Archivio | marzo 12, 2013

CENTO PIAZZE PER LA COSTITUZIONE – Ineleggibilità, il 23 marzo in piazza contro le marce eversive

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Ineleggibilità, il 23 marzo in piazza contro le marce eversive

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di | 12 marzo 2013

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Marco Travaglio ha assolutamente ragione quando scrive che il prossimo banco di prova per le forze politiche tutte, sarà rappresentato dalla decisioni che la Giunta per le elezioni sarà chiamata ad assumere in ordine alla eleggibilità degli eletti al Parlamento.

Sino ad oggi Berlusconi è sempre stato giudicato eleggibile nonostante fosse e sia titolare di una concessione pubblica e quindi incompatibile. Come si può escludere chi ha ricevuto milioni di voti? Questa, da sempre, la motivazione politica che ha comunque inferto una ferita gravissima al principio di uguaglianza, legittimando sin dall’inizio il conflitto di interesse.

In questi giorni la rivista Micromega ha raccolto quasi 200 mila firme per chiedere ai nuovi eletti di non ripercorrere la strada del 1994. I rappresentanti del Movimento 5 stelle, e di questo va loro dato atto, hanno già annunciato che voteranno per la ineleggibilità e, successivamente, daranno anche il via libera alle eventuali richieste dei magistrati relative al medesimo Berlusconi. Adesso spetta al Pd, ed anche a Mario Monti, prendere posizione e dimostrare che davvero un’epoca si è conclusa e che gli errori del passato sono stati compresi ed archiviati.

Qui non si tratta di scambiati appelli o delegazioni di ambasciatori, ma più semplicemente di affermare insieme un principio di condivisione e di votare compatti per riaffermare la superiorità della legge e della Costituzione su qualsiasi valutazione di opportunità o di opportunismo. Dal momento che i berlusconiani, in queste ore, hanno anche ritenuto di marciare contro i tribunali, di minacciare i giudici, ed oltraggiare la Costituzione, sarà anche il caso di reagire e di far sentire la voce di chi non ha intenzione di assistere ad altre iniziative eversive, come se nulla fosse.

Ci interessa poco sapere se Bersani, Renzi e Grillo faranno mai un governo insieme, anzi pensiamo che non accadrà, ma sarebbe invece auspicabile che ci fosse una reazione comune contro le marce anticostituzionali.

Il giorno 23 marzo, a Roma, i seguaci del Caimano si ritroveranno a Roma e, al di là delle chiacchiere, sarà una giornata contro la legalità democratica e il principio di uguaglianza tra cittadini. Quella stessa giornata dovrà vedere “Cento piazze per la Costituzione” animate da chi non ha più intenzione di assistere alla replica dello spettacolo che si è consumato davanti e dentro al tribunale di Milano. Decidiamo dove e come, ma non restiamo a guardare.

Almeno su questo, persino solo su questo, ma almeno per un giorno insieme contro gli imbavagliatori di sempre.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Anonymous oscura il sito di CasaPound. “Ideali discriminatori e fascisti”

 

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Anonymous oscura il sito di CasaPound. “Ideali discriminatori e fascisti”

La pagina web del gruppo di estrema destra è offline da lunedì. I cyber-attivisti hanno lanciato una petizione online per chiedere lo scioglimento dell’associazione e vogliono che “sia fatta valere la norma della Costituzione che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”

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di | 12 marzo 2013

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Da ieri pomeriggio il sito ufficiale di CasaPound è irraggiungibile. A rivendicare l’azione è un comunicato stampa a firma Anonymous Italia distribuito via email e un post sul blog ufficiale anon-news in cui gli hacktivist motivano il loro attacco e avviano una raccolta firme per chiedere lo scioglimento del partito-associazione. Nel testo pubblicato sul web, gli Anonymous indicano CasaPound come una associazione “fondata inconfutabilmente su ideali vilmente discriminatori e violenti propri del fascismo”, richiamando a prova della loro tesi gli eventi legati all’uccisione a Firenze di due cittadini senegalesi a opera di Gianluca Casseri, militante di estrema destra iscritto a CasaPound, e l’operazione dei carabinieri dei Ros di Napoli che ha portato all’arresto di 10 militanti partenopei per banda armata, detenzione e porto illegale di armi e di materiale esplosivo, lesioni a pubblico ufficiale e attentati incendiari, oltre che per il progetto di violentare una studentessa di origine ebree.

La petizione proposta dal gruppo Anonymous attraverso il sito thepetitionsite.com si rivolge direttamente al Presidente della Repubblica ed è piuttosto chiara: “Ai sensi della legge 20 giugno 1952 n.645 art. 4, ‘Apologia del fascismo’, chiediamo l’immediato scioglimento di associazioni fasciste, a partire da CasaPound e, pertanto, oscuriamo il sito http://www.casapounditalia.org”. Secondo i cyber-attivisti la recente “discesa in campo” di CasaPound e la presentazione di candidati alle scorse elezioni politiche ha trasformato l’associazione in un partito a tutti gli effetti, motivo per cui nella petizione viene chiesto che “sia fatta valere la XII norma transitoria e finale della Costituzione, la quale sancisce che è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Non è la prima volta che CasaPound finisce nel mirino di Anonymous. Nel marzo del 2012 un gruppo che si era dichiarato appartenente ad Anonymous ha portato attacchi a Radiobandieranera, emittente legata ai “fascisti dl terzo millennio”, mentre il sito nazionale era stato abbattuto qualche settimana dopo come rappresaglia per gli scontri avvenuti tra militanti di estrema destra e centri sociali a Casal Bertone, azione rivendicata anche in quel caso con la firma Anonymous e, già allora, affiancata alla richiesta di chiusura dei circoli di CasaPound.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Pertini studente, la sua tesi dispersa e ritrovata oggi diventa un libro

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Pertini studente, la sua tesi dispersa e ritrovata oggi diventa un libro

Il volume sulla cooperazione scomparve con l’alluvione. Discussa alla Cesare Alfieri di Firenze nel 1924 dal futuro capo di Stato. Un voto sotto la media e i suoi perché

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«La cooperazione deve compiere nel campo operaio un’opera benefica e utile sia alla causa dei lavoratori che all’economia nazionale, deve indicare la via del lavoro e non della violenza. Lotta di lavoro e non lotta di classe». È un passaggio della tesi su «La cooperazione» discussa da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, alla facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze nel 1924. Era data per perduta durante l’alluvione del 1966 ma, ritrovata negli scantinati della biblioteca di Lettere, oggi è stata recuperata ed è un libro pubblicato da Ames e Legacoop Liguria.

IL VOLUME Il libro non è una mera copia anastatica di quella tesi, ma un testo critico realizzato da Sebastiano Tringali con la prefazione di uno dei maggiori docenti di storia contemporanea ed esperto di storia della cooperazione: il professor Paolo Fabbri dell’università di Roma 3 che offre anche due interessanti ipotesi sulla votazione ottenuta allora da Pertini per quella tesi, molto più bassa rispetto alla media dei voti raccolti negli esami: 84/110.

IL CORAGGIO DI PERTINI Sandro Pertini, che nel ’24 aveva 28 anni, era già laureato alla facoltà di Giurisprudenza di Modena ed era stato ammesso al terzo anno di corso presso l’Istituto di scienze sociali «Cesare Alfieri». Il 2 dicembre, dopo aver superato otto esami in soli sei mesi, Pertini ebbe il grande coraggio di saltare sei esami e chiedere la discussione della tesi. Finì davanti a una commissione di super-esperti come l’economista Giovanni Lorenzoni, il direttore dell’Alfieri professore di politica e legislazione economica Riccardo della Volta e Piero Marsili Libelli, economista di formazione cattolica. E infine, Olinto Marinelli, il più importante geografo dei tempi, che liquidò Sandro Pertini al’esame di Geografia con un 18. Senza contare che allora nel cda dell’Alfieri sedevano fior di fascisti. Scrive Fabbri che probabilmente Pertini scontò il coraggio di discutere la propria tesi prima di aver concluso l’iter degli esami, ma sottopone ai lettori anche l’ipotesi di un giudizio politico.

L’IMPEGNO POLITICO «Pertini – scrive Fabbri – quando arriva a Firenze ha già un passato di militante socialista ed è iscritto a Italia Libera», il movimento che è stato radice e humus di «Giustizia e libertà». «L’allora direzione generale di Pubblica sicurezza – scrive Fabbri – ne conosce certamente i movimenti». Ma lo stesso studioso attribuisce scarsa fondatezza a quest’ultima ipotesi: certo è che Pertini aveva fretta di laurearsi e la tesi del giovane studente, pur essendo di »ampia capacità di sintesi«, soffre di »ingenuità di interpretazione«. Una tesi, scrive Fabbri, »passibile di critiche dal punto di vista espositivo, scientifico e financo lessicale«. Da non meritare l’alloro della lode ma nemmeno da esser relegata tra quei lavori tanto inqualificabili da meritare la votazione di 84/110. Un piccolo giallo che aumenta la curiosità di affrontare il libro pubblicato da Ames e Legacoop con riconoscenza per avere di nuovo fruibile un testo di grandi intuizioni democratiche.

12 marzo 2013

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fonte corriere.it

E’ morta Teresa Mattei. Scelse la mimosa simbolo dell’8 marzo e partecipò alla Costituente

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E’ morta Teresa Mattei
scelse la mimosa simbolo dell’8 marzo

Aveva 92 anni era nata a Genova e si è spenta a Lari, in provincia di Pisa. Ha partecipato all’Assemblea Costituente. Il messaggio di Napolitano

E' morta Teresa Mattei scelse la mimosa simbolo dell'8 marzo

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di LAURA MONTANARI

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Dicono che ci fosse lei dietro la mimosa diventata il simbolo della festa delle donne: “Scegliamo un fiore povero, facile da trovare nelle campagne” suggerì a Luigi Longo in un lontano 8 marzo. Teresa Mattei è morta oggi all’età di 92 anni a Lari, in provincia di Pisa dove viveva con la sorella Ida. E’ stata la più giovane eletta nell’Assemblea Costituente, la chiamavano “la ragazza di Montecitorio”. Era nata a Genova ed era l’ultima donna rimasta in vita fra le 21 che avevano partecipato alla stesura della Costituzione.

Pensiero libero e indipendente. Nel 1938 venne espulsa da tutte le scuole del Regno per aver rifiutato di assistere alle lezioni in difesa della razza. Nel 1955 fu “cacciata” dal PCI perchè contraria allo stalinismo e alla linea togliattiana.

Laureata in filosofia a Firenze, era stata partigiana con il nome di battaglia “Chicchi”, molto attiva nella Resistenza e della lotta di Liberazione, faceva parte dei Gap, poi è stata candidata per il Pci all’Assemblea Costituente, nella quale aveva il ruolo di segretaria dell’ufficio di presidenza. “Era una donna di grande intelligenza e di vitalità, infaticabile – la ricorda Patrizia Pacini che per l’Altreconomia ha firmato il libro “La Costituente, storia di Teresa Mattei” – era in prima fila a battersi per i diritti delle donne, per l’uguaglianza dei cittadini, ha lavorato alla stesura dell’articolo 3, cardine della nostra Costituzione”.

Il video: Il messaggio ai giovani

Dall’archivio: La grinta della partigiana Chicchi

Teresa Mattei ha trascorso gli ultimi anni di vita a Lari, un paese in provincia di Pisa. E’ stata dirigente nazionale dell’Udi (Unione Donne Italiane). Nel 1966 è diventata presidente della Cooperativa Monte Olimpino a Como, che con Munari, Piccardo e altri realizzava e produceva film nelle scuole, fatti dai bambini. Con la Lega per i diritti dei bambini alla comunicazione ha promosso in tutto il mondo grandi campagne per la pace e la non violenza. In un video ai giovani di un circolo Arci qualche tempo fa disse: “Voi dovete essere meglio di noi, voi siete il futuro. Difendete la nostra costituzione, battetevi per un’Italia fondata sulla giustiza e sulla libertà”.

Napolitano. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alla famiglia Mattei un messaggio: “Ho appreso con animo commosso la notizia della scomparsa di Teresa Mattei, storica figura di coraggiosa partigiana e combattente per la liberazione del nostro Paese dalla barbarie nazifascista, che fu nel 1946 la più giovane deputata eletta alla Assemblea Costituente. Nel solco di quella prima luminosa esperienza, ella è rimasta sempre coerente con gli ideali di libertà e di democrazia. Nel lungo corso della sua esistenza si è dedicata con infaticabile impegno nell’affermare i diritti delle donne nella società e quelli dell’infanzia, in attuazione dei principi di quell’articolo 3 della Costituzione alla cui redazione aveva efficacemente contribuito. Giungano a tutti i familiari le mie condoglianze più sentite, insieme ai sentimenti di profonda riconoscenza per l’esempio che ha offerto di dedizione e di rigore nell’assolvimento dei suoi doveri”.

Matteo Renzi, “Porteremo con noi la sua eredità”. “Ho avuto l’onorevole di conoscerla e incontrarla quando ero presidente della Provincia – ha spiegato il sindaco di Firenze – è un chiaro esempio di impegno per il bene comune. A questo ha dedicato la sua vita prima come giovane partigiana e poi contribuendo a scrivere i principi fondamentali della nostra Costituzione. Nostro compito sarà quello di conservarne la lezione e ricordare il suo lavoro accanto alle colleghe degli altri schieramenti affinchè nella nostra carta fondamentale si affermasse la parità tra donne e uomini”.

Puppato, ricordiamo all’insediamento delle Camere. “La scomparsa di Teresa Mattei è una perdita enorme per tutte le donne, una perdita enorme dal punto di vista politico e morale” ha detto la senatrice Pd Laura Puppato.”Vorrei che fosse ricordata venerdì prossimo, nel giorno di insediamento delle nuove camere, sia per il suo contributo alla stesura della carta costituzionale – memorabile il suo discorso durante la discussione dell’art. 3 – Sia per il suo lavoro in favore dei diritti delle donne e dei minori. Se oggi le donne italiane hanno raggiunto la consapevolezza di una nuova cittadinanza lo devono soprattutto a lei, figura colpevolmente dimenticata anche dalla sinistra”.

(12 marzo 2013)

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fonte firenze.repubblica.it

EFTA: OPERAZIONE LEGITTIMA – L’Islanda ha fatto bene a non pagare il debito

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L’Islanda ha fatto bene a non pagare il debito

Le autorità islandesi rivendicano con orgoglio la scelta di far fallire le banche e di non caricare il peso sui cittadini. La corte dell’Efta ha riconosciuto la legittimità di questa operazione

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di Gabriele Bindi

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L’Islanda viene spesso ricordata da tutti i sostenitori della finanza etica come un caso felice. E in effetti così: di fronte alla crisi finanziaria e alla morsa del debito pubblico il governo decise di lasciar fallire le banche e salvaguardare il potere d’acquisto dei cittadini e l’economia reale. Il principio era che il paese non doveva far pagare ai propri cittadini le conseguenze del crac finanziario delle banche.

All’ultimo Forum Economico Mondiale tenutosi a Davos il presidente islandese Olafur Ragnar Grimsson ha usato parole forti per rinforzare il motivo di questa scelta. “Non capisco perché si continui a trattare le banche come le sacre chiese dell’economia moderna. Perché non si permette alle banche, come alle compagnie aeree, di dichiarare bancarotta, quando sono amministrate in modo irresponsabile? La teoria che le banche siano da salvare, in realtà nasconde la teoria che giustifica i profitti dei banchieri, e che poi fa pagare il fallimento della loro condotta ai cittadini. Ma i cittadini di una democrazia moderna illuminata non accetteranno ancora a lungo questa ingiustizia”.

La politica islandese è stata recentemente riconosciuta legittima anche dall’Associazione Europea di libero scambio, la Corte dell’EFTA. I giudici hanno sancito che l’Islanda non deve risarcire i risparmiatori britannici e olandesi che avevano investito nei conti Icesave andati in fumo dopo il tracollo nel 2008 di alcuni istituti di credito dell’isola, tra cui la Landsbanki e la Glitnir Bank. A pagare restano i rispettivi Paesi che hanno dovuto rimborsare i correntisti per alcuni miliardi di euro.

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fonte aamterranuova.it

Il maltempo sferza l’Europa: treni e aerei in tilt, due morti

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Il maltempo sferza l’Europa: treni e aerei in tilt, due morti

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18:00 12 MAR 2013

(AGI) – Parigi, 12 mar. – Il nord-ovest della Francia, il Belgio e il sud del Regno Unito sono paralizzate dal maltempo.

Una fitta nevicata si e’ abbattuta su questa zona dell’Europa, due persone sono morte, una in Bretagna e una in Normandia, gli Eurostar che collegano Parigi e Londra sono fermi e all’aeroporto parigino di Orly un aereo e’ finito fuori pista, fortunatamente senza conseguenze. La neve inoltre costringe alla chiusura anche l’aeroporto internazionale di Francoforte.

Data la situazione critica nell’importante scalo tedesco, e nei tre aeroporti di Bruxelles, Parigi Orly e Parigi Charles de Gaulle, Alitalia ha adottato misure straordinarie aumentando il personale di servizio al Call Center e fornendo assistenza ai passeggeri bloccati. – La compagnia di bandiera italiana raccomanda ai passeggeri diretti a Parigi, Francoforte e Bruxelles di verificare lo stato del volo, prima di recarsi in aeroporto, chiamando il numero verde 800.65.00.55, consultando la sezione “Stato del Volo” del sito Internet www.alitalia.com o attraverso le App Alitalia per iPhone, iPad, Blackberry e Windows Phone. Ai passeggeri che a causa del maltempo sono stati coinvolti da cancellazioni, Alitalia garantisce il rimborso integrale del biglietto o la possibilita’ di richiedere un cambio di prenotazione, senza penali, per volare entro la data di validita’ del biglietto, o comunque entro il 16 marzo. Un aereo della Tunisair proveniente da Djerba con 140 persone a bordo e’ uscito fuori pista a Orly per via delle condizioni meteorologiche. Secondo un portavoce degli Aeroporti di Parigi, Adp, l’apparecchio ha finito la sua corsa fuori dai margini della pista, molto lentamente, senza provocare alcun danno ai passeggeri che sono stati evacuati per essere riportati al terminale sud dello scalo. I treni Eurostar che coprono il tragitto sotto la Manica sono fermi a causa delle cattive condizioni meteo nel nord della Francia e in Belgio. Il servizio restera’ sospeso per tutta la giornata. In Bretagna e in Normandia, nell’ovest della Francia, 68mila case sono senza elettricita’ e si ha notizia di due vittime: un uomo di 58 anni, morto congelato, e una persona di 35 anni. Nessuna autostrada nel nord-ovest del Paese e’ percorribile e sono migliaia le persone ad essere rimaste bloccate nelle loro auto per ore. A Charles del Gaulle e’ stato cancellato il 25% dei voli, a Orly il 20%. Le ferrovie francesi hanno invitato i pendolari parigini a restare a casa. In Belgio si registrano 1.600 ingorghi a causa della neve, che ha paralizzato i collegamenti con Francia, Germania e Olanda. Nel sud dell’Inghilterra si registrano code anche di 50 chilometri, e persone isolate in auto anche per dieci ore. In Germania l’aeroporto di Francoforte e’ stato chiuso alle 11:20 e non aprira’ prima delle 17: sono 213 i voli cancellati. (AGI) .

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fonte agi.it

LA STORIA – “La nostra battaglia per vivere in una yurta”

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Esempio di interno di una yurta
SITO DELL’AZIENDA COSTRUTTRICE   http://yurta-silentbreeze.com/

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“La nostra battaglia per vivere in una yurta”

La battaglia di una famiglia cui hanno negato il mutuo per costruire un’abitazione in legno e cui il Comune ha negato anche l’autorizzazione per installare una yurta. Il terreno è della famiglia, ma la burocrazia e la miopia del sistema non si fanno scrupoli

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La battaglia di una famiglia cui hanno negato il mutuo per costruire un’abitazione in legno e cui il Comune ha negato anche l’autorizzazione per installare una yurta. Il terreno è della famiglia, ma la burocrazia e la miopia del sistema non si fanno scrupoli.

Una famiglia in Valchiusella ha comprato un terreno nel 2010. Vi raccontiamo la loro storia, attraverso le loro parole. Una storia di burocrazia miope, di un sistema che nemmeno si sente in dovere di confrontarsi con i cittadini. Questa famiglia lancia un appello, vorrebbe creare una vera e propria comunità o un’attività di B&B in yurta, cominciando spendendosi in prima persona. Chiunque voglia contattarli, sostenerli, aiutarli, troverà anche i riferimenti.

“Siamo una famiglia composta da due adulti, un bambino di 10 anni, una bimba di 5 e 3 gatti. Crediamo nel rispetto di tutte le forme viventi e cerchiamo di vivere nella maniera più ecologica possibile. Da tempo desideriamo trasferirci in montagna e la nostra ricerca ci ha portati in Valchiusella dove nel 2010 abbiamo acquistato un terreno edificabile. Lì avremmo voluto far costruire una casa ecologica in legno, abbiamo chiesto ed ottenuto il permesso, cominciato i lavori… finché abbiamo avuto bisogno del mutuo, che ci è stato più volte negato, negato (perché non siamo lavoratori dipendenti e non perché siamo persone delle quali diffidare), interrompendo il nostro cammino.

Volendo fortemente andare ad abitare sul nostro terreno e volendolo fare a breve scadenza (oltretutto abitiamo in affitto), pensa che ti ripensa, abbiamo scavato nella memoria e ripensato ad  una bellissima esperienza fatta anni fa in una yurta. La yurta è una abitazione tipica dei popoli nomadi dell’Asia ed in particolare della Mongolia, dove viene chiamata yurt o gher, che significa “casa ricoperta di feltro”. Si può erigere e smontare in poche ore, essendo concepita per essere una abitazione nomade, ma nonostante questo è una abitazione salda, che protegge i suoi abitanti dai forti venti e dai rigidi inverni delle steppe asiatiche. Scopriamo sul web che esistono oggi versioni più moderne della yurta, fatte con materiali più consoni ai climi umidi, materiali termoriflettenti, traspiranti e con altri accorgimenti tali da renderla una abitazione stabile, sicura, confortevole e assolutamente decorosa (non che quella tradizionale non lo sia…). In USA moltissime persone vivono oggi in queste yurta “tecniche”, ed in Europa si stanno moltiplicando le esperienze soprattutto al Nord. Oltre all’aspetto “residenziale” la yurta si presta molto ad un utilizzo turistico, per chi vuole provare l’esperienza di soggiornare in una abitazione antica e moderna allo stesso tempo, con forme e materiali in armonia con la natura.

Abbiamo quindi proposto al Comune di mettere nel nostro terreno una yurta di circa 9-10 metri di diametro da utilizzare come abitazione per noi ed i nostri figli, da installare sopra il seminterrato già quasi ultimato (avremmo quindi avuto accesso alla yurta direttamente dal seminterrato, di cui avremmo inoltre potuto sfruttare i servizi igienici). Inoltre abbiamo chiesto di poter mettere nel nostro terreno una yurta da utilizzare come Bed and Breakfast, per dare inizio ad una attività turistica. Abbiamo esposto le nostre motivazioni: economiche perchè non possiamo costruire la casa in legno senza mutuo mentre le yurte sarebbero subito alla nostra portata, ma anche ecologiche perché la yurta è una abitazione in perfetta armonia con la natura (come vorremmo vivere noi),  non è costituita da materiali inquinanti o che possano danneggiare l’ambiente. Abbiamo mostrato raffigurazioni di yurte perfettamente integrate nell’ambiente montano – quale è il luogo dove l’avremmo costruita -, e per nulla deturpanti. Abbiamo parlato del possibile richiamo turistico, secondo noi con un buon potenziale di riuscita (basta fare una piccola ricerca sul web per scoprire che il piccolo Portogallo conta quasi 20 Bed&Breakfast con yurte, la Francia addirittura 40).  Abbiamo ribadito la temporaneità della yurta come abitazione, in quanto l’avremmo smontata non appena in grado di riprendere la costruzione della casa in legno.
Dopo un mese dalla nostra richiesta, arriva una lettera di “non accoglimento” della proposta su tutti i fronti . Addirittura ci è stato fatto divieto di installare una yurta da utilizzare come B&B anche qualora riuscissimo a costruire una “vera” abitazione in legno o mattoni.

Ora, quello che ci ha più colpito è che questo è un comune con un tasso di spopolamento incredibile. Gli abitanti sono poco più di 400; negli anni 80 c’erano  3 sezioni di scuola elementare, ora non c’è più nemmeno la scuola… solo nel piccolissimo centro abitato si possono contare almeno 20 cartelli “vendesi” nel raggio di 200 metri o poco più… sul web si trovano almeno 50 annunci di vendita di case.

Ci sovvengono articoli di giornali e servizi giornalistici in tv in cui si parla di spopolamento delle montagne, dei giovani che se ne vanno e non tornano, del fatto che nessuno ha la voglia, o i mezzi, per restare e creare attività economiche o turistiche… e il dibattito sulla crisi economica e i racconti di persone che pensano che il futuro sia nella “decrescita felice”, nel convogliare sforzi e (pochi) soldi in un futuro sostenibile dal punto di vista umano ed ecologico, nonché la ricerca sempre più attuale di forme di abitazione il più possibile ecologiche, sostenibili, non invasive.

Non ci aspettavamo di  venire accolti con applausi e braccia aperte, ma prima di un secco diniego senza nemmeno valutare con noi il progetto, eravamo fiduciosi di poter fissare un nuovo incontro, per discutere serenamente della nostra proposta , disposti a modificare, se necessario, alcuni particolari della costruzione. Insomma speravamo che regolamenti paesaggistici e leggi comunali potessero trovare una qualche forma di adattamento, per far sì che un comune sempre più spopolato accogliesse una famiglia desiderosa di andarci a vivere e di instaurare una piccola attività economica. Speravamo avessero la voglia e la forza di accoglierci, di scommettere su di noi e perché no, di dare insieme vita ad un esperimento basato su un tipo di abitazione antica ma rivista in chiave moderna, che potrebbe essere una valida soluzione come abitazione a basso costo e minimo impatto ambientale. Purtroppo così non è stato… Ed il nostro sarà l’ennesimo cartello “vendesi” tristemente visibile passeggiando nel paese.

Siamo delusi; il sindaco ci ha totalmente chiuso la porta in faccia, che anche se in futuro dovessimo fare una casa in muratura o legno, comunque non ci permetterebbe di mettere nemmeno una yurta nel giardino; gli abbiamo scritto chiedendogli un nuovo colloquio (visto che al telefono non si fa trovare) e non ci ha nemmeno richiamato. Quini abbiamo messo in vendita il terreno con il seminterrato. Ma siccome permane la nostra intenzione di abitare in una yurta e avviare un eco campeggio in yurte, vorremmo chiedere ad alcuni ecovillaggi già esistenti se hanno possibilità (ed intenzione) di accoglierci sia come famiglia sia come progetto di eco campeggio”.

Per contattare la famiglia:
email info@smagatto.it
telefono: 3498432662 – Barbara

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fonte aamterranuova.it

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Progetto Ecovillaggio

Pubblicato da Matteo.

SIAMO UN GRUPPO DI PIONIERI…

… e cerchiamo altre persone che condividano un progetto di vita che comprende:

  1. La costruzione di un Ecovillaggio nel rispetto totale dell’ambiente che ci ospiterà, con utilizzo di materiali semplici ed essenziali, a contatto con la terra,  in un luogo tra i più belli della nostra zona, il Tretto di Schio.
  2. La ricerca di relazioni più profonde tra le persone, dove i valori di solidarietà, condivisione e sincerità siano alla base dei rapporti tra noi.
  3. Il desiderio di dedicare parte del proprio tempo e del proprio denaro ad attività collettive, e in particolare ad attività agricole, in misura diversa a seconda del livello di condivisione che ciascuno si sentirà di sostenere.

Al progetto possono partecipare sia singole persone che nuclei familiari. I tempi di realizzazione del progetto nel suo insieme sono ragionevolmente prevedibili in due-tre anni.
Nell’estate-autunno 2012 avevamo previsto di costruire il primo blocco (due appartamenti da 100 mq, già assegnati), che potrà fornirci valide indicazioni su come procedere e sui costi effettivi di questo tipo di abitazioni. Alcuni particolari da sistemare dal punto di vista progettuale hanno fatto slittare l’inizio dei lavori a primavera 2013.

Per avere maggiori informazioni leggi i vari approfondimenti che trovi in questa pagina, in particolare sull’approccio progettuale e su cosa significa vivere in un ecovillaggio e contribuire alla comunità.

Puoi anche salvare nel tuo computer l’ultima presentazione, aggiornata a Marzo 2012, dove troverai riassunte molte delle informazioni presenti nel sito:
Un ecovillaggio sta nascendo ∞

De Gregorio confessa, “Presi 2 mln in nero. Ho commesso un reato”

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De Gregorio confessa, “Presi 2 mln in nero. Ho commesso un reato”

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(AGI) – Roma, 12 mar. – La procura di Napoli ha deciso la strategia giuridica da adottare contro Silvio Berlusconi, Sergio De Gregorio e Valter Lavitola. I tre hanno ricevuto il decreto con il quale da indagati diventano imputati. L’accusa per tutti e’ di corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Con il giudizio immediato la Procura, “a causa dell’evidenza delle prove raccolte” tentera’ di portare i tre direttamente a dibattimento anche se hanno facolta’, entro 20 giorni, di chiedere di essere processati con il rito abbreviato, processo che si fonda solo sul fascicolo di prove raccolte in fase di indagine senza escussione di ulteriori testimoni.

La tesi dell’accusa si fonda essenzialmente sulle ricostruzioni fatte da Sergio De Gregorio, senatore uscente del Pdl, che nel 2007 dall’Italia dei Valori passo’ con il partito di Berlusconi costendo alla coalizione di centrodestra di ottenere la maggioranza in Aula. De Gregorio, in due interrogatori, ha confermato che fu pagato per il traghettamento. Tre milioni di euro, di cui un milione versato nelle casse dell’associazione ‘Italiani nel mondo’ e due a nero su conti cifrati. La Procura ha infine chiesto alla Giunta per le Autorizzazioni a procedere di utilizzare le intercettazioni indirette dell’ex premier e di aprire una cassetta di sicurezza al Monte dei Paschi di Roma dove ci sarebbe la prova della dazione di danaro.

DE GREGORIO, HO PRESO DUE MILIONI DI EURO IN NERO

“Ho preso due milioni di euro in nero, l’ho gia’ detto ai magistrati di Napoli. Ho commesso un reato”. Cosi’ Sergio De Gregorio parlando con i giornalisti, al termine dell’interrogatorio che si e’ svolto negli uffici della procura di Roma, in merito all’inchiesta che lo vede indagato nel capoluogo partenopeo. “Sul perche’ me li abbiano dati in nero me lo sono chiesto anch’io – ha aggiunto De Gregorio – se me li avessero dati in maniera trasparente li avrei dichiarati come ho dichiarato un milione di euro alla Camera e sarei stato nella legge. Ho accettato un pagamento in nero, ho sbagliato e l’ho confessato al magistrato”.

“Il governo Prodi sarebbe caduto comunque. Magari lo abbiamo aiutato ad andare a casa”, ha aggiunto De Gregorio. “Sono stato ascoltato su fatti che ho gia’ riferito agli inquirenti di Napoli. Su Antonio Razzi e Domenico Scilipoti non ne so nulla, si tratta di altri fatti avvenuti in tempi diversi”, ha spiegato De Gregorio.
L’interrogatorio del parlamentare da parte del procuratore aggiunto Francesco Caporale e del sostituto Alberto Pioletti e’ durato circa un’ora e mezza. De Gregorio era accompagnato dall’avvocato Nicola Pisani poiche’ indagato in procedimento connesso da parte della procura di Napoli.

“La mia e’ una operazione verita’ – ha dichiarato De Gregorio – ho fatto una scelta processuale di parlare delle cose che sapevo e delle quali ho gia’ detto”. In merito all’esposto presentato recentemente da Antonio Di Pietro sulla vicenda di Giuseppe Caforio, il quale aveva raccontato di essere stato invitato a sfiduciare il governo di Romano Prodi dietro il corrispettivo di cinque milioni di euro, De Gregorio ha riferito che “Di Pietro avrebbe fatto bene a conservare la cassetta con la registrazione”. “Di Pietro si perde la cassetta in corso d’opera – ha detto De Gregorio – si vede che non era importante, magari qualcuno si inventera’ che l’hanno rubata i servizi segreti americani, ma di fatto se l’e’ persa”.

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fonte agi.it

Aziende protestate, record nel 2012. Cerved: siamo al top della crisi

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Aziende protestate, record nel 2012
Cerved: siamo al top della crisi

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ROMA – La morsa della crisi non lascia le imprese. In Italia l’anno scorso sono state 47mila le aziende non individuali che hanno accusato almeno un protesto: è il record di sempre. Lo affermano dati Cerved, gruppo specializzato nell’analisi d’impresa, analizzati dall’Ansa: rispetto al 2007, ultimo anno pre-recessione, la crescita è del 45% e le costruzioni sono il settore più colpito.

La tendenza dei protesti accusati dalle imprese italiane appare non fermarsi: negli ultimi tre mesi, infatti, la corsa ha accelerato, con 221mila titoli contestati (+9% sullo stesso periodo del 2011) a 69mila aziende, comprendendo anche le imprese individuali (+5,8%). Il trend peggiore è però quello delle forme più strutturate: tra ottobre e dicembre 2012 si contano infatti più di 22mila società non individuali cui è stato levato almeno un protesto (+16% rispetto allo stesso periodo del 2011).

Secondo il Cerved il poco piacevole boom non ha risparmiato alcun settore. Complessivamente nel 2012 si contano quasi 11mila società protestate nella filiera delle costruzioni (+9,1% sul 2011), oltre 25mila nei servizi (+9,5%) e più di 5mila nella manifattura (+7,5%). I precedenti record negativi del 2009 sono stati abbondantemente superati dal terziario (+8,2%) e dalle costruzioni (+10,2%), dove in particolare la diffusione del fenomeno ha raggiunto livelli critici. L’anno scorso al 3,4% delle imprese non individuali che operano nel settore è stato infatti protestato almeno un assegno o una cambiale, contro una percentuale pari all’1,8% nell’industria e all’1,7% nel terziario.

Boom delle imprese con gravi ritardi. I ritardi gravi, cioè oltre i due mesi, nei pagamenti delle imprese italiane ai loro fornitori tornano ai massimi della crisi: erano praticati dal 5,7% del totale delle aziende nel secondo trimestre del 2012, dal 6,1% nel terzo trimestre, per salire al 7,1% a fine anno. Sono dati del database del Cerved, che monitora la abitudini di pagamento di oltre 2 milioni di imprese italiane, analizzati dall’Ansa. Secondo il gruppo specializzato nell’analisi delle dinamiche aziendali, questi sono casi che «frequentemente sfociano in default». Ufficialmente tra ottobre e dicembre le aziende italiane hanno regolato in media le proprie fatture in oltre 85 giorni, con un incremento dei ritardi gravi che riguarda tutte le fasce dimensionali d’impresa. Ma il dato più inquietante è a carico delle grandi aziende: sono quelle che possono godere di termini in fattura più vantaggiosi, ma la fetta in ampio ritardo di pagamento è cresciuta in un solo trimestre dal 6,9% all’8,2% del totale.

Martedì 12 Marzo 2013 – 11:45
Ultimo aggiornamento: 11:46
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MA QUESTI SONO ‘UOMINI’? – “I marò restano in Italia”. L’India furiosa “Processarli qui”

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Fishermen killing: ‘Italy respects the Indian Supreme Court’

“I marò restano in Italia”. L’India furiosa “Processarli qui”

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(AGI) – Roma, 11 mar. – Colpo di scena nella vicenda dei due maro’ italiani accusati dell’omicidio di due pescatori in India nel corso di un’operazione antipirateria. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre non rientreranno in India il 23 marzo, data di scadenza del mese di permesso ottenuto per votare in Italia alle elezioni del 23 e 24 febbraio. La decisione e’ stata presa dal governo italiano, in particolare dai tre ministeri coinvolti nel caso, Esteri, Difesa e Giustizia, in raccordo con il presidente del Consiglio Mario Monti. “La giurisdizione e’ italiana”, ha spiegato il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Il Paese e’ disponibile “a trovare soluzioni con l’India in sede internazionale. Ma intanto i nostri maro’ restano in Italia”. L’Italia ha informato della decisione il governo indiano che, stante la formale instaurazione di una “controversia internazionale”. L’ambasciatore d’Italia a New Delhi, Daniele Mancini, su istruzione di Terzi, ha consegnato alle autorita’ italiane una nota verbale. La Farnesina e’ disponibile ad accettare che la controversia sia risolta da un arbitrato internazionale. E Delhi da parte sua ha fatto sapere di aver ricevuto la missiva dall’italia che verra’ esaminata con attenzione, secondo quanto ha riferito a Ibn il ministero degli Esteri indiano. Sui media e i social network intanto monta la protesta e in molti sottolineano lo ‘schiaffo’ di Roma a Delhi.

Latorre e Girone intanto si sono dichiarati “felici” per la decisione. “Abbiamo appreso la notizia dalle agenzie di stampa e dai mille messaggi di calore ricevuti. Non avevamo dubbi, anzi avevamo prove dirette, dell’impegno che lo Stato ha profuso in questi mesi nei nostri confronti. Ovviamente, siamo felici. Soprattutto perche’ possiamo cosi’ tornare al reparto.

“Siamo Fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere”, hanno dichiarato. La Farnesina ha spiegato che Roma ha sempre ritenuto che la condotta delle autorita’ indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull’India in virtu’ del diritto consuetudinario e pattizio, in particolare il principio dell’immunita’ dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Unclos) del 1982.

All’indomani della sentenza del 18 gennaio 2013 della Corte Suprema indiana, l’Italia ha proposto formalmente al governo di New Delhi l’avvio di un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso, come suggerito dalla stessa Corte, la’ dove richiamava l’ipotesi di una cooperazione tra Stati nella lotta alla pirateria, secondo quanto prevede la citata Convenzione Unclos. Alla luce della mancata risposta dell’India alla richiesta italiana di attivare tali forme di cooperazione, il governo italiano ritiene che sussista una controversia con l’India avente ad oggetto le regole contenute nella predetta Convenzione e i principi generali di diritto internazionale applicabili alla vicenda.

Il 15 febbraio 2012 due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, furono uccisi da colpi di arma da fuoco a bordo della loro barca al largo delle coste del Kerala. Della loro morte furono accusati i due maro’ in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie, che pero’ sostennero di aver sparato in aria come avvertimento. Inoltre, sostenne il governo italiano, il fatto e’ avvenuto in acque internazionali a sud dell’India. Il 25 maggio 2012: dopo aver passato quasi tre mesi nel carcere indiano di Trivandrum, capitale dello Stato federale del Kerala, i due fucilieri della Marina furono trasferiti in una struttura a Kochi e venne loro concessa la liberta’ su cauzione, con il divieto di lasciare la citta’.

Il 20 dicembre 2012 venne accolta la loro richiesta di un permesso speciale per trascorrere in famiglia le festivita’ natalizie in Italia, con l’obbligo di tornare in India entro il 10 gennaio. Il 22 dicembre atterrarono a Roma, per ripartire alla volta di Kochi il 3 gennaio. Il 18 gennaio 2013 la Corte Suprema indiana stabili’ che il governo del Kerala non ha giurisdizione sul caso e dispone che il processo venga affidato a un tribunale speciale da costituire a New Delhi. Il 22 febbraio 2013 la Corte Suprema indiana concede ai due fucilieri di tornare in Italia per quattro settimane per votare.

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fonte agi.it