MA QUESTI SONO ‘UOMINI’? – “I marò restano in Italia”. L’India furiosa “Processarli qui”

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Fishermen killing: ‘Italy respects the Indian Supreme Court’

“I marò restano in Italia”. L’India furiosa “Processarli qui”

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(AGI) – Roma, 11 mar. – Colpo di scena nella vicenda dei due maro’ italiani accusati dell’omicidio di due pescatori in India nel corso di un’operazione antipirateria. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre non rientreranno in India il 23 marzo, data di scadenza del mese di permesso ottenuto per votare in Italia alle elezioni del 23 e 24 febbraio. La decisione e’ stata presa dal governo italiano, in particolare dai tre ministeri coinvolti nel caso, Esteri, Difesa e Giustizia, in raccordo con il presidente del Consiglio Mario Monti. “La giurisdizione e’ italiana”, ha spiegato il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Il Paese e’ disponibile “a trovare soluzioni con l’India in sede internazionale. Ma intanto i nostri maro’ restano in Italia”. L’Italia ha informato della decisione il governo indiano che, stante la formale instaurazione di una “controversia internazionale”. L’ambasciatore d’Italia a New Delhi, Daniele Mancini, su istruzione di Terzi, ha consegnato alle autorita’ italiane una nota verbale. La Farnesina e’ disponibile ad accettare che la controversia sia risolta da un arbitrato internazionale. E Delhi da parte sua ha fatto sapere di aver ricevuto la missiva dall’italia che verra’ esaminata con attenzione, secondo quanto ha riferito a Ibn il ministero degli Esteri indiano. Sui media e i social network intanto monta la protesta e in molti sottolineano lo ‘schiaffo’ di Roma a Delhi.

Latorre e Girone intanto si sono dichiarati “felici” per la decisione. “Abbiamo appreso la notizia dalle agenzie di stampa e dai mille messaggi di calore ricevuti. Non avevamo dubbi, anzi avevamo prove dirette, dell’impegno che lo Stato ha profuso in questi mesi nei nostri confronti. Ovviamente, siamo felici. Soprattutto perche’ possiamo cosi’ tornare al reparto.

“Siamo Fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere”, hanno dichiarato. La Farnesina ha spiegato che Roma ha sempre ritenuto che la condotta delle autorita’ indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull’India in virtu’ del diritto consuetudinario e pattizio, in particolare il principio dell’immunita’ dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Unclos) del 1982.

All’indomani della sentenza del 18 gennaio 2013 della Corte Suprema indiana, l’Italia ha proposto formalmente al governo di New Delhi l’avvio di un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso, come suggerito dalla stessa Corte, la’ dove richiamava l’ipotesi di una cooperazione tra Stati nella lotta alla pirateria, secondo quanto prevede la citata Convenzione Unclos. Alla luce della mancata risposta dell’India alla richiesta italiana di attivare tali forme di cooperazione, il governo italiano ritiene che sussista una controversia con l’India avente ad oggetto le regole contenute nella predetta Convenzione e i principi generali di diritto internazionale applicabili alla vicenda.

Il 15 febbraio 2012 due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, furono uccisi da colpi di arma da fuoco a bordo della loro barca al largo delle coste del Kerala. Della loro morte furono accusati i due maro’ in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie, che pero’ sostennero di aver sparato in aria come avvertimento. Inoltre, sostenne il governo italiano, il fatto e’ avvenuto in acque internazionali a sud dell’India. Il 25 maggio 2012: dopo aver passato quasi tre mesi nel carcere indiano di Trivandrum, capitale dello Stato federale del Kerala, i due fucilieri della Marina furono trasferiti in una struttura a Kochi e venne loro concessa la liberta’ su cauzione, con il divieto di lasciare la citta’.

Il 20 dicembre 2012 venne accolta la loro richiesta di un permesso speciale per trascorrere in famiglia le festivita’ natalizie in Italia, con l’obbligo di tornare in India entro il 10 gennaio. Il 22 dicembre atterrarono a Roma, per ripartire alla volta di Kochi il 3 gennaio. Il 18 gennaio 2013 la Corte Suprema indiana stabili’ che il governo del Kerala non ha giurisdizione sul caso e dispone che il processo venga affidato a un tribunale speciale da costituire a New Delhi. Il 22 febbraio 2013 la Corte Suprema indiana concede ai due fucilieri di tornare in Italia per quattro settimane per votare.

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fonte agi.it

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