Archivio | marzo 14, 2013

CORTE DEI CONTI – F35, si indaga sul danno erariale

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F35, si indaga sul danno erariale

La Corte dei Conti apre un fascicolo per i 12 miliardi (che rischiano di arrivare a 40) che il governo vuole spendere per acquistare i famosi super caccia

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di Domenico Lusi

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Il controverso acquisto dei caccia F-35 da parte dell’Italia e per il quale tanto si è impegnato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola finisce all’attenzione della Corte dei conti. La procura regionale per il Lazio ha aperto un’istruttoria per valutare eventuali danni erariali.

L’avvio dell’indagine è un atto dovuto, legato a una segnalazione proveniente da Bari. L’Italia si è impegnata ad acquistare novanta F-35 nelle sue varie versioni per Aeronautica e Marina.

La spesa prevista è di oltre 12 miliardi, destinati tuttavia a salire, secondo alcune stime, fino a 40 miliardi se si calcolano i costi di manutenzione ed esercizio nei prossimi anni. Un investimento ritenuto da molti inopportuno, tenuto conto della crisi in cui versa il Paese e dei numerosi difetti tecnici finora evidenziati dal supercaccia, il più costoso di tutti i tempi.

Proprio per queste ragioni quattro dei nove Paesi coinvolti nella realizzazione degli F-35, prodotti negli Stati Uniti dalla Lockheed Martin, hanno già deciso di sospenderne l’acquisto.

Si tratta dell’Olanda (che con l’Italia è partner di secondo livello, dietro agli Usa e al Regno Unito), dell’Australia, del Canada e della Turchia. Nei giorni scorsi l’associazione dei consumatori Codacons si è rivolta al Tar per chiedere di bloccare l’acquisto anche da noi.

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fonte espresso.repubblica.it

LO ‘STRABISMO’ POLITICO DI NAPOLITANO – Il Colle tra “vibranti reazioni”, risposte piccate e dietrofront

Altan, uno che ci ‘vede’ bene…
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Altan, La Repubblica, maggio 2006 – fonte immagine

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Il Colle tra “vibranti reazioni”, risposte piccate e dietrofront

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fonte immagine

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Tra “un vivo rammarico” e una serie imprecisata di “vibranti reazioni” Giorgio Napolitano nell’arco di circa 72 ore ha nell’ordine: ricevuto il trio Alfano, Cicchitto, Gasparri, nonostante che, a quanto ha affermato, gli fosse stato garantito l’annullamento della sceneggiata eversiva al palazzo di giustizia di Milano; ha emanato una nota ufficiale in cui al contempo deplorava l’adunata intimidatoria ma “garantiva” il ruolo politico di Berlusconi; ha sentito l’esigenza di rispondere in modo molto piccato al vicedirettore di Repubblica per negare recisamente qualsiasi ipotesi di scudo o Lodo temporaneo.

Se come afferma il capo dello Stato nella lettera a Repubblica aveva avuto precise rassicurazioni dal Pdl, nella serata di domenica, che il ricevimento di lunedì avrebbe reso superflua l’esibizione contro la Boccassini e colleghi, perché non ha ritenuto opportuno annullarlo hic et nunc dato che era stato aggredito un potere dello Stato ed era stata presa in giro la presidenza della Repubblica? E per di più perché dopo l’incontro ribadire di non poter fare nulla nel rispetto dell’autonomia della magistratura e contemporaneamente sentire l’esigenza dichiarare “aberranti” le ipotesi di manovre di uscita di scena di Berlusconi “per via giudiziaria” ?

Dal tenore della lettera di Giorgio Napolitano emerge evidente la preoccupazione di tenere conto “del punto di vista” della coalizione che, come sottolinea,  ha raccolto il 29% dei consensi elettorali. Però i parlamentari  che lui ha ricevuto al Quirinale erano Alfano, Gasparri e Cicchitto, quello dei “medici nazisti” e dei “magistrati stalinisti” che, se non sbaglio, rappresentano un solo partito, il  Pdl che ha perso 6 milioni di voti e che alla camera ha ottenuto il 21,6%. Se Giorgio Napolitano sente giustamente la responsabilità di rappresentare tutti gli elettori, dovrebbe avere la sensibilità istituzionale di fare proprie anche le istanze dei cittadini che non hanno votato per un partito che aveva come capolista per il Senato in tutta Italia un imputato di reati gravissimi, con un calendadario fittissimo di udienze all’indomani del voto, a causa di tutte quelle rinviate per “legittimo impedimento” suo e dei molto onorevoli difensori in campagna elettorale.

La delegazione pidiellina che Napolitano ha ricevuto, e che si può pacificamente ritenere rappresenti esclusivamente il popolo identificabile con “per fortuna che Silvio c’è”,  aveva scompostamente e ripetutamente caldeggiato “provvedimenti punitivi” per i magistrati  e “un aventino” sine die per paralizzare i lavori parlamentari. Dalla becera adunata sediziosa il Pdl-protesi dell’imputato asserragliato al San Raffaele ha probabilmente ottenuto molto più di quello che poteva sperare. E’ stato rimesso in gioco a livello istituzionale “grazie” ad un’azione dimostrativa di natura eversiva, che è prova della sua inesistenza politica e delle sue capacità ricattatorie  nei confronti di un garante della Costituzione quantomeno un po’ strabico.

Se Napolitano volesse essere così attento alla volontà degli elettori non potrebbe non registrare che il primo partito alla Camera è in termini percentuali il M5S che per bocca del capogruppo Crimi, nel rispetto della legalità,  si è espresso a favore dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi e di una eventuale autorizzazione alla custodia cautelare  per la compravendita dei senatori.

Continuare dall’alto del Colle ad ignorare o demonizzare gli elettori che hanno come riferimento la Costituzione ed avversano il conflitto di interessi a favore di quelli che credono o fingono di credere che Berlusconi sia vittima della più grande persecuzione giudiziaria della storia perché  promette di restituirgli l’Imu con gli interessi, non aiuta molto l’Italia a superare il suo  stato perenne di “povero paese”.

La raccolta delle firme per Berlusconi ineleggibile sta toccando quota 200mila e alla adunata di piazza del 23 marzo del Pdl per replicare “il successo” di lunedì scorso al palazzo di Giustizia di Milano bisogna rispondere con lo spirito dei principi costituzionali e dello stato di diritto.

Se il nome del nuovo capo dello Stato fosse garanzia di meno moral suasion, con annesse contorte applicazioni, e di più Costituzione tout court, forse potremmo sperare di non assistere più a simili spettacoli di tragicomica degenerazione democratica.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Senato: chi e’ Luis Alberto Orellana, candidato M5S a presidenza/Scheda

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Luis Alberto Orellana – fonte immagine

Senato: chi e’ Luis Alberto Orellana, candidato M5S a presidenza/Scheda

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ultimo aggiornamento: 14 marzo, ore 20:25

Roma, 14 mar. (Adnkronos) – Nonostante il nome e cognome spagnoli, Luis Alberto Orellana, candidato grillino alla presidenza del Senato, e’ originario di Caracas ma italiano “da quando negli anni settanta – spiega lui stesso nella candidatura sul blog di Grillo – la legge italiana ha consentito anche alla madre di trasmettere la nazionalita’ ai propri figli. Mia madre e’ infatti italiana e quindi cosi’ pure io”. E’ sposato con Loredana e padre di due figli adolescenti.

Orellana ha trascorso l’infanzia in Venezuela ed e’ arrivato in Italia, a tredici anni, nel 1974. Ha conseguito la maturita’ scientifica a Pavia e poi la laurea in Scienze dell’Informazione. Dopo meno di un mese dalla laurea gia’ lavorava in una software e dopo 18 mesi passa in Italtel dove lavora ancora oggi nonostante una parentesi di 3 anni in Lucent Technologies. Ha trascorso un anno come cooperante a Nairobi, in Kenya, dove ha insegnato nell’istituto AFRALTI (African Advanced Level Telecom Institute) varie materie legate alle telecomunicazioni. Parla correntemente inglese e spagnolo oltre all’italiano. Per lavoro ha sempre viaggiato molto: Guatemala, Colombia, Brasile e Argentina, dove si e’ trasferito per poco piu’ di un anno.

Attualmente si occupa nell’area commerciale di Italtel di clienti italiani. Nel 2009 entra nel ‘Meetup Amici di Beppe Grillo’ di Pavia e si candida alle elezioni comunali della cittadina lombarda con una lista civica certificata. Era fra i presenti a Milano il 4 Ottobre 2009 alla fondazione del M5S. Da allora, il suo impegno nel Movimento e’ stato sempre piu’ forte e coinvolgente con molte tappe importanti, tra queste la candidatura alle comunali di Pavia del 2009; alle regionali del 2010; membro del comitato promotore della legge di iniziativa popolare ”Zero Privilegi” per ridurre i costi della politica lombarda; referente pavese dei referendum contro il nucleare acqua pubblica. Orellana vanta inoltre un forte impegno personale contro l’infiltrazione della ‘ndrangheta a Pavia.

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fonte adnkronos.com/IGN

A COLLOQUIO COL REGISTA – Almodovar: “Sesso e risate, nostalgia anni ’80”. E al Papa: “Dica sì a preti donna e nozze gay”

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Almodovar: “Sesso e risate, nostalgia anni ’80”.
E al Papa: “Dica sì a preti donna e nozze gay”

Il regista in Italia per presentare “Gli amanti passeggeri”, commedia erotica leggera ambientata su un aereo in avaria: “Un ritorno alle atmosfere dei miei primi film, anche se la Spagna in crisi di oggi è diversa da quella rinata alla democrazia di allora”. E poi commenta l’elezione di Francesco ai vertici della Chiesa: “Temo che sia un continuista, ma sono abbastanza audace da dargli un paio di buoni consigli”

Almodovar: "Sesso e risate, nostalgia anni '80". E al Papa: "Dica sì a preti donna e nozze gay"
Almodovar a Roma con una delle protagoniste del suo film, Blanca Suarez (afp)

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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ROMA – “Ho un contatto continuo e diretto con la gente: l’unico sport che pratico è passeggiare per le vie di Madrid, e negli ultimi tempi le persone non facevano che fermarmi, dicendo ‘ma quando torni a fare una bella commedia?’. Una richiesta che mi ha colpito al cuore. Anche perché avevo voglia di tornare ai toni e alle atmosfere dei miei primi film, quelli degli anni Ottanta”. Con la chiarezza e l’immadiatezza di sempre, Pedro Almodovar racconta la genesi della sua ultima fatica, Gli Amanti passeggeri (leggi l’articolo sul film), pellicola campione d’incassi in patria e dal 21 marzo nelle nostre sale: farsa a base di sesso (soprattutto gay) e droga, una teoria di battute piccanti e di erotismo forsennato, a bordo di un aereo alle prese con un’avaria. Ma  con una differenza, rispetto alle opere del regista: “Allora volevo celebrare l’avvento della democrazia nel mio Paese: ora invece velivolo in pericolo, senza direzione e forse destinato a non atterrare, è una metafora della Spagna attuale”.

TRAILERIMMAGINI

In altre parole: dalla passione fisica come esplosione di vitalità e libertà, alla passione come catarsi e rifugio rispetto alla crisi economica e sociale. E non è questo l’unico aggancio con l’attualità che Pedro offre ai giornalisti italiani, nel suo incontro romano di oggi. Perché si sofferma a lungo anche sull’elezione del nuovo Papa, con due consigli-provocazione indirizzati a Francesco: aprire il sacedorzio alle donne e accettare celibato e nozze gay. Ecco le risposte date ai cronisti italiani.

Perché ha scelto di ambientare ad alta quota le comiche peripezie dei suoi personaggi?
“In aereo io non ho mai avuto esperienze estreme, paragonabili anche lontanamente con quelle che vedete nel film. Il mio scopo era mettere i protagonisti in un luogo chiuso, da cui non potevano scappare, e sottoporli a una grande tensione. Il genere del resto ha una sua tradizione, che va da Airport a L’aereo più pazzo del mondo. Quanto a me, ho voluto far sì che i personaggi lottassero contro la paura l’incertezza attraverso la parola: a bordo gli schermi sono spenti, qualsiasi consolazione televisiva è lontana”.

Il trauma dell’11 settembre è dunque superato?
“Credo che sia passato tempo sufficiente per poter parlare con ironia e buonumore dei temi legati al volo”.

Sorridere, e ridere, allo scopo di esorcizzare la crisi spagnola attuale?
“Il mio Paese sta vivendo il momento peggiore dall’avvento della democrazia: non sono un tipo nostalgico, ma l’esplosione di democrazia, di libertà, che vivemmo negli anni Ottanta mi manca molto. Manca a tutti noi”.

Anche sesso e amore possono farci dimenticare i problemi?
“Nel film la catarsi erotica mi sembrava il modo migliore per accomiatarsi dalla vita, come credono di stare facendo i miei passeggeri . L’amore non è mai un male, è sempre una gran cosa, significa avvicinarsi e mettersi nei panni degli altri. In questo senso, dovremmo sperare che il governo spagnolo si innamori del suo popolo: ma non è così. Passando dalla metafora dell’amore alla metafora del sesso, diciamo che sarebbe bene che il governo volesse scoparsi il suo popolo, farsi il maggior numero possibile di elettori: così magari farebbero delle buone leggi (sorride)”.

Dalla crisi spagnola a quella italiana: cosa pensa del risultato elettorale nel nostro Paese?
Mi sembra che la parola più ricorrente sia ‘ingovernabilità’: e credo che anche in Spagna, se si votasse oggi, ci sarebbe un risultato analogo. Solo che noi non abbiamo sulla scena politica un personaggio paragonabile a Beppe Grillo”.

Oggi però perfino le incognite della politica italiana sono oscurate dall’elezione del nuovo Papa.
“Prima di giudicarlo aspettiamo i suoi primi atti. Io non l’ho nemmeno visto sul balcone, quindi da regista non posso giudicare la sua interpretazione, non so che sentimenti abbia comunicato: se tenerezza, lascivia, o altro. Putroppo credo che sia un Pontefice continuista, e non è bello: la Chiesa dovrebbe invece cercare di stare al passo col mondo contemporaneo. Ho comunque l’audacia di dare a Francesco due consigli. Primo: per favore, realizza la parità dei sessi all’interno del cattolicesimo, permetti il sacerdozio femminile. Così le donne potranno accedere ai due miracoli più belli: quello del perdono, attraverso la confessione; e quello della consacrazione, con la messa. Secondo: elimina il celibato dei preti, così scompare anche l’infamia degli abusi sessuali. E a questo punto, se va via il celibato, tanto vale dare ai religiosi l’accesso al matrimonio. In tutte le sue combinazioni, che non sono molte, sono tre: uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna. Ma tre è molto meglio di uno”.

(14 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

IL VERGOGNOSO CASO DEI MARO’ – La Corte Suprema: l’ambasciatore italiano non lasci l’India

Daniele ManciniDaniele Mancini

Il caso dei due marò italiani

La Corte Suprema: l’ambasciatore italiano non lasci l’India

L’ambasciatore italiano Daniele Mancini non lasci l’India. È quanto chiede la Corte suprema indiana, invitando il diplomatico a spiegare perché il governo italiano si rifiuti di far rientrare in India i due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

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New Delhi, 14-03-2013

L’ambasciatore italiano Daniele Mancini non lasci l’India. È quanto chiede la Corte suprema indiana, invitando il diplomatico a spiegare perché il governo italiano si rifiuti di far rientrare in India i due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, come annunciato lunedì. Il giudice ha chiesto al diplomatico di non lasciare il Paese fino a nuovo ordine e ha anche invitato il governo italiano a dare una spiegazione sui fatti entro il 18 marzo.

Nelle ultime ore si erano susseguite le voci sulle azioni che il governo indiano aveva intenzione di intraprendere, ed era circolata l’ipotesi non solo dell’espulsione del diplomatico italiano, ma anche di non riconoscergli l’immunità diplomatica. Proprio a proposito dell’immunità diplomatica di Mancini, secondo la stampa locale, ci sono opinioni diverse in seno al governo indiano; giovedì il ministro degli Esteri, Salman Kurshid ha incontrato il premier, Manmohan Singh, nella sua residenza per discutere della questione.

Era stato il Procuratore Generale G E Vahanvati a portare la questione dinanzi ai giudici – il Chief Justice, Altamas Kabir, insieme ai colleghi, AR Dave e Vikramajit Sen – sostenendo che, il mancato ritorno dei marò, era stata “una violazione dell’impegno assunto dinanzi all’Alta Corte” e rilevando “che il governo è estremamente preoccupato”. Anche il leader del partito d’opposizione, Janata Patry, Subramanian Swamy, aveva chiesto un’azione contro l’ambasciatore italiano per oltraggio alla Corte.

La decisione è definita “storica” dalla stampa indiana che segue con grande rilievo la vicenda dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, a cui i giudici avevano concesso di rimpatriare per il voto, dopo che l’ambasciatore Mancini aveva assicurato che sarebbero tornati indietro, e che invece sono rimasti in Italia.

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fonte rainew.its

Il nuovo papa Bergoglio: la dittatura argentina e le ombre sul passato

Buenos Aires. Jorge Mario Bergoglio, elegido como nuevo papa, fue señalado por el periodista Horacio Verbitsky de mantener vinculos con la dictadura argentina. En la imagen, Bergoglio con Jorge Rafael Videla. Foto tomada de Internet – Testimonios vinculan a nuevo papa con dictadura argentina

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Il nuovo papa Bergoglio: la dittatura argentina e le ombre sul passato

Il successore di Benedetto XVI un “progressista”? Sulla sua biografia pesa il silenzio della Chiesa negli anni in cui il regime dei generali uccise 9mila oppositori. Nel libro inchiesta del giornalista Verbitsky l’accusa di aver isolato due confratelli finiti poi nel famigerato centro di torture dell’Esma

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di | 13 marzo 2013

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Il primo gesuita ad essere papa, il primo a prendere il nome di Francesco. Il primo papa latinoamericano. E’ un progressista Jorge Mario Bergoglio? Forse può essere considerato tale a Roma, perché la sua è una candidatura esterna alla Curia (il candidato curiale argentino era Leonardo Sandri) e perché viene da un luogo geografico lontano dal potere romano. In Argentina però ha sempre rappresentato l’ala conservatrice della Chiesa. Non è mai stato amico della teologia della liberazione. Ha sempre mantenuto posizioni di destra nella gestione del potere a Buenos Aires.

Di certo è il più temibile avversario di Cristina Kirchner, la presidente argentina. Che difficilmente stasera festeggerà di cuore la sua elezione. Questo non ne fa automaticamente un esponente della destra argentina, ma sì il simbolo dell’opposizione conservatrice (e sempre detestato dall’opposizione di sinistra al governo) alla presidenta Kirchner. “Tanto aperta è stata la battaglia politica di Bergoglio contro il governo dei Kirchner, prima di Nestor, poi di sua moglie Cristina, che la presidente ha deciso da tempo di non festeggiare più il 25 de julio, principale festa patriottica in Argentina, nella cattedrale di Buenos Aires”, ricorda alla notizia dell’elezione un funzionario dell’ambasciata argentina a Roma.

Ombre su Bergoglio riguardano il periodo della dittatura militare (1976-83). Tutta la gerarchia ecclesiastica argentina non fece una gran figura in quel periodo. I dubbi su di lui li ha sollevati il giornalista argentino Horacio Verbitsky, l’autore del celebre libro “Il volo” in cui per la prima volta si svela l’esistenza del piano sistematico di soppressione degli oppositori al regime attarverso i voli della morte (30mila vittime secondo le Madri di plaza de Mayo, ottomila secondo altre fonti).

Verbitsky ha ricostruito le responsabilità e le omertà della chiesa in Argentina durante la dittatura. Da quell’inchiesta Bergoglio non ne esce benissimo. Non ci sono testimonianze che lo inchiodano, come ci sono invece per monsignor Pio Laghi, che amava passare i pomeriggi a giocare a tennis con i capi della dittatura. Ma non risulta nemmeno essere stato un eroe nella difesa dai perseguitati del regime.

Non ci sono prove né indizi pesanti sulle sue responsabilità. C’è però una storia molto chiara raccontata da Verbitsky nel suo libro. Subito dopo il golpe del 24 marzo 1976 Bergoglio era Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Da gesuita aveva un potere enorme sulle comunità ecclesiastiche di base, che lavoravano molto nelle baraccopoli di Buenos Aires.

Nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio avrebbe chiesto a due sacerdoti, Orlando Yorio e Francisco Jalics, che lavoravano nelle comunità di base, di lasciar perdere, di andarsene, di abbandonare quel lavoro. Loro si rifiutarono. Verbitsky racconta che Bergoglio, dopo averli cacciati dalla Compagnia di Gesù senza averli informati della decisione, fece pressione sull’allora arcivescovo di Buenos Aires perché impedisse loro di dir messa.

Non è una accusa da poco. In quei tempi a Buenos Aires bastava essere lontanamente riconducibili a un’area progressista, risultare impegnati in un lavoro considerato “di sinistra” nelle baraccopoli, per essere additati come potenziali sovversivi. Togliere ai due sacerdoti protezione e ancora più punirli come disobbedienti – è il ragionamento di Verbitsky – equivaleva a far correre loro il serio rischio di finire nelle liste nere dei militari. Così fu.

Pochi giorni dopo il golpe i due sacerdoti furono rapiti. Erano i giorni in cui sparirono anche decine di sindacalisti, i primi ad essere segnalati come potenziali sovversivi poiché, appunto, considerati inclini alla disobbedienza. Dopo sei mesi di prigionia nei solai della Escuela mecanica del armada (Esma), il centro clandestino da cui partirono poi i voli della morte, i due religiosi furono rilasciati. Pare che furono pressioni esercitate dalla Chiesa da Roma a salvar loro la vita.

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fonte ilfattoquotidiano.it