Archivio | marzo 10, 2013

Don Gallo: «Pd-M5S? C’è incomprensione/ VIDEO: Don Gallo, appello a Grillo: “Beppe non fare lo str…”

Don Gallo, appello a Grillo: “Beppe non fare lo str…”

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Pubblicato in data 10/mar/2013

Il fondatore della comunità di San Benedetto al porto, a Genova, lancia un appello al leader del movimento 5 stelle per un referendum sulle alleanze. Il prete di strada, amico di Grillo, chiede una tregua di 6 mesi per dare ilò via alle riforme necessarie per il paese.

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Don Gallo: «Pd-M5S? C’è incomprensione»

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Genova – «Tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle non c’è incompatibilità ma incomprensione, ci sono stati dispetti reciproci. Io conosco gli elettori del M5S, riconosco l’onestà di Grillo e la rabbia montante degli elettori che si è trasformata in partecipazione. Ma ora non ci si può chiudere, l’Italia diventa ingovernabile». Lo ha detto don Andrea Gallo a margine della messa celebrata questa mattina a Genova in ricordo di Hugo Chavez.

«La mia proposta? Ho detto a Beppe: fate una tregua da sei mesi a un anno, dando il tempo al Paese di maturare e di tirare su la testa dopo 20 anni di inadempienze, corruzione, sprechi, decomposizione. Ci vuole un momento di grossa riflessione. Il mare è in tempesta ma se usiamo la bussola che è la costituzione…», ha aggiunto il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto.

Secondo don Gallo per raggiungere un accordo di collaborazione è essenziale che «l’apparato e i notabili del Pd tacciano». Inoltre, ha aggiunto: «Non posso capire che un guru come Casaleggio voglia lasciare se c’è accordo con il Pd: come democratico mi sento male, non si può lanciare ricatti simili. Piuttosto perché non fanno un referendum via Web tra gli elettori se andare al tavolo o meno? Non andarci a quel tavolo vuol dire giocare al massacro». Un ultimo messaggio a Grillo? «Affettivamente a lui ripeto: Beppe non fare lo str…».

Don Gallo ha anche raccontato di aver aderito ad una raccolta firme affinché Partito Democratico e Movimento 5 Stelle collaborino alla formazione del Governo. Il primo firmatario dell’appello è Roberto Saviano. Hanno aderito anche don Luigi Ciotti, Michele Serra, Jovanotti e Fabio Fazio. «Ho ricevuto questa mattina la richiesta di aderire da Michele Serra via mail – ha spiegato don Gallo – e ho messo la mia firma».

E durante la messa don Gallo ha ricordato Hugo Chavez: «Oggi siamo qui per fare memoria di un grande statista sudamericano nella fede cattolica. Lo saluto come un fratello, un grande compagno di strada». «Chavez – ha aggiunto – è stato una grande forza per trovare la via della liberazione. Ha saputo unire varie culture nella lotta al capitalismo, difendendo il Venezuela che fa gola a tanti per i suoi giacimenti petroliferi». Durante l’omelia è stata anche letto in onore del presidente venezuelano morto pochi giorni fa il “Canto a Bolivar” di Pablo Neruda.

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fonte ilsecoloxix.it

Tristi gare di burlesque: la politica che si diverte a perdere tempo mentre tutto crolla, di Antonio Padellaro

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Tristi gare di burlesque: la politica che si diverte a perdere tempo mentre tutto crolla

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di | 10 marzo 2013

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Mentre le agenzie di rating declassano l’Italia pronosticando scenari di “profonda” recessione, conseguenza del risultato “inconcludente” delle elezioni, la politica dà come sempre il suo fattivo contributo al bene del Paese e si porta avanti con il lavoro. Bersani, l’unico leader politico al mondo che è arrivato primo alle elezioni riuscendo a perderle (dopo un altro voto sfortunato parlò, con ardita litote, di non vittoria) vuole a tutti i costi farsi un giro da premier, ambizione legittima se non fosse che non ha la maggioranza al Senato e neppure, così si dice, il convinto sostegno di Napolitano. Egli avrebbe perciò escogitato un astuto stratagemma per aggirare il Colle e con ingegnosi artifici insediarsi a Palazzo Chigi alla guida di un governo a prevalenza Pd, ma zoppo e sfiduciato. Per farne cosa, mistero.

Intanto, plotoni di esimi giuristi, supportati nei grandi giornali dalle truppe speciali del dialogo, architettano un governo del Presidente in versione automatica poiché il Presidente a capo del governo del Presidente dovrebbe essere il Presidente medesimo. Semplice e geniale. Ma l’arma segreta per dare finalmente un governo all’Italia sta per essere perfezionata in una sorta di gabinetto del dottor Caligaris dove un’équipe di scienziati cerca di mettere a punto il premier Grillesco. Progettato per ottenere il prezioso gradimento di Beppe Grillo, questo portento riunisce il meglio della società civile e del primato professorale da Rodotà a Settis, a Zagrebelsky. Una soluzione di eccellenza che unisce competenza e onestà. Purtroppo il caro leader a 5Stelle persiste in un atteggiamento sarcastico (coerente, del resto, con la sua conclamata vena comica), cosicché circondato da alcuni simpatici picchiatelli si diverte un mondo a respingere al mittente i prototipi con pretestuose motivazioni.

A questo punto uno potrebbe chiedersi che fine abbia fatto Berlusconi, che resta pur sempre il potente capo della destra italiana. Ebbene, inseguito dalla implacabile pm Boccassini, egli ha trovato rifugio in un ospedale amico dove, tuttavia, il suo tentativo di darsi malato è stato smascherato da una impietosa visita fiscale. Una scena spassosa quella del miliardario simulatore che bene s’inserisce in un contesto burlesque, con la politica che si diverte a perdere tempo mentre tutto crolla. Certo, c’è sempre l’esempio del Belgio che senza governo è sopravvissuto benone per 500 giorni e più. In attesa delle prossime elezioni e del prossimo avanspettacolo.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Grillo e la democrazia senza partiti

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La democrazia senza partiti

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di Gad Lerner

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Proteso a realizzare il suo obbiettivo dichiarato – cioè una democrazia senza partiti – Beppe Grillo ha garantito ai suoi elettori che, tanto per cominciare, questi partiti fra sei mesi non ci saranno più. Magari stroncandoli in un nuovo passaggio elettorale, che appare sempre più probabile.

Ieri i neoeletti rivoluzionari 5 Stelle hanno avviato i preparativi per aprire il Parlamento “come una scatoletta di tonno”, all’apparenza incuranti della drammaticità del momento. Lui medita, soverchiato dall’immensa responsabilità che gli tocca. Ma finora, dall’esterno, ha concentrato la sua vis polemica nel tentativo di frantumare l’ultimo partito che in Italia mantiene una significativa struttura nazionale, cioè il Pd. Altro che dialogo, collaborazione, alleanze. Grillo non demorde: Bersani è “fuori dalla storia”; e “quando si aprirà la voragine del Monte dei Paschi di Siena forse del pdmenoelle non rimarrà neanche il ricordo”. La sua intenzione, a meno di un ripensamento, è estrema: ridurre anche il Pd a mero agglomerato di potentati locali, come di fatto sono già le altre formazioni politiche.

Naturalmente s’impongono ottime ragioni per denunciare l’inadeguatezza burocratica degli apparati che sopravvivono alla crisi del sistema dei partiti. Lo stesso MoVimento 5 Stelle porta nelle istituzioni significative rappresentanze del solidarismo comunitario cresciuto in numerose vertenze territoriali, incomprese e respinte dalla forma-partito. Uno spirito civico, un’idea di pubblico, una spinta partecipativa che la politica non ha saputo riconoscere.

Ma resta, drammatica, la domanda: può esistere una democrazia senza partiti? O il vuoto che essi lasciano è destinato a essere riempito da un nuovo potere tecnocratico calato dall’alto? Se infatti è vero che la Repubblica italiana in sessantacinque anni non ha regolato l’articolo 49 della sua Costituzione, là dove prescrive che i partiti devono agire “con metodo democratico”, non è un caso che risulti altrettanto inevasa l’attuazione del successivo articolo 50: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. Quando mai le Camere si sono aperte alla legittima partecipazione dei cittadini?

Beppe Grillo non è un improvvisatore quando proclama, a pagina 79 del libro scritto con Dario Fo e Gianroberto Casaleggio (“Il grillo canta sempre al tramonto”, Chiarelettere): “Noi vorremmo che i partiti scomparissero radicalmente”. E difatti prosegue: “Lo so, molti potrebbero domandare: ma in parlamento se non ci sono i partiti chi ci sarà? Come può esistere un parlamento senza i partiti? Ci saranno i movimenti, i comitati, tutte espressione di esigenze che provengono dalla società civile”.

Prima di liquidarlo come velleitario utopista o, peggio, come eversore, dobbiamo riconoscere che il suo pensiero si inscrive in un filone movimentista di antica tradizione giacobina, anarchica, pansindacalista: da Saint Just, a Bakunin, a Sorel. Per oltre un secolo i movimenti rivoluzionari sono stati percorsi da questa contrapposizione fra partiti e anti-partito che talora ha assunto forme violente. Da ultimo il leader 5 Stelle ha voluto richiamarsi a un testo del 1940 di Simone Weil, uscito postumo col titolo “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”. Poco importa che la giovane pensatrice francese l’avesse concepito in polemica col totalitarismo stalinista, nell’ambito di un dibattito sulle forme organizzative che avrebbe dovuto assumere la Resistenza all’occupazione nazista. Né importa che quel suo richiamo assoluto ai principi della Rivoluzione francese, degenerata nel Terrore, e allo scetticismo antidemocratico di Platone, già avesse ispirato Maurras e i primi movimenti fascisti d’oltralpe. A Grillo interessa sostenere, con Simone Weil, che “ogni partito è totalitario in nuce”.

Per replicare all’idea M5S di una democrazia senza partiti, nei giorni scorsi è stato diffuso su internet un filmato di Hitler che nel 1932 adoperava contro i partiti della Repubblica di Weimar un linguaggio molto simile a quello grillino: “Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba!”. Ma sono schermaglie di scarso significato.
Sottoposto com’è a una sfida esistenziale, il Partito democratico, in special modo -per via delle sue finalità sociali e dello stesso nome che porta- non può ignorare il trauma dei legami recisi con tanti protagonisti di conflitti economici, ambientali e civili. Non può liquidare come fenomeno di destra la confusa aspirazione a far senza questi partiti così malridotti. L’errore madornale del Pd è stato quello di proporsi la conquista di un voto moderato del tutto esiguo, anziché farsi interprete della radicalità delle questioni etiche e sociali esplose nella Grande Depressione.

Salvaguardare il Partito democratico dal concreto pericolo di demolizione implica quindi una relazione aperta con il nuovo movimento anti-partito. Fino ad aprirsi alle sue istanze partecipative che imporranno al Pd un ricambio generazionale e culturale del gruppo dirigente, oltre che una profonda mutazione organizzativa e di stili di vita. La difesa di una democrazia rappresentativa, come tale fondata sul pluralismo delle formazioni politiche, ma capace di dare voce nelle istituzioni alla partecipazione dei cittadini, nei prossimi anni si configura come l’unica risposta possibile ai diktat autoritari sempre in agguato, quando esplode la rivolta.

Se è vero, infatti, che il progetto di Grillo ha connotati teoricamente rivoluzionari, resta ben singolare la natura del suo movimento: a differenza di Occupy Wall Street e degli Indignados, fenomeni giovanili di critica radicale al sistema capitalistico, il M5S è stato concepito da due maturi benestanti. Sebbene abbiano già raccolto intorno a sé la maggioranza della generazione under 40 sacrificata dal sistema, per ora la instradano in una sorta di lunga marcia nelle istituzioni. Contrariamente alle intenzioni dichiarate da Grillo e Casaleggio, è probabile quindi che per loro sia segnato il destino di dar vita a un nuovo partito. Per l’appunto, la nostra democrazia sopravvivrà solo se dalle macerie nasceranno dei veri partiti democratici.

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fonte micromega.it

Lo stop ai test sugli animali per i cosmetici. L’Europa sfida il mondo con regole nuove

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Lo stop ai test sugli animali per i cosmetici. L’Europa sfida il mondo con regole nuove

Dopo il bando del Parlamento Ue ai prodotti ottenuti con la vivisezione – in vigore da domani – i concorrenti dovranno adeguarsi se vorranno  esportare nel vecchio continente. E la Lav festeggia

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di ANTONIO CIANCIULLO

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ROMADopo più di 20 anni di battaglie, rossetti, creme e fondi tinta ricavati ustionando e avvelenando conigli e cavie sono fuori legge. Il bando totale per i cosmetici ottenuti con l’uso della vivisezione, in vigore da domani in tutta l’Unione europea, rappresenta certamente una vittoria del movimento che difende i diritti degli “altri animali”, cioè dei milioni di specie con cui condividiamo il pianeta. E infatti la Lav (Lega anti vivisezione) festeggerà nel pomeriggio al Pantheon.

Ma la decisione del Parlamento europeo è un atto che va al di là di questo specifico settore. E’ un punto di svolta importante, oltre che dal punto di vista etico, per due motivi. Il primo riguarda la difesa dei cittadini: i nuovi test che usano metodologie alternative alla vivisezione, secondo molte associazioni, sono più efficaci dei vecchi sistemi.

E’ un campo controverso, con pareri divisi all’interno della comunità scientifica. Ma si sta rafforzando l’approccio che punta ad arrivare alla sicurezza attraverso test basati su colture cellulari, sulla ricostruzione della pelle umana e su software avanzati invece che attraverso tecniche cruente su animali vivi. Anche perché specie diverse possono avere risposte diverse alla stessa esposizione chimica.

Il secondo motivo riguarda il ruolo dell’Europa e la sua possibilità di ritrovare una leadership globale. La Cina ad esempio è uno dei pochi paesi con una legge che rende obbligatori i test sugli animali per la produzione di nuovi cosmetici. La manterrà? La pressione cresce, come dimostra la campagna Be Cruelty-Free lanciata dall’associazione Humane Society International in vari paesi per estendere il bando dell’uso della vivisezione per la produzione di mascara e creme anti rughe.

Nel settore dei cosmetici l’Unione europea, il principale mercato del mondo, ha scelto una direzione di marcia, ha stabilito regole del gioco basate su un ampio consenso, ha imposto parametri basati su un’accelerazione innovativa legata a una forte motivazione etica. Non è la vecchia difesa commerciale basata sui dazi: è una sfida verso il futuro. Ora i concorrenti dovranno adeguarsi se vorranno  esportare nel vecchio continente.

Un modello che potrebbe ripetersi in  altri campi, a cominciare dalla battaglia per una società low carbon, mirata alla difesa della stabilità del clima e alla lotta contro la crescita degli eventi meteo estremi, che l’Europa ha guidato dagli anni Novanta e che oggi potrebbe aiutare il continente a uscire dalla crisi. (10 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

ORDINARIA (PURTROPPO) INCIVILTA’ – L’ambulanza che blocca il passaggio e le urla della signora con la Porsche

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L’ambulanza che blocca il passaggio
e le urla della signora con la Porsche

Insensibili anche davanti all’emergenza

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di ANDREA KERBAKER

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Milano, una sera della scorsa settimana. Verso le 9, una sirena. È un’ambulanza: corre per alcune piccole vie del centro e si infila in uno stretto passaggio che non porta da nessuna parte, se non a un portone e a un piccolo parcheggio sotterraneo. Le persone a bordo (tutti volontari, ricordiamolo: uomini e donne che, anziché stare tranquillamente a casa con i propri familiari, o andare al cinema con qualche amico, hanno preferito un impegno sociale, capace molte volte di salvare qualche vita) scendono di corsa, tirano fuori una barella, qualche strumento di soccorso e si infilano nel portone. Sono in codice rosso: quando l’emergenza è massima. Nella fretta, lasciano l’ambulanza in mezzo al passaggio; se avessero più tempo, potrebbero magari accostarsi un po’ di più; ma l’urgenza del momento non glielo consente. Cose che possono capitare, nella concitazione di un’operazione di salvataggio.

Mentre i soccorritori spariscono dentro il portone e salgono le scale di gran carriera, capita che un paio di macchine debbano uscire dal parcheggio e si trovino quindi momentaneamente bloccate. Alle nove di sera, magari dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro, il disappunto è evidente: ma, purtroppo per gli automobilisti, in assenza degli ambulanzieri non c’è nulla che si possa fare. Succede a tutti, ogni tanto; e di solito ci si dispone ad aspettare. Se c’è un appuntamento che dovrà ritardare, una rapida telefonata aiuta a sistemare ogni cosa. Nel frattempo, per i più sensibili, ci sta pure un pensiero gentile alla persona infortunata; e magari anche un ringraziamento mentale a quei volontari che si stanno adoperando per la sua salute. Così nella normalità. Non per tutti, evidentemente.

Una delle due macchine bloccate è una Porsche, guidata da una signora di mezza età, che non si sa capacitare di questo inconveniente. Come, proprio lei, con la sua bella macchina, bloccata come se fosse una volgare Cinquecento? Non sia mai. La signora scende, controlla, si agita. Si domanda chi siano quegli incivili che, per soccorrere qualcuno, si sono permessi di rubarle minuti preziosi. Ma non può prendersela con nessuno: tutti gli uomini dell’ambulanza sono all’interno, impegnati nella loro operazione di soccorso. Dura poco, per fortuna. Dopo una manciata di minuti, il gruppo degli ambulanzieri scende dalle scale con il malato in barella. Mentre tre di loro si attardano nell’androne, per permettere il trasporto più sicuro, l’autista li precede di qualche istante.

Non l’avesse mai fatto: non appena uscito dal portone, trova la signora che gli intima di spostare il suo ingombrante mezzo di trasporto. L’uomo è talmente sorpreso che risponde soltanto una mezza frase. E allora la signora non ci vede davvero più: con gli occhi fuori dalle orbite, gli dice che lo denuncerà per occupazione di suolo pubblico. Proprio così, come fosse di fronte a una bancarella che vende oggetti di frodo senza permesso. Il volontario la guarda e, con calma educata, la invita a prendere pure nota della targa. Poi va ad aiutare i colleghi, impegnati nella carico del malato a bordo dell’ambulanza. Il mezzo riparte nella notte, le sirene al massimo. E a noi non resta che raccontare, con molta tristezza e malinconia, questo piccolo episodio di ordinaria inciviltà.

10 marzo 2013 | 15:50

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fonte milano.corriere.it

“Facciamolo!”, nuovo appello per governo. Benigni, Saviano e Serra tra i promotori

"Facciamolo!", nuovo appello per governo. Benigni, Saviano e Serra tra i promotori
Don Luigi Ciotti è fra i firmatari dell’appello per un governo di alto profilo fra le forze uscite vincitrici dal voto

“Facciamolo!”, nuovo appello per governo.
Benigni, Saviano e Serra tra i promotori

L’invito alle froze politiche uscite vincenti dal voto per creare un esecutivo “di alto profilo”: “Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua del parlamento, non sprechiamo l’occasione, la speranza di cambiamento non sia travolta da interessi di partito e personalismi”. Firmano anche don Ciotti, don Gallo e Jovanotti

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ROMAUn nuovo appello dall’eloquente titolo “Facciamolo!” per realizzare “un governo di alto profilo” che realizzi il cambiamento – dopo quello lanciato da sei intellettuali su Repubblica – è stato promosso da Michele Serra insieme a Roberto Benigni, don Luigi Ciotti, Oscar Farinetti, don Andrea Gallo, Lorenzo Jovanotti, Carlo Petrini, Roberto Saviano, Salvatore Settis e Barbara Spinelli.

“Mai, dal dopoguerra a oggi – si legge nell’appello – il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare. Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima”.

I firmatari chiedono che “nel nome della volontà popolare sortita dal voto del 24-25 febbraio, che questa speranza di cambiamento non venga travolta da interessi di partito, calcoli di vertice, chiusure settarie, diffidenze, personalismi”. “Lo chiediamo gentilmente – sostengono – ma ad alta voce, senza avere alcun titolo istituzionale o politico per farlo, ma nella coscienza di interpretare il pensiero e le aspettative di una maggioranza vera, reale di italiani. Questa maggioranza, fatta di cittadine e cittadini elettori che vogliono voltare pagina dopo vent’anni di scandali, di malapolitica, di sperperi, di prepotenze, di illegalità, di discredito dell’Italia nel mondo, chiede ai suoi rappresentanti eletti in Parlamento, ai loro leader e ai loro portavoce, di impegnarsi fino allo stremo – conclude l’appello – per riuscire a dare una fisionomia politica, dunque un governo di alto profilo, alle speranze di cambiamento”. (10 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

Presidenze e governo ad hoc, l’offerta di Bersani ai grillini

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Presidenze e governo ad hoc, l’offerta di Bersani ai grillini

Sul piatto la guida di Montecitorio e di alcune commissioni parlamentari. Napolitano ha pronta la carta di riserva: il governo del presidente con Saccomanni

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di Alberto Gentili

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ROMA – Nessuno conosce ancora lo schema di gioco per il Risiko istituzionale. «E nessuno lo conosce», dice un alto esponente del Pd, «perché nessuno sa come finirà con i grillini…». È tutto qui. Finché Pier Luigi Bersani, cui spetta dare le carte visto che il Pd ha la maggioranza assoluta alla Camera e relativa in Senato, non capirà come finirà l’operazione di aggancio del Movimento5Stelle non si conoscerà il destino delle presidenze di Camera e Senato. Eppure al giorno della verità, fissato per sabato 16 marzo, ormai manca meno di una settimana.

IL METODO
Domani Bersani riunirà gli eletti. «E in quella sede», come spiega Maurizio Migliavacca, «verrà impostato il metodo di confronto, di apertura e contatto con gli altri gruppi parlamentari». E verrà nominata la delegazione di ambasciatori incaricata di incontrare «alla luce del sole, senza trattative sotterranee», i capigruppo grillini Vito Crimi e Roberta Lombardi. Obiettivo: convincerli, in nome degli ”otto punti”, a concedere la fiducia al probabile governo Bersani. «Altrimenti si andrà dritti alle elezioni e Grillo perderà», teorizza il segretario del Pd, «visto che i cittadini non premiano la protesta fine a se stessa, ma chiedono governabilità. Vogliono gente che non urla e basta, ma è capace di sudare e faticare per risolvere i problemi dei cittadini».

L’ARROCCO
Insomma, si apre una settimana di intenso lavoro ai fianchi del M5S. Nel frattempo il Pd è davanti a un bivio. Chi non crede all’accordo con i grillini, o con una loro parte, propone «l’arroccamento» in stile 2006, quando la maggioranza risicatissima guidata da Romano Prodi prese la presidenza della Camera (Fausto Bertinotti), quella del Senato (Franco Marini) e portò al Quirinale Giorgio Napolitano. Arroccamento che in questa occasione si tradurrebbe nella presidenza della Camera affidata al democrat Dario Franceschini e la presidenza del Senato (a partire dalla quarta votazione quando si andrà al ballottaggio tra i due candidati più votati) consegnata a Scelta civica di Mario Monti (mossa utile in vista di una possibile alleanza elettorale». Il nome? Visto che il premier è utile che resti a palazzo Chigi fino all’individuazione di un nuovo governo, i candidati centristi sono Pietro Ichino e Linda Lanzillotta. Con un problema non da poco: Pdl e M5S potrebbero far mancare il numero legale nell’aula del Senato al momento del voto.
Se fosse questo lo schema, il prossimo presidente della Repubblica potrebbe essere Romano Prodi. Secondo alcuni l’ex premier potrebbe portare in dote (visti gli antichi rapporti con Grillo e Casaleggio) un folto drappello di grillini. Insomma, capovolgendo il percorso (per il Colle il Parlamento si riunirà il 15 aprile), sarebbe l’elezione per il Quirinale a favorire l’accordo per palazzo Chigi e non viceversa.

L’APERTURA
L’altra strada che potrebbe imboccare Bersani, anche per rispondere all’appello di Giorgio Napolitano che raccomanda «coesione», è quello di aprire la partita delle presidenze al M5S. In questo caso al Senato potrebbe andare la capogruppo uscente del Pd, Anna Finocchiaro, e alla Camera la neo capogruppo grillina Roberta Lombardi. Al momento (nonostante le dure critiche di Matteo Renzi che parla di «scilipotismo») questa è l’ipotesi più probabile, anche perché potrebbe risultare utile ad ammorbidire i seguaci di Grillo. La prova: le parole di Enrico Letta che sul piatto getta anche le presidenze delle Commissioni. «Nel nostro Paese è sempre accaduto che fossero spettanza del partito di maggioranza», dice il vicesegretario Pd, «ma noi proporremo che le Commissioni siano divise tra i diversi partiti, anche per realizzare l’appello di Napolitano».

IL GOVERNO AD HOC
Nel frattempo, Bersani sta studiano una squadra di ministri in grado di convincere i grillini. Si parla, tra gli altri, di Stefano Rodotà, di Gustavo Zagrebelsky, del pm castigatutti Raffaele Guarinello. Basterà? Di certo c’è che Napolitano già studia il “piano B” scartato dal segretario democratico: un governo tecnico svincolato dai partiti. E visto che il declassamento del rating da parte di Fitch è suonato come l’avvisaglia di una nuova tempesta finanziaria, si pensa a un economista. Il nome più accreditato: Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia, apprezzato anche dal Pd. Un problema in più per Bersani ad invocare il voto anticipato.

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Grillo commenta i risultati: il ritorno di Berlusconi è un crimine…

Letta (Pd): no al ritorno al voto immediato

“Ho sposato un deficiente”: così parlò la signora Grillo

Bersani: siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto
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Domenica 10 Marzo 2013 – 10:19
Ultimo aggiornamento: 10:20
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