Archivio | marzo 8, 2013

MA NOI LI COMPREREMO, ALTROCHE’ – Nuova bufera sugli F35. Pentagono: “Difetti gravissimi, è peggiore di tutti gli aerei in uso oggi”

Nuova bufera sugli F35: "Difetti gravissimi,  è peggiore di tutti gli aerei in uso oggi"
L’F35 Joint Strike Fighter

Nuova bufera sugli F35: “Difetti gravissimi, è peggiore di tutti gli aerei in uso oggi”

Nuovo rapporto del Pentagono, reso pubblico dal sito di Spiegel, sui discussi caccia acquistati anche dal governo italiano: “In un duello con un altro velivolo sarebbe facile da abbattere”. E anche la Turchia ora pensa a cancellare l’ordine

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ANDREA TARQUINI
corrispondente Repubblica

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BERLINOI problemi dell’F35, il supermoderno, costosissimo e anche discusso aereo da caccia invisibile del futuro, sono molto più seri di quanto non si dicesse finora. Finora il costruttore, la Lockheed Martin, lo ha esaltato come miglior caccia possibile. Ma un nuovo rapporto del Pentagono, di cui parla ampiamente Spiegel online, scrive che il jet, ordinato anche dall’Aeronautica militare italiana, potrebbe addirittura rivelarsi inferiore ai caccia delle generazioni precedenti, aerei già in servizio in tutto il mondo.

Gli F35 avrebbero  una serie di difetti gravi e tuttora non risolti nei prototipi, difetti in parte non eliminabili perché legati strutturalmente al progetto stesso. Questo sia nella versione a decollo corto o verticale per le portaerei, sia in quella più leggera, a decollo normale per l’uso da basi terrestri.

Finora, i rapporti del Department of Defense avevano coinvolto solo la prima variante, mentre l’ultimo dossier le mette sotto accusa entrambe. Il difetto più grave, è scritto nel documento del Pentagono, è anche quello impossibile a eliminare. La visibilità posteriore dell’F35 è pessima, per cui in un duello lo ‘Joint strike fighter’ se la vedrebbe malissimo con i caccia oggi in servizio, sebbene progettati ed entrati in servizio anche decenni fa. Dai sempre affidabilissimi F15, F18 e F16 americani, ai Sukhoi 30 russi, passando probabilmente per l’Eurofighter Typhoon anglotedescoitaliano, il Saab JAS 39 Gripen svedese, lo J-10 ‘dragone possente’ cinese.

Nei duelli aerei, dice il rapporto, il pilota dell’F35 non riuscirebbe a vedere nulla di chi o che cosa gli vola dietro, il pericolo di venire abbattuto sarebbe dunque gravissimo. Ma non è finita. Il display nel casco di volo non fornirebbe un orizzonte artificiale analogo a quello reale; a volte poi l’immagine è troppo scura o scompare. Il radar in alcuni voli di collaudo si è mostrato incapace di avvistare e inquadrare bersagli, o addirittura si è spento.

Difetto incredibile, se si pensa che aerei come l’ultima versione dello F18 hanno da anni a bordo radar ritenuti il massimo e il meglio della tecnica. Sull’F35 non è così. E poi: la manutenzione è troppo lunga per assicurare un efficace uso operativo, l’affidabilità tecnica del jet non è ancora garantita, il dispositivo di carica delle batterie tende a fare cilecca ai primi freddi, tanto da costringere i tecnici a tenere l’aereo di notte negli hangar, come un’auto che se parcheggiata in strada poi non parte. Infine è confermata l’insufficiente protezione dell’aereo dal rischio dei fulmini.

Gli Stati Uniti vogliono dotarsi di oltre 2400 F35, ma già con l’altro loro caccia invisibile, l’F22 Raptor già in servizio, i costi sono talmente cresciuti da imporre il taglio dell’ordine da un migliaio di aerei a circa duecento, e anche l’F22 ha limiti: funziona come caccia, molto meno per l’attacco al suolo.

I dubbi sull’F35 ieri hanno contagiato uno dei clienti più importanti, la Turchia. La Tuerk Hava Kuevvetleri, cioè l’aviazione turca, la terza nella Nato dopo l’Usaf americana e la Royal Air Force britannica, ha rinviato di un anno l’acquisto dei primi due F35 sui cento in totale che prevede di acquistare. I generali dell’aviazione di Erdogan la sanno lunga in fatto di qualità degli aerei, vogliono sempre il meglio, quindi i loro dubbi potrebbero essere contagiosi per forze armate di altri paesi. (08 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

Fitch taglia rating a BBB+, outlook negativo: «Recessione pesante e instabilità post-elettorale»

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Fitch taglia rating a BBB+, outlook negativo: «Recessione pesante e instabilità post-elettorale»

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con un’analisi di

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«I risultati inconcludenti delle elezioni rendono improbabile che l’Italia possa avere un Governo stabile nelle prossime settimane. L’incertezza politica e il possibile conseguente freno alle riforme strutturali costituiscono un ulteriore shock per la già provata economia reale». È con questa motivazione che l’agenzia di rating Fitch ha tagliato il rating all’Italia: il voto sulla nostra affidabilità creditizia scende quindi dalla precedente “A-” alla “BBB+”. Le prospettive sulla valutazione restano negative: questo significa che il rating potrebbe scendere ancora in futuro.

Le motivazioni di questo declassamento partono dall’esito delle elezioni e dallo stallo politico che sembra delinearsi in Parlamento. Questo – sostiene Fitch – rende più difficili le riforme strutturali di cui l’Italia ha tanto bisogno. Anche perché gli ultimi indicatori economici mostrano che la recessione in Italia è tra le più dure e profonde dell’intera Europa. A causa di questo rallentamento economico e dell’incertezza politica, dunque, Fitch prevede che il debito pubblico italiano possa arrivare a sfiorare il 130% del Pil alla fine del 2013. Per l’agenzia questo ha deciso di declassare il rating dell’Italia. Va però detto che questa valutazione resta nel campo d’investimento (investment grade), cioè della sufficienza: la valutazione di “BBB+” continua insomma a indicare una sufficiente sostenibilità del debito pubblico italiano, seppur in deterioramento.

La replica di Roma: l’incertezza politica fa parte della democrazia
«L’incertezza politica che è seguita alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio è parte integrante di un normale processo democratico. Confermiamo quindi la fiducia nel fatto che l’Italia troverà la soluzione politica e proseguirà il processo di riforma in corso». Così il ministero dell’Economia replica a Fitch. «Al tempo stesso, il Governo attuale rimane ovviamente in carica per il disbrigo degli affari correnti«, aggiunge il Mef. «Nonostante la recessione, le misure fiscali adottate saranno sufficienti per ottenere una ulteriore riduzione del deficit nel 2013».

In merito al rating di Fitch vanno sottolineati diversi aspetti positivi che vengono riconosciuti all’attuale situazione italiana, e in particolare, ricorda il Mef: «negli ultimi 2 anni l’Italia ha fatto progressi sostanziali in direzione della stabilità fiscale. Nel 2012 il deficit del settore pubblico era pari al 3% del Pil, risultato – secondo le recenti stime della Commissione UE – di 2,3 punti percentuali di consolidamento fiscale in termini strutturali».

«La fiducia nella solvibilità di lungo termine dello Stato italiano è rafforzata dal basso rischio fiscale del settore bancario, dalla situazione di bilancio vicina a quella ritenuta necessaria per stabilizzare il debito pubblico in rapporto al Pil e dalla sostenibilità del sistema pensionistico. Il Paese ha mostrato flessibilità finanziaria e resilienza durante la crisi, riflettendo una forte base di investitori domestici e la durata media di 4,74 anni. Infine, il rating è ancora sostenuto dal sistema economico relativamente ricco, ad alto valore aggiunto e diversificato, con moderati livelli di indebitamento del settore privato», aggiunge il ministero.

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fonte ilsole24ore.com

Ruby: Berlusconi al S.Raffaele, sì al legittimo impedimento. Chiesta la visita fiscale

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Boccassini non crede a Berlusconi: «Malato? Allora visita fiscale» – fonte immagine

Ruby: Berlusconi al S.Raffaele, sì al legittimo impedimento

Ilda Boccassini: ‘Escalation di certificati medici’, chiede visita fiscale. Processo rinviato all’11/3

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I giudici del tribunale di Milano hanno ritenuto esaustiva la certificazione presentata dai medici di Silvio Berlusconi, ora ricoverato al San Raffaele, e hanno ritenuto “assoluto” il legittimo impedimento e rinviato il processo sul caso Ruby all’11 marzo.

Con il rinvio a lunedì prossimo del processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi, slittano non solo la requisitoria che avrebbe dovuto concludersi oggi con la richiesta di condanna, ma molto probabilmente anche la sentenza in calendario per il prossimo 18 marzo. Inoltre, stando alle parole di Niccolò Ghedini, uno dei difensori dell’ex premier, poiché uno dei certificati medici alla base del legittimo impedimento concesso oggi per problemi di salute del Cavaliere indica riposo per sette giorni, lunedì prossimo è probabile che l’istanza venga riproposta. Il tribunale nell’accogliere il legittimo impedimento ha respinto la richiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini di effettuare una visita fiscale per Berlusconi presso il San Raffaele dove forse rimarrà ricoverato per la notte.

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Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini ha chiesto di effettuare una visita fiscale presso l’ospedale S.Raffaele dove in questo momento si trova Silvio Berlusconi dopo che i medici, che hanno in cura l’ex premier per un problema di uveite, hanno certificato che il paziente presenta una marcata fotofobia e un peggioramento del quadro clinico. Peggioramento per cui si è deciso di ricoverare l’ex premier affinché venga monitorato e valutato il suo stato di salute. Su questa base le difese hanno insistito sulla richiesta di rinvio per legittimo impedimento dell’udienza di oggi del processo Ruby. Il procuratore aggiunto invece si è ancora opposto. “Mi sembra pacifico – ha affermato – che questo ricovero al S.Raffaele non modifica quel che ho sostenuto stamattina”. Ilda Boccassini ha chiesto quindi in subordine la visita fiscale segnalando peraltro che all’ospedale S.Gerardo di Monza, non molto lontano dal S.Raffaele, esiste un reparto di oculistica da dove potrebbero essere inviati i medici per accertare “le condizioni reali di salute dell’imputato e se è legittimato o meno un ricovero”. Il pm ha anche domandato ai giudici che vengano messi a disposizione dei medici incaricati di effettuare la visita fiscale tutti i certificati medici finora redatti. E questo “per verificare che le condizioni prospettate fin dal 5 marzo siano corrispondenti a un legittimo impedimento” dell’ex premier. La difesa ha ritenuto superflua e inutile la visita fiscale affermando però che “non c’é preclusione” e rimettendosi alla decisione del tribunale.

PM: ‘ESCALATION DI CERTIFICATI MEDICI’ – Ilda Boccassini ha chiesto ai giudici di Milano del processo Ruby di respingere l’istanza di rinvio dell’udienza avanzata da Silvio Berlusconi ritenendo che i problemi di salute addotti ”non sono un legittimo impedimento assoluto”. Il pm ha parlato di ”un’escalation di certificati medici” per far slittare la requisitoria.

Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini che rappresenta la pubblica accusa insieme al pm Antonio Sangermano, nell’opporsi all’istanza di legittimo impedimento avanzata dalla difesa di Silvio Berlusconi, ha fatto una breve cronistoria relativa ai fax inoltrati nei giorni scorsi al collegio per rappresentare la richiesta di rinvio.

E’ partita dal 6 marzo con un primo fax in cui “viene chiesto il legittimo impedimento perché l’imputato doveva presenziare – ha detto il pm – ad una riunione a Palazzo Grazioli, alle ore 8.30, con all’ordine del giorno analisi del voto, situazione politica” e così via.

Dopodiché Boccassini ha spiegato che il giorno dopo è stato fatto pervenire un ulteriore fax in cui viene annullata la richiesta di legittimo impedimento per impegni di partito sostituendola con “un nuovo legittimo impedimento per condizioni di salute dell’imputato Silvio Berlusconi, con allegata documentazione medica firmata dal primario della clinica oculistica del San Raffaele, datata 5 marzo, nella quale si evidenzia un “uveite bilaterale con ‘almeno’ sette giorni di totale riposo e cure a domicilio”. Ilda Boccassini ha poi proseguito dicendo che il giorno 6, lo stesso giorno in cui arriva il primo fax, viene rilasciato un ulteriore certificato medico in cui ci sono le controindicazioni nello svolgere “qualsiasi attività che necessità esposizioni a fonti di luce intense.

Nel secondo fax – sottolinea il procuratore aggiunto – sparisce la parola ‘almeno'” e “il riposo viene blindato per sette giorni”. Infine viene aggiunta un’ulteriore certificazione nella quale vengono indicate “le gravi conseguenze che può portare tale patologia”. “Non sono un medico – ha aggiunto Ilda Boccassini – ma tutte le conseguenze” di tale patologia “un medico serio avrebbe dovuto evidenziarle fin da subito. Ciò significa che c’é stata un’escalation di certificati per farsì che l’udienza di oggi non venga svolta”. Il procuratore aggiunto, che ha affermato di basarsi anche “su una storia pregressa di tale strategia dell’imputato”, ha chiesto quindi che venga respinta l’istanza di legittimo impedimento in quanto non ci sono le condizioni perché venga accolto.

BERLUSCONI AL SAN RAFFAELE – Silvio Berlusconi attualmente sta svolgendo visite e accertamenti presso l’ospedale S.Raffaele di Milano, dove però non è stato ricoverato. Secondo quanto si apprende tali accertamenti si sono resi necessari dal momento che i sintomi della patologia di cui soffre agli occhi, l’uveite, si è aggravata.

Non è escluso che il presidente Silvio Berlusconi si trattenga questa notte e domani mattina in ospedale. Ora verrà ricoverato in regime di day hospital”.
Berlusconi è affetto da una uveite bilaterale, che è una patologia infiammatoria dell’occhio: “Ha trascorso una notte molto travagliata – spiega Zangrillo – perché ha manifestato i sintomi tipici della patologia, come dolore nevralgico locale, fotofobia, lacrimazione e disturbi della vista”.”La situazione è tenuta sotto stretto controllo dopo essermi consultato con il professor Francesco Bandello, primario di oculistica, si è deciso di farlo venire questa mattina in ospedale con urgenza”.

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fonte ansa.it

Germania, allarme per l’insalata: veleno per topi in insalata da Italia

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Germania, allarme per l’insalata: veleno topi in verdura da Italia

Allarme per una partita di insalata romana importata. Il lotto contaminato venduto nella regione di Reno-Meno. La maggior parte distrutta ma cinque cassette mancano all’appello. Il Codacons chiede controlli anche nel nostro Paese

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ALTRO ARTICOLO

Veleno per topi in insalata da Italia
l’azienda di Angri si difende e rilancia

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BERLINOE’ allarme in Germania per alcune tracce di veleno per topi rinvenute in una partita di insalata romana proveniente dall’Italia. L’insalata, informano le autorità, fa parte di un gruppo di 110 cassette vendute nella regione di Reno-Meno: 105 sono state distrutte mentre delle cinque che mancano all’appello una risulta già venduta.

La cassetta è stata venduta in un mercato della cittadina di Offenbach, mentre altre quattro sono già state smerciate ai consumatori da venditori ambulanti. Per ora non si hanno notizie di avvelenamenti.

L’agenzia Dpa scrive che il commerciante tedesco all’ingrosso Oezdemir di Francoforte ha ritirato tutte le insalate del produttore “Ortofrutticola La Trasparenza”. L’azienda, che ha sede ad Angri, si difende dalle accuse: “Non vendo direttamente la lattuga in Germania, lo faccio invece usando degli intermediari. Certamente non posso sapere dove loro tengano l’insalata”, dice il titolare Antonio La Mura.

Dopo la segnalazione dalla Germania, il Codacons chiede alle autorità sanitarie italiane di attivarsi con urgenza a tutela della salute dei cittadini. Quello tedesco è solo l’ultimo caso, dopo le torte al cioccolato di Ikea con tracce di batteri coliformi e lo scandalo della carne di cavallo nei surgelati e in altri prodotti alimentari.

L’associazione per la tutela dei consumatori chiede di verificare se l’insalata prodotta dall’azienda italiana coinvolta nella vicenda sia commercializzata anche in Italia, e nel caso svolgere le dovute analisi per accertare eventuali contaminazioni. Non solo. Per il Codacons i controlli devono essere estesi, verificando la provenienza della materia prima e tutti i passaggi di filiera, in modo da determinare le cause della presenza del veleno sull’insalata e soprattutto se vi siano altre partite potenzialmente contaminate.

“Oramai c’è uno scandalo alimentare al giorno – commenta il presidente Carlo Rienzi – segno evidente di come si debba intervenire e con urgenza sul fronte della sicurezza alimentare, con norme in grado di dare più garanzie ai consumatori ma soprattutto di tutelare la salute umana”. (08 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

REGGIO CALABRIA – “Se non la smetti, pronti 200 kg di tritolo” Le minacce al magistrato anti-‘ndrangheta / Vincenzo Macrì: Come cambia il narcotraffico

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Il sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo – fonte immagine

“Se non la smetti, pronti 200 kg di tritolo”
Le minacce al magistrato anti-‘ndrangheta

Reggio Calabria, intercettato un biglietto e 50 grammi di esplosivo destinati al pm Giuseppe Lombardo, il sostituto procuratore che indaga sui soldi delle ‘ndrine

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di GIUSEPPE BALDESSARRO

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REGGIO CALABRIA – “Se non la smetti ci sono pronti altri 200 chili”. Lo vogliono ammazzare. Il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria è “fastidioso” e le sue inchieste fanno paura. Un biglietto e 50 grammi di esplosivo sono stati intercettati al centro smistamento postale della città dello Stretto, a poche centinaia di metri dalla Procura della Repubblica. Un “pacchetto” di piccole dimensioni, carico di odio. Innocuo perché privo di innesco e quindi incapace di esplodere, ma velenoso sia per il messaggio contenuto che per le modalità con le quali è arrivato fino a Reggio, indirizzato al “dottor Giuseppe Lombardo”, presso “Cedir” (il centro direzionale dove hanno sede gli uffici giudiziari).

Velenoso perché minaccia la strage, inquietante perché quell’involucro a Reggio non avrebbe dovuto mai arrivarci. Il sistema di controllo della corrispondenza è infatti centralizzato a Lamezia Terme, dove vengono effettuate verifiche puntigliose. In questo caso il cordone di sicurezza è evidentemente stato aggirato. Su questo stanno lavorando gli uomini del questore Guido Longo e della squadra mobile diretta da Gennaro Semeraro. Un’indagine difficile, anche perché Lombardo di “nemici” ne ha tanti.  Il pm antimafia di Reggio con le sue inchieste ha inferto colpi pesanti alla ‘ndrangheta militare che controlla il capoluogo calabrese. Ma è anche la toga che ha iniziato ad aggredire quel terzo livello fatto di connivenze politiche e istituzionali, di lobby mafio-massoniche, di loschi intrecci  i cui protagonisti sono personaggi in doppio petto che frequentano  i salotti del potere e dell’alta finanza. E sua, solo per ricordarne una, l’inchiesta sui rapporti tra la ‘ndrangheta e l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito. Un’indagine che partendo dallo Stretto ha già svelato i comuni interessi di ‘ndrine e faccendieri al nord Italia e all’estero. E non è un caso che siano di Lombardo le firme sulle richieste  delle rogatorie internazionali per ottenere informazioni bancarie. Il pm da tempo punta a capire dove finiscono i soldi delle “famiglie” e chi li gestisce per conto dei boss.

Non è la prima volta che il sostituto calabrese riceve minacce esplicite. Già ottobre 2011, ad esempio, nei parcheggi del Cedir qualcuno lasciò una grossa bomba carta con appiccicata sopra una sua foto. A marzo 2011, al centro di smistamento postale di Lamezia Terme fu intercettato un altro plico con dentro un proiettile per kalashnikov. E ancora, maggio 2010 “l’omaggio” dei postini della malavita organizzata era un proiettile con un messaggio di morte. E anche a gennaio 2010, il mese della strategia della tensione contro le toghe reggine, arrivò un altro proiettile. Uno stillicidio di episodi, che via via diventano sempre più pesanti, sempre più raffinati ed espliciti. (08 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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Carabinieri –ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) in una operazione di indagine sul narcotraffico – fonte immagine

Come cambia il narcotraffico

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di Vincenzo Macrì*

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E’ stato appena pubblicato il Rapporto Narcotraffico 2012, frutto della collaborazione tra la fondazione Icsa e la Dcsa (Direzione centrale per i Servizi Antidroga), il cui testo integrale è possibile consultare nel sito on line di questo periodico. E’ bene partire, prima di commentare la parte espositiva del rapporto, i dati che esso pubblica circa i risultati dell’azione di contrasto in materia.

Si rileva, e il dato è per certi versi sorprendente, nel raffronto tra i primi dieci mesi del 2011 e quelli del 2012, un calo, abbastanza netto, nella quantità di operazioni investigative e giudiziarie portate a compimento, relative alle droghe cd. pesanti e precisamente un calo del 18,03 % per l’eroina e del 4,12 % per la cocaina; un analogo calo si registra pure per i sequestri di cocaina (-12,20 %) e droghe sintetiche (- 58,14 %), mentre aumentano i sequestri di eroina e assai di più quelli di marijuana, cannabis e altre droghe non meglio specificate. La sensazione che l’attività di contrasto alle droghe nel nostro paese registri una fase di stanchezza viene confermata dalla lettura dei dati relativi al numero delle persone arrestate (-4,60 %) e di quelle denunciate in stato di libertà (-21,07 %). E’ interessante ancora rilevare come nella classifica delle quantità di cocaina sequestrate al 15 novembre 2012 figuri al primo posto la Puglia, seguita a distanza da Lombardia, Liguria e Lazio nell’ordine, che a loro volta distanziano nettamente Campania e Calabria. Osservando il fenomeno nell’arco degli ultimi dieci anni il rapporto rileva “una sostanziale stabilità del mercato sia dal punto di vista della domanda che da quello dell’offerta. Il traffico che sino a qualche tempo fa avveniva per settori separati a seconda del tipo di materia trafficata (droga, armi, rifiuti, tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione, ecc.) nel corso degli anni appare svolgersi in maniera integrata da parte di network criminali internazionali, che in tal modo potenziano in maniera esponenziale il loro potere criminale e conseguentemente le capacità di conseguire profitti illeciti da più settori di attività, condotte contemporaneamente in rapporto sinergico.

Analogamente, nell’ambito del traffico di droga si è passati dal commercio “monoprodotto” al “politraffico” di più sostanze stupefacenti, in modo da soddisfare le molteplici e diversificate domande di consumo. Un ulteriore motivo di preoccupazione che, per la verità, era stato evidenziato dalla Direzione Nazionale Antimafia ad opera del suo procuratore Piero Vigna già nella prima metà del decennio scorso, è costituito dall’accertamento della gestione del traffico di droga ad opera di organizzazioni terroristiche a fini di autofinanziamento, beneficiando a tale scopo di “un reticolo di relazioni commerciali costruito su scala mondiale”. Tale utilizzazione avviene principalmente attraverso il controllo della produzione sia nei paesi dell’America latina (in particolare Venezuela e Colombia) per la cocaina, sia in Afghanistan per l’eroina.  Nell’uno e nell’altro caso le organizzazioni terroristiche hanno gestito e controllato la produzione e successivamente la fornitura e la rete di trasporto, traendone i mezzi di finanziamento per strategie terroristiche e politiche di ampia portata. Non manca neppure l’inserimento di singole cellule terroristiche  nella distribuzione anche di modeste quantità di sostanze stupefacenti, nelle grandi città europee. Questo aspetto del problema lascia intendere quanta sia rilevante la pericolosità dell’impiego delle risorse finanziarie del traffico, che per le organizzazioni criminali e mafiose ha come obiettivo il riciclaggio e il reimpiego in attività produttive, per le organizzazioni terroristiche ed eversive il finanziamento di operazioni terroristiche, dal proselitismo, all’armamento, sino all’organizzazione di stragi e attentati. Il rapporto prende atto di questo pericolo consistente nella immissione degli “enormi proventi ricavati dal narcotraffico” nel circuito finanziario “e sono oggi in grado di condizionare le scelte economiche di interi Stati”. Aggiungerei che il condizionamento, a questo livello di profitti, riguarda anche le scelte “politiche” di interi Stati, alcuni dei quali hanno assunto, nel tempo, le caratteristiche di veri e propri Stati-mafia. E non può che concordarsi con il rapporto quando auspica l’introduzione della fattispecie del reato di autoriciclaggio, più volte sollecitata anche dalla Procura Nazionale Antimafia, a “completamento di un sistema normativo che vede l’Italia come uno dei Paesi all’avanguardia nel settore del contrasto ai patrimoni illeciti della criminalità organizzata”.

Il rapporto conferma il ruolo predominante della ‘ndrangheta (per la verità si tratta di una pacifica acquisizione investigativa da almeno venti anni a questa parte), anche per la sua capacità di costituire veri e propri “cartelli” tra cosche per il finanziamento di importazioni di rilevanti quantità di droga (sino a cinque tonnellate), oltre che “di avvalersi di “centri di servizio” e società commerciali compiacenti per il controllo dei flussi illegali, anche a favore di cosche collegate”. Mi sia consentito tuttavia dissentire dalla valorizzazione che il rapporto opera dell’operazione investigativa “Crimine”, con la sua ricostruzione di una struttura centralizzata dell’organizzazione mafiosa calabrese, dal momento che è patrimonio comune di conoscenza di come ciascuna cosca o ciascun esponente di ‘ndrangheta opera nel settore del traffico di stupefacenti utilizzando i propri canali di finanziamento, la propria rete relazionale con produttori, fornitori e trasportatori, i propri canali di riciclaggio. Non sono strumenti che vengono messi volentieri a conoscenza di tutti e non a caso vi sono cosche specializzate in grandi transazioni internazionali e altre inserite in attività marginali relative a poche decine di chilogrammi. Vi sono ovviamente altri aspetti del rapporto che sarebbe utile richiamare (ad esempio l’analisi della situazione di Russia e Iran), ma ciascuno dei lettori potrà soddisfare la propria curiosità leggendo le centocinquanta pagine che lo compongono. L’intento di dare al rapporto periodicità annuale consentirà di aggiornare le conoscenze anche con riferimento ad altre realtà nazionali. Ne esce rafforzata, almeno da parte di chi scrive, che il traffico internazionale di droga è oggi l’attività criminale più remunerativa, più diffusa e più pericolosa per l’economia e la democrazia sia dei paesi produttori che di quelli che ospitano le organizzazioni criminali che la gestisce. Se non si registrano significative flessioni né a livello dell’offerta né a livello di domanda, ciò denuncia l’irrilevanza (si tratta di un termine forte, ma è così) dell’azione di contrasto. Peraltro la invarianza dei dati non riguarda le droghe sintetiche,  per le quali invece si registra forte aumento di produzione e consumo. Da ciò emerge l’attualità della grande questione del mantenimento o meno delle politiche proibizioniste vigenti in quasi tutto il mondo. Il problema si pone ormai all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e non sarà sfuggita la notizia dell’appello di famose star del cinema, apparsa sui giornali di tutto il mondo. Si legge sul Corriere della sera on line che “star del calibro di Kate Winslet, Morgan Freeman e Richard Branson mettono la loro faccia nel promo che annuncia la prossima uscita di un documentario dal titolo “Breaking the Taboo”, che denuncia il fallimento della guerra alla droga, portata avanti dai governi. La politica dei governi è fallita, dicono i proponenti dell’iniziativa, bisogna legalizzare le droghe, tassarle e controllarne la vendita. Nel film che debutterà su You tube il prossimo 7 dicembre, compariranno anche i due ex presidenti statunitensi, Jimmy Carter e Bill Clinton”. La citazione non costituisce argomento decisivo, d’accordo, ma il fatto che se ne parli sempre più spesso, evidenzia l’aumento della consapevolezza che il sistema deve trovare una soluzione che non sia limitata alla sola repressione, che, come si è visto nell’apertura dell’articolo, mostra qualche difficoltà a proseguire su standard elevati. D’altra parte tutte le procure italiane, da quelle distrettuali a quelle ordinarie, sono letteralmente intasate dai processi di droga e ancora più intasate dai detenuti per reati di droga sono le carceri italiane, senza che il fenomeno subisca arretramenti significativi. La più intasata dai proventi dei traffici di droga è l’economia, la nostra e quella di molti altri paesi, e gli effetti sono distorsivi delle regole del mercato, della libera concorrenza, della trasparenza degli operatori economici e finanziari, della trasparenza della politica e quindi della democrazia. Vero è che il rapporto si ferma alla descrizione ed all’analisi del fenomeno del traffico della droga, ma resta affidata ai lettori trarne valutazioni e conseguenze.

* Magistrato

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fonte corrieredellacalabria.it

DONNE, IL COLLETTIVO INDIANO ‘BLANK NOISE’ – Ma come grida il silenzio

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Action Hero in Rajasthan – fonte http://blog.blanknoise.org/

Ma come grida il silenzio

Il collettivo indiano Blank Noise si batte per dire basta agli abusi, al machismo, ai soprusi sottili a cui le donne sono sottoposte ogni giorno. Aiutandole a reagire. E ad aver fiducia in se stesse

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di Francesca Sironi

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«Mi impegno ad essere disinibita e a camminare a testa alta». «Mi impegno a disimparare la paura, e a girare per strada di notte». «Mi impegno a mettere il rossetto senza aver paura del vostro giudizio». Promesse. Scritte in pennarello nero su dei cartelli bianchi, esposte, appese, fotografate, pubblicate in rete. Sono i “Safe city pledge”, le promesse per una città più sicura, di Blank Noise, un collettivo indiano che da anni si occupa di violenza sulle donne. Nato come un gruppo informale nei primi anni 2000, oggi Blank Noise raccoglie la voce di decine di migliaia di giovani indiani, impegnati per dire basta agli abusi, al machismo, ai soprusi sottili a cui le donne sono sottoposte ogni giorno.

«Ho sentito il bisogno di un collettivo che si occupasse di molestie sessuali, perché ne avevo subite io stessa, in strada», racconta Jasmeen Patheja, fondatrice del collettivo: «Quando cercavo di parlarne i miei amici negavano che fosse un problema. La risposta era sempre la stessa: “Queste cose capitano tutti i giorni. Passaci sopra”. In India lo chiamano “eve-teasing”, ed indica tutti quei comportamenti di un uomo che possono mettere a disagio le donne: sguardi pressanti, avvicinamenti, commenti, approcci indesiderati». Una situazione non lontana da quella italiana. Per rendersi di conto di quanto sia vicina basta leggere il cartello mostrato da un ragazzo in una via di New Delhi: «Prometto di sembrare magari poco figo ma di non essere machista. Dobbiamo inventare un nuovo modo di definire ciò che è cool».

Con il termine “violenza sulle donne”, sostengono gli attivisti di Blank Noise, non ci si deve riferire solo agli abusi sessuali. La violenza inizia prima. Con la paura: «Non subivo molestie tutte le volte che ero in giro per la città. Ma mi ero resa conto che le anticipavo», racconta Patheja: «Mi sentivo costantemente minacciata. Per strada stavo sulla difensiva. Mi guardavo attorno, ero sempre in allerta. Allora ho deciso che avrei dovuto cambiare la relazione di noi donne con la città». Così ha avviato l’idea della “città sicura”, che migliora perché cambia l’atteggiamento di chi la frequenta: «All’ultimo anno di università ho chiesto a tutte le studentesse di costruire una mappa mentale intorno alla parola “spazio pubblico”. In meno di tre minuti ho ricevuto solo associazioni negative, come “sentirsi debole”, “fissare”, “molestie”, “stalking”, “palpeggiamenti”, “spinte”, “esibizionismo”. E’ lì che ho deciso che non potevamo non agire».

Blank Noise, da allora, raccoglie testimonianze, denunce e racconti di soprusi, segnala i luoghi dove avvengono più di frequente, organizza presidi e manifestazioni. Ma soprattutto aiuta le ragazze a reagire. L’idea di Jasmeen e degli altri “Action heroes” del gruppo è che l’unico modo per emanciparsi è combattere la paura. Per questo, ad esempio, hanno creato la “Guida alla camminata impenitente”: «Cammina molto molto piano. Senza telefono in mano. Senza abbassare gli occhi. Cammina in mezzo alla strada. Col mento alzato. Senza occhiali da sole. Guarda i passanti. Cammina da sola. Da sola. Anche alle cinque del mattino, alle tre, a mezzanotte. Cammina canticchiando una canzone, sognando, indossando vestiti che hai sempre voluto mettere ma non l’hai mai fatto perché temevi che ti dicessero: “Te la sei andata a cercare”. Cammina sorridendo, sorridendo, sorridendo».

Oltre al sito, Patheja organizza workshop in tutta India dove aiuta le ragazze a raccontare la loro identità, a confrontarsi sui problemi, a definire i comportamenti che le infastidiscono di più, a organizzarsi per combatterli. Le azioni più frequenti sono semplici: andare al parco di notte, con le amiche; rispondere ai commenti spiacevoli dei coetanei; controbattere agli sguardi degli uomini o alle battute per strada; farsi fotografare con una delle promesse “per una città migliore” in giro per la città. Intanto, sul sito, il dialogo continua.

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fonte espresso.repubblica.it

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Eve teasing garments

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Pubblicato in data 14/feb/2013

Volunteers from Blank Noise exhibiting cloths in which women have been sexually harassed. Shot at One Billion Rising event in New Delhi, India on 14th February, 2013.