Archivio | marzo 6, 2013

RIMEDI LOW-COST… – Contro il mal di testa, il sesso. Per emicrania e cefalea a grappolo può funzionare

https://i2.wp.com/www.salute24.ilsole24ore.com/images/cache/116721/large/sesso_mal_di_testa.jpg

Contro il mal di testa, il sesso. Per emicrania e cefalea a grappolo può funzionare

.

Il sesso potrebbe essere il rimedio del futuro contro l’emicrania e la cefalea a grappolo. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Cephalalgia da un gruppo di ricercatori dell’Università di Muenster (Germania) che hanno chiesto di compilare un questionario specifico a pazienti affetti, rispettivamente, da emicrania e da cefalea a grappolo. L’analisi dei dati raccolti ha svelato che il 60% dei pazienti che hanno avuto occasione di fare sesso durante un attacco di emicrania hanno visto ridursi i sintomi di questa forma di mal di testa. Nel caso della cefalea a grappolo, la percentuale di chi ha provato sollievo con l’attività sessuale è, invece, del 37%.

Sono gli stessi autori, però, a riconoscere che “la maggior parte dei pazienti con emicrania o cefalea a grappolo non ha rapporti sessuali durante gli attacchi di mal di testa”. Tuttavia, proseguono i ricercatori, questi dati “suggeriscono che l’attività sessuale può portare a un sollievo parziale o completo dal mal di testa in alcuni pazienti che soffrono di emicrania e in un po’ di pazienti che soffrono di cefalea a grappolo”.

.

Notizie salute e medicina – Salute24

fonte salute24.ilsole24ore.com

di s.s. (06/03/2013)

“El Comandante” ha lasciato il Palazzo

https://i2.wp.com/www.comedonchisciotte.org/images/602-408-20130306_071028_BC597165.jpg

“El Comandante” ha lasciato il Palazzo

.

DI PEPE ESCOBAR
asiatimes.com

.

Questo si’ che sarebbe un film: la storia di un uomo del popolo che sfida ogni avversità per diventare l’Elvis politico dell’America Latina. Più grande di Elvis, a dire il vero: un presidente che ha vinto 13 elezioni democratiche su 14. Ce lo possiamo anche scordare di vedere un giorno un film così vincere un Oscar – tanto meno vederlo prodotto ad Hollywood. A meno che, ovviamente, Oliver Stone convince HBO a produrre uno special via cavo/DVD.

Com’è illuminante vedere le reazioni dei vari leader mondiali alla notizia della morte del Comandante Venezuelano Hugo Chavez. il Presidente dell’Uruguay Jose Mujica – un uomo che rinuncia al 90% del proprio salario perchè insiste nel dire che gli basta molto di meno per le proprie necessità – ha voluto ricordare ancora una volta come considerava Chavez “il leader più generoso che io abbia mai incontrato”, mentre lodava “la fortezza della democrazia” di cui Chavez era stato il grande costruttore.

Confrontiamo queste parole con quelle del Presidente Americano Barack Obama, che suonano come un laconico “copia-incolla” scritto da qualche interno della Casa Bianca – che riaffermano il sostegno al “popolo Venezuelano”. Parliamo del popolo che ha eletto e rieletto ininterrottamente Chavez dalla fine degli anni ‘90? O parliamo di quella parte di popolo che smercia Martini a Miami, e che lo ha odiato e disprezzato per anni, definendolo un maledetto comunista?

El Comandante può anche aver lasciato il palazzo – con il corpo sconfitto dal cancro – ma la demonizzazione post-mortem continuerà ancora e ancora. La prima ragione: il Venezuela possiede le più vaste riserve di petrolio del mondo. Washington, insieme a quella traballante cittadella kafkiana chiamata Unione Europea, continuano a cantare All You Need is Love a quei petro-monarchi feudali del Golfo Persico (ma non al popolo), in cambio del loro petrolio. Al contrario, El Comandante del Venezuela escogitò l’idea sovversiva di usare la ricchezza del petrolio per alleviare almeno in parte i problemi della gente. Il turbo-capitalismo occidentale, come è noto, non prevede la redistribuzione della ricchezza e l’arricchimento dei valori comunitari.

TI ODIO, CABRON

Secondo il MInistero degli Esteri, sarà il Vice Presidente Nicolas Maduro – e non il leader dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello, molto vicino ai vertici militari – a detenere temporaneamente il potere prima delle nuove elezioni, che si svolgeranno fra trenta giorni. È molto probabile che Maduro le vincerà: l’opposizione politica in Venezuela è un’inezia, per lo più frammentata. Questo darà il via a uno Chavismo senza Chavez – per la grande rabbia dell’immensa industria pan-Americana e pan-Europea che da sempre odia Chavez.

Non è un caso che El Comandante è diventato incredibilmente popolare tra il “popolo” e non solo nell’America Latina, ma in tutto il sud del globo terrestre. Questo “popolo” – e non nel senso inteso da Barack Obama – ha visto chiaramente il legame diretto tra il neoliberalismo e l’espansione della povertà (ora milioni di Europei stanno iniziando ad accorgersene…). Soprattutto nel Sud America, è stata la reazione del popolo contro il neoliberalismo che ha portato – attraverso elezioni democratiche – ad una nuova era di governi di sinistra nell’ultimo decennio, dal Venezuela alla Bolivia, all’Ecuador e all’Uruguay.

L’amministrazione di Bush – per dirne una – aborriva questa situazione. Non poterono fare niente per il Presidente Lula in Brasile – un bravo amministratore che aveva adottato un abbigliamento da neoliberale (molto ammirato a Wall Street), ma che nel cuore rimaneva un progressista. Washington – nell’incapacità di disfarsi dell’eredità degli anni ’60-70’, gli anni dei colpi di stato a ripetizione – iniziò a convincersi che Chavez era l’anello debole. E si arrivò quindi al colpo di stato del 2002, condotto da una fazione militare, che consegnava il potere nelle mani un ricco imprenditore. L’azione, sostenuta dagli USA, non durò più di 48 ore: Chavez riprese in mano il potere, sostenuto dal “popolo” (l’unica cosa che conta) e dalla maggior parte delle forze militari del paese.

Quindi non c’e’ niente di strano nell’annuncio da parte di Maduro, a poche ore prima della morte del Comandante, che due impiegati dell’Ambasciata statunitense sarebbero stati espulsi in 24 ore; l’attachè delle forze aeree David Delmonaco, e l’assistente Devlin Costal. Delmonaco era stato accusato di fomentare (ma và?) un colpo di stato insieme ad alcune fazioni dell’esercito venezuelano. Quei gringos…non perdono mai il vizio.

Ovviamente è prevedibile che tra gli Chavisti circoli il sospetto che El Comandante possa essere stato avvelenato – come avvenne quando morì Yasser Arafat nel 2004. Potrebbe benissimo essere stato del Polonio-210 radioattivo, come nel caso di Arafat. La CIA – ormai di casa a Hollywood – ne sa qualcosa, probabilmente…

TUTTO UN BRIVIDO (All shook up)

Il verdetto è ancora aperto: che tipo di rivoluzionario era Chavez? Lodava tutti, da Mao fino al Che, nel pantheon dei grandi rivoluzionari storici. Indubbiamente era un abile leader popolare, con una particolare capacità di osservazione geopolitica che ben identificava la storia di sottomissione dell’America Latina nei secoli. Da qui il suo costante riferimento alla tradizione rivoluzionaria ispanica, da Bolivar a Marti.

Il mantra di Chavez era che l’unica soluzione per l’America Latina era una maggiore integrazione tra i suoi paesi; da qui le varie iniziative come ALBA (Alleanza Bolivariana), Petrocaribe , il Banco del Sur (La Banca del Sud), l’ UNASUR (Unione dei paesi Sud Americani).

Per quel che riguarda il suo “socialismo del 21° secolo”, al di là di ogni cliché ideologico, ha fatto molto di più Chavez per esplorare la vera natura dei valori comuni – come antidoto alla putrefazione indotta dal turbo-capitalismo distruttivo – di qualsiasi studio, analisi o saggio accademico neo-Marxista.

Nessuna sorpresa quindi che quelli della Goldman Sachs e affini lo odiassero a morte, come fosse la Peste Nera. Il Venezuela ha acquistato dei caccia Sukhoi, è entrato in rapporti strategici con i membri del BRICS Russia e Cina – per non citare le altre controparti del Sud del mondo; mantiene e finanzia più di 30.000 medici cubani che fanno prevenzione nelle piccole comunità del paese (da qui il boom delle iscrizioni a Medicina in Venezuela).

Le cifre parlano da sole, piu’ di mille parole: il deficit pubblico in Venezuela è il 7,4% del PIL. Il debito pubblico è il 51,3% del PIL, molto meno della media in Europa. Il settore pubblico – sfidando le apocalittiche accuse di “comunismo”- rappresenta solo il 18.4% dell’economia, meno che nella “statalista” Francia e meno anche che nell’area scandinava. In termini di geopolitica del petrolio, le quote sono fissate dall’OPEC; quindi, il fatto che il Venezuela stia esportando di meno verso gli USA significa che sta diversificando i suoi clienti (e quindi esportando sempre di più verso il suo partner strategico – la Cina).

E ora, il fiore all’occhiello: la povertà, che prima rappresentava il 70% dei cittadini venezuelani nel 1996, nel 2010 era il 21%. Per un’analisi approfondita dell’economia del Venezuela dell’era di Chavez, si veda il link http://venezuelanalysis.com/analysis/7513

Anni fa, ci volle un grande scrittore come Garcia Marquez per rivelare il segreto di El Comandante, quello di essere un Grande Comunicatore; lui era uno di loro (uno del “popolo”, e non nel senso che intende Barack Obama), dall’aspetto fisico agli atteggiamenti, dalla gestualità al linguaggio confidenziale (come Lula per i Brasiliani).

Quindi, mentre Oliver Stone continua a scandagliare il mercato cinematografico, noi aspettiamo che arrivi un Garcia Marquez per vedere Chavez elevato agli onori di un’opera letteraria. Una cosa è certa: in termini di narrativa del Sud del mondo, la storia riporterà che El Comandante può anche aver lasciato il palazzo, ma il palazzo, dopo di lui, non sarebbe più stato quello di prima.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007) e di Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge. Il suo ultimo libro: Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009).
Lo si può raggiungere a questo indirizzo: pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http://www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/World/WOR-02-060313.html
6.03.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

.

fonte comedonchisciotte.org

PERCHE’ IL ‘NAPULI’ COPRE DURNWALDER? – Denuncia pressioni da parte del Quirinale: procuratore della Corte dei Conti del Trentino messo sotto inchiesta

Vicenda fosca a dir poco. L’unica cosa che mi è balzata come un lampo alla mente è un certo ‘premio’  di maggioranza avuto con i voti arrivati dal Trentino Alto-Adige… Se così fosse (e auguriamoci, per il bene della nostra democrazia, di no) si dovrebbe parlare non di voto comprato, ma di partito comprato…

mauro

https://i2.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/08/Luis-Durnwalder_interna-nuova.jpg

Denuncia pressioni del Colle: procuratore Corte conti Trentino messo sotto inchiesta

.

di | 5 marzo 2013

.

Iscrizione “lampo” nel registro degli indagati per il procuratore regionale della Corte dei Conti in Trentino Alto Adige, Robert Schulmers. La procura di Roma, dopo la notizia rivelata da Il Fatto di una serie di pressioni del Colle sui vertici della Corte dei Conti a favore del presidente della Provincia autonoma di Bolzano, il leader del partito Südtiroler Volkspartei, Luis Durnwalder, ha indagato Schulmers per calunnia e offesa al Capo dello Stato.

Contemporaneamente è stato aperto anche un secondo fascicolo, per adesso contro ignoti, in cui si indaga per abuso d’ufficio e di cui è titolare Alberto Caporale. La procura vuole chiarire se ci siano state o meno pressioni da parte dei procuratori Salvatore Nottola e Luigi Giampaolino, lasciando tuttavia la posizione del Colle assolutamente marginale.

La Procura della capitale ha preso questa decisione in seguito all’incontro di ieri tra il procuratore generale della Corte dei Conti, anche lui destinatario di una serie di mail, Salvatore Nottola e il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. Ieri, secondo indiscrezioni, i due avrebbe parlato proprio di questo caso, e Nottola avrebbe espresso la propria indignazione per la notizia finita sui giornali. Stamattina invece in procura è stato sentito il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, il quale, nella mailing list generale, avrebbe chiesto al procuratore Schulmers di darsi una calmata con i politici.

Giampaolino ha respinto ogni accusa, anche se in una delle tante lettere, quella del 26 febbraio, Schulmers scrive: “Giampaolino, mi ha chiesto – nelle mie funzioni di Procuratore regionale – di stare più tranquillo nei confronti dei vertici politico-istituzionali della Provincia autonoma di Bolzano, ‘altrimenti questi ci distruggono’”.

Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, in realtà, ha ammesso di aver consegnato al Quirinale un promemoria “riguardante alcune inchieste della Corte dei conti che non mi riguardano personalmente”. Il Colle nega di essersi interessato al caso. Per ora c’è una sola certezza: il procuratore regionale della magistratura contabile autore della denuncia è finito sotto inchiesta della procura di Roma.

.

.

fonte ilfattoquotidiano.it

maltempo – Arriva Burian, il gelido vento dalla Russia. Ancora freddo e neve per una settimana

https://i2.wp.com/www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2012/01/Meteo-Burian-Gelo-Maltempo-Previsioni-Freddo.png
fonte immagine

Arriva Burian, il gelido vento dalla Russia
Ancora freddo e neve per una settimana

La primavera è ancora lontana per l’Italia: previsti altri sette giorni di pieno inverno. Brevi sprazzi si sole attesi domenica

.

L'Idroscalo di Milano gelato, a febbraio (Fotogramma/Marfisi)L’Idroscalo di Milano gelato, a febbraio (Fotogramma/Marfisi)
.

Pioggia e freddo fino a metà mese, la primavera si allontana sempre di più. Tutta l’Italia è ancora vittima del maltempo che per 7 giorni non darà tregua e, anzi, a metà mese è atteso un colpo di coda invernale a opera del Burian, il gelido vento della steppa russa. Il nucleo di aria fredda russo-siberiana causerà gelate tardive nevicate. L’annuncio è di Antonio Sanò, direttore del portale http://www.ilmeteo.it. «La prima di una serie di perturbazioni atlantiche ha già raggiunto tutte le nostre regioni, nevica da martedì sul Cuneese anche a quote basse, e sui 700m sul resto delle Alpi, temporali colpiranno prima le regioni tirreniche e la Sicilia e poi il resto del sud».

BREVI SPRAZZI DI SERENOGiovedì e venerdì, anticipa Sanò, «si susseguiranno due perturbazioni, ma la quota neve si alzerà sui 1.200-1.300m sulle Alpi e 1.600m sugli Appennini». Gli sprazzi sereni saranno temporanei e «non dureranno più di 6-12 ore». Sabato una terza perturbazione raggiungerà con temporali il Nord e la Toscana, mentre probabilmente la domenica sarà il giorno meno piovoso, con rovesci localizzati solo sul Nordest e alcune zone del Centro, mentre altrove al Nordovest e gran parte del Sud, Isole Maggiori e coste tirreniche splenderà il sole con clima mite.

Redazione CorSera Online

6 marzo 2013 | 17:42

.

fonte corriere.it

‘STRAPPO’ GRAVISSIMO – Ungheria, Orban difende la nuova Costituzione e attacca l’Unione europea: “Non intromettetevi”

Ungheria, Orban difende la nuova Costituzione  e attacca l'Unione europea: "Non intromettetevi"
Viktor Orbàn (reuters)

Ungheria, Orban difende la nuova Costituzione e attacca l’Unione europea: “Non intromettetevi”

Dopo la riforma in senso autoritario della Carta magiara e l’appello delle ong a Bruxelles, la durissima risposta del premier: “Siamo sovrani, decidiamo noi”

.

ANDREA TARQUINI
corrispondente Repubblica

.

BERLINO Nell’Ungheria del premier-autocrate Viktor Orban ormai siamo arrivati a un vero e proprio golpe bianco, un Putsch istituzionale. E alle richieste della Commissione europea di ripensarci, Orban risponde picche: sono decisioni del nostro Parlamento sovrano, non intromettetevi. Il tutto mentre Zsolt Bayer, editorialista razzista vicinissimo al premier, attacca gravemente i rom: “La maggior parte di loro sono bestie e come tali vanno trattati, sono un’accozzaglia di criminali”.

Un colpo di spugna sulle garanzie di equilibrio tra i poteri e di principi di libertà, valori comuni delle democrazie. Il Parlamento di Budapest, dove la Fidesz (il partito del premier amico di Berlusconi, partito membro dei Popolari europei) e i suoi alleati minori hanno la maggioranza di due terzi, ha votato a favore di emendamenti di fondo che cambiano ben quattordici delle 45 pagine della Costituzione: introducono il principio che la libertà di espressione può essere limitata, esautorano di fatto la Corte costituzionale, definiscono come famiglia unicamente il matrimonio ufficiale tra uomo e donna contratto per fare figli, criminalizzano i senzatetto e vietano ai laureati per dieci anni di cercare lavoro all’estero.

Dissidenti e molte ong ungheresi in favore della difesa dei diritti umani aveva inviato un disperato appello alla Commissione europea, personalmente al suo presidente Barroso e alla Corte europea di giustizia e al Consiglio d’Europa, il cui segretario generale, il norvegese Thorbjorn Jagland, ha detto “sembra che il governo Orban utilizzi la maggioranza di due terzi per oltrepassare la Corte costituzionale, in contrasto con principi e regole dello Stato di diritto”. Durissima e sfacciata la risposta di Budapest: “Siamo uno Stato di diritto, il governo sta rispettando le norme europee, il potere costituente spetta solo al Parlamento ungherese”.

Scontro aperto, dunque, con un’Europa che non sembra avere o voler trovare mezzi di ritorsione efficaci. Il golpe bianco è stato effettuato con astuzia: formalmente la proposta viene da un singolo deputato della Fidesz. Ma è chiaramente il putsch costituzionale di Orban, il quale esautorando la Consulta magiara elimina ogni residuo di autonomia dei poteri dall’esecutivo, e le impedisce d’ora in poi (da quando la gazzetta ufficiale pubblicherà a breve gli emendamenti, dopo il voto finale di lunedì prossimo) di contestare gli emendamenti stessi da ogni punto di vista di contenuto.

Ecco i punti più pesanti delle modifiche costituzionali:

1 – L’esecutivo ha diritto di limitare la libertà d’espressione. La formulazione è abbastanza vaga da aprire spazio a pericolosi abusi. Si autorizzano questi superpoteri in nome della difesa “della dignità della Nazione, dello Stato e della persona”, oltre che vietare i “discorsi di odio”.

2-La Corte costituzionale non potrà più sollevare obiezioni di sostanza ma solo di forma su emendamenti alla Costituzione, e decadono le sue decisioni precedenti il gennaio 2012, cioè soprattutto ricusazioni di leggi liberticide su stampa o giustizia o scuola volute da Orbàn.

3-La famiglia riconosciuta dallo Stato è solo l’unione ufficializzata da matrimonio di una coppia eterosessuale che si sposa al fine di fare figli. Nessun altro tipo di unione avrà pari dignità con la famiglia sposata etero che vuole prole.

4-Non tutte le religioni saranno riconosciute come tali a pari dignità, bensì soltanto quelle definite come tali dalle recenti leggi del governo.

5-Il vecchio partito comunista del passato (che nel 1988-89 divenne Partito socialista e attualmente è divenuto una forza politica affiliata ai socialisti europei come Pd o Spd o il ps francese o il New labour) è definito nella costituzione “associazione criminale”, quindi di fatto processi politici contro le opposizioni diverranno possibili col pretesto retroattivo del passato.

6-I senzatetto sono perseguibili penalmente se dormono in strada, e non si capisce allora dove dovranno dormire. La Costituzione in sostanza chiede ronde di polizia per retate di clochards.

7-I laureati e diplomati avranno il dovere iscritto nella Costituzione a restare a lavorare in patria dieci anni. E quindi di rinunciare a lavori all’estero adeguati alla loro qualifica, in violazione del principio europeo di libera circolazione.

Uno strappo gravissimo ai valori europei. Arriva pochi giorni dopo che Orban aveva imposto a capo della Magyar Nemzeti Bank (Banca centrale) il suo braccio destro Gyorgy Matolcsi, ritenuto pericolosamente incompetente sui mercati e pronto a regalare di fatto al governo l’autonomia dell’Istituto, oltre ad essere discendente di un funzionario del regime di Horthy che pare abbia collaborato all’Olocausto.  (06 marzo 2013)

.

fonte repubblica.it

SCIENZA – Cern conferma, particella scoperta è bosone di Higgs: l’universo è meno misterioso

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130306_bosone.jpg

Cern conferma, particella scoperta è bosone di Higgs: l’universo è meno misterioso

.

ROMA – È effettivamente il bosone di Higgs previsto nel 1964 la particella scoperta nel 2012 al Cern di Ginevra. La conferma dal primo identikit presentato oggi dai fisici del Cern a La Thuile Il primo identikit del bosone di Higgs presentato oggi si basa sui dati raccolti nel 2011 e nel 2012 dagli esperimenti Atlas e Cms, gli stessi che hanno permesso di scoprire la particella. Non è ancora un ritratto definitivo, spiegano i fisici, ma sufficiente per affermare che si tratta proprio della particella prevista dalla teoria di riferimento della fisica, chiamata Modello Standard. L’identikit completo sarà presentato in luglio.

Lo spin decisivo. Oltre a determinare la massa delle particelle, il bosone di Higgs potrebbe aver dato il primo impulso all’espansione dell’universo. Lo indicano i dati preliminari presentati dai fisici del Cern riuniti in un convegno a La Thile. I dati riguardano una proprietà chiamata spin e che può essere visualizzata come il senso di rotazione di una particella e indicano che lo spin del bosone di Higgs sarebbe uguale a zero, proprio come prevede la teoria di riferimento della fisica, chiamata Modello Standard.

Una scoperta italiana. I dati presentati oggi a La Thuile sono sufficienti a dire che la particella scoperta nel 2012 al Cern di Ginevra sia proprio il bosone di Higgs e adesso la sfida è conoscere più da vicino questa particella prevista dai fisici teorici quasi 50 anni fa. «Comincia una lunga avventura, all’insegna di una grande collaborazione nella ricerca tra fisici e astrofisici», ha detto uno dei protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, Guido Tonelli, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e fino al 2011 a capo dell’esperimento Cms. La nuova sfida è infatti di capire il ruolo che il bosone di Higgs possa aver giocato nei primi istanti di vista dell’universo, ad esempio dando il via al processo di espansione ancora in atto. «Abbiamo un primo identikit della particella scoperto nel luglio scorso, con dati importanti che nell’identikit di una persona potrebbero corrispondere ad altezza, colore degli occhi e perfino qualche segno particolare. Non è ancora un identikit definitivo in quanto i dati completi saranno presentati in estate, ma sufficiente per dire che sia lui», ha spiegato Tonelli. «Abbiamo capito il meccanismo con il quale le particelle acquistano la massa e adesso il nuovo passo è studiare il ruolo che il bosone di Higgs potrebbe aver avuto nei primi istanti dell’universo».

Mercoledì 06 Marzo 2013 – 12:47
Ultimo aggiornamento: 12:50
.

Perugia, imprenditore uccide due impiegate della Regione e si suicida: «Ho perso 160mila euro»

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130306_perugia.jpg

Perugia, imprenditore uccide due impiegate Regione e si suicida: «Perso 160mila euro»

L’assassino è salito negli uffici del settore Istruzione, ha gridato: «Mi avete rovinato la vita» e ha fatto fuoco

.

PERUGIA – Andrea Zampi, imprenditore di 43 anni, è entrato negli uffici della Regione, al Broletto, nelle stanze vicine a quelle della vicepresidente Carla Casciari, e ha sparato uccidendo due donne. Si chiamavano Margherita Peccati e Daniela Crispolti. La prima vittima sarebbe stata freddata a un metro di distanza; dalle prime ricostruzioni sembrerebbe che fosse seduta alla sua scrivania. La seconda vittima, invece, sarebbe stata colpita nel corridoio. Era precaria una delle due impiegate della Regione Umbria uccise oggi negli uffici del Palazzo del Broletto.
L’uomo impugnava una Stoeger Beretta cougar calibro 9: un’arma automatica con 13 colpi. Lui avrebbe sparato 6 o 7 volte.

«Ne ho ammazzate due…» e poi, poco dopo, «adesso non rimane che uccidermi»: sono le ultime parole di Andrea Zampi dopo avere ucciso due impiegate della Regione. Secondo alcune testimonianze, le due donne si trovavano in sala riunioni e non c’ entravano niente con le pratiche relative all’azienda di famiglia dell’imprenditore.

Zampi è entrato nell’edificio della Regione poco dopo le 12, al civico 61. L’uomo è salito al quarto piano, al settore Istruzione ed ha gridato: «Mi avete rovinato la vita».

Prima ha esploso alcuni colpi di pistola in aria. Poi, tra il panico dei presenti, è entrato in uno degli uffici, e dopo aver colpito le due donne è entrato in un’altra stanza, qui ha puntato la pistola contro se stesso ed ha premuto il grilletto. È morto all’istante.

L’uomo aveva protestato più volte, nelle scorse settimane, forse anche in quegli uffici, per il sistema di accreditamento legato alle agenzie di formazione.
Per settimane si era presentato anche col padre, negli uffici della Provincia, protestando anche lì. Secondo quanto trapela da indiscrezioni, all’uomo, titolare di un’agenzia di formazione a Perugia, sarebbe stato bloccato un finanziamento di circa 100mila euro.

Prima del raptus di follia, ad alcuni dipendenti aveva detto: «A voi non sparo». Poi è andato dritto nell’ufficio della vittima.

Attimi di terrore. «Ho sentito gli spari e ci siamo chiusi a chiave negli uffici», racconta un dipendente della Regione.

«Ho sentito 3 o 4 spari – racconta Alessio, neolaureato, che era negli uffici della Regione per un assegno di ricerca – carabinieri e polizia ci hanno detto di restare dentro le stanze, e ci hanno fatto stendere a terra». Diversi dipendenti della Regione sotto choc sono stati soccorsi dai sanitari del 118. Una donna è stata ricoverata in ospedale.

«Una tragedia terribile, che dà il polso del clima del Paese in questo momento – ha detto il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali – uscendo dagli uffici del Broletto – un fatto del genere deve far riflettere tutti». A Perugia è stato dichiarato il lutto cittadino.

«Sono finito». Così aveva detto a dicembre Andrea Zampi, l’uomo che a Perugia questa mattina ha ucciso a colpi di pistola due impiegate della Regione Umbria e poi si è tolto la vita, in una intervista agli studenti della scuola di giornalismo Rai della città umbra per un’inchiesta su corsi di formazione e finanziamenti. Manifestando la sua preoccupazione per una burocrazia che aveva sospeso i fondi già stanziati per lui, diceva: «Mi mancavano tre cartellini, libretto di fumo, macchine in movimento, una cavolata… mi hanno tolto un accreditamento e di conseguenza i 160 mila euro di finanziamento approvato». «Potremmo dire: è stata una bella botta», replicava l’intervistatore. «No, io sono finito», aggiungeva Zampi.

Per mancanza dei requisiti previsti dalla legge, la Regione aveva da poco revocato l’accreditamento all’agenzia di formazione dei genitori di Andrea Zampi che oggi ha ucciso due impiegate a Perugia. Un provvedimento che sarebbe stato comunque provvisorio come emerge anche dall’esame del Bollettino ufficiale della Regione Umbria pubblicato oggi.

«La misura è davvero colma, basta – ha detto la presidente della Regione Catiuscia Marini – le persone che lavorano nella pubblica amministrazione tutti i giorni compiono il loro dovere con dedizione e sacrificio. Niente può giustificare questo orrendo clima. La crisi è profonda e difficile. Bisogna avere, tutti, lucidità e coraggio di dire basta. Sono vicina al dolore di due donne vittime, ancora, di cieca violenza».

.

Perugia, imprenditore uccide due impiegate in Regione e si suicida

Perugia, il killer: “Mi hanno tolto i 160mila euro, sono finito. Qui…
.
Mercoledì 06 Marzo 2013 – 13:00
Ultimo aggiornamento: 18:19

fonte ilmessaggero.it