SALUTE – Gb, allarme sulla resistenza ai farmaci «Minaccia grande quanto il terrorismo»

Ma guarda… Ora tutti a gridare “Aiuto! Aiuto!”, ma nessuno che faccia un doveroso ‘mea culpa’. Sono almeno 50 anni che non si hanno nuovi antibiotici, tutto ciò che è comparso dagli anni ’60 non sono altro che ‘derivati’ di quei primi antibiotici scoperti e il problema dello svilupparsi di forme più resistenti di batteri era conosciuto allora come oggi. Quindi la prudenza suggeriva un uso degli antibiotici mirato ai casi strettamente necessari. Invece no. Le case produttrici, che non mirano al nostro benessere ma solo a quello dei loro investitori e relativi portafogli, hanno sempre spinto verso un uso smodato e sconsiderato degli antibiotici distribuendoli a facendoli distribuire da medici-spacciatori compiacenti ed altrettanto voraci. L’OMS, a cadenze irregolari, ha provato, negli anni, a lanciare l’allarme attraverso blandi moniti inevitabilmente caduti nel nulla cerebrale delle masse amorfe. La Natura non fa altro che fare il suo corso, non è pensabile il poter eliminare virus e batteri semplicemente perché all’Uomo la loro esistenza non può ‘star bene’. Più cerchiamo di eliminarli e più loro cercano forme nuove e resistenti che consentano la sopravvivenza all’aggressione. E’ matematico. Quindi se dev’essere ravvisato un comportamento criminale certo non può essere imputato alla Natura, ma a chi cerca di manipolarla piegandola ai suoi soli ed esclusivi interessi, dimenticando che la Vita è un Tutto organico, e che non si può colpirne una parte senza pagarne le relative conseguenze.

mauro (naturopata)

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Parla la «Chief Medical Officer»

Gb, allarme sulla resistenza ai farmaci
«Minaccia grande quanto il terrorismo»

«La ricerca sugli antibiotici è ferma. Fra vent’anni anche gli interventi di routine potrebbero diventare mortali»

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di Laura Cuppini

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MILANO – Una minaccia paragonabile a quella di un attacco terroristico, un rischio “catastrofico” per l’umanità. Con questi termini Dame Sally Davies, la chief medical officer del Regno Unito (consulente governativa per la sanità pubblica), parla della resistenza agli antibiotici, ovvero il rischio di contrarre infezioni che non possono essere curate con i farmaci esistenti. La Davies ne parla alla Bbc, in un articolo dal titolo “Antibiotics resistance as big a risk as terrorism”. «Nei prossimi 10 o 20 anni alcune infezioni potrebbero non essere più curabili – dice la chief medical officer senza mezzi termini -. Questa è una bomba a orologeria che le nazioni dovrebbero inserire nell’elenco delle più grandi minacce all’umanità. E tra 20 anni anche gli interventi di routine potrebbero diventare mortali se perdiamo la capacità di combattere le infezioni, come succedeva nel 1800. Per non parlare dei trapianti, che saranno di fatto impossibili per l’elevatissima mortalità post-operatoria».

NUOVI FARMACI – Il problema, secondo Dame Sally Davies, è che le aziende farmaceutiche non sono incoraggiate a sviluppare nuovi antibiotici e andrebbero incoraggiate in questa direzione. «Non abbiamo nuove classi di antibiotici dalla fine degli anni ’80 e come singoli farmaci ce ne sono pochissimi allo studio delle case farmaceutiche. Questo perché per gli antibiotici non c’è lo stesso mercato che esiste per i farmaci che curano la pressione alta o il diabete». Una delle cause, forse la principale, della sempre maggiore diffusione di infezioni batteriche resistenti agli antibiotici è l’uso massiccio degli antibiotici stessi, sia per curare patologie che potrebbero essere affrontate con terapie più “leggere”, sia nell’agricoltura, allevamento e pesca.

I SUPER BATTERI – Dame Sally Davies cita dei casi noti di “super batteri”, come quello dello stafilococco resistente alla meticillina, il cosiddetto MRSA (Meticillin Resistent Staphylococcus aureus), quello dell’E.coli e quello della Klebsiella: la diffusione degli ultimi due è triplicata negli ultimi anni ed è la causa più frequente di infezioni contratte in seguito a ricoveri in ospedale. Nel Regno Unito le infezioni da E.coli negli ultimi due anni sono state il 36% del totale dei casi (99mila), contro l’1,6% dell’MRSA. Un rapporto stilato dalla chief medical officer indica che ogni anno nel Regno Unito 5mila persone muoiono a causa di un batterio Gram-negativo (come appunto l’E.coli e la Klebsiella), e nella metà dei casi la causa è un batterio resistente agli antibiotici.

MIX DI FARMACI – «In Italia il problema delle resistenze è drammatico, come nel resto del mondo tanto che si parla di un’epidemia – sottolinea il professor Francesco Scaglione, direttore della Scuola di specializzazione in Farmacologia medica all’Università Statale di Milano -. Il problema riguarda i batteri Gram-negativi, contro i quali è stato prodotto un solo nuovo farmaco negli ultimi 15 anni. Al contrario per i Gram-positivi sono arrivati diversi nuovi farmaci che permettono un contrasto efficace. Per combattere alcuni casi di E.coli e Klebsiella è stato addirittura rispolverato un antibiotico antico, la colistina, abbandonato negli anni ’70 perché fortemente tossico. Di fronte a batteri farmaco-resistenti si va a tentativi: i medici prescrivono combinazioni di farmaci, basandosi su raccomandazioni ma spesso anche andando a spanne». Secondo Scaglione, il problema della resistenza agli antibiotici non deriva tanto dall’uso eccessivo sui pazienti quanto dalla diffusione massiccia di questi farmaci nell’ambiente. «Per quanto riguarda l’uomo il problema non è l’uso eccessivo di antibiotici, ma semmai l’uso non appropriato in termini di dosi e di combinazioni, anche da parte di alcuni medici – spiega Scaglione -. Il vero dramma è l’uso eccessivo di antibiotici nella zootecnia, in agricoltura, nell’allevamento di pesci. Le norme in vigore in Italia ci dovrebbero garantire, perché prevedono che l’animale sia messo in commercio dopo un adeguato periodo dalla somministrazione del farmaco, in modo che quest’ultimo possa essere smaltito dall’organismo. Detto questo, bisogna vedere se queste norme sono rispettate e com’è la situazione in altri Paesi che esportano prodotti alimentari sulle nostre tavole».

NUOVI FARMACI – Quali le precauzioni possibili? «Per i pazienti, usare gli antibiotici solo quando realmente servono. Per gli ospedali, evitare la diffusione del ceppo resistente con adeguate misure igieniche messe in atto tempestivamente – conclude Scaglione -. Infine, è vero che è necessario sviluppare nuovi farmaci, ma va detto che gli enti deputati all’approvazione di nuove molecole, Fda ed Ema, hanno reso molto difficile e burocratizzata la procedura: per questo lo sviluppo di farmaci è un grosso investimento in termini di soldi e tempo ed è il motivo per cui vengono favoriti settori redditizi come le malattie cardiovascolari».

Laura Cuppini
lcuppini@rcs.it

11 marzo 2013 (modifica il 12 marzo 2013)

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