MEA MAXIMA CULPA – “Noi, agnelli inermi contro il prete lupo” Il film-shock sulla pedofilia nella Chiesa

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Pubblicato in data 04/mar/2013

Il film – diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney – documenta alcuni dei più scioccanti casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa Cattolica negli ultimi anni, partendo dalla testimonianza di quattro uomini sordomuti che negli Stati Uniti, insieme ad altri 200 bambini, furono vittime degli abusi del direttore della loro scuola, padre Lawrence Murphy, e che solo da adulti hanno trovato la forza di denunciare l’accaduto.
L’indagine su Murphy, accusato di abusi su oltre 200 studenti, ha portato alla luce le responsabilità del Vaticano, fino a coinvolgere la Curia Romana e lo stesso Benedetto XVI.
Nelle sale italiane il 20 marzo 2013. Distribuito da Feltrinelli Real Cinema

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“Noi, agnelli inermi contro il prete lupo”
Il film-shock sulla pedofilia nella Chiesa

Sbarca in Italia il documentario “Mea Maxima Culpa” del premio Oscar Alex Gibney: quattro non udenti di Milwaukee raccontano gli abusi subiti da un sacerdote in un istituto per sordi. Duecento ragazzini violentati, ma il Vaticano non gli impose mai di rinunciare all’abito talare. L’autore: “Volevo denunciare l’omertà dei massimi vertici ecclesiastici”

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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ROMA – “Nella notte, mentre noi agnelli riposavamo nei dormitori, tu, che eri il lupo, arrivavi. E ogni volta sceglievi la preda. Per questo io, che sono stato uno delle tue vittime, ti odio”. Parole dure, forti, intense. Ma anche coraggiose. E liberatorie. Perché a scriverle è stato un uomo non udente di Milwaukee, Wisconsin, in una lettera indirizzata a a padre Lawrence Murphy: sacerdote che per circa 25 anni ha lavorato in un istituto per sordi, e che ha commesso su di lui – e su altri 200 bambini – continui abusi sessuali. Un anatema rivolto dunque al prete pedofilo che ha rovinato la sua infanzia: un violentatore seriale rimasto sempre impunito, malgrado il quarto di secolo trascorso a commettere stupri e molestie; morto alcuni anni fa in un cimitero consacrato, senza mai aver dovuto rinunciare al sacerdozio. Così come accaduto ad altri suoi colleghi di clero che hanno commesso reati: nella vicina Boston, ma anche in Irlanda e qui in Italia.

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Una vicenda drammatica, che gronda ingiustizia. E che emerge da un docufilm-shock appena sbarcato nelle sale italiane, grazie alla Feltrinelli Real Cinema (che lo distribuisce anche in dvd): si chiama Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio, ed è diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney. Un’inchiesta dolorosa, documentata, che non fa sconti a nessuno. E che colpisce lo spettatore per almeno due motivi. In primo luogo, per la mole delle testimonianze dirette che è riuscito a mettere insieme: in particolare quelle di quattro ospiti dell’istituto, che da ragazzini subirono con la forza le attenzioni di Murphy. I loro nomi sono Terry Kohut, Gary Smith, Pat Kuehn e Arthur Budzinsky (in originale li doppiano attori famosi, come Ethan Hawke e Chris Cooper). Sono stati loro, fin dalla gioventù, a cercare di fermare il loro carnefice; ad esempio creando dei volantini contro di lui, e distribuendoli nelle chiese. E poi, da adulti, denunciando pubblicamente la vicenda. I loro racconti sono agghiaccianti: rivelano ad esempio la furbizia del prete, che sceglieva i piccoli di cui abusare tra quelli i cui genitori non parlavano il linguaggio dei segni. Come garanzia che quelle pratiche sarebbero rimaste non denunciate, e non punite.

E poi sullo schermo vediamo anche altri personaggi americani che hanno combattuto  contro l’omertà della Chiesa: l’avvocato Jeff Anderson, specialista in class action contro i vertici cattolici; il reverendo Thomas Doyle, prete domenicano ed ex componente dell’ufficio del Nunzio papale a Washington, che ha consacrato la sua vita a stare dalla parte delle vittime; l’ex Arcivescovo di Milwakee che tentò di far processare Murphy, ma che fu fermato dallo scandalo che lo coinvolse personalmente, quello di avere un amante gay (ma adulto e consenziente).

E oltre al caso del Wisconsin, il film torna anche su altri episodi. Come quello, più noto, degli abusi sessuali compiuti da un prete di Boston, John Geoghan, e che fu  coperta dall’arcivescovo della città, Bernard Law. Lo stesso Law non è stato ufficialmente redarguito o punito per i suoi silenzi, ma è stato trasferito in una delle chiese più importanti di Roma, Santa Maria Maggiore. Dove qualche giorno fa – come alcuni giornali hanno riportato – il neoPapa Francesco si è rifiutato di incontrarlo: un modo plateale per mostrare la sua disapprovazione. Ci sono poi riferimenti documentati al caso italiano di Verona, che ha coinvolto come a Milwaukee dei ragazzini di un istituto per non udenti; a quello irlandese, clamoroso, che coinvolse padre Tony Walsh, e portò a un contrasto durissimo tra la Chiesa e il governo del paese; e quello di Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, vicinissimo a Giovanni Paolo II, definito “tossicodipendente e molestatore”, e che solo dopo la morte di papa Wojtyla Ratzinger “esiliò” (esilio dorato, come sempre accaduto) a Jacksonville, Florida, dove poi è morto. Tra i particolari curiosi, c’è invece la decisione presa alcuni anni fa di trasferire tutti i religiosi colpevoli di abusi in un’isola, una sorta di “isola dei pedofili”: fu anche individuata un’isoletta dei Caraibi, vicino Grenada; ma il progetto di deportazione fu in seguito abbandonato.

Ed è qui che veniamo al secondo aspetto del film che colpisce lo spettatore, e che riveste grande interesse: l’atteggiamento del Vaticano. La pellicola ricorda come nel 1991 l’allora cardinale Josef Ratzinger, capo della Congregazione della dottrina della fede, chiese che tutti i casi di abusi verso minori finissero sulla sua scrivania: “Nessuno più di lui sa tutto sulla vicenda”, viene ricordato dallo schermo. E anche grazie a testimonianze di giornalisti italiani come Marco Politi (ex vaticanista di Repubblica, ora opinionista del Fatto), l’immagine del papa emerito ne esce in chiaroscuro: avrebbe voluto procedere contro alcuni dei sacerdoti più colpevoli; ma non avrebbe avuto il coraggio o la forza di farlo, per l’atteggiamento contrario di alcuni degli uomini chiave della Curia, da Angelo Sodano a Tarcisio Bertone.

Dell’esistenza di una congiura del silenzio, del resto, è convinto il regista di Mea Maxima culpa, Alex Gibney. “E’ cospirazione – dichiara – come dimostra  un documento vaticano scoperto di recente, conosciuto come crimen solicitiationis, secondo cui ogni abuso ecclesiastico che implichi la violazione del segreto della confessione debba essere tenuto segreto all’autorità civile e alle famiglie delle vittime, pena la scomunica”. Tutto deve restare nascosto, dunque. Ma visto che la pellicola arriva nei cinema italiani pochi giorni dopo l’elezione del nuovo Papa, la speranza di molti spettatori sarà che Francesco rinnovi la Curia anche su questo punto.

(18 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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