Archivio | marzo 11, 2013

PROSSIMAMENTE – Vestiti fatti in casa: una stampante per abiti del futuro

https://i2.wp.com/cdn.download.repubblica.it/images/2013/03/11/134038026-42966e32-982c-4927-88d3-347a44800a3d.jpg

Vestiti fatti in casa: una stampante per abiti del futuro

.

Creare vestiti personalizzati in casa, evitare i costi di spedizione e riciclare gli abiti. Potrebbe essere questa, nel 2050, la rivoluzione nel settore dell’abbigliamento secondo il designer Joshua Harris. La stampante da lui ideata permetterebbe ai consumatori di scegliere online i disegni e dar vita ai propri vestiti. Inoltre, non servirà smaltirli: basterà caricarli di nuovo nella stampante per ripararli e prepararli ad un nuovo uso.

.

fonte repubblica.it

EMERGENZE – Alla conquista dell’Acqua Globale: “Ecco i nuovi baroni dell’acqua”

https://i0.wp.com/www.comedonchisciotte.org/images/africa-water-management.jpg

Alla conquista dell’Acqua Globale: “Ecco i nuovi baroni dell’acqua”

.

DI SHINEY VARGHESE
Global Research

.

Nel dicembre 2012 Sandra Postel, l’esperta di acqua del Progetto Globale per le Politiche Idriche, scrivendo sul National Geographic a proposito di “irrigazione su piccola scala con semplici secchi, pompe non costose, sistemi d’irrigazione a goccia e altre attrezzature che permettono alle famiglie di agricoltori di poter far fronte a stagioni secche, crescere i raccolti, diversificare le coltivazioni e sfuggire alla povertà”, metteva in guardia contro gli investimenti senza scrupoli che riguardano l’acquisto di terreni e di risorse idriche in Africa.

“A meno che i governi africani e gli interessi stranieri non diano sostegno a tali iniziative da parte degli agricoltori, piuttosto che minarle speculando con l’acquisto di terreni e di acqua che generano grossi profitti commerciali, si sprecherà la migliore occasione che si sia presentata in questi ultimi decenni per un progresso sociale nella regione.”

Lo stesso mese la pubblicazione online di Market Oracle riportava che “i nuovi baroni dell’acqua” – le banche di Wall Street e le elite multimiliardarie – stanno acquistando acqua in tutto il mondo ad un ritmo senza precedenti. Il rapporto fa luce su due fenomeni che si stanno espandendo velocemente e che potrebbero portare ad un accumulo di profitti a scapito della comunità e del popolo, vale a dire l’estendersi degli strumenti di mercato non più alla sola fornitura di acqua ed ai servizi igienico-sanitari ma anche ad altri settori della gestione dell’acqua, nonché il ruolo sempre più importante delle istituzioni finanziarie.

In alcuni casi, il governo stesso ha istituito delle corporazioni pubbliche gestite come vere e proprio aziende, dando in appalto i servizi di fornitura idrica ed igienico-sanitari a persone competenti, oppure inserendosi in partenariati pubblico/privati, spesso con multinazionali dell’acqua. E’ quello che è avvenuto di recente a Nagpur ed a New Delhi in India. In molte zone rurali assicurare forniture di acqua pulita e servizi igienico-sanitari è ancora una sfida. Compagnie a scopo di lucro come la Sarvajal stanno installando chioschi per la distribuzione di acqua a pagamento (o acqua ATMs) tramite l’inserimento di una carta prepagata. Non stupisce che questi distributori d’acqua riscuotano molto successo tra la gente, che altrimenti non avrebbe accesso all’acqua potabile.

Tuttavia, a causa dei cambiamenti climatici, la crisi dell’acqua non è percepita come limitata ai soli paesi in via di sviluppo o solamente come una preoccupazione primaria legata alla fornitura idrica ed ai servizi sanitari. Le condutture di acqua si stanno deteriorando sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Negli Stati Uniti la deviazione dell’acqua verso produzioni estensive di biocarburanti e per estrazione del gas tramite fratturazione idraulica stanno alimentando la crisi nelle aree rurali. Nelle zone che vanno dalle falde acquifere di Ogallala fino ai Grandi Laghi nel Nord America, l’acqua è stata definita come il liquido d’oro. Un miliardario come T. Boone Pickens continua a comprare le terre sopra la falda acquifera di Ogallala, acquisendo così diritti sull’acqua; compagnie come Dow Chemicals, con una lunga storia di inquinamento delle acque, stanno investendo nel business della depurazione dell’acqua, facendo così dell’inquinamento stesso una mucca da soldi.

Ma le aziende chimiche non sono da sole: GE e la sua concorrente Siemens possiedono portafogli estesi che includono una varietà di tecnologie dell’acqua a disposizione dei clienti industriali, fornitori d’acqua municipale o dei governi. (Nell’ultimo anno e mezzo, due compagnie con sede in Minnesota hanno acquisito un ruolo molto importante in questo settore – Ecolab con l’acquisizione di Nalco e Pentair fondendosi con Tyco’s Flow control unit – entrambe appartenenti a S&P 500).

Anche l’industria finanziaria ha preso di mira l’acqua. Nell’estate 2011, Citigroup ha pubblicato un rapporto sugli investimenti nell’acqua. La citazione più famosa di Willem Buiter (economista tra i più importanti della società di gestione) ci dà un’idea delle conclusioni a cui sono arrivati: “Dal mio punto di vista, l’acqua, in quanto asset class, diventerà la merce più importante, superando di gran lunga il petrolio, il rame, i prodotti agricoli ed i metalli preziosi”. Ecco qualcun altro che ha visto nell’acqua un’importante opportunità di investimento, incluso GE’s Energy Financial Services, Goldman Sachs e ad alcune società di gestione del risparmio che sono coinvolte in investimenti agricoli in Asia, Africa, Sud America ed Europa dell’est.

Alle luce di tali recenti tendenze, le varie iniziative che tracciano l’uso dell’acqua delle compagnie o mappano le informazioni riguardanti i rischi legati all’acqua potrebbero essere un’arma a doppio taglio, come ad esempio il “progetto di distribuzione dell’acqua” ed il “progetto di mappatura dell’acqua”. Entrambi sono un’iniziativa di think tank no-profit, il primo del Carbon Disclosure Project con sede nel Regno Unito ed il secondo del World Resources Institute con sede negli Stati Uniti. Benché distinti, essi hanno in comune la stessa tipologia di persone che ne fanno parte: investitori globali che si occupano di gestione dei rischi legati all’acqua.

Queste iniziative potrebbero aiutare le compagnie ad identificare e ridurre la loro impronta idrica, ma potrebbero anche orientare gli investimenti aziendali verso l’accaparramento di risorse idriche.

Il “progetto di distribuzione dell’acqua” del Carbon Disclosure Project si propone di aiutare le aziende e gli investitori istituzionali a capire i rischi e le opportunità associate alla scarsità d’acqua e ad altre problematiche ad essa legate. Secondo uno dei suoi rapporti più recenti, commissionato da parte di 470 investitori che gestiscono in totale 50 trilioni di dollari, più della metà dei partecipanti al sondaggio hanno esperienza legate alle sfide nel settore idrico che si sono tradotte in interruzioni di servizi, aumenti di spese ed altre conseguenze negative.

Aqueduct Alliance ed il suo “progetto di mappatura dell’acqua”, il cui scopo è fornire alle varie compagnie un dettagliato rapporto senza precedenti sui rischi legati all’acqua, appare come una risposta diretta alle scoperte rivelate nel rapporto di divulgazione sull’acqua globale del Carbon Disclosure Project. La General Electrics, Goldman Sachs e la think tank World Resources con sede a Washington sono i soci fondatori dell’Aqueduct Alliance. Essi considerano il rischio legato all’acqua come un limite per la loro attività, per la crescita economica senza limiti e per la sostenibilità ambientale. Le mappe dell’acqua, con il loro grado di precisione e di risoluzione senza precedenti, utilizzano dati idrologici avanzati combinandoli con specifici indicatori geografici che rilevano fattori sociali, economici e di governo. Tali iniziative hanno però destato serie preoccupazioni poiché, loro malgrado, forniscono alle compagnie ed agli investitori informazioni molto dettagliate, che non hanno precedenti, riguardanti l’acqua in alcuni dei bacini più grandi del mondo.

Molti di questi investitori, definiti da Jo-Shing Yang come “i nuovi baroni dell’acqua” nel suo articolo “La grande corsa delle Elite globali per il controllo dell’acqua in tutto mondiale”, sono gli stessi che hanno approfittato della speculazione sui contratti nel settore agricolo e contribuito alla crisi alimentare degli ultimi anni. La crisi alimentare e le recenti siccità hanno confermato che il controllo della sorgente del cibo – la terra e l’acqua che vi scorre- hanno la stessa importanza, se non di più.

Uno sguardo più attento agli investimenti nel territorio in Africa, ad esempio, mostra che l’appropriarsi della terra non è un semplice investimento, ma rappresenta anche il tentativo di accaparrarsi l’acqua sotto di essa. Alla recente conferenza Global AgInvesting (con più di 370 partecipanti) i gruppi di gestione finanziaria e le multinazionali dell’agricoltura hanno illustrato i loro piani che prevedono l’acquisto di ampi tratti di terreni in svariati luoghi sparsi per il globo. Grazie a strumenti come le mappe dell’acqua, questi investitori sono ulteriormente avvantaggiati. La corsa globale all’accaparramento di terre, così come la resistenza ad esso, dimostra che tutti i possessori di azioni – fondi pensione, Wall Street o le Nazioni da un lato o le persone che attualmente utilizzano queste terre ed acque ed i loro sostenitori dall’altro sono pienamente consapevoli che l’appropriarsi delle terre (e dell’acqua) è una questione di vita o di morte, soprattutto per i paesi in via di sviluppo.

E’ necessario attivare dei meccanismi di regolazione nazionali ed internazionali in modo che le risorse primarie come la terra, l’acqua ed i mezzi per accedere all’acqua potabile non diventino semplicemente un mezzo di accumulo di profitto per i ricchi, ma siano gestite in modo da assicurare un livello di sussistenza per tutti coloro che dipendono da esse. L’ultima sessione della commissione sulla sicurezza alimentare mondiale (uno strumento delle Nazioni Unite istituito per gestire la crisi alimentare), ha costituito un buon inizio ed ha dato luogo ad una serie di iniziative di consultazione sui principi per gli investimenti nell’agricoltura. Organizzazioni civiche e sociali stanno cercando di individuare i diversi modi in cui tale regolamentazione può essere messa in atto in contesti nazionali: facilitando l’accaparramento delle terre, mitigandone l’impatto negativo e massimizzando le opportunità, oppure bloccandolo completamente. In ultima analisi, qualsiasi approccio deve dare priorità all’accesso al cibo ed all’acqua da parte delle comunità locali: qualsiasi investimento legato all’acqua deve necessariamente ridurre il rischio che i mezzi di sostentamento vengano meno e sostenere le loro capacità a far valere i propri diritti, sia che si tratti di paesi in via di sviluppo o di paesi sviluppati.

Shiney Varghese

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/the-global-water-grab-meet-the-new-water-barons/5322412
08.02.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di NICOLETTA SECCACINI

.

fonte comedonchisciotte.org

SI APPLICA LA LEGGE 361 DEL 1957 – Berlusconi, Cinque Stelle sfida il Pd: “Voteremo per arresto e ineleggibilità”

https://i0.wp.com/www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2013/03/X-580x522.jpg
fonte immagine

**

***

Berlusconi, Cinque Stelle sfida il Pd: “Voteremo per arresto e ineleggibilità”

Il capogruppo del Movimento al Senato Crimi conferma che i parlamentari voteranno a favore di un eventuale provvedimento giudiziario nei confronti del Cavaliere. E sostiene l’appello per applicare la legge sul conflitto d’interessi del 1957. Gli attacchi del Pdl ai magistrati? “Indegni”

https://i2.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/03/berlusconi-voto-camera-interna-nuova.jpg

.

di | 11 marzo 2013

.

Berlusconi ineleggibile e sì a un’eventuale richiesta di arresto a suo carico. Sfida a tutto campo al Partito Democratico. Altro che gli otto punti di Bersani per un governo di minoranza che i Cinque Stelle dovrebbero sostenere. Viceversa è il Movimento Cinque Stelle che riparte dalla questione chiave per l’elettorato del centrosinistra e, tuttavia, mai risolta in quasi 20 anni dallo stesso centrosinistra. Cioè Silvio Berlusconi. La sua ineleggibilità e i suoi guai con la giustizia. E questo avviene nel giorno in cui il Cavaliere torna – suo malgrado – protagonista della cronaca nazionale, con il processo Ruby rinviato per il legittimo impedimento, la marcia di oltre 150 parlamentari del Pdl fino al tribunale e “l’occupazione” dello stesso Palazzo di Giustizia per qualche minuto, Alfano che chiede un incontro d’urgenza al Colle e chiama a una “emergenza democratica”.

Prima ancora delle leggi ad personam, prima ancora del conflitto d’interessi: Berlusconi è ineleggibile. Vito Crimi, capogruppo in pectore del Movimento Cinque Stelle al Senato, non ha dubbi: “Voteremmo per l’ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario di servizio pubblico, se saremo in Giunta per le elezioni. E ci aspettiamo che anche altri votino per l’ineleggibilità, poi sia Berlusconi a fare ricorso”. Insomma: il Pd è avvisato e, si potrebbe dire, messo all’angolo. Perché il tema non solo sgombra il tavolo dal mini-programma di 8 punti (dove c’è comunque la legge sul conflitto d’interessi), ma non è certamente secondario per l’elettorato di centrosinistra.

Tutto parte dall’appello di Micromega che ha reso noto come una legge sul conflitto d’interessi esista già: si tratta della legge 361 del 1957, sistematicamente violata dalla Giunta delle elezioni della Camera dei deputati. Tra i primi firmatari Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli che chiedono al nuovo Parlamento che venga finalmente applicata, e Berlusconi non avrà più nessuna immunità di impunità.

Spiega Micromega che nel 1994 (maggioranza di centro-destra) e nel 1996 (maggioranza di centro-sinistra, primo governo Prodi), un comitato animato da Vittorio Cimiotta (“Giustizia e libertà”) e composto da Roberto Borrello, Giuseppe Bozzi, Paolo Flores d’Arcais, Alessandro Galante Garrone, Ettore Gallo, Antonio Giolitti, Paolo Sylos Labini, Vito Laterza, Enzo Marzo, Alessandro Pizzorusso, Aldo Visalberghi organizza i ricorsi dei cittadini elettori, poi respinti dalla Giunta delle elezioni della Camera, con l’unico voto in dissenso di Luigi Saraceni, che il centro-sinistra non confermerà nella Giunta del 1996. Con la motivazione che l’articolo 10 comma 1 della legge dichiara in effetti che non sono eleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”, ma che “l’inciso ‘in proprio’ doveva intendersi ‘in nome proprio’, e quindi non applicabile all’on. Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni televisive in nome proprio”.

Ma il Movimento Cinque Stelle ha le idee chiare anche su una eventuale richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Berlusconi. La votereste?, chiedono i giornalisti. “Mi prende in giro? – risponde Crimi – E’ una domanda retorica, la risposta è sì. Ovviamente”. E’ ancora pendente, per esempio, la richiesta di autorizzazione a procedere alla perquisizione della cassetta di sicurezza del Monte dei Paschi di Siena sequestrata dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta di Napoli sulla corruzione dell’ex senatore Sergio De Gregorio (la Procura ha peraltro chiesto il processo immediato).

E il capogruppo al Senato dei Cinque Stelle torna anche sulla manifestazione dei parlamentari del Pdl al tribunale di Milano: “Dovrebbero avere maggior rispetto verso un potere dello Stato come quello giudiziario, anche se ha le sue criticità, ma attaccarlo in questo modo come fa il Pdl è indegno. Siamo arrivati anche alla visita fiscale a Berlusconi: magari sta veramente male, ma se ha qualcosa di più grave lo dica”. Questo mentre nessuno del Pd ha detto una parola sulla protesta dei berlusconiani contro la magistratura. Solo Nichi Vendola ha parlato definendo la manifestazione “un assedio eversivo allo stato di diritto” ed è un’immagine “terribile di un Paese che va a picco”. “Le manifestazioni all’interno dei tribunali – conclude – sono episodi intollerabili e la riacutizzazione dello scontro tra politica e giustizia rischia di portare il Paese allo sfascio”.

.

fonte ilfattoquotidiano.it

CASO ASSURDO E CRUDELE – Cure Stamina: sì a lui, no alla sorella, una nuova sentenza riapre il caso

Cure Stamina: sì a lui, no alla sorella una nuova sentenza riapre il caso
Salvatore Bonavita, fratello di Erika

Cure Stamina: sì a lui, no alla sorella
una nuova sentenza riapre il caso

Torino, Erika Bonavita non potrá usufruire della stessa terapia concessa al fratello da altri giudici. Entrambi i giovani soffrono della stessa malattia neurodegenerativa. L’ultimo di una serie di verdetti discordanti

.

di SARAH MARTINENGHI

.

Erika Bonavita non potrà essere curata con la terapia Stamina. La sorella di Salvatore, anche lei affetta dalla stessa terribile malattia neuro degenerativa, il morbo di Newmann Pick, non ha ottenuto l’autorizzazione dei giudici a sottoporsi alle cure compassionevoli, a differenza del fratello per il quale il tribunale del Lavoro la scorsa settimana aveva espresso parere positivo. “È assurdo – ha commentato il padre Luigi Bonavita – anche perché nel caso di Erika avevamo persino già il parere positivo del comitato etico dell’ospedale”.

Dopo il via libera dei giudici, sì del ministro: staminali coltivate a Milano

L’inventore del metodo: voglio curare gratis

È la seconda volta che la magistratura si esprime in maniera contraria alla terapia  per la donna che ora ha 35 anni: in primo grado già il giudice Patrizia Visaggi si era detta contraria. Il padre aveva fatto reclamo contro il provvedimento d’urgenza, e questa volta il tribunale presieduto da Marco Buzano ha sostenuto la legittimità dell’Aifa nel disporre il blocco della terapia.

Nel caso di Salvatore invece, solo pochi giorni fa, il giudice Mauro Mollo aveva acconsentito a somministrargli le cellule staminali dopo aver guardato un filmato che dimostrava i benefici ottenuti dal ragazzo dopo un ciclo di cure effettuate nel 2008. Sabato il ministero della Salute aveva affermato la disponibilità dell’ospedale Maggiore di Milano a effettuare nel loro laboratorio la terapia con le cellule staminali di Davide Vannoni. La cura quattro anni fa era stata messa sotto inchiesta dalla procura di Torino e da allora è sempre stata al centro di polemiche e discussioni che hanno diviso la comunità scientifica e i giudici.

(11 marzo 2013)

.

fonte repubblica.it

Alcol al metanolo, 51 morti in Libia

https://www.psicologo360.it/blog/postimage/2012/1/alcolismo.jpg
fonte immagine

LIBIA, decine di intossicati

Alcol al metanolo, 51 morti in Libia

Emergenza negli ospedali. Aperta un’inchiesta sulla diffusione dell’alcol «avvelenato»

.

Continua a salire il bilancio dei morti per «alcol avvelenato» in Libia: le vittime sono 51 e oltre 300 gli intossicati. La stampa locale riferisce che molti degli intossicati sono in gravi condizioni, e gli ospedali sono in stato di emergenza. Tra le vittime anche diverse donne.

ALCOL FATTO IN CASA Il centro ospedaliero cittadino «ha accolto solo sabato sera 69 persone con avvelenamento dopo aver consumato alcol adulterato», ha dichiarato il responsabile dell’informazione dell’ospedale, aggiungendo che continuano ad arrivare nuovi intossicati dalle periferie della capitale libica. Secondo il direttore sanitario del Centro i sintomi di avvelenamento sono quelli dovuti al metanolo. Più di 250 casi di intossicazione si sono verificati a Tripoli, mentre il resto in due località vicine, Zawia e Al Zahra. In Libia la vendita e il consumo di alcolici sono vietati ma il contrabbando alimenta il mercato nero. Una delle ipotesi è che gli avvelenamenti siano legati alla produzione «casalinga» di alcol, un’abitudine molto diffusa in Libia e in altri Paesi dove sono vietati la vendita e il consumo.

L’INCHIESTA – Un portavoce del ministero dell’Interno, Houssine Al-Ameri, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per determinare le cause e i responsabili di quanto accaduto. Una fonte dei servizi di sicurezza, che è voluta restare anonima, ha riferito che il ministero dell’Interno si starebbe preparando a lanciare un attacco contro i trafficanti e i fornitori di alcol.

Redazione CorSera Online

11 marzo 2013 | 18:50

.

fonte corriere.it

 

Fukushima: a due 2 anni dal disastro, “class action” contro governo e Tepco

https://i2.wp.com/totallycoolpix.com/wp-content/uploads/2011/18032011_japan_earthquake_one_week_later/tsunami_056.jpg
photogallery Japan Disaster Zone One Week On 

Fukushima: a due 2 anni dal disastro, “class action” contro governo e Tepco

.

12:34 11 MAR 2013

(AGI) – Tokyo, 11 mar. – Nel giorno del secondo anniversario del terremoto e tsunami in Giappone, arriva una ‘class action’ da parte di un gruppo di vittime contro il governo di Tokyo e la Tepco, l’agenzia che gestiva il disastrato impianto nucleare di Fukushima: chiedono maggiori sforzi per ripulire l’area contaminata. I circa 800 querelanti, che hanno depositato la denuncia presso la Corte distrettuale di Fukushima, chiedono 30mila yen (250 euro) al mese al governo e alla Tepco Electric Power Co, fino al ripristino dell’area. I querelanti sono soprattutto abitanti di Fukushima, ma anche di prefetture confinanti. “Chiediamo il ripristino della regione alle condizioni di prima che il materiale radioattivo contaminasse l’area e anche il risarcimento per i danni psicologici”, hanno spiegato in un comunicato gli avvocati.

Il devastante terremoto, seguito da uno tsunami, che devasto’, due anni fa, il nord-est dell’arcipelago, causo’ la morte di oltre 18.500 persone e una crisi nucleare che per mesi tenne il Giappone e il mondo con il fiato sospeso. Il Giappone ha ricordato con un minuto di silenzio le vittime del terremoto e tsunami che devasto’ due anni fa il nord-est dell’arcipelago, causando la morte di oltre 18.500 persone e la crisi nucleare a Fukushima. Alle 14:46 ora locale (le 06:46 in Italia), milioni di giapponesi in tutto l’arcipelago hanno ricordato in silenzio i morti e i dispersi per la tragedia e nelle comunita’ piu’ devastate sono tornati a risuonare gli allerta tsunami.

.

https://i0.wp.com/i.telegraph.co.uk/multimedia/archive/02505/JAPAN-DISASTER_2505931b.jpg

People observe a moment of silence during a rally in Iwaki, Fukushima prefecture Photo: AFP/GETTY IMAGES – fonte
.

A Tokyo, il minuto di silenzio ha segnato l’inizio di un sentito e commosso omaggio cui hanno partecipato l’imperatore Akihito e il premier Shinzo Abe, insieme a membri del governo e familiari delle vittime di quella che e’ stata la peggiore tragedia dalla seconda Guerra Mondiale. Durante la cerimonia, celebrata nel Teatro Nazionale e cui hanno assistito 1.200 persone, l’imperatore, accompagnato dall’imperatrice Michiko, ha espresso il suo “profondo cordoglio per le vittime e le famiglie”.

.

fonte agi.it

Berlusconi pronto per la battaglia finale. Marcia degli eletti Pdl sul Tribunale

https://i0.wp.com/www.blogsicilia.it/wp-content/uploads/foto/unsorted/vignette-berlusconi-malato-1.jpg
fonte immagine

Berlusconi pronto per la battaglia finale. Marcia degli eletti Pdl sul Tribunale

.

di
e con un articolo di

.

Silvio Berlusconi resta a Milano. E con lui anche lo stato maggiore del Pdl, che in Corso Venezia ha richiamato tutti i suoi parlamentari, poi in marcia verso il Tribunale. Non sono solo ragioni di salute a tenere il Cavaliere lontano da Roma. L’ex premier attende che siano gli altri a muovere per primi. Certamente il Pd, come ha ricordato stamane Angelino Alfano, ma non solo. Perché il ruolo davvero centrale in questa partita ce l’ha il Quirinale, con il quale gli ambasciatori dell’ex premier anche in questi giorni non hanno mai interrotto i contratti. Per questo, per non creare ora una frattura insanabile con il Colle, e per non bruciare le tappe è stata momentanemente archiviata la manifestazione di piazza davanti al tribunale di Milano, preferendo una più compassata riunione nell’auditorium della Confcommercio.

Nessun beau geste
Berlusconi comunque non si fa illusioni. Al governo di larghe intese, che aveva proposto all’indomani del risultato elettorale non ci crede più neppure lui. Anche l’ala più moderata del Pdl si è arresa di fronte al niet di Bersani. Né si attende beau geste. Anzi, a questo punto ne fa volentieri a meno. Al Cavaliere poco importa di veder affidata la presidenza del Senato a uno degli esponenti del Pdl. La convinzione che si va facendo largo è il ritorno imminente al voto come ipotesi non solo più probabile, ma più auspicabile. Almeno per il Cavaliere che teme il combinato disposto dell’offensiva giudiziaria con i nuovi assetti parlamentari.

Pd e Grillo contro il Cav.
Cosa accadrebbe se alla nuova giunta per le autorizzazioni a procedere, composta ora in maggioranza da Pd e Grillini, arrivasse una richiesta per la restrizione della libertà nei suoi confrolnti? Il Parlamento dalla prossima settimana sarà infatti operativo e legittimato a prendere decisioni, a prescindere che ci sia un governo dimissioario o meno. Il rischio per Berlusconi è dunque concreto, vista la piega che ha assunto l’indagine della procura di Napoli sulla presunta vendita di voti per far cadere il governo di Romano Prodi , e il rischio che si arrivi in tempi rapidi alla sentenza definitiva su Mediaset, per la quale l’ex premier è già stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione.

Elezioni a giugno
Ecco perché meglio il voto subito. Magari già a a giugno, quando ancora è lontana l’eventuale tagliola della pena accessoria, ovvero l’interdizione dai pubblici uffici che lo renderebbe incandidabile. E quando il Pd, ancora sanguinante per la sberla ricevuta il 25 febbraio, non avrebbe forse avuto il tempo sufficiente per rimarginare le ferite interne e lanciare con nuove priemarie Matteo Renzi. L’avvertimento di Cicchitto sulla necessità di sciogliere « il nodo della giustizia» perché altrimenti non ci sarà da parte del Pdl «alcuna copertura a questa fase politica e istituzionale», va letto come un’ulteriore mossa verso quello scontro finale che l’ex premier ritiene ormai inevitabile. Anche la “minaccia”di «Aventino», il tam tam circolato in queste ore di una assenza volontaria del Pdl dalle Camere venerdì, il giorno dell’insediamento del nuovo Parlamento, è coerente con questa escalation. Probabile che alla fine, come è avvenuto per la protesta davanti al Tribunale, rientrerà. Ma è solo una questione di tempo. Berlusconi si sta preparando alla battaglia finale e la dichiarazione di guerra potrebbe scattare il 23 marzo quando il Pdl manifesterà a Roma contro «il golpe dei giudici».

.

fonte ilsole24ore.com