Crisi, un negozio chiuso ogni due ore. Previsioni nere per il futuro

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Crisi, un negozio chiuso ogni due ore

I dati dei primi due mesi. Previsioni nere. Cede anche la ristorazione. Crollo delle auto

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di Paolo Foschi

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ROMA Ogni giorno a Roma nei primi due mesi del 2013 hanno chiuso in media 12 fra piccoli negozi, bar o ristoranti (senza considerare dunque le grandi attività commerciali), ma solamente quattro nuovi esercizi hanno aperto. E fra questi la metà sono sale per i giochi online, piccoli casinò telematici. Sono i primi drammatici dati sul commercio nella Capitale, incrociando le stime delle associazioni di categoria con le iscrizioni al registro della Camera di commercio. Il calo dei consumi non si ferma. Anzi secondo le stime provvisorie la flessione ormai colpisce tutti i settori del commercio e in particolare la ristorazione.

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L’effetto combinato della crisi economica, dell’aumento delle tasse (con la doppia stangata in arrivo delle nuova tariffa servizi e dell’aumento Iva) e del rincaro dei servizi (dalle autostrade alla bollette, dalle tariffe aeroportuali alle spese sanitarie, dalle assicurazioni auto addirittura ai costi nelle scuole pubbliche) sta riducendo ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie e il reddito disponibile per gli acquisti. In questo quadro le spese, nella maggior parte dei casi, sono ridotte all’indispensabile o a poco di più.

Calano dunque i volumi anche nell’alimentare (fra il 2 e il 4% secondo le stime rispetto a un anno fa, con la propensione all’acquisto che si sposta sempre di più verso prodotti a basso costo), male l’abbigliamento (nonostante i saldi a gennaio). Drammatici poi a Roma i dati del mercato auto e moto nuove: secondo quanto si legge negli att del registro automobilistico, si registra un crollo delle domande di nuove immatricolazioni stimato fra il 16 e il 19% (dati non ancora ufficiali).

Fra i settori più colpiti, la ristorazione, che aveva finora tenuto meglio di altri comparti. Gli operatori del settore parlano di un «tracollo degli affari» da gennaio anche in quartieri storici della movida, come la zona universitaria di San Lorenzo o Trastevere: in alcune pizzerie storiche, come anche l’Economica di via Tiburtina o il Maratoneta i gestori lamentano «un calo drammatico, ormai si lavora solo nel week end, ma così non riusciamo nemmeno a coprire le spese».

Un quadro allarmante, che preoccupa anche l’Agenzia delle entrate: «Con la crisi di liquidità, c’è il rischio di una sensibile flessione delle entrate fiscali legato proprio al calo dei consumi che non accenna a fermarsi» spiega un funzionario dell’ufficio di via Ippolito Nievo. Ed è un po’ quello che accade ormai da tempo nel settore carburanti: nonostante i recenti aumenti delle accise su benzina e gasolio, il gettito fiscale cala, perché calano i consumi petroliferi anche per effetto dei prezzi troppo alti. A Roma nel bimestre la domanda di carburanti è scesa di un altro 5% rispetto allo stesso periodo del 2012.

I segnali sono dunque sempre più preoccupanti. «Purtroppo la crisi che ha colpito il nostro settore non accenna a diminuire – commenta Giuseppe Roscioli, presidente di Confcommercio di Roma -, anche perché una situazione politica così incerta non aiuta a risolvere i problemi principali, ossia quello di dover ridare potere d’acquisto ai cittadini, in modo da far ripartire i consumi, e quello di facilitare un accesso al credito oramai quasi impossibile. Se a tutto ciò aggiungiamo poi una pressione fiscale oramai insostenibile è facile comprendere la drammaticità del momento. Nel 2012 abbiamo parlato di circa 60 imprese chiuse al giorno (senza nessuna distinzione fra i settori), nel 2013 direi che il trend è purtroppo confermato».

Paolo Foschi @Paolo_Foschi

17 marzo 2013 | 23:53

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