Archivio | marzo 5, 2013

Venezuela, è morto Hugo Chavez / VIDEO: Hugo Chavez, ESTA MUERTO 05/03/2013

Hugo Chavez, ESTA MUERTO 05/03/2013

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Pubblicato in data 05/mar/2013

Hugo Chavez, ESTA MUERTO 05/03/2013
El vicepresidente Nicolás Maduro informó que el presidente venezolano Hugo Chávez falleció este martes a las 4:25 de la tarde, hora de Venezuela.

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Venezuela, è morto Hugo Chavez

L’annuncio del vicepresidente Nicolas Maduro dopo una giornata di attesa in seguito al peggioramento delle condizioni. L’accusa: “Piano per destabilizzare il paese”. Il leader era ricoverato in un ospedale militare di Caracas da quando era rientrato a sorpresa da Cuba dopo l’ennesimo intervento chirurgico per cancro

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CARACAS E’ morto il presidente del Venezuela Hugo Chavez. Lo ha annunciato il vicepresidente Nicolas Maduro dopo una giornata di voci sulle peggiorate condizioni di salute del leader. Si erano aggravati i problemi respiratori causati da “una nuova e grave infezione”.

Le autorità avevano annunciato che il leader bolivariano era stato sottoposto in questi giorni a una “chemioterapia il cui impatto è molto forte”. Intanto il vice presidente Nicolas Maduro ha denunciato l’esistenza di un “piano per destabilizzare” il Venezuela dietro la malattia del leader Chavez. “Non abbiamo dubbi sul fatto che il comandante sia stato attaccato con questa malattia”, ha aggiunto Maduro. “Si tratta di un tema molto serio”, ha proseguito il vicepresidente, aggiungendo che “gli storici nemici della nostra patria hanno cercato il modo per danneggiare Chavez”. Maduro ha parlato durante una riunione del governo trasmessa in diretta tv, spiegando che una commissione scientifica indagherà sulla possibilità che la malattia sia stata provocata da un attacco nemico.

Proprio seguendo questa linea, il Venezuela ha espulso dal suo territorio due addetti militari dell’Ambasciata. Si tratta di David Del Monaco e di David Kostal.

Oggi era stato annunciato un peggioramento della funzione respiratoria. Il sistema immunitario era deficitario e c’era una nuova, grave infezione.

Chavez, rieletto nell’ottobre scorso per il quarto mandato, era tornato a sorpresa da Cuba due settimane fa. Il leader bolivariano non compariva in pubblico da quando era stato operato nella capitale cubana l’11 dicembre scorso, il quarto intervento chirurgico cui era stato sottoposto da quando a metà del 2011 gli fu diagnosticato un cancro nella regione pelvica. E da giorni circolano voci e indiscrezioni secondo cui Chavez era ormai in fase terminale. (05 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

DOCUMENTARIO, DA VEDERE – Il cancro e le cure proibite

Il cancro e le cure proibite

a cura di Massimo Mazzucco

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Renè Caisse Formula Book, puoi scaricarlo qui (formato PDF)

Cassazione: risarcimento ai pm accusati dai giornali di perseguitare Berlusconi

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Cassazione: risarcimento ai pm accusati dai giornali di perseguitare Berlusconi

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ROMA – Devono essere risarciti i pm che vengono accusati di avere un atteggiamento ‘persecutorio’ nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi.
È il risultato di una sentenza della terza sezione civile della Cassazione che ha bocciato il ricorso del quotidiano ‘Il Giornalè per un articolo pubblicato nel novembre 1999 dal titolo ‘Colpevole a tutti i costi’. In particolare, per effetto della decisione di Piazza Cavour Il Giornale all’epoca diretto da Mario Cervi dovrà risarcire la pm milanese Ilda Boccassini con 100 mila euro per la diffamazione subita.

Come ricostruisce la sentenza di Piazza Cavour, nell’articolo «si attribuiva ai magistrati della Procura di Milano, tra cui la Boccassini, di essersi assunti il compito di ‘rivoltare il Paese e di guidarlò, di aver ‘selezionato con criteri politici e ideologici l’on. Berlusconi come indagato in pianta stabile e di seguire rigidi criteri politici e ideologici».

La Cassazione ha sposato in pieno la sentenza della Corte d’Appello di Brescia dell’aprile 2006, evidenziando come il giudice di merito «aveva rilevato che i fatti descritti in termini diffamatori erano risultati, invece, rispondenti ad una doverosa attività dell’ufficio, le cui indagini si erano concluse con severe condanne per reati gravi e con la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione nei confronti di Berlusconi e non già con assoluzioni».

Inoltre, la Suprema Corte ritiene che sia «congrua» la motivazione della Corte di merito che aveva sottolineato come «l’attribuzione ad un magistrato di comportamento sleale e incompatibile con la sua funzione, il perseguimento dell’obiettivo di governare il Paese portando avanti una guerra a Berlusconi, comportando la negazione dello stesso ruolo istituzionale assegnato al magistrato, colpisce la persona/magistrato negando la sua stessa identità personale». Da qui il rigetto del ricorso del ‘Giornale’.

Martedì 05 Marzo 2013 – 15:34
Ultimo aggiornamento: 19:49
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Elogio di Bersani, di Riccardo Orioles

Nemmeno io ho votato per Bersani, ma lo credo un galantuomo.

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Elogio di Bersani

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di | 5 marzo 2013

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Forse il momento più alto di questa campagna elettorale è stato la cacciata di Crisafulli dal Pd. Dovuta, nominalmente, al vecchio comunista Berlinguer Giovanni; ma in sostanza a Bersani.

Bersani, fra tutti i segretari succeduti a Natta, è stato di gran lunga il migliore. Ha cominciato a rinnovare, cautamente ma con decisione, il suo partito, incombendogli addosso una nomenklatura tronfia e zarista (a Torino Fassino si schierò subito con Marchionne). Portò avanti i giovani, molto più del propagandato Renzi e senza le ambiguità di quest’ultimo nei confronti della destra e addirittura di Berlusconi: giovani e donne, nel gruppo parlamentare Pd, oggi sono una quota consistente.

Nato dalemiano, seppe imbrigliare i vecchi apparatnik senza mai sfidarli frontalmente: un Fassina, alla fine, contava molto di più di un Veltroni o un D’Alema. Fu un democratico sincero, più di ogni altro leader di questa stagione: né Vendola né Ingroia né Grillo ebbero come lui il coraggio di mettersi pericolosamente in discussione in una vera primaria, e neanche di avvicinarglisi lontanamente. Sbagliò, anche, gravemente: prima, nel fidarsi di Monti; poi nel condurre una campagna elettorale (a differenza che nelle primarie) politicamente moderata; non errore mediatico (su questo terreno fu abbastanza efficiente) ma proprio di sostanza. Un piccolo Gorbaciov emiliano, ingenuo, cauto, generoso e indeciso.

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Con radici ben più antiche di lui, che vanno ricercate prima nella svolta a destra di Occhetto, poi nell’ulteriore svolta (sempre a destra) di D’Alema, poi (più a destra ancora) di Veltroni e infine di Fassino, che fondando il Pd
esaltò Craxi come padre fondatore. Da ciò debolezze intrinseche, non individuali; e conseguenti oscillazioni, dalla neutralità fra Marchionne e Cgil nella fase Fiat fa alle enunciazioni quasi obamiane delle primarie.
In tutto ciò, la destra del partito fu, ed è tuttora, una spada di Damocle probabilmente sopravvalutata ma paralizzante. Analogamente i filosovietici del Pci riuscirono a suo tempo a frenare Berlinguer dal proclamare in tempo utile lo “strappo” con l’Urss, che avrebbe salvato il partito.

Contro di lui adesso si muovono i poteri forti del partito. Chi spinge avanti Renzi-Eltsin, chi avanza le soluzione più svariate, purché senza Bersani. Lo schiaffo a Crisafulli – cioè a tutta l’orrenda putredine che zavorra il partito – non gli sarà perdonato. Nè il “largo ai giovani”, a fatti e non a parole, con cui egli stava realmente e sommessamente rinnovando l’apparato.

Io non ho votato per Bersani, né credo che lo farò in avvenire. Ma è giusto rendergli omaggio, perché se non ha vinto (e questo è ancora da vedere) almeno ha perduto onorevolmente. Son fuori luogo le battute sprezzanti di Grillo, che farebbe meglio a a non farsi involontariamente strumento dei poteri bancari dentro il Pd. Ma questo è affar suo, e dei politici in generale. Che si sono trovati improvvisamente alla testa di una maggioranza popolare di sinistra, con cui potrebbero distruggere definitivamente Berlusconi domattina, e – in nome, come al solito, di tattiche d’alta strategia – non si decidono a mettersi d’accordo per farlo.

A me, che non sono un politico, premeva semplicemente rendere di omaggio a un uomo onesto, uno che a modo suo ha cercato di volare alto. Abbiamo più o meno la stessa età, e a sedici anni lui era a Firenze a spalare insieme con la sua generazione. Questo, non glielo può levare nessuno.

(Foto: http://www.partitodemocratico.it)

40 domande per Yoani Sánchez durante il suo tour mondiale

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La gira de Yoani Sánchez caldea los ánimos en América Latina

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40 domande per Yoani Sánchez durante il suo tour mondiale

La famosa oppositrice cubana realizzerà un tour mondiale toccando piú di una dozzina di paesi nel mondo

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DI SALIM LAMRANI
Opera Mundi

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1. Chi le organizza e finanzia il tour mondiale?

2. Nell’agosto del 2002, dopo essersi sposata con il cittadino tedesco Karl G., abbandonò Cuba, “una immensa prigione con muri ideologici”, per poi emigrare in Svizzera, una delle nazioni più ricche del mondo. Contro tutti i pronostici, nel 2004, lei decise di tornare a Cuba, “una barca che fa acqua, sul punto di un naufragio”, dove “esseri dell’oscurità, che come vampiri si nutrono dell’umana allegria, ci innestano la paura attraverso il colpo di Stato, la minaccia, il ricatto”, dove “ le tasche si svuotavano, la frustrazione cresceva e la paura metteva radici”. Quali furono le motivazioni di tale scelta?

3. Secondo gli archivi dei servizi diplomatici cubani di Berna, Svizzera, e dell’ufficio migrazione dell’isola, lei sollecitò il ritorno a Cuba a causa delle difficoltà economiche incontrate in Svizzera. E´vero?

4. Come poté sposarsi con Karl G. se era giá sposata con il suo attuale marito Reinaldo Escobar?

5. E’ ancora un suo obiettivo quello di stabilire un “capitalismo sui generis” a Cuba?

6. Nel 2007 lei creò il suo blog “Generación Y”. Nel 2008 ottenne il Premio giornalistico Ortega y Gasset, avvalorato con 15.000 euro, patrocinato dal quotidiano spagnolo El País. Solitamente questo premio si attribuisce a prestigiosi giornalisti o scrittori con una lunga carriera letteraria. E’ la prima volta che una persona con il suo profilo lo ottiene. Inoltre per la rivista Time (2008) lei fu selezionata tra le 100 persone più influenti del mondo. Il suo blog fu incluso nella lista dei migliori 25 blogs del mondo della catena CNN, in più vinse il premio spagnolo Bitácoras.com ed il premio The Bob’s (2008). Il País la incluse nella propria lista delle 10 personalità ispanoamericane più apprezzate del 2008. La rivista Foreign Policy fece ancora di più e la incluse tra i 10 intellettuali più importanti dell’anno. Lo stesso fece nel 2008 la rivista messicana Gato Pardo. La prestigiosa università statunitense Columbia le conferì il premio Maria Moors Cabot. Lei come spiega questa valanga di premi, accompagnata da considerevoli sovvenzioni economiche, in appena un anno di esistenza?

7. Per cosa usa i 250.000 euro ottenuti grazie a questi premi, un importo equivalente a piú di 20 anni di salario minimo in un paese come la Francia, quinta potenza mondiale, e a 1.488 anni di salario minimo a Cuba?

8. La Sociedad Interamericana de Prensa (Società Interamericana di Stampa), che accorpa i grandi conglomerati mediatici privati, decise di nominarla vicepresidente regionale di Cuba per la Commissione di Libertà di Stampa e Informazione. Qual’é il suo stipendio mensile per questo incarico?

9. Lei é anche corrispondente del quotidiano spagnolo El País. Qual é il suo stipendio mensile?

10. Quanti biglietti del cinema, di teatro, quanti libri, mesi di affitto o pizze può pagare a Cuba con le sue entrate mensili?

11. Come può pretendere di rappresentare i cubani avendo un livello di vita che nessuna persona nell’isola si può permettere?

12. Come può connettersi a Internet se afferma che i cubani non ne hanno accesso?

13. Come può il suo blog usare Paypal, sistema di pagamento on line a cui nessun cubano può accedere a causa delle sanzioni economiche che proibiscono tra l’altro il commercio elettronico?

14. Come può il suo blog disporre di un Copyright “© 2009 Generación Y – All Rights Reserved”, quando nessun altro blogger cubano può accedervi a causa delle leggi dell’embargo?

15. Chi si nasconde dietro al suo sito desdecuba.net il cui server ha base in Germania nell’impresa Cronos AG Regensburg registrato a nome di Josef Biechele, che tra l’altro ospita anche siti di estrema destra?

16. Come poté registrare il suo dominio attraverso l’impresa statunitense Godaddy, vista la proibizione della legislazione delle sanzioni economiche?

17. Il suo blog é disponibile in almeno 18 lingue (inglese, francese, spagnolo, italiano, tedesco, portoghese, russo, sloveno, polacco, cinese, giapponese, lituano, ceco, bulgaro, olandese, finlandese, ungaro, coreano e greco). Nessun altro sito al mondo, includendo le più importanti istituzioni internazionali come per esempio le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la OCDE o l’Unione Europea, dispongono di tante versioni linguistiche. Neppure il sito del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti né quello della CIA dispongono di tanta varietà. Chi le finanzia le traduzioni?

18. Come é possibile che il sito che ospita il suo blog disponga di una ampiezza di banda 60 volte superiore a quella di cui dispone Cuba per tutti i suoi utenti di Internet?

19. Chi paga la gestione del flusso di più di 14 milioni di visite mensili?

20. Sul suo account Twitter lei é seguita da più di 400.000 persone. Appena un centinaio di essi risiede a Cuba. A sua volta lei segue più di 80.000 persone ed afferma “Twitto con gli sms, senza accesso ad Internet”. Come può seguire più di 80.000 contatti senza accesso alla rete web?

21. Il sito http://www.followerwonk.com permette analizzare il profilo dei follower di qualunque membro della comunità Twitter. Rivela dall’inizio del 2010 un’attività impressionante nel suo account. A partire da giugno del 2010 Lei si é iscritta in più di 200 account Twitter diversi ogni giorno, con picchi che potevano arrivare a 700 account in 24 ore. Come poté realizzare una simile prodezza?

22. Perché all’incirca 50.000 dei suoi follower sono in realtà account fantasma o inattivi? Dei più di 400.000 profili del account @yoanisanchez , 27.012 sono nuovi (senza foto) e 20.000 ricoprono le tipiche caratteristiche degli account fantasma dove l’attività in rete é inesistente ( da zero a tre messaggi mandati a partire dalla creazione dell’account).

23.Com’é possibile che molti account Twitter non abbiano nessun follower e che solamente seguano Lei e abbiano emesso più di 2.000 messaggi?Non sarà per creare una popolarità fittizia? Chi finanziò la creazione di finti account?

24. Nel 2011 Lei ha pubblicato 400 messaggi al mese. Il prezzo di un messaggio a Cuba é di 1,25 dollari. Lei spese 6.000 dollari all’anno nell’uso di Twitter. Chi la finanzia?

25. Com’é possibile che il Presidente Obama le abbia concesso un’intervista quando riceve centinaia di richieste dai più importanti mezzi d’informazione del mondo?

26. Lei affermò pubblicamente che inviò al Presidente Rául Castro una richiesta di intervista dopo le risposte avute da Barack Obama. Ma un documento ufficiale del capo della diplomazia statunitense a Cuba, Jonathan D. Farrar, afferma che Lei non scrisse mai a Raúl Castro: “Lei non si aspettava una risposta e quindi ammise che non aveva mai mandato alcuna richiesta al presidente cubano”. Perché mentì?

27. Perché Lei, che é tanto eloquente nel suo blog, nasconde i suoi incontri con i diplomatici statunitensi all’Havana?

28. Tra il 16 e il 22 di settembre del 2010, come rivelano i documenti di Wikileaks, Lei si incontrò segretamente nel suo appartamento con la sottosegretaria di Stato statunitense Bisa Williams di visita a Cuba. Perché volle mantenere il silenzio riguardo questo incontro? Di cosa parlarono?

29. Michael Parmly, ex capo ella diplomazia statunitense all’Havana afferma che si riuniva regolarmente con Lei nella sua residenza personale come indicano i documenti confidenziali della SINA (United State Interest Section). In una intervista manifestò la sua preoccupazione rispetto alla pubblicazione delle comunicazioni diplomatiche statunitensi da parte di Wikileaks: “Mi turberebbe molto che si pubblicassero le numerose conversazioni avute con Yoani Sánchez. Ne potrebbe pagare le conseguenze per tutta la vita.” La domanda che nasce immediatamente é la seguente: quali sono le ragioni per le quali Lei potrebbe avere problemi con la giustizia cubana se la sua attività, come lei stessa afferma, rispetta le norme legali?

30. Continua a pensare che “molti scrittori latinoamericani meritavano il Premio Nobel per la Letteratura più di Gabriel García Márquez”?

31. Continua a pensare che “c’era una libertà di stampa pluralitaria e aperta, programmi radiofonici di varie tendenze politiche” sotto la dittatura di Fulgencio Batista tra il 1952 e il 1958?

32. Nel 2010 Lei dichiarò: “l’embargo é stato l’argomento perfetto del governo cubano per mantenere l’intolleranza, il controllo e la repressione interna. Se domani eliminassero le sanzioni, dubito altamente che se ne vedrebbero gli effetti”. E’ ancora convinta che le sanzioni economiche non abbiano alcun effetto nella popolazione cubana?

33. Lei condanna l’imposizione di sanzioni economiche degli Stati Uniti contro Cuba?

34. Lei condanna la politica degli Stati Uniti che cerca un cambio di regime a Cuba in nome della democrazia mentre al tempo stesso appoggia le peggiori dittature del Medio Oriente?

35. Lei é a favore dell’estradizione di Luis Posada Carriles, esiliato cubano ed ex agente della CIA, responsabile di più di in centinaio di assassinii, che riconobbe pubblicamente i suoi crimini e che vive liberamente a Miami grazie alla protezione di Washington?

36. Lei é a favore della devoluzione della base navale di Guantánamo occupata dagli Stati Uniti?

37. Lei è a favore della liberazione dei cinque prigionieri politici cubani incarcerati negli Stati Uniti dal 1998 per essersi infiltrati in organizzazioni terroristiche dell’esilio cubano in Florida?

38. Le sembra normale che gli Stati Uniti finanzino una opposizione interna a Cuba per ottenere “un cambio di regime?”

39. Secondo Lei, quali sono le conquiste della Rivoluzione Cubana?

40. Che interessi sono celati dietro la sua persona?

Dottore in Studi Iberici e Latinoamericani dell’Universitá di Parigi Paris-Sorbonne IV, Salim Lamrani é professore titolare della Universidad de la Reunión e giornalista, specialista delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Il suo ultimo libro si intitola The Economic War Against Cuba. A Historical and Legal Perspective on the U.S. Blockade, New York, Monthly Review Press, 2013, con un prologo di Wayne S. Smith ed una prefazione di Paul Estrade.
Contatti: lamranisalim@yahoo.fr ; Salim.Lamrani@univ-reunion.fr
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SalimLamraniOfficiel

Fonte: http://operamundi.uol.com.br
Link: http://operamundi.uol.com.br/conteudo/babel/27274/40+preguntas+para+yoani+sanchez+durante+su+gira+mundial.shtml
19.02.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ISABELLA PREALONI

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fonte comedonchisciotte.org

CONTAMINAZIONE FECALE? – Ikea, bloccate In Italia le vendite di torte al cioccolato per la presenza di colibatteri

Ah, certo… c’è un sacco di gente che mangia normalmente m…. e non muore…

mauro

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Ikea, bloccate In Italia le vendite di torte al cioccolato per la presenza di colibatteri

Ritirati i prodotti dalle caffetterie di 23 paesi dopo la denuncia delle autorità sanitarie cinesi. La portavoce della multinazionale: “Di norma la presenza di questi batteri non rappresenta un pericolo per la salute”

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di | 5 marzo 2013

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Tracce di batteri che normalmente sono presenti nelle feci. Sono state trovate dalle autorità sanitarie cinesi nelle torte alle mandorle a al cioccolato dell’Ikea che ha ritirato i prodotti dalle caffetterie di 23 Paesi, tra cui l’Italia. I risultati delle prime analisi sui campioni, secondo quanto si apprende, sono attesi nelle prossime 48 ore. I dolci ritirati sono stati prodotti dal fornitore svedese Almondy.

Il colosso svedese dei mobili, già scosso dopo la scoperta di carne di cavallo nelle polpette servite dai suoi ristoranti, ha reso noto di aver ordinato a dicembre il ritiro di 1.800 Taarta Chokladkrokant. “Un’eccessiva presenza di colibatteri era stata riscontrata dalla amministrazione cinese per l’ispezione sulla qualità dei prodotti alimentari” ha reso noto soltanto oggi il quotidiano cinese Shanghai Daily. La portavoce dell’Ikea, Ylva Magnusson, ha confermato la notizia, ha spiegato che si è già provveduto al ritiro delle torte a rischio e ha assicurato che Taarta Chokladkrokant con la presenza di quei batteri non sono mai finite in vendita, sottolineando che di norma la presenza di colibatteri non rappresenta un pericolo per la salute.”Questi batteri normalmente poco pericolosi per i consumatori, sono di solito la spia “di una contaminazione fecale, anche se non è sempre il caso” ha spiegato un microbiologa dell’autorità per la sicurezza alimentare svedese, Mats Lindblad.

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fonte ilfattoquotidiano.it

BARI – Il Sindaco Emiliano: pronti ad occupare la Bridgestone

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Il Sindaco di Bari, Michele Emiliano – fonte immagine

Sindaco di Bari: sarò con il sindacato

Emiliano: pronti ad occupare la Bridgestone

“La situazione della Bridgestone è catastrofica, perché ha un impatto sul tessuto industriale e automotive di Bari, già sotto stress”. Il sindaco di Bari Michele Emiliano è a Roma per incontrare, insieme al governatore Nichi Vendola, il sottosegretario allo Sviluppo Economico De Vincenti. “La situazione della Bridgestone è catastrofica”

La Bridgestone di BariLa Bridgestone di Bari

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Bari, 05-03-2013

Nel caso in cui “il sindacato dovesse decidere per forme di lotta piu’ incisive, come l’occupazione dello stabilimento, la citta’ ed il sindaco in persona saranno dalla parte degli operai e occuperanno la fabbrica”. E’ quanto ha affermato il sindaco di Bari, Michele Emiliano, in merito alla vicenda Bridgestone.

Emiliano ha spiegato come innanzitutto “stia seguendo la via istituzionale”, ricordando di essere “un magistrato in aspettativa”. Tuttavia si e’ detto pronto a lottare insieme agli operai vista “la gravita’ della situazione”. Per Emiliano, infatti, “la chiusura della fabbrica avrebbe una dimensione esplosiva, non in grado di essere sopportata”. Il sindaco di Bari ha spiegato come in citta’ “ora si stiano facendo blocchi stradali, con operai e famiglie nella disperazione piu’ nera”. Emiliano ha sottolineato come si stia parlando “di persone e non di pneumatici”. Riguardo all’incontro avuto oggi al ministero del Welfare, con i rappresentanti dello Sviluppo economico, Emiliano ha riferito “di essere abbastanza soddisfatto della riunione, si sono resi conto, anche dal pallore dei nostri visi” della situazione.

La chiusura dello stabilimento barese Bridgestone “va scongiurata ad ogni costo” e questo obiettivo non puo’ essere conseguito “esclusivamente dai livelli del governo locale ma deve essere condiviso dal Parlamento e dal futuro Governo con misure atte a contrastare una crisi che, se lasciata alle sole leggi di mercato, rischia di travolgere il tessuto economico e industriale del nostro Paese”.

Lo scrive il sindaco di Bari, Michele Emiliano, nella lettera inviata a Mario Monti, Pierluigi Bersani, e Beppe Grillo in merito all’annunciata chiusura dello stabilimento di Bari da parte dell’azienda Bridgestone Europe. Nei primi mesi del 2014 l’impianto cessera’ di funzionare e 950 persone – ricorda Emiliano – “si troveranno senza lavoro e senza alcuna garanzia per il futuro in virtu’ di una scelta aziendale che sembra dettata piu’ da ragioni di convenienza che non da una crisi oggettiva del colosso multinazionale”. Emiliano conclude chiedendo un incontro “per valutare, congiuntamente con il ‘presidente della Regione Puglia, le azioni da dispiegare per evitare il completamento di questo sciagurato disegno aziendale”.

L’annuncio della chiusura della fabbrica Bridgestone di Bari “sembra che abbia come ragione la vetusta’ dello stabilimento, incapace di produrre pneumatici di alta gamma” ha affermato il sindaco di Bari giunto a Roma per incontrare, insieme al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti. “La situazione della Bridgestone e’ catastrofica, perche’ ha un impatto sul tessuto industriale e automotive di Bari, gia’ sotto stress”.

“Oltre alla modalita’ con la quale l’azienda ha annunciato la chiusura, un comunicato prima ancora di discutere” spiega il sindaco “non abbiamo compreso qual’e’ il ragionamento fatto dalla Bridgestone”. A riguardo Emiliano sottolinea come si tratta di uno “stabilimento perfettamente produttivo”, basti pensare, aggiunge, “che fino a pochi mesi fa si stava interloquendo con la Regione per possibili altre assunzioni di personale”.

Emiliano fa sapere di avere mandato una lettera sulla vicenda Bridgestone “a Monti, Bersani e Grillo”. Per Emiliano “la chiusura della fabbrica a Bari rappresenta un colpo di grazia, che unito alla vicenda Ilva diventa insostenibile”. Inoltre per il sindaco “non e’ possibile non trovare dei rimedi per convincere una multinazionale a restare in Italia, nel Sud”.

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Notizie collegate

Stop non oltre la prima metà del 2014

Bridgestone chiude la fabbrica a Bari: bruciati 950 posti di lavoro

Bridgestone Europe avvia le procedure per la chiusura dello stabilimento di pneumatici per auto di Bari-Modugno. La fabbrica di Bari è uno degli otto impianti di pneumatici del Gruppo in Europa

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fonte rainews24.it

NOOOOO!!!!! MA DAVVERO? – Bankitalia lancia l’allarme: a 2 famiglie su tre il reddito non basta

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Bankitalia lancia l’allarme: a 2 famiglie su tre il reddito non basta

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Il 65% delle famiglie italiane valuta che il proprio reddito è inferiore al necessario ed è aumentata la quota di coloro che hanno un reddito insufficiente a coprire i consumi. È quanto emerge dall’occasional paper “Il risparmio e la ricchezza delle famiglie italiane durante la crisi”, di Laura Bartiloro e Cristiana Rampazzi, pubblicato sul sito di Bankitalia.

Considerando una misurazione della povertà, che oltre al reddito, prenda in considerazione anche la ricchezza, è emerso tra il 2008 e il 2010 un peggioramento di tali indicatori, in misura particolarmente accentuata tra i giovani e gli affittuari. Nel 2010 le famiglie povere di reddito e di ricchezza al netto dell’abitazione di residenza erano l’8,8 per cento, in lieve aumento rispetto al 2008; tra quelle giovani, l’incidenza della povertà è invece aumentata di quasi tre punti tra le due rilevazioni, fino a raggiungere il 15,2%, un valore ben più elevato di quello della popolazione nel suo complesso. Per gli affittuari la percentuale è ancora maggiore, pari al 26,1 per cento, in aumento di 3,5 punti tra le ultime due rilevazioni. L’evidenza presentata in questo lavoro pone in luce la vulnerabilita’ di una quota rilevante di famiglie giovani e di locatari.

Di fronte a una generale riduzione del risparmio e dell’interruzione della crescita della ricchezza netta, alcune famiglie hanno dunque risentito della crisi più di altre. E i dati macroeconomici più recenti, segnala lo studio, indicano “una ulteriore riduzione del reddito e un peggioramento del tasso di risparmio, prefigurando quindi un successivo inasprimento delle condizioni finanziarie delle famiglie più vulnerabili in assenza di opportune misure di sostegno o di una ripresa del ciclo economico.

Ancora prima del dispiegarsi degli effetti della crisi, osservano i due economisti, il risparmio delle famiglie italiane era in calo. La propensione al risparmio delle famiglie ulteriormente diminuita dopo il 2008 ed e’ aumentata la quota di famiglie con reddito insufficiente a coprire i consumi, in particolare per le famiglie a basso reddito: la metà dei nuclei appartenenti a questa classe ha entrate insufficienti a coprire i consumi.
L’aumento degli squilibri e’ segnalato anche dall’incremento della concentrazione della ricchezza: tra il 2008 e il 2010 la quota di ricchezza netta posseduta dai tre quartili di reddito piu’ bassi e’ diminuita a vantaggio della classe più elevata.

L’esigua frazione di ricchezza detenuta dai nuclei giovani, si è ridotta ulteriormente. La percentuale di famiglie italiane indebitate è bassa nel confronto internazionale e la maggior parte di queste si collocano nei quartili di reddito più alto. Esaminando il bilancio familiare dal lato del passivo le famiglie vulnerabili sono quindi una quota ridotta.

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fonte ilsole24ore.com

We are legion, in sala il documentario su Anonymous con il Biografilm / VIDEO COMPLETO: We Are Legion – La Storia di Anonymous – Documentario ITA SUB

We Are Legion – La Storia di Anonymous – Documentario ITA SUB

ildocUPildocUP

Pubblicato in data 01/feb/2013

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We Are Legion: The Story of The Hacktivists
Anonymous è un collettivo di hacker e attivisti, famoso per gli attacchi ai siti web di grandi gruppi come Scientology, PayPal, Sony. Gli hacktivist che fanno parte del gruppo rifiutano le gerarchie, si battono per la libertà d’espressione e contro il potere economico delle multinazionali, e le loro azioni hanno ridefinito il concetto di disobbedienza civile su internet. Grazie alle testimonianze di attivisti ed esperti, il documentario ricostruisce la storia del gruppo dalle origini, gli hacker di Cult of the dead cow e i siti di riferimento come 4chan, fino alla maturazione politica e al ruolo assunto nella primavera araba e nel movimento Occupy. Nato come forum sul web, Anonymous è diventato un movimento globale capace di sfuggire a ogni strumentalizzazione.

Link utili:
Anonymous: http://it.wikipedia.org/wiki/Anonymous
Hacktivism: http://it.wikipedia.org/wiki/Hacktivism
4Chan: http://it.wikipedia.org/wiki/4chan
Lulzsec http://it.wikipedia.org/wiki/LulzSec
DDoS: http://it.wikipedia.org/wiki/Denial_o…
Low Orbit Ion Cannon: http://it.wikipedia.org/wiki/Low_Orbi…
AnonNews – Everything Anonymous: http://anonnews.org/

Scientology: http://it.wikipedia.org/wiki/Scientology

Documentari: http://ildocumento.it

P.S – I sottotitoli in Italiano potrebbero contenere errori, cercate di essere comprensivi.
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We are legion, in sala il documentario su Anonymous con il Biografilm

Martedì 5 marzo alle 21 al cinema Odeon di Bologna, il film di Brian Knappenberger dove si analizza il fenomeno di disobbedienza civile più celebre del web dall’attacco a Scientology, all’appoggio della primavera araba, fino alla difesa di Wikileaks e Julian Assange

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di | Bologna | 5 marzo 2013

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Martedì 5 marzo a Sala Bio sarà proiettato We Are Legion di Brian Knappenberger, Il film-documentario dedicato all’oramai storico collettivo Anonymous la legione di hacker (e non solo) che ha reinterpretato la disobbedienza civile e l’attivismo politico nell’era digitale.

In linea con lo spirito del festival di giugno, Biografilm continua a proporre documentari in grado di analizzare la realtà odierna e rivelare le complesse dinamiche del mondo contemporaneo anche nel suo appuntamento settimanale al cinema Odeon. Il film sarà presentato dal giornalista Davide Turrini del Fatto Quotidiano – Emilia Romagna.

I fan di Biografilm possono accedere alla proiezione a prezzo scontato seguendo questo linkhttp://www.fanaticaboutfilms.it/anteprime/wearelegion.php e inserendo codice WL53FB (a 4 euro invece che 6 euro).

Il film ripercorre la nascita e l’evoluzione del fenomeno Anonymous, il collettivo di “hacktivist” che negli ultimi anni ha firmato alcuni dei più arditi e spettacolari sabotaggi informatici in rete. Anonymous è senz’altro la sigla più celebre di quel magmatico, mutevole e arrabbiatissimo universo di movimenti di protesta che stanno operando in questi ultimi anni attraverso il web e le reti sociali.

We are Legion fornisce una lettura di alcuni eventi chiave della nostra storia recente che nessun organo d’informazione ufficiale approverebbe. E’ un inno alla disobbedienza civile raccontato attraverso le azioni più famose del collettivo di questi “rivoluzionari informatici”: dalle grandi lotte contro Scientology alle campagne in favore di Julian Assange e WikiLeaks, dalla guerra aperta alle multinazionali al supporto agli insorti della primavera araba.

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fonte ilfattoquoptidiano.it

Nell’inferno di fuoco di Città della Scienza. I sospetti di De Magistris: mano criminale

Nell'inferno di fuoco di Città della Scienza I sospetti di De Magistris: mano criminale

Nell’inferno di fuoco di Città della Scienza
I sospetti di De Magistris: mano criminale

Dalla notte all’alba, brucia uno dei gioielli dell’innovazione di Napoli. Le lacrime della gente, l’ombra cupa di un attentato, e il sindaco ex pm che parla di “dolo”

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di CONCHITA SANNINO

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Ora c’è luce sulle ceneri di Bagnoli. E svela un paesaggio sinistro. Calato il pericolo e la paura dopo una notte di battaglia col fuoco, montano rabbia e domande. Perchè?  Napoli si svegia ferita, la città a ovest mutilata. C’è stata una mano, una regia criminale a dar fuoco alla benzina, a cancellare del tutto tre capannoni su quattro, a soffocare in una sola notte il lavoro e i sogni, quasi venti anni di mpegno controcorrente spesi per la riconversione di un territorio? Oppure esiste una natura accidentale, la definizione di fatalità per disastri di questa portata?  Qui muore, a Coroglio, dopo un incendio lungo dieci ore e centocinquanta metri di fuoco, Città della Scienza.

Qui si accartoccia, diciassette anni dopo, il progetto di una nuova rinascita, si spegne insieme al rogo il museo interattivo che affascinò scienzati e Capi di Stato e resta al suo posto un’infilata di scheletri affacciati sul mare. Un ex gioiellino che aveva ai piedi l’entusiasmo dei bambini – 200 mila ragazzi di ogni età e provenienza che lo visitavano ogni anno – e nella pancia il futuro, nella testa l’idea che l’innovazione e la ricerca possono perfino attrarre e divertire come un gioco.

Con l’orgoglio di far rivivere, distesa su un golfo che pochi musei al mondo sanno offfrire, l’area dell’ex Italsider, a Bagnoli, acciaieria simbolo del Novecento operaio visto dal Sud.

 La Procura di Napoli ha aperto una inchiesta, la polizia ha già interrogato assieme alla Digos i primi vigilanti che hanno dato l’allarme quando ormai la struttura era già chiusa, attorno alle 21 e 30 e l’incendio si era già propagato.

Ma la parola dolo non viene ancora pronunciata negli atti ufficiali anche se è l’unica che corre sulla bocca degli abitanti di Bagnoli, dei fondatori del museo, dei dipendenti che peraltro da undici mesi non percepiscono lo stipendio.

“Non sappiamo cosa dirvi, sappiamo che è come se fosse morto uno di famiglia”, dice un uomno sulla sessantina. E l’altro, un impiegato più giovane: “Avevamo sperato che questo fosse il futuro dei nostri figli, ora è cenere, e con la crisi che c’è chi mai investirà per ricostruire?”. Un ragazzo, il tono duro, interviene: “Da napoletano, se ho diritto alla verità, vorrei non aspettare di essere vecchio per conoscerla e sapere per colpa di chi dobbiamo ricominciare ogni volta daccapo…”.

Gente che si raccoglie alla spicciolata, donen che piangono in silenzio, uomini attoniti. “Dolo” è la prima parola che spunta sulla bocca del sindaco de Magistris: “Non abbiamo ancora elementi ufficiali ma devo dire che a naso per un po’ di esperienza, una scena del genere non si può spiegare con un corto circuito”. Poche ore dopo aggiungerà: “Mi sembra che dietro le fiamme ci sia una mano criminale, ora dobbiamo affidarci completamente alla magistratura per indagini il più approfondite possibili”.

E’ l’una di notte quando il sindaco arriva, scosso, a Coroglio. Con lui il vicesindaco Sodano, il capo gabinetto Auricchio. Più avanti il segretario Cgil Libertino, il deputato di Sel Scotto, l’europarlamentare del Pd Cozzolino, Diego Belliazz, Vincenzo Lipardi, tutti lì come persone che hanno visto nascere e crescere un sogno. E c’è Vittorio Silvestrini, il 77enne scienziato che considera il museo una sua creatura, il gioiello che ha messo in piedi e poi fatto correre sulle sue gambe, malgrado difficoltà, polemiche e qualche problema nei conti.

“Il professore avrà un colpo durissimo”, mormorano i dipendenti che lo vedono arrivare, lo sguardo smarrito fisso sugli scheletri avvolti dalle fiamme.

Intanto il sindaco fa un appello a tutti: “Anche all’intera nazione, se necessario: il museo deve rinascere, è un appello ai cittadini e anche a tutti quelli che amano Napoli anche non vivono qui. E’ stato un giorno molto lungo, ora bisogna restare uniti”.

E’ un giorno nerissimo, un inizio settimana cominciato con un devastante crollo nel cuore del quartiere bene, Chiaia: un’ala di un palazzo che viene giù. Nessun ferito, fortunatamente, ma si scopre che tutto potrebbe essere eredità di qualche pubblico cantiere: ci sono state colossali deviazioni di fonte termale che hanno eroso le fondamenta. Il sindaco era rimasto tre ore tra le macerie, poi era tornato in Comune ad affrontare altre riunioni. Fino alla terribile notizia di Bagnoli.

La mattina è esplosione di acqua, la sera, di fuoco.

Alle 21,30 il primo allarme: divampa il rogo ed è subito inarrestabile. Due vigili del fuoco, racconterà il caposquadra Antonio Garofalo, “hanno rischiato di rimanere prigionieri in un capannone: il fuoco è riesploso e si è avviluppato all’improvviso, soffocando l’enorme spazio. Se non avessero trovato un’altra via di fuga, ora non staremmo a piangere solo il museo”.

Peccato che a elezioni chiuse non ci sia un solo rappresentante della Regione nè della Provincia. Come se quel museo non appartenesse ai napoletani ma alla stagione politica che lo ha generato.

Divisioni e isolamenti che forse rendono più esposto anche un museo. Nella metropoli che impiega sempre pochi minuti a (ri)precipitare  indietro di decenni. A volte presentando il conto di anni in una sola giornata.

Città della Scienza è un paesaggio divorato dal fuoco. Ridotto a una cattedrale bombardata. Monumento spettrale sopra un litorale a sua volta dato per morto, irrecuperabile, anzi no, balneabile, anzi no, irrimediabilmente inquinato. E circondato da suoli perennemente al centro di contese: prima di politica, poi di business.

Perchè? Ma soprattutto: chi? E’ la domanda che agita più di tutto istituzioni e palazzi. Che tiene impegnati dalla notte polizia e Procura. Che impone risposte a stretto giro. Almeno qualche certezza si posi sulle ceneri di Bagnoli, per consentirle forse un’altra vita, ancora.

(05 marzo 2013)

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fonte napoli.repubblica.it