valse Hésitation
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Grillo: “In Parlamento si pratica la ‘circonvenzione di elettore’”

Il leader del Movimento 5 Stelle in un post sul blog interviene contro il divieto di vincolo di mandato previsto dall’articolo 67 della Costituzione. In questo modo, scrive, “l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno”

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di | 3 marzo 2013

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Una volta vinto il seggio “l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno”. Beppe Grillo interviene in un post sul suo blog criticando l’articolo 67 della Costituzione secondo cui “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Quindi “dopo il voto il cittadino può essere gabbato a termini di Costituzione“. In Parlamento, dunque, si pratica la “circonvenzione di elettore”, una prassi “molto comune nel Parlamento italiano, adottata da voltagabbana, opportunisti, corruttibili, cambiacasacca”. Ed è così praticata “da essere diventata scontata, legittima, la norma. Non dà più scandalo”. In questo modo “viene concesso al parlamentare libertà preventiva di menzogna, può mentire al suo elettore, al suo datore di lavoro, senza alcuna conseguenza invece di essere perseguito penalmente e cacciato a calci dalla Camera e dal Senato“.

Infatti “l’elettore, al momento del voto, crede in buona fede alle dichiarazioni di Tizio o Caio, di Scilipoti o De Gregorio. Lo sceglie – prosegue Grillo – per la linea politica espressa dal suo partito e per il programma. Gli affida un mandato di un lustro, un tempo lunghissimo, per rappresentarlo in Parlamento e per attuare i punti del programma”. Non solo: “gli paga lo stipendio attraverso le sue tasse perché mantenga le sue promesse”. Ma nonostante il voto sia “un contratto tra elettore ed eletto ed è più importante di un contratto commerciale” è ritenuto “del tutto legittimo il cambio in corsa di idee, opinioni, partiti. Si può passare dalla destra alla sinistra, dal centro al gruppo misto, si può votare una legge contraria al programma. L’articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Questo consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori”.

Senza vincolo di mandato, prosegue il leader 5 Stelle, “per cinque anni il parlamentare vive così in un Eden, in un mondo a parte senza obblighi, senza vincoli, senza dover rispettare gli impegni, impegni del resto liberamente sottoscritti per farsi votare, nessuno lo ha costretto con una pistola alla tempia a farsi inserire nelle liste elettorali”. E oggi il Guardian pubblica anche un’intervista di Dario Fo, secondo cui ”Grillo sta salvando l’Italia” dove il prmeio Nobel e sostenitore M5S sottolinea come “occorreva un visionario surrealista come Beppe Grillo per salvare l’Italia”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

IL ‘METODO’ MARCHIONNE E LA SCUOLA – Via i neoassunti per far spazio ai precari

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Via i neoassunti per far spazio ai precari
esposto contro l’ufficio scolastico

Il provvedimento senza precedenti a Bari: i professori e bidelli che hanno vinto ricorsi dopo anni di contratti a termine saranno presi, ma solo a patto che siano licenziati gli ultimi entrati in graduatoria. L’Anief: “Il metodo Marchionne applicato alla scuola”

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Un esposto contro la decisione di licenziare professori e bidelli neoassunti per far posto ai colleghi che hanno vinto i ricorsi. “Il metodo Marchionne torna a scuola?” domanda provocatoriamente l’Anief, l’associazione professionale sindacale, che domani mattina invierà alla procura della Repubblica di Bari una denuncia contro l’Ufficio scolastico regionale. Il caso riguarda il via libera dato nei giorni scorsi all’assunzione di 20 precari della scuola, in cambio però del sollevamento dall’incarico di altrettanti docenti e ausiliari.

A farne le spese saranno i lavoratori negli ultimi posti delle graduatorie pugliesi. Saranno licenziati per far posto ad altri precari che negli anni scorsi, dopo la scadenza dei loro contratti a tempo determinato, sono passati alle vie legali per far valere il proprio diritto a un posto di lavoro stabile. I ricorsi infatti si basano su una direttiva europea stabilisce che tutti i lavoratori pubblici e privati dopo 36 mesi di lavoro a tempo devono essere stabilizzati. E dà il via a una “guerra tra poveri” nei corridoi delle scuole pugliesi.

La vicenda è iniziata nel 2011 quando circa cinquecento insegnanti con il sostegno dei sindacati decisero di presentare ricorso contro la violazione di quella normativa comunitaria. La maggior parte dei ricorsi è stata impugnata dall’avvocatura di Stato. Qui però negli ultimi mesi è sorto un secondo pasticcio. Proprio l’avvocatura avrebbe dimenticato di impugnare una decina di sentenze di primo grado stabilite dal Tribunale di Trani favorevoli ai ricorrenti. Risultato: quelle sentenze sono passate in giudicato e devono essere attuate.

L’ufficio scolastico regionale ha delineato la soluzione: mandare via gli ultimi. L’ufficio provinciale aveva preso un mese di tempo per decidere, e nei giorni scorsi è arrivata la soluzione: licenziare gli ultimi docenti e bidelli presenti in graduatoria e immessi in ruolo. I loro posti verranno occupati dagli altri 20 precari che hanno vinto i ricorsi. Le lettere di licenziamento per 5 collaboratori scolastici, 2 assistenti tecnici e vari docenti sono già partite. Si tratta di lavoratori che proprio quest’anno avevano ottenuto la tanto attesa immissione in ruolo.
Secondo l’Ugl questo sarebbe il primo caso in Italia di licenziamento per far spazio ad altri colleghi.

“Non ci sono alternative per i 20 lavoratori licenziati – dice il provveditore degli studi di Bari, Mario Trifiletti – abbiamo inviato l’avviso di avvio di procedimento di licenziamento. Prima di adottare il provvedimento quei precari hanno la possibilità di far valere le loro ragioni. Purtroppo dobbiamo trovare dei posti per i vincitori del concorso. I numeri delle nomine in ruolo sono quelli autorizzati dal ministero dell’Istruzione, non possiamo sforare”. “Quella del provveditorato è una condotta inaudita – afferma il segretario della Flc Cgil Bari, Claudio Menga – per questo motivo abbiamo inviato all’amministrazione una lettera di diffida. Se non ci ascolteranno, saremo costretti ad aprire nuovi contenziosi a tutela dei lavoratori licenziati”.

L’Anief è già pronta con il ricorso, a cui sarà allegata la richiesta di informare la Corte dei Conti per “chiaro danno all’erario”, nei confronti dell’Ufficio scolastico regionale della Puglia. Per l’Anief si tratta di “una decisione gravissima”, perchè “si sana un errore commettendone un altro”. (03 marzo 2013)

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fonte bari.repubblica.it

Cinque Stelle in visita al Parlamento. Poi il vertice dei neoeletti in un hotel

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Centinaia di persone in fila davanti all’ingresso principale della Camera dei deputati, in Piazza Montecitorio a Roma, per la visita periodica guidata del palazzo

Cinque Stelle in visita al Parlamento
Poi il vertice dei neoeletti in un hotel

Il tour domenicale alla Camera diventa un evento con i cittadini che rispondono all’invito dei grillini. E il leader attacca l’articolo 67 della Costituzione su vincolo di mandato

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roma

È cominciato poco dopo le 14 l’incontro dei neoeletti del Movimento 5 Stelle all’Hotel Saint John di Roma. Obiettivo del meeting per ora è conoscersi. La presenza di Grillo e Casaleggio è attesa per domani.

OBIETTIVO: CONOSCERSI  

Il luogo del summit è stato tenuto segreto fino all’ultimo, per evitare l’assedio dei giornalisti. Nella saletta che hanno affittato per oggi all’Hotel Saint John di Roma, i 5 Stelle hanno sistemato le sedie a circolo. All’ingresso della saletta vengono consegnati i nomi in liste divise per regione, per Camera e Senato. Con i giornalisti gli eletti mantengono la consegna del silenzio, ma la riunione per decidere la linea dovrebbe iniziare solo domani, alla presenza di Grillo e Casaleggio.

IL TOUR NEL “PALAZZO”  

Intanto questa mattina iscritti al Movimento ne hanno approfittato per fare un tour in Parlamento con i cittadini. L’invito era scattato ieri, quando la sezione del Movimento 5 Stelle del Lazio aveva chiamato all’appello i cittadini per visitare la Camera, perché «il Parlamento è la vostra casa, va conosciuta». E i cittadini hanno risposto, visto che al tradizionale appuntamento “Montecitorio a porte aperte”, fissato per la prima domenica di ogni mese, l’affluenza, riferiscono ambienti della Camera, è addirittura triplicata. Questa mattina la fila che si snodava lungo tutto il perimetro della piazza era lunghissima.

GRILLO E L’INTERVISTA AL TIME  

Intanto Beppe Grillo, dopo una seduta mattutina di jogging in spiaggia a Marina di Bibbona, continua a snobbare la stampa italiana che da giorni aspetta, invano, di parlare con lui. Dopo pranzo, partita la moglie, nella villa è entrato un giornalista del magazine statunitense Time. Al termine dell’intervista, Grillo dovrebbe partire per Roma. Il blogger genovese intanto oggi si è scagliato contro l’articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana, quello sui parlamentari che esercitano «le funzioni senza vincolo di mandato» e che – a detta di Grillo – permette a qualsiasi eletto di cambiare gruppo o schieramento: «Questo – scrive Grillo – consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori. Insomma, l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno».

IL CONFRONTO NEL CENTROSINISTRA  

Intanto continua nel centrosinistra il dibattito su che fare. A una settimana dal voto, e alla vigilia della direzione di Sel, Nichi Vendola con due interviste a Il Manifesto e L’Unità, invita Bersani a rilanciare un’agenda politica che sia in sintonia con quella del M5S: «Grillo non rappresenta nessuna delle varianti del passato, e con lui non si può ragionare come se fosse Mastella o Bertinotti. E non si può inquadrare dentro le regole del condominio di Montecitorio». «In uno scenario inedito serve grande coraggio – insiste Vendola – il governissimo sarebbe la risposta più antitetica al significato del voto. Infatti Grillo lo sponsorizza per rimettere in moto la macchina dell’assedio». «Noi non dobbiamo giocare con Grillo – afferma il governatore della Puglia – né consentirgli di giocare con noi. Lui è fuori dagli schemi delle alleanze. A Bersani, se sarà incaricato, propongo: presentati con un governo di altissimo livello, non tecnocratico, ma espressione della migliore cultura democratica. E con un programma di riformismo audace: 10 cose da fare nei primi 100 giorni – dall’antitrust all’anticorruzione, a provvedimenti di risarcimento sociale, al taglio delle spese militari – per scuotere dalle basi il Paese. Starà a Grillo l’alternativa: vuoi questo o, per calcolo elettorale, vuoi tornare al voto?».

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fonte lastampa.it

Crisi, senza occupazione da un anno un uomo di 58 anni s’impicca

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Crisi, senza occupazione da un anno un uomo di 58 anni s’impicca

Si era lamentato con parenti e amici della sua difficile situazione

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TORRE DE’ PASSERI – Un uomo di Torre de’ Passeri, nel pescarese, V.C., 58 anni, sposato, padre di un figlio, si e’ suicidato impiccandosi all’interno di una baracca. Il dramma è avvenuto in contrada San Clemente, a Torre.

A quanto si è saputo l’uomo era senza lavoro da un anno, si lamentava con parenti e amici di questa situazione occupazionale, e sembra avesse minacciato di togliersi la vita proprio ieri. A scoprire il corpo, nella tarda mattinata e’ stata la moglie. L’uomo, per il quale stava scadendo la cassa integrazione, lavorava per una ditta che gestisce una cava a San Valentino. Non ha lasciato biglietti.

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‘Paperman’, il corto che ha vinto l’Oscar. “Un film sulla ricerca dell’amore”

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‘Paperman’, il corto che ha vinto l’Oscar. “Un film sulla ricerca dell’amore”

Intervista a John Kahrs, il regista del cortometraggio animato che, dopo aver incantato le platee mondiali prima della proiezione di “Ralph Spaccatutto”, ha fatto breccia nei cuori dell’Academy

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di | 3 marzo 2013

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“Quando ho sentito pronunciare il titoloPaperman‘ mi sono detto ‘Ok, devi farlo’. Mi sono alzato dalla poltroncina, con addosso il mio tuxedo, e ho detto quello che dovevo dire. Un momento estremamente surreale. Salire quelle scale, ricevere la statuetta. Una sensazione meravigliosa, ero e sono incredibilmente felice”. Dall’altra parte del telefono John Kahrs ci descrive, ancora emozionato, le sensazioni provate durante la notte degli Oscar di domenica 24 febbraio. Nel corso della cerimonia che ha celebrato i film del 2012, l’artista Disney si è guadagnato la statuetta per il miglior cortometraggio d’animazione in una serata che ha visto la major come autentica protagonista: oltre al premio tributato a Paperman, Ribelle – The Brave della Pixar ha ottenuto quello per il miglior film d’animazione, mentre altre due pellicole dello studio, Frankenweenie di Tim Burton e Ralph Spaccatutto di Rich Moore, concorrevano nella medesima categoria.

Per dare forma alla sua visione artistica, Kahrs ha adottato uno stile peculiare capace di fondere l’eleganza dell’animazione tradizionale in bianco e nero con la solidità assicurata dalla moderna computer grafica: “La ragione per cui ho adottato questo stile risiede nel fatto che la computer grafica ha delle qualità espressive notevoli e conferisce un’elevata dose di dimensionalità a quello che fai. I miei collaboratori sono riusciti a mescolare insieme queste diverse cifre stilistiche. Per quanto mi riguarda, sono cresciuto professionalmente nell’ambito dell’animazione 3D. Ho iniziato la mia carriera proprio in questo settore negli anni novanta, ho lavorato ad alcuni dei migliori film d’animazione in computer grafica mai fatti. Sono incredibilmente orgoglioso di quello che abbiamo ottenuto con Paperman. L’animazione non deve necessariamente avere un’unica anima”.

Il corto narra una storia d’amore ambientata nella New York degli anni’40. Per portarla sullo schermo, oltre che alla tecnica innovativa, Kahrs deve molto anche alla tradizione Disney che si riflette direttamente nelle fattezze dei protagonisti, specie in quelle del giovane Roger: “Qui agli studios c’è molto rispetto verso quello che è stato fatto in passato, per cui Roger ha degli ovvi richiami verso i tanti personaggi snelli e sottili dei classici. Però se lo guardi bene ha anche un che di Adrien Brody e ricorda diversi miei colleghi alla Disney”.

La genesi di quest’opera affonda le sue radici negli anni novanta, quanto Kahrs viveva ancora a New York e lavorava come animatore presso i Blue Sky Studios, lo studio fondato nel 1987 da Chris Wedge (L’Era Glaciale). E’ stata proprio la Grande Mela a fornirgli l’ispirazione per la storia di Paperman e per il suo messaggio, il bisogno di stabilire delle connessioni fra esseri umani. “New York è una città intimidatoria, le persone tendono sempre a mantenere alto il loro livello di guardia. Alle volte la gente avverte dei legami con perfetti sconosciuti, individui che non ha mai visto prima. Penso che si tratti di una sensazione che conosce bene anche il pubblico, è qualcosa che può capitare a tutti, un sentimento universale. Tutti siamo alla ricerca di un collegamento, là fuori, con il prossimo. La ricerca dell’amore. E’ questo il cuore, il nocciolo di Paperman.”

Ma dietro a Paperman, al talento di John Kahrs e alla sua squadra di collaboratori si intravede anche, con l’abituale e variopinta camicia d’ordinanza, la figura di John Lasseter, il deus ex machina della Pixar divenuto Chief Creative Officer dei Walt Disney Animation Studios quando la casa di Topolino ha acquisito lo studio di proprietà di Steve Jobs. Di Lasseter, produttore esecutivo del corto, Karhs ci racconta: “John ha un’abilità unica nel riuscire a stabilire un legame col pubblico. Poi è incredibilmente paziente, generoso, un vero mentore. Una delle sue migliori qualità è che, quando stai lavorando a un progetto e ci sono dei problemi o ti trovi bloccato a metà strada, riesce sempre a spingerti a dare il meglio di te. Riesce sempre ad avere ben chiaro nella sua testa il potenziale di quel lavoro e ti sprona a tagliare il traguardo con successo. Non si limita a metterti davanti una sterile lista di problemi, ti aiuta a comprendere dove sta l’inghippo, a risolverlo e a dare forma a un qualcosa di notevole. Non è autoritario ma incoraggia chi lavora con lui spingendolo sempre verso il miglioramento e la risoluzione dei problemi.”

Il corto sarà presente nell’edizione home video di Ralph Spaccatutto, in arrivo il mese prossimo.

A cura di Andrea Bedeschi

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fonte ilfattoquotidiano.it

CHIESA & SCANDALI – Il dossier che fa tremare gli oppositori di Ratzinger

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La chiesa gli scandali, le carte segrete

Il dossier che fa tremare gli oppositori di Ratzinger

Lombardi: Benedetto XVI coraggioso come Wojtyla

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di Gian Guido Vecchi

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CITTÀ DEL VATICANO – «Se Papa Wojtyla aveva dato con coraggio ammirevole davanti agli occhi del mondo la sua testimonianza di fede nella sofferenza della malattia, papa Ratzinger con non minore coraggio ci ha dato la testimonianza dell’accettazione davanti a Dio dei limiti della vecchiaia e del discernimento sull’esercizio della responsabilità che Dio gli aveva affidato». Sulla Radio Vaticana l’editoriale di padre Federico Lombardi tira le somme degli ultimi, storici venti giorni.

Lo stesso Benedetto XVI – ora «Papa emerito» che resta «nel recinto di Pietro» e ha già assicurato «reverenza e obbedienza» al suo successore – aveva chiarito nell’ultima udienza: «Non abbandono la croce». E ora le parole del portavoce vaticano, l’insistenza sul «non minore coraggio» di Benedetto XVI, sono significative quanto la sua conclusione: «Il lascito di papa Benedetto è oggi un invito alla preghiera e alla responsabilità per tutti. Anzitutto naturalmente per i cardinali a cui incombe il compito dell’elezione del Successore, ma anche e non meno per tutta la Chiesa…».

La sede vacante è iniziata alle 20 del 28 febbraio, oggi è la prima domenica senza Angelus, domani il Decano Angelo Sodano guiderà le prime due congregazioni generali dei cardinali, elettori e non, al mattino e al pomeriggio. E nelle riunioni della settimana, decisive in vista del Conclave – la data dovrebbe essere decisa martedì, potrebbero scegliere di anticiparlo all’11 marzo – sarà fondamentale il ruolo dei tre cardinali che hanno indagato su Vatileaks e preparato un dossier segreto che Ratzinger ha voluto fosse trasmesso «unicamente» al suo successore. I tre porporati ultraottantenni – Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi – potranno però fornire agli altri «elementi utili per valutare la situazione e scegliere il nuovo Papa».

E ora a preoccuparsi sono coloro che hanno «remato contro» Benedetto XVI e il suo pontificato. La giustizia vaticana, per il furto di documenti riservati dall’Appartamento pontificio, ha condannato il maggiordomo «corvo» Paolo Gabriele, poi graziato dal Papa. Per la sentenza non ha avuto complici. Ma i tre cardinali, su un piano diverso, hanno condotto per mesi decine di audizioni ad altri porporati e monsignori e laici della Curia. E negli scontri sottotraccia, le tensioni, le rivalità e i veleni c’è il terreno di coltura di Vatileaks.
Joseph Ratzinger resta centrale nel Conclave 2013 come lo era stato nel 2005, e la conferma arriva sia dai primi confronti «informali» tra cardinali sia dai segnali che arrivano della Santa Sede.

Le considerazioni di padre Lombardi sul «lascito» del Papa emerito e la «responsabilità». E il commento che l’Osservatore Romano ha affidato ieri, in prima pagina, alla storica Lucetta Scaraffia sul «pontificato rivoluzionario» di Benedetto XVI: «È stato rivoluzionario anche perché si è opposto alla prassi diffusa di coprire gli scandali per evitare che l’immagine della Chiesa venisse offuscata». Una «tendenza insostenibile», si legge, contro la quale Ratzinger ha lanciato «un segnale chiaro, indicando una via da cui non c’è ritorno».

Lo schema «conservatori» contro «progressisti», già logoro, è saltato. Ora il confronto è piuttosto tra i «ratzingeriani», non necessariamente conservatori («Dobbiamo ripartire dall’intenzione fondamentale di Benedetto XVI, impostare il rinnovamento della Chiesa», spiegava un autorevole cardinale «progressista») e chi ha fatto resistenza in questi anni e magari si prepara a orientare diversamente il Conclave.

L’immagine della Curia malvagia contro il Papa è caricaturale, lo stesso Ratzinger l’ha ringraziata pubblicamente chiarendo: «Non mi sono mai sentito solo». Né si può puntare in blocco il dito contro i vecchi curiali dell’era wojtyliana o gli «esclusi». Ma se ci sono quelli che non avrebbero mai «tradito», anche per senso dell’istituzione, c’è chi ha fatto resistenza. I «veleni», del resto, non sono finiti. Solo quattro persone, oltre a Benedetto XVI, conoscono il contenuto del dossier: i tre cardinali che hanno indagato e il segretario della commissione, padre Luigi Martignani. Tutti vincolati al segreto e al di sopra di ogni sospetto.

Il sospetto, Oltretevere, è che le «voci» ricorrenti su ciò che il dossier conterrebbe, poiché nessuno lo sa, siano arrivate piuttosto dal fronte degli «indagati», da chi ne teme il contenuto: magari per alzare una cortina fumogena o nella speranza che, per reazione, non se ne parli.

3 marzo 2013 | 11:32

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fonte corriere.it

Il dentista tra i carrelli della spesa. Nei supermercati la sanità low cost

Il dentista tra i carrelli della spesa.  Nei supermercati la sanità low cost

Il dentista tra i carrelli della spesa.
Nei supermercati la sanità low cost

Welfare anti crisi: medici a prezzo scontato e mutue integrative negli ipermercati. Nelle Coop di Emilia e Liguria da 20 a 200 euro per le prestazioni specialistiche anti crisi. L’ultima scommessa nell’Italia delle 100 piccole mutue

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di MICHELE BOCCI

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CON IL SISTEMA sanitario in difficoltà, i tempi di attesa che crescono e i ticket che aumentano, torna alla ribalta un antico sistema di welfare sociale privato, quello delle mutue integrative, mentre negli ipermercati entrano gli studi dei dottori.

In Liguria e in Emilia Romagna in questi giorni e in provincia di Bolzano già da qualche tempo, il colosso Legacoop ha costituito un progetto regionale per assicurare, attraverso un contributo che può andare da 20 a 200 euro, un aiuto ai cittadini che hanno bisogno di prestazioni sanitarie. La peculiarità del servizio è che è aperto a tutti. In Italia in molti hanno una assicurazione sanitaria per motivi legati al contratto di lavoro, mentre alle mutue territoriali può iscriversi chi vuole, a partire ad esempio, nelle regioni interessate, dai soci delle Coop, cioè milioni di persone come il signor Giorgio.

 “Abbiamo progetti pronti e richieste da parte di altre Regioni di avviare esperienze simili, prima di tutto in Sicilia”, spiega Placido Putzulu, presidente della Fimiv, la federazione delle mutue che fa parte della Lega delle cooperative. “In questo periodo si avverte il bisogno di integrazione con il servizio sanitario pubblico, fino ad ora era una bestemmia dire che ci affiancavamo allo Stato”. Qualcuno parla di “secondo pilastro” del sistema sanitario nelle regioni.

In Liguria ci saranno tre fasce di prezzo per iscriversi: 25-30 euro, 40-50 euro, 150-200 euro all’anno. I servizi partono da quello base, che permette al socio e ai suoi familiari di ottenere uno sconto (fino al 25%) in strutture sanitarie convenzionate, e arrivano a uno schema alle assicurazioni sanitarie, che dà il rimborso parziale o totale del ticket o di prestazioni private.

In Italia le mutue hanno una lunghissima storia ma nessuna ha mai avuto i numeri che potrebbero raggiungere i progetti regionali. “In tutto il territorio – dice sempre Putzulu – ce ne sono circa 100 e hanno 450mila sottoscrittori, che vuol dire un milione di assistiti. In un anno vengono spesi da queste realtà i circa 300 milioni di euro incassati dalle quote dei soci”. Cioè appena l’1% della spesa sanitaria privata degli italiani, che vale 30 miliardi e comprende anche quanto sborsato per ticket farmaceutici e ambulatoriale.

“Siamo alla vigilia di un salto di scala – dice Carlo De Pietro, dell’osservatorio consumi privati sanità della Bocconi – Non si tratta di una scommessa senza rischi perché le piccole mutue si basano su un forte legame tra i membri che ovviamente si diluisce quando si ragiona su grandi numeri. Il cambiamento nasce dalla fatica che fa il sistema sanitario a erogare soprattutto le prestazioni “leggere”, come la diagnostica e la specialistica ambulatoriale”.

Dentro la Legacoop c’è chi si sta anche attrezzando per fornire direttamente prestazioni sanitarie, in un settore particolarmente delicato come quello odontoiatrico. La Coop Adriatica è socia di una cooperativa di dentisti che il 23 febbraio ha aperto lo studio all’ipermercato di Imola e ha già in progetto di allargarsi a Bologna e in Romagna entro l’anno.

La chiave è lavorare in gruppo, cosa che permette di abbattere le alte spese per i materiali. Anche di domenica e negli orari del supermercato. “I nostri professionisti sono esperti – spiega Gianni Tugnoli, presidente di Identicoop – assicureranno tariffe vantaggiose con ulteriori offerte per i soci. Rifiutiamo la logica low cost ma proponiamo un giusto rapporto tra la spesa e la prestazione”. Ma gli studi negli ipermercati stanno entrando un po’ ovunque, anche se non sempre sono gestiti da cooperative e magari non hanno convenzioni con le mutue. In Toscana li hanno alcuni medici di famiglia, ci sono centri sanitari al Carrefour di Asiago o al Marco Polo di Modena. In alcuni casi le Asl hanno aperto centri prelievi accanto ai supermarket. Tutto a portata di mano, così il signor Giorgio farà veloce e risparmierà. (03 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

B. E LE CAMPAGNE ACQUISTI – De Gregorio: è l’inizio della valanga, ora parlino Lavitola e gli altri / Le tangenti di B. a De Gregorio

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“Berlusconi pernsava solo alla campagna acquisti, Fini era rassegnato”

De Gregorio: è l’inizio della valanga, ora parlino Lavitola e gli altri

“Il mondo è cambiato, la valanga è solo all’inizio, mi auguro che altri facciano la loro operazione verità”, a partire da Valter Lavitola, perché “il suo sacrificio, il suo silenzio, sono inutili”. Lo afferma in una intervista a Repubblica l’ex senatore dell’Idv Sergio De Gregorio, che ha ammesso di essersi fatto ‘comprare’ per tre milioni di euro per far cadere il governo Prodi

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Roma, 03-03-2013

“Il mondo è cambiato, la valanga è solo all’inizio, mi auguro che altri facciano la loro operazione verità”, a partire da Valter Lavitola, perché “il suo sacrificio, il suo silenzio, sono inutili”. Lo afferma in una intervista a Repubblica l’ex senatore dell’Idv Sergio De Gregorio, che ha ammesso di essersi fatto ‘comprare’ per tre milioni di euro per far cadere il governo Prodi.

Preferisce non fare i nomi di altri ma “certo – dice – vedevo un attivismo enorme. Berlusconi in quel periodo si occupava solo di quello” della “Operazione Liberta’. Tutte le riunioni a Palazzo Grazioli erano finalizzate all’obiettivo. Se ne occupavano in tanti. E Lavitola ha guadagnato le sue buone referenze nell’Operazione. Devo dire che l’unico a crederci era Berlusconi. Mi colpi’ Fini, rassegnato: ‘Ma facciamoceli questi anni di opposizione. Io e Pier Ferdi, cinque anni, anagraficamente, li possiamo reggere’ “. Comunque, “non sono reticente e non lo saro’ in futuro. Sono un uomo pericoloso, ma perche’ motivato” e “mi sottovalutano”.

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Le tangenti di B. a De Gregorio

Centinaia di migliaia di euro in banconote da 500. Fatte recapitare dal Cavaliere al senatore, in una valigia, a palazzo Madama. Per farlo passare dall’Idv alla destra. Ecco tutti i verbali e la confessione dell’imputato

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di Domenico Lusi

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Come in un film di Brian De Palma, Sergio De Gregorio ha rovesciato la valigia piena dei soldi sulla sua scrivania. I soldi erano tanti, centinaia di migliaia di euro in banconote da 500, quelli che Silvio Berlusconi gli ha fatto recapitare per tradire il centrosinistra e passare con lui.

Incredibilmente, Valter Lavitola, il corriere, non li porta a casa del senatore, o in un bar del centro. La mazzetta arriva direttamente in Parlamento, nell’ufficio di De Gregorio. Uno sfregio alle istituzioni mai visto prima.

Andrea Vetrominile è uno dei testimoni chiave dell’inchiesta che rischia di travolgere – ancora una volta – Silvio Berlusconi. Vetrominile è uno dei principali collaboratori di Sergio De Gregorio, nonché contabile del suo movimento “Italiani nel Mondo, e assiste alla scena. E’ un testimone oculare.

Racconta ai pm Woodcock e Piscitelli che Berlusconi, allora capo dell’opposizione, avrebbe versato 2,5 milioni in tutto in più tranche. Un milione tramite un bonifico a “Italiani nel mondo”. Un altro milione e mezzo in contanti «Mi risulta che solo Lavitola ha consegnato al De Gregorio la somma in contanti di 450/500 mila euro nella sede del Parlamento. Ciò mi consta in quanto assistetti all’operazione. Ricordo che stavo con De Gregorio quando si presentò la Vitola con una borsa che io sapevo che re piena di soldi in quanto fu lo stesso De Gregorio che mi annunciò la visita di Lavitola. Gli avrebbe consegnato i soldi di Berlusconi qual ringraziamento per il passaggio al suo schieramento politico».

A quel tempo, ricordiamolo, De Gregorio era presidente della Commissione difesa del Senato. Eletto con la lista di Antonio Di Pietro, aveva ottenuto l’incarico facendosi votare dal centrodestra. «Quando Lavitola entrò nella stanza De Gregorio mi chiese di uscire. Dopo, quando rientrai, la scrivania di De Gregorio era piena di soldi. A domanda rispondo che i soldi erano nel cassetto e che li vidi perché il De Gregorio ne prelevò una parte per pagare un suo collaboratore».

La Procura di Napoli ha depositato in mattinata alla Camera dei Deputati la richiesta di sequestro di una cassetta di sicurezza intestata a Silvio Berlusconi, perché l’ex presidente del consiglio è indagato per corruzione e finanziamento illecito, relativa a una vicenda di compravendita di senatori nel 2006, all’inizio della legislatura. In particolare ci si riferisce all’erogazione di somme di denaro, quantificate in tre milioni di euro, al senatore Sergio De Gregorio in relazione al suo passaggio dall’Idv al Pdl. Berlusconi è stato inoltre invitato a comparire davanti ai magistrati martedì 5 marzo per essere interrogato.

L’inchiesta ha portato ad interrogare numerose persone per riscontrare le accuse di De Gregorio che ha deciso di collaborare visto che la sua mancata candidatura lo porterà presto, con il nuovo parlamento, a privarsi dell’immunità e quindi a finire in cella. Nei suoi confronti è stato emesso in passato un provvedimento cautelare bloccato dal Senato.

Anche la segretaria del senatore accusato di essere stato corrotto dall’ex premier è stata sentita dai giudici. Sempre assillato da problemi economici e debiti, De Gregorio la manda continuamente in banca a spicciare le sue faccende. «Lui» racconta Patrizia Gazzulli «non le frequentava volentieri». Tutto cambia nel 2006, quando l’ex giornalista entra in Senato. La segretaria capisce che le cose si sono messe bene quando, d’improvviso, una mattina De Gregorio le affida 150 mila euro in contanti per versarli in uno dei suoi conti aperti a Napoli. «Fu proprio in quel’occasione» ricorda «che De Gregorio – dandomi la suddetta somma che prelevò da un cassetto dove c’erano altri soldi – mi disse sorridendo che da lì in poi, almeno per un certo periodo, non avremmo avuto più problemi dal momento che l’onorevole Berlusconi gli aveva dato del denaro».

Insieme a Silvio Berlusconi il trasformista Sergio De Gregorio confessa ai pm di Napoli di «avere combattuto una guerra», perché «il problema di Berlusconi era immaginare che Prodi, che aveva prevalso per una manciata di voti, lo mandava a casa».

De Gregorio spiega che Berlusconi «era deciso ad individuare il malessere di alcuni senatori, di alcuni deputati che potevano determinare l’evento finale».
L’inchiesta mette in evidenza un sistema di corruzione, che per i pm sarebbe stato messo in atto da Berlusconi, Lavitola e De Gregorio. Quest’ultimo ammette di aver ricevuto dall’ex presidente del consiglio, tramite l’ex direttore de L’avanti, due milioni di euro in nero e in contanti in diverse tranche.

L’accordo che De Gregorio aveva stabilito con Berlusconi era a conoscenza non solo Lavitola, ma secondo il politico anche Marcello Dell’Utri. A questo proposito racconta che fra giugno e luglio scorso i due politici si sono incontrati in un albergo di Roma e De gregorio rivolgendosi a Dell’Utri gli ha detto: «Marcello, voglio soltanto dirti quali sono le cose che io ho fatto pe ril presidente Berlusconi, in base alle quali credo, non dovendomi e non volendomi candidare, credi di meritare in qualche modo un riconoscimento per il mio futuro, per la mia vita futura, perché questa vicenda giudiziaria mi auguro finirà».

Nelle storie che ricostruisce De Gregorio sull’accordo con Berlusconi ci sono retroscena curiosi, come quando il politico venne ricoverato per dei calcoli renali. «E proprio in quei giorni si verificò la circostanza che il governo Prodi metteva la fiducia, che io dissi che non avrei votato. Essendo in ospedlae, il presidente Berlusconi ritenne, con Lavitola, di venirmi a trovare, per darmi la sua solidarietà. Fu particolarmente clamorosa questa visita, il presidente mi venne a salutare e io gli dissi che sarei andato a votare anche in barella. E infatti, mi feci accompagnare in barella, in aula e votare contro la fiducia al governo Prodi».

De Gregorio, dopo aver ricordato che i rapporti numerici tra maggioranza e opposizione al Senato erano di 158 a 156, aggiunge che «ciò faceva ovviamente immaginare la possibilità di ribaltare gli elementi numerici e ricordo bene che già dopo il voto che mi vide eletto presidente della Commissione Difesa, discussi a palazzo Grazioli con Berlusconi di una strategia di sabotaggio, della quale mi intesto tutta la responsabilità».

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fonte espresso.repubblica.it

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